Dughin - Soltanto 'Bolscevismo'  
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Aleksandr Dughin

 SOLTANTO "BOLSCEVISMO"

 
      Non esiste capitale "nazionale".  L'essenza del capitale è internazionale. Esso ignora qualsiasi
 ostacolo sulla via del profitto economico. E questo profitto è ostacolato da ogni restrizione alla
 libertà di mercato. Ciò include divisioni di natura statale, nazionale, confessionale, ed altre. Il
 fascismo, per non aver compreso la propria stessa essenza riguardo alla necessità di combinare
 il nazionalismo proprio con il socialismo, cadde preda di questa mostruosa, imperdonabile
 illusione. Il nazionalismo non può essere liberale o fondarsi sul mercato. E' un'ideologia che fa
 appello ad una vita immateriale, collettiva, super-economica. La vita comunitaria è al centro
 tanto del nazionalismo, quanto del socialismo. Il capitalismo si fonda su una posizione
 radicalmente diversa, inconciliabile - il concetto di profitto materiale, efficienza,
 razionalizzazione del mondo presente, momentaneo, oggettivo. Non dimentichiamo che, in
 origine, il nazional-socialismo era fondato su una concezione, radicalmente socialista e
 rigorosamente antiborghese , di Ernst Junger - l'Operaio, Der  Arbeiter. 

 Ma non è affatto necessario tornare sempre a volgerci all'esperienza tedesca e italiana. E' ora
 che il nazionalismo russo contemporaneo rimediti la propria esperienza storica. Una volta
 acquisito un metodo adeguato, ci apparirà evidente che l'ordine Sovietico, il bolscevismo, fu in
 verità una coerente, compiuta e perfetta espressione delle tendenze nazionali radicali russe
 nelle condizioni tremende e paradossali del XX secolo. Nella sua vera essenza, nella sua più
 profonda logica, nel suo spirito, il bolscevismo non fu null'altro che nazional-bolscevismo. 
 Se osserviamo da vicino la storia del Partito Comunista, vediamo immediatamente che mai,
 nelle sue file, esistette alcun astratto internazionalismo. Fin dai tempi dei populisti,
 l'"internazionalismo" fu inteso nel senso di un socialismo nazionale, pan-Eurasiatico, imperiale,
 perfettamente coincidente con la missione storica universale del popolo Russo - un popolo che
 reca in sé non tanto il principio dell'etnia di sangue, quanto il principio di un particolare ideale
 spirituale e culturale.  Il nazionalismo russo è sempre stato integrazionista, super-etnico, etico e
 messianico. Mai razziale, mai regionalistico, mai localistico. Proprio come il bolscevismo. 

 Che ne consegue, per il movimento patriottico? Ci occorre una radicale revisione del periodo
 Sovietico, l'elaborazione di un modello storiografico speciale, nel cui quadro riscrivere la storia
 Sovietica secondo una terza variante. Fin qui, siamo a conoscenza di due tipi di approccio -
 anti-Sovietico e Sovietico. L'approccio Sovietico riflette la storia Sovietica in termini marxisti,
 sotto l'effetto ipnotico di una metodologia scolasticamente comunista astratta e complessa - un
 intrico prodotto dal succedersi di salti e fasi evolutive della dottrina socialista. Per di più, il
 filone principale della storiografia rigorosamente Sovietica è stato troncato a causa del crollo
 dell'URSS; al suo posto, è comparsa una pletora di raggruppamenti storicamente marginali,
 simili a sette, dall'intricata terminologia, in perenne conflitto gli uni contro  gli altri, incapaci di
 pervenire ad un quadro ideologico unitario della fase Sovietica. 

 Il secondo approccio ideologico coincide con il punto di vista anti-Sovietico. Esso presenta due
 posizioni. Una, ampiamente nota, è quella "democratica", "occidentale". Secondo questa
 teoria, il socialismo è un inganno, un male, e il periodo Sovietico è un'anomalia che affonda le
 radici nelle condizioni oscure ed arcaiche delle masse asiatiche, totalitarie e sottosviluppate,
 che abitano la regione nord-occidentale dell'Eurasia. 

 Un'altro tipo di modello anti-Sovietico è quello monarchico, "Bianco". In base ad esso, il
 normale sviluppo di una particolare potenza europea è stato artificialmente interrotto da una
 congiura di fanatici alieni, che hanno condotto a termine un colpo di stato impopolare ed
 hanno governato grazie all'uso della forza e del terrore per lunghi decenni - fino a quando il
 sistema è giunto alla putrescenza. 

 Le diverse interpretazioni del bolscevismo secondo queste due differenti prospettive -
 Sovietica e anti-Sovietica - sono ben note, ma siamo consapevoli anche delle loro discrepanze
 e tensioni interiori. 

