Farewell Angelina - Omaggio a Joan Baez

 

 

Cleopatra in un palazzo italiano
di Michele Murino

La pagina perfetta. Non ci sono altre parole per definire il ritratto al limite dell'agiografia che Bob Dylan fa, nella sua autobiografia dal titolo "Chronicles - Volume 1", della sua antica compagna di vita e di arte, Joan Baez. Un ritratto che emoziona, commuove, colpisce al cuore e lascia trasparire l'ammirazione al di lą di ogni limite che Dylan prova per quella che egli definisce la Regina dei Folksinger (per la cronaca, il Re dei Folksinger era invece, per Bob, Ramblin' Jack Elliott), la ragazza con cui condivise un periodo importantissimo della propria vita e della propria carriera ed alla quale fu legato sentimentalmente e sul palcoscenico.
Dylan inizia la "pagina perfetta" sottolineando come, a differenza delle altre figure mitiche di cui ha parlato nella sua biografia fino a quel momento, e che avevano tutte diversi anni pił di lui, Joan era invece una sua coetanea. Ma, nonostante questo, dice Bob, anche il solo sognare che il loro futuro li avrebbe visti uniti era una cosa assolutamente risibile.
Dylan era infatti solo uno dei tanti folksinger sconosciuti che orbitavano nel giro del Greenwich Village a New York, uno dei tanti che "passava il cappello" nelle fumose coffee house per racimolare qualche spicciolo dopo aver snocciolato il proprio allora limitato repertorio folk per i distratti e spesso ubriachi avventori.
Joan era invece gią una figura di primissimo piano della scena folk.
Bob ricorda che aveva ascoltato un suo disco su etichetta Vanguard, quello intitolato semplicemente "Joan Baez", e ne era rimasto letteralmente folgorato. Addirittura arriva a dichiarare quanto segue ricordando di aver visto Joan in un programma TV mandato in onda dalla CBS e dedicato alla musica folk: "Non riuscivo a smettere di guardarla. Non volevo nemmeno battere le palpebre. Aveva qualcosa di assassino nell'aspetto, lucidi capelli neri che le scendevano fino alle agili curve dei fianchi e lunghe sopracciglia un po' sollevate...".
Oltre all'aspetto squisitamente artistico, alla bravura nell'esecuzione delle canzoni, alla voce ed al carisma profusi da Joan, Dylan sorprendentemente non ha timore a dichiarare apertamente anche l'attrazione puramente fisica da lui provata: "Mi bastava vederla per sentirmi eccitato. E poi c'era la sua voce. Una voce che cacciava via gli spiriti maligni. Era come se fosse scesa da un altro pianeta".
Poi sottolinea come Joan vendesse moltissimi dischi a differenza di molte altre cantanti folk che non avevano quello che la Baez invece aveva: "Nessuna cantante era come Joan. Lei possedeva delle qualitą penetranti che nessun'altra possedeva. Un po' scozzese e un po' messicana, Joan sembrava un'icona religiosa alla quale ci si poteva sacrificare, e cantava con una voce che veniva direttamente da Dio".
Poi Dylan si dilunga nel descrivere con meraviglia il disco della Vanguard prima citato, "Joan Baez", rappresentato come una sorta di scrigno del tesoro, pieno di quelle gemme preziose della tradizione folk di cui egli stesso era costantemente alla disperata ricerca, sottolineando come Joan fosse una strumentista eccezionalmente brava, che appariva molto matura, seduttrice, intensa , magica.
"Tutto quello che faceva era cosģ che doveva essere fatto".
Addirittura Bob dichiara di essersi sentito una nullitą nel momento in cui aveva scoperto Joan ed il fatto che avessero la stessa etą contribuiva ulteriormente a farlo sentire inutile, piccolo, inadeguato.
"Per quanto illogico fosse, una voce mi diceva che lei era la mia controparte, che insieme a lei la mia voce poteva trovare un'armonia perfetta".
Ma tra i due c'erano allora solo distanza, mondi interi e grandi barriere, dice Bob, sottolineando come egli fosse all'epoca (fine anni '50/primissimi anni '60) ancora confinato nella grande provincia... Eppure "...sentivo che lei era pił simile a me di quanto lo fossi io stesso".
La "pagina perfetta" si chiude con una intensa, cristallina e definitiva descrizione, una sorta di affresco neoclassico, in cui traspare tutta l'ammirazione e direi l'adorazione del giovane Dylan: "Joan era al di lą di ogni categoria. Non c'era nessuno al suo livello. Era lontana e inaccessibile, una Cleopatra in un palazzo italiano. Quando cantava ti faceva restare a bocca spalancata. Avrei avuto paura di incontrarla. Magari mi avrebbe affondato le zanne nella nuca. Non volevo incontrarla, ma sapevo che sarebbe successo".
Michele Murino

Bob Dylan - "Chronicles Volume 1" - Traduzione di Alessandro Carrera (Ed. Feltrinelli)

 

 

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