Brassens, De André e la poesia francese
BRASSENS, DE ANDRÉ E LA POESIA FRANCESE

Parlando delle influenze dirette e indirette della grande poesia
francese su Georges Brassens e, di preciso rimando, su
Fabrizio de André, spero che potrà interessare un'analisi un po' più
approfondita. 

Innanzitutto l'interazione profondissima tra la poesia
francese, Georges Brassens e Fabrizio de André non è certamente una mia
"scoperta". Anche ad un ascolto superficiale delle canzoni di Brassens è
facilissimo comprendere il legame profondo e l'amore che aveva verso i
grandi poeti del suo paese; un legame ed un amore, come dichiarò egli
stesso, nati fin dai banchi del liceo grazie soprattutto ad un suo
professore, Alphonse Bonnafé, che poi divenne addirittura suo biografo. 

Non solo Brassens ha ripreso nelle sue canzoni stilemi, tematiche e modi
di versificazione (caso tipico: il verso alessandrino; Brassens è
l'unico, assieme a Léo Ferré, che ha scritto canzoni intere in
alessandrini, come ad esempio "Supplique pour être enterré à la plage de
Sète"), ma ha messo in musica e cantato un discretissimo numero di
poesie di grandi autori. Nella discografia brassensiana si trovano
canzoni i cui testi hanno i seguenti "parolieri" (!) d'eccezione: Louis
Aragon, Pierre Corneille, Tristan Bernard, Théodore de Banville, Paul
Fort, Victor Hugo, Francis Jammes, Alphonse de Lamartine, Hégesippe
Moreau, Paul Verlaine, Alfred de Musset, Gustave Nadaud, Antoine
Pol, Jean Richepin e François Villon. 

Logico che un riflesso di tutto questo sia perfettamente avvertibile
nelle canzoni di Fabrizio de André, specialmente nella suo primo periodo
(quello più direttamente "brassensiano", per intendersi). Come tematiche
ed ambientazione (quella specie di "Medioevo" senza tempo, sospeso e
senza una collocazione ben precisa), ed anche come riprese dirette
(ispirazioni e traduzioni). Alcune canzoni brassensiane tradotte da De
André sono in realtà delle poesie di grandi autori musicate e cantate da
Brassens; le presento in questa pagina a chi eventualmente
non ne conoscesse la vera origine.

Riccardo Venturi.


LES PASSANTES - LE PASSANTI

Come primo testo, ecco quello de "Les Passantes". Georges Brassens
registrò la canzone nel 1972, e la traduzione di Fabrizio De André (a
mio parere addirittura migliore dell'originale!) è più o meno
contemporanea. 

La poesia "Les Passantes" (Le Passanti) è di Antoine Pol. Nato a Douai
nel 1888 e morto a Seine Port nel 1971, fu nella vita prima un capitano
d'artiglieria e poi un dirigente della miniera di carbone di La Houve,
vicino a Strasburgo. Nel 1945 divenne presidente della Confederazione
Francese degli Importatori di Carbone (SCICF). Al suo pensionamento, nel
1959, si dedicò finalmente alle sue vere passioni: la poesia, la
bibliofilia e le farfalle. 

"Les Passantes" è tratta dalla sua raccolta "Emotions poétiques", del
1918. La traduzione di De André è assai fedele all'originale ma, come
detto, forse le è addirittura superiore. Data la notorietà del testo
deandreiano, riporto solo il testo originale francese. 
  ___________________________________________________ 

  LES PASSANTES 
  Antoine Pol (1888-1971) 
  Georges Brassens (1921-1981) 

  Je veux dédier ce poème 
  A toutes les femmes qu'on aime 
  Pendant quelques instants secrets, 
  A celles qu'on connaît à peine, 
  Qu'un destin différent entraîne 
  Et qu'on ne retrouve jamais. 

  A celle qu'on voit apparaître 
  Une seconde, à sa fenêtre 
  Et qui, preste, s'évanouit, 
  Mais dont la svelte silhouette 
  Est si gracieuse et fluette 
  Qu'on en demeure épanoui. 

  A la compagne de voyage 
  Dont les yeux, charmant paysage 
  Font paraître court le chemin; 
  Qu'on est seul peut-être à comprendre, 
  Et qu'on laisse pourtant descendre 
  Sans avoir effleuré la main. 

  A celles qui sont déjà prises 
  Et qui vivant des heures grises 
  Près d'un être trop différent, 
  Vous ont, inutile folie 
  Laissé voir la mélancolie 
  D'un avenir désespérant. 

