Kalajic - Partnership for Racket  
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Dragoš Kalajic 

PARTNERSHIP FOR RACKET

Duga, Belgrado, 8 giugno 1996        

  L'influente settimanale italiano Panorama è stato di recente onorato dalla presenza della CIA: Panorama, per primo nello spazio mediatico europeo, ha ottenuto i diritti a pubblicare e in tal modo diffondere i presunti risultati segreti di previsioni futuristiche della task force intellettuale della CIA, concernenti le imminenti, future e possibili disgregazioni di stati. Il documento in questione è una "bozza", circa 200 pagine, con numerosi allegati, grafici e diagrammi; il titolo è Rapporto sulla disintegrazione degli stati. Il settimanale italiano ha presentato una versione ridotta del Rapporto, aggiungendo che esso è il risultato di una ricerca interdisciplinare che, senza l'aiuto di analisi al computer - a causa dell'enorme massa di dati provenienti da oltre 600 campi diversi - avrebbe richiesto un lavoro di almeno dieci anni di ore/uomo. 

 Gli autori del Rapporto esaminano quattro cause fondamentali della disgregazione degli stati: guerre ideologico-rivoluzionarie e civili, conflitti etnici, genocidi e "politicidi" e mutamenti traumatici delle strutture di governo. Il Rapporto include una mappa del mondo nel quale tutti gli Stati sono collocati in una di quattro categorie-base, a seconda delle loro prospettive future: rischio di disintegrazione incerto, basso, medio e alto. Gli USA, l'Unione Europea e il Giappone sono collocati fra i Paesi a basso rischio. Il colore rosso, che denota alto rischio, copre tutti i Paesi musulmani ex sovietici, India, Turchia, gran parte dei Paesi africani e quasi l'intera America Latina. In Europa, la zona ad alto rischio comprende Croazia, Federazione Musulmano-Croata [Bosnia], Repubblica Srpska [la Serbia bosniaca], Albania e Macedonia, mentre Repubblica Jugoslava, Slovenia e Romania sono situate nella zona a rischio medio. 

 Gli editori della versione parziale del Rapporto hanno informato i lettori che questa visione dell'immediato futuro del mondo era destinata a restare segreta "non soltanto a causa di utilizzi indesiderati del Rapporto, ma anche delle possibili conseguenze politiche negative di un rapporto del genere". Così, gli ingenui fra noi possono concludere che l'inviato di Panorama è riuscito a penetrare negli archivi top secret della CIA e a svelare in modo irresponsabile un grande segreto, rendendo così possibile un "utilizzo indesiderato" nonché "conseguenze politiche negative", il tutto al fine di avvertire il pubblico di imminenti catastrofi. Non è necessaria molta intelligenza per concludere che la storia è un bluff, giacché chiunque sia in possesso di una minima conoscenza della rete dei mass media in Occidente sa bene che nel suo ambito - ad eccezione, per il momento, di Internet - una simile libertà non è né immaginabile né possibile, a causa della dipendenza dei principali fornitori di notizie dagli interessi del sistema plutocratico.A parte questo, la supposta segretezza del Rapporto è confutata dalla dichiarazione del direttore di ricerca della CIA, Daniel O. Esty, resa proprio al giornalista di Panorama. Nella dichiarazione, il dirigente della task force della CIA sottolinea che la task force ha scoperto "oltre ai tradizionali fattori socio-politici e geostrategici ... una serie di nuove cause che potrebbero vsvolgere un ruolo decisivo nello sviluppo di una crisi o di una disintegrazione traumatica degli stati".Consapevoli delle conseguenze di tutte le precedenti pubblicazioni di "segreti" usciti dagli antri nascosti della CIA, dobbiamo chiederci perché questo rapporto sia stato presentato al pubblico del "villaggio mondialista [globale]". L'autore di questo articolo è convinto che la CIA stia cercando di preparare psicologicamente il pubblico del "villaggio mondialista [globale]" a guerre e disintagrazioni statali che Washigton, direttamente o indirettamente, sta attualmente pianificando o incoraggiando. Quando tali predizioni si avvereranno, guerre e disintegrazioni saranno accettate come inevitabili, previste dalla suddetta tecnologia dell'informazione, che da lungo tempo, nella coscienza delle masse mondializzate, ha rimpiazzato non soltanto ogni fede nell'umano intelletto, ma persino l'antico volere di Dio, con cui i popoli del passato spiegavano tante calamità storiche. 
 
