Citoriduzione e Perfusione Ipertermico Antiblastica del Peritoneo (H.A.P.P.)
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La presenza di una carcinosi peritoneale è quasi sempre stata considerata condizione di inoperabilità e segno prognostico infausto. In letteratura la sopravvivenza dei pazienti con carcinosi peritoneale da tumore Gastrointestinale è stimata intorno ai 6 mesi, con pochissimi casi che rispondono alla chemioterapia e che raggiungono l'anno di vita.
Tuttavia questa condizione estremamente
avanzata, quando è unica manifestazione di metastatizzazione,
può essere considerata situazione in cui la neoplasia anche se
diffusa macroscopicamente e/o microscopicamente a tappeto sulla
sierosa 
(Fig.4) ,è ancora limitata ad un compartimento (la cavità peritoneale) ben definito, ed è quindi aggredibile con moderne tecniche di trattamento loco-regionale.
La Perfusione Peritoneale è una moderna metodica che partendo dagli stessi principi della "perfusione degli arti", facendo circolare nella cavità peritoneale soluzione elettrolitica a 45° con alte concentrazioni di un citostatico che non viene riassorbito dal peritoneo stesso, ottiene il controllo delle localizzazioni intraperitoneali di dimensioni minori al centimetro
Il razionale di questo tipo di perfusione è rappresentato dalla possibilità di poter considerare la cavità peritoneale come una regione ben delimitata grazie alla presenza di una barriera peritoneo - plasmatica che impedisce ad alcuni farmaci antineoplastici di raggiungere il circolo sistemico. Lipertermia è poi elemento caratterizzante di grande significato in quanto dovrebbe riuscire a rendere più efficaci e selettivi i farmaci in perfusione migliorandone inoltre la profondità di penetrazione nel tessuto neoplastico .
La metodica di perfusione da Noi adottata e quella cosidetta "semichiusa", derivata da quella proposta da Sugarbacker. Terminata la Citoriduzione Chirurgica, mentre si inizia a raffreddare il paziente per permettergli di sopportare meglio lipertermia della cavità addominale senza raggiungere temperature corporee elevate, vengono posti 5 tubi di drenaggio nelladdome.
Per creare una cavità addominale
perfondibile si sospende la cute dellincisione ad un
divaricatore "autostatico" ancorato sul lettino
operatorio ed il cui ovale è posto c.ca 10 centimetri al di
sopra del paziente.(Fig 5) La metodica è stata pubblicata sul J Surg Oncol, (82:138-140, 2003 ) 
I tubi di drenaggio sono quindi connessi ad
un sistema di perfusione costituito da due pompe, una per
aspirare ed una per infondere, connesse attraverso un reservoir
che fa da "regolatore di livello". Lo scambiatore di
calore , inserito dopo la pompa di infusione e quindi prima dei
tubi di ingresso nelladdome, riscalda il perfusato a c.ca
43,5° (Fig. 6). 
Le due pompe mantengono un flusso di c.ca 1500ml/min in maniera da ottenere una buona omogeneità delle temperature intraperitoneali intorno a 42°.La temperatura è un fattore particolarmente critico dato che oltre i 44° si hanno dei ritardi di guarigione delle anastomosi intestinali e che temperature troppo basse diminuiscono in maniera drammatica lattività dei farmaci perfusi ed è anche per questo che la mano delloperatore agita in continuazione il liquido nella cavità addominale (Fig 6b)

Vengono monitorizzate 5 temperature intraperitoneali, le temperature di ingresso e di uscita del perfusato, (Fig. 7) la temperatura vescicale ed esofagea del paziente. Durata della perfusione 60 min.

La Perfusione Peritoneale . è veramente efficace solo se preceduta da una chirurgia citoriduttiva molto aggressiva che abbia lasciato nodi singoli di carcinomatosi di dimensioni inferiori a 2,5 mm. Latto chirurgico diventa quindi parte integrante e fondamentale del trattamento delle carcinosi peritonealio. Si comprende come grazie ad una chirurgia molto aggressiva affiancata al trattamento perfusionale, si possano ottenere speranze di sopravvivenza con buona qualità di vita in pazienti altrimenti non curabili con alcuna altra terapia. Per tale motivo sono state codificate delle tecniche chirurgiche di aggressione "centripeta" del tumore, dette tecniche di peritonectomia, che permettonodi asportare la neoplasia con il peritoneo invaso circostante.
Sono descritte 6 differenti peritonectomie:




