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WOLF BIERMANN: SEIN LEBEN, SEINE LIEDER Wolf Biermann è nato il 15 novembre 1936 a Amburgo. Suo padre, operaio in un cantiere navale della città Anseatica, era impegnato fino dal 1933 nella resistenza comunista al nazismo; catturato dalla Gestapo, fu internato ad Auschwitz, dove morì nel 1943. Dopo la fine della guerra, Wolf entrò a far parte dei "Giovani Pionieri" e, nel 1950, fu a capo di una "Brigata Pionieristica" in occasione del Raduno Mondiale della Gioventù a Berlino Est. Pur essendo uno dei pochi figli di operai a farlo, frequentò fino al 1953 il liceo ginnasio Heinrich Hertz di Amburgo; ma, in quell’anno, ritenendo che la Germania Occidentale non avesse fatto assolutamente i conti con il nazismo, ed anzi che si rifiutasse di farlo, chiese ed ottenne la cittadinanza della DDR e si trasferì a Berlino Est, dove fu alloggiato presso un internato nei pressi di Schwerin e frequentò fino al 1959 l’ Università Humboldt, dove si laureò una prima volta in economia politica e una seconda, nel 1963, in matematica. Allo stesso tempo, nel giovane Biermann si era sviluppato un grande interesse per il teatro, che divenne il suo vero lavoro. Tra il 1957 e il 1959 fu assistente alla regia presso il "Berliner Ensemble" (fondato da Bertolt Brecht), dov’era stato portato dal compositore Hanns Eisler. Dal 1960 in poi, Wolf Biermann cominciò a scrivere testi ed a musicarli. Le prime sue poesie furono pubblicate sui giornali della DDR e in antologie come "Liebesgedichte" (Poesie d’amore, 1962) o "Sonnenpferde und Astronauten" (Cavalli del sole e astronauti, 1964). Nel 1963, Biermann era andato a vivere nell’appartamento al numero 137 della Chaussestraße, a Berlino Est; il suo indirizzo sarà il titolo del suo più celebre album di canzoni. "Chausseestraße 137" (1969). Dopo di lui, sarà solo Francesco Guccini a ripetere la cosa con il suo "Via Paolo Fabbri 43"; e la cosa non passò inosservata a Michele Straniero. Tra il 1961 e il 1962, all’epoca del Muro, Biermann, assieme a degli amici, costruì un piccolo cineforum attiguo al "Berliner Arbeiter- und Studententheater" (BAT, Teatro Berlinese dei Lavoratori e degli Studenti), che fu chiuso dalle autorità già prima dell’apertura ufficiale. Questo primo divieto all’attività di Biermann da parte delle autorità della DDR durò fino al giugno del 1963. Nel frattempo, dopo un periodo di valutazione durato due anni, Biermann aveva ottenuto la tessera della SED (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands, il PC tedesco orientale). Nel 1964 Biermann, la cui notorietà stava raggiungendo livelli notevolissimi, fu ospite d’onore presso il cabaret di Berlino Est "Die Distel" ("Il Cardo") ed intraprese una tournée di concerti in Germania Occidentale, dove ottenne un successo clamoroso. A Berlino Ovest si esibì assieme a Wolfgang Neuss, all’ "Asyl". Nel 1965 (nuova edizione nel 1976), quando presso l’editore Wagenbach, di Berlino Ovest apparve il volume "Die Drahtharfe" (L’Arpa), le autorità della DDR gli comminarono il divieto assoluto di esibirsi in pubblico, di pubblicare e di recarsi all’estero. Cominciò un linciaggio continuo, già preannunciato all’ 11º plenum del Comitato Centrale della SED, nel dicembre 1965; in pratica, Biermann fu accusato di tradimento di classe e oscenità. Il poeta e cantautore si ritrovò confinato e guardato a vista nel suo appartamento della Chausseestraße 137, dove rimase rinchiuso per undici anni scrivendo quelli che sono i suoi capolavori. Solo nel settembre del 1976 il divieto fu ritirato e il pubblico della DDR poté tornare ad ascoltarlo in un concerto tenuto nella parrocchia evangelica di Prenzlau. Nel novembre del 1976 Biermann ottenne un visto per una tournée nella Repubblica Federale, che ebbe inizio il 13 novembre a Colonia. Il 17 novembre, l’agenzia giornalistica ufficiale di