1. La definizione rinviata
Il termine "nazional-bolscevismo" può indicare cose molto diverse
fra loro. E' emerso pressoché simultaneamente
in Russia e in Germania a significare l'intuizione, da parte di alcuni
teorici politici, del carattere nazionale della
Rivoluzione bolscevica del 1917, celato dalla fraseologia del marxismo
internazionalista ortodosso. Nel contesto
russo, "nazional-bolscevichi" fu la denominazione abituale di quei
comunisti orientati alla conservazione dello Stato e - coscientemente o
meno - continuatori della linea geopolitica della missione storica Grande-Russa.
Ma
nazional-bolscevichi russi si ritrovarono sia fra i Bianchi (Ustrjalov,
smeno-vekhovtsij,
Eurasisti di sinistra) sia fra i Rossi (Lenin, Stalin, Radek, Lezhnev,
ecc.). (1) In Germania il fenomeno analogo si associò
alle forme di
nazionalismo di estrema sinistra degli anni '20 e '30, nelle quali
aveva luogo una combinazione fra idee socialiste
non ortodosse, idea nazionale e attitudine positiva nei confronti della
Russia Sovietica. Fra i nazional-bolscevichi
tedeschi, il più coerente e radicale fu senz'altro Ernst Niekisch;
a questo movimento possono inoltre essere
ricondotti alcuni rivoluzionari-conservatori come Ernst Juenger, Ernst
von Salomon, August Winnig, Karl Petel,
Harro Schulzen-Beysen, Hans Zehrer, i comunisti Laufenberg e Wolffheim,
e persino alcuni esponenti dell'estrema ala sinistra del Nazional-socialismo,
come Strasser e, per un certo periodo, Joseph Goebbels.
In verità, il concetto di "nazional-bolscevismo" per ampiezza
e profondità travalica le correnti politiche sopra
elencate. Tuttavia, per giungere ad una comprensione adeguata, dovremo
esaminare problemi teorici e filosofici di ordine più globale, concernenti
le definizioni di "destra"e "sinistra", di "nazionale" e "sociale". La
parola
"nazional-bolscevismo" contiene un consapevole paradosso: come possono
due nozioni mutualmente esclusive
combinarsi in un unico termine?
Indipendentemente dagli esiti raggiunti dalle riflessioni dei nazional-bolscevichi,
che risentirono senza dubbio delle
limitazioni del contesto storico specifico, l'idea di un approccio
da sinistra al nazionalismo, e da destra al
bolscevismo, si rivela soprendentemente ed inaspettatamente feconda,
aprendo orizzonti assolutamente nuovi alla
comprensione della logica storica, dello sviluppo sociale e del pensiero
politico.
Il nostro punto d'avvio non sarà un particolare fatto politico
concreto: Niekisch scrisse questo, Ustrjalov valutò un certo fenomeno
in questo modo, Savitskij addusse queste argomentazioni, e così
via. Dovremo invece tentare
l'osservazione del fenomeno da un punto di vista senza precedenti -
quello stesso che lo rese possibile, l'esistenza
stessa della combinazione "nazional-bolscevismo". Così facendo,
saremo in grado non soltanto di descrivere il
fenomeno, ma anche di comprenderlo e - grazie a ciò - comprendere
molti altri aspetti della nostra epoca
paradossale. |
2. L'inestimabile contributo di Karl Popper
Nell'arduo compito di definire l'essenza del "nazional-bolscevismo", è
difficile immaginare qualcosa di migliore del riferimento alle ricerche
sociologiche di Karl Popper, e specialmente al suo fondamentale lavoro
- La Società Aperta e i suoi Nemici. In quest'opera ponderosa
Popper propone un modello piuttosto convincente in base al quale tutti
i tipi di società si ripartiscono a grandi linee in due categorie
principali - le "Società aperte" e le "Società non aperte",
ovvero le "Società dei Nemici della Società aperta". Secondo
Popper, la "Società aperta" si basa sul ruolo centrale dell'individuo
e sulle sue caratteristiche fondamentali: razionalità, discrezionalità,
assenza di una teleologia globale nell'azione, ecc. Il senso della "Società
aperta" consiste nel rigetto di tutte le forme di Assoluto non comparabili
all'individualità e alla natura di questa. Una tale società
è "aperta" proprio a causa del semplice fatto che la varietà
possibile di combinazione degli atomi individuali è illimitata (nonché
priva di senso e di scopo); teoricamente, una società di questo
genere dovrebbe essere indirizzata al conseguimento di un equilibrio dinamico
ideale. Lo stesso Popper si dichiara un convinto sostenitore della "società
aperta".
Il secondo tipo di società è definito da Popper come "ostile
alla società aperta". Volendo prevenire le possibili
obiezioni, egli non la chiama "società chiusa", ma usa frequentemente
il termine "totalitaria". In ogni caso,
secondo Popper, la semplice accettazione o rifiuto del concetto di
"società aperta" costituisce un criterio di
classificazione per qualsiasi dottrina politica, sociale o filosofica.
Nemici della "Società Aperta" sono coloro che propugnano ogni
genere di modello teoretico fondato sull'Assoluto, invece che sul ruolo
centrale dell'individuo. L'Assoluto, quand'anche la sua istituzione avvenisse
spontaneamente e per libera scelta, immediatamente invade la sfera individuale,
trasforma radicalmente il suo processo evolutivo, viola coercitivamente
l'integrità atomistica dell'individuo sottomettendolo a qualche
altro impulso individuale esterno. L'individuo viene immediatamente limitato
dall'Assoluto - pertanto, la società perde la sua qualità
di "apertura" e la prospettiva di un libero sviluppo in tutte le direzioni.
L'Assoluto detta fini e compiti, stabilisce dogmi e norme, plasma l'individuo
come lo scultore plasma il suo materiale.
Popper fa iniziare la genealogia dei nemici della "Società Aperta"
con Platone, che considera il fondatore del
totalitarismo in filosofia ed il padre dell' "oscurantismo". Poi, via
via, fa seguire Schlegel, Schelling, Hegel, Marx,
Spengler ed altri pensatori moderni, tutti accomunati, nella sua classificazione,
da un indizio: l'introduzione di
costrutti metafisici, etici, sociologici ed economici fondati su princìpi
che negano la "società aperta" ed il ruolo
centrale dell'individuo. E su questo punto Popper è assolutamente
nel giusto.
L'elemento più importante dell'analisi di Popper è il
fatto che pensatori e politici sono catalogati come "nemici della società
aperta" indipendentemente dalle loro convinzioni "di destra" o "di sinistra",
"reazionarie" o
"progressiste". Egli pone l'accento su un altro più sostanziale
e più fondamentale criterio, che accoglie da entrambi i poli ed
unifica ideologie e filosofie a prima vista eterogenee e contraddittorie.
