Chiudiamo la sezione dedicata alle Border Ballads con due storie di donne, due coraggiose spose di frontiera. La nostra prima storia ha originariamente un lieto fine: la giovane moglie che si reca a corte ad implorare per la vita del suo sposo riesce nel suo intento. Geordie sembra avere anche un fondamento storico: potrebbe infatti trattarsi della vicenda di George Gordon (da qui, forse, il nome Geordie), quarto o sesto conte di Huntly, che, ribellatosi contro il Re di Scozia Giacomo VI nel 1589, fu imprigionato e condannato a morte come traditore, ma in seguito liberato per intercessione della sua famiglia. Dalla ballata appare che i Gordon erano pronti a liberare il loro congiunto con la forza, ma è più probabile che Giacomo VI avesse voluto evitare, con il suo gesto di clemenza, l’inimicizia di una potentissima famiglia che era stata storicamente sempre dalla parte della Corona di Sant’Andrea. Certo è che Geordie doveva godere di grande popolarità, se la somma (veramente enorme) imposta alla moglie per il suo rilascio fu raccolta senz’alcuna difficoltà. Il nostro testo fa parte di quelli forniti da Robert Burns per lo Scottish Musical Museum di James Johnson (1787-1803); è verosimile che, come nel caso di Tam Lin, il grande poeta scozzese vi abbia messo le mani. La ballata di Geordie ha avuto grande diffusione nell’intera Gran Bretagna e ha dato luogo a numerosissime varianti. Quelle inglesi, però, pur mantenendo un’affinità di fondo con la vicenda originale (il "nucleo" fisso rimane sempre la giovane sposa -o, spesso, fidanzata, pur con l’incongruenza che essa ha già dei figli dal protagonista- che si reca a corte per cercare di salvare l’amato), fanno di Geordie un bracconiere ed eliminano l’happy end. È il caso della nostra versione 209k (una delle Pills to Purge Melancholy di Thomas D’Urfey, 1719-1720). Come abbiamo visto più volte (v. ad es. Robyn and Gandeleyn), nell’Inghilterra medievale il bracconaggio era punito in modo veramente draconiano. In particolare, la caccia di frodo nelle tenute e nelle riserve reali era punita in modo ancor più severo, spesso con la pubblica impiccagione; ed a queste severissime leggi non sfuggivano neanche i nobili. Così il giovane Geordie della nostra versione, al quale viene riservato il non gradito privilegio di essere impiccato con una corda d’oro per le sue origini aristocratiche (si tratta qui evidentemente di un figlio cadetto privo di ogni diritto ereditario, visto che era stato affidato ad una dama estranea alla famiglia). Questa debased form di Geordie è una delle ballate tradizionali più note, forse seconda solo a Barbara Allen; il lamento della moglie, che tenta disperatamente ed inutilmente di convincere il giudice a risparmiare la vita di Geordie, è al tempo stesso un elemento ricchissimo di pathos e un atto di accusa verso leggi inique ed assurde. La ballata ha circolato per moltissimo tempo in broadsides cittadine e, nella sua brevità, è un perfetto "concentrato" di romanticismo, rabbia e malinconia, con la ragion di Stato e gli assurdi privilegi sulla caccia che calpestano ogni più elementare sentimento d’umanità. La ballata, come detto, è una delle più note: il nostro testo è stato inciso da Joan Baez (nell’album Joan Baez in Concert, 1967; stranamente la ballata non è inserita nel Ballad Book del 1971), ma fino dal 1964 ne esiste una celebre versione italiana di Fabrizio De André (per quanto ne sappiamo l’unica cantata in una qualsiasi altra lingua del mondo). La versione di De Andrè si allontana in alcuni punti dal testo originale, e due strofe appaiono composte di sana pianta; ma, a parte il suo intrinseco valore, l’abbiamo voluta in questo unico caso inserire accanto alla traduzione del testo inglese anche in omaggio al grande poeta in musica recentemente scomparso, che dell’antica ballata inglese ha fatto un suo cavallo di battaglia (l’ha eseguita anche nel suo ultimo concerto del 1998, assieme a sua figlia).
