Le canzoni di Violeta Parra
VIOLETA PARRA

"Gracias a la vida, que me ha dado tanto...
Me ha dado el riso, y me ha dado el llanto,
Los dos materiales que forman mi canto
Y el canto de ustedes, que es el mismo canto,
Y el canto de todos, que es mi propio canto.
Gracias a la vida, que me ha dado tanto."

"Grazie alla vita, che mi ha dato tanto...
Mi ha dato il riso, e mi ha dato il pianto,
I due materiali che formano il mio canto
E il vostro canto, che è lo stesso canto,
E il canto di tutti, che è anche il mio canto.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto."

"Thank you, life, you gave me so much...
You gave me laughing, you gave me crying,
The two materials my singing is made of,
And so is your singing, that's the same singing,
And everybody's singing, that is my own singing.
Thank you, life, you gave me so much."

"Merci à la vie, pour m'avoir donné si beaucoup...
Elle m'a donné le rire, elle m'a donné les larmes,
Les deux matériaux dont est fait mon chant,
Et votre chant, qui est le même chant,
Et le chant de tous, qui est mon propre chant.
Merci à la vie, pour m'avoir donné si beacoup..."

"Danke dir, Leben, mir gabst du soviel...
Mir gabst du das Lachen, mir gabst du das Weinen,
Aus beiden Stoffen besteht mein Singen,
Und auch euer Singen, ja, dasselbe Singen,
Und das Singen aller, mein eigenes Singen.
Danke dir, Leben, mir gabst du soviel."

"Obrigada, vida, por ter-me dado tão muito...
Deste-me o rir, deste-me o chorar,
Os dois materiais que formam o meu canto,
E o canto de vocês, que é o mesmo canto,
E o canto de todos, que é o meu próprio canto.
Obrigada, vida, por ter-me dado tão muito."


Violeta Parra nacque a San Carlos, nella provincia cilena di Chillán, 
il 4 ottobre 1917.
Figlia di una sarta rurale e di un piccolo professore di musica interessato 
al folklore del suo paese, era la terza di nove figli. Il suo ambiente 
familiare e la sua prima infanzia sono ricordati nei primi due brani di 
uno dei suoi capolavori, "Canto para una semilla" ("Canto per un seme")-
All'età di soli tre anni, la famiglia intera si trasferì in un sobborgo di 
Santiago del Cile; date le condizioni economiche assai precarie, fin da 
piccolissima cominciò a cantare in locali pubblici per guadagnare qualche soldo.
A nove anni imparò a suonare la chitarra, che da lei fu in seguito chiamata 
"Compañera Guitarra"; le prime canzoni Violeta le scrisse all'età di dodici anni.
Diplomatasi maestra elementare, a 23 anni Violeta esordisce in un teatro 
della capitale cilena e incide i suoi primi dischi; nel frattempo, i suoi interessi 
per l'autentica musica popolare cilena la spingono sempre di più al contatto 
con la gente e, di conseguenza, ad una precisa maturazione e presa di 
coscienza politica.
Nel 1952 si sposa con Luis Cereceda, dal quale ha due figli, Isabel e Ángel. 
Entrambi diverranno cantanti e musicisti e accompagneranno la madre nella 
sua parabola artistica; durante la dittatura di Pinochet, al pari degli Inti-Illimani, 
vivranno in esilio in Italia.
Grazie ai consigli di suo fratello Nicanor (anch'egli poeta di valore), Violeta Parra 
comincia alla metà degli anni '50 il suo "viaje infinito" per tutto il Cile, dal nord 
rovente e desertico fino alle estreme e gelide terre australi. Dal suo "viaggio infinito" 
nasceranno, oltre alle raccolte di canti popolari che saranno alla base dell'intero 
movimento della "Nueva Canción Chilena", dei capolavori poetici come 
"Rún Rún se fue p'al Norte" e "Exilada del Sur" (entrambe cantate poi dagli 
Inti-Illimani -la prima però in una versione assai abbreviata).
Assieme al musicista Patricio Manns e a un giovane allievo, Víctor Jara, 
fonda una società editoriale e discografica chiamata "Estampas de América"; 
torna a viaggiare, approfondendo ancora di più le radici, le tradizioni e le lotte 
sia dei contadini che del proletariato e del sottoproletariato urbano.
Contemporaneamente si dedica anche ad altre attività artistiche, come la 
ceramica e la tappezzeria.  
Da questa febbrile attività nascono altri capolavori, come "Los pueblos americanos" 
e, soprattutto, "Gracias a la vida", la canzone per la quale diviene nota in tutto 
il mondo.
Violeta Parra fu una donna generosa, geniale ed inquieta. Di carattere soggetto 
ad allegrie irresistibili e a terribili depressioni improvvise, ebbe sempre chiaro 
quale fosse il compito che si era prefisso. Del folklore diceva: "Non lo intendo 
come una sopravvivenza archeologica isolata che si sviluppa come cultura dominata 
nei confronti di una cultura dominante, ma come un fenomeno culturale che corrisponde 
a determinate forme sociali e che si trasforma o si annulla in funzione di tale corrispondenza".
E' in seguito a tale sempre più marcata compenetrazione con il suo popolo e la sua 
gente, che Violeta Parra, negli anni '60, si avvicina al Partito Comunista Cileno e 
comincia a scrivere canzoni di estrema violenza rivoluzionaria e anticlericale.
Nel 1966 tiene gli ultimi concerti nell'estremo sud del Chile, a Puerto Montt. 
Durante la serata finale nella cittadina australe, una donna del popolo che aveva 
assistito anche agli altri concerti, vista la difficoltà che Violeta aveva nel trovare una 
sedia adatta per suonare (era alta solo 1,51), gliene fabbrica una delle sue misure e 
gliela regala. 
E' la stessa sedia sulla quale, il 5 maggio 1967, Violeta Parra viene trovata morta 
nel retro di un teatro di Santiago nel quale si era appena esibita. Verrà in seguito 
accertato che si era suicidata assumendo una dose letale di barbiturici.

Riccardo Venturi.