Marxisti, conservatori, fascisti, persino alcuni social-democratici - tutti
questi possono essere identificati come "nemici della società aperta".
Al tempo stesso, liberali come Voltaire o pessimisti reazionari come Schopenhauer
possono scoprirsi uniti nell'insieme degli amici della società aperta.
La formula di Popper è dunque questa: o la "società aperta"
o "i suoi nemici".
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3. La santa alleanza dell'oggettivo
La definizione più felice e pregnante di nazional-bolscevismo
sarà allora la seguente: "Il nazional-bolscevismo è la
super-ideologia comune a tutti i nemici della società aperta".
Non solo una fra le ideologie ostili a tale società - ma precisamente
la sua antitesi consapevole, totale e naturale. Il nazional-bolscevismo
è un tipo di ideologia che
poggia sulla completa e radicale negazione dell'individuo e del suo
ruolo centrale; e nella quale l'Assoluto - nel cui nome l'individuo è
negato - assume il suo senso più ampio e generale. Oseremmo dire
che il nazional-bolscevismo giustifica qualsiasi versione dell'Assoluto,
qualsiasi rifiuto della "società aperta". Nel nazional-bolscevismo
è insita la tendenza ad universalizzare l'Assoluto ad ogni costo,
a promuovere un 'ideologia ed un programma politico tali da essere l'incarnazione
di tutte le forme intellettuali di ostilità alla "società
aperta", ricondotte ad un comune denominatore ed integrate in un blocco
concettuale e politico indivisibile.
Naturalmente, nel corso storico, le varie tendenze ostili alla società
aperta furono anche ostili le une verso le altre. I comunisti hanno negato
sdegnati la loro somiglianza ai fascisti, ed i conservatori si sono rifiutati
di avere alcunché a che fare con ambedue le correnti citate. In
pratica, nessuno fra i "nemici della società aperta" ha mai ammesso
un rapporto con le altre ideologie analoghe, considerando anzi il paragone
stesso come una critica denigratoria. Allo stesso tempo, le differenti
versioni della medesima "società aperta" si sono sviluppate in stretta
unione reciproca, dimostrando una chiara coscienza della loro parentela
ideologica e filosofica. Il principio
dell'individualismo ha saputo unire la monarchia protestante dell'Inghilterra
al parlamentarismo democratico del
Nordamerica, dove agli inizi il liberalismo si combinò graziosamente
con il possesso di schiavi.
Furono precisamente i nazional-bolscevichi i primi a tentare una coalizione
delle varie ideologie ostili alla "società
aperta"; essi rivelarono l'esistenza di quell'asse comune che - al
pari dei loro avversari ideologici - riuniva attorno
a sé tutte le possibili alternative all'individualismo e alla
società su di esso fondata.
I primi nazional-bolscevichi storici costruirono le loro teorie sulla
base di questo impulso profondo e quasi del tutto irriflesso. Bersaglio
della critica nazional-bolscevica fu l'individualismo, di "destra" come
di "sinistra". A destra, esso si esprimeva nell'economia, nella "teoria
del libero mercato"; a sinistra, nel liberalismo politico: la "società
legalitaria", i "diritti umani", e via dicendo.
In altre parole, al di là delle ideologie i nazional-bolscevichi
seppero cogliere l'essenza della posizione metafisica
loro e dei loro avversari.
Nel linguaggio filosofico, "individualismo" si identifica praticamente
con "soggettivismo". Se operiamo una lettura
della strategia nazional-bolscevica a questo livello, possiamo affermare
che il nazional-bolscevismo è nettamente
contrario al "soggettivo" e nettamente favorevole all'"oggettivo".
La questione non si pone nei termini:
materialismo o idealismo? ma nei termini: idealismo oggettivo e materialismo
oggettivo (da un lato della barricata!) o idealismo soggettivo e materialismo
soggettivo (2) (dall'altro!)
Così, la filosofia politica del nazional-bolscevismo sostiene
la naturale unità delle ideologie fondate
sull'affermazione della posizione centrale dell'oggettivo, al quale
è conferito uno status identico a quello
dell'Assoluto, indipendentemente da come sia interpretato questo carattere
oggettivo. Potremmo dire che la
massima metafisica suprema del nazional-bolscevismo è la formula
induista Atman è Brahaman. Nell'induismo,
Atman è il Sé umano supremo, trascendente, indifferente
al sé individuale, ma al tempo stesso interno a
quest'ultimo, come sua parte più intima e misteriosa, sfuggente
ai condizionamenti dell'immanente. L'Atman è lo
Spirito interiore, ma in senso oggettivo e sovraindividuale. Brahman
è la realtà assoluta, che abbraccia l'individuo
dall'esterno, il carattere oggettivo esteriore elevato alla sua fonte
primaria suprema. L'identità di Atman e
Brahman nell'unità trascendentale è il suggello della
metafisica induista e, soprattutto, il punto di partenza della
reallizzazione spirituale. Si tratta di un elemento comune a tutte
le dottrine sacre, senza eccezione. In tutte si
presenta la questione dello scopo fondamentale dell'esistenza umana,
ossia del superamento di sé, dell'espansione oltre i limiti del
piccolo sé individuale; la via che allontana da questo sé,
interiore od esteriore, conduce al medesimo esito vittorioso. Da qui il
paradosso della tradizione iniziatica, espresso nella famosa formula del
Vangelo: "colui che perde la sua anima nel mio nome, costui avrà
salva l'anima". Lo stesso significato è contenuto nella geniale
affermazione di Nietzsche: "L'umano è ciò che deve essere
superato". Il dualismo filosofico fra "soggettivo" e "oggettivo" ha influenzato
lungo tutto il corso della storia la sfera più concreta delle ideologie,
in seguito le specificità della politica e dell'ordinamento sociale.
Le differenti versioni della filosofia "individualista" si sono progressivamente
concentrate nel campo ideologico del liberalismo e della politica liberal-democratica.
Si tratta appunto del macro-modello di "società aperta" di cui si
è occupato Popper. La "società aperta" è il frutto
ultimo e più maturo dell'individualismo fattosi ideologia e realizzatosi
in una politica concreta. E' quindi doveroso sollevare il problema di un
massimo comune modello ideologico per i fautori dell'approccio "oggettivo",
di un programma socio-politico universale per i "nemici della società
aperta". Il risultato che otterremo sarà appunto l'ideologia del
nazional-bolscevismo.
In parallelo alla radicale innovazione di questa discriminante filosofica,
operata verticalmente rispetto agli schemi
consueti (come idealismo-materialismo), i nazional-bolscevichi segnano
una nuova linea di confine in politica.
