IL PENSIERO UNICO
Globalizzazione e New-ecnomy sono le nuove parole d’ordine indispensabili per poter cavalcare la nostra epoca, tant’è che è iniziata ormai da tempo una corsa dei popoli occidentali all’aggiornamento continuo delle nuove tecnologie e dei nuovi modi di lavorare, indispensabili per poter rimanere competitivi sul mercato del lavoro. Anche la restante e maggioritaria parte del globo, quella non occidentale, è investita dalla nuova epoca, ma in maniera decisamente diversa rispetto al cosiddetto mondo sviluppato. Infatti, se è vero che da noi i lavori manuali vanno sempre più scemando, e anche vero che i prodotti bisogna continuare a produrli, siano essi automobili , vestiti o quant’altro. Se consideriamo la scoperta di mercati fino a poco tempo fa “vergini” quali l’est europeo, l’Oriente, il Nord Africa e parte del Sud America deduciamo che la produzione di questi beni solidi dovrebbe aumentare a dismisura, ed in parte è vero, ma la realtà e che questo accade proprio nei paesi sottosviluppati mentre qui da noi le fabbriche chiudono; il perché accade ciò e a conoscenza di tutti : la manodopera in questi paesi arriva a costare anche 50 volte meno di quello che costa da noi. I lavoratori infatti non hanno nessuna rappresentanza e questo fa si che le aziende a sfruttino al massimo gli impianti produttivi allungando la giornata lavorativa del singolo lavoratore a 10-12 ore. Vi è poi l’utilizzo della manodopera infantile con cui si può abbassare ulteriormente il salario in cambio di lavoratori ancora più docili. Bisogna inoltre ricordare che in questi paesi non esistono leggi per la tutela ambientale, quindi, impianti che da noi sarebbero obsoleti e fuorilegge e che obbligherebbero le imprese a compiere investimenti di miliardi per mettere a norma le proprie aziende, nel Terzo Mondo possono produrre tranquillamente senza nessun vincolo ; emblematici sono i vertici mondiali per l’inquinamento come quelli di Rio de Jianero, Kyoto, e quello dell’Aja dove vengono presentate mozioni per abbassare i limiti di gas emessi nell’atmosfera, ma vengono puntualmente bocciate. Gli Stati Uniti con l'alleanza di Giappone, Canada e Australia, sono coloro che guidano la fronda dei paesi contrari ad ogni tipo di vincolo ambientale, mentre i paesi in via di sviluppo mantengono una posizione fortemente ambigua, in quanto sono ben coscienti che limitazioni di questo tipo porterebbero a un rallentamento dello sviluppo portato dalle multinazionali pronte ad investire nel Terzo Mondo.
Aggiungiamoci poi che chi fa
sorgere un impianto produttivo in questi luoghi non ha problemi di lungaggini
burocratiche . Gli stati ospitanti sono disposti a tutto pur di far entrare
capitali stranieri nelle esangui casse dello stato, il paradosso è che quegli
stessi capitali riandranno per la maggior parte nei Paesi occidentali a causa
dei debiti che i paesi poveri hanno nei confronti dell’occidente.
Ma non è tutto, perché anche in casa
nostra abbiamo sacche di “terzo mondo”, mi riferisco alla massa di
immigrati, e non solo, che si riversano negli stati ricchi alla ricerca di pane,
anche qui l’economia a saputo come utilizzare al meglio questa risorsa. E' stato inventato il lavoro interinale , metodo importato guarda caso dagli USA.
Il funzionamento di questo nuovo modo di produrre è semplice : si deve partire
da una situazione di disoccupazione cronica con assoluta fame di lavoro, ci si
iscrive a una cooperativa che cerca l’impiego per tuo conto, una volta trovata
l’azienda bisognosa di manodopera, il lavoratore viene affittato per un tempo determinato
dall’azienda stessa e a precise condizioni, tipo l’obbligo di
straordinario o la disponibilità a qualunque turno lavorativo. Naturalmente,
non essendo assunto direttamente dall’azienda non si hanno gli stessi diritti
dei lavoratori regolari; aggiungiamo che il sindacato per queste persone non
esiste, (diventa difficile far scioperare una persona che dall’oggi al domani
può perdere il lavoro senza ricevere nessuna spiegazione)e allora capiamo
quanto sono convenienti per la nuova economia questi tipi di contratti. Le
statistiche dell’Adecco, che è la più grande azienda nel settore, ci dicono
che la media temporale di un impiego è di 25 giorni per persona, dopo bisogna
aspettare una nuova chiamata e non sempre arriva immediatamente, anzi, possono
anche passare mesi tra un lavoro e un altro.
