Soprannaturale e remota tradizione
IL SOPRANNATURALE E REMOTE TRADIZIONI POPOLARI

Le più antiche ballate delle isole Britanniche debbono buona parte del loro fascino e della loro fama alla particolare atmosfera misteriosa, inafferrabile e "notturna" che fa da sfondo alle storie; la stessa atmosfera, non certo a caso, che i poeti romantici -a partire da Coleridge e Wordsworth- ripresero e rielaborarono nei loro capolavori direttamente ispirati alle antiche composizioni popolari e che tuttora "cattura" i lettori e gli ascoltatori più di ogni altra cosa. Il "popolo delle ballate" era attaccato ai fatti e alle cose ed aveva desideri elementari; il mondo era concepito come un triste luogo di passaggio ed il destino umano non poteva che essere violento e tragico. Ma, nonostanze questa durezza ed estrema concretezza, le ballate nascono e prosperano in una cultura ricca di credenze popolari e dominata da differenti categorie di esseri soprannaturali, alcuni benevoli, altri maligni e diabolici (la maggior parte), con i quali gli umani debbono sempre fare i conti. I malefìci e gli incantesimi sono potenti e all’ordine del giorno; gioielli, fiori, piante, oggetti -in pratica ogni cosa- hanno poteri magici. I cantori più tardi non riuscivano più a cogliere e comprendere queste credenze primitive o le vestigia mitologiche fossilizzatesi nelle ballate, che appaiono quindi oscure senza un’analisi approfondita; spesso è presente una "patina" cristiana, e gli elementi soprannaturali appaiono banalizzati o ridotti addirittura a nonsense. Gli elementi soprannaturali non hanno in genere superato la traversata oceanica: le versioni americane delle ballate mostrano infatti una completa razionalizzazione delle storie (un tipico esempio sono i vari episodi magici regolarmente presentati come sogni).

(1) RIDDLES WISELY EXPOUNDED Gli Indovinelli ben Risolti

Dopo Iudas, Riddles Wisely Expounded è la ballata più antica dell'intero corpus Childiano; il nostro testo proviene infatti da un manoscritto del 1445 circa, conservato adesso presso la Bodleian Library di Oxford (Rawlinson MS., 328, fo. 174v); nel manoscritto la ballata è redatta in distici, e preceduta dal titolo latino che abbiamo qui mantenuto. Gli indovinelli e gli enigmi hanno sempre giocato un ruolo importante nella cultura popolare, e tutti sanno quanto numerose siano le storie di pericoli scampati o di prìncipi e principesse conquistati con l'appropriata soluzione di un indovinello (o di una serie di indovinelli). È quasi ovvio ricordare qui anche gli enigmi che la Sfinge propose a Edipo. Ma alla base di queste storie resta però il carattere magico della "parola segreta", e la tradizione popolare britannica conserva ancora tale carattere arcaico dell'indovinello in questa ballata costruita alla fine del XV secolo con elementi antichissimi che riecheggiano decisamente motivi già presenti nell’epica germanica antica: si pensi ad esempio all’ Alvíssmál Eddico, dove Thor sconfigge il Nano Onnisciente (al-víss) grazie alla sua astuzia. Qui, invece, la saggia ragazza mette a tacere nientemeno che il Diavolo in persona. Con inquadrature e formulazioni diverse, tali indovinelli sono giunti fino ai nostri giorni attraverso la tradizione orale.

RIDDLES WISELY EXPOUNDED

.virgo et diabolus. Wol ye here a wonder thynge 1 Betwyxt a mayd and the fovle fende? Thys spake the fend to the mayd: "Beleue on me, mayd, to day. Mayd, mote y thy leman be, 2 Wyssedom y wolle teche the: All the wyssedom off the world, Hyf thou wolt be true and forward holde. "What ys hyer than ys the tre? 3 What ys dypper than ys the see? What ys scharpper than ys the thorne? What ys loder than ys the horne? "What ys longger than ys the way? 4 What ys rader than ys the day? What ys bether than is the bred? What ys strenger than ys the dede? "What ys grenner than ys the wode? 5 What ys sweetter than ys the note? What ys swifter than ys the wynd? What ys recher than ys the kynge? "What ys yeluer ys the wex? 6 What ys softer than ys the flex? But thou now answery me, Thu schalt for sothe my leman be." "Ihesu, for thy myld myghth, 7 As thu art kynge and knyght, Lene me wisdome to answer here ryghth And schylde me fram the fovle wyghth! "Hewene ys heyer than ys the tre, 8 Helle ys dypper than ys the see, Hongyr ys scharpper than ys the thorne, Thonder ys lodder than ys the horne. "Loukynge ys longer than ys the way, 9 Syn is rader than ys the day. Godys flesse ys betur than ys the brede, Payne ys strenger than ys the dede. "Gras ys grenner than ys the wode, 10 Loue ys swetter than ys the notte. Thowt ys swifter than ys the wynde, Ihesus ys recher than ys the kynge. "Safer is yeluer than ys the wexs, 11 Selke ys softer than ys the flex. Now, thu fende, styl thu be; Nelle ich speke no more with the!"

GLI INDOVINELLI BEN RISOLTI

.virgo et diabolus. Volete sentire una cosa incredibile 1 Tra una ragazza e il diavolo schifoso? Così disse il demonio alla ragazza: "Oggi devi fidarti di me, fanciulla. Se potrò essere il tuo amante 2 T'insegnerò io la scienza: Tutta la sapienza del mondo Se sarai la mia amante e mi sarai fedele. "Cos'è più alto dell'albero? 3 Cos'è più profondo del mare? Cos'è più aguzzo della spina? Cosa fa più rumore del corno? Cos'è più lungo della strada? 4 Cos'è più rosso del giorno? Cosa è più buono del pane? Cos'è più forte della morte? Cos'è più verde del bosco? 5 Cos'è più dolce della nocciola? Cos'è più veloce del vento? Chi è più ricco del re? Cos'è più giallo della cera? 6 Cos'è più soffice della canapa? Se adesso non mi risponderai Di certo sarai la mia amante." "Gesù, con la tua dolce potenza 7 E poiché sei re e cavaliere, Dammi la scienza per risponder bene E proteggimi dal lurido demonio! "Il cielo è più alto dell'albero, 8 L'inferno è più profondo del mare, La fame è più aguzza della spina, Il tuono fa più rumore del corno. Lo sguardo è più lungo della strada, 9 Il peccato è più rosso del giorno, La carne di Dio è più buona del pane, Il dolore è più forte della morte. L'erba è più verde del bosco, 10 L'amore è più dolce della nocciola, Il pensiero è più veloce del vento, Gesù è più ricco del re. Lo zafferano è più giallo della cera, 11 La seta è più soffice della canapa, Ora tu, Satana, stattene zitto Ché non voglio più parlare con te."

(45) KING JOHN AND THE BISHOP Re Giovanni e il Vescovo

Come abbiamo visto, indovinelli ed enigmi sono uno dei temi favoriti dalla cultura popolare di tutte le epoche. Il pensiero va ancora agli enigmi che la Sfinge propose a Edipo, che, almeno nello spirito, non sono poi molto dissimili da quelli che l’invidioso Re Giovanni pone qui al povero Arcivescovo di Canterbury. La trama di questa ballata è diffusa in tutta Europa, sia in ballate che in fiabe, ma nelle Isole Britanniche essa sembra aver dato luogo esclusivamente a questa lunghissima ballata, tramandata principalmente da broadsides cittadine, la cui più antica versione, che qui riportiamo, proviene da un manoscritto risalente a circa il 1550 (Corpus Christi College, Oxford, Ms. 255, fo. 225). La presenza di un ritornello è documentata da versioni posteriori, ma nel manoscritto il testo non presenta alcuna divisione in strofe; non è da escludere che il redattore avesse inteso la ballata come un racconto e che, quindi, l’avesse manipolata in alcuni punti. Il "Re Giovanni" della ballata è Giovanni Senza Terra, colui che, assieme all’antico Re anglosassone Etelredo lo Sconsigliato (Æþelræð Ræðlesse), viene considerato il peggior sovrano che l’Inghilterra abbia mai avuto. Sebbene in questa ballata (e in altri testi contemporanei ad essa, come ha dimostrato il Cornelius) Giovanni Senza Terra sia tenuto in buona considerazione, nella versione fornita al Percy per il suo in-folio (quasi identica a questa) l’ultimo verso della prima strofa è invertito: he did much wrong and maintained little right ("fece molto male e sostenne poco il diritto"), riportando così la figura alla pessima stima di cui di solito gode (non scordiamoci che la tradizione popolare lo rende contemporaneo di Robin Hood, che lo combatte aspramente per ripristinare sul trono il fratello Riccardo Cuor di Leone). La genealogia della seconda strofa è esatta dal punto di vista storico, ma è forse opera del copista.

