Léo Ferré nasce nel Principato di Monaco il 24 agosto 1916.
Oggi rappresenta la massima espressione della poesia in musica
avendo lasciato un patrimonio artistico immenso tra canzoni, poesie,
sinfonie, opere, saggi e romanzi.
All'età di otto anni viene internato in un collegio di preti a Bordighera
rimanendovi imprigionato fino all'adolescenza . Questa esperienza creerà
l'anarchico adulto che racconterà questa storia lacerante nel romanzo
"Benoît Misère", scritto nel '56 e pubblicato nel '70 da Laffont, nell'89 dalle
Edizioni Gufo del tramonto, e adesso da Gallimard.
Nel 1946 si insedia a Parigi dove prende a cantare nei cabarets mitici
di Saint-Germain des Prés. E' l'epoca in cui nasce la nuova canzone francese
del dopoguerra che in Ferré mostra timbri anarchici e afflati poetici mai espressi
prima. Stringe amicizia con gli esiliati spagnoli cui dedica le canzoni:
"Flamenco de Paris", "Le Bateau Espagnol" e "Franco la Muerte", per la quale
non potrà più entrare in Spagna se non dopo la caduta del regime. Frequenta
Maurice Joyeux e il gruppo libertario "Louise Michel". Ai libertari dedica la
famosa canzone "Les Anarchistes" ("Gli Anarchici").
I temi di provocazione libertaria si susseguono incessantemente: "Monsieur
Tout Blanc" contro Pio XII, "Mon General" contro De Gaulle, "Allende" contro
Pinochet. La trilogia contro la pena di morte vede i seguenti titoli: "La Mort des
Loups", "Madame la Misère", "Ni Dieu ni Maître". Nel frattempo mette in musica
i "poètes maudits" dell'ottocento francese.
Nel '53 va in scena l'oratorio lirico su testo di Guillaume Apollinaire: "La chanson du
mal-aimé". Nel '54 scrive e dirige la "Symphonie
interrompue". Nel '56 pubblica il libro di poesie "Poète, vos papiers!" e negli anni a
seguire "Testament Phonographe" in diverse edizioni arricchite di nuovi testi.
Accoglie con fraternità prima il movimento beatnik, poi il Sessantotto. Sulla copertina
di "Le Monde Libertaire", proprio nel '68 appare una sua foto con la scritta autografa:
"Viva l'Anarchia", con una grande "A come Amore!"
Nell'83 scrive l'opera "L'Opéra du Pauvre", forse il vertice massimo della sua
espressività. Da vent'anni viveva in Toscana, fra Castellina in Chianti e Monteriggioni,
con la moglie Maria e i figli Matteo, Cecilia e Manuela.
E' scomparso il 14 luglio 1993.
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«Léo Ferré è incontestabilmente uno scrittore maggiore del nostro tempo.
Gli apprezzamenti espressi sulla sua opera da eminenti autori contemporanei
lo attestano. André Breton lo considerava come uno dei grandi poeti del secolo.
Benjamin Péret inserì un suo testo nell'"Antologia dell'amore sublime" (Albin Michel,
1956) designandolo così come uno dei tre poeti viventi (con André Breton et
Saint-John Perse) degni di illustrare la sua concezione della passione
amorosa. Louis Aragon sentenziava: "Bisognerà riscrivere la storia della letteratura
in modo un po' diverso a causa di Léo Ferré."
Le edizioni Seghers non esitarono a dedicargli due opere nella collana "Poètes d'aujourd'hui",
una presentata da Charles Estienne (1962), l'altra da Françoise Travelet (1986).
In questi ultimi anni numerosi lavori universitari, dottorati e tesi di laurea gli sono
stati dedicati, e questo dimostra l'interesse che la sua opera suscita nei ricercatori.
Léo Ferré offre più volti. E' anzitutto conosciuto dal pubblico per le sue canzoni.
"Paris-Canaille", "Jolie môme", "C'est extra", "Avec le temps" sono stati dei grandi
successi. Ha poi svolto un ruolo culturale di primo piano mettendo in musica diversi
poeti di cui, così facendo, ha ampiamente divulgato le opere. Rutebeuf, Villon,
Baudelaire, Rimbaud, Verlaine, Apollinaire o Aragon, grazie alle versioni cantate
dei loro testi, sono stati fatti conoscere a un gran numero di persone che altrimenti
li avrebbero ignorati.
Léo Ferré è stato anche un geniale musicista: ha trattato nelle sue canzoni una gamma
impressionante di generi e di ritmi, dalle forme popolari alle composizioni più elaborate.
Le formule musicali che ha utilizzato confermano questo eclettismo: accompagnamento
al pianoforte (che suona lui stesso), formazioni da "varietà", gruppo rock degli Zoo,
grandi orchestre sinfoniche: la tavolozza è delle più vaste.