Destra e sinistra sono ora entrambre divise in due settori. L'estrema
sinistra - comunisti, bolscevichi, "hegeliani di
sinistra" - vengono a combinarsi nella sintesi nazional-bolscevica
con estremisti nazionalisti, étatisti, sostenitori
dell'idea del "Nuovo Medioevo" - in breve, con tutti gli "hegeliani
di destra".(3)
I nemici della società aperta fanno ritorno al loro terreno metafisico
comune. |
4. La Metafisica del Bolscevismo (Marx, visto “da
destra”)
Chiariamo ora il modo di intendere le due componenti dell'espressione
"nazional-bolscevismo" in un significato
puramente metafisico.
Come è noto, il termine "bolscevismo" ha fatto la sua comparsa
nel corso del dibattito interno al POSDR (Partito Operaio Social-Democratico
Russo) per definire la frazione che si schierò con Lenin. Ricordiamo
che la politica di Lenin nell'ambito della socialdemocrazia russa consistette
in un indirizzo di estrema radicalità, nel rifiuto dei compromessi,
nell'accentuazione del carattere élitario del partito e nel blanquismo
(teoria della "cospirazione rivoluzionaria"). In seguito, gli uomini che
condussero a termine la Rivoluzione d'Ottobre e presero il potere in Russia
furono detti "bolscevichi". Ma, nella fase post-rivoluzionaria, quasi da
subito il termine perdette il suo significato circoscritto ed incominciò
ad essere inteso come sinonimo di "maggioritario", di "politica pan-nazionale",
di "integrazione nazionale" (il russo bolscevico può approssimativamente
tradursi come
"rappresentante della maggioranza"). Si giunse ad una fase in cui il
"bolscevismo" fu percepito come una versione
nazionale, puramente russa, del comunismo e del socialismo, in contrapposizione
alle astrazioni dogmatiche dei
Marxisti e, allo stesso tempo, della tattica conformista delle altre
tendenze socialdemocratiche. Una simile
interpretazione del "bolscevismo" fu in larga misura caratteristica
della Russia, e fu quella che predominò quasi
incontrastata in Occidente. La menzione del "bolscevismo" in relazione
con il termine "nazional-bolscevismo" non
si limita tuttavia a questo significato storico. Siamo in presenza
di una determinata politica, comune a tutte le
tendenze della sinistra radicale di natura socialista o comunista;
possiamo definirla "radicale", "rivoluzionaria",
"anti-liberale". Il riferimento è a quell'aspetto delle teorie
di sinistra che Popper definisce come "ideologia
totalitaria" o come teoria dei "nemici della Società Aperta".
Dunque, non è possibile ridurre il "bolscevismo"
all'influsso della mentalità russa sulla dottrina socialdemocratica.
Si tratta di una determinata componente sempre
presente in tutte le filosofie di sinistra, e che poté liberamente
svilupparsi soltanto nelle condizioni della Russia.
Negli ultimi tempi, una questione viene sollevata sempre più
frequentemente dagli storici maggiormente obiettivi:
l'ideologià fascista è realmente di destra? E
il fatto stesso di esprimere questo dubbio punta naturalmente in
direzione della possibile reinterpretazione del "fascismo" come fenomeno
ben più complesso, e che presenta una
quantità di tratti tipicamente "di sinistra". Per quanto ci
è noto, la questione simmetrica - l'ideologià comunista
è
realmente di sinistra? - non è stata ancora sollevata. Ma la
questione si fa sempre più urgente: è necessario porre
quella domanda.
E' difficile negare al comunismo tratti autenticamente "di sinistra"
- quali l'appello alla razionalità, al progresso,
all'umanismo, all'egualitarismo, ecc. Ma, al fianco di questi, esso
presenta aspetti che escono, senza ombra di
dubbio, da una cornice di "sinistra" e si associano alla sfera dell'irrazionale,
della mitologia, dell'arcaicismo,
dell'anti-umanismo e del totalitarismo. E' questo insieme di elementi
di "destra" presenti nell'ideologia comunista,
che dovrebbe essere definito "bolscevismo" nel senso più generale.
Già nel marxismo stesso, due suoi
"ingredienti" ideologici apparvero subito sospetti, dal punto di vista
del pensiero progressista, autenticamente di
"sinistra". Si tratta dell'eredità degli utopisti francesi e
dell'hegelismo. Solo l'etica di Feuerbach contrasta con
l'essenza "bolscevica" della costruzione ideologica di Marx, conferendo
all'intero discorso una certa coloritura
terminologica umanista e progressista.
I socialisti utopisti, certamente inclusi da Marx nel novero dei suoi
predecessori e maestri, sono gli esponenti di un particolare messianesimo
mistico ed i precursori del "ritorno all'Età dell'Oro". Praticamente
tutti furono membri di società esoteriche, fortemente connotate
da un'atmosfera di misticismo radicaleggiante, escatologia e predizioni
apocalittiche. Era un universo in cui si intersecavano motivi settari,
occultistici e religiosi, il cui senso si riduceva allo schema seguente:
"Il mondo moderno è irrimediabilmente malvagio, esso ha perduto
la dimensione del sacro. Le istituzioni religiose si sono corrotte
ed hanno perduto la benedizione di Dio [un tema comune fra le sette
estremiste protestanti, gli Anabattisti e i Vecchi Credenti russi].
A governare il mondo sono il male, il
materialismo, l'inganno, la menzogna, l'egoismo. Ma gli iniziati sanno
di una prossima venuta della nuova età
dell'oro, e la favoriscono con rituali enigmatici ed azioni occulte".
I socialisti utopisti proiettarono questo modello, comune all'esoterismo
messianico occidentale, sulla realtà sociale, e rivestirono di sembianze
politiche e sociali il secolo aureo a venire. Certamente, vi era in esso
un elemento di razionalizzazione del mito escatologico, ma allo stesso
tempo il carattere sovrannaturale del Regno venturo, del Regnum,
è evidente nei loro programmi sociali e nei loro manifesti, dove
non è difficile incontrare descrizioni delle meraviglie della futura
società comunista (navigazione sul dorso di delfini, manipolazione
delle condizioni meteorologiche, comunanza delle mogli, voli umani, ecc.).
E' assolutamente palese il carattere quasi Tradizionale di questo indirizzo
politico: un misticismo escatologico così radicale, l'idea del ritorno
alle Origini, giustificano pienamente la classificazione di questa componente
non solo a "destra", ma alla "estrema destra".
