Spirit New Adventures

Spirit: the new adventures

Kitchen Sink

 

Devo confessare di non essere un fan entusiasta dello Spirit, anche perché ne ho letto solo qualche puntata sul caro vecchio Comic Art, ma l'annuncio della nuova serie ha colpito me quanto tutti i seri estimatori di comics, attirati da grandi calibri come Moore, Torres, Hampton, Gaiman e chi più ne più ne metta. Ora, dopo la lettura del sesto numero, si può commentare che non è sindacabile di giudizio. Troppe storie, tutte differenti, ognuna una interpretazione dello Spirit, altre semplici obblighi di apparizione, come per Gaiman, che ci regala uno scarto bello e buono. Ma il complesso, la ricca fioritura di storie, narrazioni, è senza precedenti, come un immenso parco macchine dove si accontenta tutti. Il pregio essenziale dell'originale (datato anni '40-'50) era la sua flessibilità, che poteva accogliere ogni tipo di storia, con un intreccio giallo-comico-sentimentale senza precedenti né uguali e con una possibilità di sperimentazione delle tavole, delle vignette (assenza di bordi, presenza e assenza di sfondi, splash pages), della narrazione (i giochi di luce, che si dice abbiano influenzato anche Orson Welles per Quarto potere, le dark ladies, le storie cicliche) che ha coperto ogni combinazione possibile; una vera palestra e enciclopedia del comic. Qualcosa di simile accade adesso, ma senza toccare gli stessi estremi di fantasia, propri del genio di Will Eisner (per capire di cosa parlo basta vedere le ultime pagine di ogni albo, che ragalano un assaggio dlle illustrazioni a tutta pagina dell'originale), anche se non mancano spunti da antologia. Ovviamente le parti migliori sono di Alan Moore che offre, ad esempio, una genuina rivisitazione delle icone classiche dello Spirit: i titoli e i credits che appaiono come scritte sui giornali, sui muri, come oggetti, interi caseggiati a forma di parole. Quello che era un semplice espediente diviene realtà, e (cfr n°3) nel futuro visite guidate guarderanno questi edifici come testimonianze di un passato nebuloso, sulla scia della nostalgia di una giovinezza passata e di un tempo che ha scordato i suoi eroi.

Nel secondo numero c'è uno sforzo di originalità attraversouna narrazione della vita vista come un gioco dell'oca, per cui sappiamo già in anticipo i possibili, ma non certi, sviluppi. Un'altra storia proprio 'alla Spirit' è quella di Vance e Burr (duo autore dell'introvabile Re in Incognito, Granata Press), con un perfetto meccanismo ad incastro, semplice ma efficace. Qui si vede la verosomiglianza con l'originale, la narrazione di una storia in 8 pagine che non perde di ritmo o la logica, e per far questo bisogna calibrare bene le potenzialità di ogni vignetta, di ogni sequenza, di ogni inquadratura e cambio di scena, come ci fa vedere Busiek, nella sua parte, regalandoci una chicca. Per capire quanto non sia semplice avere una narrazione che non soffra di cali, si può prendere in esempio Chadwick, che occupando l'intero numero cinque perde colpi vistosissimi: aumentando le pagine la storia, accettabile su 8, diventa uno spreco se espansa a 24. Un'idea, buona ma semplice, può produrre un 'corto' denso e godibile, ma rivela tutta la sua pochezza se trascinata oltre il dovuto.

Che dire ancora? L'offerta di una gamma così vasta di stili e modi rappresenta un appetitoso invito, l'iniziativa dell'imperitura Kitchen Sink è intelligente (come sempre) e degna di appoggio incondizionato, i calibri degli autori lascia a bocca aperta : leggete e diffondete l'idea di storie intelligenti con eroi mascherati senza poteri ma tanto cervello.

Federico Gennari