APPENDICE: TRE BIOGRAFIE
2. Thomas Münzer
Münzer nacque nel 1488 o 1489 in una famiglia agiata e ricevette una formazione teologica. Ebbe una vita molto inquieta, cambiando lavoro più volte all'anno, ora insegnante, ora predicatore, ora cappellano. Infine, nel 1520, divenne predicatore a Zwickau, dove s'imbatté nei profeti della città. La predicazione di Storch lo impressionò, influenzando tutta la sua vita.
L'idea della possibilità di un contatto diretto con Dio, che è immensamente più importante della lettera delle Scritture, lo smascheramento di preti e monaci, di ricchi e potenti, di dotti e letterati, la fede nella prossimità del Regno di Dio sulla terra e nel governo degli eletti, divennero i pilastri della sua visione del mondo.
Nelle sue prediche Münzer sosteneva Storch e si scagliava contro i monaci e gli altri predicatori. Nella città avvennero disordini, i magistrati cacciarono sia i profeti che Münzer.
Teatro successivo delle sue gesta fu Praga. Münzer era attirato dagli antichi centri del movimento chiliastico: dapprima Zwickau, poi la patria dei taboriti. Ci è stato conservato il discorso pronunciato da Münzer a Praga, discorso nel quale asseriva che dopo la morte dei discepoli degli apostoli, la Chiesa, fino a quel momento ancora pura, aveva commesso un peccato d'adulterio, diventando meretrice. I preti predicano l'esteriorità della Scrittura "che hanno rubato alla Bibbia come ladri e assassini" (163).
Münzer passa quindi al punto centrale della sua dottrina: la Chiesa degli eletti. "Grazie a Dio non è mai accaduto che preti e scimmie abbiano rappresentato la Chiesa di Dio, ma gli eletti da Dio predicheranno la sua parola". "Sono pronto a dare la mia vita per predicare questi insegnamenti [...]. Dio ha compiuto miracoli per i suoi eletti, soprattutto in questo paese. Poiché qui sorge la nuova chiesa, questo popolo sarà specchio del mondo intero. Io esorto perciò tutti a difendere la parola di Dio [ ... ]. E se non lo farete Dio darà forza ai turchi perché vi distruggano quest'anno stesso" (164).
Ma la predicazione di Münzer non ebbe successo a Praga, e di nuovo egli si diede a una vita errabonda e miserabile. Finalmente nel 1523 ricevette un posto di predicatore ad Alstadt, e si verificò il primo episodio saliente della sua vita.
Ad Alstadt Münzer raggiunse ben presto una certa influenza. Introdusse (fra i primi in Germania) la messa in lingua tedesca, inoltre le sue prediche non vertevano solo sul Vangelo, ma anche sull'Antico Testamento. Ai suoi sermoni accorrevano folle, non solo da Alstadt ma anche da città e paesi vicini. Un funzionario municipale, un certo Zeiss, scrive in un rapporto: "Alcuni proprietari del circondario proibiscono ai loro contadini di assistere alle prediche che si tengono qui, ma il popolo non è d'accordo. Li sbattono in prigione, ma una volta liberati corrono nuovamente ad ascoltare" (165).
Münzer si fa ardito, chiama "grandi oche" le autorità che proibiscono di assistere alle sue prediche. Scrive a Zeiss: "il potere dei principi volge alla fine, passerà ben presto nelle mani del popolo" (166).
Il suo atteggiamento ci è rivelato da una frase: "Chi vuol essere una pietra della nuova Chiesa deve rischiare il collo, altrimenti i costruttori lo scarteranno" (167).
In breve la vicenda superò la misura. La folla istigata da Münzer diede fuoco a una cappella di Mollerbach (nei pressi di Alstadt), dove si trovava un'immagine miracolosa della Madonna. Quando venne arrestato un partecipante ai disordini, la folla scese in armi per le strade. Giunsero soccorsi dalle città vicine. Zeiss, che rappresentava il duca di Sassonia, scrisse a quest'ultimo che la colpa era da attribuire alle prediche di Münzer.