Veniamo ad Hegel e alla sua dialettica. E' ampiamente noto che le convinzioni
politiche personali del filosofo furono estremamente reazionarie. Ma non
è questo il punto. Se esaminiamo da vicino la dialettica di Hegel,
il fondamento metodologico della sua filosofia (e fu proprio il metodo
dialettico ciò che Marx prese a prestito in larghissima misura da
Hegel), scopriamo una dottrina perfettamente tradizionalista, escatologica
perfino, che fa uso di una terminologia specifica. Inoltre, tale metodologia
riflette la struttura dell'approccio iniziatico, esoterico, ai problemi
gnoseologici, ben distante dalla logica puramente profana di Descartes
e Kant; costoro ebbero a fondamento il "senso comune", le specificazioni
gnoseologiche di quella "coscienza della vita quotidiana" di cui - vale
la pena di notarlo - tutti i liberali, e in particolare Karl Popper, sono
apologeti.
La filosofia della storia di Hegel è una versione del mito tradizionale,
integrata da una teleologia puramente
cristiana. L'Idea Assoluta, alienata da se stessa, diviene il mondo
(ricordiamo la formula del Corano: "Allah era un tesoro nascosto che volle
essere scoperto"). Incarnatasi nella storia, l'Idea Assoluta esercita un'influenza
dall'esterno sugli uomini, come "astuzia della Ragione", predeterminano
il carattere provvidenziale della trama
degli eventi. Ma alla fine, mediante l'avvento del Figlio di Dio, la
prospettiva apocalittica della realizzazione totale
dell'Idea Assoluta si disvela al livello soggettivo, che, proprio per
effetto di ciò, da "soggettivo" si fa "oggettivo".
"L'Essere e l'Idea sono una cosa sola". Atman coincide con Brahaman.
E questo avviene in un determinato Regno particolare, in un impero della
Fine, che il nazionalista tedesco Hegel identificò con la Prussia.
L'Idea Assoluta è la tesi; l'alienazione nella storia è l'antitesi;
la sua realizzazione nel Regno escatologico è la sintesi. La gnoseologia
hegeliana si fonda su questa visione ontologica. Distinta dalla razionalità
comune - che poggia sulle leggi della logica formale, opera soltanto con
affermazioni positive e si limita alle attuali relazioni di causa-effetto
- la "nuova logica" di Hegel assume per oggetto quella speciale dimensione
ontologica della cosa, integreta dal suo aspetto potenziale, inaccessibile
alla "coscienza della vita quotidiana" ma attivamente impiegata dalle correnti
mistiche di Paracelso, Jakob Boheme, gli Ermetisti e i Rosacrociani. Il
fatto di un soggetto o affermazione (al quale si riduce la gnoseologia
"quotidiana" di Kant) è per Hegel solo una delle tre Ipostasi. La
Seconda Ipostasi è la "negazione" di quel fatto, intesa non come
un puro nulla (secondo la visione della logica formale) ma come una particolare
modalità di esistenza sovraintellettuale di una cosa o di un'affermazione.
La Prima Ipostasi è il Ding fuer uns (la cosa per noi); la
Seconda è il Ding an sich (la cosa in sé). Ma a differenza
della prospettiva kantiana, la "cosa in sé" è interporetata
non come qualcosa di trascendente e puramente apofatico, non come un non-essere
gnoseologico, ma come un essere-in-altro-modo gnoseologico. Ed entrambe
queste Ipostasti relative sfociano nella Terza, la sintesi, che abbraccia
affermazione e negazione, tesi e antitesi. Così, considerando il
processo di pensiero nella sua coerenza, la sintesi ha luogo dopo la "negazione",
in quanto seconda negazione, ossia "negazione della negazione". Nella sintesi
sono comprese sia l'affermazione sia la negazione. La cosa co-esiste con
la sua propria morte, che secondo una particolare prospettiva ontologica
e gnoseologica non è vista come vuoto, ma come altro-modo-di-essere
della vita, come anima.
Il pessimismo gnoseologico kantiano, radice della meta-ideologia liberale,
è rovesciato, è svelato quale
"irriflessione", e il Ding an sich (cosa in sé) diviene
Ding
fuer sich (cosa per sé). La ragione del mondo e il mondo stesso
si combinano nella sintesi escatologica, dove esistenza e non-esistenza
sono entrambe presenti, senza escludersi reciprocamente. Il Regno Terreno
della Fine, retto dalla casta degli iniziati (la Prussia ideale) si integra
con la Nuova Gerusalemme discesa in terra. Giunge la fine della storia
e l'era dello Spirito Santo.
Questo scenario messianico escatologico fu preso a prestito da Marx
ed applicato ad una sfera differente, quella
delle relazioni economiche. Una domanda interessante: perché
fece questo? La "destra" è solita rispondere
citando la sua "mancanza di idealismo", la sua "natura grossolana"
(se non i suoi intenti sovversivi). Spiegazioni
soprendentemente sciocche, che pure mantengono la loro popolarità
nel corso di varie generazioni di reazionari.
Molto più verosimilmente, Marx - che studiò a fondo l'economia
politica inglese - fu colpito dalla somiglianza fra le teorie liberiste
di Adam Smith, che vide la storia come un movimento progressivo verso la
società del libero
mercato e l'universalizzazione di un comune denominatore monetario
materiale, e il concetto hegeliano che esprime l'antitesi storica, vale
a dire, l'alienazione dell'Idea Assoluta nella storia. In modo geniale,
Marx ha identificato la massima alienazione dell'Assoluto nel Capitale,
la formazione sociale che ha attivamente sussunto l'Europa a lui contemporanea.
Dall'analisi della struttura del capitalismo e del suo sviluppo storico
Marx trasse la conoscenza della meccanica
dell'alienazione, la formula alchemica delle sue regole di funzionamento.
E questa comprensione meccanica - le
"formule dell'antitesi" - fu solo la prima e necessaria condizione
per la Grande Restaurazione ovvero l'Ultima
Rivoluzione. Per Marx il Regno del comunismo a venire non era semplicemente
il progresso, ma l'esito finale, il
ribaltamento, la "rivoluzione" nel senso etimologico del termine. Non
a caso, egli definisce lo stadio iniziale
dell'umanità come "comunismo delle caverne". La tesi è
il "comunismo delle caverne", l'antitesi è il Capitale, la
sintesi è il comunismo mondiale. Comunismo è sinonimo
di Fine della Storia, di era dello Spirito Santo. Il
materialismo, la focalizzazione sulle relazioni economiche e industriali,
tutto questo non testimonia dell'interesse di
Marx per la prassi, ma della sua aspirazione alla trasformazione magica
della realtà e del suo radicale rifiuto dei
sogni compensatori di tutti quei sognatori irresponsabili che non fanno
altro che aggravare l'elemento
dell'alienazione con la loro inazione. Secondo una simile logica, gli
alchimisti medievali potrebbero essere tacciati di "materialismo" e sete
di guadagno - qualora non si tenga in considerazione il simbolismo profondamente
spirituale ed iniziatico che si cela dietro i loro discorsi sulla distillazione
delle urine, sulla fabbricazione dell'oro, sulla conversione dei minerali
in metalli, e via dicendo.
