LA STORIA DI BETTO E LACCIO

LA STORIA DI BETTO E LACCIO

Un giorno un tubetto di colla semipieno di nome Betto fu lanciato da una finestra , rotolò sul cofano di una macchina e da qui cadde su di un marciapiede dove incontrò un laccio di scarpe di nome Laccio. Fu un incontro molto appiccicaticcio, in quanto la stringa finì sul collo del tubetto, dove vi erano rimaste piccole sbavature di colla, ma questo contrattempo finì per far nascere da subito una grande amicizia tra i due. Iniziarono così a raccontarsi le loro avventure.

 Laccio proveniva da una stirpe di lacci di lana vissuta nello scorso secolo in Scozia, i suoi antenati erano emigrati in America, legati alle scarpe di una famiglia di allevatori di pecore molto numerosa; l’obiettivo dichiarato degli allevatori era quello di far fortuna dall’altra parte dell’oceano. Purtroppo per i lacci ,le cose per la famiglia andarono bene ,tant’è che dopo due mesi comprarono tutti dei mocassini e loro furono abbandonati in un angolo.Un giorno servivano cordini per legare le merci che la famiglia, ormai di ex-allevatori, spediva per il mondo, non si sa a chi venne l’idea , ma sta di fatto che in un batter d’occhio le scarpe furono denudate delle stringhe che vennero poi utilizzate per legare i sacchi, fu così che la famiglia fu dispersa, non esistette più una coppia uguale per legare le scarpe, ognuno dovette reinventarsi un impiego. Il nostro protagonista dopo aver legato ogni sorta di cose , si trovava attualmente a vagare per le strade di New York alla ricerca di qualcuno che lo raccogliesse.

Le mani di un bambino cinese avevano invece dato i natali a Betto, ma fu poi spedito in Svezia dove iniziò a compiere il suo dovere. Capitò poi un giorno cadde dalla borsa di un elettricista nel piazzale del porto di Stoccolma, passò alcuni giorni all’addiaccio, soffrì il freddo , ma alla fine si appiccicò all’ombrello di un marinaio che si stava imbarcando su una nave diretta negli Stati Uniti, cadde poi all’interno di uno scatolone che fu poi sbarcato e trasportato  nella famiglia che poco prima l’aveva scaraventato dalla finestra.  Il suo ultimo impiego fu quello di oggetto contundente nel litigio tra due persone.

 Purtroppo il tubetto soffriva di una patologia comune a tutta la sua specie : indurimento delle pareti, causato dall’invecchiamento della colla, i dolori erano molto forti e l’unico rimedio era quello di svuotarsi al più presto . Ormai il nuovo amico del laccio non era più giovanissimo, ma nonostante ciò, serbava nelle sue viscere una considerevole quantità di liquido appiccicaticcio, che incurante dei dolori che procurava, iniziava inesorabilmente a indurirsi. Che fare?

Fu il laccio ad avere l’idea : trascinò il tubetto in mezzo alla strada e aspettarono insieme il passaggio della prima ruota di auto, fu doloroso e anche un po’ lungo , ma alla fine , a forza di essere schiacciato , riuscì a liberarsi della colla.

Felici , andarono a festeggiare in un vicolo nascosto, e li iniziarono a ballare al ritmo frenetico dei rumori della città per ore e ore, finché non venne notte e Laccio, infreddolito, si introdusse nel tubetto e li si addormentò.

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