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Mi presento... Album
fotografico
Lungo la linea
della colonna corinzia
segue frange di pietra
l’occhio dietro l’occhio
la forma
dietro la forma
che evolvendosi si dissolve
è un gioco di frattali
io vedo e sono
dentro un Van Ghog.
Dentro i guai
il tuo sorriso
è un modo di guardare.
Il luogo della memoria
è un punto nel tempo
un giorno di Novembre
una corsa in auto
sull’ autostrada
dove tutto è immobile
trovare suoni
e luci
senza contorni.
Dove sono
le persone disarmate,
i vecchi silenziosi,
i maestri sinceri?
Labbra asciutte:
questo io vedo;
il potere
che mi bacia cento volte
in un minuto.
Sulle onde radio
viaggia l’ultima ingiuria:
posso contarle i denti.
Guarda Andrea mentre ti parla,
mentre ti guarda...
se non ti lasci distrarre
dal suono della voce,
dalla carnosità delle labbra,
dalla mollezza
di ogni parte del suo corpo,
guarda gli occhi
(fai attenzione:
è il particolare più importante)
e goditi
quel vago mistero
di un bambino cresciuto
dentro il cervello di un vecchio,
spia
il suo stato di ipnosi permanente
e i suoi giochi
prova a giocarli
che non sei nato
per nient’altro
che conoscerlo:
gioco di luci e visioni
come Andrea
anche tu
sei quello che cerchi,
signore del bene
e del male,
un dio malato
in vacanza.
Ogni notte ballo con te
prima del sonno
prima del giorno
brucio con te
nell’Inferno dorato
che ci siamo preparato
senza parole
scendo
in un fiume caldo
e dentro il sogno
dai vapori profumati
voci lontane
si rivoltano davanti al tempo.
S.O.S. dall’interno
richiesta di soccorso
improrogabile.
Resto dentro il mio viaggio
mentre le voci
si allontanano
e il Sole beve l’ultimo sorso
di una notte malata
resta il mistero
e un messaggio
senza mittente
mentre mi dico:
ci vuole un po' di coraggio
e a volte
un piccolo aiuto.
A volte ritorna
una luna
di qualche estate fa
e alcune parole
tra il rumore di una sveglia
e la nota della spesa
un odore
che non ricordavi
può accompagnarti
per un giorno intero.
Capelli castani,
piccole mani...
nel reparto detersivi
viene a trovarti
con lo stesso sorriso,
lo stesso odore
di salsedine
e il semaforo
sulla strada di casa
è la palla di fuoco
che hai visto salire
dal mare
un alba di tre anni fa.
Guarda
gli occhi del Drago
e bevi con lui
l’ultima goccia
del fastidioso vivere.
Ora lecca
sul fondo della coppa
immenso divertimento
i mille riflessi
gioco di luci e ombre
tutta la violenza,
la pace
che non troverai altrove
nella danza degli eventi,
nei luoghi
dove ti sei lasciato cadere.
E adesso che sei ubriaco
come un bambino
dimentica te,
ogni movimento
e pensiero,
congeda
il tuo Angelo Custode...
E vai
e stupisci.
Il sogno svegliato
comincia a fare male
guarda baby: tutto sbagliato
e una cosa bella
non è più tale
come tua sorella
troppo sale, troppo sale.
Un uomo vecchio ha detto:
"ho sputato dove ho sentito
scricchiolare il letto,
per spegnere il ricordo
del mio sogno finito
io cammino lungo il bordo
del mio ultimo prurito".
Sangue sulla luna...
ho come il sospetto
ci sia una nuvola bruna,
una ferita nascosta
nel mio cassetto,
una stella che si sposta
sopra il mio letto.
Ora
sera
perditi nella tua visione
della mia testa spaccata
nelle mani vuote
e lo stomaco doloroso
di chi ha visto
una luna esplosa
ora
che tutto
è dentro di te
e ogni cosa
è al suo posto
e il silenzio
è un digestivo
più potente dell’acqua minerale,
sapiente
come la canzone
che vorrei cantare.
"Il sogno è presente:
fai piano.
Qualcuno è assente,
qualcuno lo sente...
tutto il resto è
lontano."
Sono arrivati i giorni
senza l’energia,
piccola mia.
Tu che non torni,
io che vivo altrove:
incontrarsi é difficile
anche nello spazio
di un centimetro,
dentro la stessa automobile,
intorno allo stesso tavolo,
dentro la stessa stanza
ogni parola che cade
sul tappeto,
ogni posa
nervosa
di
un sabato discreto.
E sono giorni
senza fantasia,
piccola mia.
Anche se torni
sono altrove.
Ed é cambiato il modo
di farsi le domande,
mi pare...
direi,
é domenica
se sapessi l’ora
ma é tardi
per dormire,
troppo presto
per capire
e del resto
siamo sordi,
nebbia
in questo ricordo.
E’ arrivato il giorno
dell’anestesia,
in questa corsia.
Nessun dottore.
Io che non torno
più,
piccola mia.
Poco
amore.
Sappiamo tutto
ma non siamo creduti
e gli sprovveduti
studiano
te.
Cercano il modo,
vogliono il dono
ma non sanno i perché
e addormentano il Diavolo
parlando
di te.
Sono venuti uomini
armati.
Sono nate cose
e vogliono
il padrone
ma il padrone
non c’è.
Chi suona il piano
nella stanza?
Enorme Bach.
Si fermano le ombre
rapite
stanno a guardare
la piccola mano
che fa danzare
il legno.
E i morti
siedono intorno
per festeggiare
te
e Chopin
che sta crescendo.
Sanno tutto
della musica
e piano,
pianissimo
s'innamorano
di te
come è naturale
come la musica.
In silenzio
chiudo gli occhi
e accendo
la mia sigaretta.
Grande
Philip.
Rinnegato.
Con le mie alucce
bianche
e la tunica che odora
di bucato,
egocentrico quanto basta
per amarvi tutti
voi che nutrite
la mia superbia.
E viaggio nella terra
e ascolto
le vostre facce,
vi guardo
mentre mangiate
speranze e parole.
E volo dove voi
non volate
illudendomi di cadere
lontano
da
dove voi cadrete.
Il bongiorno
si vede al mattino
senza trucco
nel disordine
e nel silenzio
prima del traffico
della voglia di arrivare
e di essere.
Una pillola d’ironia
nel tuo caffè
nelle tue mani la vita
come un giocattolo
e con lei
la voglia di giocare
di riconoscere
la bellezza
quando la guardi.
Allora, piccola
sii serena
una volta tanto
raccogli le forze
e l’allegria
raduna i tuoi brufoli
affila le armi
e goditi
la tua battaglia...
Forse scoprirai
che una pernacchia
può essere meglio
di un abbraccio.
Ma questa
è un’altra storia.