A questo punto intervenne Lutero, che già da tempo era impensierito da quanto andava facendo e predicando Münzer. Gli rimproverò di sfruttare i successi della Riforma, ottenuti senza la sua collaborazione, per attaccare poi la stessa Riforma. Lutero gli propose alla fine di partecipare a un dibattito che si doveva tenere a Wittemberg. Münzer accettò solo a condizione che alla disputa assistessero "turchi, romani e pagani". Contemporaneamente pubblicò, nella tipografia che aveva a Eilenburg, due opere intitolate La protesta di Thomas Münzer e Lo smascheramento della falsa fede, nelle quali si scagliava duramente contro molti aspetti della dottrina luterana, e contro " letterati e dotti " che inventano una nuova fede.
Sembra strano che fino a ora non si abbia notizia di misure prese dalle
autorità contro Münzer, nonostante che questi nelle sue opere dicesse del principe
elettore di Sassonia: "Questo barbuto ha meno cervello nella zucca che io nel
posteriore"; nonostante che incitasse alla ribellione gli abitanti della vicina
Sangerhausen. Al contrario, passando per Alstadt, il principe Federico di Sassonia e suo
fratello Giovanni vollero personalmente ascoltare il famoso predicatore. Münzer credette
così che i due principi fossero ormai pronti a divenire suo strumento, e davanti a loro
pronunciò un sermone in cui sviluppava audacemente le sue idee. Si scagliò contro Lutero
chiamandolo "porco" e "mangiaufo" e cercando di tirare i principi
dalla sua parte. Indicava poi la missione loro affidata: distruggere i nemici della vera
fede, la fede degli eletti che sono sotto la guida diretta di Dio. "Cari,
amatissimi signori ricevete il vostro destino dalla bocca di Dio e non lasciate che dei
preti adulatori vi ingannino con la loro falsa pazienza e bontà. Infatti la pietra che
non è stata gettata dalla montagna da mani umane è diventata grande. E la povera gente e
i contadini la vedono molto meglio di voi" (168).
Verrà l'ora del castigo finale: "Oh che gioia quando il Signore percuoterà gli
otri vecchi con la verga di ferro" (169).
In quell'ora tremenda sarà possibile riconoscere la vera strada, prevedere il futuro. Per questo esiste un mezzo: i sogni, le visioni. "L'autentico spirito apostolico, patriarcale e profetico è attendere le visioni e prestarvi fede" (170) Münzer dà tutta una serie di esempi biblici. La difficoltà maggiore è distinguere se queste visioni siano opera di Dio o del diavolo. Per questo i principi possono rivolgersi al nuovo Daniele, all'eletto. "Per questo deve sorgere un nuovo Daniele che spiegherà le visioni e marcerà alla testa" (171).
Münzer esortava a sterminare spietatamente i nemici della nuova dottrina. "Poiché gli infedeli non hanno diritto di vivere, a meno che gli eletti non glielo concedano". "Se volete essere degli autentici governanti, cacciare i nemici di Cristo dal cospetto degli eletti, poiché voi siete lo strumento per farlo". "Non lasciate vivere i malfattori che ci allontanano da Dio" (172). "Cristo ci ha ordinato in modo significativo di condurgli davanti i suoi nemici e di percuoterli. Per quale motivo? Perché essi hanno recato danno al suo piano" (173). "Non a caso Dio comandò per bocca di Mosè: Voi siete un popolo santo, non dovete avere compassione degli empi. Rovesciate i loro altari, distruggete e bruciate i loro idoli affinché io non mi adiri con Voi" (174).
Poco a poco Münzer giunse alle minacce, disse che come il cibo e le bevande sono un mezzo di sostentamento, "così anche la spada è necessaria per sterminare gli empi. Ma per fare questo secondo giustizia bisogna che siano i nostri beneamati padri a farlo, i principi che con noi confessano Cristo. Se però non agiranno, la spada sarà loro tolta" (175). "Ma se non crederanno alla parola di Dio, bisognerà scacciarli, come dice san Paolo: Dio giudica gli estranei. Allontanate quindi i corrotti dal vostro seno" "E se si oppongono, uccidete senza pietà [ ... ]." "Non bisogna ammazzare solo i governanti empi, ma anche i preti e i monaci, perché definiscono il santo Vangelo come eresia, e si presentano come i migliori cristiani" (176).