Ha inoltre composto musica "classica", un oratorio ispirato alla "Chanson du Mal-Aimé"
di Apollinaire, parecchie "opere" tra cui "La Vie d'Artiste" e "L'Opéra du Pauvre" (...)
La diversità dei campi in cui Ferré interviene spiega in parte la natura della sua considerevole
opera letteraria che annovera alcune migliaia di pagine e assume molteplici aspetti.
Essa è essenzialmente poetica ma non si limita solo a questo. Léo Ferré ha scritto un
romanzo ("Benoît Misère"), testi in prosa spesso a carattere filosofico, libretti d'opera.
Al pari della musica la sua opera letteraria ha una grande varietà d'ispirazione e di scrittura.
Ferré ha ripreso i temi lirici della fuga del tempo, della morte e dell'amore, risignificandoli
con un'interpretazione molto originale. Un filo conduttore guida costantemente i
suoi passi : la rivolta.
Léo Ferré è profondamente segnato dall'anarchia che definisce come "la formulazione
politica della disperazione", la manifestazione del rifiuto, il marchio dell'estrema solitudine,
ma anche come l'espressione propria dell'amore.
Léo Ferré appare scrittore indipendente da ogni scuola, da ogni dottrina. Se la sontuosità
delle immagini e l'audacia degli accostamenti sembrano talora situarlo nel movimento dei
surrealisti, se utilizza il termine "dettato" per definire ciò che gli succede quando scrive, è
altresì vero che egli respinge la scrittura automatica considerandola
metodologica, procedurale, artificiosa. La grande forza di Léo sta nell'aver praticato con pari
fortuna la scrittura letteraria, la composizione musicale e l'interpretazione. Nell'opera di Ferré
questi modi di espressione differenti s'intrecciano. Anche nei testi che non hanno dato
luogo a canzoni la musica è presente, sottesa. Non si tratta solo di musica delle parole.
Il fraseggio del testo è sempre portatore di un fraseggio musicale.
In Léo Ferré, poeta musicista o musicista poeta, è la padronanza perfetta di questi due
modi di espressioni a segnarne profondamente la creatività.
Quanto alla scrittura letteraria, è estremamente varia. Léo Ferré ha spesso utilizzato
l'argot, un argot personale, portatore di neologismi, creatore di invenzioni verbali.
Ma ha anche praticato espressioni di grande purezza, anzi di grande classicità.
Ha scritto testi corti, raccolti, concentrati, come pure ha composto testi lunghissimi che
trasportano torrenti di parole. Ha adottato forme poetiche classicamente versificate
che a volte ha abbandonato per il verso libero o per la prosa poetica.
Se tutte queste tendenze coesistono nel corso della sua carriera, un'evoluzione tuttavia
si può rilevare. Essa permette di parlare di una scrittura ante-1968 e di una post-1968.
Nella prima, il ricorso all'argot è molto frequente e i testi corti prevalgono. Nella seconda,
l'argot si fa più raro, mentre l'espressione tende ad ampliarsi (...).
Robert Horville
docente di Letteratura Francese all'Università di Lille III 3
e direttore delle collane Classici Larousse
Traduzione di Giuseppe Gennari
[materiale ripreso dal sito http://www.leoferre.org]
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NI DIEU NI MAITRE
(1964)
La cigarette sans cravate
Qu'on fume à l'aube démocrate
Et le remords des cous-de-jatte
Avec la peur qui tend la patte
Le ministère de ce prêtre
Et la pitié à la fenêtre
Et le client qui n'a peut-être
NI DIEU NI MAîTRE
Le fardeau blême qu'on emballe
Comme un paquet vers les étoiles
Qui tombent froides sur la dalle
Et cette rose sans pétale
Cet avocat à la serviette
Cette aube qui met la voilette
Pour des larmes qui n'ont peut-être
NI DIEU NI MAîTRE
Ces bois qu'on dit de justice
Et qui poussent dans les supplices
Et pour meubler le sacrifice
Avec le sapin de service
Cette procédure qui guette
Ceux que la société rejette
Sous prétexte qu'ils n'ont peut-être
NI DIEU NI MAîTRE
Cette parole d'évangile
Qui fait plier les imbéciles
Et qui met dans l'horreur civile
De la noblesse et puis du style
Ce cri qui n'a pas de rosette
Cette parole de prophète
Je la revendique et je vous souhaite
NI DIEU NI MAîTRE
NI DIEU NI MAîTRE !
