Pastorellerie
"PASTORELLERIE"

Ogni trovatore o menestrello che si rispettasse e che aspirasse ad essere ricevuto ed ascoltato a Corte doveva avere senz’altro nel proprio repertorio una serie di "pastorellerie", ovvero brevi componimenti incentrati su incontri amorosi tra un corteggiatore ed una pastorella, sia nel bosco che "in camporella". La trama era pressoché standard: le proposte più o meno velate di lui, il diniego di lei ed il di lui susseguente successo o insuccesso. Usualmente il cavaliere vinceva tali aristocratiche tenzoni sessuali, ma quando il popolo s’impadronì del tema, come nelle divertenti ballate che seguono, la storia finiva in tutt’altro modo. Nei secoli seguenti, il cavaliere delle ballate originarie diventa un Dragone di Sua Maestà Britannica, e, più tardi ancora, un semplice fante; il pronipote di tutti costoro è ancora vivo e vegeto, ed è il protagonista delle note barzellette del tipo "mercante - figlia del contadino". Il lontano avo potrebbe essere invece il Re Carlo Martello della famosa canzone di Fabrizio De André e Paolo Villaggio, in sé una perfetta "pastorelleria" ("Deh, Cavaliere, non v’accostate / già d’altri è gaudio quel che cercate / Ad altra più facile fonte la sete calmate!").

(43) THE BROOMFIELD HILL La Collina delle Ginestre

La fanciulla della ballata riesce a conservare il suo più prezioso bene ammannendo al suo focoso innamorato una fattura a base di germogli di ginestra, un ingrediente assai usato da ogni seria fattucchiera, che avrebbe evidentemente spedito nel mondo dei sogni anche un bove. La nostra versione scozzese, dalla Minstrelsy of the Scottish Border di Sir Walter Scott, III, 271 (quindi probabilmente rimaneggiata dal grande manipolatore di testi popolari) spiega il fatto che la ragazza sparga i germogli all’intorno come un segnale che essa ha "fatto centro"; ma altre versioni sono più dettagliate riguardo ai poteri magici della ginestra:

And aye the thicker that you do strew The sounder he will sleep!

Quando il giovane si libera dall’abbraccio di Morfeo, pronto per gettarsi in più caldo e gradito abbraccio, la delusione è grande: si ritrova probabilmente già a notte fonda in mezzo ad una collina, con una specie di zuppa di ginestre addosso e con l’unica compagnia del solito milk-white steed e del falchetto da caccia. Visto che non sa con chi sfogarsi, se la prende coi due poveri animali che, bontà loro, gli rispondono per le rime: il cavallo aveva tentato di svegliarlo nitrendo e scalciando, il falco battendo le ali, ma non c’era stato niente da fare (e gli animali, si intuisce, hanno capito che c’era di mezzo qualche incantesimo). Il cavaliere vuole gettarsi all’inseguimento della scaltra fanciulla e minaccia il cavallo di farne carne da macello se non la raggiunge. Ma il falchetto, nell’ultima strofa, gli dà una risposta che è uno dei capolavori ironici dell’intera balladry scozzese. A parte la comicità della scena, il caso di animali parlanti in una ballata è rarissimo ed è un’indice di grandissima antichità, con atmosfere non dissimili, seppure in un contesto differente, da quelle di Johnie Cock; e, sempre tenendo presente il contesto, The Broomfield Hill è una ballata ugualmente straordinaria.

THE BROOMFIELD HILL

There was a knight and a lady bright, 1 Had a true tryste at the broom; The ane gaed early in the morning, The other in the afternoon. And ay she sat in her mother’s bower door, 2 And ay she made her mane: "O whether should I gang to the Broomfield Hill, Or should I stay at hame? "For if I gang to the Broomfield Hill, 3 My maidenhead is gone; And if I chance to stay at hame My love will ca’ me mansworn." Up then spake a witch-woman, 4 Ay from the room aboon: "O ye may gang to the Broomfield Hill, And yet come maiden hame. "For when ye gang to the Broomfield Hill, 5 Ye’ll find your love asleep, With a silver belt about his head And a broom-cow at his feet. "Take ye the blossom of the broom, 6 The blossom it smells sweet, And strew it at your true-love’s head, And likewise at his feet. "Take ye the rings off your fingers, 7 Put them on his right hand, To let him know, when he doth awake, His love was at his command." She pu’d the broom flower on Hive Hill, 8 And strewd on’s white halsbane, And that was to be wittering true That maiden she had gane. "O where were ye, my milk-white steed, 9 That I hae coft sae dear, That wadna watch and waken me When there was maiden here?" "I stamped wi’ my foot, master, 10 And gard my bridle ring, But na kin thing wad waken ye, Till she was past and gane." "And wae betide ye, my gay goss-hawk, 11 That I did love sae dear, That wadna watch and waken me When there was maiden here." "I clapped wi’ my wings, master, 12 And aye my bells I rang, And aye cry’d, Waken, waken, master, Before the ladye gang." But haste and haste, my gude white steed, 13 To come the maiden till, Or a’ the birds of gude green wood Of your flesh shall have their fill." "Ye need na burst your gude white steed, 14 Wi’ racing o’er the howm; Nae bird flies faster through the wood Than she fled through the broom!"