Queste tendende Gnostiche presenti in Marx e nei suoi predecessori furono
raccolte dai bolscevichi russi, cresciuti in un ambiente nel quale le forze
enigmatiche delle sette russe, il messianismo nazionale, le società
segrete ed i tratti appassionati e romantici dei ribelli russi erano in
fermento contro un regime monarchico alienato, secolarizzato e degradato.
"Mosca - Terza Roma"; il popolo russo come portatore di Dio; la nazione
dell'Uomo Integrale; la Russia destinata a salvare il mondo: di tutte queste
idee era impregnata la vita russa, in sintonia con l'inclinazione a scorgere
un soggetto esoterico nel marxismo. Ma, al di là delle formule strettamente
spiritualistiche, il marxismo offriva una strategia economica, politica
e sociale, chiara e concreta, comprensibile
anche alla gente semplice ed atta a fornire una base a provvedimenti
di natura sociale e politica.
Fu questo "marxismo di destra" a trionfare in Russia, sotto il nome
di "bolscevismo". Ma ciò non significa che si
tratto di una questione unicamente russa: tendenze analoghe sono presenti
nei partiti e nei movimenti comunisti di
tutto il mondo - beninteso, quando questi non si siano degradati al
livello delle socialdemocrazie parlamentari e resi conformi allo spirito
liberale. Così, non sorprende affatto che rivoluzioni socialiste
abbiano avuto luogo, oltre che in Russia, solo nell'Oriente: Cina, Corea,
Vietnam, ecc. E' la conferma di come proprio i popoli e le nazioni più
tradizionali, le meno progressiste e "moderne" (ossia meno "alienate allo
Spirito"), quelle più "a destra", abbiano riconosciuto nel comunismo
un'essenza mistica, spirituale, "bolscevica".
Il nazional-bolscevismo prende il via proprio da questa tradizione bolscevica,
dalla politica del "comunismo di
destra" le cui origini risalgono alle antiche società iniziatiche
e alle dottrine spirituali di età remote. L'aspetto
economico del comunismo non viene quindi negato, ma considerato come
un mezzo della pratica teurgica, magica, come un particolare strumento
della trasformazione sociale. La sola cosa che qui va rigettata è
quella componente storicamente inadeguata e caduca del discorso marxista,
nella quale sono presenti i temi accidentali e obsoleti dell'umanismo e
del progressismo.
Il Marxismo dei nazional-bolscevichi equivale a Marx meno Feuerbach
- ossia meno l'evoluzionismo e meno
quell'umanismo inerziale che talora emerge. |
5. Metafisica della Nazione
Anche l'altra parte del termine "nazional-bolscevismo" merita di
essere spiegata. Il concetto di "nazione" è
tutt'altro che semplice; la sua interpretazione può essere di
natura biologica, politica, culturale, economica.
Nazionalismo può significare tanto l'esaltazione della "purezza
razziale" o della "omogeneità etnica", quanto
l'aggregazione degli individui atomizzati allo scopo di assicurarsi
l'optimum di condizioni economiche nello spazio sociale e geografico
limitato.
La componente "nazionale" del nazional-bolscevismo (nel suo senso sia
storico, sia metastorico, assoluto) è del
tutto speciale. Nel corso della storia i circoli nazional-bolscevichi
si sono contraddistinti per la tendenza a leggere il concetto di nazione
nel suo significato imperiale, geo-politico. Per i segueci di Ustrjalov,
gli Eurasisti di sinistra, per non parlare dei nazional-bolscevichi Sovietici,
il "nazionalismo" è super-etnico, è associato al messianesimo
geopolitico, al "luogo di sviluppo", alla cultura, al fenomeno-nazione
su scala continentale. Anche negli scritti di
Niekisch e dei suoi seguaci tedeschi incontriamo l'idea dell'impero
continentale "da Vladivostok a Flessing",
insieme con l'idea di "terza figura imperiale" (Das Dritte imperiale
Figur).
In tutti i casi, si tratta della questione dell'intepretazione geopolitica
e culturale della nazione, aliena dalla minima
traccia di razzismo, jingoismo o mire di "purezza etnica".
Questa lettura culturale e geopolitica della "nazione" è fondata
sul fondamentale dualismo geopolitico che nelle
opere di Halford Mackinder trovò la sua prima chiara definizione
e venne in seguito ripresa dalla scuola di
Haushofer e dagli Eurasisti russi. L'aggregazione imperiale delle nazioni
orientali, unite attorno alla Russia,
costituisce il possibile scheletro della nazione continentale, consolidata
dalla scelta "ideocratica" e dal rifiuto della
plutocrazia, dall'indirizzo socialista e rivoluzionario di contro al
capitalismo e al "progresso".
E' significativo che Niekisch insistesse nell'affermare che in Germania
il "Terzo Reich" avrebbe dovuto essere
eretto attorno alla Prussia, protestante e potenzialmente socialista,
geneticamente e culturalmente associata alla
Russia e al mondo slavo - e non alla Baviera cattolica e occidentale,
gravitante nell'orbita di Roma e del modello
capitalista.(4) Ma, insieme con questa versione
"grande-continentale" del nazionalismo - la quale, per inciso,
corrisponde esattamente alla rivendicazione messianica universale specifica
del nazionalismo russo, escatologico
ed ecumenico - è esistita nel nazional-bolscevismo anche un'interpretazione
più ristretta, che rispetto alla scala
imperiale non si presenta come una contraddizione, ma come una sua
definizione ad un livello inferiore.
In quest'ultimo caso, la "nazione" è stata letta in modo analogo
a come il concetto di narod (popolo, nazione) è
stato interpretato dai narodniki [populisti] russi - ossia come
un ente integrale, organico, per sua essenza
refrattario a qualsiasi suddivisione anatomica, dotato di un suo destino
particolare e di una sua struttura unica.
Secondo la dottrina Tradizionale, un determinato Angelo, un determinato
essere celestiale è incaricato di
vegliare su ciascuna nazione della Terra. Quell'Angelo è il
senso storico della particolare nazione - al di fuori del tempo e dello
spazio, purtuttavia costantemente presente nelle vicissitudini storiche
della nazione. E' qui il fondamento della mistica della nazione. L'Angelo
della nazione non è alcunché di vago o sentimentale, nebuloso
- è un'essenza intellettuale, luminosa, un "pensiero di Dio", come
disse Herder. La sua struttura è visibile nelle realizzazioni storiche
della nazione, nelle istituzioni sociali e religiose che la caratterizzano,
nella sua cultura. L'intera trama della storia nazionale non è altro
che il testo della narrazione della qualità e della forma di quel
luminoso Angelo nazionale. Nelle società tradizionali l'Angelo della
nazione si manifestava in forma personale nei re "divini", nei grandi eroi,
nei pastori e nei santi. Ma la sua realtà sovrumana lo rende indipendente
dal portatore umano. Pertanto, una volta cadute le dinastie monarchiche,
può incarnarsi in una forma collettiva - ad esempio, in un ordine,
in una classe, persino in un partito.
