Elettrosmog - Comitati Antenne Lombardia
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 Coordinamento regionale di quattordici Comitati di cittadini
 
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Discorso al Sottosegretario all’Ambiente
ed a consiglieri regionali e comunali
 
Monza, 17 gennaio 2000

 
 
Occorre subito una chiara premessa. Lo sviluppo delle telecomunicazioni, specie di quelle cellulari, è strategico per il paese. Cioè per l’economia e l’occupazione. E come cittadini, come Comitati Antenne Lombardia, ne siamo assolutamente consapevoli. Abbiamo sempre chiesto, però, regole in una logica di “sviluppo sostenibile”. Coniugare gli interessi generali della popolazione con quelli dell’industria delle telecomunicazioni e con quelli degli utenti delle telecomunicazioni senza fili. La nostra attenzione è puntata particolarmente sulle antenne della telefonia cellulare, le stazioni radio base. Perchè sono migliaia, perchè sono dentro le città, perchè la tecnologia cellulare è il futuro delle telecomunicazioni. Una tecnologia che consentirebbe, anzi addirittura è fondata, su una filosofia progettuale assolutamente sostenibile. Una tecnologia che in Italia è gestita in maniera rozza e distorta ad esclusivo vantaggio del profitto economico. E mi spiegherò meglio più avanti.

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Entriamo nel vivo della questione. Comincerò con un esempio. Immaginate una città o una Regione, nella quale:

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Se avete pensato che io vi abbia descritto un nostro sogno, effettivamente è così. Ma attenzione: questi sono gli effetti principali delle norme in vigore nella città e nella contea di San Francisco, California. Regole vere, in vigore sin dal gennaio del 1996. Stiamo parlando degli Stati Uniti, del regno indiscusso della libertà d’impresa, ma non della jungla. E, credetemi, io non stravedo affatto per le cose americane.

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Veniamo in Italia. Da noi siamo ben lontani da questo. Più di tre anni fa, quando siamo nati come Comitato San Fruttuoso 2000 a Monza e poi come Comitati Antenne Lombardia (14 comitati lombardi, 12 mila cittadini) non c’era nulla. Informazione scientifica zero, norme scarse. Adesso che qualche regola è finalmente arrivata, bisogna chiedersi se sia sufficiente oppure no.

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Dovete sapere che l’Italia è il paese con più antenne al mondo. E lo resterà, perchè stanno arrivando nuove tecnologie che porteranno ad una diffusione massiccia del... “wireless”, cioè delle comunicazioni senza fili. E siccome nel nostro paese siamo in fortissimo ritardo con le reti di fibre ottiche (con la cablatura delle città), cioè i cavi che altrove assorbono una quota rilevante delle trasmissioni digitali, i tecnici stanno pensando di risolvere la questione saltando questo passaggio e buttandosi con ancora più decisione proprio sul “wireless”. Basta sfogliare le riviste di settore: nel nostro paese il futuro della comunicazione globale è previsto tutto totalmente “wireless”. Cioè un futuro di stazioni radio base per centinaia di canali radio-tv, milioni di telefonini, milioni di computer. E poi (guardate che non scherzo): auto, lavatrici, caldaie, antifurti... qualunque apparecchio vi venga in mente che ha bisogno di un minimo di “intelligenza” artificiale. Abbiamo un esempio qui nel parco di Monza: le colonnine di emergenza sono collegate alla centrale con un sistema cellulare. E su questo punto, vorrei fosse chiara anche un’altra cosa. Quando si parla di questo futuro prossimo in cui tutto, o quasi tutto, funzionerà con comunicazioni cellulari che passano dai satelliti, sappiate che i protocolli tecnici (per esempio l’UMTS europeo, che partirà sperimentalmente nel 2002), tutti i protocolli parlano di “reti integrate satellite-terra”. Significa che le antenne che tanto ci preoccupano non scompariranno affatto. Anzi, ne arriveranno altre, a migliaia. E allora, mi chiedo (e ripeto): abbiamo regole adeguate?

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L’Italia è il paese con più antenne al mondo e la Lombardia è l’unità amministrativa e territoriale con più impianti di telecomunicazione in Italia. Questo è un record mondiale per una regione ad alta densità abitativa, quindi con un alto numero di persone sottoposte ad un’esposizione continuata e di lungo periodo ai campi elettromagnetici. E’ per questo che diciamo (abbiamo sempre detto) che, per essere al pari con gli altri, abbiamo diritto ad una tutela più efficace. Vorrei addirittura dire speciale di fronte a quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiamato: lĠinquinamento degli anni 2000. Le antenne sono le ciminiere della nuova rivoluzione industriale. Con una differenza: il fumo c’è, ma non si vede.