  Chères images aperçues 
  Espérances d'un jour déçues 
  Vous serez dans l'oubli demain; 
  Pour peu que le bonheur survienne, 
  Il est rare qu'on se souvienne 
  Des épisodes du chemin 

  Mais si l'on a manqué sa vie 
  On songe avec un peu d'envie 
  A tous ces bonheurs entrevus, 
  Aux baisers qu'on n'osa pas prendre, 
  Aux coeurs qui doivent vous attendre, 
  Aux yeux qu'on n'a jamais revus. 

  Alors, aux soirs de lassitude, 
  Tout en peuplant sa solitude 
  Des fantômes du souvenir, 
  On pleure les lèvres absentes 
  De toutes ces belles passantes 
  Que l'on n'a pas su retenir. 


LE VERGER DU ROI LOUIS - IL VERZIERE DEL RE LUIGI e BALLADE DES PENDUS - BALLATA DEGLI IMPICCATI

L'influenza diretta di Brassens su De André è non solo testuale, ma
anche musicale. Il caso più tipico è forse "La Morte", nella quale De
André utilizzò la partitura musicale di "Le Verger du Roi Louis"
inserendovi un testo di sua composizione autonoma. 

"Le Verger du Roi Louis", registrata da Georges Brassens nel 1960, è una
poesia di Théodore de Banville (nato a Moulins nel 1823 e morto a Parigi
nel 1891). Dedicò la sua intera vita alla poesia ed al teatro ed è
considerato uno dei più grandi nomi della poesia francese ottocentesca.
Fu particolarmente amato dai "poètes maudits", che lo considerarono come
loro ispiratore; Arthur Rimbaud gli dedicò alcune sue poesie (come "A la
musique") e Stéphane Mallarmé dichiarò che "non era un poeta, ma la voce
stessa della lira". 

"Le Verger du Roi Louis" fu composta da Banville nel 1866 ed inserita
nella raccolta "Gringoire", pubblicata nello stesso anno. Come detto,
"La Morte" di De André utilizza lo stesso motivo musicale della canzone
di Brassens da essa tratta. E' una poesia di grande impatto emotivo e di
condanna verso la pena di morte; si noti come, ancora una volta, i
condannati siano degli impiccati. I condannati, per così dire,
"preferiti" da Brassens (via Villon) e De André, come si vedrà meglio in
seguito. 
  ___________________________________________________________ 

  LE VERGER DU ROI LOUIS 
  Théodore de Banville (1823-1891) 
  Georges Brassens (1921-1981) 

  Sur ses larges bras étendus, 
  La forêt où s'éveille Flore 
  A des chapelets de pendus 
  Que le matin caresse et dore. 
  Ce bois sombre, où le chêne arbore 
  Des grappes de fruits inouïs 
  Même chez le Turc et le More, 
  C'est le verger du roi Louis. 

  Tous ces pauvres gens morfondus, 
  Roulant des pensers qu'on ignore, 
  Dans des tourbillons éperdus 
  Voltigent, palpitants encore. 
  Le soleil levant les dévore. 
  Regardez-les, cieux éblouis. 
  Danser dans les feux de l'aurore. 
  C'est le verger du roi Louis. 

  Ces pendus, du diable entendus, 
  Appellent des pendus encore. 
  Tandis qu'aux cieux, d'azur tendus, 
  Où semble luire un météore, 
  La rosée en l'air s'évapore, 
  Un essaim d'oiseaux réjouis 
  Par-dessus leur tête picore. 
  C'est le verger du roi Louis. 

  Envoi 

  Prince, il est un bois que décore 
  Un tas de pendus enfouis 
  Dans le doux feuillage sonore. 
  C'est le verger du roi Louis ! 

  *** 

  IL VERZIERE DEL RE LUIGI 
  [Traduzione di R.Vent.] 

  Distesi sulle sue larghe braccia 
  La foresta ove si desta Flora 
  Ha delle corone di impiccati 
  Che il mattino accarezza e dora. 
  Questo bosco scuro, dove la quercia 
  Inalbera grappoli di frutti mai visti 
  Persino dal Turco e dal Moro, 
  E' il verziere del Re Luigi. 

  Tutti questi poveri disgraziati 
  Sgranando dei pensieri ignoti, 
  Sgomenti nei turbini, nei vortici 
  Volteggiano ancora palpitanti. 
  Il sole che nasce li divora; 
  Guardateli, o cieli abbacinati 
  Danzare nei fuochi dell'aurora, 
  E' il verziere del Re Luigi. 

  Questi impiccati, intesi dal Diavolo, 
  Chiamano altri impiccati, 
  Mentre nei cieli, d'azzurro tesi, 
  Dove sembra risplendere una meteora, 
  La rugiada evapora nell'aria; 
  Uno sciame d'uccelli felici 
  Li becca sopra la testa, 
  E' il verziere del Re Luigi. 