Berlino Est, la ADN, comunicò che le autorità competenti avevano vietato a Biermann di risiedere ulteriormente nella DDR. A motivo di questo si faceva riferimento al concerto tenuto da Biermann pochi giorni prima a Colonia, durante il quale Biermann avrebbe "organizzato uno spettacolo in un paese capitalista, rivolto coscientemente ed in modo mirato contro la DDR e contro il socialismo". Il ritiro della cittadinanza a Wolf Biermann sollevò le proteste di molti artisti della Repubblica Federale ed attestazioni di solidarietà da parte di una serie di importanti scrittori, poeti e musicisti della DDR. In seguito a ciò, molti di essi furono costretti a lasciare il paese, e diversi furono rinchiusi in carcere, come Jürgen Fuchs. Nel marzo 1977 Biermann fu raggiunto in Germania Occidentale da sua moglie e da suo figlio Benjamin. All’ Ovest, Biermann, che non voleva, secondo le sue precise parole, né "giocare a fare il dissidente di professione", né "leccare le sue ferite orientali", continuò la sua carriera artistica. Tra lezioni di storie e aneddoti autobiografici, tra liriche di Heine e versi di Hölderlin, il "Trovatore della lacerazione tedesca" continuò la sua attività fino a raggiungere un successo enorme. Con tristezza, rabbia e serenità, durante le sue molte tournées in patria e all’estero mise in campo le ombre del passato, fece i conti con la DDR, parlò della sua scontentezza di vivere in un "nuovo" ambiente che di nuovo non aveva proprio nulla e continuò a ribadire instancabilmente la sua adesione al comunismo. Negli anni "occidentali" Biermann ha assunto l’immagine di un critico severo, capace di dire la sua su tutto ciò che accade nella società e che si rivolge non soltanto ad un pubblico "alternativo". La sua vena caustica, il suo rifarsi continuamente ai suoi "maestri" François Villon e Bertolt Brecht, la potenza delle sue parole e la sua poesia lo hanno fatto considerare ai critici come il più grande poeta in musica tedesco del XX secolo. La sua fama è riuscita a penetrare in parte anche all’estero, malgrado le estreme difficoltà linguistiche; si segnala un volumetto della collana di Poesia della Einaudi a lui dedicato (1982), intitolato "Per i miei Compagni" - titolo ripreso dal suo celebre "Gesang für meine Genossen". Quando, alla fine degli anni ’80, Biermann aveva cominciato a dichiarare di essere "stanco morto di ogni mania di salvare l’umanità" -così si esprime nella sua canzone "Melancholie"-, gli avvenimenti del tardo autunno 1989 (la caduta del Muro e la fine della DDR) cambiarono tutto quanto. Biermann poté tornare a cantare nella ex DDR già all’inizio di dicembre del 1989, su invito di Jürgen Fuchs (che per le sue proteste contro l’espulsione di Biermann era finito a suo tempo in carcere) e dell’anziano combattente per la pace Roland Jahn (che si definiva "L’ultimo vero comunista della DDR"). Wolf Biermann fu accolto a Berlino Est come una leggenda vivente. Nei mesi seguenti (1990/91), Biermann si inserì con azioni e discussioni nel dibattito politico quotidiano, tanto da essere definito, su una copertina dello "Spiegel", come la "cattiva coscienza della Germania". Biermann partecipò di persona all’occupazione del quartier generale della STASI e, nell’ottobre 1991, in occasione del discorso di ringraziamento per l’attribuzione del Premio Georg Büchner, rivolse un attacco assai poco "accademico" ai gruppi di opposizione della DDR, i "dissidenti ufficiali" blanditi a suo tempo all’Ovest, accusandoli di essere "rosi dalle metastasi della STASI"; in particolare, l’attacco era indirizzato al poeta Sascha Anderson, il principale letterato critico del regime di Erich Honecker. Il 15 gennio 1992, Wolf Biermann poté finalmente avere accesso al suo fasciscolo personale negli archivi segreti della STASI, concependo l’idea di "metterlo in musica". Nel novembre 1994 Wolf Biermann tornò ad