4 “Smena Vekh” e gli Eurasisti
a) le ideologie dell’emigrazione Bianca
La RC russa propriamente detta, nel senso più stretto del
termine, ha visto la luce dopo la rivoluzione d'Ottobre ngli ambienti dell'emigrazione
russa - evidentemente, Bianca. Le tendenze rivoluzionario-conservatrici
nella Russia bolscevica non avevano possibilità di esprimersi in
forma diretta nella situazione di dittatura ideologica marxista e internazionalista.
Tali tendenze esistevano de facto ed erano anche abbastanza forti, ma la
tranquilla riflessione e la formulazione dei princìpi della RC russa
erano privilegio degli emigrati e degli antichi nemici dei Rossi.
Occorre ricordare che la prima emigrazione russa era originariamente
composta da due famiglie politiche Bianche notevolmente differenti. Si
trattava dei monarchici convinti, nostalgici ed arcaici (che costituivano
del resto una minoranza politica) e dei liberal-democratici di ogni specie,
animati da un vago nazionalismo e dall'odio verso i comunisti, in quanto
rivali che avevano vinto la battaglia politica per il potere. Fra i secondi
si trovavano rappresentanti della socialdemocrazia non bolscevica, o comunque
non leninista. Possiamo definire questi due poli come Destra e Sinistra
classiche e ordinarie. Entrambe si rifiutavano di riconoscere nella rivoluzione
d'Ottobre qualcosa di duraturo e importante, credendo trattarsi di una
rivolta popolare e di una crisi transitoria. La loro analisi delle radici
ideologiche del bolscevismo era superficiale ed insufficiente. E' nella
polemnica con questi due campi politico-ideologici che la RC russa incomincia
a formare e definire le proprie posizioni ideologiche. Ciò ha condotto
alla nascita della Terza Via russa, cristallizzatasi nei due importanti
filoni ideologici degli "smeno-vekhisti'" e degli "eurasisti".
b) "Vekhi” e “Smena Vekh”
Per comprendere il concetto ideologico di "Smena Vekh" ("cambio
di orientamenti" [lett. "cambio delle pietre miliari", NdT]) - dal titolo
di una raccolta di articoli pubblicata nel 1921 a Praga e definita come
il manifesto dei "nazional-bolscevichi" russi - è necessario ripercorrere
brevemente la storia ideologica russa dei primi decenni del XX secolo.
All'alba di questo secolo si riteneva che un filosofo, per essere "progressista"
e alla moda, dovesse necessariamente essere marxista, internazionalista,
di sinistra e zapadnik (filo-occidentale). Ma la situazione è mutata
dopo lo scacco della prima rivoluzione russa (1905) e con la pubblicazione
nel 1909 di una raccolta di articoli di un gruppo di intellettuali alla
moda - evidentemente marxisti, di sinistra e zapadniki - che rinnegavano
la propria "malattia di gioventù" ed affermavano il loro nuovo corso
- tradizionalista, religioso e slavofilo. La raccolta di intitolava "Orientamenti"
- in russo "Vekhi". Fra gli autori più celebri erano N.Berdjaev,
S.Bulgakov, P.Struve, S.Frank. Fu allora che gli intellettuali di destra,
idealisti e nazionalisti, divennero di moda. Ma questa tendenza dei "Vekhi"
non può essere qualificata come RC, malgrado ne possedesse indubbiamente
alcuni tratti assai simili. "Vekhi" erano gli "orientamenti" degli intellettuali
di destra, non della Terza Via propriamente detta. In questo contesto,
il nome "Smena Vekh" - alla lettera, "il cambio degli orientamenti" - significava
nei nazional-bolscevichi Bianchi la rottura con un pensiero conservatore,
utopista e idealista che operava con categorie troppo vaghe e troppo astratte
("universalità assoluta del Bene assoluto", "imperativo morale della
creazione dello Stato teocratico", ecc.) e una trasmigrazione verso categorie
geopolitiche, geoeconomiche, etniche e sociali.
I nazional-bolscevichi di "Smena Vekh", la cui figura principale era
il professor N.V.Ustrjalov, accusavano i liberal-democratici di essere
"sognatori", "utopisti" e "traditori del popolo russo e della storia russa"
(cfr. Ustrjalov, Patriottica in "Smena Vekh"). Vedevano nel bolscevismo
la sollevazione delle energie popolari e tradizionali russe, in rivolta
contro le innaturali tendenze capitaliste e contro una Monarchia debole
e incoerente, radicalmente incapace di preservare il suo popolo dalla minaccia
capitalista che ne avrebbe distrutto l'anima collettivista e imperiale.
