Non esiste capitale "nazionale".
L'essenza del capitale è internazionale. Esso ignora qualsiasi
ostacolo sulla via del profitto economico. E questo profitto
è ostacolato da ogni restrizione alla
libertà di mercato. Ciò include divisioni di natura
statale, nazionale, confessionale, ed altre. Il
fascismo, per non aver compreso la propria stessa essenza riguardo
alla necessità di combinare
il nazionalismo proprio con il socialismo, cadde preda di questa
mostruosa, imperdonabile
illusione. Il nazionalismo non può essere liberale o fondarsi
sul mercato. E' un'ideologia che fa
appello ad una vita immateriale, collettiva, super-economica.
La vita comunitaria è al centro
tanto del nazionalismo, quanto del socialismo. Il capitalismo
si fonda su una posizione
radicalmente diversa, inconciliabile - il concetto di profitto
materiale, efficienza,
razionalizzazione del mondo presente, momentaneo, oggettivo.
Non dimentichiamo che, in
origine, il nazional-socialismo era fondato su una concezione,
radicalmente socialista e
rigorosamente antiborghese , di Ernst Junger - l'Operaio, Der
Arbeiter.
Ma non è affatto necessario tornare sempre a volgerci all'esperienza
tedesca e italiana. E' ora
che il nazionalismo russo contemporaneo rimediti la propria esperienza
storica. Una volta
acquisito un metodo adeguato, ci apparirà evidente che
l'ordine Sovietico, il bolscevismo, fu in
verità una coerente, compiuta e perfetta espressione delle
tendenze nazionali radicali russe
nelle condizioni tremende e paradossali del XX secolo. Nella
sua vera essenza, nella sua più
profonda logica, nel suo spirito, il bolscevismo non fu null'altro
che nazional-bolscevismo.
Se osserviamo da vicino la storia del Partito Comunista, vediamo
immediatamente che mai,
nelle sue file, esistette alcun astratto internazionalismo. Fin
dai tempi dei populisti,
l'"internazionalismo" fu inteso nel senso di un socialismo nazionale,
pan-Eurasiatico, imperiale,
perfettamente coincidente con la missione storica universale
del popolo Russo - un popolo che
reca in sé non tanto il principio dell'etnia di sangue,
quanto il principio di un particolare ideale
spirituale e culturale. Il nazionalismo russo è
sempre stato integrazionista, super-etnico, etico e
messianico. Mai razziale, mai regionalistico, mai localistico.
Proprio come il bolscevismo.
Che ne consegue, per il movimento patriottico? Ci occorre una
radicale revisione del periodo
Sovietico, l'elaborazione di un modello storiografico speciale,
nel cui quadro riscrivere la storia
Sovietica secondo una terza variante. Fin qui, siamo a conoscenza
di due tipi di approccio -
anti-Sovietico e Sovietico. L'approccio Sovietico riflette la
storia Sovietica in termini marxisti,
sotto l'effetto ipnotico di una metodologia scolasticamente comunista
astratta e complessa - un
intrico prodotto dal succedersi di salti e fasi evolutive della
dottrina socialista. Per di più, il
filone principale della storiografia rigorosamente Sovietica
è stato troncato a causa del crollo
dell'URSS; al suo posto, è comparsa una pletora di raggruppamenti
storicamente marginali,
simili a sette, dall'intricata terminologia, in perenne conflitto
gli uni contro gli altri, incapaci di
pervenire ad un quadro ideologico unitario della fase Sovietica.
Il secondo approccio ideologico coincide con il punto di vista
anti-Sovietico. Esso presenta due
posizioni. Una, ampiamente nota, è quella "democratica",
"occidentale". Secondo questa
teoria, il socialismo è un inganno, un male, e il periodo
Sovietico è un'anomalia che affonda le
radici nelle condizioni oscure ed arcaiche delle masse asiatiche,
totalitarie e sottosviluppate,
che abitano la regione nord-occidentale dell'Eurasia.
Un'altro tipo di modello anti-Sovietico è quello monarchico,
"Bianco". In base ad esso, il
normale sviluppo di una particolare potenza europea è
stato artificialmente interrotto da una
congiura di fanatici alieni, che hanno condotto a termine un
colpo di stato impopolare ed
hanno governato grazie all'uso della forza e del terrore per
lunghi decenni - fino a quando il
sistema è giunto alla putrescenza.