KING JOHN AND THE BISHOP

I read in a story I can shew you anone 1 Of a noble prince they called King Jhon; Was borne in England a princ of great myght For he put downe wroynge and held vp ryght. King Rycherd the Fyrste was brother indead, And Henry the Therd dyd hym succead. This King, as the story sayth for certayntye, 2 Was greeued with the byshipe of Canterburye For his housekeepinge, and for his good cheare, And sent post for him as you shall heare. When the purseuant came to Canterburye 3 He found the bishop making full merye. The purseuant sayd, "Sire, God you saue;" And to the byshipe a letter he gaue Conteaninge this tenoure without leasing That he was accuseid vnto the King. The byshipe red therein awhille, 4 And unto himself sumthing he dyd smille, And sayd, "I perceaue without leasing That I ame accused vnto the King. "For my housekepinge and for my good cheare; 5 But I trust his grace wyll do me no deare, For to his grace I wysh it wear knowne I spend nothing but godes and mine owne." Then to the purseuant dyd he saye, 6 "Before his grace I wyll keepe my day." "Take ye purseuant, make him good cheare As loyng as it pleaseth it him to tary heare." The bishop when his day drew one 7 With a hundreth mene to the court is gone; When he came before the Kinges magestye He kneeled low downe vpon his knee. The Kynge sayd: "Byshope, welcom to me, 8 Thou shalt be tryed by questions thre Of treason agaynst my magestye." The bishop sayd, "I wishe it were knowne I spend nothinge but godes and myne owne." The King sayd, "Yu dost answer stoutlye, 9 Vnless yu canst soyle me questions thre Thy land and thy lyvinge shall remayne vnto me And thy head shalbe taken from thy body. "The fyrst question is: as I sit on my seate 10 With a croune of gould vpon my head, Amoynge my nobylyty in ioy and mirth, Tell me within one penny what I am worth. The second is: withoutten doubt 11 How sowne I may goe the woruld round aboute; And thou shalt shew me for most certayne How I may come to this same plac agayne. "The third question is: before thou stint 12 Thou shalt tell me what thing it is what I do thinck. And fourty dayes of libertye To answere before my magestye." The byship went not home streght forth, 13 But fyrst to Cambridge and Oxenforth; Of all the docters he craued ayd Thes questions had him soe much dismayd, But none ther in the vnyuersytye Was able to absolue thes questions thre. Then was he nether mery nor glad, 14 But homuard he went both pensive and sayd; When he came home to his owne place A sorrowfull mane God wot he was. His men cam fast about him than 15 When he sawe he was so heuy a man. Fyrst came in the sheppard the matter to know For he was the bishopes brother in lawe. And to the bishop fyrst he sayd, 16 "What makes your lorshipe so much dismaid? We maruell all to se you so sad That was wonte be among vs so mery and glad. "My Lord", quod he, "shew me your gref 17 And I trust in God to find some relef." The byshope sayd, "It wyl not preuaile To shew one vnlearned what I do ayle." "My Lord," quod he, "you haue red it 18 That a foule may teach a wysman wyt; Show me yore grife, my Lord, yf you wyll, Yf I doe you no good I shall doe you no ill." Th byship sayd than, "Without leasinge 19 I ame accused vnto the Kinge For my houskeeping certaynlye: And vnlese I cane soyll him questions thre My head must be taken from my body." "What be tho questions?" the shepperd dyd saye: 20 The byship shewd him without deleay. When he had shewed him the questions thre The shepperd laughed ful hartelye. "Lend me your apparell and men with me 21 And I wyll answer your questions thre." The bishepe to thim then dyd saye "Thou wylt thus cast vs both awaye." "Nay", sayd the sheppard, "take ye no care, 22 "I trust by my menes better shall we fare;" "Well," sayd the bishope, "goe take thy chance, And I myself wyll fle into France." The sheppard when his day drew one 23 With a hundred men to the Court is gone: When he came before the Kinges magestye He kneeled lowe doune vpon his kne. The King unto hym fyrst did saye, 24 "Thou hast done well to keep thy daye, Nowe yf thou canst soyll my questions thre Thi lyuinge shall remayn vnto the, And all so thy head shall pardened be." The sheppard sayd, "I wysh it were knowene 25 I spend nothing but godes and my owne; But yet my Ledg, yf it like your grac, You must showe me what your first question was." "The first question is: as I sit on my seat 26 With a crowne of gould vpon my head, Amoyng my nobylyty in ioy and mirthe, Tell me within on penny what I am worth." "That can I doe without any offenc: 27 I thinck you ware worth nine and .xx. pence; For Christ was sould for thyrtye truly And I think him a penny better than ye." "The second is: withouten doubt 28 How sowne I may goe the world round about; And thou shall showe me in wordes playne Howe I may come to this same place agayne." "When the sonne doth ryse, my Ledg, I saye, 29 You must keep him companye all the day, And when he doth sett you mus lykewyse Follw his course vntyll he doe ryse: "Soe you shall preue withouten doubt 30 That you haue gine the world round about, And lykewyse know for most certayne That you are com to this sam place agayne." "The third question is: before thou stint 31 Thou shalt tell me what thing it ys I do think." "That can I do, I sweare by Saynte Mary, You think I am bishop of Canterburye; Yet are you deceyved, I swear by Saynt John, I am but his shepard, he is busheppe at home." "If yt be trv," sayd the King, "that thu telles me 32 Thou shalt be the bishop, he shepard to the." "O my lyge," he sayd, "wish me none ill, I will never be bishop but agaynst my will; And to make me a bishop it were a fond deed For I can neyther wryte nor reede." "Well," sayd the King, "thou needes not to feare, 33 I geve the one hundreth poundes by yeare, And pardon for thy brother and the." The shepard thanked him low on his kne And hied him home into his contrye. When he came home to his brothers place 34 A verie gladd man the bysheope was, And sayd, "Brother, welcome home hertelye, How haue you spedd, I pray you, tell me." "I sped with the King, as you shall heare, 35 He hath geven me one hundred poundes by yeare, And pardon here hath sent unto the, And I thanked his grace full lowe on my kne. "And nowe I will neyther crouch nor creepe, 36 ´Nor longer meane I to kepe your sheepe." The bysheope sayd, "Thou hast wonne my hart, From this my house thou shalt not depart. "And fiftye poundes by yeare I geue the, 37 And my cheifest gentleman shalt thu be; Not many shepardes in this contrye Could thus have answered these questions thre." In many good workes thery lyves they did passe, 38 And served God as theyr duty was; I end besechinge God of his grace To grant us in heaven a resting place.

RE GIOVANNI E IL VESCOVO

Ho letto in una storia che vi mostro subito 1 D’un nobile principe chiamato Re Giovanni; Nacque in Inghilterra, principe assai potente Perché abbattè il male e sostenne il diritto. Re Riccardo I era davvero suo fratello E gli successi Re Enrico III. Questo Re, come la storia dà per sicuro, 2 Era invidioso del vescovo di Canterbury Per la sua bella casa e per la buona cucina E gli mandò un messaggio, come or sentirete. Quando il messaggero arrivò a Canterbury 3 Trovò il Vescovo che faceva una festa; Disse il messaggero, "Eminenza, Dio vi salvi!" Quindi al Vescovo consegnò una lettera Contenente senz’altro queste parole: Che era accusato al cospetto del Re. Il Vescovo la lesse per un poco 4 E fra sé e sé fece un sorrisetto; Poi disse, "Vedo indubbiamente Che sono accusato al cospetto del re Per la mia bella casa e per la buona cucina; 5 Ma ho fiducia che Sua Maestà non mi farà nulla E vorrei anche che Sua Maestà sapesse Che non spendo altri soldi che i miei." Disse quindi al messaggero: 6 "Arriverò puntuale da Sua Maestà; Occupatevi del messaggero e trattatelo bene Per tutto il tempo che vorrà restare qui." Quando giunse il giorno, il Vescovo 7 Andò a corte con cento uomini, E quando fu al cospetto di Sua Maestà Si gettò in ginocchio davanti a lui. Disse il Re: "Sii il benvenuto, Vescovo, 8 Sarai processato con tre domande Per tradimento di lesa maestà." Disse il Vescovo: "Vorrei si sapesse Che non spendo altri soldi che i miei." Disse il Re: "Che risposta audace! 9 Ma se non mi rispondi a queste tre domande Le tue terre e il tuo appannaggio saranno miei E a te, invece, sarà tagliata la testa." "La prima domanda: quando son sul trono 10 Con una corona d’oro in testa, Tra i miei nobili, fra la gioia e l’allegria, Devi dirmi quanto valgo, fino all’ultimo soldo. "La seconda domanda: senza incertezza, 11 Quanto mi ci vorrebbe a fare il giro del mondo; Mi devi dimostrare con sicurezza Come fo a ritornare in questo stesso posto. "La terza domanda: prima che tu vada via 12 Devi dirmi che cosa sto pensando: Hai quaranta giorni di tempo Per risponder davanti alla Mia Maestà." Il Vescovo non tornò subito a casa 13 Ma andò prima a Oxford e a Cambridge; Chiese aiuto a tutti quanti i dottori Tanto quelle domande l’avevan meravigliato, Ma nessuno in quelle università Poté dargli le tre soluzioni. Così non era certo contento né felice 14 Ma se n’andò a casa triste e preoccupato; Quando finalmente fu a casa Dio solo sa quanta pena aveva in cuore. Tutti i suoi uomini gli andarono incontro 15 Quando videro che era tanto abbattuto; Primo di tutti il suo pecoraio, ch’era suo cognato, Per saper che cosa gli fosse accaduto. Al Vescovo chiese immediatamente: 16 "Cos’è che preoccupa tanto Sua Eminenza? Siamo tutti preoccupati di vederVi così triste, Voi, ch’eravate fra di noi così felice e contento. "Mio signore, rendetemi partecipe della Vostra pena 17 E, se Dio vuole, cercherò di trovarvi rimedio." Disse il Vescovo: "Non servirebbe a niente Dire a un incolto che cos’è che m’affligge." "Signore", disse l’altro", "avrete certo letto 18 Che a volte uno stolto può insegnare a un sapiente; Ditemi tutto, mio Signore, ve ne prego, Se non farò del bene, certo non farò neanche del male." Disse il Vescovo: "Devi sapere senz’altro 19 Che sono accusato al cospetto del Re, Di certo per la mia bella casa; Se non gli rispondo a tre domande Mi farà decapitare." "E quali sono ‘ste domande?", chiese il pecoraio, 20 E il Vescovo gliele disse immediatamente; E quando gli ebbe detto le tre domande Il pecoraio si mise a ridere a crepapelle: "Datemi i Vostri parati e i Vostri uomini 21 E io risponderò a quelle tre domande." Il Vescovo gli disse allora: "A questo modo Ci mandi alla malora tutti e due." "No," disse il pecoraio, "non preoccupatevi, 22 Credo anzi che coi miei mezzi andrà meglio." "Bene," disse il Vescovo, "va’ e buona fortuna; Quanto a me, io me ne scappo in Francia." Il pecoraio, quando venne il giorno, 23 Si recò a Corte con cento uomini; Quando fu davanti a Sua Maestà il Re Si gettò in ginocchio al suo cospetto. Per prima cosa il Re gli disse: 24 "Hai fatto bene a onorare il tuo impegno; Se ora risponderai alle tre domande Le tue rendite rimarranno a te E sarai graziato della testa." Disse il pecoraio: "Vorrei si sapesse 25 Che non spendo altri soldi che i miei; Ma tuttavia, mio Sire, se così Vi piaccia, Vi prego di dirmi qual é la prima domanda." "La prima domanda è: quando io sono in trono 26 Con la corona, in mezzo ai miei nobili, In mezzo alla gioia e all’allegria, Mi devi dire quel che valgo fino all’ultimo soldo." "Ve lo dico senza paura d’offendervi: 27 Credo che Voi valiate ventinove soldi. Nostro Signore, infatti, fu venduto per trenta E credo che Egli valga un soldo più di Voi." "La seconda è: senza incertezza, 28 Quanto mi ci vorrebbe a far il giro del mondo? Me lo devi dire con parole chiare: Come fo a ritornare in questo stesso posto?" "Quando s’alza il sole, mio Sire, dico 29 Che dovete stare insieme a lui tutto il giorno; Poi, quando tramonta, seguitelo alcora Fino a che non si alzerà di nuovo; Così, senza dubbio, sarà provato 30 Che avete fatto il giro del mondo, E, sempre senza dubbio, sarà certo D’esser tornato in questo stesso posto." "La terza domanda è: prima che tu vada via, 31 Devi dirmi che cos’è che sto pensando." "Ve lo dirò, lo giuro per la Madonna: State pensando che sono l’Arcivescovo di Canterbury, Ma, per San Giovanni, di certo v’ingannate: Il Vescovo è a casa e io sono il suo pecoraio." Disse il Re: "Se è vero quel che mi stai dicendo, 32 Tu sarai Arcivescovo e lui il tuo pecoraio." "Mio Sire", disse lui, "non abbiatevene a male; Io non sarò mai Vescovo contro la mia volontà; Farmi Arcivescovo sarebbe una cosa da ridere, Dato che non so né leggere, né scrivere." "Bene," disse il Re, "non aver paura, 33 Ché ti darò una rendita di cento sterline all’anno E il perdono per tuo cognato e per te." Il pecoraio si gettò in ginocchio e lo ringraziò E si precipitò a casa, al suo paese. Quando arrivò a casa di suo cognato 34 Il Vescovo ne fu assai contento, e disse: "Bentornato di cuore a casa, fratello mio; Su, ora dimmi com’è andata." "È andata bene col Re, ma te lo dirò dopo; 35 M’ha dato una rendita di cento sterline all’anno, Ti manda il suo perdono E io l’ho ringraziato gettandomi in ginocchio. "Ora non voglio più umiliarmi né strisciare 36 E smetterla di fare il pecoraio." Disse il Vescovo: "Ti sei guadagnato il mio cuore E questa casa non la lascerai mai più. "Ti darò cinquanta sterline all’anno 37 E sarai il mio primo attendente; Non ci son molti pecorai in questo paese Che avrebbero risposto a quelle tre domande." Passarono la vita a far del bene, 38 Serviron Dio com’era loro dovere; Finisco e prego Iddio della Sua grazia E d’accordarci un buon riposo in Paradiso.


