Nikolaj von Kreitor
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LA NATO E GLI ARCHITETTI
DEL LEBENSRAUM AMERICANO
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Il programma americano per l’egemonia
mondiale
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| Fu John O’Sullivan a formulare nel 1845 il concetto di Lebensraum
americano – la Dottrina del Destino Manifesto [Manifest Destiny]. Coniò
questo termine per indicare la missione degli Stati Uniti “di ampliare
il continente assegnatoci dalla Provvidenza per la crescita delle nostre
moltitudini, che ogni anno si moltiplicano”.(1) Per Josiah Strong, l’imperialista
americano par excellence, il Manifest Destiny possedeva una destinazione
geopolitica – la creazione di un impero mondiale. L’America sarebbe stata
il più grande degli imperi. “Le altre nazioni recheranno le loro
offerte alla culla del giovane impero d’Occidente, così come un
tempo portarono i loro doni alla culla di Gesù”.(2) Dal momento
che il destino e la sua realizzazione erano preordinati da Dio, gli Americani
possedevano un diritto supremo allo spazio, anteriore e superiore ai diritti
altrui. In combinazione con la Dottrina Monroe, il contenuto teologico
della Dottrina del Manifest Destiny forniva una spiegazione quasi evangelica
del palese disegno geopolitico di conquistare e sottomettere spazi, dapprima
l’intero Emisfero Occidentale, in seguito, a partire dalla guerra
contro la Spagna del 1898, il mondo intero. Come ha osservato Carl Schmitt,
nel 1898 gli USA si sono avventurati in una guerra, contro la Spagna e
più tardi contro il mondo intero, che non è ancora finita.
In questo contesto, la guerra americana contro la Jugoslavia è soltanto
la prosecuzione di una guerra centenaria che gli Stati Uniti hanno iniziato
nel 1898.
Nella storia degli Stati Uniti la spinta espansionistica è stata
altrettanto potente di una religione. La continuità delle mire belliche
espansioniste americane dall’epoca della Dottrina del Manifest Destiny
è stata la caratteristica dominante della politica estera, nella
quale sono confluite tre componenti della Weltanschauung espansionista
americana: la Dottrina del Manifest Destiny – la componente teologica;
la conquista, preordinata da Dio e dalla Provvidenza, al fine di compiere
il volere dell’Onnipotente, in second’ordine, la conquista al fine di instaurare
la democrazia o negli interessi della democrazia e dell’umanità;
la Dottrina Monroe – la componente geopolitica; e la Dottrina della Open
Door [Porta Aperta] – la componente economica.
Fu alla fine del secolo scorso che le fondamenta intellettuali della
dottrina geopolitica americana vennero formulate da Frederick Jackson Turner,
Brooks Adams, e l’ammiraglio Mahan; la sua realizzazione fu avviata da
Theodore Roosevelt e in seguito da Woodrow Wilson. Le concezioni geopolitiche
avanzate da Frederick Jackson Turner, Brooks Adams, e l’ammiraglio Mahan
“divennero una visione del mondo, una Weltanschauung espansionista per
le successive generazioni di Americani… un fattore importante per comprendere
l’espansione imperiale americana nel XX secolo”, scrive il celebre storico
americano William Williams. La politica del Lebensraum americano detta
‘imperialismo della Open Door’, e l’ampliamento dell’impero americano tramite
l’espansione del perimetro della Dottrina Monroe, spiegano la politica
estera americana nel corso del secolo, incluse le attuali iniziative di
espansione della NATO, l’affermazione del preponderante potere americano
su tutta l’Eurasia e la guerra contro la Jugoslavia.
Gli architetti del Lebensraum americano hanno fornito una giustificazione
razionale anche per la NATO. La NATO, in quanto costruzione geopolitica,
è fermamente ancorata alla “Tesi della Frontiera” della politica
estera espansionista americana, ed appare come una funzione e strumento
del Grossraum atlantico vagheggiato da Turner, Adams e Mahan. Nelle parole
del senatore Tom Connally: “il Patto Atlantico è la logica estensione
della Dottrina Monroe”. La creazione della NATO ha comportato l’estensione
della Dottrina Monroe all’Europa – l’Europa diverrà per gli Stati
Uniti un’altra America Latina, sostiene lo storico americano Stephen
Ambrose.(3)
Il concetto fondamentale di Frederick Jackson Turner era quello secondo
cui l’unicità dell’America era il prodotto della sua frontiera in
espansione. Egli definì l’esistenza storica dell’America come una
perpetua espansione geopolitica verso nuove frontiere ad occidente. “L’esistenza
di un’area di terre libere, il suo continuo recedere e l’avanzamento degli
insediamenti americani a Ovest spiegano lo sviluppo dell’America”.(4) La
“universale predisposizione degli Americani” – un “popolo in espansione”
– è quella all’allargamento del proprio dominio”, e l’ampliamento
geopolitico in atto “è il risultato attuale di una potenza espansiva
che è insita in essi”,(5) proclamava Turner. La storia americana
è la storia di “una linea di frontiera in continuo avanzamento…
La frontiera è la linea di più rapida ed efficace modernizzazione
americana… Il movimento è il suo elemento dominante, e… l’energia
americana esigerà continuamente un campo di applicazione sempre
più vasto”.(6)
“L’altra idea (nella Weltanschauung imperialista americana) è
la tesi di Brooks Adams, secondo cui l’unicità dell’America può
essere preservata solo mediante una politica estera espansionista”.(7)
La tesi di Adams era costruita al fine di preservare la spiegazione del
passato americano fornita da Turner e proiettarla nel futuro. “Prese assieme,
le idee di Turner e Adams offrirono ai costruttori dell’impero americano
una visione e interpretazione del mondo, oltre che un programma d’azione
ragionevolmente dettagliato dal 1893 al 1953”, afferma William Williams.
“Espansione fu il catechismo di questo giovane messia dell’unicità
ed onnipotenza dell’America… Turner offrì agli Americani una visione
del mondo nazionalistica che spazzava via i loro dubbi… e giustificava
la loro aggressività”.(8) Turner, guardando al passato dell’America,
vide nella conquista definitiva del West il realizzarsi del Manifest Destiny
nell’Emisfero Occidentale. Adam vide la prossima nuova frontiera – il mondo
intero. La sua visione mondiale conduceva inevitabilmente ad un solo impero
mondiale – l’Impero Mondiale Americano, e non a quella pluralità
di Grossräume o Pan-regioni immaginata da Carl Schmitt o dal generale
Haushofer.