occupare i titoli dei giornali per i suoi attacchi al leader della PDS tedesca, Gregor Gysi (ricordiamo che la PDS - Partei Deutscher Sozialisten -, è il partito comunista nato dalle ceneri della SED ed attualmente rappresentato al parlamento della Germania unificata) ed allo scrittore Stefan Heym, eletto deputato nelle file dello stesso partito. Questi attacchi di Biermann provocarono una reazione assai decisa da parte del pittore e incisore austriaco Hrdlicka, che, dalle pagine del "Neues Deutschland" (l’organo della PDS) rivolse una lettera aperta a Biermann. Come artista, Biermann fece parlare di sé nei primi anni ’90 come "Descrittore della situazione tedesca". Oltre alle canzoni ed alle poesie, pubblicò dei racconti, tenne degli spettacoli al "Berliner Ensemble" e delle tournées; per due anni (1993-1995) ha tenuto delle lezioni all’Università di Düsseldorf. Nel 1994 ha ottenuto delle ottime critiche per la sua interpretazione del "Gran Canto del popolo Ebreo sterminato" di Yitzhak Katzenelson. Nel settembre 1996 è uscito l’album di canzoni intitolato "Süßes Leben - Saures Leben" ("Vita dolce, vita amara"). Su proprosta di Rolf Hochhuth, Biermann, nel gennaio 1996, fu candidato alla successione del drammaturgo e regista Heiner Müller alla direzione del "Berliner Ensemble"; lui stesso, però, definì tale proposta "assurda". Nel 1998 è apparso il suo ultimo album, intitolato "Brecht - deine Nachgeborenen" ("Brecht - quelli che son venuti dopo di te"). ___________________________________________________________ Wolf Biermann wurde am 15. Nov. 1936 in Hamburg geboren. Der Vater, der auf einer Hamburger Werft arbeitete, war nach 1933 im kommunistischen Widerstand engagiert und wurde 1943 im KZ Auschwitz ermordet. 1953 übersiedelte Biermann in die DDR. Nach dem Zweiten Weltkrieg trat Biermann den "Jungen Pionieren" bei und war 1950 Leiter einer Pionierbrigade beim Weltjugendtreffen in Ostberlin. Als eines der wenigen Arbeiterkinder besuchte er bis 1953 das Heinrich-Hertz-Gymnasium in Hamburg, dann ein Internat bei Schwerin. An der Berliner Humboldt-Universität studierte er anschließend Politische Ökonomie und in den Jahren 1959-1963 Philosophie sowie Mathematik. Die Theaterarbeit machte Biermann zu seinem Beruf. 1957-1959 war er als Regieassistent am "Berliner Ensemble" tätig. Gefördert wurde er durch den Komponisten Hanns Eisler. Mit Schreiben und Komponieren befaßte sich Biermann ab 1960. Frühe Gedichte veröffentlichte er in DDR-Zeitungen und in Anthologien wie "Liebesgedichte" (1962) oder "Sonnenpferde und Astronauten" (1964). Mit Freunden baute Biermann 1961/1962 ein altes Hinterhofkino zum "Berliner Arbeiter- und Studententheater" (BAT) um, das bereits vor der Premiere geschlossen wurde. Ein erstes Auftrittsverbot für Biermann dauerte bis Juni 1963. Nach zweijähriger Kandidatenzeit wurde Biermann nicht als Mitglied in die SED aufgenommen (1963). 1964 war Biermann Gaststar des Ostberliner Kabaretts "Die Distel" und unternahm eine Konzertreise durch die Bundesrepublik. In Westberlin trat er zusammen mit Wolfgang Neuss in dessen "Asyl" auf. Als 1965 (Neuauflage 1976) im Westberliner Wagenbach Verlag Biermanns Gedichtband "Die Drahtharfe" erschien, erhielt er von den DDR-Behörden Auftritts-, Publikations- und Ausreiseverbot. Damit war ein vorläufiger Schlußstrich unter eine Kampagne gesetzt, die schon vor dem 11. Plenum des ZK der SED im Dez. 1965 ihren Anfang genommen hatte: man warf Biermann u. a. Klassenverrat und Obszönität vor. Erst im Sept. 1976, elf Jahre nach Inkrafttreten des Berufsverbotes, hörte das DDR-Publikum den verfemten Protestsänger erstmals wieder in der evangelischen Kirchengemeinde in Prenzlau. Im Nov. 1976 erhielt Biermann ein Visum fuer eine Tournee durch die Bundesrepublik, die am 13. Nov. in Köln begann. Am 17. Nov. berichtete die Ostberliner Nachrichtenagentur ADN, daß die zuständigen