GEORDIE
There was a battle in the north, 1 And nobles there was many, And they hae kill’d Sir Charlie Hay, And they laid the wyte on Geordie. O he has written a lang letter, 2 He sent it to his lady; Ye maun cum up to Enbrugh town To see what words o’ Geordie. When first she look’d the letter on, 3 She was baith red and rosy; But she had na read a word but twa, Till she wallow’t like a lily. Gar get to me my gude grey steed, 4 My menzie a’ gae wi’ me; For I shall neither eat nor drink, Till Enbrugh town shall see me. And she has mountit her gude grey steed, 5 Her menzie a’ gaed wi’ her; And she did neither eat nor drink Till Enbrugh town did see her. And first appear’d the fatal block, 6 And syne the aix to head him; And Geordie cumin down the stair, And bands o’ airn upon him. But tho’ he was chain’d in fetters strang, 7 O’ airn and steel sae heavy, There was na ane in a’ the court, Sae bra’ a man as Geordie. O she’s down on her bended knee, 8 I wat she’s pale and weary, O pardon, pardon, noble king, And gie me back my Dearie! I hae born seven sons to my Geordie dear, 9 The seventh ne’er saw his daddie: O pardon, pardon, noble king, Pity a waefu’ lady! Gar bid the headin-man mak haste! 10 Our king reply’d fu’ lordly: O noble king, tak a’ that’s mine, But gie me back my Geordie. The Gordons cam and the Gordons ran, 11 And they were stark and steady; And ay the word amang them a’ Was, Gordons keep you ready. An aged lord at the king’s right hand 12 Says, Noble king, but hear me; Gar her tell down five thousand pound And gie her back her Dearie. Some gae her marks, some gae her crowns, 13 Some gae her dollars many; And she’s tell’d down five thousand pound, And she’s gotten again her Dearie. She blinkit blythe in her Geordie’s face, 14 Says, dear I’ve bought thee, Geordie: But there sud been bluidy bouks on the green, Or I had tint my laddie. He claspit her by the middle sma’, 15 And he kist her lips sae rosy: The fairest flower o’ woman-kind Is my sweet, bonie Lady!
GEORDIE
Ci fu una battaglia nel nord, 1 Di nobili ce n’eran molti; Sir Charlie Hay fu ucciso E la colpa ricadde su Geordie. Scrisse una lunga lettera 2 E la mandò a sua moglie: "Dovete venire a Edimburgo Per accertarvi di quel che dice Geordie." Quando vide quella lettera 3 Arrossì tutta quanta; Ma non lesse che due o tre parole Che impallidì come un giglio. "Datemi il mio bel cavallo grigio, 4 Tutti i miei uomini vengan con me; Non voglio né mangiare né bere Finché Edimburgo non mi vedrà." Montò sul suo bel cavallo grigio 5 E tutti i suoi uomini andaron con lei; E non mangiò, né bevve Finché Edimburgo non la vide. Vide per primo il ceppo fatale 6 E poi la scure per decapitarlo; Poi vide Geordie scender la scala Tutto preso in ceppi di ferro. Ma anche se era tutto incatenato 7 Con ceppi robusti d’acciaio e di ferro, Non c’era nessuno in tutta la corte Che fosse splendido quanto Geordie. Lei allora si gettò in ginocchio, 8 Son certo ch’era pallida e triste: "Perdono, perdono, nobile Re, Ridatemi il mio amore! "Sette figlio ho dato al mio amato Geordie, 9 Il settimo non ha mai visto suo padre: Perdono, perdono, nobile Re, Abbiate pietà d’una povera donna!" "Dite al boia di sbrigarsi!" 10 Fu la sdegnosa risposta del Re; "Nobile Re, prendete tutto quel che ho, Ma ridatemi il mio Geordie." I Gordon andavano e venivano, 11 Ed eran proprio forti e sicuri; E fra di loro continuavano a dirsi, "Gordon, tenetevi pronti." Un anziano lord alla destra del Re 12 Dice, "Ascoltatemi, nobile Re; Fatele raccoglier cinquemila sterline E ridatele il suo amore." Chi le diede marchi, chi le diede corone, 13 E chi le diede parecchi talleri; E lei ha raccolto cinquemila sterline E ha riavuto indietro il suo amore. Diede un’occhiata allegra a Geordie, 14 Disse, "Caro, io t’ho riscattato; Ma prima di perdere il mio amore Sul prato ci sarebbero state carcasse insanguinate." Lui la prese per la vita snella, 15 E la baciò sulle labbra rosee: "Il più bel fiore di tutte le donne È la mia dolce e bellissima sposa!"