 

 Lontano da Dio e vicino agli USA 

 Pertanto, il citato Rapporto suggerisce indirettamente a tutti gli autentici amanti e fautori della pace di abbandonare ogni speranza ed illusione. Inoltre, questa realtà storica rigetta categoricamente tutte le teorie dei profeti, al soldo o gratuiti ("utili sciocchi", secondo il vocabolario della CIA), delle presunte virtù del modello americano di "società civile" e "multiculturale" - modello che si suppone inclini naturalmente verso la pace, a differenza di ogni sorta di nazionalismo e Stato nazionale che (sempre per supposizione) invariabilmente finisce con l'impegnarsi in guerre espansioniste. In realtà, la storia dimostra che "la democrazia dirigente" e campione di ogni progetto di "società civile" e "multiculturale", in quanto modello di stato, è di gran lunga il massimo produttore di interventi militari e guerre. 

 Soltanto nel suo habitat geopolitico, l'America settentrionale, centrale e meridionale, nel corso degli ultimi cento anni gli USA si sono impegnati in quasi 90 fra interventi militari e guerre di espansione e in un enorme numero di colpi di stato; diretti o indiretti. Gli USA hanno usato la loro potenza militare contro Messico (14 volte), Cuba (13 volte), Panama (12 volte), Nicaragua (10 volte), Repubblica Dominicana (nove volte), Columbia e Honduras (9 volte ciascuna), Haiti (sei volte), Puerto Rico (tre volte) e in un'occasione contro Argentina e Brasile. 

 L'interventismo militare cronico degli USA è al servizio di una corrispondente egemonia politica, militare ed economica che - mediante indebitamento imposto - distrugge ogni sistema economico e crea povertà, forzando le masse dei Paesi del Terzo Mondo americano ad emigrare negli USA. Queste sfortunate nazioni hanno coniato un proverbio che esprime in sintesi il loro destino: "Così lontano da Dio, e così vicino agli USA!". Recentemente, l'International Herald Tribune ha pubblicato un articolo di due guru del mondialismo di Washington: Jacob Heilbrun e Michael Lind hanno spiegato insieme 100 anni di interventismo militare e guerre che hanno condotto all'instaurazione del "primo impero Americano". Secondo loro, il secondo impero è stato conquistato grazie alla Seconda Guerra Mondiale e comprende l'Europa occidentale, il Giappone e alcune isole del Pacifico. Heilbrun e Lind informano il pubblico che ultimamente stiamo assistendo all'instaurazione del "terzo impero Americano" tramite "la direzione Americana del movimento delle nazioni Musulmane, dal Golfo Persico ai Balcani". Questa sequenza di eventi condurrà alla resurrezione dell'Impero Ottomano sotto tutela Americana, con la tendenza alla diffusione di questo "terzo impero Americano" in "Europa orientale (con l'aiuto della NATO) e nella Jugolavia un tempo neutrale".Il vero obiettivo delle "iniziative di pace" di Washington ha trovato conferma nelle dichiarazioni del sottosegretario al governo USA Strobe Talbott, che ha rimarcato come la NATO intende impegnarsi ad avviare operazioni all'esterno della sua originaria zona di azione, "nel Medio Oriente e altrove". Quell'altrove, alla luce della scoperta di ambizioni mondialiste, deve essere inteso come dovunque. Il commentatore di politica internazionale da Parigi di Le Monde Diplomatique, Marion Ajer, nel saggio dal titolo NATO: al servizio di quale sicurezza? offre questa risposta alla domanda: "Questo terzo dispiegamento di forze militari in Europa (dopo il 1917 e il 1944) rappresenta - una volta neutralizzata l'aspirazione dei membri dell'Unione Europea ad una forza di difesa comune - il rinovamento del tradizionale ruolo degli USA nell'Alleanza atlantica e la loro riconferma quale massima forza militare in un mondo unipolare" 
 
 

 La strategia fondamentale contro la Russia 

 La NATO è lo strumento "duro" fondamentale per l'instaurazione e la diffusione del "terzo impero Americano" dal Medio Oriente, dove l'egemonia e il controllo delle riserve petrolifere mondiali sono assicurati dall'asse militare Israele-Turchia (di recente ufficializzato con un accordo internazionale), attraverso l'"asse Islamico" per la penetrazione degli emigranti turchi e musulmani nell'Unione Europea, lungo tutto il confine della Russia. Il progetto di diffusione dell'influenza della NATO nella regione "post-comunista" è una minaccia alla Russia, minaccia che probabilmente si materializzerà una volta che il popolo russo si sarà liberato con il rovesciamento dei suoi attuali dirigenti russofobi, stranieri e mondialisti. Le mappe strategiche della NATO sin dal 1982 segnavano la regione del Caucaso come possibile futuro teatro bellico, il che proietta una luce diversa sulla guerra in corso in Cecenia e sugli sforzi dei suoi istigatori da Washington per diffondere quel conflitto al resto della Russia, provocandone così la distruzione. 