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Vediamo di analizzare rapidamente la situazione, rispetto a quelle che sono le richieste, le istanze, che da tre anni avanziamo. Lo ripeto: per fortuna, in Italia non siamo all’anno zero. Parliamo del decreto 381/99 e delle sue norme applicative. On. Calzolaio: il decreto da lei voluto non è il meglio in assoluto, ma sicuramente è il più cautelativo in Europa e quindi (dobbiamo accettarlo) attualmente è il migliore possibile. Quello che non comprendiamo è per quale ragione sia stato seguito da un protocollo stilato con l’Agenzia Nazionale per la Protezione Ambientale con il parere contrario dell’Ispesl. Questo protocollo, di fatto, riduce i limiti. In sostanza stabilisce anche che i controlli si fanno con le apparecchiature e con i tecnici delle stesse società di telecomunicazione. Insomma, i controllati che si controllano da soli. Non mi risponda, la prego, on. Calzolaio, che questa obiezione è infondata. Abbiamo anche noi esperti in grado di valutare. Noi stimiamo il suo impegno e comprendiamo molto bene quanto sia difficile e delicato cercare di regolamentare questo settore. Però...

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E vediamo la situazione in Lombardia. La Legge della Lombardia integrativa del decreto 381 nazionale è stata approvata dal Consiglio Regionale nel giugno scorso, ma è stata sospesa perchè giudicata troppo cautelativa dall’Organo di controllo. Questo è un guaio, anche perchè l’assenza di una norma regionale blocca il risanamento delle situazioni a rischio. E in Lombardia, di situazioni contestate ne abbiamo davvero parecchie. E’ comunque stata inviata alle Asl, il 18 ottobre scorso, una circolare della Sanità lombarda (la numero 55) che colma in qualche modo la carenza legislativa e dà indicazioni per i nuovi impianti. Sono state recepite molte delle cose che, come Comitati Antenne Lombardia, abbiamo chiesto. Per esempio di non mettere impianti trasmittenti vicino alle scuole, oppure di ridurre al minimo l’impatto visivo e ambientale degli impianti. Ma si tratta soltanto di raccomandazioni che hanno poco valore. In questa circolare, di buono c’è che ora sono definite con sufficiente chiarezza le procedure che le Asl devono seguire per rilasciare il nulla-osta sanitario.

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Insomma, nel complesso, rispetto a due-tre anni fa, non siamo più all’anno zero. E questo è un passo avanti. Ma è sufficiente? La risposta è no. Non perché vogliamo penalizzare il settore delle Telecomunicazioni. Ma perché negli effetti pratici siamo in realtà ancora lontani dal grado di tutela e prevenzione che hanno gli altri paesi civili. Nei quali si fanno meno chiacchiere, meno norme, meno raccomandazioni. Anche meno polemiche. Ma si fanno più fatti. Nonostante ci siano meno antenne e limiti di esposizione più alti.
Innanzi tutto, da noi continua ad essere rinviato il piano delle frequenze per radio e TV. Questi impianti sono ancora quelli del “far west” che si scatenò negli anni ’70, una battaglia a colpi di potenza. Con il piano, i campi elettromagnetici generati dai trasmettitori radio Tv si ridurranno di almeno il 70-80 percento, dicono gli esperti. Ma quando?
Quanto alle stazioni radio base per la telefonia cellulare, le società di telecomunicazione -come sapete- si lamentano tanto. Dicono di essere penalizzate... sono così penalizzate che fanno utili record a livello mondiale, migliaia di miliardi, posizioni nelle classifiche al secondo terzo posto dopo i colossi americani. Comunque...
Vorrei spendere qualche parola sui gestori italiani della telefonia cellulare. Purtroppo, tra loro continua a emergere la strategia secondo me peggiore: quella dell’ex monopolista Telecom. Chiusura totale verso le istanze dei cittadini, dipinti indiscriminatamente come specie di “selvaggi” nemici del progresso. Dichiarazione “sino alla morte” che i campi elettromagnetici non fanno niente. E in questo, la comunità scientifica italiana (unica al mondo!) sembrerebbe dare loro una mano: in larga parte minimizza il problema. Sino ad esporsi al ridicolo.