(39) TAM LIN Tam Lin

Poche ballate testimoniano credenze tanto antiche quanto quelle contenute in Tam Lin; credenze talmente oscure, che, crediamo, sia necessario un riassunto esplicativo di tutta la ballata. L'azione si svolge nella piana sacrale di Carterhaugh, dove il cantore consiglia alle fanciulle di non andare a rischio di perdere la propria maidenhead. Sembra che Janet, invece, non aspetti altro che perderla: si presenta a Carterhaugh con una specie di minigonna ante litteram e coglie una rosa, un fiore tradizionalmente sotto la giurisdizione degli Elfi e delle fate. Questa non grave provocazione le fa ottenere un colloquio con l’elfo Tam Lin; a questo punto la ballata si fa di proposito vaga (dopo la strofa 7), ma è evidente che i due fanno l’amore e Janet rimane incinta. La ragazza vuole naturalmente che suo figlio abbia un padre, e Tam Lin non è meno ansioso di ritornare nel mondo degli umani, dal quale veniamo a sapere che era stato rapito. Ogni sette anni, infatti, gli Elfi devono pagare un tributo alle divinità infernali: un Elfo bene in carne che dovrà essere sacrificato (chiara reminiscenza di antichi sacrifici umani). Per salvare uno di loro, gli Elfi, di solito, consegnano ai Dèmoni un mortale che hanno rapito. Essendo "ben pasciuto", Tam Lin teme di essere la vittima designata; per disincantare il suo amante, Janet deve allora eseguire tutta una serie di atti rituali: tirarlo giù da cavallo mentre cavalca fra la truppa degli Elfi e tenerlo ben stretto mentre egli assume differenti aspetti ripugnanti (si ricordi che Peleo ottenne Teti, la madre di Achille, in modo analogo, ovvero con una specie di lotta libera; una leggenda famosissima in ogni luogo, come testimoniato dal comune verbo spagnolo pelear "lottare"). Un bagno purificatore completa e sancisce la redenzione di Tam Lin; adesso è tornato un essere umano, può far da padre a suo figlio e godersi quanto vuole la bella, intraprendente e coraggiosa Janet. L'ultima strofa ha bisogno ancora d’un paio di parole di spiegazione. Non è per vendetta che la Regina delle Fate avrebbe voluto strappare gli occhi di Tam Lin e mettergliene due di legno; non avendo preso prima tale precauzione, ha permesso a Tam Lin di ritornare tra i mortali con tutti i segreti del paese degli Elfi e del fairyland. Il testo che qui presentiamo è stato fornito da un personaggio di eccezione: il grande poeta scozzese Robert Burns, che lo consegnò a James Johnson nel 1787 per il suo Scots Musical Museum (Ms. Hastie, ff. 117-120r). Per la notevole bellezza della ballata e per la sua autentica perfezione formale, è altamente probabile che il Burns stesso vi abbia messo mano.

TAM LIN

O I forbid you, maidens a', 1 That wear gowd on your hair To come or gae by Carterhaugh For young Tam Lin is there. There's nane that gaes by Carterhaugh 2 Bit they leave him a wad, Either their rings, or green mantles, Or else their maidenhead. Janet has kilted her green kirtle 3 A little aboon her knee, And she has broded her yellow hair A little aboon her bree, And she's awa' to Carterhaugh As fast as he can hie. When she Came to Carterhaugh 4 Tam Lin was at the well, And ther she fand his steed standing Bit away was himsel. She hadna pu'd a double rose, 5 A rose bit only twa, Till up the started young Tam Lin, Says, "Lady, thou's pu' nae mae. Why pu's thou the rose, Janet? 6 And why breaks thou the wand? Or why comes thou to Carterhaugh Withoutten my command?" "Carterhaugh, it is my ain, 7 My daddie gave it me; I'll come and gang by Carterhaugh And ask nae leave at thee." Janet has kilted her green kirtle 8 A little aboon her knee, And she has broded her yellow hair A little aboon her bree, And she's awa' to her father's ha' As fast as he can hie. Four and twenty ladies fair 9 Were playin at the ba', And out then cam the fair Janet, Ance the flower among them a'. Four and twenty ladies fair 10 Were playin at the chess, And out then cam the fair Janet As green as onie glass. Out then spak an auld grey knight, 11 Lay o'er the castle wa', And says, "Alas fair Janet, for thee Bit we'll be blamed a'." "Haud your tongue, ye auld fac'd knight, 12 Some ill death may ye die! Father my bairn on whom I will I'll father nane on thee." Out then spak her father deir 13 And he spak meek and mild; "And ever alas, sweet Janet", he says, "I think thou gae wi' child." "If that I gae wi' child, father, 14 Mysel maun bear the blame; There's neer a laird about your ha' Shall get the bairnis name. If my love were an earthly knight, 15 As he's an elfin grey, I wadna gie my ain true-love For nae lord that ye hae. The steed that my true-love rides on 16 Is lighter than the wind; Wi' siller he is shod before, Wi' burning gowd behind." Janet has kilted her green kirtle 17 A little aboon her knee, And she has broded her yellow hair A little aboon her bree, And she's awa' to Carterhaugh As fast as he can hie. When she cam to Carterhaugh 18 Tam Lin was at the well, And there she fand his steed standing, Bit away was himsel. She hadna pu'd a double rose, 19 A rose bit only twa, Till up then started young Tam Lin, Says, "Lady, thou's pu' nae mae. Why pu's thou the rose, Janet, 20 Amang the groves saw green, And a' to kill the bonnie babe That we gat us between?" "O tell me, tell me, Tam Lin", she says, 21 "For's sake that died on tree, If eer ye was in holy chapel Or Christendom did see?" "Roxbrugh he was my grandfather, 22 Took me with him to bide, And ance it fell upon a day That wae did me betide. "And ance it fell upon a day, 23 A cauld day and a snell, When we were frae the hunting come That frae my horse I fell; The Queen o' Fairies she caught me In yon green hill to dwell. "And pleasant is the fairy land 24 Bit, an eerie tale to tell, Ay at the end of seven years We pay a tiend to hell; I am sae fair and fu' o flesh, I'm feard it be mysel. "Bit the night is Halloween, lady, 25 The morn is Hallowday; Then win me, win me, an ye will, For weel I wat ye may. "Just at the mirk and midnight hour 26 The fairy folk will ride, And they that wad their true-love win At Miles Cross they maun bide." "Bit how shall I thee ken, Tam Lin, 27 Or how my true-love know Amang sae mony unco knights The like I never saw?" "O first let pass the black, lady, 28 And syne let pass the brown, Bit quickly run to the milk-white steed, Pu' ye his rider down. "For I'll ride on the milk-white steed 29 And ay nairest the town; Because I was an earthly knight They gie me that renown. "My right hand will be glov'd, lady, 30 My left hand will be bare; Cockt up shall my bonnet be And kaimd down shall my hair, An thae's the takens I gie thee Nae doubt I will be there. "They'll turn me in your arms, lady, 31 Into an esk and adder; Bit hold me fast, and fear me not, I am your bairnis father. "They'll turn me to a bear sae grim, 32 And then a lion bold; Bit hold me fast, and fear me not, I'll do to you nae harm. "Again they'll turn me in your arms 33 To a red hot gaud of airn; Bit hold me fast, and fear me not, I'll do to you nae harm. "And las they'll turn me in your arms 34 Into the burning gleed; Then throw me into well water O throw me in wi' speed. "And then I'll be your ain true-love, 35 I'll turn a naked knight; Then cover me wi' your green mantle And cover me out o' sight." Gloomy, gloomy was the night 36 And eerie was the way, As fair Jenny in her green mantle To Miles Cross did gae. About the middle o' the night 37 She heard the bridles ring; This lady was as glad at that As any earthly thing. First she let the black pass by 38 And syne she let the brown; Bit quickly she ran to the milk-white steed And pu'd the rider down. Sae weel she minded what he did say, 39 And young Tam Lin did win; Syne cover'd him wi' her green mantle As blythe's a bird in spring. Out then spak the Queen o' Fairies, 40 Out of a bush o' broom: "Them that has gotten young Tam Lin Has gotten a stately groom." Out then spak the Queen o' Fairies, 41 And an angry woman was she: "Shame betide her ill far'd face And an ill death may she die, For she's tae awa' the boniest knight In a' my companie. "Bit had I kend, Tam Lin", she says, 42 "What now this night I see, I wad hae taen out thy twa grey een, And put in twa een o' tree."

