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Camilo Cienfuegos

 

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(1932-1959)

 

Camilo Cienfuegos ha 24 anni quando raggiunge il Messico per partecipare alla spedizione castrista del Granma (1956).

La sua storia di leggendario barbudo comincia un mattino del 1952, poco dopo il golpe di Fulgencio Batista, quando adotta un cane randagio battezzandolo Fulgencio: gli era parso il nome più adatto per un bastardo!!

Buon narratore, amante degli animali, audace e pronto ad affrontare qualsiasi rischio, animato da un profondo senso dell'amicizia e dell'avventura, Camilo trascorre un certo periodo negli stati uniti. Tornato in patria comincia la sua attività rivoluzionaria.

<<Sono certo>> scrive Camilo ad un amico nel 1956 << che se tu fossi a Cuba resteresti sbalordito dalle cose che qui avvengono. I soprusi sono tali, che solo chi ne è testimone può convincersi della loro realtà>>.

La sua lucha (lotta) lo porta prima in carcere e poi in ospedale. <<Il mio vecchio>> scrive più tardi, <<stravolto dalla tensione e dall' emozione, levò la benda macchiata di sangue con cui mi aveva tamponato la ferita, e disse: "E' il sangue di mio figlio, ma è sangue versato per la rivoluzione">>.

Durante la guerra di liberazione, si dimostra un eccellente condottiero di uomini, ma dopo la vittoria non partecipa a lungo alla costruzione della nuova Cuba: il 28 ottobre 1959, scompare in un incidente aereo. Ma Camilo non è mai morto, continua a vivere con il suo sombrero e il suo sorriso nei cuori dei cubani che ogni anno, nell' anniversario della sua morte, si recano sul mare e lanciano migliaia di fiori per lui al grido di " C'è stato un Camilo, ci saranno molti Camilo".

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Tratto da "Cuba" (guida).