
La pagina perfetta. Non ci sono altre parole per definire il ritratto al
limite dell'agiografia che Bob Dylan fa, nella sua autobiografia dal titolo
"Chronicles - Volume 1", della sua antica compagna di vita e di arte,
Joan Baez. Un ritratto che emoziona, commuove, colpisce al cuore e lascia
trasparire l'ammirazione al di lą di ogni limite che Dylan prova per quella che
egli definisce la Regina dei Folksinger (per la cronaca, il Re dei Folksinger
era invece, per Bob, Ramblin' Jack Elliott), la ragazza con cui condivise un
periodo importantissimo della propria vita e della propria carriera ed alla
quale fu legato sentimentalmente e sul palcoscenico.
Dylan inizia la "pagina perfetta" sottolineando come, a differenza
delle altre figure mitiche di cui ha parlato nella sua biografia fino a quel
momento, e che avevano tutte diversi anni pił di lui, Joan era invece una sua
coetanea. Ma, nonostante questo, dice Bob, anche il solo sognare che il loro
futuro li avrebbe visti uniti era una cosa assolutamente risibile.
Dylan era infatti solo uno dei tanti folksinger sconosciuti che orbitavano nel
giro del Greenwich Village a New York, uno dei tanti che "passava il
cappello" nelle fumose coffee house per racimolare qualche spicciolo dopo
aver snocciolato il proprio allora limitato repertorio folk per i distratti e
spesso ubriachi avventori.
Joan era invece gią una figura di primissimo piano della scena folk.
Bob ricorda che aveva ascoltato un suo disco su etichetta Vanguard, quello
intitolato semplicemente "Joan Baez", e ne era rimasto letteralmente
folgorato. Addirittura arriva a dichiarare quanto segue ricordando di aver visto
Joan in un programma TV mandato in onda dalla CBS e dedicato alla musica folk:
"Non riuscivo a smettere di guardarla. Non volevo nemmeno battere le
palpebre. Aveva qualcosa di assassino nell'aspetto, lucidi capelli neri che le
scendevano fino alle agili curve dei fianchi e lunghe sopracciglia un po'
sollevate...".
Oltre all'aspetto squisitamente artistico, alla bravura nell'esecuzione delle
canzoni, alla voce ed al carisma profusi da Joan, Dylan sorprendentemente non ha
timore a dichiarare apertamente anche l'attrazione puramente fisica da lui
provata: "Mi bastava vederla per sentirmi eccitato. E poi c'era la sua
voce. Una voce che cacciava via gli spiriti maligni. Era come se fosse scesa da
un altro pianeta".
Poi sottolinea come Joan vendesse moltissimi dischi a differenza di molte altre
cantanti folk che non avevano quello che la Baez invece aveva: "Nessuna
cantante era come Joan. Lei possedeva delle qualitą penetranti che nessun'altra
possedeva. Un po' scozzese e un po' messicana, Joan sembrava un'icona religiosa
alla quale ci si poteva sacrificare, e cantava con una voce che veniva
direttamente da Dio".
Poi Dylan si dilunga nel descrivere con meraviglia il disco della Vanguard prima
citato, "Joan Baez", rappresentato come una sorta di scrigno del
tesoro, pieno di quelle gemme preziose della tradizione folk di cui egli stesso
era costantemente alla disperata ricerca, sottolineando come Joan fosse una
strumentista eccezionalmente brava, che appariva molto matura, seduttrice,
intensa , magica.
"Tutto quello che faceva era cosģ che doveva essere fatto".
Addirittura Bob dichiara di essersi sentito una nullitą nel momento in cui
aveva scoperto Joan ed il fatto che avessero la stessa etą contribuiva
ulteriormente a farlo sentire inutile, piccolo, inadeguato.
"Per quanto illogico fosse, una voce mi diceva che lei era la mia
controparte, che insieme a lei la mia voce poteva trovare un'armonia
perfetta".
Ma tra i due c'erano allora solo distanza, mondi interi e grandi barriere, dice
Bob, sottolineando come egli fosse all'epoca (fine anni '50/primissimi anni '60)
ancora confinato nella grande provincia... Eppure "...sentivo che lei era
pił simile a me di quanto lo fossi io stesso".
La "pagina perfetta" si chiude con una intensa, cristallina e
definitiva descrizione, una sorta di affresco neoclassico, in cui traspare tutta
l'ammirazione e direi l'adorazione del giovane Dylan: "Joan era al di lą
di ogni categoria. Non c'era nessuno al suo livello. Era lontana e
inaccessibile, una Cleopatra in un palazzo italiano. Quando cantava ti faceva
restare a bocca spalancata. Avrei avuto paura di incontrarla. Magari mi avrebbe
affondato le zanne nella nuca. Non volevo incontrarla, ma sapevo che sarebbe
successo".
Michele Murino
Bob Dylan - "Chronicles Volume 1" - Traduzione di Alessandro Carrera (Ed. Feltrinelli)
Il
presente sito, amatoriale, non riveste alcun carattere
commerciale, ma intende solo onorare l'artista cui č dedicato. I testi delle
canzoni e le immagini che appaiono in questo sito sono coperti da
copyright © ed appaiono a solo scopo illustrativo e di studio (diritto
di citazione), appartenendo ogni titolo di proprietą e di
utilizzo ai rispettivi autori ed editori. Gli aventi diritto
potranno richiedere la rimozione delle pagine qualora si sentano
lesi. Nella nostra personale convinzione che questo sito, come
altri simili, non possa che costituire di riflesso un veicolo
promozionale.
Ove possibile verranno riportate le fonti.