In The Law of Civilization and Decay(9) (1895) Brooks Adams “teorizzava
il mondo come frontiera”.(10) Egli proponeva una politica di espansionismo
aggressivo mirata a fare dell’Asia una colonia economica e a permettere
all’America di assicurarsi una vasta nuova frontiera in Asia. Nella sua
essenza, la conquista dell’Eurasia ebbe inizio allora. “Furono persino
ristampate le sue raccomandazioni di politica estera degli anni ‘890 come
guida per gli Stati Uniti nel corso della Guerra Fredda”,(11) osserva William
Williams. Nel suo libro “American Empire”(12) del 1911, Brooks Adams preconizzava
la venuta dell’impero mondiale americano e la conquista dell’intero spazio
geopolitico eurasiatico. Nell’interpretazione di Theodore Roosevelt e Woodrow
Wilson, che vedono la spinta verso occidente come conquista civilizzatrice
dell’Eurasia, si avverte l’influsso delle opere di Turner e Adams. Scriveva
quest’ultimo “usare il potere economico e militare per espandere la frontiera
degli Stati Uniti verso occidente”.(13)
Il disegno espansionista di Brooks Adams fu il fondamento della politica
estera americana – espansionismo dapprima in Asia, poi in Europa. “Wilson,
nel presentare la propria interpretazione della storia americana, fece
ampio uso della tesi della frontiera di Turner”; “Tutto ciò che
ho scritto sull’argomento viene da lui”, precisò Woodrow Wilson.(14)
Prendendo a prestito la terminologia della Dottrina del Manifest Destiny,
lo slogan di Wilson – “un mondo sicuro per la democrazia” – significava
in realtà un mondo sicuro per le politiche del Lebensraum americano.
Come aggiunge Williams, “più ancora che nel caso di Theodore Roosevelt,
le politiche di Woodrow Wilson e dopo di lui Franklin Delano Roosevelt
furono Turnerismo classico”.(15) La tesi della frontiera fece della democrazia
(ossia del dominio americano) una funzione della frontiera in espansione.
“F.D. Roosevelt è sempre stato… un Turneriano in politica estera…
di un Turnerismo peraltro unito alla realpolitik di Adams”.(16)
Woodrow Wilson fu il primo ad aprire uno spiraglio sulla futura egemonia
mondiale americana. Già intravedendo una Gran Bretagna soggiogata
dagli USA, e John Bull trasformato in un obbediente servitore del Padrone
atlantico d’oltremare, Adams individuò il nemico principale
nell’Europa occidentale.
“L’accelerazione del movimento di concentrazione del forte sta tanto
rapidamente schiacciando il debole, che sembra a portata di mano il momento
in cui due grandi sistemi saranno in gara l’uno contro l’altro, e la lotta
per la sopravvivenza avrà inizio... Che ci piaccia o meno,
siamo costretti a competere per il primato commerciale, o, in altre parole,
per il primato imperiale… Il nostro avversario (Francia, Germania e Russia)
è implacabile e determinato… Se cediamo di fronte a lui, ci soffocherà”.(17)
La supremazia economica, dichiarava Adams, era la base di ogni potenza.(18)
Libero commercio ed internazionalismo economico, ossia l’economia internazionale
sotto il controllo americano, era la chiave del dominio mondiale. “Adams
sosteneva che gli Stati Uniti dovessero assumere un ruolo sempre maggiore
nel plasmare l’ordine mondiale. La potenza economica (e morale) andava
tradotta in potenza militare, se l’America voleva accettare – per usare
l’espressione di Franklin D. Roosevelt, influenzato da Adams – ‘il suo
appuntamento con la storia’”.(19) American Economic Supremacy (1900)(20)
di Adams fu il classico manuale per i costruttori dell’impero americano.
Scrivendo nel 1945, Childs affermò: “Se Adams avesse scritto l’anno
scorso, in vista della pubblicazione quest’anno, non avrebbe dovuto correggere
quasi nulla per adeguare le sue opinioni al mondo contemporaneo”.(21) Lo
stesso vale per il periodo post-1991. Il padre della dottrina del containment
[contenimento], George Kennan, nell’esporre e difendere quella politica
citava Adams “nel ristretto numero di Americani che avevano riconosciuto
le giuste fondamenta della politica estera… L’analisi e le argomentazioni
di Kennan erano per molti aspetti simili a quelle di Adams”.(22) Un classico
esempio della Tesi della Frontiera fu la Dottrina Truman, ideata per facilitare
l’espansionismo americano e definita in un discorso da Truman “Frontiera
Americana”. “Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, i dirigenti americani
ragionavano già in termini ancora più espliciti secondo il
modello teorico sviluppatosi negli anni ‘890”.(23) “Al pari di molti altri
aspetti della storia americana del XX secolo, la visione militare del mondo
fu un prodotto diretto della prospettiva dell’espansione della frontiera.(24)
L’ammiraglio Mahan fornì la prima giustificazione razionale della
NATO. “Esprimendosi con minacciose allusioni all’uso della forza fisica”,
Mahan tratteggiava un futuro nel quale l’espansione industriale avrebbe
condotto ad una rivalità per i mercati e le fonti di materie prime,
sfociando alla fine nella necessità di disporre della potenza per
aprire conquistare nuovi mercati. La potenza marittima sarebbe stata
il veicolo decisivo per l’espansione, il nuovo colonialismo “Open Door”
esigeva i servizi della marina americana. Come afferma LaFeber, Mahan riassunse
la sua teoria in un postulato: “In queste tre cose – produzione, con la
necessità di scambiare i prodotti, spedizione, tramite cui lo scambio
avviene, e colonie – risiede la chiave di gran parte della storia e della
politica delle nazioni costiere”.(25) Dalla produzione deriva la necessità
della spedizione, che a sua volta crea il bisogno di colonie.(26)
Le “Open Door Notes” [Annotazioni sulla ‘Porta Aperta’] – la proclamazione
del Lebensraum americano nel 1899 e 1900 – significarono l’inizio dell’invasione
commerciale del mondo e della futuro espansionismo imperialista americano
tramite la politica della Open Door.(27) Come ho già fatto notare,
le parole di Wilson – “un mondo sicuro per la democrazia” – si traducevano
nella realtà in “un mondo sicuro per il Lebensraum americano”. Wilson
vide nell’espansione economica oltremare la nuova frontiera che avrebbe
preso il posto del continente americano già conquistato. In una
sezione del V volume della sua Storia del popolo americano, che sembra