 Si tratta dell'attuazione interventista della strategia anti-russa che si può rintracciare nella Direttiva del Consiglio di Sicurezza Nazionale n.20/1 del 18 agosto 1948: 

   "Dobbiamo assicurare che persino un regime non comunista e nominalmente amico   in Russia 
   a) non disponga in futuro di una forza militare significativa; 
   b) dipenda strettamente sul piano economico dal resto del mondo; 
   c) non possa istituire nulla di simile alla 'cortina di ferro'. 
   Se anche quel regime dovesse mostrare un atteggiamento sfavorevole verso i   comunisti e favorevole nei confronti degli USA, dobbiamo assicurare che tali   condizioni siano imposte, sia pure in maniera non offensiva o umiliante. Dobbiamo   in ogni caso sottometterlo, pacificamente o con la forza, per proteggere i nostri   interessi".

 Alla luce di questa strategia e della sua attuazione, possiamo concludere che l'Alleanza Atlantica e il progetto Partnership for Peace sono i mezzi per l'instaurazione e diffusione del "terzo impero Americano", come confermato da Heilbrun e Lind: "Nel futuro prevedibile, lo scopo principale dei Paesi alleati della NATO sarà quello di servire da centri di reclutamento di soldati per le guerre Americane nei Balcani, nel Mediterraneo e nel Golfo Persico. La sfida dell'instaurazione di una nuova sfera di influenza europeo-mediorientale richiederà lo sviluppo di nuove istituzioni ed alleanze simili alla NATO [Partnership for Peace, nota di D.K.] per le relazioni con i vari protettorati che gli USA si sono conquistati da 1990". 

 Pertanto, tutta la propaganda sulla sedicente natura di strumenti di sicurezza e pace della NATO e di Partnership for Peace (la sala d'attesa della NATO) serve unicamente ad indottrinare masse sprovvedute e le corrispondenti pseudo-élites politiche sorte dalle rovine del sistema post-comunista. In una situazione del genere, pace e sicurezza dipendono quasi integralmente dalla buona o cattiva volontà degli strateghi del "nuovo ordine mondiale" di Washington e dai loro comandanti plutocratici di New York. Un buon esempio della totale "impotenza" della NATO nell'instaurare una pace duratura persino fra i suoi stessi membri è offerto dalle continue provocazioni militari della Turchia - dall'ormai ventennale occupazione militare della metà settentrionale di Cipro, fino ai recenti attacchi all'integrità territoriale della Grecia. E' evidente che la Turchia non sarebbe mai stata in grado di inscenare tali provocazioni senza l'incitamento o almeno il tacito consenso degli strateghi di Washington, i cui generali sono i comandanti supremi delle forze NATO. La NATO non è stata capace di controllare le ambizioni di conquista della Turchia; ha invece di recente deciso di inviare "osservatori" ai confini in pericolo della Grecia. 
 

Coloro che cercano Pace avranno Guerra 

 Un'altra prova del vero carattere e dei veri scopi dell'Alleanza Atlantica quale strumento "morbido" per l'instaurazione e l'ampliamento del "terzo impero Americano" consiste nelle condizioni politiche ed economiche per essere accettati nell'Alleanza, condizioni che nulla hanno a che fare con fini militari e di difesa. Chiaramente, la NATO accoglierà soltanto "Paesi democratici", dunque Paesi i cui governi siano servitori affidabili degli interessi Americani. 

 Altra condizione cruciale è una "economia di mercato", concretamente la totale assenza di protezione dell'economia domestica dalla pirateria finaziaria e industriale straniera. La storia ci dice che la maggior parte delle guerre, anche di quelle di maggiori dimensioni (come quelle contro il Giappone imperiale, la Russia degli zar e l'Impero Austro-Ungarico) vennero iniziate dai capitalisti dell'Occidente a causa della determinazione con cui quegli stati difendevano la loro indipendenza e ricchezza economica, i mercati e le risorse interne. Anche il citato Rapporto della CIA agita questa causa di guerra, precisando minacciosamente che gli stati a maggior rischio sono quelli con "basso livello di accessibilità al mercato". 