Contro i liberali dell'emigrazione, i nazional-bolscevichi difendevano
il totalitarismo socialista e imperiale, a loro avviso più consono
ai russi del liberalismo economico e della disuguaglianza materiale e dell'individualismo
che ne derivano. Contro le destre, e soprattutto contro gli anti-semiti,
sostenevano la tesi (J.Kluchnikov, S.Lukjanov, ecc.) della natura russa
della Rivoluzione d'Ottobre, a dispetto della partecipazione massiccia
di ebrei e di rappresentanti di altre nazionalità (Lettoni, Cechi,
ecc.). Rifiutando il marxismo, ideologia utopica ed astratta, gli autori
della "Smena Vekh" riconoscevano il carattere razziale, geopolitico e imperiale
russo del giovane Stato sovietico, nel quale vedevano la legittima prosecuzione
dello Stato russo organico e naturale. I nazional-bolscevichi esaltavano
inoltre il tipo umano del rivoluzionario, votato alla causa senza esitazioni
e con assoluta devozione - in forte contrasto con la lotta indecisa, timida
ed incerta che conduceva l'armata Bianca, priva di idee-forza, di un'ideologia
coerente, di una seria dottrina politica, sociale, economica ed etica.
Gli autori della "Smena Vekh" hanno avuto grande influenza sull'emigrazione
e su alcuni circoli della stessa Russia sovietica. I dirigenti comunisti
accolsero molto favorevolmente questo movimento ideologico, e il professor
Ustrjalov fece ritorno a Mosca nel 1926. Stalin espresse qualche critica
allo "sciovinismo eccessivo" dei nazional-bolscevichi, e soltanto il russofobo
Bukharin li bollò come "cesaristi mascherati da rivoluzionari".
Non è possibile non porsi questa domanda: i nazional-bolscevichi
tedeschi - Otto Winnig, Arthur Mueller van den Bruck e soprattutto Ernst
Niekisch - conobbero le idee della “Smena Vekh”? Si tratta di nuna
questione di estrema rilevanza, perché le tesi dei nazional-bolscevichi
tedeschi paiono pressoché identiche, da ogni punto di vista, alle
tesi della "Smena Vekh" e dei nazional-bolscevichi russi. Occorre inoltre
rendersi conto che i nazional-bolscevichi russi sono passati attraverso
l'esperienza traumatica della guerra civile contro i bolscevichi, e il
loro "cambio di orientamenti" fu una scelta gravosa e difficile. Forse,
sulla base dell'esperienza degli "smeno-vekhovtsij" di Praga, i nazional-bolscevichi
tedeschi hanno ricavato una certa fede incrollabile nel carattere russo
della Rivoluzione d'Ottobre e dello Stato sovietico. Ma questa rimane un'ipotesi
che non siamo in grado né di provare né di rigettare, in
mancanza di sufficiente informazione e documentazione storica.
c) gli Eurasisti
Fra tutte le forme della RC russa, la scuola degli Eurasisti resta quella
maggiormente rivoluzionario-conservatrice, al punto che si potrebbe identificare
la RC russa con il movimento Eurasista. Come nel caso della Germania,
dove i giovani conservatori, i rivoluzionari nazionali e i nazional-bolscevichi
degli anni '20 e '30 del XX secolo hanno offerto il paradigma più
completo e perfezionato della RC in generale, a partire dal quale è
possibile d'ora innanzi definire i precedenti storici o le ideologie più
o meno affini - la stessa affermazione può valere per gli eurasisti
russi, che furono gli esponenti più puri della RC russa tanto sul
piano storico quanto sul piano ideologico. A nostro avviso, è lecito
considerare i termini "RC russa" e "dottrina eurasiatica" come concetti
sinonimi (così, almeno, nel contesto russo).
Il caso degli Eurasisti è un poco più conosciuto di quello
degli smeno-vekhovtsij. Qui è possibile determinare un legame indubitabile
fra le loro idee e l'ambiente rivoluzionario-conservatore, specie in riferimento
alla scuola geopolitica di Karl Haushofer (una delle riviste degli Eurasisti,
"Cronaca Eurasiana", era edita a Berlino). Ritroviamo l'analisi del pensiero
eurasista nella celebre rivista di Haushofer Zeitschrift fuer Geopolitik.