una parafrasi del saggio di Brooks Adams, Wilson proclamava che gli Stati
Uniti erano destinati al comando sulle “ricchezze economiche del mondo”
tramite l’espansionismo della Open Door. “La diplomazia e, se necessario,
la potenza dovranno aprire la via”. In una serie di lezioni tenute alla
Columbia University nell’aprile 1907 egli fu ancora più esplicito:
“Dal momento che il commercio ignora i confini nazionali e il produttore
preme per avere il mondo come mercato, la bandiera della sua nazione deve
seguirlo, e le porte delle nazioni chiuse devono essere abbattute... Le
concessioni ottenute dai finanzieri devono essere salvaguardate dai ministri
dello stato, anche se in questo venisse violata la sovranità delle
nazioni recalcitranti... Vanno conquistate o impiantate colonie, affinché
al mondo non resti un solo angolo utile trascurato o inutilizzato”.(28)
F.D. Roosevelt concepiva il suo New Deal nella tradizione geopolitica
di Turner e Adams(29) – il New Deal come Nuova Frontiera. Le libertà
americane non potevano conservarsi in una società senza frontiere,
gli Stati Uniti erano nuovamente alla ricerca di nuove frontiere. “Estendere
al mondo intero la Politica della Open Door” divenne il leitmotiv della
politica estera americana.(30) Il segretario di stato Hughes la estese
a tutte le colonie europee e all’Europa orientale.(32) La Guerra Fredda
aveva per oggetto l’apertura delle frontiere russa ed est-europea all’espansionismo
americano e all’imperialismo della Open Door. La politica del “containment”
– il tradizionale blocco della Fortezza Heartland – serviva il medesimo
scopo. Austin Beard nel 1934 lanciò una sfida al New Deal) l’amministrazione
Roosevelt) perché rompesse con la tradizione espansionista. Prevedeva
che il New Deal sarebbe stato coinvolto in un’altra guerra imperiale. Parlando
per bocca del National Foreign Trade Council, la comunità imprenditoriale
si oppose decisamente a Beard: “L’auto-contenimento nazionale non trova
posto nella politica economica degli Stati Uniti”.(33)
“I dirigenti americani predissero che l’espansione commerciale, finché
la porta fosse rimasta aperta, avrebbe garantito agli Stati Uniti i vantaggi
economici di un impero formale senza le responsabilità e i costi
politici e morali connessi al possesso di colonie”.(34) In ogni caso il
risultato finale dell’espansionismo ‘Open Door’ fu la colonizzazione economica
del nuovo spazio geopolitico. Come osservò il geopolitico tedesco
Otto Maull: “La completa penetrazione economica è la stessa cosa
dell’occupazione territoriale”. La guerra della ‘Porta Aperta’ conduce
inevitabilmente all’occupazione della ‘Porta Aperta’.
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IL PROGRAMMA AMERICANO PER L’EGEMONIA MONDIALE
Il geopolitico inglese Peter J. Taylor, nel suo libro Britain
and the Cold War. 1945 as Geopolitical Transition, introduce il concetto
di “ordine geopolitico mondiale”, che denota un regime geopolitico di egemonia
da parte di un paese storicamente egemone nel sistema mondiale, e sostiene
che “l’ordine geopolitico precedente la Guerra Fredda è stato
definito come Ordine Mondiale della Successione Britannica”.(36) La Germania
nazista e gli Stati Uniti avevo identici programmi di Weltherrschaft [signoria
mondiale] ed entrambi erano impegnati in una battaglia per l’egemonia mondiale
quali successori del precedente ordine geopolitico della Pax Britannica;
“...possiamo interpretare le due guerre mondiali come scontri fra Germania
e Stati Uniti per la successione alla Gran Bretagna”.(37) Come risultato
della Seconda Guerra Mondiale l’impero politico britannico dominatore fu
sostituito da un nuovo impero economico americano.
Già prima della Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti iniziarono
a pianificare la futura egemonia mondiale americana. Le minute degli incontri
di gabinetto tenutisi a partire dal 1939 fra il Dipartimento di Stato e
il Council on Foreign Relations espongono in dettaglio il ruolo degli USA
come successori dei britannici.... Le minute del Security sub-Committee,
organo dell’Advisory Committee of the Post-War Foreign Policy del Council
on Foreign Relations, stabiliscono i probabili parametri della politica
estera degli USA nel dopoguerra: “...l’impero britannico, quale è
esistito in passato, non tornerà e ... e gli Stati Uniti dovranno
prendere il suo posto...’ Gli USA ‘devono coltivare una visione mentale
dell’assetto mondiale dopo questa guerra, tale da renderci capaci di imporre
le nostre condizioni, equivalenti... alla Pax Americana”.(39) Gli Americani
potranno serbare la propria vitalità solo accettando la logica dell’espansionismo
indefinito.(40) Nel 1942, il direttore del Council, Isaiah Bowman, scrisse:
“La misura della nostra vittoria sarà la misura del nostro dominio
dopo la vittoria... (Gli USA devono assicurarsi aree) strategicamente necessarie
al controllo del mondo”.(41)
“Il War and Peace Studies Project, avviato dal Council on Foreign Relations
sotto l’amministrazione Roosevelt immediatamente prima della Seconda Guerra
Mondiale, fu quindi il piano-maestro e il programma di un nuovo ordine
globale per il mondo del dopoguerra, un ordine nel quale gli Stati Uniti
sarebbero stati la potenza dominante... I gruppi del War and Peace Studies,
in collaborazione con il governo degli Stati Uniti, elaborarono una concezione
imperialistica degli interessi nazionali e degli obiettivi di guerra degli
Stati Uniti. ‘Imperialismo americano’ significò il deliberato intento
di organizzare e controllare un impero globale. Il successo finale di questo
tentativo fece degli Stati Uniti... la prima potenza mondiale, dominante
su vaste aree del mondo – l’impero americano... Tale programmazione determinava,
per sua natura, gli ‘interessi nazionali’(42) degli Stati Uniti... Scopo
della pianificazione del dopoguerra era la creazione di un ordine politico
ed economico internazionale dominato dagli Stati Uniti”.(43)
Isaiah Bowman, massimo geopolitico al servizio di Franklin Delano Roosevelt,
definiva gli obiettivi di politica estera degli Stati Uniti come il perseguimento
di una politica globale di Lebensraum americano in risposta al Lebensraum