Così, la "nazione", presa come categoria metafisica, non si identifica
con la moltitudine dei concreti individui dello stesso sangue o parlanti
la stessa lingua, ma con la misteriosa personalità angelica
che si mostra lungo tutto il suo corso storico. E' l'analogo dell'Idea
Assoluta di Hegel, ma in forma minuscola. L'intelletto nazionale si disperde
nella moltitudine degli individui e di nuovo si concentra - nel suo
aspetto cosciente, "compiuto"- nell'élite nazionale
nel corso di determinati periodi escatologici della storia.
Siamo a un punto molto importante: queste due interpretazioni della
"nazione", entrambe accettabili per l'ideologia nazional-bolscevica, hanno
un retroterra comune, un punto magico in cui si fondono assieme. Si tratta
della Russia e della sua missione storica. E' significativo che nel nazional-bolscevismo
tedesco fosse la russofilia a svolgere la funzione di pietra angolare,
sulla quale veniva ad erigersi la visione geopolitica, sociale ed economica.
L'interpretazione russa (e in larga misura sovietica) della "nazione russa"
come comunità mistica aperta, destinata a portare la luce della
salvezza e della verità al mondo intero nell'epoca della fine dei
tempi - questa intepretazione soddisfa tanto la concezione grande-continentale
quanto quella storico-culturale della nazione. In questa prospettiva, il
nazionalismo russo e sovietico diviene il fulcro ideologico del nazional-bolscevismo,
non solo entro i confini della Russia e dell'Europa orientale, ma a livello
planetario. L'Angelo della Russia si svela quale Angelo dell'integrazione,
quale essere luminoso particolare che cerca di unire teologicamente altre
essenze angeliche all'interno di sé, senza cancellarne le individualità,
ma elevandole alla scala imperiale universale. Non è affatto accidentale
che Erich Mueller, discepolo e collaboratore di Ernst Niekisch, abbia scritto
nel suo libro dal titolo Nazional-bolscevismo: " Se il Primo Reich fu cattolico,
e il Secondo fu Protestante, il Terzo Reich dovrebbe essere Ortodosso".
Ortodosso e Sovietico, al tempo stesso.
Nel caso specifico, siamo di fronte ad una questione di estremo interesse.
Se gli Angeli delle nazioni sono
individualità differenti, i destini delle nazioni nel corso
della storia e, corrispondentemente, le loro istituzini sociali,
politiche e religiose riflettono lo schieramento delle forze del mondo
angelico stesso. E' affascinante: questa idea,
assolutamente teologica, è brillantemente confermata dall'analisi
geopolitica, che dimostra l'interrelazione fra le
condizioni di esistenza geografiche, territoriali, delle nazioni, e
le loro culture, psicologie, perfino inclinazioni sociali e politiche.
Così trova gradualmente spiegazione il dualismo fra Oriente e Occidente,
replicato dal dualismo etnico: la terra, la Russia "ideocratica" (il mondo
slavo più le altre etnìe eurasiatiche) contro l'isola, l'Occidente
plutocratico Anglo-sassone. Le orde angeliche dell'Eurasia contro le armate
Atlantiche del capitale. La vera natura dell'"angelo" del Capitalismo (secondo
la Tradizione il suo nome è Mammona) non è difficile da indovinare...
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6. Il tradizionalismo (Evola, visto “da sinistra”)
Quando Karl Popper "smaschera" i nemici della "società aperta",
egli fa uso costantemente del termine
"irrazionalismo". E' logico, perché la stessa "società
aperta" è basata sulle regole del senso comune e sui
postulati della "coscienza ordinaria". Di solito, persino gli autori
più apertamente anti-liberali tendono a
giustificarsi e ad obiettare di fronte all'accusa di "irrazionalismo".
I nazional-bolscevichi, accettando
coerentemente lo schema di Popper, esprimono una valutazione tutt'affatto
opposta, ed accettano anche questa
accusa. E' vero - la motivazione principale dei "nemici della società
aperta" e dei suoi più acerrimi e coerenti
avversari, i nazional-bolscevichi, non nasce sul terreno razionalistico.
Nella presente questione ci è soprattuto di
aiuto l'opera degli scrittori tradizionalisti, e in primo luogo quella
di René Guénon e di Julius Evola.
Tanto in Guénon quanto in Evola si trova esposta in dettaglio
la meccanica del processo ciclico, nel quale la
corruzione dell'elemento terra (e della corrispondente coscienza umana),
la desacralizzazione della civiltà ed il
moderno "razionalismo" con tutte le sue logiche conseguenze, sono considerati
come una delle fasi della
degenerazione. L'irrazionale non è interpretato dai tradizionalisti
come una categoria negativa o peggiorativa, ma
come una gigantesca sfera della realtà, non passibile di studio
con i soli metodi dell'analisi e del senso comune.
Pertanto, su questo tema la dottrina tradizionale non sfida le sagaci
conclusioni del liberale Popper, ma anzi
concorda con esse, puntando nella direzione opposta. La Tradizione
si fonda sulla conoscenza super-intelletuale, sul rituale iniziatico che
provoca la frattura della consapevolezza, su dottrine espresse in simboli.
L'intelletto discorsivo ha valore solo ausiliario, pertanto non riveste
alcun significato decisivo. Il centro di gravità della Tradizione
si colloca entro una sfera non soltanto non razionale, ma persino non Umana
- e non si tratta della bontà dell'intuizione, della previsione
o dei presupposti, ma dell'affidabilità della particolare esperienza
iniziatica.
L'irrazionale, smascherato da Popper come punto centrale delle dottrine
dei nemici della Società Aperta, è in verità nientemeno
che l'asse del Sacro, il fondamento della Tradizione. Stando così
le cose, le diverse ideologie
anti-liberali - ivi incluse le ideologie rivoluzinarie "di sinistra"
- dovrebbero avere un rapporto con la Tradizione.
Ora, se questo appare ovvio nel caso delle ideologie di "estrema destra",
iperconservatrici, è problematico nel
caso di ideologie di "sinistra". Abbiamo già toccato la questione
trattando del concetto di "bolscevismo". Ma vi è
un altro punto: le ideologia rivoluzionarie anti-liberali, specie il
comunismo, l'anarchismo e il socialismo
rivoluzionario, si prefiggono la radicale distruzione non solo dei
rapporti capitalistici, ma anche delle istituzioni
tradizionali - monarchia, chiesa, organizzazioni religiose... Come
combinare questo aspetto dell'anti-liberalismo con il tradizionalismo?