Le diverse interpretazioni del bolscevismo secondo queste due
differenti prospettive -
Sovietica e anti-Sovietica - sono ben note, ma siamo consapevoli
anche delle loro discrepanze
e tensioni interiori.
In realtà, quanto è fin qui in nostro possesso non
rappresenta l'approccio principale e più vero
al fenomeno bolscevico.
Un approccio del genere può essere costruito solo in base
al riconoscimento della
fondamentale unità, della parentela spirituale ed etica
esistente fra l'idea nazionale
(specialmente russa) e il pathos essenziale del comunismo in
quanto ideologia, ivi incluso il
marxismo. Ogni altro approccio opera una distinzione fra nazionalilsmo
e socialismo (o
comunismo), vedendoli come antitesi ideologiche, come tendenze
incompatibili. E la
convinzione di questa incompatibilità si proietta oltre,
sull'intero corso della ricostruzione
storica. Le conseguenze sono note - l'essenza del fenomeno si
perde, reciproche
contraddizioni creano tensioni ed incomprensioni senza fine.
Forse, il solo approccio che si
avvicina alla verità è proprio quello, estremo,
del liberalismo occidentale, che si caratterizza
per il massimo di russofobia congiunto all'estrema avversione
per socialismo o comunismo in
ogni sua forma. Solamente qui - seppure in forma negativa - è
correttamente apprezzata la
sorprendente solidarietà e consonanza di bolscevismo e
idea Russa; una parentela profonda al
di là delle forme esteriori.
Il problema si riduce all'elaborazione non di una forma negativa
- come nel caso
dell'anticomunismo russofobico, ma di un modello storiografico
totalmente positivo,
apologetico, del bolscevismo in quanto fenomeno che combina in
sé organicamente tratti
nazionali e tratti comunisti. Le fondamenta di questa costruzione
sono state gettate per primo
da Mikhail Agursky, nel suo inestimabile libro "L'ideologia del
Nazional-Bolscevismo", e
particolarmente nella sua versione inglese completa, dal titolo
"La
Terza Roma".
Sorprendentemente, questo brillante lavoro non ha trovato seguito
in un serio sviluppo del
soggetto presso altri autori. Nulla, a parte abbozzi, frammenti,
dettagli. Ciononostante, si
direbbe che la formazione di un'intera scuola storica, armata
della metodologia di Agursky ed
avente a disposizione una miriade di lavori di ricerca di antisocialisti
e russofobi radicali, i cui
schemi possono essere riutilizzati come pietre da costruzione
bell'e pronte, sostituendo
automaticamente il giudizio di valore attribuito al medesimo
fenomeno dal "meno" al "più" - si
direbbe che questa formazione sia un'esigenza che non abbisogna
di giustificazioni esterne.
Forse è necessario attendere ancora qualche tempo, fino
a quando non sia finito l'aggiotaggio
politico dei sostenitori e degli oppositori del socialismo, fino
a quando non siano emarginati i
tanti e tanti storici privi di talento, che hanno occupato tutte
le sedi istituzionali nel tetro
periodo del tardo brezhnevismo (costoro hanno indirettamente
favorito la resa del
socialismo!). Ora, in un crescendo temporale, il metodo storiografico
"monarchico" viene via
via screditato, mentre le posizioni liberal-russofobiche, sebbene
dominanti sin dall'epoca della
perestrojka, diventeranno sempre più materialmente insicure,
in una situazione segnata dalle
condizioni disperate del popolo russo e dall'inevitabile esplosione
sociale.
L'ultimo rifugio delle canaglie resta il nazional-capitalismo,
antisocialista e anticomunista, il
fascismo di destra (di regola, legato a razzismo, xenofobia,
ecc.). E' contraddittorio e
irresposabile. E' assolutamente falso e privo di sbocchi.
Questa teorizzazione di un innaturale
compromesso è condannata sul piano concettuale e su quello
storico. E' una via senza uscita
amorale e inintelligente, intrisa di risentimento e/o complessi
paranoidi.
Al contrario, tutte le strade sono aperte ala storiografia nazional-bolscevica.
E' la sola che ha
un futuro. E' un approccio nel quale la passione per la verità
storica si congiunge ad una scelta
etica dignitosa, all'orgoglio nazionale e ad un acceso ideale
sociale.
E già si può prevedere che in futuro verrà
meno qualsiasi necessità di usare il termine
"bolscevismo" con il prefisso "nazional-". Il bolscevismo è
già in sé nazional-bolscevismo, dato
che un "bolscevismo non nazionale" non è mai esistito. |