LA COLLINA DELLE GINESTRE

Un cavaliere e una bella fanciulla 1 S’eran dati convegno fra le ginestre; Ma lui ci andò la mattina presto E l’altra nel pomeriggio. Lei se ne stava sempre dalla mamma, 2 E sempre si lamentava: "Devo andare al Colle delle Ginestre O devo starmene a casa? "Ché se vo al Colle delle Ginestre, 3 Addio alla verginità; Ma se decido di starmene a casa Il mio amore mi chiamerà spergiura" S’alzò allora una strega e parlò, 4 Proprio dalla stanza accanto: "Guarda che ci puoi andare, a quel colle, E restar vergine lo stesso. "Quando vai al Colle delle Ginestre 5 Il tuo amore lo troverai a dormire Con una cinta d’argento sul capo E un ramo di ginestra ai piedi. "Prendi il germoglio della ginestra 6 Che ha un dolcissimo odore, Spargilo alla testa del tuo amore E spargilo attorno ai suoi piedi. "Sfìlati gli anelli dalle dita, 7 Mettiglieli alla mano destra, Per fargli capire, quando si sveglia, Che tu eri alla sua mercede." Lei colse ginestre sul Colle delle Api 8 Spargendogliele sul bianco collo, Questo era il segnale sicuro Che vergine era, e lo era rimasta. "Dimmi, dov’eri, mio bianco destriero, 9 Che ho pagato sì caro prezzo, Ché non m’hai avvertito e neppure svegliato Quando la fanciulla era qui!" "Io t’ho tirato gran calci, padrone, 10 E ho fatto tintinnar le redini, Ma niente al mondo t’avrebbe svegliato Finché lei non se ne fosse andata." "Mannaggia a te, mio bel falchetto, 11 Che io così tanto amavo, Ché non m’hai avvertito e neppure svegliato Quando la fanciulla era qui!" "Io sbattevo le ali, padrone, 12 E tintinnavo le campanelle; Ho urlato, Sveglia, sveglia, padrone! Prima che lei se ne andasse." "Forza, forza, mio buon destriero bianco, 13 Devo raggiunger quella fanciulla! O tutti gli uccelli della foresta verde Della tua carne faranno banchetto." "Non far schiantare il tuo bianco destriero 14 Spronandolo per le rive del fiume; Nessun uccello vola tanto veloce pel bosco Quanto lei correva per le ginestre!"


(110) THE SHEPHERD’S DOCHTER La Figlia del Pastore

The Shepherd’s Dochter è un racconto con numerose reminiscenze popolari e letterarie. Tra le prime, ad esempio, Childe Waters e The Bonny Heyn (strofe 3-4; ma potrebbe trattarsi di un luogo comune); tra le seconde, il Wife of Bath’s Tale chauceriano (ma senza alcuna connotazione magica e filosofica). Un cavaliere di nobile casato seduce una pastorella; ella lo segue a Corte, dove il Re costringe il cavaliere a "prendersene cura" (ovvero a sposarla). Il giovane, assai poco cavallerescamente, tenta di "scaricare" la ragazza con oro e denaro e di convincerla a lasciarlo perdere; ma lei non cede e, dopo il matrimonio, avviene il quasi scontato colpo di scena: la pastorella è in realtà una giovane nobile (in alcune versioni addirittura la figlia del Re di Francia). Nei racconti più antichi ispirati a questa storia, il cavaliere, invece, a causa di una promessa sconsiderata è costretto a sposare una "racchia" che però era stata vittima di un malvagio incantesimo. Una volta disincantata, il brutto anatroccolo diventa una stupenda fanciulla. La ballata è stata udita ancora in tempi recenti in Inghilterra e persino in America. Il nostro testo scozzese proviene da G.R.Kinloch, Ancient Scottish Ballads, recovered from Tradition and never before Published, 1827, pp. 25-28, dove è riportata anche la melodia. Il ritornello è eseguito tradizionalmente da un coro.