Ora, tutte queste motivazioni non
metterebbero in buona luce la globalizzazione, se ne ha un quadro abbastanza
deprimente, con aumento dell’inquinamento associato allo sfruttamento. Ma a
quanto ci viene detto non è così, o meglio, non sarà sempre così, dato che
anche nei paesi poveri, col tempo, i lavoratori potranno acquisire gli stessi
diritti che hanno conquistato in occidente, che poi in occidente gli stessi
diritti si vanno perdendo e una visione conservatrice a anacronistica che non
tiene conto che i lavori nella new-economy si debbano cambiare spesso, senza
flessibilità non stai sul mercato e tutti ci dobbiamo adeguare.
Riguardo all’inquinamento i dati sono eccessivamente allarmistici,
inoltre, con il tempo la tecnologia troverà il modo di ridurre i veleni
prodotti dalle industrie .
Questo è quanto ci viene riferito dal
ghota dell’economia mondiale, dalla stragrande maggioranza dei capi di Stato
di tutto il pianeta , dalla maggior parte dei mass-media.
E se non fosse così ? Partendo dal
presupposto che non esistono certezze assolute e che al sottoscritto piace
crogiolarsi nel dubbio, e sensato vivere in un mondo dominato da un “Pensiero
unico?”.
Vorrei tanto che queste persone così
potenti e autorevoli tanto da convincere l’intero globo che la loro ricetta e
la più giusta, rispondessero ad alcune domande
- I lavoratori del terzo mondo per
arrivare ai diritti che abbiamo (o avevamo) noi occidentali devono forse
compiere lo stesso cammino fatto da noi, con migliaia di morti sul lavoro (ma ce
n’è sono troppi anche adesso), morti di repressione perché difendevano i
propri diritti, scioperi senza fine e licenziamenti senza motivo? Per capirci
basta ricordare la storia dei
lavoratori dall’inizio della Rivoluzione industriale ad adesso e si capisce
quanto tempo sia passato e quanto si è dovuto penare per riuscire ad ottenere
condizioni accettabili di lavoro. E’ questo il futuro che spetta agli abitanti
del terzo mondo, dato che si trovano anche loro davanti ad una rivoluzione
industriale?
- Secondo voi le multinazionali che
portano i propri impianti produttivi nei paesi sottosviluppati quanto interesse
hanno che i lavoratori del luogo arrivino ad avere i diritti di quelli
occidentali ?
-L’investire in impianti che non
emettano gas inquinanti non comporta nessun vantaggio sia a livello di profitto
che di competitività sul mercato; ora, che le multinazionali tengono in ostaggio
i politici è risaputo, con che grado quindi bisogna fidarci di chi ci dice che
l’inquinamento e l’effetto serra sono fobie di ambientalisti fanatici ?
- Un ragazzo impiegato per un agenzia
di lavoro interinale ha facoltà di costruirsi una famiglia? Si può pensare di
andare a vivere con la persona amata in una casa in affitto con tutte le spese
annesse e connesse e avere dei figli sapendo di avere un lavoro precario? Questi
economisti hanno mai provato l’ebbrezza di vivere in bilico ? Di non sapere da
un mese all’altro se incassi lo stipendio o se devi umiliarti a chieder e
soldi a genitori e parenti per tirare avanti ? Penso che purtroppo queste
emozioni se le sono risparmiate perché, se non fosse così, qualche dubbio
l’avrebbero anche loro.
Qualcuno molto semplicemente mi potrà
rispondere con il detto che la mano del mercato arriva ovunque e ovunque
aggiusta tutto, ma la mia perplessità sta nel fatto che il Sud America , la
maggior parte dei paesi Africani e l’India, sono stati regolati sempre dal
capitalismo, ma le persone continuano imperterrite a morire di fame, eppure la
mano del mercato dovrebbe arrivare anche lì . Con questo voglio subito
precisare che anche il comunismo sovietico non ha risolto il problema ed è
giustamente crollato. Il capitalismo invece, nonostante crei disuguaglianze e
insicurezze sociali, sta vivendo i suoi anni migliori, applaudito dall’intero
globo.
Questa e la mia perplessità più
grossa, il fatto che non vi è nessuno che metta in discussione il sistema, si
parte dal presupposto che le cose funzionano in questo modo e tutti ci dobbiamo
adeguare , precari, bambini schiavizzati, morti sul lavoro morti di malattie
causate dall’inquinamento.
Ad essere sinceri per ascoltare
qualcuno di “famoso” che esce dal coro bisogna aspettare le sessioni dell’ONU dedicate alla fame nel mondo dove
un vecchio dittatore (Castro) ricorda ai presenti che al mondo ci sono i
bambini che muoiono di fame (bisognerebbe però ricordare a lui di rispettare le
libertà individuali): davvero troppo poco.
E’ vero, è venuta Seattle e
qualcosa si sta movendo , ma bisogna essere realisti : alle manifestazioni vi
sono qualche decina di migliaia di persone, cioè la solita minoranza sempre più
rumorosa al cospetto della maggioranza sempre più silenziosa.
La mia preoccupazione e proprio il silenzio e la sottomissione a questa dittatura da pensiero unico che ci sta investendo.