E inusuale che tutte vengano eseguite sullo stesso paziente. I tumori che più necessitano di estese peritonectomie sono quelli a basso grado di malignità (pseudomixomi,mesoteliomi): ovvero tumori che malgrado lampia diffusione intraperitoneale sono ancora citoriducibili. Le peritonectomie più frequentemente eseguite sono quella pelvica e quella diaframmatica dx. La pelvi per ragioni di gravità, ed il diaframma dx per particolare porosità microscopica del tessuto sottoperitoneale, sono infatti le sedi preferenziali di carcinosi.
Tutte le tecniche di Peritonectomia
dovrebbero avvalersi della "Laser Mode Electrosurgery"
(Fig. 9c), tecnica ideata da 
Sugarbacker e che permette di scolpire, in maniera esangue , linterfaccia fra neoplasia e tessuti sani. Luso dellelettrobisturi ad alto voltaggio che tale metodica comporta necessita di un lungo training che è però premiato con i migliori risultati in termini di precisione oncologica.
PERFUSIONI PERITONEALI : RISULTATI DALLA LETTERATURA
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La Perfusione Ipertermico-Antiblastica peritoneale si è rivelata nell'esperienza della letteratura , un arma che può controllare la diffusione peritoneale della neoplasie (Tab. III) migliorando anche la qualità di vita dei pazienti. Irisultati della letteratura sono quelli che ci hanno guidato nella stesura dei nostri protocolli. Anche i nostri risultati, che esporremo in seguito, hanno ormai raggiunto una certa consistenza numerica e possono contribuire alla ricerca nel trattamento delle carcinosi peritoneali.( Vai a Casistica Personale)

Tabella III
L'associazione peritonectomia + perfusione è stata ampiamente studiata sia dal punto di vista anatomo-chirurgico che farmacocinetico e farmacodinamico; riportare i risultati di tali studi esula dagli scopi della presente relazione, è importante peraltro sottolineare il fatto che da una prima fase sperimentale si è passati ad una applicazione clinica su vasta scala con centinaia di casi trattati e risultati incoraggianti. Yonemura riporta sopravvivenze a 5 anni dell11% in un gruppo di carcinomi gastrici.
Per quel che riguarda le carcinosi peritoneali da carcinomadel colon Sugarbaker riporta sopravvivenze a 5 anni del 16% mentre Zoetmulder ed Elias riportano sopravvivenze del 23% a 3 anni il primo e del 18,8 % a 5 anni il secondo
Nnel caso dello Pseudomixoma Peritonei Sugarbaker riporta sopravvivenze dell'85% a 5 anni (100% negli ultimi casi) tanto che tale tipo di Chirurgia molto aggressiva sta prendendo piede nei più importanti centri oncologici mondiali .
Per quel che riguarda il Mesotelioma Peritoneale Sugarbaker riporta una mediana di sopravvivenza di 16 mesi in un gruppo di 7 pazienti trattati con citoriduzione e perfusione o chemioterapia intraperitoneale . Anche Alexander riporta buoni risultati su 10 mesoteliomi trattati al N.C.I. con H.A.P.P. Sono risultati incoraggianti in quanto la letteratura internazionale non riporta per questo tipo di neoplasie alcuna terapia efficace ed altri trattamenti combinati hanno ottenuto sopravvivenze globali difficilmente superiori allanno .
Per quel che riguarda il carcinoma ovarico, esistono in letteratura risultati iniziali ed incoraggianti in pazienti in progressione dopo almeno due recidive trattate con chemioterapia nelle quali laspettativa di vita è generalmente di pochi mesi. Il carcinoma ovarico recidivo dopo una prima linea di chemioterapia ha una aspettativa di vita di c.ca 20 mesi . Si spera in questo gruppo di pazienti che una chirurgia particolarmente radicale associata alla perfusione ipertermico-antiblastica intra-peritoneale possa ottenere un notevole miglioramento prognostico .
I buoni risultati ottenuti nel trattamento della carcinosi peritoneale ha fatto estendere le indicazioni alla "Chirurgia " + Perfusione, a tutte quelle situazioni di alto rischio di diffusione intraperitoneale della malattia .