Tutto questo episodio produce una strana impressione. Come poteva un predicatore qualsiasi salire in cattedra e minacciare i più influenti principi dell'Impero? Si può pensare a una mancanza di acume da parte di Münzer o a un'estrema tolleranza da parte dei principi. Ma non esiste invece una causa più sostanziale? Münzer era allora una forza con cui bisognava fare i conti. Da cosa dipendesse questa forza di Münzer lo scopriamo da alcune lettere e testimonianze fornite al processo. In quel periodo egli aveva organizzato ad Alstadt una lega "per la difesa del Vangelo" e "per la lotta contro gli empi". Non era il suo primo tentativo. Quand'era ancora molto giovane aveva fondato una società segreta contro il primate di Germania, l'arcivescovo Ernst. Ma la nuova lega raggiunse dimensioni ancora più grandi. A una riunione plenaria si contarono 300 persone, a un'altra assemblea 500. Münzer consigliava anche agli abitanti delle città vicine di creare delle leghe consimili, e aveva avuto conferma del successo di queste iniziative. Le sue aderenze giungevano molto lontano, fino alla Svizzera.
Lutero lo accusò dì spedire in tutti i paesi i suoi tenebrosi ambasciatori. Nelle sue lettere Münzer sottolineava il carattere strettamente difensivo della lega "contro i persecutori del Vangelo". Tuttavia in seguito, una volta preso, testimoniò che: "Suscitava sommosse affinché tutti i cristiani diventassero uguali, e fossero cacciati o uccisi i principi e i signori che non volevano servire il Vangelo". "Lo slogan della lega di Alstadt era omnia sunt communia, e ciascuno doveva spartire con il vicino secondo le possibilità. Se un principe o un conte non avesse voluto farlo, si doveva tagliargli la testa o impiccarlo" (177).
La lega di Münzer può essere vista come l'incarnazione del suo ideale di governo degli eletti. Nelle lettere egli chiama espressamente eletti i membri della lega.
L'atmosfera ad Alstadt si andava arroventando. Il cavaliere von Witzdeben proibì ai suoi contadini di frequentare le prediche di Münzer, e quando essi si dirigevano verso Alstadt li faceva disperdere. Alcuni di essi scapparono ad Alstadt, ma le autorità decisero di riconsegnarli al loro signore, In un sermone infuocato Münzer diede dell'arcimascalzone a Witzdeben, chiamò tutti i suoi nemici Giuda, disse che i principi "non solo agiscono contro la fede, ma anche contro il diritto naturale, e bisogna ammazzarli come cani".
Le strade di Alstadt si riempirono di una folla di cittadini e di gente straniera. Le autorità persero completamente il controllo della città e non poterono fare altro che appellarsi al duca Giovanni di Sassonía, il quale convocò Münzer per un interrogatorio a Weimar.
L'interrogatorio avvenne in presenza del duca e dei suoi consiglieri. Münzer negò di aver diffamato le autorità e parlò della sua lega come di una cosa assolutamente legale e puramente difensiva. Tuttavia molti testimoni deposero contro di lui. In conclusione gli fu ordinato di chiudere la sua tipografia, mentre si proibì agli abitanti di Alstadt di creare delle leghe. Una fonte dell'epoca racconta che Münzer uscì pallido e tremante dall'interrogatorio, e a una domanda di Zeiss rispose: "E' evidente che dovrò cercarmi un altro Stato".
Ma una volta ritornato ad Alstadt Münzer riprese animo, sì rifiutò di chiudere la tipografia, scrisse delle proteste. A questo punto si interessò della faccenda il principe Federico di Sassonia. Münzer fu nuovamente convocato a Weimar. In un primo momento si circondò di una guardia armata come se si preparasse a resistere, ma poi si dileguò nottetempo al di là delle mura e scomparve, dopo aver ingannato la sua guardia armata con una lettera in cui diceva che doveva recarsi in un villaggio ma sarebbe tornato presto. Dopo la fuga Münzer scrisse ancora una lettera ai suoi adepti, esortandoli a resistere valorosamente e che presto tutti loro si sarebbero lavati le mani nel sangue dei tiranni.