CANTO PARA UNA SEMILLA - CANTO PER UN SEME

Violeta Parra ha narrato tutta la sua vita nelle sue canzoni. 
E, particolarmente, con "Canto para una Semilla" ("Canto per un
Seme"). Una corale scritta nei primi anni '60 ed alla quale collaborò,
per la partitura musicale (basata interamente su temi del Cile
centrale) anche il celebre musicista Luis Advis.
"Canto para una Semilla" fu eseguito per la prima volta dal gruppo dei
Quilapayún e da Víctor Jara, nel 1963. E' stato in
seguito anche inciso dagli Inti Illimani. 
Il "Canto" consta di sei canzoni, un intermezzo ed una parte recitata
fra una canzone e l'altra (Con un'introduzione ed il suo famoso
incipit: "Cantar es lindo deleite". Cantare è un dolce piacere.).
Violeta recitava nell'esecuzione originale; dopo la sua morte, i
recitativi furono affidati ai suoi figli Isabel e Angel.
Il "Canto para una Semilla" è stato pubblicato in Italia nel 1977; i
recitativi (tradotti da Ignazio Delogu, come del resto tutti i
rimanenti testi di Violeta Parra, degli Inti Illimani e di Víctor
Jara, per i "Paperbacks Poeti" della Newton Compton) furono affidati
all'attrice Edmonda Aldini. Le canzoni erano eseguite dagli
Inti-Illimani, "allargati" anche a Isabel e Angel Parra (che in quel
caso cantavano) e a Patricio Manns.
Poco dopo l'uscita dell'album, il "Canto para una Semilla" fu portato
in tournée per tutta Italia. Il 23 marzo 1977 fu trasmesso in seconda
serata dall'allora neonata Rete 2 della RAI.
Altri tempi.
Avrei voluto ricondurre alla memoria tutto quanto, ma non ce l'ho
fatta con la parte recitata. Avevo l'album, ma mi si è come "consunto"
fino a spezzarsi del tutto; e non l'ho più ritrovato da nessuna parte.
Lascio quindi parlare Violeta Parra e il suo "Canto"; ma, al posto del
recitativo, inserisco qualche notizia e considerazione personale.
Il "Canto para una Semilla" è scritto in tutti i registri linguistici
possibili, dallo spagnolo più sontuoso al dialetto di Chillán; la
traduzione, persa quella di Ignazio Delogu, è mia.

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CANTO PARA UNA SEMILLA
CANTO PER UN SEME

Testi e musica: Violeta Parra e Luis Advis
Traduzione di Riccardo Venturi (2000)
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"Cantar es lindo deleite"....
"Cantare è un dolce piacere, specialmente se ti accompagni con una
chitarra!"
Così comincia il "Canto per un Seme". La storia della vita di chi lo
ha scritto, delle sue scoperte, delle sue delusioni, delle sue
ricerche, della sua militanza; e, anche, della premonizione della sua
morte. E di una speranza di riscatto e di cambiamento radicale mai
venuta meno.
Di ambiente piccolo borghese, Violeta Parra è pur sempre una
"privilegiata" per gli standard del Cile del suo tempo; i suoi
genitori, inoltre, le danno un'educazione molto libera, permettendole
di "formarsi" per la strada e nei campi.
L'introduzione al "Canto" è gioiosa; ma il tono cambia ben presto. Fin
da bambina Violeta si accorge del mondo che la circonda.
Ma sentiamo come, dopo l' "Introduzione", Violeta Parra ritrae la sua
famiglia:

1. LOS PARENTES		              La Famiglia

José Calixto su nombre		Si chiamava José Calixto,
Fue bastante respetado,		Fu abbastanza rispettabile,
Amistoso y bien letrado		Amichevole e ben istruito,
Su talento les asombre.		Il suo talento vi sorprenderebbe.
Más le aumente su renombre	              Aumenterò la sua buona fama
Al decir muy en breve		Dicendo assai brevemente
No más entre martes y jueves	Come tra il martedì e il giovedì
Procura mostrar su honor		Cerca di mostrare il suo onore
Defendiendo el Tricolor		Difendendo il Tricolore
Del año setente y nueve		Dell' anno '79.
En la ciudad de Chillám		Nella città di Chillán
Vivía en un caserón		              Viveva in un casermone,
Dueño de una población		"Capo" di un sobborgo
De gran popularidad;		Dove abitava tanta gente;
Pa' mayor autoridad		Per aver ancor più autorità
Manda su hijo a la escuela	              Manda suo figlio a scuola
Y a petición de mi abuela		E su richiesta di mia nonna
Le va enseñar a solfear		Lo manda a imparare a suonare
Para una orquesta formar		Per formare un'orchestra
De harpa, violín y vihuela.	              Con arpa, violino e viola.

Questo è il nonno paterno di Violeta Parra, ed è anche un sobborgo di
una città cilena nel 1879. Il nonno è una specie di "Nazionalista
moderato", ma non è un conservatore di stampo classico; da un lato è
il "capo sobborgo", illudendosi di avere un'autorità che non ha. Però
ostenta qualche "status symbol" di allora: manda suo figlio a scuola
(!) e gli fa imparare la musica. Ma passiamo adesso al nonno materno:

Mi abuelo por parte 'e maire	             Mio nonno per parte di madre
Era inquilino mayor		             Era capo fittavolo
Capataz y cuidador		             Fattore e procuratore
Poco menos que del aire;	             Poco meno che dell'aria;
El rico con su donaire	             Il ricco con la sua prepotenza
Lo tenía de obligado		Lo teneva sotto di sé,
Caballerizo montado		Cocchiere in carrozza
De viñatero y rondín,		Vinattiere e guardiano,
Podador en el jardín		Giardiniere e potatore,
Y hortalicero forzado.		E gli imponeva di curar l'orto.
Al verlo a primera vista		Guardandolo a prima vista
Parece mi lindo abuelo		Il mio bel nonno sembra
Algún arcángel del cielo		Un arcangelo in cielo,
Gemelo de Juan Bautista;	              Gemello di Giovanni Battista;
Azules sus pupilitas		              Azzurri i suoi occhi,
Dorada su cabellera		              Bionda la sua capigliatura
Montado en su yegua overa	              Montato sulla sua cavallina
No hay niña que no lo mire,	              Non c'è ragazza che non lo guardi,
Ni vieja que non suspire		Né vecchia che non sospiri
Por detracito 'e mi abuela.	              Alle spalle di mia nonna. 

E questa è un'altra parte del Cile di quel tempo: il "factotum" del
ricco, sempre al suo servizio. Un servo, appunto; ma un servo
"nobilitato". Non per questo meno servo, come si coglie nell'ironia
delle parole di Violeta Parra. La quale, dei genitori, parla un po'
meno; ha già individuato tutto il suo ambiente nei nonni.

