Leggende religiose
LEGGENDE RELIGIOSE

Sebbene il corpus Childiano non contenga molte ballate di argomento religioso, allo stato delle cose è indubbio che esse, invece, dovevano un tempo essere molto più comuni. Non è forse un caso che la ballata più antica dell’intera raccolta, Iudas, sia di argomento religioso, così come un’altra delle più antiche, Seynt Steuyn and Herowdes. Il "popolo delle ballate" mescolava nella propria cultura gli elementari concetti del Cristianesimo con antiche credenze e leggende ancora dure a morire (e questo è un fenomeno facilmente osservabile ancora oggi: si pensi ad esempio alla religiosità di alcune zone dell’America Latina); così, i nostri testi accolgono elementi leggendari probabilmente diffusi non solo in Gran Bretagna, ma in tutta l’Europa del nord e anche altrove. La ballata religiosa aveva però anche un compito morale, edificante: essa, per così dire, contribuiva a "spiegare" la religione alla gente e, spesso, doveva come aiutarla ad accettare il proprio destino fatto di povertà assoluta e di durissime condizioni di vita (appare quindi "ovvia" la presenza di una ballata come Dives and Lazarus). Tra le cose che la Chiesa di allora (e non solo di allora, purtroppo) fomentava c’era senz’altro anche l’odio contro gli Ebrei, il popolo che aveva "condannato e ucciso il Signore". In realtà, le radici dell’antisemitismo europeo appaiono anche e soprattutto di natura economica. Un riflesso di questo si ha anche nelle ballate: le leggende sulle pretese atrocità degli Ebrei ai danni dei Cristiani, spesso usate come pretesto per ogni sorta di atrocità reale (pogrom, saccheggi, uccisioni di massa, ghetti) sono sfruttate a fini emozionali, ed è quindi ovvio che vengano colpiti degli innocenti fanciulli cristiani, vittime di perfidi e diabolici coetanei israeliti (Sir Hugh).

(23) IUDAS Giuda

I trentasei versi che aprono la nostra raccolta, trascritti alla fine del XIII secolo, costituiscono la più antica ballata tradizionale in lingua inglese conservata in un manoscritto. Fu probabilmente il suo argomento religioso che persuase uno scrivano di qualche convento a metterla per iscritto; la spiegazione che viene fornita per il tradimento di Giuda, però, non è assolutamente "ortodossa" e non ha alcun fondamento nei Vangeli (neanche in quelli apocrifi). La leggenda sembra piuttosto derivare da oscure tradizioni popolari diffuse nell'Europa del nord: il Child (I, 242) venne a conoscenza di una ballata serbo-lusaziana (i serbi di Lusazia sono un piccolo popolo slavo occidentale noto anche come vendi o sòrabi, ancora oggi stanziato al confine tra la Germania e la Polonia), nella quale Giuda perde al gioco trenta monete d'argento affidategli da Gesù per comprare il pane per l’Ultima Cena, e tradisce il suo Maestro per non affrontare la vergogna di tornare a mani vuote. Altre leggende (v. PMLA 31: 181, 481) vogliono che Giuda avesse una moglie assai avida che lo avrebbe spinto a rubare ed a fare poi il delatore. Dalla combinazione di tali elementi emerge una ballata in cui Giuda sembra commettere peccato non tanto per malvagità, quanto per ingenuità e per sudditanza nei confronti di una donna perfida (nel nostro testo una sorella). Perché Giuda insista tanto su trenta monete d'argento, non una di più e non una di meno, ha sicuramente un valore simbolico (forse numerologico). Ugualmente da notare è che, nella ballata, la figura di Ponzio Pilato ha perso ogni più elementare connotazione storica: il governatore romano è diventato un riche Ieu, un ricco ebreo, e qui, senz'altro, si hanno degli echi dell’antisemitismo largamente diffuso in tutta l'Europa cristiana. La ballata, pubblicata per la prima volta nel 1845, non fu immediatamente riconosciuta come tale; fu il Child che la incluse nella sua raccolta rilevandone i caratteri di stilizzazione popolare. Comunque sia, alcuni studiosi ritengono tuttora che l’origine di Iudas sia letteraria, anche se presenta tutti gli stilemi tipici delle folk-ballads. Con il suo ritmo frenetico, la sua totale mancanza di pause e con la narrazione rafforzata dal dialogo, dall’uso della ripetizione progressiva (che aggiungono una notevolissima drammaticità alla scena) e da una vivacissima concisione, è una prova -qualunque sia la sua origine- che il metodo narrativo tipico delle ballate (si veda l’introduzione) era pienamente sviluppato e perfezionato già alla fine del ‘200. Non è quindi escluso che un giorno possano essere reperite in qualche manoscritto testimonianze più antiche di questa. Nell’intero corpus Childiano, Iudas è l’unica ballata ancora pienamente in Middle English; ma si tratta di un inglese medio-tardo che già, per molti versi, "preannuncia" il passaggio alla primissima fase di quello moderno. La lingua è in ogni caso ancora assai lontana da quella attuale. Dopo Iudas, si deve fare un salto di circa duecento anni per ritrovare una ballata manoscritta (Riddles Wisely Expounded, circa 1445), e siamo già nella prima fase dell’inglese moderno. Le caratteristiche linguistiche fanno pensare a un dialetto occidentale; quanto alla grafia, sono ancora regolarmente usati il thorn (þ) e la eth (ð) anglosassoni, corrispondenti rispettivamente alla pronuncia sorda e sonora del moderno grafema < th > (thing, that). Il manoscritto contenente Iudas è conservato presso il Trinity College di Oxford (B 14, 39, Ms. 323).