Da Alstadt Münzer passò nella Germania centrale, a Mulhausen. Era una scelta tutt'altro che fortuita: la città ormai da un anno era in stato di semirivolta, e le autorità erano paralizzate. La coeva cronaca, La rivolta di Mulhausen (178) descrive gli avvenimenti che precedettero l'arrivo di Münzer e la sua attività in quel luogo. I disordini incominciarono con assalti a monasteri e chiese. Tutti i conventi furono saccheggiati, nelle chiese fracassarono immagini, statue e oggetti sacri. A capo della rivolta stava un monaco fuggiasco, Georg Pfeifer, che nei suoi sermoni incitava alla rivolta contro le autorità municipali. Il 3 luglio 1523 suonarono le campane a martello. La folla circondò il municipio, si udirono dei colpi. Il consiglio dovette scendere a compromesso e sottoscrivere un documento in 53 punti. Tra l'altro si proclamava la piena libertà di predicazione. A capo dei rivoltosi c'era un gruppo di otto che conservò le sue funzioni parallele a quelle del consiglio municipale anche dopo la sottoscrizione dei 53 punti. Nella città coesistevano due poteri e chi veniva arrestato dal consiglio, veniva non di rado liberato dagli "otto". La firma dell'accordo, lungi dal pacificare la città, portò a disordini ancora più gravi. Molte canoniche furono saccheggiate, circolavano volantini propagandistici in cui si diceva che se i preti non se ne fossero andati dalla città, le loro case sarebbero andate a fuoco. 1 preti che si facevano vedere in città venivano ammazzati.
Questa era la situazione quando Münzer, il 24 agosto 1523, fece la sua comparsa a Mulhausen. Egli si alleò a Pfeifer e ben presto divennero evidenti i frutti della loro collaborazione. Non era ancora passato un mese dal suo arrivo e di nuovo la città fu in preda ai disordini. Le nuove rivendicazioni riflettevano le idee di Münzer: non bisognava sottomettersi ad alcun potere, tutte le imposte e balzelli dovevano essere aboliti, il clero doveva andarsene. Il borgomastro e parte dei consiglieri fuggirono dalla città e chiesero aiuto ai contadini dei villaggi vicini. Frattanto nelle campagne scoppiavano incendi, evidentemente appiccati dai partigiani di Münzer e Pfeifer. Ma i contadini si schierarono decisamente con il consiglio. Anche le città vicine promisero il loro sostegno. Sotto queste pressioni gli insorti cedettero. Venne restaurato il potere dei consiglio, Münzer e Pfeifer furono espulsi.
Münzer si recò allora a Norimberga, dove pubblicò due opere. Una di queste, Commento al I capitolo del Vangelo secondo san Luca, era già stata scritta durante la sua permanenza ad Alstadt e riveduta a Mulhausen; la seconda Discorso di difesa è una risposta a Lutero. Poco prima infatti Lutero aveva scritto una Lettera ai principi di Sassonia contro lo spirito sedizioso, in cui sottolineava il pericolo rappresentato dal carattere aggressivo della dottrina di Münzer. Secondo lui quella di Münzer non era una dottrina, ma una semplice organizzazione tesa a rovesciare il potere e a impadronirsene.
"Incomincio a credere - scriveva Lutero - che essi vogliano distruggere ogni potere per diventare padroni del mondo". "Dicono d'essere guidati dallo Spirito, ma si tratta di uno spirito Cattivo, che si manifesta nelle distruzioni di chiese e monasteri" (179). "Cristo e i suoi apostoli non distrussero alcun tempio, e non ruppero alcuna immagine [ ... ]" (180). Che predichino pure, dice Lutero, ma sono cattivi cristiani quelli che passano dalla parola ai pugni.
Come risposta Münzer riversò su Lutero un fiume di insulti; lo chiama basilisco, dragone, aspide, arcipagano, arcidiavolo, vereconda prostituta babilonese e infine, come in un'estasi cannibalesca, dice che il diavolo cucinerà Lutero nel suo stesso brodo e lo divorerà, "vorrei gustare il profumo del tuo lardo alla griglia" (181).
