Elettrosmog - Comitati Antenne Lombardia
Comitati Antenne Lombardia
 Coordinamento regionale di dodici Comitati di cittadini
 
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Proposta di qualità per la Lombardia
 
Linee-guida per una Normativa regionale
sugli impianti di telecomunicazione
in una logica di “sviluppo sostenibile”
(con particolare riferimento alla telefonia cellulare)
 

31 gennaio 1999

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Indice
 
00. Premessa, metodologia e gruppo di lavoro
01. Importanza di una norma efficace in Lombardia
02. Normativa nazionale: D.L. 381/98 e obblighi delle Regioni
03. Cenni sui problemi di sanità e prevenzione
04. Cenni sulle problematiche ambientali ed urbanistiche
05. Limiti e flessibilità dei sistemi cellulari di TLC
06. Antenne e “sviluppo sostenibile
07. Proposta di linee-guida per una normativa regionale
08. Ulteriori adempimenti: D.L.381/98 e D.L.115/97

00. Premessa, metodologia e gruppo di lavoro

00.01 Premessa. Il presente documento è stato steso con un linguaggio il più possibile semplice e chiaro. Una lettura integrale richiede tempo, ma consente una visione esauriente della complessa problematica affrontata e delle possibili soluzioni prospettate.
Ulteriore documentazione è disponibile, a cominciare da tutte le fonti citate.
Per gli esperti, potrà risultare sufficiente l’analisi dei § 07 e 08, ed eventualmente - per meglio comprendere la filosofia di fondo - del § 06.
L’acronimo C.E.M. utilizzato nel testo sta per “Campi ElettroMagnetici” e si riferisce esattamente ai campi prodotti dai sistemi radianti (antenne) in radiofrequenza e microonde: radio, tivù, telefonia cellulare.
 
00.02 Metodo e gruppo di lavoro. Questo documento rappresenta le conclusioni di uno studio di due anni sulla problematica degli impianti di telecomunicazione nelle aree urbane, fondato sulla raccolta e l’analisi di materiale documentale di tipo scientifico, di sanità pubblica e di normativa urbanistica in Italia e in diversi paesi esteri, in particolare Usa, Canada, Svizzera, Svezia, Germania, Russia. Il presente testo costituisce una sintesi operata da un gruppo di lavoro al quale hanno partecipato ingegneri, medici, architetti, fisici, avvocati componenti dei Comitati aderenti al Coordinamento dei Comitati Antenne Lombardia, in rappresentanza di oltre 12 mila cittadini della regione.

01. Importanza di una norma efficace in Lombardia

01.01 Lombardia record per i C.E.M. L’Italia è ai vertici mondiali per numero di impianti di telecomunicazione. E’ anche ai primi posti per il numero degli utenti di telefonia cellulare. La Lombardia è l'unità amministrativa e territoriale d’Italia (e quindi al mondo) con il maggior numero di impianti.
 
[fonte: Ministero dell’Ambiente, v. Ansa 7 aprile 1997, dichiarazione del Sottosegretario on.Valerio Calzolaio]
 
Questo documento si pone dunque come obiettivo di indicare efficaci linee-guida per una legge regionale sugli impianti di telecomunicazione. Una norma integrativa di quelle nazionali, calibrata sulla speciale e unica condizione della Lombardia, con particolare attenzione alle aree più densamente urbanizzate, in una logica di “sviluppo sostenibile”, allo scopo di raggiungere la massima tutela ambientale e prevenzione sanitaria senza penalizzare il settore delle TLC, che è strategico per il Paese.
 
01.02 Emergenza telefonia cellulare. Si affronta qui, in particolare, l’emergente e rilevante problema della telefonia cellulare, che è in ulteriore crescita, sia per l’arrivo del terzo Gestore (e prossimamente del quarto), sia per le esigenze di ampliamento delle reti da parte dei primi due Gestori.
Si intende dimostrare che lo stato della conoscenza e della tecnologia consentono con semplicità una soluzione che fa convergere tre obiettivi in apparenza inconciliabili tra loro:
A. minimizzazione del rischio sanitario per la popolazione derivante da esposizione cronica, cioè continuata e inconsapevole, ai C.E.M. prodotti da questi impianti;
B. minimizzazione dell'impatto urbanistico-ambientale, architettonico, estetico e visuale degli impianti stessi;
C. notevole miglioramento del servizio di telefonia cellulare, a vantaggio degli utenti, nel rispetto delle Concessioni rilasciate dallo Stato e delle direttive UE sulla “qualità globale del servizio” GSM e futuro UMTS integrato.