IUDAS

Hit wes upon a Scere þors dai þat vre louerd aros 1 Ful milde were þe wordes he spec to Iudas. Iudas þu most to Iurselem vre mete for to bugge 2 Thritti platen of seluer þu bere vp othi rugge. Þu comest fer iþe brode stret fer iþe brode strete 3 Summe of þin cunesmen þer þu meist i-mete. Imette wið is soster þe swikele wimon 4 Iudas þu were w[u]rþe me stende the wið ston. Iudas þu were w[u]rþe me stende the wið ston 5 For þe false prophete þat þu bileuest upon. Be stille, leue soster þin herte the tobreke 6 Wiste min louerd Crist ful wel he wolde be wreke. Iudas go þu on þe roc heie vp on þe ston 7 Lei þin heued i mi barm slep þu þe anon. Sone so Iudas of slepe was awake 8 Thritti platen of seluer from hym weren itake. He drou hym selue bi þe cop þat al it lauede ablode 9 Þe Iewes out of Iurselem awenden he were wode. Foret hym com the riche Ieu þat heiste Pilatus 10 Wolte sulle thi louerd þat hette Iesus .?. I nul sulle my louerd for nones cunnes eiste 11 Bote hit ne for þe þritti platen þat he me bitaiste Wolte sulle þi Lord Crist for enes cunnes golde .?. 12 Nay, bote hit be for þe platen þat he habben wolde. In him com vr lord gon as is postles seten at mete 13 Wou sitte ye postles ant wi nule ye ete .?. Wou sitte ye postles ant wi nule ye ete 14 Ic am iboust ant isold to dai for vre mete. Vp him stod Iudas Lord am I þat frec .?. 15 I nas neuer othe stude þer me iþe euel spec Vp him stod Peter ant spec wið al his miste 16 Þau Pilatus him come wid ten hundred cnistes Þau Pilatus him come wid ten hundred cnistes 17 Yet ic wolde Louerd for thi loue fiste. Still þu be Peter wel I þe icnowe 18 Þu wolt fursake me þrien ar þe coc him crowe.