TAM LIN

Oh, vi proibisco, fanciulle 1 Che ornate i capelli d'oro Di andare a Carterhaugh, Ché là c'è il giovane Tam Lin. Nessuna va a Carterhaugh 2 Se non gli lascia un pegno, I propri anelli, verdi mantelli O la propria verginità. Janet si tirò su la gonna verde 3 Un po' sopra il ginocchio E legò i capelli biondi Un po' sopra la fronte, Ed è andata a Carterhaugh Il più veloce che ha potuto. Quando giunse a Carterhaugh 4 Tam Lin era alla fonte; Là trovò il suo destriero Ma lui non si vedeva. Aveva colto due rose, 5 Non una, ma solo due, Che giunse il giovane Tam Lin E disse, "Signora, non lo far più. "Perché cogli la rosa, Janet, 6 Perché le spezzi lo stelo? E perché vieni a Carterhaugh Senza il mio permesso?" "Carterhaugh è mia, 7 Mio padre me l'ha data; Io verrò a Carterhaugh E non ti chiederò d'andar via." Janet si tirò su la gonna verde 8 Un po' sopra il ginocchio E legò i capelli biondi Un po' sopra la fronte, È tornata al castello paterno Il più veloce che ha potuto. Ventiquattro belle dame 9 Danzavano ad un ballo; Arrivò la bella Janet, Di loro tutte il fiore. Ventiquattro belle dame 10 Giocavano agli scacchi; Arrivò la bella Janet, In verde come l'ambra. Parlò allora un vecchio e grigio cavaliere 11 Che stava alle mura del castello: "Bella Janet, bada a quel che fai, O tutti ne avranno biasimo." "Bada tu a quel che dici, vecchio cavaliere, 12 Tu possa morire di mala morte! È il padre di mio figlio che io voglio, Da te non avrò nessun figlio." Parlò allora il suo amato padre, 13 Parlò mite e dolcemente: "Fai attenzione, dolce Janet", disse, "Credo che tu aspetti un figlio." "Se aspetto un bambino, padre, 14 Io sola ne avrò vergogna; Nessun signore della tua corte Darà il suo nome a mio figlio." "Se il mio amore fosse un cavaliere mortale 15 - Mentre invece è un elfo grigio - Non cambiere lo stesso il mio innamorato Con nessun signore della tua corte. "Il destriero del mio amore 16 È più leggero del vento; Davanti ha zoccoli d'argento, Dietro li ha d'oro lucente." Janet si tirò su la gonna verde 17 Un po' sopra il ginocchio E legò i capelli biondi Un po' sopra la fronte, Ed è andata a Carterhaugh Il più veloce che ha potuto. Quando giunse a Carterhaugh 18 Tam Lin era alla fonte; Là trovò il suo destriero Ma lui non si vedeva. Aveva colto due rose, 19 Non una, ma solo due, Che giunse il giovane Tam Lin E disse, "Signora, non lo far più. "Perché cogli la rosa, Janet, 20 Tra i boschetti verdi, E vuoi uccidere il bel bambino Che io e te abbiamo avuto?" "Dimmi, dimmi, Tam Lin", disse, 21 "Per l'anima dei morti nel bosco, Se sei mai stato in chiesa E hai visto mai dei Cristiani." "Roxbrugh era mio nonno, 22 M'ordinò d'andare con lui; E così un giorno accadde Che mi colse la sventura. E così un giorno accadde, 23 Un giorno gelido e freddo Che io caddi da cavallo Al ritorno dalla caccia; La Regina delle Fate mi catturò Portandomi su quel verde colle. "Bello è il Paese delle Fate 24 Ma, cosa brutta a dirsi, Alla fine di ogni sette anni Dobbiamo un pegno all'Inferno; Son così bello e in carne Che ho paura d'essere io. Ma, Signora, è la notte d'Ognissanti, 25 E domani è il giorno dei Morti; Prendimi, allora, e mi avrai Perché io ti voglio bene. "Proprio alla buia mezzanotte 26 Le Fate andranno a cavalcare, E quelle che voglion trovare l'amore Devono andare a Miles Cross." "Ma come ti riconoscerò, Tam Lin, 27 E tu, come mi riconoscerai, Fra tranti strani cavalieri Di cui mai vidi l'eguale?" "Fai passare prima il nero 28 E fai passare quello bruno; Va' veloce al destriero bianco E butta giù il suo cavaliere. "Io sarò sul destriero bianco, 29 Sarò vicino alla città; Ero un cavaliere mortale E mi han dato questo privilegio. "Avrò un guanto alla mano destra, 30 La sinistra sarà nuda; Il mio berretto sarà alzato E i miei capelli legati giù. Io ti do questi segni E certamente ci sarò. "Mi trasformeranno tra le tue braccia 31 In una vipera mordace; Ma tienmi stretto, e non temere, Io sono il padre di tuo figlio. "Mi trasformeranno in un orso feroce 32 E poi in un fiero leone; Ma tienmi stretto, e non temere, Ché non ti farò alcun male. "Mi trasformeranno tra le tue braccia 33 In una sbarra di ferro rovente; Ma tienmi stretto, e non temere, Se vuoi bene a tuo figlio. "Infine mi trasformeranno 34 In dei carboni ardenti; Allora buttami nel pozzo, Bùttamici alla svelta. "Allora sarò il tuo amore, 35 Diventerò un nudo cavaliere; Coprimi col tuo mantello E nascondimi alla vista." Scura, scura era la notte 36 Scura, scura era la strada; La bella Janet col verde mantello Se n'è andata a Miles Cross. Verso il mezzo della notte 37 Udì le redini schioccare; La dama ne fu assai contenta Più d'ogni altra cosa al mondo. Prima fece passare il nero, 38 Poi fece passare il bruno; Poi corse veloce al destriero bianco E ne butto giù il cavaliere. Ben ricordava quel che lui aveva detto 39 Ed ebbe il giovane Tam Lin; Poi lo coprì col suo verde mantello Contenta come un uccello in primavera. Parlò allora la Regina delle Fate 40 Da un cespuglio di ginestra: "Colei che s'è presa il giovane Tam Lin S'è presa un bello sposo." Allora parlò la Regina delle Fate 41 Ed era arrabbiata davvero: "Sventura colga quella maledetta E possa morire di mala morte. Ché s'è presa il più bel cavaliere Di tutta la mia compagnia. "Ma se avessi saputo, Tam Lin", disse, 42 "Quello che vedo stanotte, T'avrei cavato i tuoi due occhi verdi E te ne avrei messi due di legno."

(113) THE GREAT SILKIE OF SULE SKERRIE Il grande Uomo-foca di Sule Skerrie

Nel folklore degli arcipelaghi all'estremo nord della Scozia, le Orcadi e le Ebridi, le foche hanno un ruolo importante, specialmente per quanto riguarda le numerose storie che hanno come protagonisti i silkies o "uomini-foca" (il termine stesso è un diminutivo del termine sile, sule [inglese seal "foca"]). I silkies sono delle creature fatate che usualmente abitano nelle profondità marine, ma che talvolta salgono in terraferma dopo essersi sbarazzate delle loro pelli di foca, assumendo sembianze umane. Così è anche il protagonista della nostra storia (Sule [o Shule] Skerrie è una piccola isola delle Orcadi occidentali, il cui nome significa "Isolotto delle Foche"- Skerrie è connesso con un antico termine per "isola" che si ritrova ancora nello svedese skär-gård "arcipelago", lett. "giardino di isole"), il cupo uomo-foca che, passando per un uomo normale, ha affidato suo figlio alla madre, una donna mortale o "nutrice terrestre" (eartly nourris), e torna poi per riprenderselo (non senza pagare alla madre-balia una ricompensa). Molte famiglie delle isole scozzesi fanno risalire la loro origine agli uomini-foca e, a causa di un evidente tabù totemico, si rifiutano di mangiare carne di foca o di usarne il grasso. Malgrado il finale della ballata possa apparire un artificio letterario, gli abitanti delle Orcadi sono convinti che la profezia contenuta nella strofa di chiusura si avvererà, dato che i silkies si distinguono, tra le altre cose, per il loro potere di predire il futuro. Il nostro testo proviene dai Proceedings della Society of Antiquaries of Scotland, I (1852), 86. La ballata è stata udita cantare su due melodie, considerate tra le più belle conosciute. Alla versione raccolta alla fine del secolo scorso dal Fergusson (e riportata in Rambling Stretches in the Far North, 1883, p. 140) si adatta quella trascritta nelle isole Orcadi dal prof. Otto Andersson di Helsinki nel 1938 ed arrangiata da Francis Collinson (pubblicata in Budkavlen, XXVI [1947]), mentre il nostro testo utilizza una variante leggermente diversa e più lenta, scelta anche da Joan Baez per la sua interpretazione arrangiata (in The Joan Baez Ballad Book, I, intitolata semplicemente Silkie).

THE GREAT SILKIE OF SULE SKERRIE

An eartly nourris sits and sings 1 And aye she sings, "Ba lily wean! Little ken I my bairnis father, Far less the land that he staps in." Then ane arose at her bed-fit 2 An’ a grumly guest I'm sure was he: "Here am I, thy bairnis father Altho that I be not comelie. "I am a man upo the lan, 3 I am a silkie in the sea; An when I'm far an far frae lan My dwelling is in Sule Skerrie." "It was na weel", quo the maiden fair, 4 "It was na weel, indeed", quo she, "That the Great Silkie of Sule Skerrie Suld hae come and aught a bairn to me." Now he has taen a purse of goud, 5 And he has pat it upo her knee Sayin, "Gie to me my little young son An’ tak thee up thy nourris-fee." "An’ it sall come to pass on a simmer’s day 6 When the sin shines het on evera stane, That I will tak my litle young son An’ teach him for to swim the faem. "An thu sall marry a proud gunner, 7 An’ a proud gunner I'm sure he'll be An’ the very first schot that ere he schoots He'll schoot baith my young son and me."