Mi taita fue muy letrario,		Mio padre fu assai istruito,
Pa' profesor estudió		Studiò da professore
Y a las escuelas llegó		E andò nelle scuole
A enseñar su diccionario.		A insegnare il suo "latino".
Mi mama como canario		Mia madre, come un uccellino
Nació en un campo florido	              Nacque in un campo in fiore,
Como zorzal entumido		Come un calabrone svolazzante
Creció entre la candelilla		Crebbe fra il biancospino,
Conoció lo que es la trilla		Conobbe la mietitura,
La molienda, el amasijo.		La macina e il raccolto.

Qui termina la descrizione della famiglia, con la ripetizione per tre
volte della strofa finale in duetto (ovvero fra i due figli di Violeta
Parra, che cantano la canzone).

Libera, come sarebbe sicuramente piaciuto al Guccini di "Culodritto",
Violeta Parra è un vero "maschiaccio" malgrado le sue dimensioni
minime (anche da adulta non superò mai la statura di un metro e
cinquantadue). Violeta Parra disse sempre di aver avuto un infanzia
felicissima, piena di "ammaccature" e di risse, ma anche di giochi da
sola e di camminate da maratoneta. Imparò la solitudine e a cavarsela
sempre da sola; e, come dichiarò sempre, "me quedé una niña". La
chiamavano "La Feliz Violeta":

Cuando me pierdo en la viña	              Quando mi perdo nella vigna
Armando mis jugarretas		Armando le mie tagliole
Yo soy la feliz Violeta,		Sono Violetta Cuorcontento,
El viento me desaliña!		Il vento mi spettina tutta!	

E, subito dopo, inizia un pezzo vertiginoso sia nell'andamento
musicale che nel linguaggio, scritto interamente in dialetto. Le
avventure di Tom Sawyer!
Ma c'è anche il ballo e la musica!

2. LA INFANCIA			L'Infanzia

Así a poco a poco aprendo	              Così a poco a poco imparo
Lo qu'es mansera y arao		Quel che son la madia e l'aratro
Arrope, zanco y gloriao		Il mosto cotto, il sostegno e il ponce
Bolillo que está tejendo		La conocchia che sta tessendo,
La piedra qu'está moliendo	              La pietra che sta a macinare,
Siembra, apueca, poda y trilla	Semina, taglio, potare e trebbiare,
Emparva, corta y vendimia                   Stendere il grano, la spula, la vendemmia
Y cuantas clases de arañas	              E quante specie di ragni
Carcomen la manzanilla.		Mangiano le mele acerbe.
Lo aprendo a bailar la cueca	              Imparo a ballare la "cueca",
Toco vihuela, improviso		Suono la viola improvvisando,
Descuero rana' a cuchillo	              Scuoio rane col coltello
Ya le doy vuelta a la rueda	              E faccio partire il telaio,
Como una gallina clueca		Come una chioccia
Saco mi linda parvá'		Covo la mia bella nidiata
Y en la calfana caldeá'		E nel fienile riscaldato
Dorao dejo el triguito		Lascio imbiondire il grano
Y amarillo el motecito		E ingiallire il mais,
Nadie me gana a peleá'!		Nessuno mi vince nelle risse!

La strofa, cantata da Isabel Parra, è ripetuta con gli Inti-Illimani
che si inframezzano con l'intermezzo della "Feliz Violeta".
E', fra parentesi, il brano che canto sempre a quelli che mi dicono
che "lo spagnolo si capisce senza problemi"; anche considerando che
deve essere eseguito quasi senza respirare, in venti secondi. :-)

Ma passano gli anni....
Qualcosa accade.
Finiscono i tempi felici.

Passano gli anni e per la giovane Violeta arriva l'amore. Il quale non
è niente di idilliaco; qualcosa da rimuovere. Addirittura di
spaventoso, di falso. Qualcuno sospettò che Violeta, da adolescente,
avesse subito una violenza sessuale (anche se lei non lo disse mai); e
questo parrebbe essere adombrato nella seconda strofa della canzone
che segue.
E, con la disillusione sull'amore (o su un certo tipo di amore), per
Violeta arriva come automaticamente la presa di coscienza. "Nessuno è
morto per una fede al dito, o per vivere senza marito, o per scemenze
del genere", si dice nel recitativo; è qui che Violeta inizia il suo
viaggio, sempre più dichiaratamente anarchica, anticlericale, libera
in modo viscerale. Inizia a viaggiare per tutto il suo lunghissimo
Paese, come farà per tutta la vita, e a cantare quello che per lei è
il suo vero amore: il suo popolo, le sue vicende, le sue lotte e le
sue tradizioni più ostacolate, represse, compresse. Lo fa con un tono
che si fa via via sempre più duro: "Che dirà il Santo Padre che vive
Roma / Che gli stiamo sgozzando le sue colombe?". Un tono di lotta
continua, senza ripensamenti; il tono di chi crede che la morte non
faccia finir niente ("La muerte no acaba nada"). Non la conosce
nessuno e lei gira, vaga, canta e balla; e sono proprio gli anni in
cui, nella parte nord del suo Continente, un certo Woody Guthrie sta
facendo la stessa esatta cosa. Chissà, se si fossero incontrati...
L'Amore lascia questo tipo di traccia in Violeta Parra. Questa canzone
disperata, definitiva, meravigliosa. Questa confessione a metà tra il
rimpianto ed il non tornare indietro, perché la scelta è stata fatta. 
Vorrei che ne conosceste tutti la musica per poterla cantare.

3. EL AMOR		      L'Amore

La vida me dá recelo,	      La vita mi fa paura,
Me espanta la indiferencia,	      Mi spaventa l'indifferenza,
La mano de la inclemencia	      La mano dell'inclemenza 
Me ha echado este nudo ciego.    Mi ha stretto questo nodo cieco.
La fuerza me ha consumido	      La forza mi ha consumata
Y me ha atormentado el alma      E mi ha torturato l'anima,
Pa' mi lo que llaman calma	      Per me quello che chiaman "calma"
Es vocablo sin sentido.	      E' una parola senza senso.

Pa' mi lo que llaman calma	      Per me quello che chiaman "calma"
Es vocablo sin sentido.	      E' una parola senza senso.

El sol reseca el barbecho	      Il sole dissecca il maggese,
Lo deja como la espina	      Lo lascia come un pruno secco,
Me clava con negra inquina	      Mi tormenta con bile nera
Si piso este duro lecho.	      Se mi stendo su quel duro letto.
Camino por un momento	      Cammino per un momento
Las calles a la sin rumbo	      Per le strade, senza meta,
Veo que estoy en el mundo	      Vedo che sono al mondo
Sin más que el alma en el cuerpo.Con niente più nel corpo, tranne l'anima.