Al d là di questo, molti Eurasisti collaborarono con i rivoluzionario-conservatori
tedeschi, alcuni persino aderirono alle SS sotto il regime nazional-socialista.
La profonda influenza reciproca fra Eurasisti russi ed esponenti della
RC tedesca è pertanto fuori discussione.
Il movimento eurasista ha esordito nello stesso anno del movimento degli
smeno-vekhovtsij, il 1921. In quell'anno un gruppo di emigrati Bianchi
pubblicò a Sofia la raccolta di articoli "Esodo verso Oriente",
dal sottotitolo "Il Manifesto degli Eurasisti". Era il punto di partenza
di tutto lo sviluppo dell'ideologia russa della terza Via, in forma ben
fondata, approfondita e compiuta. E' un fatto ben caratteristico che gli
emigrati liberali li abbiano ribattezzati "fascisti", mentre quelli di
destra - "comunisti"; ma l'epiteto più frequente era quallo di "slavofili
futuristi". Dopo "Esodo verso Oriente" fecero la loro apparizione le riviste
"Evrazijskij vremennik" e "Evrazijskaja khronika", edite a Parigi, Berlino
e Praga.
Nei suoi tratti generali, l'essenza della concezione eurasista è
la seguente:
1) Seguendo la tesi di Mackinder, ritenevano che lo sviluppo economico
e culturale di una nazione sia definito dai suoi confini geopolitici e
dalla qualità del controllo dello spazio. Si esprimevano in termini
di "grandi spazi". Ma insistevano sulla necessità dell'autarchia
geo-economica del continente eurasiatico in rapporto alle potenze marittime.
Quindi, per gli Eurasisti, ogni questione economica, culturale, militare,
strategica e persino psicologica andava considerata unicamente e prima
di tutto entro una prospettiva continentale. Avanzavano una tesi radicalmente
diversa rispetto a quella del conte Coudenov-Calergy, che voleva unire
l'Europa contro l'Asia. L'idea degli Eurasisti era di unire il continente
eurasiatico contro l'Occidente, contro le potenze talassocratiche e portatrici
di una cultura materialista, liberale e non organica.
2) La questione della Rivoluzione d’Ottobre, delle sue radici e del
suo significato, rivestiva per gli Eurasisti un'importanza fondamentale.
Ad eccezione di alcuni casi individuali, e nonostante l'accordo ideologico
con i nazional-bolscevichi di "Smena Vekh", non accettarono la rivoluzione.
Ma individuarono la radice principale della tragedia russa, della "caduta
russa dell'Europa" (secondo l'espressione dell'esponente principale di
questa scuola, il conte N. Trubetskoij) nella struttura non organica della
Russia, "europeizzata e capitalistizzata" in seguito alle riforme di Pietro
il Grande. Hanno messo in discussione la qualità dei valori religiosi,
statuali, nazionali, economici e sociali degli ultimi tre secoli, accusando
la dinastia dei Romanov di avere tradito le speranze mistiche e sociali
del popolo russo (eurasiatico) e soprattutto la sua civiltà unica,
spiritualmente ricchissima e destinata a conservare la propria identità
di fronte all'Occidente materialista, ateo, artificiale e capitalista.
Questo atteggiamento si è tradotto in un apprezzamento ambivalente
della Rivoluzione d'Ottobre: da un lato, gli Eurasisti vedevano in essa
la rivolta anti-capitalista dell'anima russa, scaturita dalle profondità
della civiltà eurasiatica; dall'altro lato, riconoscevano nell'utopismo
marxista e comunista la frode ideologica che aveva proposto al popolo russo
- che istintivamente respingeva il modello di sviluppo capitalista e occidentale
- un altro modello altrettanto occidentale nonché anti-nazionale
e anti-tradizionale. Gli Eurasisti hanno colto con chiarezza gli aspetti
"nazionalisti" e "identitari" della Rivoluzione d'Ottobre, ma non sono
stati d'accordo nell'accettare il comunismo per ragioni patriottiche. E
tuttavia, la Destra Bianca rivolse contro di essi l'accusa di essere comunisti,
soprattutto in quanto gli Eurasisti si rifiutarono sempre di vedere negli
ebrei i "capri espiatori" della Rivoluzione e di considerare la Monarchia
pre-rivoluzionaria come un modello ideale e irreprensibile. Lo slogan degli
Eurasisti era "né Bianchi, né Rossi" (L. Stepanov).
