Questa sezione, introdotta da un articolo di Franco Senia pubblicato sul
newsgroup it.fan.musica.guccini il 20 novembre 2000, comtiene alcune
canzoni di Víctor Jara con traduzione italiana e, in prospettiva, inglese.
This section is introduced by an article of Franco Senia published in the
Italian newsgroup it.fan.musica.guccini on November 20th, 2000. It
includes a number of songs by the Chilean folksinger Víctor Jara provided
with an Italian and, possibly, an English translation.
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VÍCTOR JARA
di Franco Senia
Víctor Jara nasce a Loquén, una piccola città nei pressi di Santiago,
in Cile, da una famiglia di contadini. Dopo alcuni anni di matrimonio,
suo padre li abbandona e la madre, Amanda, si ritrova a dover crescere
da sola Víctor e i suoi fratelli e sorelle. E’ una donna ottimista e
molto forte: lei stessa una cantante, insegna a cantare e a suonare la
chitarra anche a Víctor, e avrà una grande influenza sul suo futuro
stile musicale. Amanda muore quando Víctor ha solo 15 anni: egli
allora entra in seminario, ma dopo soli due anni ne esce per andare ad
arruolarsi nell’esercito, dove rimane per alcuni anni. Al suo ritorno
a Loquén, Víctor inizia a studiare la musica popolare cilena e inizia
anche a interessarsi di politica. Comincia a esibirsi in pubblico
sempre più spesso, e nel 1966 esce il suo primo disco intitolato
semplicemente "Víctor Jara".
Le sue canzoni sono piene d’amore per il suo popolo, semplice e gran
lavoratore: molte di esse sono attacchi contro le ingiustizie sociali
e gli scandali politici. Víctor è elemento portante del movimento
musicale conosciuto come "Nueva Canción", coinvolto in molte attività
rivoluzionarie. Sorge anche un’intensa attività teatrale: nel 1960
mise in scena come regista "La Mandragola" di Machiavelli e
successivamente autori come Bertolt Brecht, Raul Ruiz, Alessandro
Sieveking, Peter Weiss. Nel 1961 come direttore artistico lavorò in
Olanda, Francia, Unione Sovietica, Cecoslovacchia. Nello stesso anno
conobbe Joan Turner. Nelle elezioni presidenziali del 1973 si schiera
per Salvador Allende, dando concerti in favore dei suoi ideali
politici. La campagna di Allende è un successo ma, poco dopo essere
stato eletto, viene destituito da un colpo di stato organizzato dai
militari. Nel corso dei rastrellamenti di quei giorni, anche Victor
viene arrestato. Dopo alcuni giorni di prigionia viene portato,
assieme ad altri prigionieri politici, nello stadio nazionale del
Cile, dove aveva tenuto alcuni dei suoi concerti per Allende. Lì i
militari stanno torturando i loro prigionieri: spezzano le mani di
Victor e lo deridono, dicendogli di cantare le sue canzoni. Nonostante
le torture, Victor intona la canzone del Partito di Unità Popolare, e
viene brutalmente ucciso a colpi di pistola. Sua moglie Joan viene
condotta davanti al suo corpo massacrato e ha solamente il tempo di
organizzare il funerale e la sepoltura, prima di dover lasciare
segretamente il paese, portando con sé alcuni nastri con la sua
musica.
EL APARECIDO
LO SPETTRO
Abre sendas por los cerros,
deja su huella en el viento,
el águila le da el vuelo
y lo cobija el silencio.
Nunca se quejó del frío,
nunca se quejó del sueño;
el pobre siente su paso
y lo sigue como un ciego
Córrele, córrele, córrela
por aquí, por allí, por allá,
córrele, córrele, córrela
córrele, que te van a matar!
Su cabeza es rematada
por cuervos con garras de oro,
cómo lo ha crucificado
la furia del poderoso!