GIUDA

Accadde un Giovedì Santo che Nostro Signore s'alzò 1 Dolcissime parole egli rivolse a Giuda: Giuda, vai a Gerusalemme e compraci da mangiare 2 Trenta monete d'argento ti porterai sulle spalle Vai per la strada larga vai per la strada larga 3 Qualcuno della tua gente vi potresti incontrare. E incontrò sua sorella quella malvagia donna: 4 Giuda, saresti degno d'essere lapidato Giuda, saresti degno d'essere lapidato 5 Per quel falso profeta al quale presti fede. Stai zitta, sorella cara che ti si rompa il cuore! 6 Se il mio Signore sapesse ben si vendicherebbe! Giuda, vai a quella roccia, lassù, su quella roccia 7 Mettimi in grembo la testa e cadi addormentato E quando infine Giuda dal sonno s'è svegliato 8 Le trenta monete d'argento gli avevano rubato. Tanto si strappò i capelli che gli si empiron di sangue 9 Gli ebrei di Gerusalemme credevano fosse pazzo Il ricco ebreo s'avvicina che aveva nome Pilato: 10 Vuoi venderci il tuo Signore che chiamano Gesù? Non vendo il mio Signore per qualche mercanzia, 11 Ma per le trenta monete che egli m'aveva affidato. Vuoi vendere il tuo Signore per avere dell'oro? 12 No, ma per le monete che egli mi aveva affidato. Venne il Signore a piedi, gli apostoli erano a cena: 13 Perché sedete, Apostoli e non mangiate nulla? Perché sedete, Apostoli e non mangiate nulla? 14 Oggi mi hanno venduto perché noi mangiamo. Allora s'alzò Giuda: Signore, son io quell'uomo? 15 Non sono mai stato dove di te dicono male. Allora s'alzò Pietro, parlò con tutte le forze: 16 Anche se viene Pilato con mille cavalieri, Anche se viene Pilato con mille cavalieri 17 Io voglio, mio Signore combatter per il tuo amore. Pietro, devi tacere, io ti conosco bene: 18 Prima che il gallo canti tre volte m'avrai rinnegato.

(22) SEYNT STEUYN AND HEROWDES Santo Stefano e Erode

Il nostro testo, dal Ms. Sloane (1450 circa), 2593/22b, British Museum, è scritto in 24 lunghi versi, qui trascritti in quartine. La leggenda narrata dalla ballata è particolarmente diffusa nei paesi scandinavi; lo stesso miracolo si trova anche nel Vangelo apocrifo di Nicodemo, dove Giuda invoca la testimonianza del gallo per persuadere sua moglie della resurrezione di Cristo dopo che questi è stato tradito da Giuda stesso. Come si legge nel Cursor Mundi, ed. Morris, 15995-8, si tratterebbe dello stesso gallo che aveva svergognato Pietro quando egli aveva rinnegato tre volte Nostro Signore; ma una tradizione molto antica, diffusa in tutta l'area romanza, narra che il gallo aveva cantato Christus natus est per salutare la nascita del Salvatore. Sarebbe dunque stata la prima laude, imitata in seguito da tutti gli altri animali. Child cita un brano dell' Every-day Book di Hone (1701), che testimonia l'esistenza di tale leggenda in Inghilterra ancora alla fine del XVII secolo. Il miracolo del gallo che canta per testimoniare un fatto incredibile si ritrova anche in altre leggende e ballate medievali.

SEYNT STEUYN AND HEROWDES

Seynt Steuene was a clerk 1 In kyng Herowdes halle, And seruyd him of bred and cloþ As euery kyng befalle. Steuyn out of kechone cam 2 Wyth boris hed on honde; He saw a sterre was fayr and bryht Ouer Bedlem stonde. He kyst adoun þe boris hed 3 And went in to þe halle: I forssak þe, kyng Herowdes, And þi werkes alle. I forsak þe, kyng Herowdes, 4 And þi werkes alle; Þer is a chyld in Bedlem born, Is beter þan we alle. Quat eylyt þe, Steuene? 5 Quat is þe befalle? Lakkyt þe eyþer mete or drynk In kyng Herowdes halle? Lakit me neyþer mete ne drynk 6 In kyng Herowdes halle; Þer is a chyld in Bedlem born, Is beter þan we alle. Quat eylyt þe, Steuyn? Art þu wod, 7 Or þu gynnyst to brede? Lakkyt þe eyþer gold or fe, Or ony riche wede? Lakyt me neyþer gold ne fe 8 Ne non ryche wede; Þer is a chyld in Bedlem born, Xal helpyn vs at our nede. Þat is al so soþ, Steuyn, 9 Al so soþ, iwys, As þis capoun crowe xal Þat lyþ here in myn dysh. Þat word was not so sone seyd, 10 Þat word in þat halle, Þe capoun crew Cristus natus est! Among þe Lordes alle. Rysyt vp, myn turmentowres, 11 Be to and al be on, And ledyt Steuyn out of þis town And stonyt hyn wyth ston! Tokyn he Steuens 12 And stonyd hyn in the way, And þerfore is his euyn On Cristes owyn day.

