LE ISOLE ARAN

Nessun colore, a quei tempi era ancora una utopia. E, in fondo non può che essere in bianco e nero un cortometraggio di pioggia e freddo, di tenacia e di resistenza umana. Stiamo parlando de "L’uomo di Aran", girato dal regista americano (di origine irlandese) Robert Flaherty agli inizi degli anni Trenta, trascinandosi fin quassù una vecchia cinepresa ed una paziente troupe. Fino a questo arcipelago al largo della costa occidentale dell’Irlanda, a questi lembi di terra selvaggia che le cartine indicano con il nome: Aran Islands.

Qui era riuscito a montare un piccolo capolavoro, sfruttando le gelide sferzate dell’implacabile vento del nord, rintracciando i suoi attori tra la gente comune (poca!) che viveva su queste isole: la signora Maggie Dirane, il giovane Mikeleen e Colam, detto "Tiger", un vero lupo di mare. Ancora oggi questo film viene giornalmente proiettato nel villaggio di Kilronan, nell’isola di Inishmore.Sembra di essere immersi in un altro tempo, in un altro spazio eppure la costa della verde Irlanda e lì a soli 50 chilometri, ma qui è tutta una questione mentale e fisica. Di gente qui a Inishmaan, la terra di mezzo, non ne è mai venuta molta, nemmeno gli Inglesi hanno mai avuto il coraggio di infrangerla preferendo mandare i soldati sulle altre due isole: Inishmore ed Inisheer. Del resto sono molte le cose che qui hanno trovato posto da poco: luce e telefono sono arrivati vent’anni fa. Ben radicate le tradizioni che vogliono i vecchi come narratori delle fiabe che raccontano di gnomi e fate che tengono lontani i forestieri e spaventano i passanti. Duecentocinquanta persone, una scuola con venti alunni, una decina di auto ed un piccolo pub con decorazioni natalizie che rimangono su fino a Pasqua (e viceversa), questa è Inishmaan, più che un’isola una disposizione spirituale.

Lo stesso effetto provato da John Millington Synge, il celebre drammaturgo irlandese che, alla fine del secolo scorso, trascorse qui quattro estati passando intere giornate a contemplare la forza e la maestosità dell’Atlantico, in un luogo riparato oggi conosciuto come "Synge’s Chair" ("la Sedia di Synge") ed ospite in una casupola oggi divenuta meta di pellegrinaggio. Qui compose "Le Isole Aran" e le sue opere drammatiche "Cavalcata a Mare" ed "Il Furfantello dell’Ovest". Si racconta di campi di trifoglio e di muri tirati su a secco, di terra senza alberi e rovine di chiese primitive, di donne intente a fabbricare ruvidi maglioni di lana e di uomini che affrontano il mare su strane barche (le currach) ricoperte di catrame nero. Se si guarda verso levante si intravede il profilo di Inisheer, dove appaiono qua e là prati fioriti, dune di sabbia, blocchi di roccia e le rovine della Chiesa di Kevin, patrono dell’isola, e gruppetti di turisti "mordi e fuggi" che arrivano da Doolin per poter dire: "Io ci sono stato!".
Ad ovest lo sguardo si scontra con la vicina Inishmore, l’Isola Grande se così si può definire un lembo di terra di 13 km. per 3, ma qui anche le proporzioni e le distanze sono relative: allora 800 abitanti sembrano tantissimi e la dozzina di villaggi assumono l’aspetto di vere metropoli. Qui tutto ha l’aspetto dell’avventura e della scoperta continua. Allora perché non arrampicarsi con una "due ruote" anche fino solo a Killeany o a Bungowla, destreggiandosi tra muretti di pietra alla ricerca delle croci in pietra, quella di "Tiger" in particolare; oppure intrattenersi presso le rovine del millenario monastero delle Sette Chiese o curiosare tra i bastioni semicircolari del complesso preistorico del Dun Aengus, a ridosso delle scogliere meridionali; o magari divertirsi a seguire il parroco nel suo peregrinare ad officiare messe, rigorosamente in gaelico, nei vari villaggi e campagne. Diversa è l’accoglienza di Kilronan, dove il fermento commerciale ha fatto sorgere insegne di pub, snack bar e B&B, un ufficio postale, una banca, dove l’estate si possono raggiungere anche i duemila turisti.

ARAN ISLANDS: la nostra guida

COME ARRIVARE: Aer Lingus collega giornalmente l’Italia a Dublino. Da Dublino pagando un supplemento si può proseguire fino a Galway, dove O’Brien Shipping effettua collegamenti per le Isole Aran. Per Inisheer, la compagnia offre un regolare servizio anche dal porto di Doolin, Co. Clare. Opera invece da Rossaveal, Island Ferries. Con Aer Arann l’isola di Inishmore si può raggiungere anche in aereo dall’aereoporto Connemara di Inverin.

DOVE ALLOGGIARE in B&B: a Inishmore: i B&B sono numerosi, segnaliamo "Ard Einne Guesthouse 2", "Beach View House" (Outquarter, Kilronan), "Cregmount House" (Creigh-An_Cheirin, Kilronan). A Inishmaan: "Angela Flaherty" (Creigmor). A Inisheer: "Strand House".

ARCIPELAGO DI CARTA: "The Aran Sweater", di Deirdre McQuillan, simpatico libretto in inglese sulla storia della produzione locale di maglioni; "The Stones of Aran", di Tim Robinson; "Guide to the Aran Islands", di Dara O’Canaola; "Le Isole Aran", Sellerio Editore, traduzione italiana del capolavoro di Synge.