 Un'altra importante condizione per accedere all'Alleanza Atlantica è la "capacità di sopportare tutti i costi necessari per adeguare il livello delle forze militari nazionali a quello delle forze NATO". In altre parole, la capacità di acquistare armamenti made in the USA, pagare costosi consiglieri per l'addestramento al loro uso, e pagare per il sostentamento delle forze di occupazione Americane. L'investimento necessario è così ingente per gli stati economicamente deboli e indebitati dell'Europa Orientale che persino gli ideatori di tali condizioni (o estorsioni) fiutano odore di fallimento. Dalle pagine del Washington Post, William Odom [ex direttore della National Security Agency, ndr] ammette apertamente: "Gli eserciti [dei Paesi dell'Europa Orientale] non sono sufficientemente moderni per soddisfare gli standard della NATO. Gli investimenti occorrenti per adeguarne il livello sono allo stato attuale eccessivi per le loro economie". 
 Fra le condizioni per l'accoglimento nell'Alleanza Atlantica ne troviamo una che a prima vista appare innocua e ragionevole: "I membri della NATO accettano il principio della soluzione pacifica dei problemi interni e delle dispute sui confini". Purtroppo, la condizione è solo in apparenza innocua. L'esperienza recente conferma che questa condizione implica in realtà la rinuncia alla sovranità e il riconoscimento dela "comunità internazionale" (uno degli pseudonimi degli USA) quale unico arbitro delle dispute interne ed internazionali (fomentate da Washington). 

 Una mente lucida e dotata di esperienza non fatica a individuare in quest'ultima condizione un altro annuncio di nuove guerre europee e fratricide, fondate sull'atica formula del cinismo politico: divide et impera. La dislocazione di queste guerre future e possibili è già stata determinata, come è confermato da numerosi studiosi di previsioni americani, dalla task force della CIA al già menzionato William Odom: "Un gran numero di ungheresi irrequieti vive nel sud della Slovacchia, nella Transilvania rumena e nella Serbia settentrionale. La Russia pretende che la Polonia conceda un corridoio in direzione dell'enclave di Kaliningrad (nella ex Prussia orientale). Esiste una minoranza polacca in Lituania, mentre Estonia e Lettonia presentano rilevanti minoranze russe. La Moldavia, un tempo parte della Romania, ha uno statuto incerto. L'allargamento della NATO può prevenire il sorgere di alcuni fra questi problemi e servire da monito a coloro che volessero sfruttare questi potenziali conflitti". 

 Nel leggere questi testi, un lettore ingenuo potrebbe pensare con gratitudine che gli strateghi di Washington siano sinceramente preoccupati per la pace nell'Europa orientale e stiano cercando di proteggerla offrendo i servigi della NATO. L'esperienza della guerra e distruzione nella Bosnia-Erzegovina è sufficiente per rendersi conto, una volta per tutte, che una pace europea è indesiderabile per gli strateghi di Washington. Dapprima hanno spinto gli Ilamici bosniaci sulla via della secessione per mezzo di un referendum sull'indipendenza che, per ammissione inequivoca di Izetbegovic [attuale presidente della Bosnia, ndr], avrebbe significato una cosa sola: "dichiarazione di guerra". In seguito, hanno sabotato qualsiasi accordo di pace fra le parti belligeranti, ammonendo il leader degli Islamici [Izetbegovic] di respingere tali accordi e attendere in vista della promessa di guadagni maggiori. Solo quando hanno stimato che la pace (?) o il cessate il fuoco sarebbero stati confacenti ai loro obiettivi provvisori, gli strateghi di Washington hanno forzato gli Islamici a siglare un accordo di pace, presentando al contempo l'accordo di Dayton come il risultato della loro abilità e onnipotenza, e come prova dell'impotenza europea - altro motivo per ribadire l'egemonia Americana e la presenza di forze di occupazione NATO sotto comando Americano in Europa. 
 
 

La paura spinge verso la NATO

 Come sottolinea lucidamente Marion Ajer dalle pagine di Le Monde Diplomatique (dove, per la natura stessa della pubblicazione, è possibile ritrovare di tanto in tanto una verità o due), "affinché l'Alleanza Atlantica sopravviva, sarà necesario creare nuove guerre". Quindi, per giustificare l'esistenza dell'Alleanza agli occhi degli europei non sufficientemente compiacenti, gli strateghi di Washington dovranno creare nuove guerre in Europa per tenere occupata la NATO. Le stesse regole valgono per le nazioni est-europee, alle quali viene offerta protezione e sicurezza sotto l'ala sedicente pacifica della NATO: la loro pace e la loro sicurezza verranno coerentemente poste in pericolo per forzarle a pagare il racket dell'Alleanza Atlantica, cioè dei plutocrati di New York. 