SANTO STEFANO E ERODE

Santo Stefano era un servo 1 Nel palazzo di Re Erode, Lo serviva in ogni cosa Come ad un re conviene. Stefano uscì di cucina 2 In mano una testa di cinghiale; Vide una stella bella e lucente Proprio sopra Betlemme. Gettò via la testa di cinghiale 3 Ed entrò nella sala: "Io ti abbandono, Re Erode, Te, e tutte le tue cose, Io ti abbandono, Re Erode, 4 Te, e tutte le tue cose, È nato un fanciullo a Betlemme Migliore di noi tutti." "Ma che t'è preso, Stefano, 5 Che cosa ti succede? Ti manca da mangiare o da bere Nel palazzo di Re Erode?" "Non mi manca niente 6 Nel palazzo di Re Erode; Ma è nato un fanciullo a Betlemme Migliore di tutti noi." "Che hai, Stefano? Sei ammattito, 7 O cominci a diventar matto? Ti mancano oro o mercedi O qualche ricco abito?" "Non mi mancano oro o mercedi 8 Nè alcun ricco abito; Ma è nato un fanciullo a Betlemme Che soddisferà ogni nostro bisogno." "Certo, certo, è vero, Stefano, 9 Certo, che questo è vero, Come il cappone che ho nel piatto Quando si metterà a cantare." E aveva appena detto 10 Quelle parole nella sala, Che il cappone cantò Christus natus est! Fra tutti quanti i signori. "Alzatevi, miei carnefici, 11 In guardia e stategli addosso, Portatelo fuori dalle mura E ammazzatelo a sassate!" Presero allora Stefano 12 E lo lapidaron per la via, Per questo è festeggiato Lo stesso giorno di Cristo.

(54) THE CHERRY-TREE CAROL La càrola del ciliegio

Ancora una volta la cultura popolare ha preferito all'ispirata, ma "lontana" narrativa biblica un racconto sulla vita di Cristo proveniente da un Vangelo apocrifo, permeato di umanità e quindi più vicino alla sensibilità della gente. Come risulta dallo Pseudo-Matteo, XX, l'episodio avvenne durante la fuga in Egitto (l'albero è una una palma, più consona all'ambiente); il rifiuto di Giuseppe è però motivato dall’altezza della pianta. Il passaggio dalla palma al ciliegio sembra essere avvenuto proprio nella tradizione inglese (come risulta anche dal Ludus Coventriae, cap. XV); nella tradizione provenzale e catalana si ha invece un melo, anche se non mancano narrazioni dell’infanzia di Gesù, anche popolari, in cui la palma è mantenuta. Questa ballata era ancora viva in tempi recentissimi nella tradizione anglo-irlandese; "Di fatto", scrive il grande poeta William Butler Yeats, "questo miracolo non è nella Bibbia, ma una volta che si ammette l’incarnazione, esso ne procede naturalmente. Quando Giuseppe ha espresso quel dubbio che anche la Bibbia gli mette in bocca, il Creatore del mondo, divenuto già carne, ordina dal grembo della Vergine e la sua creazione gli obbedisce. C’è tutto il mistero, Dio, nell’indegnità della sua nascita umana...e tutto ciò detto in un’antica cantilena che ha tuttavia una sua logica matematica." (W.B. Yeats, Audacity of Thought, in The Dial, LXXX, 1926, p. 116). Il crudele scoppio d'ira di Giuseppe (str. 5) riflette una credenza decisamente eterodossa, ma assai diffusa nel Medioevo: Giuseppe avrebbe frainteso la gravidanza della Vergine e l'avrebbe quindi ingiustamente accusata di infedeltà. Molte versioni inglesi ed americane aggiungono alla ballata una serie di strofe nelle quali Giuseppe prende Maria sulle ginocchia e chiede perdono al bambino non ancora nato. Al bambino viene chiesto quando sarà il giorno della sua nascita, ed egli risponde: "Nell'antico giorno di Natale", oppure:

"The sixth day of January, When the hills and high mountains shall bow unto me."

Il presente testo, proveniente da William Sandys, Christmas Carols, Ancient and Modern 1833, pp. 123-125, si adatta facilmente alla bellissima melodia riportata in J. McGill, Folksongs of the Kentucky Mountains, 1917, p. 60. Della presente ballata, con la stessa melodia, ha fornito una versione italiana abbastanza fedele Angelo Branduardi, intitolata Il Ciliegio.

THE CHERRY-TREE CAROL

Joseph was an old man, an old man was he 1 When he wedded Mary in the land of Galilee. Joseph and Mary walked through an orchard good 2 Where was cherries and berries, so red as any blood. Joseph and Mary walked through an orchard green, 3 Where was cherries and berries, as thick as might be seen. O then bespake Mary, so meek and so mild: 4 "Pluck me one cherry, Joseph, for I am with child." O then bespake Joseph, with words most unkind: 5 "Let him pluck thee a cherry that brought thee with child." O then bespake the baby, within his mother's womb: 6 "Bow down then the tallest tree, for my mother to have some." Then bowed down the highest tree unto his mother's hand 7 Then she cried, "See, Joseph, I have cherries at command." O then bespake Joseph:"I have done Mary wrong; 8 But cheer up, my dearest, and be not cast down." Then Mary plucked a cherry, as red as the blood, 9 Then Mary went home with her heavy load. Then Mary took her babe, and sat him on her knee, 10 Saying, "My dear son, telle me what this world will be." "O I shall be as dead, mother, as the stones in the wall; 11 The stones in the street, mother, shall mourn for me all. Upon Easter-Day, mother, my uprising shall be; 12 O the sun and the moon, mother, shall not rise with me."

LA CÀROLA DEL CILIEGIO

Giuseppe era vecchio, era vecchio davvero 1 Quando sposò Maria in terra di Galilea. Giuseppe e Maria camminavano per un bel frutteto, 2 Dove c'erano bacche e ciliege rosse come il sangue. Giuseppe e Maria camminavano per un verde frutteto 3 Dove c'erano ciliege e bacche fitte da non dirsi. Allora parlò Maria, così mite e così dolce: 4 "Coglimi una ciliegia, Giuseppe, perché sono incinta." Allora parlò Giuseppe, con parole assai scortesi: 5 "Chiedi al padre di tuo figlio di raccoglierle per te." Allora parlò il bambino dentro al grembo di sua madre: 6 "Si pieghi l'albero più alto perché mia madre ne colga." Fu l'albero più alto che si chinò fino a sua madre, 7 E lei gridò: "Guarda, Giuseppe, ho tutte le ciliege che voglio." Allora parlò Giuseppe: "Ho fatto un torto a Maria, 8 Ma tu rallegrati, mia amata, e non buttarti giù." Allora Maria colse una ciliegia rossa come il sangue 9 E dopo se ne andò a casa, con il suo grave fardello. Maria prese il bambino e se lo mise sulle ginocchia, 10 E disse, "Mio figlio caro, che ne sarà di questo mondo?" "Oh, io sarò morto, madre, come le pietre nel muro; 11 Le pietre della strada, madre, piangeranno per me. Il giorno di Pasqua, madre, sarà la mia resurrezione, Il sole e la luna, madre, si leveranno con me."