Tabella IV
Risultati significativi delladozione della perfusione peritoneale sono stati già riportati nelle neoplasie in stadio avanzato con invasione della sierosa condizione ad alto rischio per successiva carcinosi peritoneale, e così pure nel tumore del retto avanzato. (Tab. IV)
Ultimamente sono in "itinere" trial clinici che valutano la Perfusione Peritoneale nei casi di : Tumore Perforato ,Spilling di cellule neoplastiche nel peritoneo per rottura del tumore durante lintervento, Margini di Resezione Positivi, Tumori Retroperitoneali Recidivi
I PROTOCOLLI di H.A.P.P.
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I protocolli Terapeutici attivati presso la Nostra azienda Ospedaliera (approvati dal Comitato Etico regionale) sono fondamentalmente due :
A) Il primo riguarda Carcinosi Peritoneali non suscettibili, alla luce degli attuali dati di letteratura, di terapie efficaci o che almeno possano portare a guarigione il paziente. Ovvero Pazienti con Carcinosi Peritoneali da :
Pseudomixoma Peritonei, Mesotelioma Peritoneale,Tumori Desmoplastici a Piccole Cellule, Carcinoma Ovarico in progressione dopo almeno due recidive trattate con chemioterapia, Sarcomatosi Peritoneali e Sarcomi Retroperitoneali Recidivi, Carcinoma Colo-Rettale
Viene considerata come carcinosi da trattare anche la positività per cellule neoplastiche al lavaggio peritoneale.
B) Il secondo riguarda il Carcinoma Ovarico dopo prima recidiva ed è stato redatto con la collaborazione di un folto gruppo di Oncologi Medici, Ginecologi e Chirurghi nella speranza di ottenere in queste di pazienti risultati migliori aggiungendo alla chemioterapia tradizionale un intervento di citoriduzione + Perfusione Ipertermico Antiblastica del Peritoneo.
Certamente I tumori che più si possono avvantaggiare della metodica sono I Pseudomixomi Peritoneali vista la loro scarsa aggressività
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RISULTATI della CASISITICA Personale
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La
nostra esperienza clinica sul trattamento con chemioipertemia intraperitoneale (C.I.I.P.)
(Sinonimo di Perfusione Peritoneale) delle carcinosi peritoneali è iniziata nel 1995 presso il Dipartimento di
Fisiopatologia Clinica dell’Università di Torino e viene proseguita sia con
continuità di Equipe che tecnologica presso l’U.O.C. di Chirurgia Generale ad
Indirizzo Oncologico (Direttore: Dott. M. De Simone) dell’Ospedale S.Giuseppe
di Empoli (Fi) in collaborazione con l’U.O.C. di Oncologia (Direttore Dott.
G.M. Fiorentini) . Fino a Maggio 2003 sono state eseguite 173 peritonectomie di
cui 137 (in 133 pazienti) associate a H.A.P.P. La mortalità operatoria è stata
del 5,1% e la morbilità del 22%.
In
tabella è riportata la casistica secondo le diverse patologie:


Sono stati statisticamente elaborati i primi risultati che sono stati presentati a numerosi Congressi nazionali ed internazionali e sono in via di pubblicazione. Il follow-up eseguito sta confermando la validità della tecnica della perfusione peritoneale
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Pseudomixoma Peritoneale (PMP) ed Adenocarcinoma dell’Appendice:
Malattia molto rara (1 caso per 1.000.000 di abitanti), caratterizzata da grandi quantità di muco con poche cellule con scarse atipie. Caratteristica delle fasi avanzate è la presenza di un addome enormemente dilatato da grossequantità di muco intraperitoneale (Jelly-Belly).

Lo PMP Necessita di una approccio chirurgico molto aggressivo che deve portare alla radicalizzazione della malattia macroscopica. Nella Nostra casistica ciò è stato possibile 28 volte su 34 pazienti osservati.

Le ragioni per le quali a volte non si è riusciti a citoridurre la malattia sono riconducibili fondamentalmente a reiterati interventi precedenti che hanno favorito la diffusione della malattia in profondità consentendo alle cellule neoplastiche di rimanere intrappolate nelle cicatrici chirurgiche. E' pertanto fondamentale che la "Prima Chirurgia" venga effettuata in Centri Specializzati
Non deve essere considerata ragione di inoperabilità ne' la presenza di condizioni generali scadute, laddove queste siano legate alla denutrizione dovuta alla compressione sulle strutture intestinali da parte del muco , ne' la diffusione della malattia , che se non infiltra in profondità l'intestino tenue è sempre radicalizzabile anche con interventi in piu' tempi ( nella nostra casistica 3 volte) con un totale di ore di intevento superiore alle 24!