02. Normativa nazionale: D.L.381/98 e obblighi delle Regioni

02.01 Tetti per l’esposizione ai C.E.M. Dal 1° gennaio di quest’anno è entrato in vigore il D.L. 381/98, che stabilisce i tetti di esposizione ai Campi Elettromagnetici ad alta frequenza (radio, tv e telefonia cellulare).
Il decreto fissa l'esposizione massima per la popolazione in 20 V/m e indica un “obiettivo di qualità” di 6 V/m per gli edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore (art.4, comma 2), essenzialmente abitazioni, scuole, ospedali.
 
02.02 Limiti e carenze del D.L. 381/98. Il decreto rinvia alle Regioni il compito di normare (art.4, comma 3) installazioni e modifica degli impianti, nonchè il risanamento delle situazioni pregresse (art.5, comma 1). Il D.L. lascia anche alcuni margini aperti e aspetti irrisolti:
A. Sanzioni per le società di telecomunicazioni inadempienti;
B. Censimento delle sorgenti: tempi, modi e competenza (escl.radioTv);
C. Modalità e periodicità dei controlli;
D. Inequivocabilità delle norme tecniche di misura.
La norma regionale dovrà quindi preoccuparsi di colmare le lacune del D.L. nazionale, e soprattutto di stabilire tempi e modi dei risanamenti, per consentire una normalizzazione e quindi uno sviluppo ordinato di questo settore delle telecomunicazioni, nel rispetto degli interessi più generali dei cittadini, in una regione ad alta densità abitativa e con alto numero di impianti.
 
02.03 Radio e Tv. Questo documento concentra la sua attenzione specialmente sulle reti cellulari, settore più complesso e più delicato. Il settore radio e TV utilizza impianti di potenza, con diffusione a largo raggio. Il Piano delle frequenze in fase finale di elaborazione e i limiti imposti dal citato decreto 381/98 costituiscono già due elementi che, in sinergia tra loro, porteranno ad una significativa riduzione dei C.E.M. prodotti dagli impianti radiotelevisivi, specie nelle aree densamente abitate. Come stabilito dal citato D.L., la norma regionale deve preoccuparsi, per questa parte, di indicare criteri e tempi di bonifica delle situazioni irregolari, nel rispetto delle competenze dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, con il possibile ausilio dei protocolli tecnici sottoscritti da Ispesl e principali Network italiani [Napoli, 1-2 ottobre 1998].
 
02.04 Telefonia cellulare. Più complessa e debole dal punto di vista normativo è la problematica relativa alle stazioni radio base per la telefonia cellulare. Il sistema, che è a diffusione per aree limitate adiacenti, necessita - per funzionare ai livelli di utenza della Lombardia, specie nella tipologia urbanistica delle aree metropolitane- di numerosi impianti trasmittenti posti anche nelle zone residenziali. Non appare quindi applicabile in Lombardia la norma fortemente restrittiva della Regione Abruzzo [L.R. 20/91 e succ. modif.], pena gravi disfunzioni, se non la probabile paralisi delle comunicazioni cellulari.
Occorre a maggior ragione definire regole precise, tenuto conto che l’indiscriminata diffusione delle antenne per telefonia ha creato in questi anni, e sta tornando a creare con l’arrivo del terzo Gestore, forti proteste da parte di consistenti gruppi di cittadini, con crescenti problemi di ordine pubblico.

03. Cenni sui problemi di sanità e prevenzione

03.01 Efficacia dei limiti di esposizione. L’obiettivo di qualità di 6 V/m indicato dal D.L. 381/98 costituisce un valore interessante che rappresenta di per sè, attualmente, il limite più cautelativo al mondo per i rischi cancerogenici derivanti dall’esposizione alle rf/microonde e riconosciuti sin dal 1984.
 