Ma le opere scritte a Norimberga sono più interessanti perché vi possiamo cogliere le idee sociali di Münzer in una forma più matura. Il Discorso di difesa porta la seguente dedica: "Al primo fra i principi, al chiarissimo, potente signore Gesù Cristo, misericordioso re dei re, al potente sovrano di tutti i credenti" (182). Qui viene in luce una delle idee fondamentali di Münzer: il potere sulla terra può appartenere solo a Dio. E termina con queste parole: "Il popolo sarà libero e Dio sarà il solo sovrano su di esso" (183). I principi hanno usurpato il potere che appartiene a Dio: "Perché li chiami chiarissimi principi? Questo titolo spetta a Cristo, non a loro". "Perché li chiami eccelsi? Credevo che fossi cristiano, invece sei pagano" (184).
Münzer non ricorda che solo pochi mesi prima aveva sperato nell'aiuto dei principi; ora invece dice: "I principi non sono signori, ma servi della spada. Essi non devono fare quel che gli pare, ma compiere la giustizia" (185). Il ruolo dei principi poco si discosta da quello del boia. Non a caso Paolo aveva detto che i principi sono istituiti non per i buoni ma per i cattivi. Invece essi non compiono la loro funzione: "Chi dovrebbe fungere da esempio agli altri cristiani, e per questo porta il nome di principe, dimostra un'assoluta mancanza di fede in tutti i suoi atti [...]" (186). "Hanno il cuore pieno di vanagloria, per questo tutti gli empi che stanno in alto devono essere detronizzati [ ... ]" "Dio ha dato agli uomini principi e signori in un momento d'ira, ed Egli li distruggerà nella sua collera" (187).
Münzer dimentica che poco prima vedeva nella povertà e nelle sofferenze una croce inviata dall'alto. D'ora in poi l'esortazione a opporsi agli oppressori diverrà uno dei motivi fondamentali della sua dottrina. "I nostri signori rappresentano l'essenza stessa dell'usura, del latrocinio e del banditismo. I pesci dell'acqua, gli uccelli del cielo, i frutti della terra, tutto vogliono arraffare. Per di più pretendono di predicare la Parola divina ai poveri e dicono: 'Dio ti ha ordinato di non rubare'. E se un poveraccio ha rubato una quisquilia lo impiccano, mentre il dottor Contafrottole dice l'Amen". Sono i signori stessi che fanno dei poveri i loro nemici; non vogliono eliminare la causa dei disordine. E come andranno a posto le cose? Dal momento che parlo in questo modo, forse, io mi ribello, ma che fare!" (188).
I principi con tutte le loro malefatte hanno perso il diritto di cingere la spada. "Su richiesta degli eletti Dio non sopporterà più a lungo queste sofferenze [...]" (189). Realmente il potere di Dio sulla terra si manifesta come il potere degli eletti, che sono visti come un sodalizio ristretto ed esclusivo: "Sarebbe una chiesa meravigliosa quella in cui gli eletti fossero separati dagli empi" (190).
Gli eletti ricevono direttamente da Dio le indicazioni per realizzare il potere sulla terra (in diversi periodi della sua vita Münzer sostenne di aver parlato direttamente con Dio).
Da Norimberga Münzer si recò in Svizzera e nella Germania meridionale, dove era già scoppiata la guerra contadina. A quanto pare la sua opera d'agitazione ebbe un certo successo, ciononostante egli non restò a lungo in quei luoghi. Zeidman, che ha scritto una biografia di Münzer tra le più complete, immagina che questi temesse che nelle agitazioni nascenti non sarebbe riuscito a occupare un ruolo sufficientemente importante. Nel febbraio 1525 Münzer tornò a Mulhausen.
A quell'epoca l'ondata delle rivolte contadine si era spinta dalla Germania meridionale a quella centrale, dov'era Mulhausen. In questa città il potere stava ormai definitivamente sfuggendo dalle mani del consiglio municipale. Gli "otto" avevano preteso le chiavi delle porte della città, e il consiglio aveva dovuto cedere. Chi s'opponeva al partito di Münzer e Pfeifer veniva minacciato d'espulsione. Monasteri e chiese subirono il saccheggio; immagini e altari furono distrutti, monaci e suore vennero picchiati, tutto il clero cattolico fu allontanato.