della Germania nazista. Così gli scopi di guerra degli Stati Uniti
e della Germania nazista erano identici. In collaborazione con H.F. Armstrong,
Bowman si assicurò persino un articolo di Mackinder sui pericoli
di una forte Unione Sovietica, pubblicato in Foreign Affairs con il titolo
“The Round World and the Winning of the Peace”.(44)
L’articolo è notevole, perché, in sostanza, il vecchio
imperialista britannico Mackinder sostiene la trasformazione dell’Impero
Britannico in una dipendenza degli Stati Uniti e l’istituzione di un’egemonia
americana in Europa: “... la Gran Bretagna – fortezza circondata da un
fossato – una Malta su larga scala (per il movimento verso occidente dell’impero
americano) e la Francia come testa di ponte difendibile”.(45)
Il Memorandum E-219 si concludeva con l’elencazione degli elementi essenziali
per la politica estera degli Stati Uniti, riassumendo “le parti componenti
di una politica integrata per conseguire la supremazia militare ed economica
degli Stati Uniti nell’ambito del mondo non-germanico.” Altro fattore principale
era “il coordinamento e la cooperazione degli Stati Uniti con altri paesi
al fine di garantirsi la limitazione di qualsiasi esercizio di sovranità
da parte di nazioni straniere che possa costituire una minaccia all’area
mondiale minima essenziale alla sicurezza e alla prosperità economica
degli Stati Uniti e dell’Emisfero Occidentale”.(46)
Ad un incontro tenutosi il 19 ottobre 1940, Leo Posvolsky, massimo esponente
del Dipartimento di Stato per la strategia del dopoguerra, “concordò
con il Council il programma iniziale per il potere mondiale. La sua convinzione,
che gli Stati Uniti dovessero avere per spazio vitale ben più del
solo Emisfero Occidentale, è dimostrata dalla sua affermazione:
‘se per blocco intero intendete l’Emisfero Occidentale, allora date per
scontati i preparatici di guerra’.(47) Posvolsky intuiva quindi che gli
Stati Uniti, se contenuti entro l’Emisfero occidentale, sarebbero dovuti
scendere in guerra per conquistarsi altro spazio vitale, una conclusione
certamente discendente dai lavori del Council”.(48)
L’economia americana necessita di una riserva di spazio, un nuovo, più
esteso spazio vitale, per poter sopravvivere senza subire aggiustamenti
di rilievo, sostenevano gli strateghi del Council on Foreign Relations.
Quella riserva venen concettualizata come Grande Area (Grossraum) – il
blocco non-germanico a direzione statunitense, blocco che nel 1941 gli
Stati Uniti definivano ‘economia mondiale’ (sic!).
Gli studi dell’Economic and Financial Group hanno mostrato quanto pericolosa
sarebbe stata per gli Stati Uniti un’Europa unita, sotto il dominio nazista
o meno. Hamilton Fish Armstrong affermò nel giugno 941 che non sarebbe
stato possibile consentire il formarsi di un’Europa unita, perché
questa sarebbe stata tanto forte da minacciare seriamente la Grande Area
americana. L’Europa, organizzata in singola entità, era considerata
fondamentalmente incompatibile con il sistema economico americano”.(49)
IL LEBENSRAUM MINIMO DELL’AMERICA: LA GRANDE AREA
Studi e discussioni approfondite nell’ambito del gruppo del Council stabilirono
che, come minimo, gran parte del mondo non-germanico era necessaria come
‘riserva spaziale’ per la nuova Grande Area americana. Nella sua forma
finale questa consisteva nell’Emisfero occidentale, il Regno Unito, i resti
del Commonwealth e dell’impero britannico, le Indie orientali olandesi,
la Cina e lo stesso Giappone.(50) Noam Chomsky sintetizza così il
concetto di Lebensraum americano:
“La Grande Area doveva comprendere l’Emisfero occidentale, l’Europa
occidentale, l’Estremo Oriente, l’ex impero britannico (in via di smantellamento),
le incomparabili risorse energetiche del Medio Oriente (che stava passando
in mano americana, via via che ne espellevamo i nostri rivali, Francia
e Gran Bretagna), il resto del Terzo Mondo e, se possibile, l’intero globo”.(51)
L’intera Cina era inoltre compresa.
Diversamente da Carl Schmitt, che nelle sue opere di geopolitica impiegò
il concetto di Grossraum (e Grande Area ne è l’esatta traduzione
) e che favorì un ordine mondiale basato sulla coesistenza di Grosräume,
la concezione americana non ha nulla a che vedere con quella di uno spazio
geopolitico delimitato. Gli USA respinsero apertamente uno scenario del
dopoguerra caratterizzato da una pluralità di Dottrine Monroe.(52)
Viceversa, l’espansionismo americano doveva essere illimitato, rigettando
la nozione stessa di interessi nazionali in competizione.
I War and Peace Studies incarnavano concettualmente l’espansionismo
geopolitico di Turner e Adams, la Weltanschauung dell’imperialismo americano
della ‘Open Door’. Il documento NSC-68 non fu altro che una riformulazione
di quegli obiettivi geopolitici, bardata della pesante teologia di una
Dottrina del Manifest Destiny modernizzata.(53)
ATLANTISMO
“Il principale obiettivo politico, in pace come in guerra, deve
essere quindi prevenire l’unificazione delle potenze centrali del Vecchio
Mondo in una coalizione ostile ai propri interessi”, scrisse il geopolitico
americano Nicholas Spykman nel suo libro Geography of Peace,(54)
riformulando i principali obiettivi geopolitici degli Stati Uniti nell’Europa
del dopoguerra. “Spykman ripeteva semplicemente per gli Stati Uniti quello
che era stato il principio dirigente dell’arte di governo britannica dai
tempi di Enrico VIII”, commenta David Galleo.(55)
Alla medesima conclusione pervenne Hans J. Morgenthau: “Le politiche
europee degli Stati Uniti ricalcano in larga misura quelle della Gran Bretagna
da Enrico VIII alla fine dell’Impero”. Come la Gran Bretagna in passato,
gli Stati Uniti perseguono un solo obiettivo in Europa – prevenire l’unità
europea, rifiutare il principio dell’equilibrio delle potenze ed affermare
unilateralmente l’egemonia e supremazia americana.(56)
Dopo la guerra la politica del Lebensraum sfociò nella formazione
dell’Alleanza Atlantica, la nuova Grande Area ideata dagli strateghi del
Council on Foreign relations e del progetto War and Peace Studies. La Grande
Area americana vene concettualizzata ed istituzionalizzata nell’Alleanza
Atlantica.