[vedasi, ad es.: • EPA  Report 600/8-083-02, sept.84, 5.9.2-108; • Lai e Singh, Acute low-intensity Microwawe Exposure Icreases Dna Single-Strand Breaks in Rat Brain Cells, Bioelectromagnetics, 16:207-210, 1995 • Repacholi et al., Lymphomas in Eµ-Pim1 Transgenic Mice Exposed to Pulsed 900 MHz EMF, Rad. res., 147:633-640, 1997]
 
Va precisato che in altri paesi obiettivi non solo analoghi, ma addirittura superiori, vengono raggiunti attraverso un complesso di norme prevalentemente urbanistiche ed ambientali, in qualche caso con pianificazioni rigorose in base a criteri amministrativi.
 
 [Vedasi, ad es., il piano di localizzazione per le stazioni-base della telefonia mobile della città di Monaco di Baviera (D), “Funksendeanlagen im Münchner Stadtgebiet aus dem ‘Umwelt Bericht 1996 der Stadt München’ ”]
 
03.02 Esigenze di prevenzione in Lombardia. Per una effettiva eguaglianza, a norma del D.L. 381/98, della Lombardia rispetto ad altre regioni italiane, valgano queste osservazioni:
A. E’ vero che i rischi sanitari da esposizione cronica ai C.E.M. non sono ancora stati esattamente quantificati e definiti dalla ricerca scientifica e dalle indagini epidemiologiche (in corso), tant’è che in tutti i paesi si è provveduto a normare con la formula “in attesa di un responso definitivo e certo” (l’Oms ha rinviato questo difficile obiettivo all’anno 2005). E’ altrettanto vero che il numero maggiore di ricerche indica rischi certi, anche confermati da duplicazioni [sono disponibili le pubblicazioni della maggior parte delle ricerche esistenti]. Il valore di esposizione sotto il quale è oggi ragionevole ritenere non vi siano rischi è di 0,5 V/m o inferiore (non 6 V/m).
B. Proprio a seguito di una revisione della documentazione scientifica disponibile, Istituto Superiore di Sanità (Iss) e Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza (Ispesl) hanno prodotto in data 29 gennaio 1998 un documento che, integrato da una proposta dell’Ispesl, è stato assunto come base per il varo del decreto legge. Tale documento suggeriva, per la telefonia cellulare digitale (Gsm900, Dcs/Gsm1800) un obiettivo di qualità di 3 V/m (la metà di 6), ulteriore limite che non è stato recepito -riteniamo- per una mera esigenza di semplificazione della norma.
C. Infine, così come è noto al mondo scientifico e come indicano le Norme tecniche sperimentali IRPA/ICNIRP e Cenelec CEI ENV 50166-2, il rischio per un’esposizione cronica (cioè continuata nel tempo), come è quella tipica della popolazione, richiede la più elevata minimizzazione possibile perchè necessiterebbe, per la valutazione, di complessi calcoli sulle dosi nel tempo in rapporto alla corporatura di ogni singolo individuo.
In considerazione di questi elementi, è da ritenersi saggio e utile introdurre in Lombardia norme che favoriscano, anche indirettamente, un obiettivo di qualità superiore a quello dei 6 V/m. Questo sia per l’alto numero di impianti esistenti, e quindi per il “fondo” mediamente più elevato che altrove, sia per la densità di popolazione, il che corrisponde ad un maggior numero di soggetti esposti.
 
03.03 Fattore di rischio per i bambini. Minore è la corporatura dell’individuo esposto ai C.E.M., maggiori sono le dosi assorbite. I bambini sono quindi più a rischio degli adulti. Va inoltre tenuto conto che i corpi viventi presentano anche, proprio in relazione alla massa corporea, specifiche frequenze di risonanza (a livello di cellule organiche). Per una larga fascia dei bambini in età pediatrica, la risonanza avviene alle frequenze tipiche della telefonia cellulare (900-1800 MHz ca.). Questo fa aumentare, per loro, il rischio di un fattore compreso tra 7 e 10.
[vedasi ad es. S. Engstrom et al., Dynamic properties of Lednev’s
Parametric Resonance Mechanism, Bioelectromagnetics,17:58-70, 1996]

04. Cenni sulle problematiche ambientali e urbanistiche

04.01 In generale. I Campi Elettromagnetici artificiali ad alta frequenza costituiscono un fattore di rischio anche per l’equilibrio ecologico ed ambientale. A rischio è tutta la fauna, com’è evidente , ma non soltanto. Vi sono prove di effetti negativi sulla flora e studi che ipotizzano possibili alterazioni alle caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua.
 