Veo que estoy en el mundo	      Vedo che sono al mondo
Sin más que el alma en el cuerpo.Con niente più nel corpo, tranne l'anima.

Miserias y alevosías		      Miserie e tradimenti
Anudan mis pensamientos	      S'intrecciano ai miei pensieri,
Entre las aguas y el viento	      E tra le acque e il vento
Me pierdo en la lejanía.	      Mi perdo nella lontananza.
No lloro yo por llorar	      Io non piango così per fare
Sino por hallar sosiego	      Ma per trovare conforto,
Mi llorar es como un ruego	      Il mio pianto è come una preghiera
Que nadie quiere escuchar.	      Che nessuno vuole ascoltare.

Mi llorar es como un ruego	      Il mio pianto è come una preghiera
Que nadie quiere escuchar.	      Che nessuno vuole ascoltare.

(I quattro versi di inizio della terza strofa, fra i più belli mai
scritti da Violeta Parra, furono ripresi anche in "Exilada del Sur",
uno dei suoi capolavori).

Non so come mai, ma mi viene a mente sempre una canzonetta di Amedeo
Minghi, quando ascolto questo brano. "Cantare è d'amore", dice il
Minghi; come no. Col cazzo!
Cantare, scrivere, ogni cosa è buttarsi sul mondo, nel mondo, dentro e
fuori il mondo. Questo e nient'altro. Tutto il resto sono solo cazzate
immonde, chiunque le scriva o le dica.
Ed è quello che Violeta Parra fece.
Prese anche la patente di guida.
Il Cile è lungo 4500 chilometri.

E lungo quei 4500 chilometri, dal nord desertico dove non piove da 450
anni (nella Puna de Atacama) fino al gelo australe di Punta Arenas e
della Tierra del Fuego, Violeta Parra incontrò tutti e cantò di tutti,
cominciando a seminare una sorta di "terrore". Quella minuscola donna
dai capelli lunghissimi, alla quale potrebbe essere senza alcun
problema applicato il "teorema De André": dove finivano le sue dita
incominciava in qualche modo una chitarra.

Lungo quei 4500 chilometri si accorse come si viveva veramente.

La coscienza. Eccola qui la coscienza di chi viaggia per l'ingiustizia
del mondo.
Ma non voglio fare "tirate", qui.
Lascio parlare Violeta Parra.
Guardate come si cambia tono, adesso!

4. LA CONCIENCIA		              La Coscienza

Válgame Dios como están	              Ne guardi Iddio come stanno
Todos los pobres cristianos	              Tutti questi poveri cristiani
En este mundo inhumano	              In questo mondo disumano
Partido mitá' a mitá'.		Diviso a metà.
Del rico es esta maldá'!		E' tutta colpa dei ricchi!
Lo digo muy conmovida.		Lo dico assai commossa.
Dijo el Señor a María:		Disse il Signore a Maria:
Son para todos las flores,		Sono per tutti i fiori,
Los montes, los arreboles,	              Le montagne, i declivi,
¿Porque el pudiente se olvida?	Perché il potente se ne scorda?

Si el sol pudieran guardarlo	              Se il sole potessero ingabbiarlo
Lo hicieran de buena gana,	              Lo farebbero assai volentieri,
De noche, tarde y mañana	              Di notte, sera e mattina
Quisieran acapararlo.		Lo vorrebbero tutto per sé.
Por suerte que pa' alcanzarlo	              Menomale che per raggiungerlo
Se necesitan cojones.		Ci vogliono le palle.
De rabia esconden las flores	              Per rabbia nascondono i fiori,
Las meten en calabozos		Li mettono in guardina
Privando al pobre rotoso		Privando il povero straccione
De sus radiantes colores.		Dei loro colori splendenti.

No puede ní el más flamante	              Neanche chi se ne frega di tutto
Pasar en indiferencia		Può restare indifferente
Si brilla en nuestra conciencia	              Se brilla nella nostra coscienza
Amor por los semejantes.		Amore per i propri simili.

En este mundo moderno		In questo mondo di oggi,
¿Qué sabe el pobre del queso?	Che ne sa il povero del formaggio?
Caldo de papas sin hueso	              Broda di patate senz'osso,
De no saber lo que es tierno.	              Non sa neppure com'è la carne.
Por casa callampa, infierno	              Come casa una baracca, un inferno
De lata y ladrillos viejos.		Di latta e tegole vecchie.
¿Cómo le aguanta el pellejo?	              Come fa a tirare avanti?
Eso sí que no lo sé:		              Questo proprio non lo so:
Pero bien sé que el burgués	              Però so bene che il borghese
Se pita al pobre verdejo.		Piglia per il culo il povero.

No puede ní el más flamante	              Neanche chi se ne frega di tutto
Pasar en indiferencia		Può restare indifferente
Si brilla en nuestra conciencia	              Se brilla nella nostra coscienza
Amor por los semejantes.		Amore per i propri simili.

No pierdo las esperanzas		Non perdo le speranze
De que ésto tenga su arreglo	              Che un giorno qualcosa s'aggiusti,
Un día este pobre pueblo	              Un giorno questa povera gente
Tendrá una feliz mudanza!	              Avrà un bel cambiamento!
El toro solo se amanza		Il toro solo si ammansisce
Montándolo bien en pelo.	              Montandolo bene a pelo.
No tengo ningún recelo		Non ho nessuna paura
De verlo vuelto tirilla		Di vederlo a gambe all'aria:
Quando se dé la tortilla,		Quando si rigirerà la frittata,
La vuelta que tanto anhelo.	              Il ribaltamento cui tanto aspiro.


E tanto per dare una botta anche ai fautori dell' "Arte per l'Arte" e
ai tanti esteti che circolavano allora come adesso, ed anche tanto per
dare una rinfrescatina alla canzone militante, in barba al nostro
amato Guccini e alle sue interviste, Violeta Parra si occupa anche
della Poesia:

5. LA POESIA			La Poesia

Si escribo esta poesía		Se scrivo questa poesia
No es sólo por darme gusto	              Non è solo per piacere,
Mas por bien meterle susto	              Ma per incalzare senza tregua
Al mal con alevosía.		Il male, spietatamente.
Quiero marcar la partida		Voglio sottolineare da dove parto,
Por eso prendo centella		E quindi mi do una spinta,
Que me ayuden las estrellas	              Che mi autino le stelle
Con su inmensa claridad		Con la loro immensa lucentezza
Pa' publicar la verdad		Per metterere allo scoperto
Que anda a la sombra en la tierra.       Quel che è in ombra in questa terra.