  Envoi: 

  Principe, è un bosco che adorna 
  Tanti impiccati nascosti 
  Nel dolce fogliame che risuona, 
  E' il verziere del Re Luigi.

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Ad un certo punto, l'influenza della poesia francese su De André (seppur
sempre un po' "filtrata" da Brassens) diviene autonoma. Nel senso che
Georges Brassens non ha mai registrato la celeberrima "Ballata degli
Impiccati" di François Villon, sebbene gli impiccati, dal "Verger du Roi
Louis" alla "Messe au Pendu" per arrivare al "Moyenâgeux" (dove Villon
viene ricordato nel testo), siano oltremodo presenti nella sua opera. Di
Villon, Brassens ha musicato e cantato casomai un'altra pietra miliare,
"La ballade des Dames du temps jadis" (le arcinote "neiges d'antan", per
intendersi).
 
"La Ballata degli Impiccati" è invece il titolo preciso di una canzone
di Fabrizio De André (scritta assieme a Giuseppe Bentivoglio), inserita
in "Tutti Morimmo a Stento". Non si tratta però di una traduzione del
testo Villoniano, ma di una precisa ed evidentissima ispirazione
testuale, o "riscrittura" che dir si voglia. 

François Villon nacque nel 1431 a Parigi e scomparve misteriosamente nel
1463 dopo svariati furti, un omicidio una condanna all'esilio e una a
morte (dalla quale fu graziato). Credo comunque che l'avventurosissima
biografia dell'autore del "Testament" (a proposito di Brassens e De
André...) sia troppo nota per insistervi oltre.
 
A mo' di confronto con il testo deandreiano, riporto comunque il testo
della "Ballade des Pendus" villoniana in grafia originale: 
____________________________________________________

  BALLADE DES PENDUS (L'EPITAPHE VILLON) 
  François Villon (1431-1463?) 

  Freres humains qui apres nous vivez 
  N'ayez les cuers contre nous endurcis, 
  Car, se pitié de nous povres avez 
  Dieu en aura plus tost de vous mercis. 
  Vous nous voiez cy attachez cinq, six: 
  Quant de la chair, que trop avons nourrie, 
  Elle est pieça devorée et pourrie, 
  Et nous, les os, devenons cendre et pouldre. 
  De nostre mal personne ne s'en rie 
  Mais priez Dieu que tous nous vueille absouldre! 

  Se freres vous clamons, pas n'en devez 
  Avoir desdaing, quoy que fusmes occis 
  Par justice. Toutesfois, vous sçavez 
  Que tous hommes n'ont pas bon sens rassis; 
  Excusez nous, puis que sommes transsis, 
  Envers le fils de la Vierge Marie, 
  Que sa grace ne soit pour nous tarie, 
  Nous preservant de l'infernale fouldre. 
  Nous sommes mors, ame ne nous harie; 
  Mais priez Dieu que tous nous vueille absouldre! 

  La pluye nous a debuez et lavez, 
  Et le soleil dessechiez et noircis; 
  Pies, corbeaulx, nous ont les yeux cavez 
  Et arrachié la barbe et les sourcis. 
  Jamais nul temps nous ne sommes assis; 
  Puis ça, puis la, comme le vent varie, 
  A son plaisir sans cesser nous charie, 
  Plus becquetez d'oiseaulx que dez a couldre. 
  Ne soiez donc de nostre confrairie: 
  Mais priez Dieu que tous nous vueille absouldre! 

  Prince Jhesus, qui sur tous a maistrie, 
  Garde qu'Enfer n'ait de nous seigneurie: 
  A luy n'ayons que faire ne que souldre. 
  Hommes, icy n'a point de mocquerie; 
  Mais priez Dieu que tous nous vueille absouldre! 

  **** 

  BALLATA DEGLI IMPICCATI (L'EPITAFFIO DI VILLON) 
  [Traduzione di Emma Stojkovic Mazzariol] 

  Fratelli umani, che ancor vivi siete 
  Non abbiate per noi gelido il cuore, 
  Ché, se pietà di noi miseri avete 
  Dio vi darà più largo il suo favore. 
  Appesi cinque, sei, qui ci vedete: 
  La nostra carne, già troppo ingrassata, 
  E' ormai da tempo divorata e guasta; 
  Noi ossa, andiamo in cenere e polvere. 
  Nessun rida del male che ci devasta, 
  Ma Dio pregate che ci voglia assolvere! 