[fonti: prof. G. Brautti, ordinario di Struttura della Materia, dipartimento di Fisica, Università di Bari, 1993 • Biosystem Liquid Crystals: Several Hypotheses Relating To Interact-ing Mechanisms Which May Explain Biosystem And Human Hyper-sensitivities To Electric And Magnetic Fields. James Beal, EMF Interface Consulting, New Orleans, LA, with assist of Marcus Barnes, P.E., Aero-dyne Laboratories, Austin, TX, and Charles Wallach, Ph.D., Behavioral Research Associates, Canoga Park, CA. Annual Review of Research on Biological Effects of Electric & Magnetic Fields, sponsored by DOE/ EPRI/EPA, San Antonio, Texas, November 17-21, 1996. • Magnetic bacteria in cell growth - About magnetite, which is used to form the nuclear envelope (protecting the DNA) Alan E. Jackson, NASA consultant for Artificial Magnetic Fields (1996)]
 
04.02 Urbanistica ed edilizia. Il rapido e disordinato sviluppo del settore della telefonia cellulare in questi anni ha determinato non pochi problemi di ordine urbanistico e architettonico. Proliferano, anche nei centri abitati o in zone di valore, antenne sostenute da strutture complesse (tralicci) rozze ed esteticamente inaccettabili.
Si vuole qui ricordare che le grandi e medie città degli Usa, in una società certamente favorevole alla libertà d’impresa, ma attenta alla qualità della vita, hanno varato norme di tipo urbanistico ed edilizio piuttosto precise che prendono in considerazione anche -e non a caso, in questo settore- aspetti estetici e visuali che sono fondamentali e che sono elemento determinante della maggior parte delle proteste nel nostro paese.
 [vedasi ad es. allegato al Piano Regolatore della città di San Francisco (Usa),
“Wireless Telecommunications Services Facilities Siting Guidelines”, P.C.R. n.14182, 15.08.1996]
 
Altri paesi, come la Svizzera, hanno adottato un progetto di rete con piccoli impianti che prevede in futuro ulteriori riduzioni di potenza per cella.
 
04.03 Approcci urbanistici innovativi. A titolo di esempio, nella citata metropoli di San Francisco, oltre al rispetto delle norme sanitarie federali, per l’effetto combinato della norma di Stato (California) e di quella municipale, sussistono le seguenti condizioni aggiuntive:
A. divieto di porre impianti nelle aree di scuole, ospedali e case di cura;
B. applicazione di una trasparente procedura di consenso all'installazione dell’impianto da parte della popolazione residente nella zona, attraverso una informativa ed un dibattito presso il corrispettivo del Consiglio di Circoscrizione o presso il Municipio;
C. limiti di altezza per le antenne, proporzionalmente agli edifici ospiti, in armonia con la tipologia edilizia della zona;
D. obblighi di mascheramento attraverso opere edili o coperture in plastica omogenee rispetto all’estetica dell’edificio ospite o viciniore; per gli impianti su sostegni da terra, uso eventuale di essenze arboree (rampicanti o altofusto, secondo necessità, con obbligo di mantenimento, pena la rimozione dell’impianto);
E. tutela della prospettiva e della visuale di chi osserva stando nei locali di permanenza delle abitazioni residenziali, ma anche dal piano di strada nei luoghi pubblici più frequentati;
F. controlli periodici sulle stazioni-radio base, attraverso il corrispettivo dei nostri Pmip, in base a semplici meccanismi di casualità che ne garantiscono la assoluta imprevedibilità.
Analoghe norme di Stato, di Contea e municipali, anche tra loro combinate, sono in vigore nella maggior parte delle aree densamente urbanizzate degli Stati Uniti.
[fonte: Usa League of Cities]
 