 In realtà, quanto è fin qui in nostro possesso non rappresenta l'approccio principale e più vero
 al fenomeno bolscevico. 

 Un approccio del genere può essere costruito solo in base al riconoscimento della
 fondamentale unità, della parentela spirituale ed etica esistente fra l'idea nazionale
 (specialmente russa) e il pathos essenziale del comunismo in quanto ideologia, ivi incluso il
 marxismo. Ogni altro approccio opera una distinzione fra nazionalilsmo e socialismo (o
 comunismo), vedendoli come antitesi ideologiche, come tendenze incompatibili. E la
 convinzione di questa incompatibilità si proietta oltre, sull'intero corso della ricostruzione
 storica. Le conseguenze sono note - l'essenza del fenomeno si perde, reciproche 
 contraddizioni creano tensioni ed incomprensioni senza fine. Forse, il solo approccio che si
 avvicina alla verità è proprio quello, estremo, del liberalismo occidentale, che si caratterizza
 per il massimo di russofobia congiunto all'estrema avversione per socialismo o comunismo in
 ogni sua forma. Solamente qui - seppure in forma negativa - è correttamente apprezzata la
 sorprendente solidarietà e consonanza di bolscevismo e idea Russa; una parentela profonda al
 di là delle forme esteriori. 

 Il problema si riduce all'elaborazione non di una forma negativa - come nel caso
 dell'anticomunismo  russofobico, ma di un modello storiografico totalmente positivo,
 apologetico, del bolscevismo in quanto fenomeno che combina in sé organicamente tratti
 nazionali e tratti comunisti. Le fondamenta di questa costruzione sono state gettate per primo
 da Mikhail Agursky, nel suo inestimabile libro "L'ideologia del Nazional-Bolscevismo", e
 particolarmente nella sua versione inglese completa, dal titolo "La Terza Roma".
 Sorprendentemente, questo brillante lavoro non ha trovato seguito in un serio sviluppo del
 soggetto presso altri autori. Nulla, a parte abbozzi, frammenti, dettagli. Ciononostante, si
 direbbe che la formazione di un'intera scuola storica, armata della metodologia di Agursky ed
 avente a disposizione una miriade di lavori di ricerca di antisocialisti e russofobi radicali, i cui
 schemi possono essere riutilizzati come pietre da costruzione bell'e pronte, sostituendo
 automaticamente il giudizio di valore attribuito al medesimo fenomeno dal "meno" al "più" - si
 direbbe che questa formazione sia un'esigenza che non abbisogna di giustificazioni esterne. 

 Forse è necessario attendere ancora qualche tempo, fino a quando non sia finito l'aggiotaggio
 politico dei sostenitori e degli oppositori del socialismo, fino a quando non siano emarginati i
 tanti e tanti storici privi di talento, che hanno occupato tutte le sedi istituzionali nel tetro
 periodo del tardo brezhnevismo (costoro hanno indirettamente favorito la resa del
 socialismo!). Ora, in un crescendo temporale, il metodo storiografico "monarchico" viene via
 via screditato, mentre le posizioni liberal-russofobiche, sebbene dominanti sin dall'epoca della
 perestrojka, diventeranno sempre più materialmente insicure, in una situazione segnata dalle
 condizioni disperate del popolo russo e dall'inevitabile esplosione sociale. 

 L'ultimo rifugio delle canaglie resta il nazional-capitalismo, antisocialista e anticomunista, il
 fascismo di destra (di regola, legato a razzismo, xenofobia, ecc.). E' contraddittorio e
 irresposabile. E' assolutamente falso e privo di sbocchi.  Questa teorizzazione di un innaturale
 compromesso è condannata sul piano concettuale e su quello storico. E' una via senza uscita
 amorale e inintelligente, intrisa di risentimento e/o complessi paranoidi. 

 Al contrario, tutte le strade sono aperte ala storiografia nazional-bolscevica. E' la sola che ha
 un futuro. E' un approccio nel quale la passione per la verità storica si congiunge ad una scelta
 etica dignitosa, all'orgoglio nazionale e ad un acceso ideale sociale. 

 E già si può prevedere che in futuro verrà meno qualsiasi necessità di usare il termine
 "bolscevismo" con il prefisso "nazional-". Il bolscevismo è già in sé nazional-bolscevismo, dato
 che un "bolscevismo non nazionale" non è mai esistito. 


 
 
 
*
 M. Agursky, The Third Rome. National Bolshevism in the USSR, Boulder, Westview Press, 1987. 
 Ed. italiana: La Terza Roma. Il nazionalbolscevismo in Unione Sovietica, Il Mulino, Bologna 1989. 
 Tanto l'edizione originale quanto la traduzione italiana sono purtroppo fuori commercio.

 
 

 
 
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