THE SHEPHERD’S DOCHTER

There was a shepherd’s dochter 1 Kept sheep on yonder hill; There cam a knicht o’ courage bricht And he was hae his will. Diddle, diddle &c. He has tane her by the milk-white hand, 2 Gi’en her a gown o’ green; Take ye that, fair may, he said, Nae mair o’ me’ll be seen. Sin ye hae tane your wills o’me, 3 Your wills o’ me ye’ve tane, Sin ye hae tane your wills o’ me Pray tell to me your name. O some they ca’ me Jack, ladie, 4 And ithers ca’ me John; But whan I am in the King’s court Sweet William is my name. She has kilted up her green claithing 5 A little below the knee, And she has gane to the king’s court As fast as she could hie. And whan she cam unto the king 6 She knelt low on her knee: There is a man into your court This day has robbed me. Has he robb’d ye o’ your gowd, 7 Or of your white money, Or robb’d ye o’ the flow’ry branch, The flow’r of your bodie? He has na robb’d me of my gowd, 8 Nor of my white money, But he’s robb’d me of the flow’ry branch, The flow’r of my bodie. O gin he be a bondsman 9 High hangit sall he be, But gin he be a freeman He sall weel provide for thee. The king has call’d on his nobles all 10 By therty and by three; Sweet William should hae been the foremost But the hindmost man was he. Do ye mind yon Shepherd’s dochter 11 Ye met on yonder hill? Whan a’ her flocks were feeding round Of her ye took your will. Then he’s tane out a purse o’ gowd 12 Tied up intil a glove: Sae tak ye that, fair maid, he says, And choice for you a love. O he’s tane out three hundred pund 13 Tied up intil a purse: See, tak ye that, fair may, he says, And that will pay the nurse. I’ll neither have your gowd, she says, 14 Nor yet your white money, But I will hae the king’s grant That he has granted me. He has tane her on a milk-white steed, 15 Himself upon anither, And to his castle they hae rode Like sister and like brither. O ilka nettle that they cam to: 16 O weill mote you grow, For monie a day my minnie and me Hae pilkit at your pow. O ilka mill that they cam to: 17 O weill mote you clap, For monie a day my minnie and me Hae buckled up your lap. You’re the king o’ England’s ae brither, 18 I trust weill that ye be; I’m the Earl o’ Stamford ae dochter, He has na mae but me. O saw ye ere sic a near marriage 19 Atween the ane and the ither; The Earl o’ Stamford’s ae dochter And the king’s o’ England brither.

LA FIGLIA DEL PASTORE

C’era una volta una pastorella, 1 Badava al gregge su quel colle; Venne un fulgido cavaliere, I suoi comodi voleva fare. Diddle, diddle ecc. L’ha presa per la candida manina 2 E le ha dato una sottana verde: "Prendila, bella fanciulla, Ché non mi vedrai mai più." "Visto che hai fatto quel che hai voluto, 3 Quel che hai voluto hai fatto con me, Visto che hai fatto quel che hai voluto Dimmi almeno come ti chiami." "Chi mi chiama Jack, signora, 4 E chi mi chiama John; Ma quando sono alla corte del Re Mi chiamano il Dolce William." Lei s’annodò la sottana verde 5 Proprio appena sotto il ginocchio Ed è andata alla corte del Re Il più veloce che poteva. Quando giunse al cospetto del Re 6 Si prostrò davanti a lui: "C’è un uomo nella Vostra corte Che oggi m’ha derubata." "Ti ha derubata del tuo oro 7 O delle tue monete d’argento? Oppure del tuo ramo fiorito, Il fiore del tuo bel corpo?" "Non m’ha derubata dell’oro 8 E neanche delle monete; M’ha derubata del mio ramo fiorito. Il fiore del mio bel corpo." "Se costui è un servo 9 Sarà impiccato in alto; Se invece è un uomo libero Dovrà prendersi cura di te." Il Re ha chiamato i suoi nobili, 10 Li ha chiamati tutti quanti; Il Dolce William sarebbe dovuto venire per primo E invece arrivò per ultimo. "Ti ricordi della pastorella 11 Che incontrasti su quel colle? Mentre le greggi stavan pascolando Facesti con lei i tuoi comodi." Lui tirò fuori un sacchetto d’oro 12 Avvolto dentro un guanto: Disse, "Prendi questo, bella ragazza, E scegliti un fidanzato." Poi ha preso trecento sterline 13 Avvolte ad un sacchetto: Disse, "Prendile, bella ragazza, Son la paga per la tua balia" "Non voglio il tuo oro", lei disse, 14 "E neanche le tue monete; Voglio quel che il Re m’ha dato, Quel che ha dato proprio a me." L’ha fatta salire su un bianco destriero, 15 Mentre lui è montato su un altro; Sono andati al suo castello Come fossero fratello e sorella. Ad ogni ortica che incontravano 16 Diceva: "Tu possa crescere bene! Per molti giorni mia madre ed io Abbiamo colto i tuoi cespi". Ad ogni mulino che incontravano 17 Dicevano:"Tu possa macinare bene! Per molti giorni mia madre ed io Abbiamo portato via la farina." "Tu sei il fratello del Re d’Inghilterra. 18 E ci credo che tu lo sia; Io sono la figlia del Conte Stanford, Non ha altre figlie che me." Avete mai visto un matrimonio 19 Più adatto fra un uomo e una donna? La figlia del Conte Stanford E il fratello del Re d’Inghilterra.