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NÉ DIO NÉ PADRONE
(1964)
Versione di Enrico Medail
La sigaretta di prammatica
Accesa all'alba democratica
Con il rimorso del custode
Mentre il terrore vi corrode
Di questo prete il ministero
E la pietà che sta al balcone
E il cliente che non ha
NÉ DIO NÉ PADRONE
Il nostro tragico fardello
Impacchettato per le stelle
Che cadon fredde sul selciato
Ed una rosa denudata
Questo avvocato e le sue carte
E un'alba di disperazione
Per questo pianto che non ha
NÉ DIO NÉ PADRONE
Le travi dette di giustizia
Spuntate all'ombra del supplizio
Ammobiliando il sacrificio
Con una bara di servizio
La procedura che sorveglia
Chi viene messo in proscrizione
Con il pretestso che non ha
NÉ DIO NÉ PADRONE
Questa parola del vangelo
Che agli imbecilli vende il cielo
E dà un blasone e uno stile
Anche all'atrocità civile
Questa parola da profeta
Di augurio e rivendicazione
Che non conosciate mai
NÉ DIO NÉ PADRONE
NÉ DIO NÉ PADRONE
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PAUVRE RUTEBEUF
(Complainte de l'Amitié)
D'après un poème de Rutebeuf
Que sont mes amis devenus
Que j'avais de si près tenus
Et tant aimés
Ils ont été trop clairsemés
Je crois le vent les a ôtés
L'amour est morte.
Ce sont amis que vent emporte
Et il ventait devant ma porte
Les emporta.
Avec le temps qu'arbre défeuille
Quand il ne reste en branche feuille
Qui n'aille à terre
Avec pauvreté qui m'atterre
Qui de partout me fait la guerre
Au temps d'hiver.
Ne convient pas que vous raconte
Comment je me suis mis à honte
En quell' manière.
Que sont mes amis devenus
Que j'avais de si près tenus
Et tant aimés
Ils ont été trop clairsemés
Je crois le vent les a ôtés
L'amour est morte.
Le mal ne sait pas seul venir
Tout ce qui m'était à venir
M'est advenu.
Pauvre sens et pauvre mémoire
M'a Dieu donné le roi de gloire
Et pauvre rente
Et droit au cul quand bise vente
Le vent me vient le vent m'évente
L'amour est morte
Ce sont amis que vent emporte
Et il ventait devant ma porte
Les emporta.
L'espérance de lendemain
Ce sont mes fêtes.
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POVERO RUTEBEUF
(Compianto dell'Amicizia)
Da una poesia di Rutebeuf
Versione di Riccardo Venturi
Che son diventati i miei amici
Che tenevo a me così vicini,
Che ho tanto amato...
Sono stati troppo pochi,
Credo che il vento me li abbia strappati,
L’amore è morto.
Sono amici portati dal vento,
E soffiava forte alla mia porta:
Li ha portati via.
Col tempo che spoglia l’albero
Quando non resta foglia sul ramo
Che non cada a terra,
Con la povertà che mi prostra
E che da ogni parte mi fa guerra
Nel gelo dell'inverno
Non è bene che vi racconti
Come mi son ridotto così,
In quale modo
Che son diventati i miei amici
Che tenevo a me così vicini,
Che ho tanto amato...
Sono stati troppo pochi,
Credo che il vento me li abbia strappati,
L’amore è morto.
Sono amici portati dal vento,
E soffiava forte alla mia porta:
Li ha portati via.
Poco buonsenso e poca memoria
M’ha dato Dio, glorioso Re,
E pochi soldi,
E diritta sul culo la tramontana
M’arriva, e il vento mi squassa,
L’amore è morto.
Sono amici portati dal vento,
E soffiava forte alla mia porta:
Li ha portati via.
Le speranze nel domani
Son le mie feste.
Léo Ferré
LES ANARCHISTES
(1966)
Y'en a pas un sur cent et pourtant ils existent
La plupart Espagnols allez savoir pourquoi
Faut croire qu'en Espagne on ne les comprend pas
Les anarchistes
Ils ont tout ramassé
Des beignes et des pavés
Ils ont gueulé si fort
Qu'ils peuv'nt gueuler encore
Ils ont le coeur devant
Et leurs rêves au mitan
Et puis l'âme toute rongée
Par des foutues idées
Y'en a pas un sur cent et pourtant ils existent
La plupart fils de rien ou bien fils de si peu
Qu'on ne les voit jamais que lorsqu'on a peur d'eux
Les anarchistes
Ils sont morts cent dix fois
Pour que dalle et pourquoi ?
Avec l'amour au poing
Sur la table ou sur rien
Avec l'air entêté
Qui fait le sang versé
Ils ont frappé si fort
Qu'ils peuv'nt frapper encore
Y'en a pas un sur cent et pourtant ils existent
Et s'il faut commencer par les coups d' pied au cul
Faudrait pas oublier qu' ça descend dans la rue
Les anarchistes
Ils ont un drapeau noir
En berne sur l'Espoir
Et la mélancolie
Pour traîner dans la vie
Des couteaux pour trancher
Le pain de l'Amitié
Et des armes rouillées
Pour ne pas oublier
Qu'y'en a pas un sur cent et qu' pourtant ils existent
Et qu'ils se tiennent bien bras dessus bras dessous
Joyeux et c'est pour ça qu'ils sont toujours debout
Les anarchistes!