Behörden Biermann das Recht auf einen weiteren Aufenthalt in der DDR entzogen hätten. In der Begründung hieß es unter Hinweis auf Biermanns Auftritt in Köln, er hätte in einem kapitalistischen Land ein Programm gestaltet, das sich ganz bewußt und gezielt gegen die DDR und gegen den Sozialismus gerichtet habe. Biermanns Ausbürgerung löste Proteste vieler Künstler in der Bundesrepublik und Solidaritätsbekundungen einer Reihe namhafter DDR-Schriftsteller und -Künstler aus. Viele verließen in der Folge das Land, manche mußten ins Gefängnis, wie der später freigekaufte Autor Jürgen Fuchs. Im März 1977 kamen auch Biermanns Frau und sein Sohn Benjamin in die Bundesrepublik. Im Westen setzte Biermann, der nicht "den Berufsdissidenten spielen", "öffentlich seine Ostwunden lecken" wollte, seine Künstlerkarriere fort. Zwischen Geschichtslektionen und autobiographischen Anekdoten, zwischen Heine-Liedern und Hölderlin-Versen suchte sich der "Troubadour der deutschen Zerrissenheit" (SZ, 2.10.1987) seinen Weg zum Erfolg. Mit Trauer, Wut und Heiterkeit brachte er auf den vielen in- und ausländischen Tourneen die Schatten der Vergangenheit zur Sprache, rechnete er mit der DDR ab, artikulierte er die Unzufriedenheit mit dem neuen Lebensraum und bekundete er nimmermüde seine sozialistische Einstellung. Es gelang Biermann in den Westjahren, sich das Image eines Kritikers anzueignen, der zu vielen Phänomenen in der Gesellschaft etwas sagen kann und dies nicht mehr nur vor einem "alternativen" Publikum. Scharfsinn, Wortgewalt und Poesie - sie erhoben ihn nach Kritikermeinung über viele andere Liedermacher in der Bundesrepublik. Und wenn es in den späten 80er Jahren ab und an den Anschein gehabt hatte, der Barde sei "so hundemüde von all der Menschheitsretterei", wie es in dem Biermann-Lied "Melancholie" hieß, so änderte sich das schlagartig im Spätherbst 1989 mit der friedlichen Revolution in der DDR. "Was in Moll jaulte, jauchzt nun in Dur" kommentierte die "Süddeutsche Zeitung" (4.12.1989) Biermanns ersten öffentlichen Auftritt in der Noch-DDR (Leipzig und Ostberlin) nach 25 Jahren. Auf Einladung von DDR-Liedermachern war er Anfang Dez. 1989 eingereist; mehrmalige Versuche im Nov. 1989 waren noch gescheitert, da er auf der Begleitung von Autor Jürgen Fuchs und des abgeschobenen Friedenskämpfers Roland Jahn bestand. "Als Mensch gewordener Mythos" (FAZ, 4.12.1989) und als eine Legende zumindest für die Älteren wurde der Dichter und Sänger im Osten begrüßt. In den folgenden Monaten (1990/1991) mischte sich Biermann mit Aktionen und Aufsätzen in die Tagespolitik ein - als Besetzer des Stasi-Hauptquartiers und Schiedsrichter im Literaturstreit. Eine aufsehenerregende Diskussion über den Einfluß der Stasi auf die DDR-Kulturschaffenden löste er im Okt. 1991 mit seiner Dankesrede zur Verleihung des Büchner-Preises aus: Er führte darin "eine sehr unakademische Attacke auf die Oppositionsgruppen der DDR im allgemeinen ("von Stasi-Metastasen zerfressen") und auf den Lyriker Sascha Anderson ("Stasi-Spitzel") im besonderen, der in der DDR als führender regimekritischer Literat gegolten hatte. Nach der ersten Einsicht (15.1.1992) der eigenen Stasi-Akten in der Berliner Gauck-Behörde erklärte Biermann seine öffentliche Auseinandersetzung mit der Stasi für beendet und verzichtete darauf, weitere Spitzel zu enttarnen. Im Nov. 1994 war Biermann in den Schlagzeilen wegen seiner Angriffe auf den PDS-Politiker Gregor Gysi und den für die PDS am 16. Okt. 1994 in den Bundestag gewählten Schriftsteller Stefan Heym, den er einen "aufsäßigen Feigling" nannte. Einen Skandal gab es im Dez. 1994, als der österreichische Bildhauer Hrdlicka im "Neuen Deutschland" seinen Brief an den Schriftsteller und Sänger Biermann veröffentlichte, in dem er ihn wegen seiner Kritik an den PDS-Politikern als "Arschkriecher" und "Trottel" bezeichnete. Der Künstler