(111) CROW AND PIE La Cornacchia e la Gazza

Come detto, le ballate pastorali sono diffuse in tutte le più antiche tradizioni popolari europee. Limitandoci al Medio Evo, non sappiamo se tali tradizioni abbiano influenzato la nascita della poesia cortese (provenzale e scaldica, in primis), oppure (come a volte è accaduto) se sia stata la tradizione colta ad essere ad un certo punto "catturata" da quella popolare; fatto sta che certi temi si ritrovano un po' dovunque. Uno dei più frequenti è il cosiddetto "Contrasto d'amore", del quale la poesia trovatorica (non solo in provenzale, ma anche in dialetti italiani, come la Cançon d'Auliver) ci fornisce innumerevoli esempi. Un cavaliere corteggia una fanciulla incontrata casualmente con belle parole e ricchi doni; a volte la tenzone amorosa ha buon fine per l'uomo, mentre a volte se ne ritorna beffato e scornato. Un minimo comun denominatore, comunque vada a finire, è sempre l'iniziale diniego della fanciulla. Nella tradizione delle Isole Britanniche, Francis James Child individuò un certo numero di ballate popolari basate su questi temi. Le più famose, The Broomfield Hill (Child 43) e The Shepherd's Dochter (Child 112) sono talmente antiche che mantengono ancora degli elementi chiaramente soprannaturali e magici (del tutto assenti, ovviamente, dalla tradizione più tarda e colta). Quelle più recenti si iscrivono invece pienamente nelle tematiche del "Contrasto d'amore", distinguendosi casomai per una certa crudezza di fondo giustificata dall'ambiente non propriamente "cortese" in cui si svilupparono, unita a volte ad una greve comicità. Naturalmente, gli interscambi tra le varie tradizioni europee sono molteplici e spesso sorprendenti. Ad esempio, nel 1962 Fabrizio De André e Paolo Villaggio scrissero Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers. Per la tematica e la sua ambientazione, malgrado si tratti di una ballata decisamente comica del periodo "brassensiano", si tratta chiaramente di una "Pastorelleria". Per la sua frequentazione della poesia francese, De André doveva ben conoscere certe cose; ed il fatto che, poco dopo, abbia tradotto e cantato una versione di Geordie (si veda la sezione dedicata alle Border Ballads), fa sospettare anche che le Child Ballads non gli dovessero certamente essere ignote. Crow and Pie è una delle poche ballate tradizionali inglesi per le quali si abbia a disposizione una notazione musicale relativamente antica (lo spartito ed il testo sono registrati nella Deuteromelia, di Arthur Ravenscroft [1609]; ma è certo, come specifica il Ravenscroft stesso, che la ballata fosse nota e cantata ben prima del 1500). A mio parere, gli elementi in comune con "Carlo Martello" (comicità a parte) sono notevoli, particolarmente l' "agire da gran cialtrone" del cavaliere (e "cialtrone" è dir poco; meglio sarebbe dire "farabutto"). Non si può ovviamente ipotizzare alcunché; ma De André e Villaggio hanno in questo caso, e senza ombra di dubbio, recuperato e rielaborato una tradizione popolare vecchia di secoli e secoli. NB: Per il suo argomento, la ballata potrebbe risultare non particolarmente gradita ad un pubblico femminile (così come non lo a chi scrive); ma si tratta nient'altro che di un documento di un'epoca lontana.