L’Atlantismo – principio organizzatore della politica estera americana
del dopoguerra verso l’Europa – era fondata sulla dipendenza politica dell’Europa.
La NATO – perno del controllo americano nel dopoguerra – era lo strumento
per gestire la proiezione della potenza americana in Europa, sostiene Ronald
Steel nel suo libro Temptations of a Superpower,(57) nel quale sottolinea
come per gli strateghi americani del dopoguerra un obiettivo essenziale
fosse prevenire che l’Europa potesse diventare in futuro un concorrente
economico, in quanto un concorrente economico ha buone chances di diventare
anche un concorrente politico. L’interesse nazionale americano esigeva
che l’unità Continentale venisse impedita.
In anticipo sulla creazione della NATO, il massimo esponente geopolitico
dell’espansionismo USA nel dopoguerra, Nicholas Spykman, avanzò
nel 1943 la proposta che “la zona delle potenze europee fosse organizzata
in una Lega delle Nazioni regionale, con gli Stati Uniti quale membro extra-regionale”.(58)
Commentando la proposta di Spykman, l’insigne studioso americano di scienze
politiche Clyde Egleton affermò: “E’ semplicemente incredibile sia
che gli Stati Uniti accettino un simile rischio, sia che gli altri stati
acconsentano ad una tale ingerenza esterna”.(59) Accettare le proposte
americane avrebbe significato semplicemente acconsentire all’instaurazione
di un protettorato americano sulle nazioni europee.
Riformulando la vecchia Tesi della Frontiera di Turner, Spykman scrisse:
“Abbiamo considerato la frontiera da un punto di vista internazionale,
quale espressione di un rapporto di potere relativo, come quella linea
ove le pressioni contrastanti trovano un equilibrio. Dal punto di vista
nazionale del singolo stato, la frontiera è quella trincea che viene
tenuta durante quel temporaneo armistizio che si dice ‘pace’”.(60)
Il punto di vista europeista tese a considerare il sistema atlantico
eretto attorno all’egemonia americana come una costruzione temporanea,
dettata dall’eccezionale debolezza europea, destinata ad essere trasformata
se non abbandonata una volta superata tale debolezza. Vi era implicita
il giudizio che l’Europa non sarebbe stata dominata indefinitamente.
Ma la geopolitica atlantista aveva in mente proprio quel dominio indefinito.
La politica atlantista vedeva la NATO come il pilastro di quella dominazione
indefinita e come lo strumento per la gestione del potere nello spazio
geopolitico europeo.
“L’Atlantismo rappresenta una sorta di religione politica dell’espansionismo,
con il suo catechismo geopolitico e la sua dottrina dell’immacolata concezione
della politica estera americana (sebbene, in omaggio alla sua origine anglo-sassone,
il catechismo Atlantico appare meno sistematico e meno dottrinario)”,(61)
scrivono David P. Galleo e Benjamin M. Rowland nel loro libro America
and the World Political Economy. Atlantic Dreams and National Realities.
Nel quadro della Weltanschauung imperialista americana, l’istituzione di
un protettorato americano sull’Europa potrebbe essere realizzato tramite
la NATO.(62) Il manto imperiale atlantico e il grande disegno americano
di un ordine militare mondiale ebbero la loro epitome nell’Alleanza Atlantica.
David Galleo e Benjamin Rowland affermano che:
“L’imperialismo del libero scambio di Hull [Cordell Hull, segretario
di stato sotto la presidenza Roosevelt] poteva anche essere previsto, ma
non un nuovo Impero Romano con un Mare Nostrum atlantico. Era come se gli
Stati Uniti, spregiando le colonie dell’Europa, avessero deciso di annettere
direttamente la madrepatria”.(63)
L’Alleanza Atlantica, vagheggiata già da Brooks Adams, “segnò
l’egemonia dell’America sull’Europa”.(64) Da allora un generale americano,
responsabile verso il Presidente, avrebbe usurpato le prerogative politiche
dell’Europa. E con la Dottrina Truman una potenza aliena sul piano dello
spazio, gli Stati Uniti, affermava ed otteneva il controllo sull’Europa
occidentale, annullando così l’esistenza politica indipendente di
quelle che erano state le Grandi Potenze, incluso il proprio alleato, la
Gran Bretagna.
LA NATO E LA DOTTRINA MONROE
Il concetto geopolitico di Lebensraum amricano – la Grande Area
atlantica della supremazia americana – necessitava di una diretta proiezione
di potenza per garantire il dominio dell’America. La NATO divenne l’istituzione
dell’egemonia par excellence. Gli architetti dell’Impero americano progettarono
per la NATO il medesimo ruolo che l’ammiraglio Mahan aveva immaginato per
la Marina – un veicolo di conquista di nuovi mercati e spazio geopolitico,
ed uno strumento per la realizzazione della politica della ‘Open Door’
e la gestione dello spazio geopolitico. In breve, la NATO divenne il braccio
militare del movimento in direzione occidentale dell’Impero americano.
Nella politica estera americana, Tesi della Frontiera e Dottrina Monroe
trovarono una confluenza nella NATO.
Il Piano Marshall, seguito dalla NATO, segnò il vero inizio dell’era
della dominazione militare, politica ed economica dell’America sull’Europa,
afferma Stephen Ambrose.(65)
Il senatore Henry Cabot Lodge considerava la NATO come una della serie
di organizzazioni destinate a circondare l’Unione Sovietica. La NATO fu
così costruita come strumento per il blocco della fortezza Heartland,
coincidente con l’Unione Sovietica.. (Il concetto, espresso da Spykman,
secondo cui i paesi del Rimland dovevano essere controllati dagli Stati
Uniti, equivale alla teoria geopolitica del blocco).
La NATO avrebbe affermato il dominio americano sull’Europa occidentale,
permettendo simultaneamente agli Stati Uniti di assumere una posizione
di incontrastata egemonia sull’Europa. Quale sarebbe stata questa egemonia,
“venne adeguatamente, seppure rozzamente, riassunto nei frequenti riferimenti
ad un’estensione della Dottrina Monroe. L’Europa, agli occhi dell’uomo
d’affari, del soldato e del politico americano, sarebbe diventata una seconda
America Latina”. Il senatore Tom Connally dichiarò che “il Patto
Atlantico non è che la logica estensione della Dottrina Monroe”.(66)
Il documento NSC-68 rappresentò l’estensione pratica della Dottrina
Truman, che era stata mondiale nelle sue implicazioni, ma limitata all’Europa
nella sua applicazione. Il documento forniva giustificazione all’assunzione
del ruolo di gendarme del mondo dal parte dell’America.(67) Era ideato
al fine non solo di preservare la potenza degli USA, ma anche di estenderla
e consolidarla inglobando nuovi satelliti ed impedendo il sorgere di un
sistema di potenze concorrenziale.