Biermann machte in den ersten 90er Jahren als "Beschreiber deutscher Zustände" von sich reden. Er veröffentlichte dazu Kurzprosa, trat am "Berliner Ensemble" sowie auf Tournee auf und war zwei Semester lang (1993-1995) als Heinrich-Heine-Gastprofessor an der Düsseldorfer Universität zu hören. Gute Kritiken erhielt Biermann 1994 vom Feuilleton für seine auf Tournee vorgestellte Interpretation des "Grossen Gesangs vom ausgerotteten jüdischen Volk" von Jizchak Katzenelson. Im Sept. 1996 kamen siebzehn neue Lieder von Biermann unter dem Titel "Süßes Leben - Saures Leben" auf CD heraus. ============================================= |
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_____________________________________________ Ich ging zu dir dein Bett war leer. Ich wollte lesen und dachte an nichts. Ich wollte ins Kino und kannte den Film. Ich ging in die Kneipe und war allein. Ich hatte Hunger und trank zwei Spezi Ich wollte allein sein und war zwischen Menschen Ich wollte atmen und sah nicht den Ausgang Ich sah eine Frau die ist öfters hier. Ich sah einen Mann der stierte ins Bier. Ich sah zwei Hunde Die waren so frei Ich sah auch die Menschen die lachten dabei. Ich sah einen Mann der fiel in den Schnee er war besoffen es tat ihm nicht weh. Ich rannte vor Kälte über das Eis der Straßen zu dir die all das nicht weiß. _______________________________________ BRIGITTE Venni da te, Il tuo letto era vuoto. Volevo leggere, Non pensavo a niente. Volevo andare al cinema, Ma conoscevo il film; Andai in birreria Ed ero solo. Avevo fame, Bevvi due litri, Volevo star solo Ed ero fra la gente. Volevo respirare E non vedevo l’uscita, Vidi una donna Che era spesso qui. E vidi un uomo Guardar fisso la birra, Vidi due cani Che erano liberi. Vidi anche la gente Rider di questo, Ed anche un uomo Cadere nella neve Ubriaco fradicio, E non gli faceva male. Corsi nel gelo, Sopra il ghiaccio, Per venire da te, Che non sai tutto questo. ***************************************** COMANDANTE CHE GUEVARA [*] _____________________________________________ Uns bleibt, was gut war und klar war daß man bei dir immer durchsah und Liebe, Haß, doch nie Furcht sah Comandante Che Guevara Sie fürchten dich, und wir lieben dich vorn im Kampf, wo der Tod lacht wo das Volk Schluß mit der Not macht -Nun bist du weg- und doch geblieben Uns bleibt, was gut war und klar war daß man bei dir immer durchsah und Liebe, Haß, doch nie Furcht sah Comandante Che Guevara Und bist kein Bonze geworden kein hohes Tier, das nach Geld schielt und vom Schreibtisch aus den Held spielt in feiner Kluft mit alten Orden Uns bleibt, was gut war und klar war daß man bei dir immer durchsah und Liebe, Haß, doch nie Furcht sah Comandante Che Guevara Ja. grad die Armen der Erde die brauchen mehr als zu fressen und das hast du nie vergessen daß aus den Menschen Menschen werden Uns bleibt, was gut war und klar war daß man bei dir immer durchsah und Liebe, Haß, doch nie Furcht sah Comandante Che Guevara Der rote Stern an der Jacke im schwarzen Bart die Zigarre Jesus Christus mit der Knarre - so führt dein Bild uns zur Attacke Uns bleibt, was gut war und klar war daß man bei dir immer durchsah und Liebe, Haß, doch nie Furcht sah Comandante Che Guevara! ______________________________________________ COMANDANTE CHE GUEVARA Con noi rimane ciò che era buono e chiaro Ciò che sempre traspariva in te, l'amore e l'odio, ma mai la paura, Comandante Che Guevara Hanno paura di te e noi ti amiamo combattente in prima linea, dove la morte sorride dove il popolo ha chiuso col potere della miseria - Ora sei andato via - eppure sei rimasto Con noi rimane ciò che era buono e chiaro Ciò che sempre traspariva in te, l'amore e l'odio, ma mai la paura, Comandante Che Guevara Non sei diventato un burocrate né un bestione avido di soldi che dalla scrivania gioca a far l'eroe vestito come si