Hijo de la rebeldía,
lo siguen veinte y más veinte;
porque regala su vida
ellos le quieren dar muerte
Córrele, córrele, córrela,
por aquí, por allí, por allá,
córrele, córrele, córrela,
córrele, que te van a matar!
*****
Apre sentieri sui monti,
lascia la sua impronta nel vento;
l'aquila gli dà le ali
e lo protegge il silenzio.
Mai si è lagnato del freddo,
mai si è lagnato del sonno,
e i poveri gli vanno dietro,
lo seguono come ciechi.
Corri, corri, corri
di là, di qui, di qua,
corri, corri, corri,
corrì, sennò ti ammazzano!
Sulla sua testa si aggirano
corvi dagli artigli d'oro,
ecco come lo ha crocifisso
la furia del potente!
Figlio della ribellione
lo inseguono a venti per volta;
perché regala la sua vita
loro vogliono la sua morte.
Corri, corri, corri
di là, di qui, di qua.
corri, corri, corri,
corri, sennò ti ammazzano!
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VIENTOS DEL PUEBLO
VÈNTI DEL POPOLO
De nuevo quieren manchar
Mi patria con sangre obrera
Los que hablan de libertad
Y tienen las manos negras,
Los que quieren dividir
A la madre de sus hijos
Y quieren reconstruir
La cruz que arrastraba Cristo.
Quieren ocultar la infamia
Que llevaron desde siglos
Pero el color de asesinos
No borrarán de su cara.
Ya fueron miles y miles
Los que entregaron su sangre
Y en caudales generosos
Multiplicaron los panes.
Ahora quiero vivir
Junto a mi hijo y mi hermano
La primavera que todos
Vamos construyendo a diario.
No me asusta la amenaza
Patrones de la miseria!
La estrella de la esperanza
Continuará siendo nuestra.
"Vientos del Pueblo" me llevan,
"Vientos del Pueblo" me arrastran,
Me esparcen el corazón
Y me aventan la garganta.
Así cantará el Poeta
Cuando la muerte me lleve
Por los caminos del pueblo
Desde ahora y para siempre!
*****
Di nuovo voglion macchiare
La mia patria con sangue operaio,
Quelli che parlan di libertà
E hanno le mani nere;
Quelli che voglion dividere
La madre da suo foglio
E voglion ricostruire
La croce portata da Cristo.
Voglion nascondere l'infamia
Che hanno addosso da secoli,
Ma il colore di assassini
Non si cancellerà dal loro volto.
Già son stati a migliaia
Quelli che han dato il loro sangue
Ed in torrenti generosi
Hanno moltiplicato i pani.
Adesso voglio vivere
Insieme a mio figlio e mio fratello
La primavera che tutti
Stiamo costruendo giorno dopo giorno.
Non mi spaventa la minaccia,
Padroni della miseria:
La stella della speranza
Continuerà ad esser nostra!
"Vènti del popolo" mi chiamano,
"Vènti del popolo" mi incalzano,
Mi strappano il cuore
E mi si avventano alla gola.
Così canterà il poeta
Quando la morte lo porterà
Sulle strade del popolo,
Da ora e per sempre.
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A CUBA
A CUBA
Si yo a Cuba le cantara,
le cantara una canción
tendría que ser un son,
un son revolucionario,
pie con pie, mano con mano,
corazón a corazón,
corazón a corazón.
Pie con pie, mano con mano,
como se le habla a un hermano.
Si me quieres, aquí estoy,
qué más te puedo ofrecer,
sino continuar tu ejemplo,
comandante compañero,
viva tu revolución.
Si quieres conocer a Martí y a Fidel
a Cuba, a Cuba, a Cuba iré,
si quieres conocer los caminos del Che,
a Cuba, a Cuba, a Cuba iré,
si quieres tomar ron pero sin Coca Cola,
a Cuba, a Cuba, a Cuba iré,
si quieres trabajar a la caña de azúcar,
a Cuba, a Cuba, a Cuba iré,
en un barquito se va el vaivén.