CROW AND PIE

Throughe a forest as I can ryde, 1 To take my sporte yn an mornyng, I cast my eye on euery syde, I was ware of a bryde syngynge. I sawe a faire mayde come rydyng; 2 I speke to hur of loue, I trowe; She answered me all yn scornyng, And sayd, The crowe shall byte yow. 'I pray yow, damesell, scorne me nott; 3 To wyn your loue ytt ys my wyll; For your loue I haue dere bought, And I wyll take good hede thertyll.' 'Nay, for God, ser, that I nyll; 4 I tell the, Jenken, as I trowe, Thew shalt nott fynde me suche a gyll; Therfore the crowe shall byte yow. He toke then owt a good golde ryng, 5 A purse of velweytt, that was soo fyne: 'Haue ye thys, my dere swetyng, With that ye wylbe lemman myn. 'Be Cryst, I dare nott, for my dame, 6 To dele with hym that I doo nott knowe ; For soo I myght dyspyse my name; Therfore the crow shall byte yow. He toke hur abowte the mydell small, 7 That was soo faire of hyde and hewe; He kyssed hur cheke as whyte as whall, And prayed hur that she wolde vpon hym rewe. She scornyd hym, and callyd hym Hew; 8 His loue was as a paynted blowe: 'To-day me, to-morowe a newe ; Therfore the crow shall byte yow. He toke hur abowte the mydell small, 9 And layd hur downe vpon the grene; Twys or thrys he served hur soo withall, He wolde nott stynt yet, as I wene. 'But sythe ye haue i-lyen me bye, 10 Ye wyll wedde me now, as I trowe: 'I wyll be aduysed, Gyll,' sayd he, ' For now the pye hathe peckyd yow. 'But sythe ye haue i-leyn me by, 11 And brought my body vnto shame, Some of your good ye wyll part with me, Or elles, be Cryst, ye be to blame.' 'I wylbe aduysed,' he sayde; 12 the wynde ys wast that thow doyst blowe I haue a-noder that most be payde; Therfore the pye hathe pecked yow. 'Now sythe ye haue i-leyn me bye, 13 A lyttle thyng ye wyll tell; In case that I with childe be What ys your name? Wher do ye dwell? 'At York, at London, at Clerkenwell, 14 At Leycester, Cambryge, at myrye Brystowe; Some call me Rycharde, Robart, Jacke, and Wyll; For now the pye hath peckyd yow' 'But all medoos, be ware, be rewe, 15 And lett no man down ye throwe; For an yow doo, ye wyll ytt rewe, For then the pye will pecke yow. 'Farewell corteor,our the medoo, 16 Pluke vp your helys, I yow beshrew! Your trace, wher so euer ye ryde or goo, Crystes curse goo wythe yow. 'Thoughe a knave hath by me layne, 17 Yet am I noder dede nor slowe; I trust to recouer my harte agayne And Crystes curse goo wythe yow!

