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Quanti dubbi sul Ponte!
Il
Comitato “Tra Scilla e Cariddi”, analogamente a quanto già avanzato dai Verdi, Legambiente, WWF e altre
associazioni ambientaliste, chiede al governo la diffusione dell’effettivo
rapporto degli advisos sul Ponte sullo Stretto ed il problema dei collegamenti
con la Sicilia. E’ utile che gli
operatori dell’informazione acquisiscano e diffondano direttamente i documenti
degli advisors. L’evidente volontà del governo di non precludersi ”qualsiasi”
tipo di soluzione politica, oltre a rappresentare un’inaccettabile caduta di
chiarezza, rischia di fornire singolari aperture verso soluzioni come quella
dell’attraversamento stabile, nonostante i problemi economici ed ambientali già
consolidati. Nel seguito si
avanzeranno critiche alla relazione ministeriale diffusa il 23 gennaio
scorso, sottolineando anche, laddove è
possibile, gli eventuali maggiori o minori scostamenti dagli elaborati degli advisors, così come appaiono in bozza.
1.
I
costi. Il costo complessivo della
“soluzione ponte” di circa 11.000 miliardi, riportato in relazione, non è
dettagliato in alcuna scheda allegata come invece avviene per altre opzioni. Le
bozze preliminari degli advisors, anticipate da moltissimi organi di
informazione, indicavano un costo superiore di 3-4000 miliardi a quello
indicato. In ogni caso alla cifra indicata sono da aggiungere gli oltre 1500
miliardi di nuovi studi per progettazione definitiva ed esecutiva (il progetto
sarebbe da adeguare alla normativa nazionale e comunitaria, VIA, analisi
economiche, analisi sismologiche, nuove prove di laboratorio). Ancora non si sa
dove siano finite categorie di costi importanti come acquisizione di espropri,
nonché gli “imprevisti”, che per operazioni di questa portata, appare normale o
prudenziale considerare per una quota pari a 12-15% dei costi totali.
2.
L’impatto ambientale E’ di gran lunga il capitolo meno credibile della
relazione, laddove ammette che il Ponte,come la soluzione multimodale, avranno
“impatto rilevante, da sottoporre a dettagliata procedura di VIA”, ma poi – sia
pure con un esame assai sintetico delle diverse proposte- propone una
sostanziale equivalenza tra i due tipi di impatto.
La posizione prudenziale degli advisors (“si possono
avanzare solo considerazioni di larga massima, dovrà essere effettuato lo
studio integrale di Valutazione di impatto ambientale, allo stato si dispone
soltanto di una bozza di aggiornamento di un vecchio studio del proponente”) è
abbandonata, dando luogo a numerosi errori e contraddizioni metodologiche e di
contenuto.
Nel merito, nel tentativo di
“bilanciare” gli effetti ambientali del Ponte con quelli delle soluzioni
alternative, si sono confezionate alcune “perle” ovvero errori macroscopici,
tra cui : 1) L’impatto della costruzione dei nuovi porti : i porti nell’area
dello Stretto esistono gia (basta consultare testi aggiornati di geografia per
le elementari) da Gioia Tauro a Saline, da Catania a Milazzo.
Si tratta al più di
attrezzare qualche banchina in molo (“realizzazione scivoli”) e quindi di
mettere “a sistema” le infrastrutture e collegarle alle prossime autostrade del
mare. 2) Le “turbolenze dei traghettamenti superveloci nello Stretto”. Tali
vettori non si useranno perché proibiti dalle norme sul traffico marittimo per
lo Stretto dei Messina e perché inutili, visti gli attuali tempi di percorrenza
(22’ da Villa a Messina; 38’ da Reggio a Messina). Potrebbero essere usati
sulle rotte tangenti (da GioiaTauro a Milazzo e da Saline a Catania), ma
esterne allo Stretto. 3) La forte sottovalutazione dell’impatto ambientale dei
collegamenti del Ponte e degli stravolgimenti comportati su sottosuolo e
soprasuolo di Messina, nella zona ecologica di pregio di Ganzirri, sulla Costa Viola calabrese, comprensorio
ambientale e turistico dai fragilissimi equilibri ecomorfologici.
Comitato tra Scilla e
Cariddi
Articolo pubblicato il
17/02/2001 su “Il nuovo Soldo”
quindicinale di impegno politico ambientalistico e di vivere civile di Messina
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