  Se vi diciam Fratelli, non dovete 
  Averci a sdegno, pur se fummo uccisi 
  Da giustizia. Ma tuttavia, sapete 
  Che di buon senso molti sono privi. 
  Poiché siam morti, per noi ottenete 
  Dal figlio della Vergine Celeste 
  Che inaridita la grazia non resti, 
  E che ci salvi dall'orrenda folgore. 
  Morti siamo: nessuno ci molesti, 
  Ma Dio pregate che ci voglia assolvere! 

  La pioggia ci ha lavati e risciacquati, 
  E il sole ormai ridotti neri e secchi; 
  Piche e corvi gli occhi ci hanno scavati, 
  E barba e ciglia strappate coi becchi. 
  Noi pace non abbiamo un sol momento: 
  Di qua, di Là, come si muta, il vento, 
  Senza posa a piacer suo ci fa volgere, 
  Più forati da uccelli che ditali. 
  A noi dunque non siate mai uguali; 
  Ma Dio pregate che ci voglia assolvere! 

  O Gesù, che su tutti hai signoria, 
  Fa' che d'Inferno non siamo in balia, 
  Che debito non sia con lui da solvere. 
  Uomini, qui non v'ha scherno o ironia, 
  Ma Dio pregate che ci voglia assolvere! 



LA PRIERE - PREGHIERA IN GENNAIO

Dopo l'11 gennaio 1999, "Preghiera in Gennaio" è diventata una sorta di
simbolo deandreiano, e non starò certo qui a disquisirne il perché e il
per come. La "Preghiera" di Faber, però, ha delle reminiscenze ben
precise d'una delle più celebri poesie in musica cantate da Georges
Brassens: "La Prière". 

"La Prière" è una poesia di Francis Jammes. Nato a Tournay
(Hautes-Pyrenées) nel 1868 e morto a Hasparren, nei Paesi Baschi
francesi, nel 1938, fu uno dei principali artefici del rinnovamento
poetico che pose fine all'ultima fase del simbolismo. La sua poesia,
originariamente pervasa di freschezza e leggerezza, divenne col tempo
più cupa e rigorosa. 

"La Prière" è tratta dalla raccolta "L'Église habillée de feuilles", del
1906; il suo titolo originale era "Les mystères douloureux". Nel
metterla in musica, Brassens ne eliminò alcune strofe; la versione che
qui presentiamo è appunto quella "depurata" da Brassens; la
registrazione avvenne nel 1954. 
  
Curioso il fatto che lo stesso motivo musicale utilizzato da Brassens
per la "Prière", fu da lui adattato successivamente anche ad un'altra
poesia in musica,  "Il n'y a pas d'amour heureux" (di Louis Aragon). 

La "Preghiera in Gennaio" di De André, come detto, ha delle reminiscenze
precise di tale testo, specialmente per quanto riguarda la tematica
degli "ultimi" ai quali sarà veramente schiuso il Regno dei Cieli.
Originariamente, infatti, la poesia di Jammes è strutturata come la
serie dei "Misteri della Passione" (L' agonia, la Flagellazione, il
Coronamento di spine ecc.) ai quali sono associati i dolori terribili
dei poveri e degli sventurati. Dalla poesia di Jammes sono però assenti
proprio gli "ultimi" per eccellenza di De André, quelli a cui è dedicata
l'intera "Preghiera" deandreiana: i suicidi. Il cattolicesimo (invero
assai dogmatico) di Jammes probabilmente gli impedì di nominarli. 
  ________________________________________________________ 

  LA PRIERE (LES MYSTERES DOULOUREUX) 
  Francis Jammes (1868-1938) 
  Georges Brassens (1921-1981) 


  Par le petit garçon qui meurt prés de sa mère 
  tandis que des enfants s'amusent au parterre; 
  et par l'oiseau blessé qui ne sait pas comment 
  son aile tout à coup s'ensanglante et descend 
  par la soif et la faim et le délire ardent : 
  je vous salue Marie. 

  Par les gosses battus par l'ivrogne qui rentre 
  par l'âne qui reçoit des coups de pieds au ventre 
  par l'humiliation de l'innocent châtié 
  par la vierge vendue qu'on a déshabillée : 
  je vous salue Marie. 

  Par le mendiant qui n'eut jamais d'autre couronne 
  que le vol des frelons, amis des vergers jaunes, 
  et d'autre sceptre qu'un bâton contre les chiens; 
  par le poète dont saigne le front qui est ceint 
  des ronces des désirs que jamais il n'atteint : 
  je vous salue Marie. 