(56) DIVES AND LAZARUS Lazzaro e l’Epulone

La trama di questa ballata è piuttosto diffusa in Europa e si basa abbastanza fedelmente sul testo evangelico. In Inghilterra ne abbiamo testimonianze fin dal secolo XVI (Child II, 10), e ce ne sono rimaste due versioni assai simili in due broadsides del XVIII secolo, probabilmente derivate l’una dall’altra attraverso uno stadio intermedio di tradizione orale, rientrandovi a loro volta alla fine dello stesso secolo. La tradizione sembra tuttavia esaurirsi alla fine del XIX secolo. Il testo che qui presentiamo proviene da A Garland of Christmas Carols di Joshua Sylvester, 1861 (pp. 50-52) e, così come ci è pervenuta, rappresenta un bellissimo esempio di stilizzazione popolare di un brano evangelico nonché una delle più belle Child Ballads in assoluto.

DIVES AND LAZARUS

As it fell upon a day, 1 Rich Dives he made a feast, And he invited all his friends And gentry of the best. Then Lazarus laid him down and down, 2 And down at Dives’ door: "Some meat, some drink, brother Dives, Bestow upon the poor." "Thou art none of my brother, Lazarus, 3 That lies begging at my door; No meat nor drink will I give thee Nor bestow upon the poor." Then Lazarus laid him down and down, 4 And down at Dives’ wall: "Some meat, some drink, brother Dives, Or with hunger starve I shall." "Thou art none of my brother, Lazarus, 5 That lies begging at my wall; No meat nor drink will I give thee But with hunger starve you shall." Then Lazarus laid him down and down, 6 And down at Dives’ gate: "Some meat, some drink, brother Dives, For Jesus Christ his sake." "Thou art none of my brother, Lazarus, 7 That lies begging at my gate; No meat nor drink will I give thee For Jesus Christ his sake." Then Dives sent his merry men 8 To whip poor Lazarus away; They had no power to strike a stroke, But flung their whips away. Then Dives sent out his hungry dogs 9 To bite him as he lay: They had no power bite at all But licked his sores away. As it fell upon a day 10 Poor Lazarus sickened and died; Then came two angels out of heaven His soul therein to guide. "Rise up, rise up, brother Lazarus, 11 And go along with me; For you’ve a place prepared in heaven To sit on an angel’s knee." As it fell upon a day, 12 Rich Dives sickened and died; Then came two serpents out of hell His soul therein to guide. "Rise up, rise up, brother Dives, 13 And go with us to see A dismal place, prepared in hell, From which thou canst not flee." Then Dives looked up with his eyes 14 And saw poor Lazarus blest: "Give me one drop of water, brother Lazarus, To quench my flaming thirst. "Oh had I as many years to abide 15 As they are blades of grass, Then there would be and end, but now Hell’s pains will ne’er be past. "Oh was I now but alive again, 16 The space of one half hour! Ph that I had my peace secure! Then the devil should have no power."