3) La dottrina eurasista sottolineava l'importanza dell'economia, o
piuttosto, della geo-economia. Fu l'unico movimento alternativo (in rapporto
al comunismo) che si occupò a fondo delle questioni economiche e
che propose un modello di autarchia continentale ("autarchia dei grandi
spazi") non capitalista e non marxista. Gli Eurasisti elaborarono un modello
di sfruttamento delle risorse naturali della Russia che sarebbe stato sufficiente
a sostenere l'economia tellurocratica su scala continentale.
4) In materia religiosa, gli Eurasisti erano partigiani della "rivoluzione
conservatrice" in seno alla Chiesa Ortodossa, che intendevano purificare
dell'umanismo e del moralismo decadente occidentali, oltre che dell'arcaismo
e delle superstizioni del basso popolo. Respingevano le speculazioni astratte
e fantasiose degli intellettuali "accademici" come S. Solovev, S. Bulgakov,
P. Florenskij, proponendo in loro vece il ritorno alla teologia bizantina
rigorosa, ma interiorizzata, e pertanto creativa. Non a caso, il più
brillante e profondo teologo cristiano-ortodosso russo degli ultmi secolo,
padre Georg Florovskij, prese parte al movimento eurasista e ne fu anzi
uno degli ispiratori (insieme con il conte Trubetskoij). In proposito,
facciamo notare che questo ecellente autore, pressoché l'unico rappresentante
degno di fede del tradizionalismo ortodosso russe, è del tutto ignorato
in Occidente; un'imperdonabile ed inspiegabile ingiustizia.
5) Molto interessante è il modo in cui la questione etnica veniva
risolta dagli Eurasisti. Essi rimisero in questione una verità fino
ad allora indiscussa nel campo degli slavofili, ossia la natura dannosa
dell'invasione Tartara e della dominazione Mongola sulla Russia. Gli Eurasisti
riconobbero viceversa la missione tellurocratica dell'espansione geopolitica
dei popoli turchi e mongoli. Gengis Khan era per loro "il primo degli eurasisti",
ed i Turchi erano considerati come un'etnia, o meglio, una razza eurasiatica
giovane e piena di potenza creativa e imperiale. Ma fu nella congiunzione
con il genio slavo (dunque indo-europeo, ario) che la razza turca riuscì
a stabilire un equilibrio eurasiatico. Per gli Eurasisti, i Russi rappresentano
quella particolare razza slavo-turca dotata di due qualità principali
- l'energia dell'espansione sui grandi spazi propria dei Turchi ("orizzontale")
e l'energia della concentrazione, metafisica e "verticale" propria agli
Slavi. Questa sintesi razziale costituiva per gli Eurasisti la chiave della
storia culturale della Russia. La razza europea era da essi vista come
una razza vecchia impotente e dotata della coscienza geopolitica delle
popolazioni del Rimland - dunque incapace dei supremi sforzi necessari
per organizzare l'Impero, il "grande spazio autonomo".
6) Al livello politico, gli Eurasisti proponevano un sistema statuale
centralizzato multi-etnico di tipo imperiale. Alcuni fra di essi erano
per una Monarchia risacralizzata e ritornata alle sue origini mistiche,
altri (G. Vernadskij, N. Alexeiev, ecc.) parteggiavano per la tesi del
"socialismo eurasiatico". Il conte Trubetskoij ha elaborato la teoria dell'"ideocrazia",
ossia del potere politico concentrato nelle mani dell'élite tradizionale,
intellettuale e religiosa, posta a capo del "partito Eurasista" - una sorta
di Ordine.
Il movimento eurasista fu in voga dal 1921 fino agli anni '30, quando
l’impossibilità di esercitare un'influenza sulla vita politica dell’emigrazione
russa e, a ben maggiore ragione, quella della Russia Sovetica, finì
col diffondere fra gli Eurasisti una sensazione di disperazione. Alcuni
fra loro giunsero a collaborare con il K.G.B. per nostalgia della patria
e in odio ai paesi democratici dove erano costretti a vivere (P. Savitskij).
Altri - come padre Florovskij e lo stesso conte Trubetskoij - si
rifugiarono nella ricerca religiosa e storica. Altri ancora si unirono
al movimento nazional-socialista tedesco insieme con certi aristocratici
russi di estrema destra - come il generale Biskupskij, Avalov-Bermont,
Thalberg, von der Golz, Skoropadskij, Schwarz-Bostunich ed altri esponenti
della Loggia ultra-monarchica ed aristocratica “Balticum” (più tardi
ribattezzata “Consul”).