04.04 La questione estetica e visuale. Rispetto all’esempio estero sopra citato, c’è la tendenza, nel nostro Paese, a considerare gli aspetti estetici e visuali come secondari, se non addirittura irrilevanti. E’ accaduto così che tralicci di sostegno per antenne di telefonia cellulare siano stati posti a pochi metri da abitazioni in modo tale da rovinare irrimediabilmente la visuale, con danni evidenti anche dal punto di vista del valore dell’immobile.
Occorre che gli Enti pubblici prendano atto che ignorare questi aspetti architettonici e visuali risulta ormai inaccettabile per i cittadini, orientati ad una migliore qualità complessiva della vita, specie quelli residenti nelle aree postindustriali come quella metropolitana milanese.

05. Limiti e flessibilità dei sistemi cellulari di TLC

05.01 Il sistema a celle adiacenti. Occorre a questo punto specificare alcune caratteristiche dei sistemi radiotelefonici cellulari (E-Tacs, Gsm, Dect, Dcs e simili). Sono detti “cellulari” perchè composti da celle adiacenti tra loro; ogni “cella” è una zona servita da una stazione-radio base. Il passaggio di una unità mobile da una cella all’altra è gestito dal sistema centrale computerizzato, in maniera tale che non si possa avvertire durante una conversazione in movimento.
 
05.02. Limite fisico delle frequenze. La chiave per comprendere il sistema sta nel limite fisico delle frequenze di trasmissione-ricezione. Il sistema Gsm, per esempio, utilizza al massimo 40 frequenze (è stata richiesta in Italia l’estensione a 50) per ciascuna cella. Ogni frequenza, attraverso la digitalizzazione del segnale, consente fino ad 8 conversazioni contemporaneamente. Tutto questo significa che ogni cella ha un limite attuale di un massimo di 320 conversazioni simultanee.
05.03 Frazionamento delle celle. Quando il traffico telefonico cresce e occorre un numero più elevato di conversazioni, la tecnologia prevede un frazionamento della cella satura in un numero adeguato di celle più piccole (Fig.1). Solo in tale modo il numero di conversazioni contemporaneamente possibili in una determinata area territoriale può salire, virtualmente sino all’infinito.
 
Fig.1 - Frazionamento delle celle
 
Figura 1 - Limite massimo di conversazioni per cella nel sistema Gsm (40 canali)
 

06. Antenne e “sviluppo sostenibile”

06.01 Qualità nella prevenzione sanitaria. Si è detto come obiettivo ideale sia un valore di C.E.M. non superiore agli 0,5 V/m. I telefonini ricevono perfettamente ad un valore di intensità di campo simile, e anche inferiore (0,2 V/m) se il “fondo” lo consente.
Si è detto anche della relazione diretta tra Campo e potenza dell’impianto espressa in Watt. Antenne di bassa potenza = C.E.M meno intensi = meno rischio.
E’ dunque evidente come una prevenzione sanitaria di qualità possa derivare dall’insediamento preferenziale di stazioni radio base di piccola potenza (1-5 Watt in antenna), per un obiettivo di <0,025 W/mq a distanza ravvicinata.
 
06.02 Qualità nel servizio di telefonia cellulare. Per la filosofia progettuale dei sistemi cellulari (Vedasi § 05) è altrettanto evidente come un numero adeguato di microcelle da 1-5 Watt di potenza possa garantire un servizio di telefonia cellulare di elevata qualità, con copertura efficiente e con elevato numero di conversazioni contemporanee possibili.
 