Si yo a Cuba le cantara,
le cantara una canción
tendría que ser un son,
un son revolucionario,
pie con pie, mano con mano,
corazón a corazón.
Como yo no toco el son
pero toco la guitarra
que está justo en la batalla
de nuestra revolución
será lo mismo que el son
que hizo bailar a los gringos,
pero no somos guajiros
nuestra sierra es la elección.
*****
Se io a Cuba le cantassi,
Le cantassi una canzone
Dovrebbe essere un motivo
Un motivo rivoluzionario
Piede a piede, mano a mano,
Cuore a cuore,
Cuore a cuore.
Piede a piede, mano a mano
Come si parla a un fratello.
Se mi cerchi, sono qui,
Che posso offrirti di più
Se non seguire il tuo esempio,
Compagno comandante,
Viva la tua rivoluzione.
Se vuoi conoscere Martí e Fidel,
A Cuba, a Cuba, a Cuba andrò,
Se vuoi conoscere le strade del Che,
A Cuba, a Cuba, a Cuba andrò,
Se vuoi bere rum, ma senza Coca Cola,
A Cuba, a Cuba, a Cuba andrò,
Se vuoi lavorare con la canna da zucchero
A Cuba, a Cuba, a Cuba andrò
In una barchetta c'è un bel viavai.
Se io a Cuba le cantassi,
Le cantassi una canzone
Dovrebbe essere un motivo
Un motivo rivoluzionario
Piede a piede, mano a mano,
Cuore a cuore.
Siccome io non faccio il motivo,
Però suono la chitarra
Che, poi, anche lei è in battaglia
Per la nostra rivoluzione,
Sarà lo stesso motivo
Che fece ballar gli yankees;
Però non siamo "guajiros",
la nostra Sierra son le elezioni.
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PLEGARÍA A UN LABRADOR
PREGHIERA PER UN CONTADINO
Levántate
y mira la montaña
de donde viene
el viento, el sol y el agua.
Tú que manejas el curso de los ríos,
tú que sembraste el vuelo de tu alma.
Levántate y mírate las manos
para crecer estréchala a tu hermano.
Juntos iremos
unidos en la sangre
hoy es el tiempo
que puede ser mañana.
Líbranos de aquel que nos domina
en la miseria.
Tráenos tu reino de justicia
e igualdad.
Sopla como el viento la flor
de la quebrada.
Limpia como el fuego
el cañón de mi fusil.
Hágase por fin tu voluntad
aquí en la tierra.
Danos tu fuerza y tu valor
al combatir.
Sopla como el viento la flor
de la quebrada.
Limpia como el fuego
el cañón de mi fusil.
Levántate y mírate las manos
para crecer estréchala a tu hermano
juntos iremos unidos en la sangre
ahora y en la hora de nuestra muerte
Amén.
*****
Alzati
e guarda la montagna
da dove viene
il vento, il sole e l'acqua.
Tu che operi il corso dei fiumi,
tu che seminasti il volo della tua anima.
Alzati e guardati le mani,
Per crescere, stringila al tuo fratello.
Andremo insieme
uniti nel sangue,
oggi è il tempo
che può essere domani.
Liberaci da colui che ci domina
nella miseria.
Portaci il tuo regno di giustizia
e uguaglianza.
Come il viento soffia il fiore
del passo andino.
Pulisce come il fuoco
la canna del mio fucile.
Sia fatta infine la tua volontà
Qui sulla terra.
Dacci la tua forza e il tuo valore
Nel combattere.
Hágase por fin tu voluntad
aquí en la tierra.
Come il vento soffia il fiore
del passo andino.
Pulisce come il fuoco
la canna del mio fucile.
Alzati e guardati le mani,
Per crescere, stringila al tuo fratello
Andremo insieme uniti nel sangue
Ora e nell'ora della nostra morte
Amen.
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ESTADIO DE CHILE
ESTADIO DE CHILE
Somos cinco mil aquí
en esta pequeña parte la ciudad.