E' significativo che Evola stesso (e in una certa misura Guénon,
sebbene questo non possa essere affermato oltre
ogni dubbio, in quanto il suo atteggiamento nei confronti della "sinistra"
non fu mai altrettanto esplicito) negò
qualsiasi carattere tradizionale alle dottrine rivoluzionarie, considerandole
come la massima espressione dello
spirito contemporaneo, di degradazione e decadenza. Vi furono tuttavia
nella vicenda personale di Evola periodi - specie i primi e gli ultimi
- durante i quali egli manifestò punti di vista nichilisti, anarchici,
avendo come unica proposta positiva il "cavalcare la tigre", vale a dire
far causa comune con le forze del declino e del caos al fine di oltrepassare
il punto critico del "tramonto dell'Occidente". Ma qui non ci occupiamo
dell'esperienza storica di Evola in quanto figura politica. Importa invece
rilevare come nei suoi scritti - anche in quelli del periodo intermedio,
di massimo conservatorismo - viene accentuata la necessità di fare
appello a qualche tradizione esoterica; il che, in generale, non è
del tutto in linea con i modelli monarchici e clericali prevalenti fra
i conservatori europei che con lui ebbero contatti politici all'epoca.
Non si tratta soltanto del suo anti-cristianesimo, ma del suo spiccato
interesse per la tradizione tantrica e per il Buddhismo, che nel
contesto del tradizionale conservatorismo induista sono ritenuti affatto
eterodossi e sovversivi. Inoltre, sono assolutamente scandalose le simpatie
di Evola nei confronti di personaggi come Giuliano Kremmerz, Maria Naglovska
e Aleister Crowley, che furono senza esitazioni annoverati da Guénon
fra i rappresentanti della "contro-iniziazione", della tendenza negativa
e distruttiva dell'esoterismo.
Così, se Evola si richiama costantemente alla "ortodossia tradizionalista"
e critica violentemente le dottrine
sovversive della sinistra, altrettanto costantemente fa appello ad
una evidente eterodossia. Ancora più significativo è il suo
riconoscersi fra i seguaci della "Via della mano sinistra". E qui giungiamo
ad un punto specificamente connesso con la metafisica del nazional-bolscevismo.
In esso troviamo infatti paradossalmente combinate assieme non solo due
tendenze politiche antagoniste ("destra" e "sinistra"), non solo due sistemi
filosofici di cui l'uno è a prima vista la negazione dell'altro
(idealismo e materialismo), ma due tendenze in seno allo stesso tradizionalismo,
la positiva (ortodossa) e la negativa (sovversiva). Nel caso specifico,
Evola è un autore significativo, sebbene vi sia una certa discrepanza
fra le sue dottrine metafisiche e le sue convinzioni politiche, basate
- secondo la nostra opinione - su taluni pregiudizi duri a morire, tipici
dei circoli della "estrema destra" mitteleuropea contemporanea.
In quello splendido libro sul Tantrismo che è Lo Yoga della
potenza, Evola descrive la struttura iniziatica delle
organizzazioni tantriche (kaula) e la loro tipica gerarchia (5). Questa
gerarchia si mostra verticalmente
nell'atteggiamento verso la stessa gerarchia sacra, caratteristica
della società induista. Il rituale tantrico (come la
stessa dottrina buddhista) e la partecipazione alle sue iniziazioni
traumatiche comportano in una certa misura la
cancellazione di ogni struttura sociale e politica ordinaria, asserendo
che "coloro che percorrono la via breve, non hanno bisogno di appoggio
dall'esterno". Ai fini tantrici non ha alcuna importanza l'essere un brahamino
o un chandala (rappresentante delle classi inferiori). Tutto dipende dal
successo nel compiere le complesse operazioni iniziatiche e dall'autorità
dell'esperienza trascendente. E' una sorta di "sacralità di sinistra",
fondata sulla convinzione dell'insufficienza, della degenerazione e del
carattere alienato delle istituzioni sacre ordinarie. In altri termini,
l'esoterismo "di sinistra" si oppone all'esoterismo "di destra" non
in quanto ne sia la negazione, ma a
causa di una particolare affermazione paradossale, vertente sul carattere
autentico dell'esperienza e sul carattere
concreto dell'auto-trasformazione. E' evidente che ci troviamo di fronte
a questa realtà dell'esoterismo "di
sinistra" nel caso di Evola e di quei mistici che sono all'origine
delle ideologie socialiste e comuniste. La critica
distruttiva verso le Chiese non è mera negazione della religione,
è una particolare forma estatica dello spirito
religioso, che insiste sulla natura assoluta e concreta dell'auto-trasformazione
"qui ed ora". Il fenomeno dei Vecchi Credenti, le auto-immolazioni o lo
zelo dei Chiliasti appartengono alla medesima specie. Lo stesso Guénon,
in un articolo dal titolo Il quinto Veda, dedicato al Tantrismo,
scrisse che in particolari periodi ciclici, prossimi alla fine dell'Età
del Ferro, del Kali-Yuga, molte antiche istituzioni tradizionali perdono
la loro forza vitale, e pertanto l'auto-realizzazione metafisica deve trovare
metodi e vie nuove, non ortodosse. Ecco perché - nonostante vi siano
solo quattro Veda - la dottrina Tantrica è chiamata "Quinto Veda".
In altre parole, via via che le tradizionali istituzioni conservatrici
decadono (è il caso della monarchia, della chiesa, della gerarchia
sociale, del sistema delle caste, ecc.), assumono un ruolo sempre più
di primo piano quelle particolari pratiche iniziatiche, rischiose e pericolose,
legate alla "Via della mano sinistra".
Il tradizionalismo tipico del nazional-bolscevismo, nel suo significato
più generale, è l'esoterismo "di sinistra", che
ricalca nella sostanza i princìpi del kaula tantrico
e la dottrina della "trascendenza distruttiva". Razionalismo ed
umanismo di stampo individualista hanno colpito a morte persino
quelle oranizzazioni del mondo contemporaneo che nominalmente hanno ancora
carattere sacro. Il ristabilimento della Tradizione nelle sue proporzioni
reali secondo la via del graduale miglioramento delle condizioni esistenti,
è impossibile. Inoltre, ogni appello all'evoluzione e alla gradualità
non fa altro che spianare la via all'espansione del liberalismo.