Per comprendere la minaccia che la NATO pone alla sicurezza della Russia
e degli altri paesi europei, è necessario tornare alle origini della
cosiddetta Alleanza Atlantica. Il Trattato Nord-Atlantico, in origine,
non era affatto un’alleanza, ma una garanzia unilaterale degli USA a quella
che gli stessi USA definivano sicurezza europea, nei fatti un’affermazione
di egemonia americana sull’Europa occidentale sotto il paravento della
sicurezza. Nella sua essenza, la condizione originaria dei rapporti USA-Europa,
formulata nel 1949, era del tutto unilaterale. La sua raison d’être
dichiarata era la sicurezza - in realtà era l’egemonia, un allargamento
di fatto della Dottrina Monroe, che all’inizio ebbe i suoi effetti maggiori
sulla Gran Bretagna, la quale dovette cedere (come avvenne con la Grecia)
le sue sfere di influenza agli Stati Uniti. Ciò consentì
agli Stati Uniti di ottenere il comando supremo sulle forze armate europeo-occidentali
ed anche lo stanziamento di truppe americane sul territorio europeo. Un
editoriale nel Wall Street Journal dell’aprile 1949 caratterizzava correttamente
l’Organizzazione del Trattato del Nord-Atlantico come “l’annullamento dei
princìpi delle Nazioni Unite”.(68)
In una prospettiva storica, la Dottrina Truman, unilateralmente dichiarata,
era un’estensione della Dottrina Monroe oltre Atlantico, ossia un importante
ampliamento del Grossraum americano - una globalizzazione dei princìpi
del Grossraum dell’Emisfero Occidentale, dove gli Stati Uniti avevano il
privilegio della sovranità – e quindi una prima aggressione diretta
alla sovranità degli stati europei. Nonostante fosse stata ostentatamente
propagandata come strumento di contenimento e politica di interventismo
globale, fu in realtà strumento di sottomissione ed espansionismo,
al servizio della politica del Lebensraum americano. Lo studioso di politica
estera britannica Kenneth Thompson definì la Dottrina Truman un
atto nazionalistico e strumentale destinato anzitutto a sostituire la potenza
americana a quella britannica in Europa centrale.(69)
Charles de Gaulle, il grande statista francese, dotato di sicuro istinto
nelle questioni di geopolitica e nello smantellare i miti americani, giustamente
valutò che la NATO era una semplice appendice degli Stati Uniti,
e che l’adesione alla NATO e il rispetto della sovranità nazionale
(francese) erano obiettivi fra loro incompatibili. Già nel 1951
(12 giugno) il settimanale parigino Le Monde riassumeva la sostanza dell’Alleanza
Atlantica e del suo braccio militare, la NATO:
“La fondamentale disuguaglianza dell’alleanza fa sì che questa
divenga sempre più un protettorato nascosto, dove le proclamazioni
di orgoglio nazionale non bastano a compensare il crescente asservimento.
L’Impero Romano aveva i suoi cittadini, i suoi alleati, i suoi stranieri.
Il nuovo Impero Americano ha i suoi alleati di prima fila (gli Americani),
i suoi alleati di seconda fila (i Britannici) e i suoi protégés
continentali. A dispetto del loro contegno altezzoso, questi ultimi diventano
ogni giorno di più i Filippini dell’Atlantico”.
Leopold Kohr concluse che l’Alleanza Atlantica non era una partnership
egualitaria, e che vi era una sola nazione veramente libera in questo accordo,
“la nazione imperiale, gli Americani”.(70) Come ha sostenuto Walter LaFeber,
con la formazione della NATO gli Stati Uniti hanno perfezionato la vittoria
in quella che egli definisce la Prima Guerra Fredda, iniziata dal presidente
Wilson già alla Conferenza di Pace di Versailles dopo la fine della
Prima Guerra Mondiale, risultato finale della quale fu l’instaurazione
di un controllo americano sull’Europa occidentale, cioè su una significativa
porzione dell’Eurasia.
Dopo la fine della Guerra Fredda, il ruolo della NATO quale strumento
dell’espansionismo americano, di amministrazione , controllo ed ampliamento
dell’impero americano, divenne più chiaro che mai. Citando lo scrittore
francese J.J. Servan Schreiber, Benjamin Schwarz e Christopher Layne descrivono
il ruolo degli USA nel periodo post-Guerra Fredda come signori di un impero
mondiale. “A cinquant’anni dalla fondazione della NATO, nel momento in
cui l’Alleanza del dopo-Guerra Fredda si trova essa stessa in guerra, è
giunta l’ora di riesaminare la politica imperiale degli USA in Europa.
La guerra in Jugoslavia costituisce uno spartiacque nella storia della
NATO. Oggi gli Stati Uniti hanno ampliato la portata geografica dell’Alleanza
e creato per essa un ruolo nuovo: l’intervento negli affari interni di
stati sovrani le cui politiche contrastano i valori della NATO – persino
nel caso in cui questi stati non pongono alcuna minaccia alla sicurezza
dei partners dell’Alleanza... Celato dietro tutta la pomposa (e ingannevole)
retorica riguardo alla NATO e alla partnership transatlantica, sta un semplice
fatto: la politica USA in Europa non punta a contrastare le mire egemoniche
altrui, ma a perpetuare la supremazia stessa dell’America... L’espansione
della NATO potrà dimostrarsi un errore diplomatico grossolano al
pari del Trattato di Versailles del 1919...”.(71)
Schwarz e Layne sostengono che la NATO svolge le seguenti importanti
funzioni:
1. Difesa ed espansione delle frontiere imperiali degli Stati Uniti.
2. Instaurazione di un protettorato permanente degli USA sul Continente.
3. Impedimento al sorgere di un’Europa occidentale indipendente.
La NATO è stata impiegata per minare il preesistente ordine mondiale
basato sull’Accordo di Helsinki ed obliterare il ruolo indipendente delle
Nazioni Unite. La NATO è diventata uno strumento di conquista dell’Europa
orientale – “pacificamente” come nel caso dei ‘paesi di Vishegrad’ (Polonia,
Ungheria e Repubbilca Ceca) o mediante il ricorso ad un’aperta guerra di
aggressione (Jugoslavia). Il contenimento dell’Europa occidentale e la
conquista dell’Europa orientale sono le due principali funzioni della NATO.