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Per esempio. Alla fine di novembre c’è stato a Roma un convegno organizzato dalla Società italiana di statistica medica. Se siete attenti al problema, avrete visto qual’è il messaggio uscito da quel convegno attraverso tv e giornali: le onde elettromagnetiche non fanno male, anzi in qualche caso fanno addirittura bene. Incredibile! Pensate che si è arrivati addirittura a presentare come risolutivo uno studio dell’Universitˆ di Bristol che dimostrerebbe come l’uso del telefonino non comporta rischi, anzi fa aumentare l’attenzione e i riflessi. Ebbene, quello studio non ha alcun valore scientifico. E’ stato compiuto su 18 (diciotto!) soggetti e per pochi giorni. Silenzio, invece, su centinaia di altre ricerche, anche duplicate, che dicono ben altro. Silenzio sulle indagini epidemiologiche compiute in Australia, Nuova Zelanda, Canada e Scandinavia. Controlli accurati su migliaia di persone, specie in aree sperdute, là dove sono minimi i fattori di rischio diversi dalle stazioni radio base della telefonia cellulare. Silenzio sul fatto certo che, per i bambini, il fattore di rischio va moltiplicato per 10, esattamente alle frequenze dei telefonini. Invece, da noi i gestori hanno annunciato l’arrivo di un telefonino speciale con pochi semplici tasti, dedicato proprio ai bambini! Un apparecchio che il Governo dovrebbe vietare, onorevole Calzolaio.

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Nessuno ha parlato, in Italia, della recentissima pubblicazione di una indagine epidemiologica del Karolinska Institutet di Stoccolma, istituto di ricerca autorevole e indipendente, quello il cui consiglio sceglie i Nobel per la medicina. Una ricerca che ha suscitato interesse in tutto il mondo civile. Questa indagine conferma che i campi elettromagnetici sono fattori di rischio e possono causare gravi malattie. E conferma anche (come emerso da altri studi) che la spiegazione possibile sta in alterazioni cellulari e ormonali. Infine in Italia praticamente si ignora -o si finge di ignorare- che il mondo scientifico internazionale dà ormai per scontato il rischio, ed è impegnato a definire soltanto quali siano i livelli di esposizione continuata accettabili... Da noi, invece, si nega addirittura lĠevidenza scientifica!

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Voglio aggiungervi una... chiamiamola curiosità. Qualcuno sa chi è il dott. George Carlo? On. Calzolaio? E’ il coordinatore del WTR, il programma di ricerca scientifica internazionale finanziato dall’industria della telefonia cellulare. Un programma sviluppato nelle università degli Stati Uniti e sottoposto a verifica e controllo da parte della severissima FDA. Quando il WTR fu lanciato, le società che hanno messo i soldi (25 milioni di dollari!) dissero: “Ci vorranno 2 anni. Dimostreremo che le stazioni radio base e i telefonini non sono affatto pericolosi per la salute”. Al termine dei due anni, i risultati non c’erano. Nel 98, a cinque anni di distanza, il dott. Carlo ripeteva che le ricerche non erano ancora concluse. Ma siccome negli Stati Uniti i giornalisti sono particolarmente testardi, è iniziata una pressione fortissima da parte di tutti i quotidiani e settimanali per avere almeno una risposta: alla luce dei risultati raggiunti sinora, che cosa si può dire? Nel novembre scorso, il dott. George Carlo ha ceduto alle pressioni. E ha dichiarato: “E’ bene seguire un principio di massima cautela. Lo dico per tutti. Raccomando di usare poco il telefonino e specialmente di non farlo usare ai bambini”.

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A questo punto, parliamo ancora dei nostri gestori e delle reti cellulari italiane. In Giappone, Svizzera e Spagna, le antenne vengono messe preferibilmente lontano dai centri abitati, oppure alle estreme periferie. E nelle città più grosse - dove, ahimè, ci vogliono più celle e quindi più antenne, sennò non funziona niente - nelle città più grosse, dentro i quartieri, si mettono le “microcelle”. Che cosa sono. Sono impianti più numerosi, ma di potenza molto bassa. Danno il massimo di tutela sanitaria e al tempo stesso il massimo di qualità per il servizio ai clienti. Più antenne molto piccole, poco campo elettromagnetico, più telefonate possibili, meno disturbi sulle telefonate. Insomma, il meglio per tutti, in base alle possibilità della tecnologia. Le “microcelle” hanno però costi più alti: ecco forse il punto (e nemmeno forse).