Per quel che riguarda lo Pseudomixoma Peritoneale i risultati sono certamente stati incoraggianti : non mortalità post-operatoria, 27 pazienti su 28i non hanno evidenza di malattia con un F.Up massimo di 6 anni.


Appare evidente come la Citoriduzione Chirurgica associata alla CIIP garantisca ottimi risultati in Centri Altamente Specializzati, tanto da poter quasi essere inserita come protocollo standard nel degli Pseudomixomi e delle Carcinosi da Adenocarcinoma Appendicolare.
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Risultati anche molto interessanti per quel che riguarda il mesotelioma peritoneale: Alcuni pazienti NED a 5 anni dall’intervento e mediana di sopravvivenza di 40 mesi (32 mesi senza le forme border-line) ; la mediana di sopravvivenza riportata in letteratura per questa rarissima malattia non supera i 12-18 mesi.

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La Curva attuariale riporta dati di sopravvivenza discreti
per le pazienti sottoposte a trattamento per carcinoma ovarico plurirecidivo,
(50% di sopravvivenza a 18mesi)

ma certamente è interessante il dato di sopravvivenza
del 50% a 3 anni per le pazienti alla prima recidiva e con intervallo libero
inferiore ai 6 mesi , per le quali le speranze di vita non superano i 12-18 mesi
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Sarcomi
Recidivi e Sarcomatosi Peritoneali:
I sarcomi addominali rappresentano una patologia rara,classificata in numerosi sottotipi con comportamento biologico diverso. E' opinione comune che la chirurgia di tali neoplasie necessiti di una tattica e tecnica specifiche e pertanto debba essere eseguita in centri specializzati. A grandi linee la chirurgia deve essere molto aggressiva lasciando ampi margini di tessuto sano intorno alla "pseudocapsula" neoplastica in quanto questa è costituita da cellule neoplastiche che insemennzano anche a distanza (skip lesions) i tessuti circostanti. Tale tattica necessita importanti demolizioni viscerali nell'intento di una asportazione en-bloc del tumore senza apertura dello stesso nello scavo peritoneale.
La Nostra casistica è di 33 interventi per Sarcomi Addominali operati negli ultimi 5 anni e ciò ne fa un Centro di Riferimento per una patologia cosi' rara.

Le perfusioni per recidive e/o sarcomatosi sono state 15
I Dati a riguardo scarsamente significativi data la rarità e la varietà istologica dei Sarcomi Addominali: è indubbio che alcuni malati siano NED dopo lunghi periodi di tempo dall’intervento.

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Carcinosi
Peritoneale da Carcinoma Colo-Rettale:
Dall’esame dei risultati della nostra casistica si evincono sopravvivenze mediane discrete , ma certamente non sovrapponibili ai risultati riportati da Zoetmulder od Elias, pertanto gli ultimi casi sono stati trattati secondo il protocollo con Oxaliplatino presentato dal chirurgo Francese( 1 NED a 14 mesi dall'intervento)

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Deludenti i risultati nelle carcinosi da Carcinoma gastrico, la HAAP in tale neoplasia ha sicuramente uno spazio solo come terapia adiuvante nel cancro avanzato
Considerazioni Conclusive
Certamente non è possibile trarre delle conclusioni definitive . Appaiono possibili tuttavia alcune considerazioni.:
La metodica è ancora "sperimentale" ancorchè abbia incoraggianti risultati tanto da potersi considerare "Golden Standard" per alcune neoplasie come lo "Pseudomixoma Peritoneale " ed il "Mesotelioma Peritoneale" e pertanto va eseguita solo in protocolli di ricerca controllati.
La metodica deve essere attuata presso i pochi centri di riferimento che la attuano con esperienza
Una accurata selezione dei malati è indispensabile: I pazienti giunti con una carcinosi peritoneale non particolarmente diffusa sono quelli in cui più facilmente si raggiunge una citoriduzione completa (CC0)e quindi con prognosi migliore. I pazienti in occlusione intestinale sono quelli che hanno presentato il più alto numero di complicanze post-operatorie, e pertanto le indicazioni in tali pazienti vanno accuratamente limitate.
Non conviene invece trattare neoplasie non rispondenti alla chemio-ipertermia particolarmente aggressive (Ca Gastrico e Ca Pancreas)
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