06.03 Qualità dal punto di vista urbanistico. La scelta delle microcelle porta con sè anche benefici dal punto di vista urbanistico e architettonico, per queste due ragioni:
A. Stazioni radio base da 1-5 Watt possono utilizzare antenne di dimensioni piccole, installabili anche su pali dell’illuminazione pubblica, oppure sottoforma di pannelli rettangolari affissi alle pareti esterne di edifici, progettati per non irradiare attraverso il muro di appoggio (quindi non verso l’interno dell’edificio), trattabili con vernice o materiali di finitura edile per integrarsi perfettamente con la facciata ospite.
B. Reti di stazioni radio base di queste basse potenze richiedono, per le antenne, altezze medie di molto inferiori rispetto alle attuali: 3-10 m. contro 30-40 m. Non abbisognano dunque di svettare sopra i palazzi, non utilizzano ingombranti strutture di sostegno come i tipici tralicci e pali usati nel nostro paese, specie per E-Tacs e Gsm900.
06.04 Ricadute positive sull’economia e sull’occupazione. E’ evidente che reti cellulari costruite come indicato ai punti precedenti richiedono maggiori investimenti ed un numero più elevato di addetti alla manutenzione. Questo aspetto non è tuttavia così determinante nell’economia di scala dei sistemi cellulari e non costituisce sicuramente un ostacolo insormontabile per Società che dichiarano utili straordinariamente elevati: si pensi, ad esempio, ai circa 2.000 miliardi di Tim per il 1998. Questa logica di progettazione delle reti produce, piuttosto, ricadute positive sull’economia e sull’occupazione.

07. Proposta di linee-guida per una normativa regionale

07.01 Obiettivi fondamentali. Per migliorare la prevenzione sanitaria e per introdurre una efficace tutela ambientale, urbanistica, architettonica  ed estetico-visuale, rispettando (e anzi rafforzando) i diritti degli utenti del servizio di telefonia cellulare, la norma regionale dovrebbe raggiungere questi obiettivi:
A. Limitare le stazioni radio base più potenti alle aree rurali/industriali e di fatto impedirle nelle aree residenziali o miste;
B. Favorire il frazionamento delle celle, anche già esistenti, nelle aree urbanizzate, consentendo - con adempimenti e oneri urbanistici ridotti - la realizzazione di stazioni molto piccole, in termini di potenza d’emissione e come dimensioni fisiche.
C. Definire aree di rispetto, una sorta di “parchi no-elettrosmog” (realistici gli 0,1-0,2 V/m). Queste aree sono quelle abitualmente frequentate dai soggetti a maggior rischio, vale a dire bambini in età pediatrica (0-14 anni) e malati, quindi aree di asili e scuole, pubbliche e private, sino alla media inferiore inclusa, nonchè ospedali e case di cura.
07.02 Criteri di base. La norma dovrebbe imporre:
1. Divieto di impianti di telecomunicazione nelle zone residenziali, e per una fascia di almeno 50 metri dalle abitazioni. Questo divieto è derogabile alle condizioni indicate al successivo sub§ 07.04.
2. Obbligo di Autorizzazione edilizia esplicita, subordinata a nulla-osta dell’autorità sanitaria (vedi oltre, sub§ 08.01) per gli impianti con potenza superiore ai 5 Watt, misurati all’antenna.
3. Divieto di porre impianti da terra in corti di edifici residenziali, nonchè di porre apparati radianti all’interno di edifici, in locali e sottotetti.
4. Per gli impianti superiori ai 5 Watt in antenna, obbligo di mascheramenti rispetto alla tipologia ambientale e/o architettonica della zona.
07.03 Speciale tutela dei soggetti deboli. Divieto assoluto e inderogabile di insediare impianti fissi di telecomunicazione, di qualsiasi tipo e potenza, nelle aree di asili-nido, scuole, ospedali e case di cura (strutture pubbliche e private), e per una fascia di rispetto di almeno 100 metri da esse.
 
07.04 Deroga per le microcelle. La norma di cui sub§ 07.02-1 è derogabile per le aree densamente urbanizzate, a condizione che gli impianti non superino i 5 Watt di potenza in antenna e non siano posti più impianti sullo stesso supporto di sostegno (non può essere oggetto di divieto, ai sensi D.L. 115/97, art.1).
 
07.05 Sviluppo delle reti cellulari TLC. Per garantire lo sviluppo delle reti cellulari di telefonia e dati e per favorire il frazionamento delle celle, per 12 mesi a far data dall’entrata in vigore della norma, sarà consentito il frazionamento di una cella già esistente in più microcelle con stazioni radio base di potenza non superiore ai 5 Watt, senza l’obbligo di Autorizzazione edilizia esplicita.
 
07.06 Risanamenti ai sensi D.L. 381/98. Devono essere prescritti tempi non superiori ai 12 mesi, con disattivazione degli impianti in caso di inadempienza.
 