Di conseguenza, la lezione di Evola per i nazional-bolscevichi consiste
nell'accentuare quegli elementi direttamente connessi alle dottrine "della
mano sinistra", alla realizzazione spirituale traumatica nella concreta
esperienza di trasformazione e rivoluzione, al di là di usi e i
costumi che hanno perduto ogni giustificazione di ordine sacro.
I nazional-bolscevichi intendono l' "irrazionale" non semplicemente
come "non razionale", ma come "attiva ed
aggressiva distruzione del razionale", come lotta con la "coscienza
quotidiana" (e contro il "comportamento
quotidiano"), come immersione nell'elemento della "nuova vita" - quella
particolare esistenza magica dell' "uomo
differenziato" che ha rigettato ogni divieto e norma esteriore. |
7. Terza Roma - Terzo Reich - Terza Internazionale
Due sole varianti teoriche dei "nemici della società aperta"
furono capaci di sconfiggere temporaneamente il
liberalismo: il comunismo Sovietico (e Cinese) e il fascismo mitteleuropeo.
Fra questi estremi si collocarono i
nazional-bolscevichi - esponenti di un'occasione storica unica e che
non vide la luce, esile schiera di politici
chiaroveggenti, costretti ad agire ai margini del fascismo e del comunismo,
condannati ad assistere al fallimento dei loro sforzi ideologici e politici
a favore di un'integrazione.
Nel nazional-socialismo tedesco prevalse la nefasta e fallimentare linea
politica cattolico-bavarese di Hitler; quanto ai Sovietici, ostinatamente
rifiutarono di proclamare apertamente le motivazioni mistiche sottostanti
la
loro ideologia, dissanguando spiritualmente e castrando intellettualmente
il bolscevismo.
Primo a cadere fu il fascismo, poi fu il turno dell'ultima cittadella
anti-liberale, l'URSS. A prima vista, il 1991 segna la chiusura dello scontro
geopolitico con Mammona, il demone dell'Occidente, l'"angelo cosmopolita
del Capitale". Ma, contemporaneamente, diviene chiara come
il sole non soltanto la verità metafisica del nazional-bolscevismo,
ma anche l'assoluta giustezza storica dei suoi primi rappresentanti. Il
solo discorso politico degli anni '20 e '30 che abbia conservato la sua
attualità è quello che si trova nei testi degli Eurasisti
russi e dei rivoluzionari-conservatori di "sinistra" tedeschi. Il nazional-bolscevismo
è l'ultimo asilo dei "nemici della società aperta" - a meno
che questi non vogliano persistere nelle loro dottrine superate, storicamente
inadeguate e totalmente inefficaci. Se la "sinistra estrema" rifiuta di
essere l'appendice venale ed opportunista della Socialdemocrazia, se la
"destra estrema" non vuole essere usata come terreno di reclutamento, come
frazione estremista dell'apparato repressivo del sistema liberale, se gli
uomini posseduti dal sentimento religioso non trovano soddisfazione nei
miserabili surrogati moralistici offerti loro sul piatto dai sacerdoti
di culti imbecilli o di un neospiritualismo primitivo, una sola via resta
loro - il nazional-bolscevismo.
Al di là di "destra" e "sinistra", vi è una sola e indivisibile
Rivoluzione, nella triade dialettica "Terza Roma - Terzo
Reich - Terza Internazionale".
Il regno del nazional-bolscevismo, il Regnum, l'Impero della
Fine - ecco il compimento perfetto della più grande
Rivoluzione della storia, al contempo continentale ed universale. E'
il ritorno degli angeli, la resurrezione degli eroi, l'insurrezione del
cuore contro la dittatura della ragione. Questa Ultima Rivoluzione è
compito dell'acefalo,
il portatore senza testa di croce, falce e martello, coronato dal sole
dello svastika eterno.
|
Note
(1) Durante gli ultimi
anni del regime sovietico il termine "nazional-bolscevichi" contraddistinse
alcuni
circoli conservatori
del PCUS, i cosiddetti étatisti, e in questa accezione l'espressione
assunse un
significato
peggiorativo. Ma questi "nazional-bolscevichi" tardo-sovietici, in primo
luogo, non si
riconobbero
mai
in questo nome, in secondo luogo, non cercarono mai di formulare in modo
coerente il
loro punto di
vista, neppure in un'ideologia approssimativa. Naturalmente, questi "nazional-bolscevichi"
erano in un
certo modo legati ala linea politica degi anni '20 e '30, ma questa connessione
era più che
altro basata
sull'inerzia e non venne mai razionalmente riconosciuta.
(2) Se le prime
tre nozioni ("materialismo oggettivo" o semplicemente "materialismo", "idealismo
oggettivo" e
"idealismo soggettivo") sono di uso corrente, il termine "materialismo
soggettivo" richiede
ulteriore spiegazione.
"Materialismo soggettivo" è l'ideologia - tipica della società
dei consumi - secondo
la quale il
soddisfacimento dei bisogni individuali di natura materiale e fisica è
la motivazione primaria
all'azione.
Su questa base, la realtà non consiste nelle strutture della coscienza
individuale (come
nell'idealismo
soggettivo), ma nel complesso delle sensazioni individuali, nelle emozioni
di rango più basso,
nelle paure
e nei piaceri, negli strati inferiori della psiche umana, connessi con
le funzioni corporee e
vegetative.
A livello filosofico vi corrispondono il sensismo e il pragmatismo, così
come alcune correnti
psicologiche
- in primo luogo, il freudismo. Fra l'altro, tutti i tentativi di di revisionisismo
politico in seno
al movimento
comunista, dal machismo al bernsteinismo, si accompagnarono sul piano filosofico
alla
tendenza soggettivista
e alle varie versioni del "materialismo soggettivo" - di cui l'estrema
manifestazione
sarebbe stata
il freudo-marxismo.
(3) Al lato
opposto si ha il processo inverso: revisionisti kantiani dalle file della
socialdemocrazia, liberali
di sinistra,
progressisti, rivelarono la loro prossimità ai conservatori di destra,
che riconoscono i valori del
mercato, del
libero scambio e dei diritti dell'uomo.
(4) La disastrosa
vittoria della linea hitleriana, austro-baverese e slavofoba, fu profeticamente
riconosciuta
da Niekisch già nel 1932, come egli dichiarò apertamente
nel libro Hitler - un destino
nefasto
per la Germania. E' sorprendente come sin da allora Niekisch predicesse
tutte le tragiche
conseguenze
della vittoria di Hitler per la Russia, la Germania e in genere per l'idea
di Terza Via.
(5) E' significativo
che la descrizione delle sette tantriste ricordi in modo sorprendente le
tendenze
escatologiche
europee, la setta dei raskol'niki [scismatici] russi, i Chiliasti
e... le organizzazioni
rivoluzionarie! |
Pubblicato in "Elementy"n. 8. |
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