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La soluzione tecnologica delle “microcelle”, che come Comitati Antenne Lombardia abbiamo per primi proposto nel nostro paese, ha trovato consenso per esempio nell’Ispesl, e poi nell’associazione nazionale Alce, nel Codacons e in altri organismi che cercano -come noi- soluzioni efficaci e di “sviluppo sostenibile”. Ma alle società telefoniche non piacciono. Il loro impegno sociale si esaurisce nel finanziare i convegni di alcune associazioni ambientaliste. Loro badano solo ai profitti, che sono enormi e non hanno paragoni in nessuna parte del mondo. L’ultima trimestrale Tim, per esempio, indica un utile annuo di 1.700 miliardi, in crescita del 33 per cento. Ed è il terzo anno consecutivo che sale in questa misura! Le società badano solo ai profitti e si lamentano perchè la gente non vuole le antenne, ma non fanno nulla per venire incontro alle legittime istanze della gente. Si comportano come le multinazionali negli anni sessanta. Non si accorgono che la società è cambiata, è cresciuta, che la gente chiede garanzie superiori e una più alta qualità della vita. Che questi impianti vanno realizzati in un modo diverso, non foss’altro che per gli orrori architettonici e visuali che rappresentano. Ma fosse solo questo...

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Sul comportamento delle società di telefonia cellulare abbiamo proprio in questi giorni, e proprio qui a Monza, un esempio illuminante. I gestori chiedono a gran voce (l’on. Calzolaio lo sa bene) meno obblighi di legge e, soprattutto, di poter procedere con il metodo dell’autocertificazione. Ebbene, qui a Monza, proprio seguendo la procedura dell’autocertificazione prevista dalla circolare 55 della Sanità regionale, una di queste società sta installando una nuova antenna. L’operazione è stata sospesa perchè - per quanto abbiamo capito in Comune - dalle planimetrie allegate all’autocertificazione la società avrebbe letteralmente fatto sparire un palazzo intero che si troverebbe nel “campo vicino” di fronte ai pannelli radianti! Il “campo vicino” è una zona nella quale l’accesso deve essere tassativamente vietato, e in alcuni paesi c’è l’arresto per chi omette questa tutela.
Ecco il comportamento reale dei gestori, caro on. Calzolaio, dopo che sono venuti a piagnucolare e a spergiurare sulla loro correttezza!

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A questo punto, vorrei parlare del ruolo dei Comuni. E sono quasi alla conclusione. I Comuni mostrano su questo tema troppa indecisione. Hanno invece un ruolo fondamentale, perchè sono gli enti titolari del diritto di regolare gli aspetti urbanistici ed edilizi. E su queste vicende sono aspetti importantissimi. Al Comune di Monza, gestito da una maggioranza opposta alla vostra, dobbiamo riconoscere il merito di avere introdotto, due anni fa, nelle nuove norme tecniche del Piano Regolatore (peraltro ancora da approvare in via definitiva) alcuni criteri piccoli, ma efficaci, da noi suggeriti. Il Comune sta anche valutando ulteriori norme da inserire nel nuovo Regolamento Edilizio. Nel nostro sito web, su internet, abbiamo pubblicato il testo-tipo di una norma edilizia comunale molto efficace. Adatta per città di una certa dimensione, sopra i 30mila abitanti, come per esempio Monza. E’ un testo che è stato scritto da esperti, giuristi e tecnici. Vi assicuro che è possibile, senza mettere per niente in ginocchio il settore delle telecomunicazioni, ottenere risultati efficaci. Favorire lo sviluppo delle “microcelle” e ridurre al minimo i rischi potenziali. Creando anche isole libere, parchi no-elettrosmog, nei luoghi frequentati dai bambini che sono molto più esposti. Infine, eliminando quegli orrori architettonici e paesaggistici che sono oggi rappresentati dalla maggior parte degli impianti sul territorio.