LA CORNACCHIA E LA GAZZA

Mentre cavalcavo per una foresta 1 Una mattina, a caccia Diedi uno sguardo da ogni parte E vidi una fanciulla che cantava. Vidi una bella fanciulla a cavallo, 2 E, credo, le parlai d’amore; Ma lei mi rispose con scherno E disse, "La cornacchia ti beccherà". "Ti prego, fanciulla, non mi schernire; 3 Io voglio proprio avere il tuo amore. Il tuo amore l’ho comprato a caro prezzo E me lo prenderò ad ogni costo." "No, perdio, messere; non voglio! 4 Ti dico, Sir Jenkins, che io credo Che non mi troverai una ragazza «di quelle»; Quindi la cornacchia ti beccherà. Lui tirò fuori allora un bell’anello d’oro 5 Ed una borsa di finissimo velluto: "Prendi queste cose, dolcezza mia, Con queste tu sarai la mia amante." "Gesù, non posso, per Nostra Signora, 6 Andare con uno che neanche conosco; Così potrei infangare il mio nome; E quindi la cornacchia ti beccherà." Lui la prese per l’indice della mano 7 Così bello per incarnato; Le baciò la guancia candida come la biacca E la pregò di stendersi sopra di lui. Lei lo insultò e lo chiamò falso, 8 [Gli disse che] il suo amore era un colpo di vento: "Oggi me, domani un’altra; E quindi la cornacchia ti beccherà." Lui la prese per l’indice della mano 9 E la distese sull’erba verde; Se la fece due o tre volte, E credo neanche si volesse fermare. "Poiché ti sei giaciuto con me 10 Spero che subito mi sposerai"; "No, e così impari", disse lui, "È stata la gazza che ti ha beccata." "Ma poiché ti sei giaciuto con me 11 E gettato il mio corpo nella vergogna, Devi darmi qualcuna delle tue cose Oppure, perdio, sei un farabutto." "No, e così impari", lui disse; 12 "Ora proprio il vento è cambiato; Ne ho un’altra che dev’esser pagata E quindi la gazza ti ha beccata". "Ma poiché ti sei giaciuto con me 13 Ti chiedo solo una piccola cosa: Se sono rimasta incinta, Come ti chiami, e dove vivi?" "A York, a Londra, a Clarkenwell, 14 A Leicester, a Cambridge, nella bella Bristol; Chi mi chiama Richard, Robert, Jack o Will; E quindi la gazza ora ti ha beccata". "Ma stai attenta ai prati, in guardia, 15 Non fartici stendere da nessun uomo; Ché se lo fai, ti rovinerai E la gazza ti beccherà ancora." "Addio a te, che m’hai presa sul prato, 16 Vattene via, ti prego, vattene! Il tuo cammino, dovunque tu vada Sia maledetto da dio assieme a te. Anche se un villano è giaciuto con me 17 Non sono né morta, né uccisa; Son certa che il mio cuore guarirà E che tu sia maledetto da Cristo!"


(112) THE BAFFLED KNIGHT Il cavaliere beffato

La ballata proviene dalle Pills to Purge Melancholy di Thomas d’Urfey (1719), V, 112, ed è incentrata sull’eterno tema della ragazza di campagna, apparentemente ingenua, che invece beffa e "ghiaccia" l’amante troppo focoso. Un gran numero di tali ballate "mordi-e-fuggi" fu raccolto in una grossa broadside del XVII secolo che il Percy, dopo averla sfrondata, inserì nelle sue Reliques (III, 238). Il testo a stampa più antico di una versione di questa ballata (che evidentemente doveva essere assai diffusa, grazie anche al suo tema) si trova però già nella Deuteromelia del Ravenscroft (1609).

THE BAFFLED KNIGHT

There was a knight, and he was young, 1 A-riding along the way, sir, And there he met a lady fair Among the cocks of hay, sir. Quoth he, "Sall you and I, lady, 2 Among the grass lye down a? And I will have special care O’ rumpling your gown a." "If you will go along with me 3 Unto my father’s hall, sir, You shall enjoy my maidenhead And my estate and all, sir." So he mounted her on a milk-white steed, 4 Himself upon another, And then they rid upon the road Like sister and like brother. And when she came to her father’s house, 5 Which was moated round about, sir, She stepped streight within the gate And shut this young knight out, sir. "Here is a purse of gold," she said, 6 "Take it for your pains, sir; And I will send my father’s man To go home with you again, sir. "And if you meet a lady fair, 7 As you go thro the next town, sir, You must not fear the dew of the grass, Nor the rumpling of her gown, sir. "And if you meet a lady gay, 8 As you go by the hill, sir, If you will not when you may, You shall not when you will, sir."

IL CAVALIERE BEFFATO

C’era una volta un giovane cavaliere, 1 Che cavalcava per la via, signore; Incontrò una bella donna, Signore, tra i covoni di fieno. Disse, "Signora, ci stendiamo 2 Io e Voi un po’ sull’erba? Io farò ben attenzione A non spiegazzarvi la gonna." "Signore, se volete venir con me 3 Fino al castello paterno, Avrete la mia verginità, La mia tenuta e tutto il resto." La fece salire su un bianco destriero 4 E lui montò su un altro cavallo; Fecero tutta la strada Come fratello e sorella, signore. Arrivati alla casa paterna 5 Ch’era munita d’un fossato, Lei andò diritta oltre la porta E il cavaliere lo chiuse fuori, eh! "To’, una bisaccia d’oro", lei disse, 6 "Prendetela per le vostre cure; Manderò anche il maggiordomo Signore, per riaccompagnarvi. "E se incontrate una bella donna 7 Quando passate da un’altra città, Non abbiate paura dell’erba umida Né di spiegazzarle la gonna. "E se incontrate una bella donna 8 Quando passate vicino al colle, Se voi non volete quando potete, Allor non potrete quando vorrete."


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