As I walk’d o’er London Bridge 1 One misty morning early I overheard a fair pretty maid, Was lamenting for her Geordie. "O, my Geordie will be hang’d in a golden chain, 2 ’tis not the chain of many, He was born from King’s royal breed And lost to a virtuous lady. "Go bridle me my milk-white steed, 3 Go bridle me my pony, I will ride to London’s Court To plead for the life of Geordie. "O Geordie never stole nor cow, nor calf, 4 He never hurted any, Stole sixteen of the King’s royal deer And he sold them in Bohenny. "Two pretty babes have I born, 5 The third lies in my body, I’d freely part to them ev’ry one If you’d spare the life of Geordie." The judge look’d over his left shoulder, 6 He said, "Fair maid, I’m sorry, So, fair maid, you must be gone, For I cannot pardon Geordie." O my Geordie will be hang’d in a golden chain, 7 ’tis not the chain of many, Stole sixteen of the King’s royal deer And he sold them in Bohenny.
GEORDIE (Versione letterale)
Mentre attraversavo il Ponte di Londra 1 Una nebbiosa mattina, presto Sentii per caso una bella fanciulla Che si lamentava per il suo Geordie. "Impiccheranno Geordie con una corda d’oro’ 2 Non è una catena per molti; È nato da stirpe reale E fu affidato a una dama virtuosa. "Mettete le redini al mio bianco cavallo, 3 Mettete le redini al mio pony; Cavalcherò fino alla Corte di Londra A implorare per la vita di Geordie. "Geordie mai rubò una mucca o un agnello, 4 Non ha mai fatto del male a nessuno; Ha rubato sedici cervi del Re E li ha venduti a Bohenny. " "Ho partorito due bei bambini, Il terzo lo porto in grembo; Darei volentieri tutti e tre Se salvaste la vita di Geordie." Il giudice si guardò la spalla sinistra, 6 Disse, "Mi dispiace, bella fanciulla; Perché non posso perdonare Geordie." Impiccheranno Geordie con una corda d’oro 7 Non è una catena per molti; Ha rubato sedici cervi del Re E li ha venduti a Bohenny."
GEORDIE (Versione di Fabrizio de André, 1964)
1 Mentre attraversavo London Bridge Un giorno senza sole, Vidi una donna piangere d’amore Piangeva per il suo Geordie. 2 "Impiccheranno Geordie con una corda d’oro, È un privilegio raro, Rubò sei cervi nel parco del Re Vendendoli per denaro. 3 Sellatele il cavallo dalla bianca criniera, Sellatele il suo pony; Cavalcherà fino a Londra stasera Ad implorare per Geordie. 4 "Geordie non rubò mai, neppure per me Un frutto, un fiore raro, Rubò sei cervi nel parco del Re Vendendoli per denaro. 5 "Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso, Non ha vent’anni ancora; Cadrà l’inverno anche sopra il suo viso: Potrete impiccarlo allora." 6 Ma né il cuore degli inglesi, né lo scettro del Re Geordie potran salvare; Anche se poi piangeranno con te La legge non può cambiare. Così lo impiccheranno con una corda d’oro, È un privilegio raro, Rubò sei cervi del parco del Re Vendendoli per denaro.