IL GRANDE UOMO-FOCA DI SULE SKERRIE

Una donna mortale siede e canta 1 E sempre canta, Dormi, piccolo giglio! Poco conosco il padre di mio figlio, Nè so la terra da dove viene. E allora venne uno ai piedi del letto 2 E un ospite terribile, son sicuro fosse: "Sono io il padre di tuo figlio, Anche se non posso piacerti molto. Qua sulla terra io sono un uomo, 3 Ma nel mare, sono un uomo-foca; E quando da terra sono lontano La mia dimora è l'Isola delle Foche." "Non è buona cosa", disse la ragazza, 4 "Non è davvero bene", lei disse, "Che l’ Uomo-foca di Sule Skerrie Sia venuto a prender mio figlio." E ora ha preso una borsa d'oro 5 E gliela ha messa sulle ginocchia E dice, "Ora dammi il mio bambino, E questo è per averlo allattato. E accadrà in un giorno d'estate, 6 Quando il sole splenderà su ogni scoglio Che verrò a prendere mio figlio E gli insegnerò a nuotare nella spuma del mare. Tu sposerai un valente cannoniere, 7 Son sicuro che sarà valente; Ed il primo colpo che lui sparerà Ucciderà sia mio figlio, che me."

(26 - 26e) THE THREE RAVENS and CORPUS CHRISTI I Tre Corvi e Corpus Christi

Queste due ballate, dall'atmosfera misteriosamente magica e ricca di fascino ed evocazioni sepolcrali, sono presentate insieme come esempio di un nucleo originario dal quale si sarebbero autonomamente sviluppate due diverse composizioni, mantenendo però le stesse linee di base. Corpus Christi proviene da un manoscritto redatto dall'erudito inglese Richard Hill nei primi anni del XVI secolo e, dal punto di vista formale, è una carol, il canto natalizio tradizionale di cui abbiamo proposto un bell'esempio con The Cherry Tree Carol (v.p.12); ma la sua atmosfera non è certamente "natalizia", sospesa com'è tra la sua cupa atmosfera e simbologie esoteriche che ci restano decisamtente oscure. Il testo di The Three Ravens proviene da una raccolta di canti redatta dal musicista seicentesco Arthur Ravenscroft, intitolata Melismata, Musicall Phansies (1611) e, assieme alle ballate riportate nelle opere di Thomas Deloney, presenta una delle più antiche notazioni originali di ballate tradizionali. La ballata mantiene fondamentalmente la stessa atmosfera magica, sebbene gli avvenimenti siano evocati più precisamente, tanto da farla apparire come una sorta di "antefatto" che meglio spiegherebbe il "flash evocativo" di Corpus Christi. La fonte di entrambe le ballate sembra poter essere un episodio di un romanzo medievale non meglio identificato, ma ricostruito attraverso la comparazione con altre simili fonti e con analoghe ballate danesi; altri pensano invece che gli episodi siano da ricollegarsi a delle leggende di origine celtica (quindi molto più antiche). Ciò detto, non resta che sottolineare l'estrema bellezza di entrambe le composizioni, certamente tra le più suggestive dell'intero corpus childiano.

THE THREE RAVENS

There were three Rauens sat on a tree, 1 Downe a downe, hay downe, hay downe, There were three Rauens sat on a tree, With a downe, There were three Rauens sat on a tree, They were as blacke as they might be, With a downe derrie, derrie, derrie, downe, downe The one of them said to his mate, 2 Where shall we our breakefast take? Downe in yonder greene field 3 There lies a Knight slain vnder his shield. His hounds they lie down at his feete, 4 So well they can their Master keepe. His Haukes they flie so eagerly, 5 There's no fowle dare him come nie. Downe there comes a fallow Doe, 6 As great with yong as she might goe. She lift vp his bloudy hed 7 And kist his wounds that were so red. She got him vp vpon her backe, 8 And carried him to earthen lake. She buried him before the prime, 9 She was dead her selfe ere euen-song time. God send euery gentleman 10 Such haukes, such hounds, and such a Leman.

I TRE CORVI

C'eran tre corvi appollaiati su un albero, 1 Giù, giù; giù il fieno, giù il fieno C'eran tre corvi appollaiati su un albero, E ancora giù C'eran tre corvi appollaiati su un albero, Ed eran neri come mai s'eran visti, E ancora giù, sempre giù, sempre giù Uno di loro disse al suo compagno: 2 "Dove andiamo oggi a far colazione?" "Laggiù giace, in quel verde campo, 3 Un cavaliere ucciso sotto il suo scudo. "I suoi cani gli stanno accucciati ai piedi 4 Ché voglion far ben la guardia al padrone. "E i suoi falconi volano con tanta forza 5 Che nessun uccello osa avvicinarsi." E allora venne giù una giovane daina 6 Correndo il più veloce che poteva, E sollevò la sua testa insanguinata 7 E gli baciò le ferite, che eran tanto rosse. Allora se lo mise sulla schiena 8 E lo portò ad una fossa di terra; Lo seppellì prima che fosse giorno, 9 Lei stessa era morta prima facesse sera. Dio mandi ad ogni gentiluomo 10 Dei falconi, dei cani e un'amante così.

CORPUS CHRISTI

Lully, lulley, lully,lulley, 1 The faucon hath borne my mak away. He bare hym up, he bare hym down, 2 He bare hym into an orchard brown. In that orchard there was a hall, 3 That was hanged with purple and pall. And in that hall there was a bede, 4 Hit was hanged with gold so rede. And in that bed ther lythe a knyght, 5 His wounde bledyng day and nyght. By that bedes side ther kneleth a may, 6 And she wepeth both night and day. And by that beddes side ther stondeth a ston, 7 Corpus Christi wretyn theron.

CORPUS CHRISTI

Lully, lulley, lully, lulley, 1 Il falco s'è portato via il mio compagno. L'ha portato in sù, l'ha portato in giù, 2 L'ha portato via, in un verde giardino. In quel giardino c'era una sala, 3 Con porpore e drappi appesi alle pareti, E in quella sala c'era un letto 4 Tenuto al muro da ganci d'oro. Ed in quel letto giace un cavaliere 5 Ferito, che sanguina notte e giorno; Al fianco del letto una fanciulla in ginocchio 6 Che piange per tutto il giorno e la notte. E accanto al letto c'è una pietra 7 Con sopra scritto: Il corpo di Cristo.

(79) THE WIFE OF USHER'S WELL La Dama di Usher's Well

Il dolore incontrollato dei vivi disturba il riposo dei defunti. E quale dolore più grande può esservi di quello di una madre per i propri figli morti da poco? Ma a volte ritornano; ed in questa lugubre, dolente ballata (ma dalla bella e dolcissima melodia) lo fanno non come esseri incorporei, bensì come veri e propri morti viventi in carne ed ossa, degli autentici révenants. Solamente i loro copricapi di legno di betulla (la betulla protegge gli spettri dall'influenza dei vivi) e l'essere costretti ad andarsene prima dell'alba fanno qui intendere che si tratta di visitatori spettrali. Il nostro testo settecentesco, riportato da Sir Walter Scott nel suo celeberrimo Minstrelsy of the Scottish Border (II, 111), è stato spesso, e a ragione, lodato; particolarmente commovente è l'ultimo verso, dove si accenna al fatto che uno dei figli ha lasciato non solo una madre, ma anche una fidanzata. Come (quasi) sempre avviene quando c’è di mezzo Sir Walter Scott, però, è lecito sospettare che il grande letterato sia intervenuto sul testo. Un altro testo dello Shropshire avvolge le superstizioni pagane con un untuoso strato di fede cristiana, mentre una versione americana (dove, come sempre, si tende all’estrema razionalizzazione), proveniente dalla North Carolina, fa apparire tutta la vicenda come un sogno e sopprime quindi totalmente l'elemento soprannaturale. Una peculiarità di molte versioni americane è rappresentata da un paio di strofe, nelle quali uno dei figli rimprovera la madre, mentre sta facendo il letto e preparando la tavola, per il suo eccessivo orgoglio, e la invita ad una minore attenzione alle vanità mondane; si noti ancora che in America i "figli" delle versioni più antiche sono diventati dei bambini. Il fatto che la ballata sia stata nota in America potrebbe dar luogo ad una suggestiva ipotesi, ovvero che Poe la conoscesse e ne avesse utilizzato perlomeno il titolo per il suo famoso racconto The Fall of Usher’s House ("La rovina della casa degli Usher"); ma si tratta, appunto, solo di un’ipotesi. Non la conosceva quasi certamente Dino Buzzati, ma la vicenda del suo bel racconto Il Mantello è praticamente identica. La ballata è stata incisa, fra gli altri, dall’artista scozzese Robin Laing che ne ha dato una bella interpretazione nell’album Imaginary Lines.

THE WIFE OF USHER'S WELL

There lived a wife at Usher’s Well, 1 And an wealthy wife was she; She had three stout and stalwart sons An sent them o'er the sea. They hadna been a week from her 2 A week but barely ane, Whan word came to the carline wife That her three sons were gane. They hadna been a week from her 3 A week but barely three, Whan word came to the carline wife That her sons she'd never see. "I wish the wind may never cease, 4 Nor fashes in the flood, Till my three sons come hame to me In earthly flesh an blood." It fell about the Martinmas, 5 Whan nights are lang and mirk, The carline wife’s three sons came hame And their hats were o' the birk. It neither grew in syke nor ditch, 6 Nor yet in ony sheugh; But at the gates o’ Paradise That birk grew fair enough. 'Blow up the fire, my maidens! 7 Bring water from the well! For a’ my house shall feast this night, Since my three sons are well.' And she has made to them a bed, 8 She's made it large an wide, An she's ta’en her mantle her about, Sat down at the bed-side. Up then crew the red, red cock, 9 An up and crew the gray; The eldest to the youngest said, " 'tis tyme we were away." The cock he hadna craw’d but once, 10 An clapp’d his wings at a’, Whan the youngest to the eldest said, "Brother, we must awa’." "The cock doth craw, the day doth daw, 11 The channerin’ worm doth chide; Gin we be mist out o' our place, A sair pain we maun bide. Far ye weel, my mother dear, 12 Fareweel to barn and byre! An fare ye weel, the bonny lass That kindles my mother’s fire!"