deve e con le onorificenze appese al petto Con noi rimane ciò che era buono e chiaro Ciò che sempre traspariva in te, l'amore e l'odio, ma mai la paura, Comandante Che Guevara Sì, proprio i poveri della terra hanno bisogno di qualcosa in più che gettarsi sul pasto, questo tu non l'hai dimenticato, che da uomini si diventa uomini. Con noi rimane ciò che era buono e chiaro Ciò che sempre traspariva in te, l'amore e l'odio, ma mai la paura, Comandante Che Guevara! _______________________________________________ [*] Da cantarsi sull'aria di "Hasta Siempre, Comandante" *********************************************** HUGENOTTENFRIEDHOF _______________________________________________ Wir gehn manchmal zwanzig Minuten Die Mittagszeit nicht zu verliern Zum Friedhof der Hugenotten Gleich hier ums Eck spaziern Da duftet und zwitschert es mitten Im Häusermeer blüht es. Und nach Paar wohlvertrauten Schritten Hörst du keinen Straßenkrach Wir hakeln uns Hand in Hand ein Und schlendern zu Brecht seinem Grab Aus grauem Granit da, sein Grabstein Paßt grade für Brecht nicht schlecht Und neben ihm liegt Helene Die große Weigel ruht aus Von all dem Theaterspielen Und Kochen und Waschen im Haus Dann freun wir uns und gehen weiter Und denken noch beim Küssegeben: Wie nah sind uns manche Toten, doch Wie tot sind uns manche, die leben Wir treffen das uralte Weiblein Das harkt da und pflanzt da und macht Und sieht sie uns beide kommen Dann winkt sie uns ran und lacht Die Alte erzählt von Achtzehn Novemberrevolution: "Hier schossen sich die Spartakisten Mit Kaiserlichen, die flohn Karl Liebknecht und Luxemburg Rosa - so muß es den Menschen wohl gehen! - Lebendig und totgeschlagen Hab ich sie noch beide gesehen! Als ich noch ein junges Ding war - ich bin ja schon viel zu alt! - Von hier bis zur Friedrichsstraße War alles noch dichter Wald" Dann freun wir uns und gehen weiter Und denken noch beim Küssegeben: Wie nah sind uns manche Toten, doch Wie tot sind uns manche, die leben Da liegt allerhand große Leute Und liegen auch viel kleine Leut Da stehn riesengroße Platanen Daß es die Augen freut Wir gehn auch mal rüber zu Hegel Und besuchen dann dicht dabei Hanns Eisler, Wolf Langhoff. John Heartfield Wohnt gleich in der Nachbarreih' Von Becher kannst du da lesen Ein ganzes Gedicht schön in Stein Der hübsche Stein da aus Sandstein Ich glaub, der wird haltbar sein Die Sonne steht steil in den Büschen Die Spatzen jagen sich wild Wir halten uns fest und tanzen Durch dieses grüne Bild Dann freun wir uns und gehen weiter Und denken noch beim Küssegeben: Wie nah sind uns manche Toten, doch Wie tot sind uns manche, die leben. _____________________________________________________ IL CIMITERO DEGLI UGONOTTI [*] Spesso andiamo per venti minuti, Per non fare tardi a pranzo Al cimitero degli Ugonotti, Una passeggiata qui dietro l’angolo. Profumi, uccelli che cinguettano, Fiori tra il mare delle case; Dopo due passi ben conosciuti Già più non senti il brusìo della strada. Ciondoliamo mano nella mano Fino alla tomba di Bertolt Brecht In granito grigio; e quella lapide, Per Brecht, no, non è malaccio. Vicino a lui è sepolta Helene, La grande Weigel si riposa Da tutti quanti gli spettacoli, Dal cucinare e da fare il bucato. Siamo felici e andiamo avanti, E pensiamo, quando ci baciamo, A quanti morti ci son vicini, E a quanti di noi son morti da vivi. E incontriamo una vecchietta, Rastrella, pianta, fa delle cose; Ci vede arrivare entrambi, Ci strizza l’occhio e fa una risata. Racconta della Rivoluzione Del novembre del ’18: "Qui gli Spartachisti si son scontrati Con quelli del Kaiser, che son scappati; Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, - così proprio doveva andare! - Li ho visti tutti e due Sia vivi che colpiti a morte! Quand’ero ancora una ragazzina - e ora son già troppo vecchia! - Da qui fino alla Friedrichsstraße Era ancora