Nel verdetto reso in occasione della sessione conclusiva del Tribunale
contro i Crimini di Guerra della NATO in Jugoslavia, tenutasi il 23 gennaio
2000 a Kiev, in Ucraina, la NATO è stata dichiarata un’istituzione
criminale secondo il dettato del Codice di Norimberga.
Ancora una volta, e ora dopo la fine della Guerra Fredda, l’Europa in
quanto entità geopolitica ha di fronte a sé una scelta storica
– o un’esistenza geopoliticamente indipendente quale Mitteleuropa o Comunità
europea, o un futuro di appendice dell’impero americano. Un’esistenza geopolitica
indipendente – l’Europa agli Europei – si traduce nella Mitteleuropa quale
blocco antiegemonico in opposizione e in concorrenza con il Grossraum Atlantico
americano. Il più semplice assioma geopolitico è che la NATO
è una minaccia per la futura indipendenza europea. E soprattutto
– la NATO è una minaccia per la Russia.
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NOTE AL TESTO
(1) Vedi Anders Stephenson “Manifest Destiny.
American Expansion and the Empire of Right” (Hill and Wang, New York, 1995)
p. XI.
(2) Josiah Strong “Our Country: Its Possible Future
and Its Present Crisis” (New York, 1985) , p. 20. Cit. in Walter LaFeber
“The New Empire” (Cornell University Press, Ithaca, 1963) , p. 74.
(3) Ambrose, Stephen E. “The Military Dimension:
Berlin, NATO and NCS-68” in Paterson, Thomas G. (ed.) “The Origins of the
Cold War” (D.C. Heath and Company, Lexington, MA, 1974) p. 178.
(4) Turner, Frederick Jackson “The Significance of the
Frontier in American History” (Henry Holt and Co, New York, 1995) p. 1.
(5) Turner, Frederick Jackson, ibid. p.33.
(6) Turner, Frederick Jackson, ibid. p.p. 33, 59.
(7) William Appleman Williams “The Frontier Thesis
and American Foreign Policy” in Henry W. Berger (ed.) “A William Appleman
Williams Reader” (Ivan R. Dee, Chicago, 1992) p. 90.
(8) William Appleman Williams “The Frontier Thesis
and American Foreign Policy” p. 91.
(9) Brooks Adams “The Law of Civilization and Decay”
(The MacMillan Co, New York, 1896).
(10) William Appleman Williams “The Frontier Thesis
and American Foreign Policy”, p. 92.
(11) William Appleman Williams “The Frontier Thesis
and American Foreign Policy”, p. 96.
(12) Brooks Adams “The New Empire” (The MacMillan
Co, New York, 1900).
(13) ibid. p. 96.
(14) Williams, ibid. 97.
(15) ibid. p. 98.
(16) ibid. p. 99, 100.
(17) Brooks Adams “America’s Economic Supremacy”,
p.p. 80, 104-05, David P. Calleo and Benjamin Rowland “America and the
World Political Economy” p. 273.
(18) Thomas J. McCormick “America’s Half-Century”
(John Hopkins University Press , Baltimore, 1995) p. 18.
(19) McCormick ibid. p.p. 18-19.
(20) Brooks Adams “America’s Economic Supremacy”
(The MacMillan Co, New York, 1900).
(21) Ibid. p. 100.
(22) ibid. p. 101.
(23) William Appleman Williams “The Contours of
American History”, Norton and Company, New York, 1988, p. 474 .
(24) William Appleman Williams “Contours of American
History” p. 473.
(25) A.T. Mahan “The Influence of Sea Power upon
History”, 1660-1783 (Boston, 1890) pp.. 53, 28.
(26) Walter LaFeber “The New Empire. An Interpretation
of American Expansion 1860-1898” (Cornell University Press, Ithaca, 1963)
p. 88.
(27) Williams ibid. p. 86.
(28) Williams, William Appleman “The Tragedy of
American Diplomacy” p.p. 71, 72.
(29) Graebner p. 134.
(30) Graebner p. 134.
(31) Charles Evans Hughes p. 86.
(32) William Appleman Williams “The Contours of
American History” p. 454
(33) Lloyd C. Gardner “The New Deal, New Frontiers,
and the Cold War: A Re-examination of American Expansion, 1933-1945” in
David Horowitz (ed) “Corporations and the Cold War” (Monthly Review Press,
New York, 1969) p. 108.
(35) Dorpalen, Andreas “The World of General Houshofer.
Geopolitics in Action” (New York, 1942), p.224.
(36) Peter J. Taylor “Britain and the Cold War. 1945
as Geopolitical Transition” (Guilford Publications,Inc, New York 1990)
p. 17. Il concetto di “regime di egemonia geopolitica”, impiegato da Taylor,
è del tutto simile al concetto di “regime di egemonia storica!”
presente negli scritti di Antonio Gramsci.
(37) Peter J. Taylor ibid. p. 17.
(38) Peter J. Taylor ibid . p. 17.
(39) Michio Kaku e Daniel Axelrod “To Win a Nuclear
War. The Pentagon’s Secret War Planes” (South end Press, Boston, 1987)
p.p. 63,64.
(40) Queste opinioni vennero espresse da Reinhold Niebuhr,
il quale, come molti strateghi americani della Guerra Fredda, vedeva il
futuro destino politico dell’America secondo un’interpretazione manichea
di guerra pressoché ininterrotta – secondo il punto di vista della
riesumata Dottrina del Manifest Destiny. In proposito, va ricordata la
visione della politica estera americana di William Appleman Williams. Affinché
comprendessero la politica estera espansionista degli Stati Uniti, Williams
esortava i suoi studenti “a studiare i pirati quale proto-comunità
che, in epoca Rinascimentale e più tardi, cercava di imporre
le proprie regole ed incuteva profondo terrore agli imperi esstenti”. Si
veda Paul M. Buhle e Edward Rice-Maximin “William Appleman Williams. The
Tregedy of Empire” (Routledge, New York and London, 1995) p. 236. Va inoltre
ricordato che gli Stati Uniti iniziarono i preparativi della guerra contro
l’Unione Sovietica già nel ocrso della Seconda Guerra Mondiale,
quando ancora i due paesi erano alleati. Nell’estate 1945 , all’epoca della
Conferenza di Potsdam, gli Stati Uniti adottarono una politica “di primo
colpo” in caso di conflitto nucleare con l’Unione Sovietica.. A questo
fine vene redatto un documento segreto, JCS 1496, datato 19 luglio 1945.