LAZZARO E L’EPULONE

Accadde un certo giorno 1 Che il ricco Epulone diede una festa; Invitò tutti i suoi amici E un sacco di "bella gente". Lazzaro allora si sdraiò giù 2 Alla porta del ricco Epulone: "Un tozzo di pane ed un po’ d’acqua Anche per un povero, fratello Epulone!" "Lazzaro, tu non sei mio fratello, 3 Ma un pezzente alla mia porta; Nè un tozzo di pane, nè acqua Darò a un povero come te." Lazzaro allora si sdraiò giù 4 Al muro di casa del ricco Epulone: "Un tozzo di pane ed un po’ d’acqua O muoio di fame, fratello Epulone!" "Lazzaro, tu non sei mio fratello, 5 Ma un pezzente al mio muro di casa; Nè un tozzo di pane, nè acqua, E crepa pure di fame." Lazzaro allora si sdraiò giù 6 Al cancello del ricco Epulone: "Un tozzo di pane ed un po’ d’acqua Per amor di Cristo, fratello Epulone!" "Lazzaro, tu non sei mio fratello, 7 Ma un pezzente al mio cancello; Nè un tozzo di pane, nè acqua E lascia stare l’amor di Cristo." L’Epulone fece uscire i suoi bravi 8 A cacciar Lazzaro a frustate; Non ce la fecero a dare un colpo E buttarono via le fruste. L’Epulone fece uscire i suoi cani 9 Per farlo mordere da sdraiato; Non ce la fecero a dargli un morso, Ma gli leccaron via le piaghe. E accadde un certo giorno 10 Che Lazzaro s’ammalò e morì; Due angeli scesero dal Paradiso Per condurvi la sua anima. "Alzati, alzati, fratello Lazzaro 11 E vieni via con me: C’è un posto pronto per te in Paradiso, A un angelo sederai in grembo." Accadde poi un certo giorno 12 Che il ricco Epulone s’ammalò e morì; Due serpenti vennero su dall’Inferno Per condurvi la sua anima. "Alzati, alzati, fratello Epulone, 13 Su, vieni con noi a vedere Che bel posto è pronto per te all’Inferno, Da dove non potrai fuggire." Allora l’Epulone alzò lo sguardo 14 E vide Lazzaro beato in Paradiso: "Un goccio d’acqua, fratello Lazzaro Per spegner la mia sete ardente. "Se anche qui dovessi restare 15 Tant’anni quante son le foglie d’erba, Pur ci sarebbe una fine; ma ora Le pene infernali non avran mai fine. "Magari tornassi vivo 16 Anche solo per mezz’ora! Se mi fossi assicurato la pace! Il diavolo non ci potrebbe far nulla."

(155) SIR HUGH or THE JEW'S DAUGHTER Sir Hugh o La figlia dell'Ebreo

Nel Medioevo, le comunità ebraiche erano regolarmente saccheggiate per vendicarsi di presunti assassinii di bambini cristiani, il cui sangue era necessario -così si diceva- per i riti del çíô. Il piccolo cantore del Prioresse's Tale chauceriano è una di queste vittime; il Sir Hugh della nostra ballata scozzese (che riprende chiaramente la leggenda di Sir Hugh di Lincoln, una delle numerose storie di omicidi rituali attribuiti agli ebrei) ne è un'altra. Sebbene nel nostro testo (Jamieson, I, 151) l'omicidio sembri immotivato, numerose altre versioni, comprese alcune americane, descrivono la pulizia di una bacinella che servirebbe a raccogliere il sangue della vittima. Le indicazioni che Sir Hugh dà a sua madre per trovare il suo cadavere rappresentano il miracolo sul quale si incentra la ballata. La versione di Jamieson illustra lo svolgersi di questo fatto nella tradizione più antica. Versioni inglesi più tarde mantengono il cadavere parlante, ma la ballata si è ridotta al cinguettio di una filastrocca per bambini; sembra che tali meraviglie siano diventate credibili solo a livello infantile. Il testo americano ha una zingara (talvolta la figlia di un gioielliere o di un duca sostituisce l'ebrea originale), ed al posto di un cadavere miracolosamente dotato di voce abbiamo una scena razionalizzata, anche se illogica, dove il ragazzo morente discute del suo funerale con la sua assassina.