Somos cinco mil.
¿Cuántos somos en total
en las ciudades y en todo el país?
Sólo aquí,
diez mil manos que siembran
y hacen andar las fábricas.
Cuánta humanidad
con hambre, frío, pánico, dolor,
presión moral, terror y locura.
Seis de los nuestros se perdieron
en el espacio de las estrellas.
Uno muerto, un golpeado como jamás creí
se podría golpear a un ser humano.
Los otros cuatro quisieron quitarse
todos los temores,
uno saltando al vacío,
otro golpeándose la cabeza contra un muro
pero todos con la mirada fija en la muerte.
¡Qué espanto produce el rostro del fascismo!
Llevan a cabo sus planes con precisión artera
sin importarles nada.
La sangre para ellos son medallas.
La matanza es un acto de heroísmo.
¿Es este el mundo que creaste, Dios mío?
¿Para esto tus siete días de asombro y de trabajo?
En estas cuatro murallas sólo existe un número
que no progresa.
Que lentamente querrá más la muerte.
Pero de pronto me golpea la consciencia
y veo esta marea sin latido
y veo el pulso de las máquinas
y los militares mostrando su rostro de matrona
llena de dulzura.
¿Y México, Cuba y el mundo?
¡Qué griten esta ignominia!
Somos diez mil manos
menos que no producen.
¿Cuántos somos en toda la patria?
La sangre del compañero Presidente
golpea más fuerte que bombas y metrallas.
Así golpeará nuestro puño nuevamente.
Canto, qué mal me sabes
cuando tengo que cantar espanto.
Espanto como el que vivo
como el que muero, espanto.
De verme entre tantos y tantos
momentos de infinito
en que el silencio y el grito
son las metas de este canto.
Lo que veo nunca vi.
Lo que he sentido y lo que siento
harán brotar el momento...
*****
Siamo in cinquemila, qui,
In questa piccola parte della città.
Siamo in cinquemila.
Quanti siamo, in totale,
Nelle città di tutto il paese?
Solo qui
Diecimila mani che seminano
E fanno marciare le fabbriche.
Quanta umanità
In preda alla fame, al freddo, alla paura, al dolore,
Alla pressione morale, al terrore, alla pazzia.
Sei dei nostri si son perdi
Nello spazio stellare.
Uno morto, uno colpito come non avevo mai creduto
Si potesse colpire un essere umano.
Gli altri quattro hanno voluto togliersi
Tutte le paure
Uno saltando nel vuoto,
Un altro sbattendosi la testa contro un muro,
Ma tutti con lo sguardo fisso alla morte.
Che spavento fa il volto del fascismo!
Portano a termine i loro piani con precisione professionale
E non gl'importa di nulla.
Il sangue, per loro, son medaglie.
La strage è un atto di eroismo.
E' questo il mondo che hai creato, mio Dio?
Per tutto questo i tuoi sette giorni di riposo e di lavoro?
Tra queste quattro mura c'è solo un numero
Che non aumenta.
Che, lentamente, vorrà ancor più la morte.
Ma all'improvviso mi colpisce la coscienza
E vedo questa marea muta
E vedo il pulsare delle macchine
E i militari che mostrano il loro volto di matrona
Pieno di dolcezza.
E il Messico, Cuba e il mondo?
Che urlino questa ignominia!
Siamo diecimila mani
In meno che producono.
Quanti saremo in tutta la patria?
Il sangue del Compagno Presidente
Colpisce più forte che le bombe e le mitraglia.
Così colpirà di nuovo il nostro pugno.
Canto, che cattivo sapore hai
Quando devo cantar la paura.
Paura come quella che vivo,
Come quella che muoio, paura.
Di vedermi fra tanti e tanti
momenti di infinito
in cui il silenzio e il grido
sono i fini di questo canto.
Ciò che ho sentito e che sento
Farà sbocciare il momento.
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