(p. 30). Il primo piano di attacco nucleare fu redatto poco dopo dal generale
Dwight Eisenhower su ordine del presidente Truman. Il piano, chiamato TOTALITY
(JIC 329/1) prevedeva un attaco nucleare contro i Sovietici Soviet con
20-30 bombe A. Il piano aveva per obiettivo l’annientamento di 20 città
sovietichecon il primo colpo: Moscaw, Gorki, Kuibyshev, Sverdlovsk, Novosibirsk,
Omsk, Saratov, Kazan, Leningrado, Baku, Tashkent, Chelyabinsk, Nizhni Tagil,
Magnitogorsk, Molotov, Tbilisi, Stalinsk, Grozny, Irkutsk e Jaroslavl"
(Michio Kaku e Daniel Axelrod “To Win a Nuclear War. The Pentagon’s Secret
War Planes” (South end Press, Boston, 1987) pp. 30, 31.
(41) Michio Kaku e Daniel Axelrod ibid. pp. 63,64.
(42) Lavrence H. Shoup & William Minter “Imperial
Brain Trust” (Monthly Review Press, New York 1977, p. 117.
(43) Lawrence Shoup & William Minter ibid. p. 118.
(44) Martin Geoffrey “The Life and Thought of Isaiah
Bowman” (Archon Books, Hamden, Connecticut, 1980) p. 177. Va inoltre ricordato
che già nel suo libro The New World, pubblicato nel 1921, Isaiah
Bowman prevedeva il futuro impero mondiale americano. Carl Haushofer pubblicò
nel 1934 una trilogia intitolata “Macht und Erde” che, secondo Otto Maull,
costituiva la risposta tedesca a “The New World” di Bowman. Martin Geoffrey,
ibid. p. 165.
(45) Mackinder, Halford "The Round World and the Winning
of the Peace" in Democratic Ideals and Reality (W.W. Norton & Co, New
York, NY 1962) p. 274. L’articolo di Mackinder fu originariamente pubblicato
in Foreign Affairs, vol. 21(July 1943) p.p. 595-605.
(46) Memorandum B-219, October 19, 1940, CFR, War- Peace
Studies , NUL. Citato in Shoup & Minter, ibid. p. 130
(47) L’affernazione di Posvolsky si trova nel Memorandum
A-A11, October 19, 1940 War Peace Studies , Baldwin Papers, Box 117, YUL
da cui Shoup& Minter traggono la citazione.
(48) Shoup & Minter ibid. p. 131.
(49) Shoup & Minter, ibid. p. 137.
(50) Shoup & Minter , ibid p. 136.
(51) Noam Chomsky “What Uncle Saw Really Wants” p. 12
(Odonian Press, Berkeley, 1992). Le politiche del Lebensraum americano
e la costruzione geopolitica della Grande Area americana sono discusse
approfonditamente in Joyce e Gabriel Kolko “The Limits of Power. The world
and United States Foreign Policy” (Harper and Row, New York, 1972) [tr.
it. I limiti della optenza americana, Einaudi].
(52) Vedi Taylor, Peter J. “Britain and the Cold War.
1945 as Geopolitical Transition” (Gilfor Publications, New York, 1990.
Non solo Carl Schmitt ma anche il generale Haushofer auspicavano la coesistenza
pacifica di molte “Grandi Areae” o “Dottrine Monroe” concorrenti..
Carl Schmitt usò il concetto di Grossraum, il generale Haushofer
quello di Pan-regione.
(53) Gli obiettivi politici descritti nel NSC-68 furono
dopo la fine (sic!) della Guerra Fredda nuovamente formulati nella Pentagons
Defense Planning Guidance del Pentagono. Uscita di scena l’Unione Sovietica,
gli Stati Uniti si avviarono una nuova politica di espansionismo.
(54) Nickolas Spykman “Geography of Peace”, New York,
1944.
(55) David Galleo ibid. p. 30.
(56) Hans J. Morgenthau “The Mainsprings of American
Foreign Policy” Robert A. Goldwin (ed) “Readings in American Foreign Policy”
(Oxford University Press, New York, 1971) p. 642.
(57) Ronald Steel “Temptations of a Superpower” ( Harvard
University Press, 1995) p. 70.
(58) N. Spykman “America’s Strategy in World Politics”
p. 468.
(59) Clyde Eagleton, “Review of America’s Strategy” in
World Politics , 222 Annals of the American Academy of Political and Social
Science (July 1942) , 189-190, p. 190. cit. in David Willkinson “Spykman
and Geopolitics” in C. Zoppo and C. Zorgbibe (eds) “On Geopolitics: Classical
and Nuclear” (Martinus Nijhoff, Dortrecht, 1985), p. 82
(60) Nickolas J. Spykman e A.A. Rollins "Geographical
Objectives in Foreign Policy” I, American Political Science Review , vol.
33 , 1939 , p. 394
(61) David P. Galleo e Benjamin M. Rowland “America and
the World Political Economy. Atlantic Dreams and National Realities” (Indiana
University Press, Bloomington, 1973) p. 18.
(62) ibid. p. 44.
(63) ibid. p. 46.
(64) ibid. p. 61.
(65) Stephen E. Ambrose “The Military Dimension : Berlin,
NATO and NSC-68” in Thomas G. Paterson “The Origins of the Cold War” (D.C.
Heath and Company, Lexington, 1974) p. 178.
(66) Stephen E. Ambrose “The Military Dimension
: Berlin, NATO and NSC-68” in Thomas G. Paterson “The Origins of the Cold
War” (D.C. Heath and Company, Lexington, 1974) p. 117.
(67) Stephen E. Ambrose , ibid. p. 182.
(68) The Wall Street Journal, April 5, 1949.
(69) Kenneth Thompson “Political Realism and the Crisis
of World Politics. An American Approach” (Princeton University Press, Princeton,
1960), p. 124.
(70) Leopold Kohr “The Breakdown of Nations”, ibid.,
at p. 203.
(71) Benjamin Schwarz and Christopher Layne "NATO: At
50, It’s Time to Quit", The NATION Magazine, May 10, 1999 p.p. 17, 18.
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| Il testo inglese ci è stato gentilmente fornito
dall’Autore.. |
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