bosco fitto." Siamo felici e andiamo avanti, E pensiamo, quando ci baciamo, A quanti morti ci son vicini, E a quanti di noi son morti da vivi. Da ogni parte son sepolti i grandi, E son sepolti anche molti piccoli; Ci son dei platani giganteschi Che sono una gioia per gli occhi. Andiamo avanti, alla tomba di Hegel, E poi andiamo a fare una visita A Hanns Eisler, Wolf Langhoff; John Heartfield Sta proprio lì, nella fila accanto. Di Becher puoi leggere Una bella poesia sulla pietra, La bella lapide d’arenaria, Credo, si conserverà per sempre. Il sole splende sui cespugli, I passeri si rincorrono all’impazzata; Ci teniamo stretti e balliamo Per quest’immagine di verde Siamo felici e andiamo avanti, E pensiamo, quando ci baciamo, A quanti morti ci son vicini, E a quanti di noi son morti da vivi [*] È il cimitero berlinese dove si trova la tomba di Bertolt Brecht. ************************************************** DREI KUGELN AUF RUDI DUTSCHKE [*] ________________________________________________ Drei Kugeln auf Rudi Dutschke Ein blutiges Attentat Wir haben genau gesehen Wer da geschossen hat Ach Deutschland, deine Mörder! Es ist das alte Lied Schon wieder Blut und Tränen Was gehst Du denn mit denen Du weißt doch was Dir blüht! Die Kugel Nummer Eins kam aus Springers Zeitungswald Ihr habt dem Mann die Groschen Auch noch dafür bezahlt Ach Deutschland, deine Mörder! [...] Des zweiten Schusses Schütze Im Schöneberger Haus Sein Mund war ja die Mündung da kam die Kugel raus Ach Deutschland, deine Mörder! [...] Der Edel-Nazi-Kanzler Schoß Kugel Nummer Drei Er legte gleich der Witwe den Beileidsbrief mit bei Ach Deutschland, Deine Mörder! [...] Drei Kugeln auf Rudi Dutschke Ihm galten sie nicht allein Wenn wir uns jetzt nicht wehren Wirst du der Nächste sein. Ach Deutschland, deine Mörder! [...] Es haben die paar Herren So viel schon umgebracht Statt daß sie Euch zerbrechen Zerbrecht jetzt ihre Macht Ach Deutschland, deine Mörder! Es ist das alte Lied Schon wieder Blut und Tränen Was gehst Du denn mit denen Du weißt doch was Dir blüht. __________________________________________________ TRE PALLOTTOLE A RUDI DUTSCHKE Tre pallottole a Rudi Dutschke, Un attentato sanguinoso! E lo abbiamo visto bene Chi è stato a sparare. Ah, Germania, i tuoi assassini! E’ sempre la solita storia, Ancora una volta sangue e lacrime, E dove vuoi andare con questa gente? Lo sai bene quel che nasce da te! La pallottola numero uno è venuta Dalla foresta di giornali di Springer; [**] Al killer gli avete pure Dato i quattrini per farlo! Ah, Germania, i tuoi assassini! [...] Il secondo colpo è stato tirato Da casa Schöneberg, [***] La sua bocca è la canna Da cui è uscita la pallottola Ah, Germania, i tuoi assassini! [...] E il nobile cancelliere nazista Ha sparato la pallottola numero tre; E alla vedova ha mandato Pure la lettera di condoglianze! Ah, Germania, i tuoi assassini! [...] Tre pallottole a Rudi Dutschke, Non valgono per lui e basta. E se ora non ci difendiamo, La prossima tocca a te. Ah, Germania, i tuoi assassini! [...] E quei due o tre signori Han fatto tanto di quel casino, Che invece di schiantare noi, Ora si schianta il loro potere. Ah, Germania, i tuoi assassini! E’ sempre la solita storia, Ancora una volta sangue e lacrime, E dove vuoi andare con questa gente? Lo sai bene quel che nasce da te! ______________________________________________ [*] Scritta dopo l'attentato al leader studentesco Rudi Dutschke, avvenuto l' 11 aprile 1968. [**] L'editore di destra Axel Springer, proprietario della più grossa catena di quotidiani tra i quali la "Bild Zeitung". [***] Werner Schöneberg era allora il presidente della Confindustria tedesca. Gli successe Hans Martin Schleyer, che nel 1977 fu rapito e ucciso dalla Rote Armee Fraktion. ************************************************** |
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