SIR HUGH, or The Jew's Daughter

Four and twenty bonny boys 1 Were playing at the ba’, And by it came him, sweet Sir Hugh, An he played o'er them a’. He kick'd the ba’ wi's right foot, 2 An catch'd it wi’ his knee, An throuch-an-thro the Jew's window He gard the bonny ba’ flee. He's doen him to the Jew's castell, 3 An walk'd it round about; An there he saw the Jew's daughter, An the window looking out. "Throw down the ba’, ye Jew's daughter, 4 Throw down the ba’ to me!" "Never a bit", says the Jew's daughter, "Till up to me come ye." "How will I come up? How can I come up? 5 How can I come to thee? For as ye did to my auld father, The same ye'll do to me." She's gane till her father's garden, 6 And pu'd an apple red an green; 'twas a to wyle him, sweet Sir Hugh, An’ to entice him in. She's led him through ae dark door, 7 An’ sae has she thro' nine; She's laid him on a dressing-table An stickit him like a swine. An’ first came out the thick, thick blood, 8 An’ syne came out the thin; An’ syne came out the bonny heart's blood; There was nae mair within. She's rowd him in a cake o' lead, 9 Bade him lie still an sleep; She's thrown him in Our Lady's draw-well, Was fifty fathom deep. When the bells were rung, and mass was sung, 10 And a’ the bairns came hame, When every lady gat hame her son, The Lady Maisry gat nane. She's taen her mantle her about, 11 Her coffer by the hand, An she's gane out to seek her son, An wander'd o'er the land. She's doen her to the Jew's castell, 12 Where a’ were fast asleep: "Gin ye be there, my sweet Sir Hugh, I pray you to me speak." She's doen her to the Jew's garden, 13 Thought he had been gathering fruit: "Gin ye be there, my sweet Sir Hugh, I pray you to me speak." She near'd Our Lady's deep draw-well, 14 Was fifty fathom deep: "Whare'er ye be, my sweet Sir Hugh, I pray you to me speak." "Gae hame, gae hame, my mither dear, 15 Prepare my winding sheet, And at the back o' merry Lincoln The morn I will you meet." Now Lady Maisry is gane hame, 16 Made him a winding sheet, And at the back o' merry Lincoln The dead corpse did her meet. And a’ the bells o’ merry Lincoln 17 Without men's hands were rung; And a’ the books o’ merry Lincoln Were read without man's tongue; And ne’er was such a burial Sin Adam’s days begun.

SIR HUGH o La figlia dell'Ebreo

Ventiquattro bei ragazzi 1 Giocavano alla palla, Giunse da loro Sir Hugh Era il più bravo di tutti. Calciava la palla di destro, 2 La prendeva col ginocchio; E oltre la finestra dell'Ebreo La bella palla fece volare. Andò al castello dell'Ebreo 3 E vi camminò tutto attorno; Là vide la figlia dell'Ebreo Affacciata alla finestra. "Butta la palla, figlia dell'Ebreo, 4 Buttami giù la palla!" "Neanche per sogno", disse lei, "Finché non salirai da me." "E come faccio a venire su, 5 Come posso salire da te? Quel che hai fatto al mio vecchio padre Tu lo farai anche a me." È andata nel giardino paterno, 6 Ha colto una mela rossa e verde; Era per ingannare Sir Hugh, Per convincerlo a entrare dentro. Lo fece entrare per una porta scura, 7 Nove ne aveva fatti entrare; Lo stese su un tavolo da cucire E lo sgozzò come un maiale. Prima uscì il sangue, il sangue denso 8 E poi uscì quello fluente; Infine il sangue del suo bel cuore E non ne rimase più. Lo infilò in una forma di piombo 9 E gli disse di star calmo e dormire; Lo gettò nel Pozzo della Madonna Che era profondo cinquanta tese. A campane suonate, a Messa finita 10 Tutti i ragazzi tornarono a casa; Tutte le donne ripresero i figli, Ma Lady Maisry non lo riprese. Allora andò al castello dell'Ebreo 11 Dove tutti erano a dormire: "Se tu sei qui, mio dolce Sir Hugh, Io ti imploro di parlarmi." Quindi prese la sua mantella 12 E il suo baule per la mano, E andò a cercare suo figlio Vagando per le campagne. E andò al giardino dell'Ebreo 13 Pensando fosse a cogliere frutta; "Se tu sei qui, mio dolce Sir Hugh, Io ti imploro di parlarmi." S'avvicinò al Pozzo della Madonna 14 Che era profondo cinquanta tese; "Ovunque tu sia, mio dolce Sir Hugh, Io ti imploro di parlarmi." "Va' a casa, va' a casa, mia cara madre, 15 A prepararmi il sudario, E sul crinale del bel monte Lincoln Domattina m'incontrerai." Lady Maisry è andata a casa, 16 E gli ha preparato un sudario; E sul crinal del bel monte Lincoln Incontrò il suo cadavere. Tutte le campane del bel monte Lincoln 17 Suonarono senza che alcuno le toccasse, E tutti i libri del bel monte Lincoln Furon letti senza che alcuno parlasse; Mai si vide un simile funerale Dal giorno in cui era nato Adamo.



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