Gli Eurasisti hanno elaborato i fondamenti della dottrina della RC russa.
Tuttavia, l'oblio li ha ricoperti: la loro patria era presa nella
morsa ideologica dell’utopismo marxista, mentre gli intellettuali
d’Europa non hanno mostrato alcun interesse per il pensiero degli emigrati
della Russia, lontana e barbarica, così come per tutte le
sue speranze messianiche ed escatologiche, e per tutti i suoi sogni di
rivincita asiatica.
Quale che sia stato il suo destino, il movimento eurasista, le sue previsioni,
le sue dottrine, sono da riscoprire, e riacquistano tutta la loro attualità
nel momento in cui ovunque nel mondo si cerca la Nuova Via dello sviluppo
planetario geopolitico e culturale.
5 La missione eurasista e la Russia Sovietica - Stalin
e Brezhnev
L'idea eurasista, intellettualmente e politicamente marginale, trovò
nondimeno una parziale realizzazione sotto il regime comunista, soprattutto
a partire dall'epoca staliniana. Gli Eurasisti stessi (specialmente George
Vernadskij, autore di una celebre "Storia della Russia", tradotta nelle
lingue europee), hanno visto nell'imperialismo staliniano una forma naturale
di sviluppo dello Stato russo, accompagnata dall'industrializzazione, la
centralizzazione e l'espansione necessarie per far accedere la Russia alla
nuova fase del divenire geopolitico e geoeconomico. Dalla seconda metà
degli anni '30, e particolarmente dopo il 1937, il regime staliniano ha
assunto molti degli aspetti nazionali, patriottici e imperialisti che erano
mancati nel periodo post-rivoluzionario. Stalin ha annientato tutti gli
esponenti dell'ortodossia marxista-leninista, internazionalista e utopista
(in maggioranza ebrei). L'anarchismo e l'immoralismo rivoluzionari sono
nettamente ripiegati di fronte al primato dell'Ordine e di una morale ascetica
e creativa. Non è un caso che il dirigente stesso dei "fascisti
russi" di Harbin, Rodzavaeskij, abbia finito con il riconoscere la missione
"fascista" (de facto) di Stalin, nella sua qualità di Volksfuehrer
russo.
Un altro passo in senso rivoluzionario-conservatore è stato compiuto
- secondo taluni storici russi, come A.Dikij ed altri - poco dopo la fine
della seconda guerra mondiale. Talvolta si parla addirittura della "rivoluzione
invisibile del maresciallo Zhukov". I militari russi hanno attinto dai
loro nemici certe energie geopolitiche ed ideologiche, e la guerra stessa
ha risvegliato le forze interiori del nazionalismo e una più
chiara coscienza degli interessi continentali. Persino l'estetica degli
anni '40 in URSS - nazionalista, russofila, talvolta addirittura sciovinista
e xenofoba - è molto più prossima allo stile del Terzo Reich
che alle forme avanguardiste, internazionaliste e "proletarie" degli anni
'20. Durante l'epoca stalinista a dominare fu piuttosto il motivo statuale,
imperialista, nazionalista e anti-borghese, non la scolastica astratta
dei marxisti puri. Ma il nazionalismo sovietico di Stalin non fu russo
in senso etnico, fu piuttosto "imperiale", eurasiatico, continentale -
e questo lo avvicinò moltissimo al modello che gli stessi Eurasisti
proponevano. Verso la fine degli anni '40 Stalin pose un freno alla propaganda
anti-cristiana più aggressiva, e manifestò ai padri della
Chiesa Ortodossa, se non un'aperta simpatia, almeno tolleranza e comprensione.
L'organizzazione degli "atei militanti" (patrocinata da un ebreo nefasto,
Emelijan Jaroslavskij, alias Gubelmann) venne disciolta, il suo capo deportato
al Gulag. Le tendenze rivoluzionario-conservatrici ebbero una battuta di
arresto con la morte di Stalin, quando il suo imperialismo, eurasismo ed
antisemitismo erano giunti all'estremo (era sul punto di deportare tutti
gli Ebrei nelle Repubblica Autonoma Ebraica di Birobidjan, nella Siberia
estremo-orientale, realizzando così nei confronti degli Ebrei un
apartheid più radicale di quanto fosse nelle intenzioni di Hitler).