The Lament of the Border Widow è invece una storia tragica, forse anch’essa basata su un fatto storico. Gli avvenimenti sembrano infatti riferirsi all’assassinio di Cockburn di Henderland, fatto uccidere nel proprio castello da Giacomo V, nel 1529. Aggiungiamo che il nostro testo proviene dalla Minstrelsy of the Scottish Border di Sir Walter Scott, pp. 381-2 ("sentita recitare nella foresta di Ettrick"), mentre la melodia fu pubblicata nella Select Collection of Original Scotish [sic] Airs di George Thomson (1805). Abbiamo oramai ripetuto ad nauseam che tutto ciò che passava sotto le abili mani di Sir Walter Scott veniva in qualche modo manipolato, ed il testo che qui presentiamo non è sicuramente un’eccezione. Il metodo di Sir Scott (ad onor del vero da lui stesso in seguito abbandonato e ripudiato), era comunque tecnicamente ed esteticamente perfetto. Per l’ultima volta, se osserviamo le ballate scottiane con occhi da filologo, esse non possono che apparire spesso come un falso (come d’altronde la maggior parte di quelle pubblicate dal Percy nelle Reliques). Ciò detto, e qualunque ne sia la vicenda testuale, The Lament of the Border Widow è senz’altro una delle più belle ballate scozzesi, l’espressione lirica (stavolta in prima persona) del dolore di una delle tante vedove di quei tempi lontani che si trovavano a dover affrontare la vita senza il proprio compagno al fianco. Perché nelle ballate si parla spesso di battaglie, di coraggio, di eroismo; in una parola, ciò che viene esaltato o comunque messo in grande risalto sono le virtù virili. Ma dietro tutto questo, come in ogni epoca, c’erano il dolore e gli stenti di chi rimaneva. Mogli, figli, servi privati del padrone e, quindi, del lavoro e della protezione. Una volta tanto, una ballata dà voce a queste persone, e lo fa in modo splendido, sia o meno stata manipolata da Sir Walter Scott.
THE LAMENT OF THE BORDER WIDOW
My love he built me a bonny bower, 1 And clad it a’ wi’ lilye flour; A brawer bower ye ne’er did see Than my true love he built for me. There came a man by middle day, 2 He spied his sport and went away, And brought the king, that very night, Who brake my bower and slew my knight. He slew my knight to me sae dear, 3 He slew my knight and poin’d his gear; My servants all for life did flee And left me in extremitie. I sew’d his sheet, making my mane, 4 I watched the corpse myself alane, I watched his body night and day; No living creature came that way. I took his body on my back, 5 And whiles I gaed, and whiles I sate; I digg’d a grave and laid him in, And happ’d him with the sod sae green. But think na ye my heart was sair 6 When I laid the moul on his yellow hair? O think na ye my heart was wae When I turn’d about, away to gae? Nae living man I’ll love again, 7 Since that my lovely knight is slain; Wi’ ae lock of his yellow hair I’ll chain my heart for evermair.
IL LAMENTO DELLA VEDOVA DI FRONTIERA
Una bella camera mi fece il mio amore, 1 La rivestì tutta quanta di fiori di giglio; Più bella dimora non avreste mai visto Di quella che mi fece il mio amore. Ma venne un uomo, venne in pieno giorno 2 A spiare quello che lui faceva; La notte stessa fece entrare il Re In camera, e uccise il mio cavaliere. Il mio cavaliere, per me tanto amato, 3 Lo uccise e vendette tutte le sue cose; I servi fuggiron per salvarsi la vita E mi lasciarono in preda agli stenti. Cucii il suo sudario e gli cantai il lamento, 4 Vegliai il suo corpo, lo vegliai da sola; Vegliai il suo corpo di giorno e di notte, Nessuno venne a vegliare con me. Presi il suo corpo, lo presi in ispalla, 5 Facevo un passo e cadevo a sedere; Scavai una fossa, ve lo posi dentro, Lo ricoprii con le verdi zolle. V’immaginate la pena nel cuore 6 Quando di terra coprii i biondi capelli? V’immaginate la pena nel cuore Quando andai via, voltandomi indietro? Mai più nessuno avrà il mio amore 7 Perché il mio amato oramai giace ucciso; Con una ciocca dei suoi biondi capelli Ho incatenato il mio cuore per sempre.
|
VAI: |
|
VAI: |