LA DAMA DI USHER'S WELL

C'era una dama a Usher's Well, 1 Era una dama assai ricca; Aveva tre figli forti e gagliardi E li mandò per mare. Non passò che una settimana, 2 Una settimana, appena una Che dissero alla dama di campagna Che i suoi figli erano morti. Non passò che una settimana, 3 Una settimana, appena una, Che dissero alla dama di campagna Che i suoi figli mai li avrebbe rivisti. "Vorrei che il vento mai ristesse, 4 Nè le tempeste sopra il mare, Finché i miei figli non torneranno Col loro sangue e la loro carne." Fu nell'estate di San Martino, 5 Quando le notti son lunghe e oscure Che i suoi figli tornarono a casa Con copricapi di betulla. Non cresceva nè in gore, nè in fossi 6 E neppure nei canali; Ma alle porte del Paradiso La betulla stupenda cresceva. "Ancelle, accendete il fuoco! 7 Portate acqua dal pozzo! Stasera la casa è in festa, Ché i miei figli son sani e salvi." E ha rifatto loro il letto, 8 L'ha rifatto ampio e largo E si è messa una mantella Sedendo di fianco al letto. Cantò il rosso, rosso gallo 9 Poi cantò la cornacchia; Il maggiore disse al minore: "Ora è tempo d'andare via." Il gallo cantò una volta, 10 Appena battè le ali, E il minore disse al maggiore: "Fratello, dobbiamo andare." "Il gallo canta, il giorno nasce 11 Ed il lombrico sta mugolando; Noi dobbiamo andare via E ti daremo gran pena." "Addio, mia cara madre, 12 Addio al granaio e alla stalla! E addio a te, bella fanciulla Che accendi il fuoco di mia madre!"


(61) SIR CAWLINE Sir Cawline (Sir Colin)

Sir Cawline (o Sir Colin) è un testo frammentario, ottenuto dal Child collazionando il testo proveniente dal ms. Harris di Harvard con la versione data data dal Percy. Il Child specifica che si tratta solo di una "ricostruzione imperfetta" (an imperfect recollection) della versione -probabilmente rimaneggiata- presente nelle Reliques; un importante contributo alla questione è stato dato dal Bronson (II, 37-38). Sebbene il testo sia in alcuni punti non chiaro, la vicenda della ballata sembra comunque riportare ad un’epoca assai lontana. Sir Cawline è innamorato perdutamete della bella principessa Janet, la quale, però, è legata magicamente ad una misteriosa figura di stregone o sciamano (che, da quanto appare nella strofa 16, potrebbe essere suo padre stesso e, quindi, sarebbe sottinteso anche un legame incestuoso), che, nottetempo, la tiene con sé su una magica collina (il cui nome, Orlange Hill, sembra provenire da un termine gaelico dal significato di "incantato, fatato" o "frequentato dai fantasmi"). La Principessa non potrà sposare Sir Cawline finché non sarà stata liberata da questo legame soprannaturale; chiunque, infatti, si sia avvicinato alla Collina di Orlange, non ne è tornato vivo. Siamo in una notte buia e tempestosa quando Sir Colin si reca alla Collina per ingaggiar battaglia con il misterioso stregone; ha partita vinta, ma è la ragazza stessa che lo ferma (temendo forse una maledizione infernale ?). La scena della battaglia sulla Collina e la stessa simbologia (il cespuglio di spine e, soprattutto, la bacchetta magica donata dalla bella Janet a Sir Cawline) fa supporre che lo stregone abbia trasferito alla principessa una serie di poteri soprannaturali.

SIR CAWLINE

The king luikit owre his castle wa’ 1 To his nobles ane an’ a’, Says, Whare is it him Sir Colin, I dinna see him amang you a’? Up it spak an eldern knicht, 2 Aye an’ even up spak he: Sir Colin’s sick for your dochter Janet, He’s very sick an’ like to dee. Win up, win up, my dochter Janet, 3 I wat ye are a match most fine; Tak the baken bread an’ wine sae ried An’ to Sir Colin ye maun gieng. Up she rase, that fair Janet, 4 An’ I wat weel she was na sweer; An’ up they rase, her merrie maries, An’ they said a’ they wad gae wi’ her. No, no, said fair Janet, 5 No, no such thing can be; For a thrang to gae to a sick man’s bour I think it wald be great folie. How is my knicht, all last knicht? 6 Very sick an’ like to dee; But if I had a kiss o’ your sweet lips I wald lie nae langer here. She leant her doon on his bed-side, 7 I wat she gae him kisses three; But wi’ sighen said that fair Janet, As for your bride, I daurna be; Unless you watch the Orlange hill, 8 An’ at that hill there grows a thorn; There ne’er cam a liven man frae it Sin’ the first nicht that I was born. Oh I will watch the Orlange hill 9 Though I waur thinkin to be slain; But I will gie you some love tokens In case we never meet again. He gae her rings to her fingers, 10 Sae did he ribbons to her hair; He gae her a broach to her briest-bane For fear that they sud ne’er met mair. She put her hand in her pocket, 11 An’ she took out a lang, lang wand: As lang ’s ony man this wand sall keep There sall not a drap o’ his blude be drawn. When e’en was come an’ e’en-bells rung, 12 An’ a’ man boun for bed, There beheld him Sir Colin, Fast to the Orlange hill he rade. The wind blew trees oot at the rutes, 13 Sae did it auld castles doon; ’Twas eneuch to fricht ony Christian knicht To be sae far frae ony toon. He rade up, sae did he doon, 14 He rade even through the loan, Till he spied a knicht wi’ a ladie bricht, Wi’ a bent bow intil his han’. She cried afar ere she cam naur, 15 I warn ye, kind sir, I rede ye flee; That for the love you bear to me I warn ye, kind sir, that ye flee. They faucht up, sae did they doon, 16 They faucht even through the loan, Till he cut aff the king’s richt han’, Was set aboot wi’ chains o’ goud. Haud your hand now, Sir Colin, 17 I wat you’ve dung my love richt sair; Noo for the love ye bear to me See that ye ding my love nae mair. He wooed, he wooed that fair Janet, 18 He wooed her and he brocht her hame; He wooed, he wooed that fair Janet An’ ca’d her Dear-Coft till her name.

SIR COLIN

Il Re guardava i suoi nobili, 1 Tutti quanti dalle mura del castello: Chiese, "Ma dov’è Sir Colin, Ché non lo vedo in mezzo a voi?" S’alzò a parlare un vecchio cavaliere, 2 E s’alzò per parlare fieramente: "Sir Colin è malato d’amore Per Vostra figlia, e sta per morire" "Forza, forza, figlia mia, Janet, 3 Siete una coppia davvero bella; Prendi il pane ed il vino rosso E devi andare da Sir Colin." S’alzò allora la bella Janet, 4 Certo non era riluttante; S’alzaron anche le belle ancelle, Volevan tutte andare con lei. "No, no", disse la bella Janet, 5 "No, questa cosa non s’ha da fare; Tanta gente da un uomo ammalato Sarebbe proprio una pazzia." "Come avete passato la notte, mio cavaliere?" 6 "Tanto malato e vicino a morire; Ma se avessi un bacio dalla vostra bocca Non giacerei qui più a lungo." Lei si chinò giù a fianco del letto, 7 E so che di baci gliene diede tre; Ma sospirando disse la bella Janet, "Non oso esser la vostra sposa; A meno che non guardiate il colle d’Orlange 8 E che su di esso cresca un cespuglio di spine; Nessuno nè è mai ritornato vivo Dalla prima notte che sono nata." "Oh, io guarderò il colle d’Orlange 9 Anche se ho paura di essere ucciso; Ma vi darò alcuni pegni d’amore Nel caso che non ci vediamo mai più." Le diede degli anelli per le sue dita 10 Ed anche dei nastri per i suoi capelli; Le diede una spilla da appuntarsi al petto Perché temeva che mai più si sarebbero visti. Lei si mise una mano in tasca 11 E ne trasse una lunga, lunga bacchetta; "Questa bacchetta, finché uno la tiene, Non scorrerà neanche una goccia del suo sangue." Scesa era la sera, eran suonate le campane 12 E tutti quanti se n’andavano a letto, Quando videro lui, Sir Colin, Cavalcar lesto verso il Colle d’Orlange. Il vento squassava gli alberi dalle radici, 13 E così faceva con i castelli; Era abbastanza per spaventare qualsiasi cavaliere Che fosse lontano da una qualche città. Per ogni dove, per i tratturi 14 Lui cavalcò finche non vide Un cavaliere e una dama splendente, Un arco curvo in mano a quello; Gridò e gridò finché lei non venne vicino, 15 "Ti avverto, Signore, ti prego, scappa; Per l’amore che hai per me, T’imploro, Signore, scappa, scappa!" E combatterono su e giù per il colle, 16 Combatterono anche per il sentiero, Finché lui non mozzò la mano destra del Re Ornata con braccialetti d’oro. "Ferma la tua mano, ora, Sir Colin, 17 Ché hai fatto al mio amato già abbastanza male; Ora, per l’amore che hai verso di me Guarda di non colpirlo ancora." Ha fatto la corte, la corte alla bella Janet, 18 Le ha fatto la corte e l’ha portata a casa; Ha fatto la corte, la corte alla bella Janet E l’ha chiamata "Comprata-A-Gran-Prezzo".

(78) THE UNQUIET GRAVE La tomba inquieta

Abbandonarsi giorno e notte alle lacrime sul sepolcro dell’amata o dell’amato, o comunque l’associazione tomba-amore eterno, è sicuramente un’immagine di grande presa romantica, e ballate (o canzoni popolari) di argomento simile si trovano in tutta Europa (si confronti, ad esempio, una canzone maremmana probabilmente settecentesca, Presso una chiesa: in Riccardo Marasco, Chi cerca trova, Firenze 1977); si tratta di uno stilema non certamente ignoto neanche alla poesia colta, dove le unquiet graves non sono infrequenti (un esempio ne potrebbe essere anche Il Corvo di Edgar Allan Poe). Ma l'eterno riposo è veramente sacro, e nelle ballate angloscozzesi, come abbiamo già visto in The Wife of Usher’s Well, la tranquillità del defunto è di solito disturbata dall'eccessivo dolore di chi lo piange. Qui si innesta l’elemento soprannaturale: appare lo spettro della giovane ad ammonire l’uomo che, oramai, ella appartiene ad un altro mondo e non potrà mai più tornare alla vita (e, per sottolinearne l’impossibilità, pone come paragone per il suo ritorno una serie di compiti impossibili che sono chiaramente dello stesso genere di quelli di ballate come Riddles Wisely Expounded o The Elfin Knight: l’acqua dal deserto, latte materno da una vergine ecc.) In fondo, il "soprannaturale" corrisponde qui al desiderio naturale del superstite che la persona cara non sia morta e torni un giorno accanto a lui (when shall we meet again?); oppure, prima di rassegnarsi, un ultima visione ed un ultimo bacio (la strofa 4 potrebbe in un certo qual modo essere il finale del famoso film Ghost con Demi Moore e Patrick Swayze). Cecil Sharp raccolse questa versione ancora viva ed insolitamente completa nell'Inghilterra occidentale (One Hundred English Folksongs, 1916, N. 24) riportando anche la partitura musicale, sicuramente una delle più belle e suggestive melodie popolari inglesi (se ne ascolti l’interpretazione di Joan Baez, in The Joan Baez Ballad Book, I). Ballata soprannaturale o d’amore, quindi? Tutte e due le cose. Secondo il Child si tratta in realtà di un’accozzaglia di frammenti coagulatisi poi in varie versioni (solo le strofe 1-5 -stilisticamente le migliori- sembrano essere comuni a tutte), ma parlava il filologo; quel che ci appare è invece l’eterna immagine dell’amore che sopravvive alla morte.