E' impossibile non riconoscere che le linee di tendenza indicate sono assai
poco compatibili con la teoria marxista, tanto nel suo stato verginale,
quanto nel pathos rivoluzionario del 1917 e degli anni '20.
Kruscev ha fatto a pezzi la gigantesca costruzione di Stalin con
la denuncia del “culto della personalità”, che ha gettato un ombra
di dubbio su tutto il suo operato nella storia. Sotto Kruscev ha preso
il via nell'ambito dell'intellighenzia sovietica la tendenza al ritorno
al "marxismo corrotto dallo stalinismo". Kruscev ha rinnovato gli attacchi
contro la Chiesa e rianimato lo spirito internazionalista. Nella sua epoca,
le tendenze eurasiste hanno toccato il punto di minima influenza di tutto
il corso della storia socvietica. Egli era molto più interessato
alla geopolitica "oceanica" - Cuba, l’America Latina, l’Africa erano al
centro dell’attenzione dello Stato krusceviano. Fu durante il regno di
Kruscev che venne a formazione il primo nucleo di dissidenza filo-occidentalie
e quasi interamente “atlantista”.
Brezhnev ha fatto ritorno al modello staliniano (quindi
virtualmente eurasista), ma nella sua forma senile, rituale, entropica.
La partecipazione dell'URSS di Brezhnev ai conflitti eurasiatici (Vietnam,
Medio Oriente, ecc.) e soprattutto la guerra continentale in Afghanistan
furono i segni parlanti di una consapevolezza geopolitica. Il marxismo
dell'epoca brezhneviana era completamente "ritualista", "nominalista",
estremamamente superficiale. Non è stato difficile discernere dietro
il brezhnevismo l'inerzia ideologica e geopolitica dello "stalinismo eurasiatico".
Elementi a rigore qualificabili come "eurasisti" e quindi, in un certo
senso, rivoluzionario-conservatori sono sempre esistiti nella storia sovietica
dalla Rivoluzione d'Ottobre fino alla Perestrojka, ma il periodo di Stalin
è stato senz'altro quello più caratteristico e più
ricco di segnali evidenti. E tuttavia, è opportuno rendersi conto
che si trattava di fenomeni fattuali, che non hanno mai trovato alcuna
cristallizzazione intellettuale, ideologica o filosofica. Le grandi rivoluzioni
geopolitiche e persino ideologiche che avvenivano dietro le quinte del
Cremlino si manifestavano all'esterno in infinitesimali sfumature
d'accento posto su tale o talaltro evento storico, o su tale o talaltra
ipotesi scientifica. La "cremlinologia" era una vera e propria scienza
cospirologica fondata su dettagli e sintomi pressoché invisibili.
Per questi motivi, una ricostruzione della storia dello sviluppo delle
tendenze "rivoluzionario-conservatrici" nell'URSS è possibile solo
attraverso un laborioso studio completo della vita ideologica segreta degli
ultimi dirigenti di quell'ultimo Impero Eurasiatico che, fino alle recenti
trasformazioni, fu l'Unione Sovietica. In questa sede, è possibile
quindi parlare solo di tendenze "rivoluzionario-conservatrici" fattuali,
prive di qualsiasi formulazione teorica. In ogni caso, tali tendenze furono
molto concrete e molto importanti: si trattava infatti dell'ideologia (parallela)
di gruppi dirigenti sovietici il cui potere politico era pressoché
assoluto all'interno del Paese ed estremamente forte all'esterno.
Possiamo aggiungere che le dottrine militari strategiche dell'URSS furono
sempre di carattere eurasista, in quanto il principale nemico ideologico
dei Soviet erano gli Stati Uniti - la potenza talassocratica ed oceanica
per eccellenza. Lo stesso Patto di Varsavia ebbe una fisionomia nettamente
continentale ed eurasista, in contrapposizione alla NATO, imperniata sulle
potenze marittime - gli USA e l'Inghilterra. Ma, più ancora, sono
i Paesi Anglo-Sassoni gli esempi del capitalismo più puro e più
forte, ed è precisamente contro il capitalismo che si sono indirizzate
tutte le forme di Rivoluzione Conservatrice - e la RC russa non ha fatto
eccezione.
6 ll movimento neo-eurasista - gli scrittori
neo-pocevenniki, L.Gumeljov.
Verso gli anni '70, alcuni aspetti della RC si sono
manifestati nell'URSS in maniera più decisa, seppure sempre velatamente.