Mi corazón peregrino		Il mio cuore girovago
Se afirma en este servicio	              Si rafforza in questo servizio,
Será grande el beneficio		Sarà grande il beneficio
Que le otorgue a mi destino.	              Che sarà concesso al mio destino.
El pensamiento infinito,		Il pensiero infinito,
La traición a cada instante,	              Il tradimento in ogni istante,
No puede ní el más flamante	              Neanche chi se ne frega di tutto
Pasar en indiferencia		Può restare indifferente
Si brilla en nuestra conciencia	              Se brilla nella nostra coscienza
Amor por los semejantes,		Amore per i propri simili,

Si brilla en nuestra conciencia	              Se brilla nella nostra coscienza
Amor por los semejantes.		Amore per i propri simili.

Violeta Parra vagò, cantò, fondò teatri, incise dischi, scoprì e lottò
per tutta la sua vita. Il suo nome cominciò ad essere noto anche dei
confini del Cile, con le sue canzoni violentissime e dolci ad un tempo
stesso. Allegre e tristissime, divertenti e tragiche, e, talvolta,
spietatamente surreali (come la stupenda "Parabienes al Revés", gli
"Auguri all'incontrario" in cui immagina di essere, da adulta, una
sorta di terribile "piccola peste" seminando lo scompiglio a un
matrimonio di ricchi). 
Ma era sempre la "feliz Violeta", una "feliz" con negli occhi, con una
chiarezza terrificante, tutte le ingiustizie, gli orrori, le falsità
di un mondo e di tutto il mondo.
Negli anni in cui passava la sua vita vagando e cantando per il Cile,
si erano succedute una spietata dittatura (quella di Gonzáles Videla;
Pinochet non è stato il primo) con il suo famigerato lager di Rancagua
e una serie di governi "democratici", ovvero rigorosamente borghesi e
conservatori (di destra o democristiani). 
Ma erano anche gli anni in cui qualcosa cominciava davvero a cambiare;
e Violeta Parra, assieme a Pablo Neruda e ad altri, era una delle voci
più importanti di questo cambiamento.
Chissà se Violeta cominciò a pensare alla morte per stanchezza. O,
chissà, per aver sentito d'aver come esaurito la sua utilità, una
volta avviato il processo, la "vuelta" cui tanto anelava.
Il 5 maggio 1967 (lo stesso anno della morte del Che Guevara) tenne un
concerto a Santiago; poi si chiuse nel suo camerino e si uccise. Non
molto tempo prima aveva scritto "Gracias a la Vida", la sua canzone
più celebre, il suo ringraziamento alla vita che le aveva dato tanto:
colori, sapori, temporali, riso e pianto. I due materiali che formano
il suo canto.
Ma scrisse, nel "Canto per un Seme", anche la sua morte e la sua
speranza. La fine delle sue sofferenze, mai sopite, ed il perpetuarsi
di ciò per cui aveva lottato tutta la vita. 
Con queste due canzoni, si chiude. Ci fu un cambiamento, durato tre
anni; poi venne un generale e l'11 settembre 1973. Lei non vide
nessuna di queste due cose.

"Yo nunca he sido fascista"
(Augusto Pinochet Ugarte).

6. LA MUERTE			La Morte

Me voy por un senderito		Vado per un viottolo
Sembrado de blancos yuyos	              Disseminato di bianchi "yuyos",
En árboles en capullo		Di alberi verdeggianti,
Ya cantan los chincolitos		Già cantano gli uccellini.
En el estero infinito		              Nella calma infinita
Se están meciendo las aguas	              Stanno scorrendo le acque,
La sombra de la patagua		L'ombra della "patagua"
Me recibe con cariño		Mi accoglie con una carezza,
Las lágrimas del corpiño		Le lacrime, dal corpetto
Resfalan hasta mi enagua.	              Scorrono sulla sottana.

Detrás de las alamedas		Dietro i viali alberati
Se duermen los animales		S'addormentano gli animali,
Perfuman los cereales		Profumano i cereali,
Las trémulas sementeras.		I campi seminati tremolano.
Las hojas por vez postrera	              Le foglie, come antipasto,
Me brindan una sonrisa		Mi offrono un sorriso
Y me refresca la brisa		E mi rinfresca la brezza
Con sus esponjas la frente.	              Con le sue spugne la fronte.
Respiro serenamente,		Respiro serenamente,
Ya nada me martiriza.		Più niente mi fa soffrire.

Semana que mis rosales		Da una settimana i miei roseti
Estaban ya florecidos		Erano già fioriti,
Yo con mi malo sentido		Io, con la mia sbadataggine
Vi solo sus espinales.		Avevo visto solo le spine.
Las nubes primaverales		Le nubi primaverili
Parecen una pintura,		Sembrano un quadro,
Los campos con su verdura	              I campi con il loro verde
Me han descorrido el telón,	              Mi hanno spalancato il sipario,
Mis ojos bailan al son		I miei occhi ballano al suono
Del viento por la llanura		Del vento per la pianura

Ya no me clava la estrella	              Più non mi tormentan le stelle,
Ya no me amarga la luna,	              Più non mi amareggia la luna,
La vida es una fortuna		La vita è una fortuna
Vistosa, próspera y bella.		Vistosa, prospera e bella.
Las lluvias con sus centellas	              Le piogge con le loro scintille
Nos engalanan los aires		Adornano l'aria,
Nos brindan como una madre	              Ci offrono come una madre
Su aliento renovadero,		Il loro alito rinnovatore,
Ya siento que el mundo entero	Già sento che il mondo intero
Está de canto y de baile...	              Sta cantando e ballando...


7. LA ESPERANZA		              La Speranza

Me falta la comprensión		Mi manca la comprensione
Para explicar el grandioso	              Per spiegare il grandioso
Momento tán venturoso		Momento foriero di tutto
Que dentra por mi razón.		Che mi passa per la mente.
Se embarga mi corazón:		Il mio cuore è allegro:
En este mundo moderno,		In questo mondo moderno
Veo que aflojan los cuernos	              Vedo che abbassan le corna,
Los toros quedan sin hastas.	              I tori restano a palle basse.
Y el pueblo diciendo: ¡Basta	              E il popolo che dice: Basta
P'al pobre ya los infiernos!	              Con gli inferni per la gente!

América aqui presente		L'America qui presente
Con sus hermanos de clase	              Coi suoi fratelli di classe
Que empiece la fiesta grande	              Dia inizio alla gran festa
De corazones ardientes!		Dei cuori ardenti!
Se abracen los continentes	              Si abbraccino i continenti
En este momento cumbre	              In questo momento fatale,
Que surja una perdidumbre	              Che sgorghino a profusione
De lágrimas de alegría!		Lacrime d'allegria!
Se baile y cante a porfía,		Si balli e canti per sfida,
¡Se acaben las pesadumbres!	              Basta con le disgrazie!