I sermoni di Pfeifer e Münzer si incentravano per lo più sui temi che abbiamo già visto: principi e signori non hanno diritto di governare, il potere deve passare alla comunità degli eletti; gli uomini sono stati creati uguali dalla natura e devono essere tali nella vita; tutti i riottosi devono essere passati a fil di spada. Predicavano che i ricchi non possono ottenere la salvezza: chi ama una bella casa, i ricchi ornamenti e soprattutto gli scrigni pieni di soldi, non riceverà lo Spirito di Dio.
Infine, quando il consiglio si rifiutò di accettare tra i suoi membri Pfeifer e Münzer, in un'assemblea oceanica tenuta nella chiesa più grande della città, si decise di destituirlo. Fu eletto un nuovo consiglio, che fu chiamato "eterno".
La Storia di Tbomas Münzer scritta in quegli anni (si è creduto a lungo che l'autore fosse Melantone) così descrive la situazione in città: "Si era alle soglie del nuovo regno di Cristo. Cacciarono subito tutti i monaci, confiscarono i monasteri e tutti i loro beni. C'era là un monastero di giovanniti molto ricco, Thomas se lo accaparrò. E per avere voce in capitolo in tutte le questioni, andò al consiglio e disse che qualsiasi decisione doveva essere presa per rivelazione di Dio e sulla base della Bibbia. Così, quello che gli andava a genio diventava giusto, preciso desiderio di Dio. Insegnava anche che ogni proprietà dev'essere comune, com'era scritto negli Atti degli Apostoli i quali misero tutto in comune. Egli sobillò il popolo sino al punto che nessuno voleva più lavorare, e se qualcuno aveva bisogno di cibo o di vestiario andava da un ricco e là in nome di Cristo pretendeva tutto, poiché Cristo aveva ordinato di dividere con i poveri. E a chi non dava volentieri, prendevano con la forza. Molti agivano così, fra questi anche quelli che vivevano con Münzer nel convento dei giovanniti. Questo brigantaggio era stato fomentato da Thomas, e cresceva ogni giorno, e lui minacciava i principi che li avrebbe umiliati tutti" (191).
Secondo questa stessa fonte la dottrina di Münzer contemplava la distruzione del potere costituito e la comunione dei beni: "Secondo quanto richiede l'amore cristiano nessuno può elevarsi al di sopra degli altri, ogni uomo dev'essere libero e tutti i beni devono essere comuni" (192).
Lutero disse che Münzer governava a Mulhausen come un re. Nella città si costruivano armi, i cittadini si esercitavano alla guerra, furono arruolati dei lanzichenecchi. Intanto la rivolta dei contadini si era estesa a tutte le regioni adiacenti. Gli abitanti di Muhlausen e dintorni facevano delle scorrerie in grosse bande nei castelli vicini saccheggiandoli, incendiandoli e radendoli al suolo. Diceva Münzer in una sua ordinanza: "Distruggere alle fondamenta tutti i castelli e abitazioni nobiliari, senza lasciare pietra su pietra" (193). Furono organizzate speciali squadre incendiarie. Il bottino raccolto veniva portato in città su carri.
Münzer diffondeva dappertutto messaggeri cui dava disposizioni sulle torture dei "malfattori" catturati e sulla distruzione di monasteri e castelli, per far sollevare anche le altre città. Ecco cosa scrisse agli abitanti di Alstadt: "Cari fratelli, fino a quando dormirete? I tempi incalzano. Tutta la Francia, la Germania, l'Italia, si sono sollevate". "Anche se sarete solo in tre, se spererete fermamente nel Signore, non dovrete temere centomila" "Avanti, avanti! L'ora è venuta da tempo. Le buone parole di questi Esaù non devono suscitare la vostra misericordia. Non state a guardare le sofferenze degli empi! Essi vi pregheranno in modo toccante, vi scongiureranno come bambini. Non lasciate che la misericordia si impadronisca delle vostre anime, come Dio ha ordinato a Mosè e ha rivelato a noi" "Avanti, avanti finché il ferro è caldo. Che la vostra spada non sia raffredata dal sangue! " (194).
