Il post-moderno
Il post-moderno
Il postmoderno. Risulta essere questi un concetto piuttosto aleatorio nonché generalizzante dell’attuale fase storica. Alternative concettuali da più parti promosse, si consideri quella di società dell’informazione, o altrimenti post industriale. Data la complessità intrinseca di un contesto di difficile demarcazione, sembrano avvalorare la tesi dell’impossibilità di definizioni univoche. Sostanzialmente potrebbe trattarsi d’una fase di transizione. Forse di dissolvenza.
In un frame caratterizzatosi per l’esplosione dei new media. Dell’indubbia possibilità d’accesso a informazioni lontane e spazialmente e culturalmente. In questo labirinto dedalico tentare di mantenere o creare una identità forte pare costituire un improbo compito individuale. Ma non sociale.
Si consideri la differenza fondamentale che intercorre tra un singolo attore e lo stesso all’interno però di un gruppo. Il bisogno naturale e umano di sicurezza, di appartenenza, per render meglio l’idea, non è ottenibile se non interagendo con altri. E le regole di tale interagire sono dettate dalla società. Ne consegue che per giocare bisogna conoscere siffatte regole. Nell’accezione di leggi e norme.
Le istituzioni preposte alla socializzazione svolgono il compito di insegnarcele.
Fino a non molto tempo fa questo importante ruolo era assegnato alla famiglia, alla religione di Stato, alla scuola. L’obiettivo perseguito era l’interiorizzazione. E quindi l’accettazione, senza ricorrere a misure manifestamente repressive, di quanto veniva professato come il giusto e il vero. Un’ adesione mistica e interiore - indubbiamente acritica - delle regole del gioco.
Dall’ inizio degli anni ottanta, gli scenari sono radicalmente cambiati.
Non più la famiglia. Povera di mezzi cognitivo pedagogici. In altre parole assolutamente impreparata al caos normativo-globalistico (1) di fine secolo.
Né una religione istituzionalizzata che tradisce il fondamentale bisogno di religiosità. Incarcerandolo entro limiti non certo sacrali, in vista di fini quantitativi e temporali.
E infine neppure la scuola, nonostante si continui ad aumentarne la soglia di obbligatorietà. Oggettivamente lontana e traditrice della realtà contemporanea per l’ obsolescenza di certi programmi ministeriali
Ricapitolando, né la famiglia, né la religione, né ahinoi la scuola risultano riuscire nel compito loro assegnato. La socializzazione. Ed il loro impegno operando il più delle volte sinergicamente, non sortirebbe gli effetti sperati se non potesse contare su nuove agenzie. I nuovi potentissimi mezzi di comunicazione di massa.
Il messaggio che essi intendono diffondere resta sempre lo stesso. Coesione ordine rispetto dell’istituzione.
Limitando l’accesso ai canali di informazione esercitano un importante censura. E un’opera ideologica di portata devastante.
Formalmente si garantisce la libertà di accesso. Ma nella realtà la si offre soltanto a coloro che godono delle risorse materiali necessarie. Marx sosteneva nell’ Ideologia Tedesca che
La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale(…). In quanto domina come classe , regola la produzione e la distribuzione delle idee del suo tempo.
In altre parole, se hai i soldi per comprarti una testata tele radio giornalistica, avrai la possibilità di diffondere i messaggi che desideri.
Dagli anni ottanta ad oggi, in fatto di comunicazione televisiva, le cose non sono molto cambiate. Di fatto si è passati da un monopolio Rai, ad un oligopolio. Lo scenario risulta così sintetizzabile. Rai, alias lottizzazione partitica dei suoi tre canali. Mediaset, alias Silvio Berlusconi e Forza Italia. Tmc e tmc2 alias Vittorio Cecchi Gori, l’astro nascente.
I contenuti mandati in onda si mascherano dietro l’egida della par condicio. Divertentissima par condicio. Ognuno può esprimersi liberamente. In modo proporzionale rispetto alla propria rappresentanza elettorale nel paese. È così viene anche garantita un’informazione neutrale. Assolutamente risibile. Volendo ricorrere ad un eufemismo. In ogni caso e qui risiede il carattere ideologico, nessuno mette radicalmente in discussione il finto pluralismo d’una società votata al mors tua vita mea. E ancora una volta vengono tarpate le ali a coloro che lottano per l’unico fine per cui è lecito combattere. Rivendicare una dimensione critica.
(1)il concetto di caos normativo-globalistico è da intendersi come antitetico rispetto alla Durkheimiana anomia. Non certo, quindi, un’assenza di norme, quanto piuttosto un’eccedenza delle stesse. Situazione assolutamente desiderabile da un lato. Poiché permette una scelta che se criticamente orientata costituisce un volano per l’abolizione di barriere cultural sociali. D’altro lato terribilmente pericolosa per coloro che perseguendo interessi settari, classisti, agiscono demagogicamente. Creando corruzione intellettuale e falsi modelli, causa di discriminazioni e pregiudizi. Due facce della stessa medaglia.
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