Entremos en la columna		Entriamo nella colonna
Humana de este desfile		Umana di questa sfilata,
Miles y miles de miles		Migliaia, migliaia e migliaia
De voces fundidas en una!	              Di voci fuse in una sola!
De todas partes los hurras	              Da ogni parte gli hurrà,
Aqui todos son hermanos:	              Qui tutti sono fratelli:
Y así estarán, de  la mano	              E così staranno, per mano,
Como formando cadena!		Come a formare una catena!
Porque la sangre en las venas	Perché il sangue nelle vene
Fluirá de amor sobrehumano.	              Fluirà d'amore sovrumano.

Todo estará en harmonía,	              Tutto sarà in armonia,
El pan con el instrumento,	              Il pane con lo strumento,
El beso y el pensamiento,	              Il bacio e il pensiero,
La pena con la alegría,		Il dolore e l'allegria,
La música se deslice		La musica si scateni
Como cariño de madre!		Come la carezza di una madre!
Que se embelezcan los aires	              Che si abbellisca l'aria
Desparramando esperanzas	              Spargendo speranze,
El pueblo tendrá mudanzas,	              Per la gente cambierà tutto,
Lo digo con gran donaire!	              Lo dico con orgoglio! 	

América aqui presente		L'America qui presente
Con sus hermanos de clase	              Coi suoi fratelli di classe
Que empiece la fiesta grande	              Dia inizio alla gran festa
De corazones ardientes!		Dei cuori ardenti!
Se abracen los continentes	              Si abbraccino i continenti
En este momento cumbre	              In questo momento fatale,
Que surja una perdidumbre	              Che sgorghino a profusione
De lágrimas de alegría!		Lacrime d'allegria!
Se baile y cante a porfía,		Si balli e canti per sfida,
¡Se acaben las pesadumbres!	              Basta con le disgrazie!

Se baile y cante a porfía,		Si balli e canti per sfida,
¡Se acaben las pesadumbres!	              Basta con le disgrazie!

¡Se acaben las pesadumbres!	              Basta con le disgrazie!

¡Se acaben las pesadumbres!	              Basta con le disgrazie!




OTRAS CANCIONES - ALTRE CANZONI


VOLVER A LOS DIECISIETE

Volver a los diecisiete
Después de vivir un siglo
Es como descifrar signos
Sin ser sabio competente.
Volver a ser de repente
Tan frágil como un segundo,
Volver a sentir profundo
Como un niño frente a Dios.
Eso es lo que siento yo
En este instante fecundo.

Mi paso ha retrocedido
Cuando el de ustedes avanza,
El arco de las alianzas
Ha penetrado en mi nido
Con todo su colorido
Se ha paseado por mis venas
Y hasta la dura cadena
Con que nos ata el destino
Es como un diamante fino
Que alumbra mi alma serena.

Se va enredando, enredando,
Como en el muro la hiedra
Y va brotando, brotando,
Como el musguito en la piedra, 
Como el musguito en la piedra ay sí, sí, sí. 

Lo que puede el sentimiento
No lo ha podido el saber
Ni el más claro proceder
Ni el más ancho pensamiento,
Todo lo cambia al momento
Cual mago condescendiente,
Nos aleja dulcemente
De rencores y violencias
Sólo el amor con su ciencia
Nos vuelve tan inocentes.

El amor es torbellino
De pureza original
Hasta el feroz animal
Susurra su dulce trino,
Detiene a los peregrinos,
Libera a los prisioneros.
El amor con sus esmeros
Al viejo lo vuelve niño
Y al malo sólo el cariño
Lo vuelve puro y sincero.

Se va enredando, enredando,
Como en el muro la hiedra
Y va brotando, brotando,
Como el musguito en la piedra, 
Como el musguito en la piedra ay sí, sí, sí. 

De par en par la ventana
Se abrió como por encanto
Entró el amor con su manto
Como una tibia mañana;
Al son de su bella diana
Hizo brotar el jazmín,
Volando cual serafín
Al cielo le puso aretes,
Mis años en diecisiete
Los convirtió el querubín.

Se va enredando, enredando,
Como en el muro la hiedra
Y va brotando, brotando,
Como el musguito en la piedra, 
Como el musguito en la piedra ay sí, sí, sí. 

TORNARE A DICIASSETT'ANNI

Tornare a diciassett'anni
Dopo aver vissuto un secolo
È come decifrar segni
Senza essere un dotto sapiente.
Tornare ad essere, all'improviso,
Fragile come un istante,
Tornare a sentir tutto dentro
Come un bimbo di fronte a Dio.
Questo è quel che io sento
In questo momento fecondo.
 
Il mio passo è andato indietro,
Mentre il vostro sta andando avanti,
L'arca dell'alleanza
E' entrata nel mio nido
Con tutto il suo arcobaleno
Mi ha passeggiato per le vene,
E financo la dura catena
Con cui ci lega il destino
E' come un diamante fino
Che m'illumina l'anima serena.

S'aggroviglia, s'aggroviglia
Come l'edera alla parete
E germoglia, germoglia
Come il muschio sulla pietra,
Come il muschio sulla pietra, eh, sì.
 
Quel che può il sentimento
Non lo ha potuto il sapere
Né il cammino più illustre,
Né il più vasto pensiero;
Tutto cambia al momento,
Come un mago accondiscendente
Ci allontana dolcemente
Da rancori e violenze,
Solo l'amore con la sua scienza
Ci rende tanto innocenti.

L'amore è un turbinìo
Di purezza originale,
Persino un feroce animale
Sussurra il suo dolce trillo,
Trattiene i pellegrini,
Libera i prigionieri.
L'amore con le sue cure
Il vecchio lo fa tornar bimbo,
E il male, solo l'affetto
Lo cambia in puro e sincero.

S'aggroviglia, s'aggroviglia
Come l'edera alla parete
E germoglia, germoglia
Come il muschio sulla pietra,
Come il muschio sulla pietra, eh, sì.

E come per un incanto
La finestra s'è spalancata,
Entra l'amore col suo manto.
Come un flauto mattutino;
Al suono di bella diana
Fece spuntar il gelsomino,
Volando come un serafino
Il cielo lo ha ingioiellato,
E i miei anni, a diciassette
Li ha fatti tornare un cherubino.