 La pace europea si è basata per molto tempo sui trattati di Versailles e Trianon, ma ora l'interventismo Americano sta distruggendo queste fondamenta. In un discorso rivolto al circolo nazionale della stampa statunitense il 31 gennaio 1996, Richard Holbrook, amministratore di guerra per conto di Washington sulle macerie della Bosnia-Erzegovina, ha annunciato che le fondamenta della pace europea sarebbero state distrutte a causa della "irrisolta eredità delle conferenze di Versailles e Trianon". Di conseguenza, tutte le frontiere interne dell'Europa Orientale e fra Germania ed Europa Orientale possono ora essere rimesse in discussione. Questo fatto, insieme con le minacce di guerra che comporta, è la ragione principale che spinge a comprare la pace pagando il "pizzo" degli estorsori di Washington. 

 Il sottoscritto ha di recente chiesto all'influente studioso bulgaro di geopolitica Sergej Stanisev, dell'Istituto per la Ricerca sui Balcani e l'Europa, coma mai importanti forze politiche bulgare sostengano l'ingresso della Bulgaria nella NATO. Stanisev ha risposto: 

 "Naturalmente, la vera ragione non sta in qualche paura putativa della politica espansionista della Russia, come viene di solito affermato pubblicamente. Nessuna persona seria e sensata presta attenzione ai moniti di Washington secondo cui il nuovo stato russo potrebbe in futuro dare il via alla conquista dei territori dell'ex Unione Sovietica e dell'Est Europa un tempo controllati. Anche se covasse ambizioni espansioniste, questa nuova Russia non sarebbe semplicemente capace di nulla di simile. Come si può anche solo immaginare che un esercito incapace di spezzare l'insorgenza in Cecenia possa imbarcarsi in un'impresa di conquista di tali dimensioni? La ragione fondamentale e nascosta del desiderio di unirsi all'Alleanza Atlantica è la paura della politica guerrafondaia che Washington persegue con successo. L'attuazione di questa politica nei territori della Jugoslavia ha profondamente influenzato tutte le elites est-europee. Molti credono di potersi comprare pace e benevolenza aggregandosi alla NATO e pagando un riscatto ai guerrafondai di Washington". 

 Un buon esempio di questa psicosi da guerra è la gara a unirsi alla NATO in atto fra Ungheria e Romania - gara alimentata dagli emissari e i ricattatori di Washington, a cominciare da Javier Solana, segretario generale della NATO. Solana ha ultimamente visitato le capitali dei Paesi dell'Est europeo disposti a pagare il "pizzo" alla NATO, cominciando da Kiev e finendo con Sofia; a tutti ha giurato che "la corsa è aperta" e l'arbitro "imparziale". E tuttavia, nella pratica, anche se "tutti sono uguali", alcuni sono "più uguali degli altri", dato che obbediscono alle "richieste democratiche" (degli strateghi del mondialismo di Washington) con maggiore entusiasmo di altri. 

 Gli interlocutori rumeni, incluso il presidente, il ministro della difesa, il ministro degli affari esteri ed entrambi i capi dei due rami del parlamento, hanno offerto a Solana numerose e umilianti garanzie della volontà della Romania di soddisfare tutte le condizioni per aderire alla NATO. Hanno persino presentato gli esiti di un sondaggio a dimostrazione che il 95% dei rumeni appoggia l'ingresso del Paese nell'Alleanza Atlantica. Ciononostante, non è stata dissipata la loro impressione che l'Ungheria verrà accolta nella NATO nel primo round, mentre la Romania dovrà aspettare fuori.
 

L'illusione chiamata Occidente 

 Altra impressione ricavata è che Washington favorisca deliberatamente alcuni "postulanti" a svantaggio degli altri, al fine di suscitare fra gli stati sospetto reciproco, dispute e infine conflitti. Il ministro degli affari esteri rumeno Melekasanu ha pubblicamente sottolineato che "la corsa per accedere alla NATO è un fattore di instabilità in questa parte del mondo". Secondo l'opinione di un esperto quale il ministro delle difesa rumeno Tinka, se l'Ungheria si unirà alla NATO mentre la Romania resterà esclusa, entrambi i Paesi "si impegneranno in una corsa agli armamenti". Naturalmente, questa corsa avverrà secondo gli standard della NATO, con grande soddisfazione dell'industria millitare Americana, dei suoi investitori e degli estorsori internazionali che forniranno credito ad entrambi questi stati ricattati e indebitati. 