Certo non si erano sollevate tutta la Germania, la Francia e Italia, questo però si era verificato in tutta la Germania cenale, la Turingia, la Sassonia e l'Essen.
Verso i primi di maggio del 1525 i principi iniziarono a radunare le loro forze. Molta importanza nell'organizzazione della resistenza ebbe la lettera di Lutero Sulle ribellioni brigantescbe e assassine dei contadini. Verso la metà del mese si incominciarono raccogliere due eserciti presso Frankhausen, entrambi erano di circa 8.000 uomini.
Münzer uscì alla testa del suo esercito, circondato da una guardia del corpo di 300 uomini con la spada snudata, a simboleggiare lo scopo degli insorti: distruggere gli empi. Si unirono a lui alcuni nobili. A tutti gli altri Münzer scrisse minacciando e citandoli ad unirsi a lui; al conte Ernst Mansfeld scrisse: "Affinché tu sappia che noi abbiamo la forza di darti degli ordini, dico che il Dio vivente ed eterno ha comandato di scalzarti da1 trono e ci ha dato la forza di farlo. Di te e dei tuoi simili o ha detto: 'Il tuo nido dev'essere estirpato e schiacciato'" (195). Terminava: "Io vado per la mia strada. Münzer dalla spada di Gedeone".
Nell'armata di Münzer si diffuse il panico; alcuni tentarono d'intavolare trattative con i nemici. Incominciarono le esecuzioni per sospetto di tradimento. Münzer faceva di tutto per rianimare i suoi adepti: "Cambieranno la terra e il cielo prima che Dio ci abbandoni" (196). Prometteva che sarebbe restato sempre in prima linea, ma quando si udirono i primi spari le file dei ribelli sbandarono. Caddero a migliaia sul campo di battaglia. "Münzer dalla spada di Gedeone" nel momento della disfatta perse tutta la sua presenza di spirito (197). E in questo è stato soltanto il primo di una lunga serie di capi rivoluzionari fino ai nostri giorni. Corse in città, trovò una casa vuota e si mise a letto, fingendosi malato. Un soldato venuto per saccheggiare trovò in una borsa gettata là in fretta e furia delle lettere indirizzate a Münzer, e lo catturò. Nell'inchiesta che seguì Münzer disse, a proposito di quattro uomini fatti giustiziare: "Non sono stato io, cari fratelli, a giustiziarli, ma la giustizia di Dio". Fu sottoposto a torture; quando si mise a gridare, l'inquisitore gli disse che quelli che aveva fatto morire avevano sofferto ben di più. Münzer rispose ridendo: "Loro stessi non volevano altro".
Fu portato nel castello di quel conte Mansfeld cui aveva scritto: "Io vado per la mia strada". Confessò tutto, fornì i nomi dei membri della lega segreta. Prima dell'esecuzione inviò una lettera ai cittadini di Mulhausen esortandoli a non ribellarsi alle autorità, secondo il precetto di Cristo. "Per sollevare Il mio spirito voglio dirvi, come addio, che bisogna evitare le rivolte perché non scorra invano del sangue innocente" "Aiutate come potete mia moglie ma soprattutto evitate gli spargimenti di sangue, ve lo dico con tutta sincerità" (198).
Gli tagliarono la testa e la lasciarono esposta al pubblico, Prima dell'esecuzione si comunicò secondo il rito cattolico e morì come figlio della Chiesa cattolica.
I contemporanei considerarono Münzer la figura centrale della guerra dei contadini. Lutero e Melantone sostenevano che ne era stato il capo più temibile. Sebastiano Frank definì questa guerra la "rivolta di Münzer", e il duca Giorgio di Sassonia scrisse che, con l'esecuzione di Münzer, la guerra si poteva considerare finta (199). Tuttavia questo alto apprezzamento del ruolo tenuto da Münzer non tiene conto delle sue capacità di organizzatore, e mette in luce piuttosto la sua funzione di ideologo dell'odio e della distruzione, e di fomentatore della ribellione. A questo pensava probabilmente Lutero quando scriveva ad Hans Ruigel: "Chi ha visto Münzer può dire d'aver visto il diavolo in carne e ossa in tutta la sua ferocia" (200).