S'aggroviglia, s'aggroviglia
Come l'edera alla parete
E germoglia, germoglia
Come il muschio sulla pietra,
Come il muschio sulla pietra, eh, sì.

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AYÚDAME, VALENTINA

a Valentina Tereshkova

¡Qué vamos a hacer con tántos
Y tántos predicadores!
Unos se valen de libros,
Otros de bellas razones;
Algunos de cuentos varios
Milagros y apariciones,
Los otros de la presencia
De esqueletos y escorpiones,
Mamita mía! los escorpiones.

Qué vamos a hacer con tánta
Plegaría sobre nosotros,
Hablando en todas las lenguas
De gloria y esto y lo otro,
De infiernos y paraísos,
De limbos y purgatorios,
Edenes y vida eterna,
Arcángeles y demonios,
Mamita mía! con los demonios.

Que sí, que adoren la imagen
De la señora María,
Que no se adore ninguna
Señora ni señorita;
Que sí, que no, que mañana,
Que un viernes de amanecida,
Que para entrar a la gloria
Dinero se necesita,
Mamita mía! Se necesita.

Se ve que no son muy limpios
Los trigos en esta viña
Y la zizania pretende
Comerse toda la espiga;
Poco le dice la forma
Con que ha de clavar su espina
Para chupar al más débil
Que diabla la sabandija,
Mamita mía! la sabandija.

Qué vamos a hacer con tánto
Tratado del alto cielo!
Ayúdame, Valentina,
Ya que tu volaste lejos.
Dime una vez que nada,
La muerte no acaba nada:
Mañana la ha de borrar
El hombre con su razón.
Mamita mía! Con su razón.

Qué vamos a hacer con tántos
Embajadores de dioses!
Me salen a cada paso
Con sus colmillos feroces.
Apúrate, Valentina,
Que aumentaron los pastores
Porque ya viene el derrumbe
Del cuento de los sermones,
Mamita mía! de los sermones.

Qué vamos a hacer con tánta
Mentira desparramada:
Valentina, Valentina,
Pasemos la escobillada.
Señores: bajo la tierra
La muerte queda sellada
Y a todo cuerpo en la tierra
El tiempo lo vuelve nada,
Mamita mía! Lo vuelve nada.

(1962)

AIUTAMI, VALENTINA

A Valentina Tereshkova (*)

Che ce ne facciamo di tanti
E tanti predicatori!
Alcuni si servon di libri,
Altri di belle ragioni;
Alcuni di vari racconti
Miracoli e apparizioni,
Gli altri della presenza
Di scheletri e di scorpioni,
Oh mamma mia! gli scorpioni.

Che ce ne facciamo di tante
Preghiere sopra di noi,
Che parlano in ogni lingua
Di gloria, di questo e quest'altro,
Di inferni e di paradisi,
Di limbi e di purgatori,
Di eden e vita eterna,
Di arcangeli e di demoni,
Oh mamma mia! con i demoni.

Ma sì, l'adorino pure
L'immagine di Maria,
Ma non si adori nessuna
Signora né signorina;
Ma sì, ma no, domattina,
O un venerdì mattina
Per andare in Paradiso
Ci voglion tanti quattrini,
Oh mamma mia! tanti quattrini.

Si vede che sono poco pulite
Le erbe di questa vigna,
E la zizzania vorrebbe
Mangiarsi tutta la spiga.
Poco le importa il modo
Di conficcare la spina,
Diavolo d'uno scorpione,
Oh mamma mia! d'uno scorpione.

Che ce ne facciamo di tanta
Sapienza dell'alto cielo!
Aiutami, Valentina,
Tu che hai volato lontano:
Dimmi una volta per tutte,
La morte non termina nulla:
Domani la cancellerà
L'uomo con la ragione,
Oh mamma mia! con la ragione.

Che cosa faremo di tanti
Ambasciatori di dèi!
Mi assalgono ad ogni passo
Coi loro denti feroci.
Affrettati, Valentina
Ché son cresciuti i pastori,
Ormai è prossimo il crollo
Della storia dei sermoni,
Oh mamma mia! dei sermoni.

Che ce ne facciamo di tante
Menzogne da tutte le parti:
Valentina, Valentina,
Spazziamole tutte quante.
Signori, sotto la terra
La morte resta inchiodata
Ed ogni corpo nella terra
Il tempo lo riduce a niente,
Oh mamma mia! Lo riduce a niente.

(1962)

(*) Valentina Tereshkova, sovietica, fu la prima donna a volare nello
spazio in una navicella spaziale.

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HACE FALTA UN GUERRILLERO

Quisiera tener un hijo
brillante como un clavel,
ligero como los vientos,
para llamarlo Manuel,
y apellidarlo Rodríguez,
el más preciado laurel.'

De niño le enseñaría
lo que se tiene que hacer
cuando nos venden la patria
como si fuera alfiler;
quiero un hijo guerrillero
que la sepa defender.

La patria ya tiene al cuello
la soga de Lucifer,
no hay alma que la defienda,
ni obrero ni montañés;
soldados hay por montones,
ninguno como Manuel.

Levántese de la tumba,
hermano, que hay que pelear,
o la de no su bandera
se la van a tramitar,
que en estos ocho millones
no hay un pan que rebanar.

Me abrigan las esperanzas
que mi hijo habrá de nacer,
con una espada en la mano
y el corazón de Manuel,
para enseñar al cobarde
a amar y corresponder.

Las lágrimas se me caen
pensando en el guerrillero,
como fue Manuel Rodríguez
debiera de haber quinientos,
pero no hay ni uno que valga
la pena en este momento.

Repito y vuelvo a decir,
cogollito de romero,
perros cobardes mataron
a traición al guerrillero,
pero no podrán matarlo
jamás en mi pensamiento.

(1954-1957)

CI VORREBBE UN GUERRIGLIERO

Vorrei avere un figlio
Splendente come un garofano,
Leggero come i venti
Per dargli Manuel di nome
E di cognome Rodríguez (*)
L'alloro più prezioso.

Da bambino gli insegnerei
Ciò che si deve fare
Quando vendon la nostra patria
Come se fosse uno spillo da balia;
Voglio un figlio guerrigliero
Che la sappia difendere.

La patria ha già al collo
La corda di Lucifero,
Nessuno la difende,
Né operaio né ne montanaro;
Di soldati ce n'è a bizzeffe,
Ma nessuno è come Manuel.

Alzati dalla tomba,
Fratello, che c'è da lottare;
Sennò la tua bandiera
Passerà in qualche altra mano,
Ché tra questi otto milioni
Non c'è un pane da affettare.