 Il ministro della difesa rumeno Tinka giustamenta valuta che una corsa agli armamenti fra Romania e Ungheria incoraggerà le tendenze separatiste in seno alla minoranza ungherese in Romania e le richieste di concessioni territoriali dell'Ungheria, in base a quanto Washington ha dichiarato a proposito dell'annullamento, di fatto, del Trattato di Trianon. Javier Solana ha fatto del suo meglio per stimolare un conflitto ungaro-rumeno per conto dei suoi padroni, i plutocrati di New York, esprimendo ai sui ospiti rumeni "profonda preoccupazione per la situazione delle minoranze nazionali, soprattutto dei diritti della minoranza ungherese in Romania". 

 I rumeni, eccellenti conoscitori della storia - come è testimoniato dagli splendidi lavori di intellettuali rumeni come Mircea Eliade, Emil Cioran e Vintile Horia - sanno riconoscere le minacce velate, ma per il momento non hanno i mezzi per difendersi. Anche il columnist dell'autorevole periodico Adevarul, Dumitru Tinu, esprime questa impotenza: "La Romania è vittima di un gioco di interessi; la sua grande fiducia nell'Occidente verrà ancora una volta tradita". Bisognerebbe leggere il messaggio lanciato ai rumeni e agli altri popoli Ortodossi da Emil Cioran dal suo esilio parigino con il libro Storia e utopia, per comprendere la futilità di questa fiducia nell'Occidente. 

 E diamo anche credito alla saggezza dell'attuale politica cinese, che sa vedere attraverso tutte le manipolazioni dei commesi viaggiatori della potenza occidentale. Una saggezza acquisita nel corso di sei millenni di cultura e storia. Una saggezza contro cui si è rivolto, con modi da cowboy, il segretario statunitense alla difesa, William Perry, che ha aggressivamente offerto [alla Cina] una sorta di Partnership for Peace: "Tramite contatti diretti con le forze militari cinesi possiamo contribuire ad una maggiore apertura delle isituzioni cinesi per la sicurezza nazionale e il pensiero strategico, l'ac
quisizione di nuovi armamenti e la politica di bilancio, nonché, in generale, dello stile d'azione cinese". 
 Naturalmente, la saggezza cinese ha declinato, con cortesia ma fermezza, l'offerta di Perry, dietro alla qual non è difficile vedere la menzogna. Il fallimento del tranello di Perry ha offerto a Henry Kissinger materiale da cui ricavare lezioni per il futuro: "Fino a quando la cooperazione militare è presentata come una specie di assistenza il cui obiettivo è la trasformazione delle istituzioni cinesi, una civiltà indipendente da seimila anni non può non percepire tutto ciò come un'offerta di patronaggio". 
 [...] Non è necessario sottolineare che gli Europei devono lavorare con tutte le loro forze al "tramonto dell'Occidente (= USA)" e alla propria liberazione. Gli Europei possono offrire il contributo supremo a questo tramonto mediante la risoluta difesa della sovranità e indipendenza dei propri stati dall'aggressione dell'egemonia mondialista sul piano politico, economico, (sub)culturale e militare. La potenza dell'Occidente crollerà se le viene negata qualla che da secoli è la sua preda, su cui vive e prospera come un parassita. La principale condizione del movimento di difesa europeo è il riconoscimento del nemico e dei suoi obiettivi. Ne è un buon esempio l'articolo di Richard Ovinkov pubblicato dal quotidiano russo Pravda: 

 "L'essenza della politica Americana e Occidentale (la cui prova generale è avvenuta sul territorio jugoslavo) è stimolare l'instabilità e i conflitti etnici interni, specialmente negli stati plurinazionali, e usare questi conflitti per i propri fini. Sembra che i fautori di questa politica vogliano usare, anche per il futuro, questo precedente jugoslavo per una felice opera di divisione dei popoli Slavi. Le possibilità di realizzazione dipenderanno dal successo che otterranno nel dividere gli Slavi e metterli gli uni contro gli altri. Ma è possibile che non abbiamo ancora imparato nulla?".
 


 

 

 

 
 
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