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Agli enti pubblici, ai politici, noi poniamo civilmente i problemi e chiediamo fermamente delle risposte. On. Calzolaio. Le chiediamo, in modo accorato, di recuperare i rapporti con Ispesl. Di coinvolgere di nuovo questo Istituto sul problema antenne. Le chiediamo di sforzarsi di trovare un punto di intesa tra tutti i soggetti in campo, incluso Ispesl e la sua posizione particolarmente rigida. Perchè la posizione di Ispesl appare isolata in Italia, ma - mi creda - oggi è l’unica in sintonia con il rigore del mondo scientifico internazionale. Le chiediamo anche un impegno perchè le Agenzie regionali per l’Ambiente vengano dotate delle apparecchiature, in particolare gli analizzatori di spettro, indispensabili per eseguire in autonomia le valutazioni sugli impianti di telecomunicazione. Le chiediamo infine un intervento del Governo per sollecitare la Lombardia a varare la legge regionale prevista dal decreto 381.

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Consigliere Bassoli. Nel maggio dello scorso anno, mentre il Consiglio della Regione Lombardia si apprestava a votare la Legge regionale sulle antenne, noi lanciammo un allarme. Il testo in discussione andava a sovrascrivere malamente alcune parti del decreto nazionale, per esempio quando stabiliva un obiettivo di qualità di 4 V/m contro i 6 V/m del decreto 381. Dicevamo: cos“ la legge regionale è a rischio di bocciatura. Lo abbiamo scritto ai capigruppo di tutte le forze politiche, è uscito sui giornali con grandi titoli, lo abbiamo detto con forza in un paio di convegni, uno dei quali proprio al Pirellone. Nessuno ci ha ascoltato, nemmeno il Suo partito, e quella legge è stata sospesa dall’organo di controllo. Consigliere Bassoli, noi ora chiediamo a Lei ed al suo partito di rilanciare la legge regionale. Le aggiungiamo un’informazione. Con la sentenza 382 dell’ottobre scorso, la Corte Costituzionale ha riconosciuto legittima una legge della Regione veneto sull’elettrosmog a 50 Hertz, quello dell’alta tensione elettrica. Anche questa legge era stata bocciata dall’organo di controllo perchè più cautelativa di quella nazionale, esattamente come è accaduto per la legge della Lombardia che ci interessa. La Legge lombarda 157 del giugno 99 sulle antenne può essere riproposta. Ha bisogno di alcune correzioni formali e può essere rafforzata nelle motivazioni sostanziali con un preciso riferimento alla alta densità di popolazione della nostra regione. E’ necessario anche che sia resa più efficace per la telefonia cellulare, favorendo le “microcelle” là dove la densità abitativa è massima. Le chiediamo infine un impegno per sollecitare la Giunta Regionale a stanziare i fondi necessari per dotare il Pmip della Asl3 di Monza, futura Dipendenza sub-provinciale di Monza della’ArpaL) dell’analizzatore di spettro necessario per i controlli sugli impianti di telecomunicazione. Troppo poche Asl lombarde hanno questo apparecchio. L’Asl3 di Monza è una delle Asl più grandi della regione. In fin dei conti, si tratta di uno stanziamento per una sessantina di milioni di lire.

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Consigliere Civati... e assessore all’ecologia di Monza, dottor Petrucci, che vedo qui ... e mi rivolgo anche agli altri consiglieri comunali monzesi presenti, che saluto.
Innanzi tutto, devo onestamente riconoscere ai Ds di Monza attenzione e sensibilità verso questo problema, cosa della quale vi ringrazio particolarmente. Come associazione HQ Monza-Comitato San Fruttuoso 2000 vi chiediamo un impegno perchè la nostra città, che è stata pioniera nella battaglia per le antenne sostenibili, oggi che il quadro normativo è più chiaro possa dotarsi di norme urbanistiche ed edilizie complete ed efficaci.
Concludo segnalando una notizia di stamane. Arriva da Modena, 170mila abitanti (Monza ne ha 120mila). Dietro pressione di un gruppo di cittadini con i quali abbiamo rapporti, grazie alla sensibilità dei pubblici amministratori, Provincia e gestori telefonici hanno sottoscritto un protocollo d’intesa triennale, fermato le nuove antenne per 60 giorni, varato un piano di monitoraggio degli impianti esistenti, costituito una commissione mista che pianificherà le installazioni future. I gestori finanzieranno il tutto con 600 milioni. Un’intesa che ancora non conosco nei dettagli, certamente perfettibile, ma indubbiamente interessante.
Il nostro auspicio sincero è che la strada della concertazione - nel massimo rispetto dei diritti e delle richieste dei cittadini - sia seguita in tutti i Comuni, a vantaggio della salute, della tutela dell’ambiente e anche dello sviluppo economico.

Isabella Tavazzi, portavoce dei Comitati Antenne Lombardia, 17 gennaio 2000

 
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