Mi sorregge la speranza
Che mio figlio dovrà nascere
Con una spada nella mano
E il cuore di Manuel,
Per insegnare al codardo
A amare e a ricambiare.

Le lacrime mi si versano
Pensando al guerrigliero,
E di Manuel Rodríguez
Ce ne vorrebbero cinquecento;
Però non ce n'è manco uno
Di simile in questo momento.

Ripeto e ribadisco,
Germoglio di rosmarino,
Che degli stronzi vigliacchi uccisero
A tradimento il guerrigliero,
Però non potranno ucciderlo
Mai nel mio pensiero.

(1954-1957)

(*) Manuel Rodríguez, la cui esistenza è in parte avvolta dalla
leggenda, è, assieme a Joaquín Murieta, uno degli eroi popolari cileni.
Nell'ottocento fu a capo di alcune rivolte contadine nella zona di
Valparaíso, ed il suo mito non è mai morto nel paese andino. Racconta la
stessa Parra che, la prima volta che eseguì questa canzone in un teatro,
"La gente, al sentir pronunciare il nome di Manuel Rodríguez, sobbalzò
sulle sedie". Durante la dittatura di Pinochet, il principale gruppo di
lotta armata contro il regime si chiamava "Brigadas Manuel Rodríguez".

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¿QUÉ DIRÁ EL SANTO PADRE?

Miren cómo nos hablan
de libertad
cuando de ella nos privan
en realidad.
Miren cómo pregonan
tranquilidad
cuando nos atormenta
la autoridad.

¿Qué dirá el santo Padre
que vive en Roma,
que le están degollando
a su paloma?

Miren cómo nos
hablan del paraíso
cuando nos llueven balas
como granizo.
Miren el entusiasmo
con la sentencia
sabiendo que mataban
a la inocencia.

¿Qué dirá el santo Padre
que vive en Roma,
que le están degollando
a su paloma?

El que ofició la muerte
como un verdugo
tranquilo está tomando
su desayuno.
Con esto se pusieron
la soga al cuello,
el quinto mandamiento
no tiene sello.

¿Qué dirá el santo Padre
que vive en Roma,
que le están degollando
a su paloma?

Mientras más injusticias,
señor fiscal,
más fuerzas tiene mi alma
para cantar.
Lindo segar el trigo
en el sembrao,
regado con tu sangre
Julián Grimau. 

¿Qué dirá el santo Padre
que vive en Roma,
que le están degollando
a su paloma?

(1964)

CHE DIRÀ IL SANTO PADRE?

Guardate come ci parlano
di libertà
mentre di essa ci privano
nella realtà.
Guardate come predicano
tranquillità,
mentre poi ci tormenta
l'autorità.

Che dirà il Santo Padre
che vive a Roma,
che gli stanno sgozzando
la sua colomba?

Guardate come ci parlano
del paradiso
mentre piovon proiettili
come grandine.
Guardate come sono entusiasti
della sentenza,
mentre sapevano che uccidevano
un innocente.

Che dirà il Santo Padre
che vive a Roma,
che gli stanno sgozzando
la sua colomba?

Quello che officiò la morte
come un boia
sta mangiando tranquillo
il suo pranzo.
Con ciò si son messi
la corda al collo,
Il quinto comandamento
non ha valore.

Che dirà il Santo Padre
che vive a Roma,
che gli stanno sgozzando
la sua colomba?

Più ci sono ingiustizie,
signor pubblico ministero,
più forza ha la mia anima
per cantare.
E' bello mietere 
il grano dal campo
bagnato del tuo sangue,
Julián Grimau. (*)

Che dirà il Santo Padre
che vive a Roma,
che gli stanno sgozzando
la sua colomba?

(1964)

(*) La canzone è scritta per Julián Grimau, un antifranchista fatto
condannare a morte e garrotato in Spagna nel 1964. L'attività di Grimau
si era esplicata principalmente contro l'onnipotente Opus Dei, la
congrega religiosa fondata da Mons. José Escrivà de Balaguer
(recentemente beatificato da Giovanni Paolo II) che, avendo come intento
quello di associare le classi dirigenti, ha da sempre esercitato un
potere "sotterraneo" decisivo nel paese Iberico. Da qui il carattere
violentemente anticlericale della canzone di Violeta Parra.

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PARABIENES AL REVÉS

Una carreta enflorá
se detiene en la capilla;
el cura salió a la entrá
diciendo: ¡que maravilla!
diciendo: ¡que maravilla!
el cura salió a la entrá;
se detiene en la capilla
una carreta enflorá.

A las once del reloj
entran los novios del brazo,
se les llenaron de arroz
el sombrero y los zapatos,
el sombrero y los zapatos
se les llenaron de arroz,
entran los novios del brazo
a las once del reloj.

Cuando estaban de rodillas
en el oído el sacristán
le tocó la campanilla
al novio, talán, talan
al novio, talán, talán,
le tocó la campanilla
en el oído el sacristán
cuando estaban de rodillas.

El cura le dijo adiós
a la familia completa,
después que un perro ladró
él mesmo cerró la puerta,
él mesmo cerró la puerta
después que un perro ladró,
a la familia completa
el cura le dijo adiós.

En la carreta enflorá
ya se marcha la familia,
al doblar una quebrá
se perdió la comitiva.

(1954-1957)

AUGURI ALLA ROVESCIA

Un carrettino infiorato
Si ferma davanti alla cappella;
Il curato uscì alla porta
Dicendo: Che meraviglia!
Dicendo: Che meraviglia!
Il curato uscì alla porta;
Si ferma davanti alla cappella
Un carrettino infiorato.

Entrano alle undici in punto
Gli sposi al braccio dei genitori;
Gli furon riempiti di riso
Il cappello e le scarpe,
Il cappello e le scarpe
Gli furon riempiti di riso,
Gli sposi alle undici in punto
Entrano al braccio dei genitori.

Mentre stavano in ginocchio
Il sagrestano, allo sposo
Gli suonò la campanella
Proprio nelle orecchie,
Proprio nelle orecchie
Gli suonò la campanella
Il sagrestano allo sposo,
Mentre stavano in ginocchio.

Il curato salutò
Tutta quanta la famiglia,
Dopodiché un cane randagio
Da solo chiuse la porta,
Da solo chiuse la porta,
Dopodiché un cane randagio
Tutta quanta la famiglia
Il curato salutò.

Nel carrettino infiorato
Se ne va la famiglia,
E dopo passato un valico
Scompare la comitiva.

(1954-57)

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