  Par la vieille qui, trébuchant sous trop de poids, 
  s'écrie "Mon Dieu!" par le malheureux dont les bras 
  ne purent s'appuyer sur une amour humaine 
  comme la Croix du Fils sur Simon de Cyrène; 
  par le cheval tombé sous le chariot qu'il traîne : 
  je vous salue Marie. 

  Par les quatre horizons qui crucifient le Monde 
  par tous ceux dont la chair se déchire ou succombe. 
  Par ceux qui sont sans pieds, par ceux qui sont sans mains, 
  et par le juste mis au rang des assassins : 
  je vous salue Marie. 

  Par la mère apprenant que son fils est guéri, 
  par l'oiseau rappelant l'oiseau tombé du nid, 
  par l'herbe qui a soif et recueille l'ondée, 
  par le baiser perdu par l'amour redonné 
  et par le mendiant retrouvant sa monnaie : 
  je vous salue Marie. 

  **** 

  LA PREGHIERA (I MISTERI DELLA PASSIONE) 
  [Traduzione di R.Vent.] 

  Per il bambino che muore accanto a sua madre 
  Mentre degli altri bambini si divertono in giardino; 
  E per l'uccello ferito che non sa come mai 
  La sua ala, all'improvviso, s'insanguina, e scende giù 
  Per la fame e la sete, per il delirio ardente: 
  Ave a Te, o Maria. 

  Per i ragazzi picchiati dall'ubriaco che torna a casa, 
  Per l'asino preso a calci nella pancia, 
  Per l'umiliazione dell'innocente punito, 
  Per la vergine venduta e che è stata spogliata: 
  Ave a Te, o Maria. 

  Per il mendicante che mai ha avuto altra corona 
  Che il volo dei calabroni, amici dei gialli frutteti, 
  Ed altro scettro che un bastone per scacciare i cani; 
  Per il poeta a cui sanguina la fronte cinta 
  Dalle spine dei desideri che non ha mai raggiunto: 
  Ave a Te, o Maria. 

  Per la vecchia che, traballando sotto troppo peso 
  Grida, "Mio Dio!", per lo sventurato le cui braccia 
  Non han potuto appoggiarsi ad un amore umano 
  Come Gesù crocifisso a Simone Cireneo; 
  Per il cavallo schiacciato dal carro che tirava: 
  Ave a Te, o Maria. 

  Per i quattro orizzonti che crocifiggono il mondo, 
  Per tutti coloro cui la carne si strappa e soccombe, 
  Per chi è senza piedi, per chi è senza mani, 
  E per il giusto tacciato d'essere assassino: 
  Ave a Te, o Maria. 

  Per la madre cui han detto che suo figlio é guarito, 
  Per l'uccello che soccorre l'uccello caduto dal nido, 
  Per l'erba assetata che beve acqua di mare, 
  Per il bacio perduto, per l'amore ricambiato 
  E per il mendicante che ritrova la sua moneta: 
  Ave a Te, o Maria. 

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Riporto anche una mia traduzione francese di "Preghiera in Gennaio"
postata sul newsgroup IFMDA:

PRIERE EN JANVIER

Laisse que son chemin 
Soit parsemé de fleurs
Lorsqu'il aura à rendre
A toi son âme, Seigneur,
Et au monde sa peau
Lorsqu'il viendra à ton ciel
Où les étoiles brillent
Sans cesse et au grand jour.

Et lorsqu'il passera
Par le dernier vieux pont
Il dira aux suicidés
Tout en baisant leur front:
Suivez-moi au Paradis,
Là où moi aussi je vais
Car il n'y a pas d'enfer
Au monde du bon Dieu.

Qu'il puisse, avec ses os
Fatigués, Vous rejoindre
Suivi par de milliers
De figures pâles, blanches,
Et qu'il revienne à Vous
Avec les outragés
Qui au Ciel et à la Terre
Leur courage ont montré.

Et n'en déplaise à vous,
Les bourgeois bien-pensants,
Si Dieu, si tous les Saints
Du Ciel vont étouffer
Dans leur bras les sanglots
De ces lèvres éteintes
Qui à la haine, à l'ignorance
La mort ont préferé.

Dieu de miséricorde,
Ton beau Paradis
Tu l'as fait avant tout
Pour ceux qui n'ont pas souris
Pour ceux qui ont vécu
Sans tacher leur conscience,
L'enfer seulement existe
Pour ceux qui en ont peur.

Nul mieux que lui ne pourra
Te montrer les erreurs
Que tous les hommes font
Et que Tu peux sauver.
Écoute maintenant
Sa voix chantant au vent,
Dieu de miséricorde,
Tu en seras content.

Dieu de miséricorde,
Tu en seras content.



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