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GLI ANARCHICI
Versione di Guido Gennari
Non son l'uno per cento ma credetemi esistono
In gran parte spagnoli chi lo sa mai perché
Penseresti che in Spagna proprio non li capiscano
Gli anarchici
Han raccolto già tutto
Di insulti e battute
E più hanno gridato
Più hanno ancora fiato
Hanno chiuso nel petto
Un sogno disperato
E le anime corrose
Da idee favolose
Non son l'uno per cento ma credetemi esistono
Figli di troppo poco o di origine oscura
Non li si vede mai che quando fan paura
Gli anarchici
Mille volte son morti
Come è indifferente
Con l'amore nel pugno
Per troppo o per niente
Han gettato testardi
La vita alla malora
Ma hanno tanto colpito
Che colpiranno ancora
Non son l'uno per cento ma credetemi esistono
e se dai calci in culo c'è da incominciare
Chi è che scende per strada non lo dimenticare:
Gli anarchici!
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Léo Ferré
AVEC LE TEMPS
(1962)
Avec le temps...
Avec le temps, va, tout s'en va
On oublie le visage et l'on oublie la voix
Le coeur quand ça bat plus, c'est pas la peine d'aller
Chercher plus loin, faut laisser faire et c'est très bien
Avec le temps...
Avec le temps, va, tout s'en va
L'autre qu'on adorait, qu'on cherchait sous la pluie
L'autre qu'on devinait au détour d'un regard
Entre les mots, entre les lignes et sous le fard
D'un serment maquillé qui s'en va faire sa nuit
Avec le temps tout s'évanouit
Avec le temps...
Avec le temps, va, tout s'en va
Mêm' les plus chouett's souv'nirs ça t'a un' de ces gueules
A la Gal'rie j'Farfouille dans les rayons d'la mort
Le samedi soir quand la tendresse s'en va tout' seule
Avec le temps...
Avec le temps, va, tout s'en va
L'autre à qui l'on croyait, pour un rhume, pour un rien
L'autre à qui l'on donnait du vent et des bijoux
Pour qui l'on eût vendu son âme pour quelques sous
Devant quoi l'on s'trainait comme trainent les chiens
Avec le temps, va, tout va bien
Avec le temps...
Avec le temps, va, tout s'en va
On oublie les passions et l'on oublie les voix
Qui vous disaient tout bas les mots des pauvres gens
Ne rentre pas trop tard, surtout ne prend pas froid
Avec le temps...
Avec le temps, va, tout s'en va
Et l'on se sent blanchi comme un cheval fourbu
Et l'on se sent glacé dans un lit de hasard
Et l'on se sent tout seul peut-être mais peinard
Et l'on se sent floué par les années perdues
Alors vraiment
Avec le temps on n'aime plus.
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COL TEMPO
Versione italiana cantata da Léo Ferré stesso
Col tempo sai
Col tempo tutto se ne va
Non ricordi più il viso
Non ricordi la voce
Quando il cuore ormai tace
A che serve cercare
Ti lasci andare
E forse è
Meglio cosi
Col tempo sai
Col tempo tutto se ne va
L'altro che adoravi
Che cercavi nel buio
L'altro che indovinavi
In un batter di ciglia
Tra le frase e le righe
E il fondo tinta
Di promesse agghindate
Per uscire a ballare
Col tempo sai
Tutto scompare
Col tempo sai
Col tempo tutto se ne va
Ogni cosa appassisce
Io mi scopro a frugare
In vetrine di morte
Quando il sabato sera
La tenerezza
Rimane senza
Compagnia
Col tempo sai
Col tempo tutto se ne va
L'altro a cui tu credevi
Anche a un colpo di tosse
L'altro che ricoprivi
Di gioielli e di vento
Ed avresti impegnato
Anche l'anima al monte
A cui ti trascinavi
Alla pari di un cane
Col tempo sai
Tutto va bene
Col tempo sai
Col tempo tutto se ne va
Non ricordi più il fuoco
Non ricordi le voci
Della gente da poco
E il loro sussurare
Non ritardare
Copriti
Col freddo che fa
Col tempo sai
Col tempo tutto se ne va
E ti senti il biancore
Di un cavallo sfiancato
In un letto straniero
Ti senti gelato
Solitario ma in fondo
In pace col mondo
E ti senti tradito
Dagli anni perduti
Allora tu
Col tempo sai
Non ami più
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