THE UNQUIET GRAVE

Cold blows the wind to my true love, 1 And gently drops the rain, I never had but one sweetheart And in greenwood she lies slain. I'll do as much for my sweetheart 2 As any young man may; I'll sit and mourn all on her grave For a twelvemonth and a day. When the twelvemonth and one day was past 3 The ghost began to speak: "Why sittest here all on my grave And will not let me sleep?" "There's one thing that I want, sweetheart, 4 There's one thing that I crave; And that is a kiss from your lily-white lips Then I'll go from your grave." "My breast it is as cold as clay, 5 My breath smells earthly strong; And if you kiss my cold clay lips Your days they won't be long. Go fetch me water from the desert 6 And blood from out of a stone; Go fetch me milk from a fair maid's breast That a young man never had known." "O down in yonder grove, sweetheart, 7 Where you and I would walk The first flower that ever I saw Is withered to a stalk. The stalk is wither'd and dry, sweetheart, 8 And the flower will never return; And since I lost my own sweetheart What can I do but mourn? When shall we meet again, sweetheart? 9 When shall we meet again?" "When the oaken leaves that fall from the trees Are green and spring up again."

LA TOMBA INQUIETA

Freddo soffia il vento per il mio amore, 1 Lenta, lenta cade la pioggia; Un solo amore io ho avuto, E nella verde foresta giace uccisa. Farò di tutto per il mio amore, 2 Tutto quel che un giovane può fare: Starò a piangere sulla sua tomba Per dodici mesi ed un giorno, Quando un anno ed un giorno furon passati 3 Lo spettro cominciò a parlare: "Perché stai qui sulla mia tomba E non mi lasci dormire tranquilla?" "C'è una sola cosa che voglio, amor mio, 4 Una sola cosa a cui anelo: Un bacio delle tue labbra di giglio, Poi me ne andrò dalla tua tomba." "Il mio cuore è freddo come l'argilla, 5 Il mio respiro ha un forte odore di terra; Se tu bacerai le mie fredde labbra I tuoi giorni saranno assai brevi. Va' a prendermi acqua dal deserto, 6 Va' a prendermi sangue da una pietra; Va' a prendermi latte dal petto d'una fanciulla Che mai un giovane abbia conosciuto." "Laggiù in quel boschetto, amore mio, 7 Dove andavamo insieme a passeggio, Il primo fiore che ho visto E' appassito e si è ridotto a uno stelo. Lo stelo è appassito e seco, amore mio, 8 Ed i fiori non torneranno più; Da quando ho perso la mia innamorata Cosa posso fare, se non piangere? Quando ci rincontreremo, amore mio? 9 Quando ci incontreremo ancora?" "Quando le foglie che cadon da quella quercia Saran verdi e sbocceranno ancora."

(243) JAMES HARRIS (The Daemon Lover), or THE HOUSE CARPENTER James Harris (L'amante demoniaco), o Il Falegname

La broadside fatta stampare da Samuel Pepys circa nel 1675, dal quale proviene la più antica versione di questa celeberrima ballata è stato riassunto particolareggiatamente dal Child (IV, 361): "Jane Reynolds e James Harris, un marinaio, si sono scambiati una promessa di matrimonio. Il giovane deve andare per mare, e dopo tre anni giunge la notizia che è morto; la ragazza sposa un carpentiere navale, e la coppia vive insieme felicemente quattro anni, allietata da dei figli. Una notte, mentre il carpentiere non è in casa, uno spirito bussa alla finestra dicendo di essere James Harris, tornato dopo un'assenza di sette anni per sposarsi; la donna spiega la situazione, ma, dopo avere ottenuto l'assicurazione che il suo antico promesso sposo possiede i mezzi per mantenerla (sette navi alla fonda), acconsente a fuggire con lui, dato anche il suo aspetto veramente umano. La donna scompare; il carpentiere si impicca." Il testo che qui presentiamo è invece la versione data da Sir Walter Scott (in Minstrelsy of the Scottish Border, 1812, II, 427 -tranne le strofe considerate spurie dal Child); il rango dell'amante demoniaco è innalzato al Diavolo in persona, ed in più contiene delle visioni del Paradiso e dell'Inferno (oltre che un curioso accenno all'Italia, lontana terra immaginaria dove i gigli crescono sulle rive del mare). Come al solito, il Diavolo non è sopravvissuto alla traversata oceanica; nella razionale America la ballata è notissima (si ascolti la versione cantata da Joan Baez, in The Joan Baez Ballad Book, I), ma è stata depurata da ogni elemento soprannaturale. Scomparso Satana, scomparse le visioni e divenuto il marito tradito un semplice falegname domestico (house carpenter), la storia è stata trasformata in un brano moralistico nel quale viene mostrato il fio che devono pagare gli adùlteri in fuga. La versione britannica originale (ambientata in Irlanda!), dall'andamento musicale sicuramente più "demoniaco" (ma con arrangiamenti moderni), è stata incisa sia dal gruppo irlandese dei Planxty che da Maggie Holland.

JAMES HARRIS, or The Daemon Lover (The House Carpenter)

"O where have you been, my long, long love, 1 This long seven years and mair?" "O, I'm come to seek my former vows Ye granted me before." "O hold your tongue of your former vows, 2 For they will breed sad strife; O hold your tongue of your former vows, For I am become a wife." He turned him right and round about, 3 And the tear blinded his ee: "I wad never hae trodden on Irish ground, If it had not been for thee. I might hae had a king's daughter, 4 Far, far beyond the sea; I might hae had a king's daughter Had it not been for the love of thee." "If ye might hae had a king's daughter 5 Yer sel ye had to blame; Ye might ae taken the king's daughter For ye kend that I was nane. If I was to leave my husband dear 6 And my two babes also, O what have you to take me to If with you I should go?" "I hae seven ships upon the sea - 7 The eighth brought me to land - With four and twenty bold mariners And music on every hand." She has taken up her two little babes, 8 Kiss'd them baith cheek and chin: "O fair ye weel, my ain two babes, For I'll never see you again." She set her foot upon the ship, 9 No mariners could she behold; But the sails were o the taffetie And the masts o the beaten gold. They had not sailed a league, a league, 10 A league but barely three, When dismal grew his countenaunce And drumlie grew his ee. They had not been sailing a league, a league, 11 A league, but barely three Until she espied his cloven foot And she wept right bitterlie. "O hold your tongue of your weeping", says he, 12 "Of your weeping now let me be; I will shew you how the lilies grow On the banks of Italy." "O what hills are yon, yon pleasant hills, 13 That the sun shines sweetly on?" "O yon are the hills of heaven", he said, "Where you will never win." "O whaten mountain is yon", she said, 14 "All so dreary wi frost and snow?" "O yon is the mountain of hell", he cried, "Where you and I will go." He strack the tap-mast wi his hand, 15 The fore-mast wi his knee, And he brake that gallant ship in twain And sank her in the sea.

JAMES HARRIS o L'Amante Demoniaco (Il Carpentiere)

"Dove sei stato mio antico, antico amore, 1 Per questi sette anni e più?" "Sono venuto per far fede agli impegni Che avevo preso con te." "Stai zitto, e non nominar quegli impegni, 2 Ché tu sarai mal ripagato; Stai zitto, e non nominar quegli impegni, Ché ora sono una donna sposata." Lui si voltò e si girò all'indietro, 3 E le lacrime gli empirono gli occhi; "Mai avrei calpestato il suolo irlandese Se non fosse stato per te. Avrei potuto sposare la figlia d'un re 4 Molto, molto oltre il mare; Avrei potuto sposare la figlia d'un re Se non fosse stato per il tuo amore." "Se potevi sposare la figlia d'un re 5 Allora sei proprio da biasimare; Potevi sposare la figlia d'un re, Perché sapevi che io non lo ero. Se io lascerò il mio amato sposo 6 Ed anche i miei due bambini, Che cos'hai per portarmi con te Se con te io vorrò venire?" "Ho sette navi che navigan sul mare, 7 L'ottava mi ha portato a terra, E ventiquattro bravi marinai E musica da tutte le parti." Lei prese in braccio i suoi due bambini, 8 Li baciò sulle guance e sul viso: "Addio, addio, miei bambini, Io non vi rivedrò mai più." Lei salì allora sulla nave, 9 Di marinai, non ne vide uno; Però le vele erano di velluto E gli alberi d'oro lavorato. Non avevan navigato che una lega, 10 Una lega, anzi appena tre, Che il suo viso di riempì di tristezza E scuri le si fecero gli occhi. Non avevan navigato che una lega, 11 Una lega, anzi appena tre, Che lei vide il suo zoccolo spaccato E pianse molto amaramente. "Stai zitta e non piangere", lui dice, 12 "Falla finita con il tuo pianto; Ti mostrerò i gigli che crescono Sulle rive dell'Italia." "Che colline sono, quelle belle colline, 13 Sulle quali il sole splende dolcemente?" "Quelle sono le colline del Paradiso, Dove tu non andrai mai." "E che montagna è quella, lei disse, 14 "Tanto scura, piena di neve e di gelo?" "Quella è la montagna dell'inferno", gridò, "Dove tu verrai con me." Lui colpì l'albero maestro con la mano, 15~E l'albero di trinchetto col ginocchio, Spezzò in due quella bella nave E la fece colare a picco.