Fu l'epoca della formazione di una nuova generazione di scrittori sovietici
che ruotava attorno a M. Sholokov, autore del celebre romanzo "Il placido
Don". Costoro - i più noti dei quali sono V. Rasputin, V. Belov
e V. Astafev - difendevano tesi nazionaliste, ecologiste e slavofile. Esaltavano
i contadini russi, le loro usanze, le loro credenze. I loro scritti avevano
inoltre un chiaro contenuto ecologista. La loro ideologia potrebbe essere
approssimativamente qualificata come nazional-bolscevismo o nazional-leninismo,
ma dobbiamo vedere in questo più un tratto del loro conformismo,
che una dichiarazione di convinzioni ideologiche radicate (oggi, in condizioni
di maggiore libertà di espressione, la maggior parte di essi è
divenuta monarchica, cristiano-ortodossa e di destra convenzionale - il
che testimonia del carattere di maschera conformista, e nulla di più,
che ebbe il loro nazional-bolscevismo). Assai rari furono i casi di scrittori
neo-pocevenniki ben coscienti della loro parentela ideologica con gli Eurasisti
o con gli smeno-vechovstij; la somiglianza delle loro idee fu tuttavia
notevole.
I neo-pocevenniki degli anni '70 - '80 hanno creato quel milieu intellettuale
patriottico, nazionalista e oggettivamente eurasista manifestatosi poi
pienamente all'epoca della perestrojka in una certa rinascita nazionalista,
quale tendenza alternativa al corso occidentalista, "atlantista" e nettamente
capitalista della lobby democratica - Gorbacev, Jakovlev, Eltsin, Shevardnadze,
ecc. Ma vi è qui un dettaglio ideologico estremamente importante:
le concezioni degli scrittori "neo-pocevenniki" all'epoca di Brezhnev erano,
sul piano formale, molto più vicine allo spirito ed alla terminologia
della RC, rispetto alle tesi che i medesimi personaggi ed i loro discepoli
avanzano al giorno d'oggi. Sotto Brezhnev, motivazioni conformiste obbligavano
i neo-pocevenniki ad aggiungere temi socialisti, anti-capitalisti, leninisti,
ecc. alle loro idee nazionaliste e identitarie (talvolta apertamente antiebraiche).
Le loro teorie avevano dunque un carattere "terzaforzista" loro malgrado.
Venuta meno questa necessità, i neo-pocevenniki hanno messo da parte
il lato "socialista" e "anti-capitalista" delle loro dottrine e si sono
convertiti in tradizionali rappresentanti della Destra ordinaria, monarchica,
giudeofoba e nostalgica. Il pathos della RC in essi ne è quindi
risultato molto offuscato.
Come unico eurasista coerente e consapevole, fra gli autori sovietici
degli anni '70 e '80, è doveroso citare lo storico Lev Gumiljov
- figlio del poeta aristocratico N. Gumiljov, fucilato dai Rossi, e della
celebre poetessa Anna Akhmatova. Gumiljov è autore di alcune brillanti
opere storiche sulle vicende dei popoli eurasiatici - turchi, mongoli,
unni, ecc. La sua opera capitale - "L'etnogenesi e la biosfera" - all'epoca
di Brezhnev era custodita nella sezione vietata al pubblico della Biblioteca
di Scienze Sociali di Mosca, in quanto giudicata "ideologicamente pericolosa".
