| Esiste qualcosa di comune fra la situazione
della Francia al tempo della Grande Rivoluzione e quella della Russia negli
anni presenti.
Allora, come adesso, un paese europeo reca la
“parola nuova”. Questo paese, uscendo nell’impeto rivoluzionario dai propri
confini politici, conquista quasi per intero l’Europa, ma la parte restante
di questa, unitasi in coalizione, riesce a domarla.
La Russia anteriore alla guerra e alla rivoluzione
“era uno stato civilizzato contemporaneo di tipo ‘occidentale’, seppure,
in verità, il più indisciplinato fra tutti quelli esistenti”
(H.D. Wells). Ma nel corso della guerra e della rivoluzione, la “natura
europea” della Russia è venuta meno, come una maschera cade dal
volto. Ed abbiamo visto l’immagine della Russia, non più celata
dalla stoffa degli ornamenti storici – abbiamo visto la Russia bifronte...
Con una faccia essa è rivolta verso l’Europa; come la Francia nel
1793, essa porta all’Europa la “parola nuova” – e stavolta la parola nuova
è quella della “rivoluzione proletaria”, del comunismo realizzato.
Ma con l’altra essa ha distolto il volto dall’Europa...
(Wells, in proposito, racconta che “Gorkij è oppresso, come da un
incubo, dal timore di fronte ad una svolta della Russia verso Oriente”.
Ma
la Russia stessa non è già forse “Oriente”?...)
Non si trovano forse in Russia molte persone nelle
cui vene scorre sangue khazaro o polovesiano, tataro o bashkiro, mordvino
o ciuvasco? Sono forse molti i russi interamente estranei all’impronta
dello spirito orientale – alla sua mistica, in fin dei conti alla sua accidia
contemplativa? Fra le masse della gente semplice russa è evidente
una certa inclinazione verso le masse semplici dell’Oriente, e l’organica
fraternizzazione dell’ortodosso con il nomade o il paria dell’Asia.
La Russia in verità costituisce un paese ortodosso-musulmano, ortodosso-buddhista.
I bolscevichi decretarono la persecuzione contro
gli ortodossi e la profanazione di ogni fede. E’ così. Ma con estrema
chiarezza – accentuata da tutta la forza del contrasto – è emerso
lo stato d’animo religioso diffuso fra quelle masse russe e non russe,
sospinto e animato dal bolscevismo.
La profanazione bolscevica o l’indifferenza bolscevica
verso la fede contribuiscono alla comprensione della Russia tanto poco
quanto la politica bolscevica traduce in pratica le ampollose enunciazioni
di Marx.
Proprio perché la Russia non è soltanto
“Occidente”, ma anche “Oriente”, non soltanto “Europa”, ma anche “Asia”,
e persino niente affatto Europa, ma “Eurasia” – proprio per questo a quella
natura (sostanza) storica, che era rimasta fra parentesi nella Grande Rivoluzione
Francese, si associa la Rivoluzione Russa. Quella francese fu una rivoluzione
in un paese con una popolazione di 25 milioni di abitanti ed un’estensione
di 540mila kmq. La rivoluzione russa ebbe luogo in un paese dove vive una
popolazione di 150 milioni di abitanti in 20 milioni di kmq. La Francia
è una parte dell’Europa. La Russia costituisce già un “continente
a sé”, nel senso preciso di comparabile, per la sua importanza,
all’Europa.
Agli alleati del 1814-1815 fu sufficiente la forza
per domare ed occupare la Francia. Quale dovrebbe mai essere la nuova coalizione
capace di domare e occupare la Russia?...
....Fra enormi sofferenze e privazioni, in mezzo
alla carestia, nel sangue e nel sudore, la Russia ha preso su di sé
il peso della ricerca della verità in tutto e per tutto. La Russia
è nella colpa e nell’ateismo, nell’abominio e nella sporcizia. Ma
la Russia è nella ricerca e nella battaglia, alla punizione
della città straniera... Il pathos della storia non riposa presso
colui che è tranquillo nella conoscenza della verità, autocompiaciuto
e sazio. Le lingue di fuoco dell’ispirazione discendono soltanto sugli
spiriti inquieti: allora sono le ali dell’Angelo del Signore a scuotere
l’acqua del fonte battesimale.
Dunque, la Russia non fa più parte delle
civiltà ben ordinate del mondo. E in questa assenza sta in cambiamento.
Giacché, nella sua personale maniera di “non essere”, la Russia
si fa punto di concentramento ideologico del mondo.
Tradotto nel linguaggio della realtà, ciò
significa che nell’arena della storia mondiale ha fatto la sua comparsa
un nuovo mondo culturale e geografico. L’intenso sguardo rivolto all’avvenire:
non si allontana forse verso l’Oriente la dea della Civiltà, la
cui tenda per tanti secoli è stata piantata fra le valli e le colline
dell’Occidente Europeo?... non va forse verso coloro che sopportano la
carestia, il gelo e la sofferenza?...
Abbiamo la facoltà del presentimento...
E in questo presentimento è possibile trovare l’origine di quella
specie particolare di autocompiacimento, l'autocompiacimento di chi è
sofferente... Ma abbandonarsi all’autocompiacimento significa perire. E’
impossibile tenere segreto ciò che si ritiene la verità.
Ma è impossibile acquietarsi nel presentimento. L’ineluttabile non
esiste. Esiste la possibilità. Solo nella via dell’intensa creazione,
senza paura di confessarsi in errore e riconoscersi nella debolezza – solo
al prezzo di uno sforzo incessante, la possibilità assurge ad attualità.
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