(20) THE CRUEL MOTHER La Madre Crudele

Abbiamo già visto in The Wife of Usher’s Well come gli spettri delle ballate siano in realtà dei veri e propri révenants in carne ed ossa; questo accade anche ai due gemelli uccisi appena nati dalla loro sciagurata madre. Sebbene ella, prima di ucciderli, li abbia legati mani e piedi per impedire ai loro fantasmi di muoversi, tale precauzione si rivela del tutto inutile ed i due gemelli appaiono per predire alla madre la maledizione infernale che l’attende. Im alcune versioni, sia britanniche che americane, i due spettrali "neonati" non si limitano a predire questo, ma specificano addirittura la pena:

Seven years fish in the sea, And seven years a bird in the tree, Seven years to ring a bell And seven years porter in hell.

Il nostro testo proviene dalla Minstrelsy del Motherwell, p. 161a.

THE CRUEL MOTHER

She leaned her back unto a thorn, 1 Three, three, and three by three And thee she has two babes born. Three, three, and thirty-three She took frae ‘bout her ribbon-belt, 2 And there she bound them hand and foot. She has ta’en out her wee penknife, 3 And there she ended baith their life. She has howked a hole baith deep and wide, 4 She has put them in baith side by side. She has covered them o’er wi’ a marble stane, 5 Thinking she would gang maiden hame. As she was walking by her father’s castle wa’, 6 She saw two pretty babes playing at the ba’. "O bonnie babes! gin ye were mine, 7 I would dress you up in satin fine! "O I would dress you in the silk, 8 And wash you ay in morning milk!" "O cruel mother! we were thine, 9 And thou made us to wear the twine. "O cursed mother! heaven’s high, 10 And that’s where thou will neer win nigh. "O cursed mother! hell is deep, 11 And there thou’ll enter step by step."

LA MADRE CRUDELE

Appoggiò la schiena a un cespuglio spinoso, 1 Tre, tre, tre a tre E lì ha partorito due bambini. Tre, tre e trentatrè Poi si è sfilata la cintura 2 E li ha legati mani e piedi. Ha tirato fuori il suo stiletto 3 E li ha uccisi tutti e due. Ha scavato una fossa larga e fonda 4 E li ha seppelliti fianco a fianco. L’ha ricoperta con una lastra di marmo 5 E pensa di tornare vergine a casa. Vicino al castello di suo padre 6 Vide due bei bambini giocare alla palla. "Che bei bambini! Se foste miei 7 Vi vestirei tutti di raso fino! Vi vestirei tutti quanti di seta 8 E vi laverei sempre nel latte appena munto!" "Madre crudele! Noi eravamo tuoi 9 E ci hai rivestiti legandoci assieme. "Madre maledetta! Il Paradiso sta in alto 10 Ma tu lassù non ci andrai mai. "Madre maledetta! L’Inferno è profondo 11 E sarà lì che andrai, passo dopo passo."

(10) THE TWA SISTERS or THE CRUEL SISTER Le due sorelle o La sorella crudele

Gli analoghi scandinavi, come la ballata danese Søsterbane ("L’assassina della sorella"), chiariscono che il nucleo di questo spietato ed avvincente racconto è la rivelazione soprannaturale dell'assassina mediante lo strumento musicale fatato, fabbricato con le ossa e coi capelli della sventurata ragazza. La nostra versione scozzese svolge il fatto con grande ricchezza di dettagli e sapienza poetica; nella versione inglese "standard", lo stesso passaggio è invece portato all'eccesso e scivola quasi sull'orlo del ridicolo. Dozzine di versioni americane di questa ballata, mai del tutto tramontata nella tradizione popolare fino a tempi abbastanza recenti, sono state stampate fino ad oggi (anche in broadsides), ma solamente in una (Brown II, 34) l'assassina viene scoperta miracolosamente. Le altre, la maggior parte delle quali derivanti da versioni inglesi più tarde, eliminano del tutto l’elemento soprannaturale. Gli studiosi sono sempre stati molto interessati ai vari ritornelli usati in The twa Sisters (v. JFSM 8:242). Ovviamente, i ritornelli sono del tutto slegati dalla narrazione, e sono semplicemente dei riempitivi adattati alla notazione musicale. La citazione di città ed altri toponimi (montagne, fiumi ecc.) è molto frequente nelle versioni scozzesi come la nostra, sebbene in Scott si trovi Binnorie, Binnorie..../ By the bonny mill-dams of Binnorie, ispirato chiaramente alla battaglia di Binnorie (1296). Il ritornello americano è di solito di questo tipo: Bow down, bow down / Love wull be true, true to my love / Love will be true to you. Il nostro testo è ripreso dal Brown Manuscript del Jamieson, p.39; ad esso abbiamo in quest’unico caso interpolato due strofe (non numerate) dalla versione rielaborata da Sir Walter Scott (ma effettivamente presenti nella tradizione), per far meglio risaltare l’elemento soprannaturale della rivelazione. Di una versione inglese della ballata (con il titolo The Cruel Sister), notevolmente più fedele delle altre, ha dato una splendida interpretazione uno dei più famosi gruppi del settore, I Pentangle di John Rembourne e Jacquie McShee (il brano dà il titolo anche all'intero album in cui esso è contenuto); in essa il ritornello è di tipo agreste (Lay the bent to the bonnie broom).

THE TWA SISTERS, or The Cruel Sister

There was twa sisters in a bow’r, 1 Edinburgh, Edinburgh There was twa sisters in a bow’r Stirling for ay There came a knight to be their wooer. Bonie Saint Johnston stands upon Tay He courted the eldest wi’ glove and ring 2 But he lovd the youngest above a' thing. He courted the eldest wi’ brotch an knife 3 But he lov’d the youngest as his life. The eldest she was vexed sair, 4 An much envi’d her sister fair. Into her bow’r she could not rest, 5 Wi’ grief an’ spite she almos’ brast. Upon a morning fair an’ clear 6 She cried upon her sister dear: "O sister, come to yon sea stran’ 7 An see our father's ships come to lan’." She’s taen her by the milk-white han’ 8 An led her down to yon sea-stran’. The younges’ stood upon a stane, 9 The eldest cam an’ threw her in. She tooke her by the middle sma’ 10 An’ dashed her bonny back to the jaw. "O sister, sister, tak my han’, 11 An I’se mack you heir to a’ my lan’. "O sister, sister, tak’ my middle, 12 An’ ye’s get my goud and my gouden girdle. O sister, sister, save my life, 13 An’ I swear I’se nair be nae man’s wife." "Foul fa’ the han’ that I should tacke, 14 It twin’d me an my wardles make. Your cherry cheeks an’ yallow hair 15 Gars me gae maiden for evermair." Sometimes she sank, an’ sometimes she swam 16 Till she came down to yon bonny mill-dam. O out it came the miller's son 17 An’ saw the fair maiden swimmin’ in. "O father, father, draw your dam, 18 Here's either a mermaid or a swan." The miller quickly drew the dam, 19 An’ there he found a drown’d womàn. You cou’dna see her yallow hair 20 For gold and pearle that were so rare. You cou’dna see her middle sma’ 21 For gouden girdle that was sae braw. You cou’dna see her fingers white 22 For gouden rings that were sae gryte. An’ by ther came this harper fine 23 That harped to the king at dine. When he did look that lady upon 24 He sigh’d and made a heavy moan. [He made a harp of her breast-bone Whose sounds would melt a heart of stone] He's taen three locks o’ her yallow hair 25 An wi' them strung his harp sae fair. [But as he laid it upon a stane The harp began to play alane.] The first tune he did play and sing 26 Was, Farewell to my father the king. The nextin tune that he play’d syne 27 Was, Farewell to my mother the queen. The lasten tune he play’d then, 28 Was, Wae to my sister, fair Ellen.

LE DUE SORELLE, o La Sorella Crudele

C'eran due sorelle in un castello, 1 Edimburgo, Edimburgo C’eran due sorelle in un castello Stirling per sempre Venne un cavaliere a far loro la corte. La bella St.Johnston sta sulla Tay Corteggiò la maggiore con guanti ed anelli 2 Ma amava la minore sopra ogni cosa. Corteggiò la maggiore con spille e coltelli 3 Ma amava la minore come la sua vita. La maggiore era in preda all’ira, 4 Molto invidiava la bella sorella; Nella sua stanza non riusciva a dormire, 5 Quasi scoppiava di rabbia e dolore. Una mattina bellissima e chiara 6 Lei venne e disse alla cara sorella: "Sorella, su, andiamo alla spiaggia 7 A veder arrivare le navi di nostro padre." L'ha presa per la candida mano 8 E l'ha portata giù a quella spiaggia. La più giovane stava sopra una roccia, 9 Venne la maggiore e la buttò di sotto; L’ afferrò per la vita sottile 10 E la buttò giù in acqua di schiena. "Sorella, sorella, afferrami per la mano 11 E ti farò erede di tutte le mie terre. "Sorella, sorella, afferrami alla vita 12 E prendi pure il mio oro e la mia cintura d'oro. "Sorella, sorella, salvami la vita 13 E ti giuro che non sposerò mai nessun uomo." "Afferrarti la mano? Che sia maledetta, 14 Che dal mio amore mi hai separato. Le tue gote rosse, i tuoi capelli biondi 15 Mi hanno resa zitella per sempre." Ora affondava, ora galleggiava 16 Finché non giunse a quella bella gora. Allora venne il figlio del mugnaio 17 E vide la bella ragazza nella gora. "Oh babbo, babbo, asciuga la gora, 18 Ché c'è dentro una sirena od un cigno!" La gora fu subito asciugata 19 E vi trovò dentro una donna annegata. I suoi capelli biondi non si vedevano 20 Tant’erano ornati di perle e d’oro La sua vita sottile non si vedeva, 21 Tanto era alta la cintura d'oro. Le sue bianche dita non si vedevano 22 Tanto eran grandi gli anelli d'oro. E là arrivò un valente arpista 23 Che suonava l'arpa ai pranzi del re. E quando vide quella donna 24 Sospirò e mandò un cupo lamento. [Fece un'arpa con l'osso del petto Il cui suono avrebbe sciolto un cuore di pietra.] Prese tre riccioli dei suoi capelli biondi, 25 Ne fece tre corde per la sua bella arpa. [Ma quando l'appoggiò su una pietra L'arpa si mise a suonare da sola.] La prima aria che suonò e cantò 26 Fu "Addio al Re, mio padre." La seconda aria che suonò e cantò 27 Fu "Addio alla Regina, mia madre." L'ultima aria che suonò e cantò 28 Fu "Guai a mia sorella, la bella Elena."


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