Nel libro l'autore sviluppava la dottrina organica dell'etnogenesi e formulava
la concezione della "disuguaglianza dinamica delle etnie", svelando le
leggi cicliche che governano l'esistenza storica e biologica di ciascuna
etnia. Gumiljov sosteneva la tesi del carattere giovane dei popoli eurasiatici
- soprattutto i turchi e i russi - il cui ciclo storico ha appena raggiunto
il suo acme. Affermava pertanto che la civiltà più normale
e più sana al giorno d'oggi sarebbe una civiltà eurasiatica
di tipo imperiale. Gumiljov ha coniato un termine speciale per designare
il fattore pià importante e più organico dello sviluppo di
un'etnia - la "passionarietà", intesa come concentrazione di energia
creativa, biologica e psicologica assieme, la quale è caratteristica
delle intere popolazioni come dei singoli individui. Al livello umano,
la "passionarietà" è secondo Gumiljov "capacità di
trascendere l'istinto di sopravvivenza", "oltrepassamento dell'entropia
biologica", "slancio creativo" (soprattutto imperiale). Le tesi di Gumiljov
hanno molto in comune con le concezioni di Lorenz, Gunter, de Gobinau,
dei geopolitici della scuola di Haushofer e soprattutto con le idee della
Nuovelle Droite francese. Il suo atteggiamento nei confronti della storia
è essenzialmente pagano. La sua concezione delle "etnie-chimere"
- vale a dire, delle antichissime etnie degenerate, che hanno completamente
perduto la loro "passionarietà - è universalmente conosciuta
in Russia. Taluni anti-semiti, a partire da questa concezione delle "etnie-chimere",
hanno elaborato un'intera teoria giudeofoba; ma si tratta piuttosto di
un'interpretazione limitante ed aberrante del suo pensiero. Gumiljov, da
sempre autore non conformista, è stato scarsamente influenzato dalla
Perestrojka, e le sue tesi eurasiste, biologo-realiste e rivoluzionario-conservatrici
restano sotto molti aspetti le medesime. Malgrado l'età avanzata,
continua a lavorare alla sua opera.
Infine, vi sono alcuni comunisti fino a ieri di stretta osservanza,
i quali - a differenza della maggioranza degli ex comunisti, divenuti per
neo-conformismo democratici "atlantisti" e "filo-capitalisti" - non hanno
mutato la loro opinione ideologica contraria all'adorazione del libero
mercato e alla glorificazione del modello Americano, ed oggi formano una
sorta di opposizione di destra (statualista e nazionalista); questi, a
partire dalla Perestrojka, hanno incominciato a rivedere i fondamenti della
loro dottrina comunista formale, e molti fra loro hanno scoperto il pensiero
rivoluzionario-conservatore - quello degli eurasisti e degli smeno-vekhovtsij
- riconoscendo la reale continuità ideoogica del loro patriottismo
sovietico e del loro nazionalismo anti-capitalista. Costoro rappresentano
la cristallizzazione intellettuale delle tendenze RC sempre esistite allo
stato virtuale, latente e semicosciente nell'epoca sovietica. Per
una bizzarra logica, questa presa di coscienza è accompagnata dalla
scomparsa dalla politica interna ed estera sovietica degli ultimi residui
di anti-capitalismo e anti-atlantismo, quindi di elementi eurasisti e tipologicamente
rivoluzionario-conservatori.
7 Conclusione
Il pensiero rivoluzionario-conservatore viene oggi riscoperto
in Germania, dove ha acquisito attualità estrema per effetto dei
grandiosi cambiamenti in atto in quel Paese, che è d'altronde per
sua natura rivoluzionario-conservatore, al pari della Russia. La Francia,
il Belgio, l'Italia, la Spagna, l'Europa tout-court, ritrova oggi, grazie
a sforzi immensi da parte degli intellettuali della Nuova Destra, questa
parte inestimabile della propria ricchissima eredità ideologica.
Ancora di più, le idee della RC sono oggi la sola alternativa all'incubo
capitalista e all'espansione "atlantista" Americana. Lo slogan "né
comunismo, né capitalismo" perde il suo significato, con la scomparsa
del comunismo (ma è mai realmente esistito?). E' la RC, in tutte
le sue forme, a restare la sola possibilità operativa e realistica
da opporre all'invasione, fisica ed ideologica, da parte dell'altro continente.
La RC diventa la Seconda Via, la sola Via Alternativa. E' quindi tempo
di riportare alla luce tutte le correnti della RC, studiarle, ripensarle,
riattualizzarle e farle rivivere. In questo contesto, è necessario
volgere il nostro sguardo al Continente-Russia, verso questa terra enigmatica
che occupa il luogo centrale di questa gigantesca isola che è l'Eurasia,
la nostra Patria universale, la nostra terra sacra, la nostra eredità
imperiale più preziosa. Stavolta dovremo tutti assieme - inclusi
i Russi stessi - scoprire non già quel continente lontano, quella
colonia marittima, quel deserto spirituale che è l'America, bensì
la culla dei popoli indo-europei, dei nostri antenati, dei grandi creatori
di valori eroici e super-umani - il Continente-Russia. Questa scoperta
dovrà essere anzitutto una scoperta sprirituale, intellettuale,
ideologica - la riscoperta dei valori russi, della Via Russa, dell'Ideologia
Russa, che altro non possono essere se non Ideologia della Rivoluzione
Conservatrice Assoluta.
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