07.07 Smantellamento delle stazioni radio base dismesse. L’esperienza maturata in altri paesi (in particolare gli Usa) suggerisce di rendere obbligatorio lo smantellamento delle antenne dismesse entro un preciso termine temporale, oltre il quale l’operazione sarà eseguita mediante Ordinanza pubblica, con costi a carico della Società originariamente concessionaria dell’impianto.

07.08 Sicurezza. E’ opportuno specificare una serie di disposizioni per una puntuale applicazione dei Dlgs 626/94, Dlgs 242/96 e succ. modif. e integrazioni.
 
07.09 Qualità degli Operatori di telecomunicazione. La norma regionale potrebbe favorire la certificazione ISO-14001 da parte dei Gestori di reti cellulari, a ulteriore garanzia di tutela dell’ambiente, in una logica di “sviluppo sostenibile”.
 
07.10 Qualità del servizio di telefonia cellulare. Si propone di istituire un Osservatorio regionale sulla qualità del servizio di telefonia cellulare, per raccogliere segnalazioni degli utenti e per istruire eventuali procedimenti avanti l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni. Tale Osservatorio potrebbe coinvolgere le Associazioni di tutela dei consumatori.
 
07.11 Tipo di norma regionale. Le proposte normative formulate in questo documento occorre che rispettino le prerogative urbanistiche dei Comuni. Potrebbero essere oggetto di una Legge Regionale, attraverso un mix di prescrizioni e di indirizzi. Potrebbero in parte anche essere semplicemente recepite dal Titolo III del Regolamento d’Igiene tipo (ma occorre che si generalizzi l’adozione da parte dei Comuni lombardi).

08. Ulteriori adempimenti: D.L. 381/98 e D.L. 115/97

Si sottolinea come diversi aspetti degli adempimenti ora delegati alle Regioni dal D.L. 381/98 siano stati oggetto di protocolli d’intesa e armonizzazione stipulati tra Ispesl e Rai, Mediaset, Tmc, Tim, Omnitel, Wind. In particolare: 08.01 Nulla-Osta sanitario. Si propone di rendere obbligatorio il rilascio di un nulla-osta sanitario, analogamente a quanto avviene per le attività insalubri, per i nuovi insediamenti e la modifica di quelli esistenti, con semplificazioni per gli impianti sino a 5 Watt in antenna.
 
08.02 Valutazione di impatto ambientale. Occorre stabilire i criteri applicativi dell’art.2 bis del D.L. 1° maggio 1997, n.115, contemplando anche semplificazioni per gli impianti sino a 5 Watt in antenna.
 
08.03 Censimento delle sorgenti di C.E.M. ad alta frequenza. Va definito l’obbligo di comunicazione da parte dei titolari di impianti di reti cellulari. Il censimento e la tenuta del catasto delle sorgenti di C.E.M. potrebbe essere affidato alle Province.
 
08.04 Misure da parte dei P.m.i.p. Occorre definire modalità standard di esecuzione delle misurazioni.
 
08.05 Dotazione dei P.m.i.p. La Regione non può sottrarsi dalla necessità di stabilire adeguate dotazioni di apparecchiature per le U.O. di fisica dei Pmip delle Asl lombarde, con l’iscrizione a bilancio di apposito finanziamento. Si ricorda che è dal 1982 che il Ministero della Sanità ha raccomandato alle Regioni di attrezzarsi adeguatamente per la misura e la valutazione dei C.E.M. rf/microonde. Una prescrizione nella sostanza disattesa.
[Circolare del Ministero della Sanità, Div.V, n.69/82]
 

Allo stato attuale, risulta infatti che soltanto 3 Pmip lombardi siano dotati, per esempio, di analizzatore di spettro, apparecchio di misura selettivo indispensabile. In alternativa, si segnala l’esistenza di nuovi misuracampo selettivi con coefficienti tensione/campo quasi costanti lungo tutta la banda di funzionamento.
 
08.06 Sanzioni. La norma regionale dovrà infine stabilire sanzioni e procedure coercitive per garantire il perseguimento di eventuali violazioni da parte dei Gestori di TLC. Si suggerisce di ricorrere a criteri rigidi e valori economici commisurati all’elevato valore aggiunto del settore.

Gennaio 1999

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