Qjndj il Drago

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Althair il Lupo

   

 

Io

 


Un giorno di pioggia

 

Speranza

 

Un sorriso

 

Novembre' 99

 

Un giorno di autunno

 

Una brezza lieve

Un giorno di pioggia.

 

Il freddo addormenta i sensi. Le ore passano lente e pesanti.

Vivo senza fretta.

Senza un posto dove andare; senza nessuno da incontrare.

Stesa sul letto, appena scaldata da una coperta leggera, penso a te.

Penso a quel giorno lontano in cui, per la prima volta, i nostri sguardi si sono incrociati.

Si sono trovati.

Sapevo saresti arrivato.

Eri un nome senza volto, senza voce, senza cuore. Eri un nome, un nome tra tanti, senza significato.

Eri fatto di parole scritte nel vento, pensate e passate. Un poco avevamo parlato, un poco avevamo legato, di colpo avevamo troncato.

Sapevo saresti arrivato.

Subito dimenticato.

Esco, ignara ed allegra, per incontrare gli amici; per tessere con loro chiacchiere e storie varie.

Che conta quel nome, quell’essere vago.

Sapevo saresti arrivato.

Ciao, mi dicesti. Piacere, ti dissi. Più nulla tra noi. Per ore vicini, due mondi lontani. Ignari.

Giochiamo, ridiamo, parliamo, mai ci guardiamo.

Ecco, ci siamo. Un sorriso spunta tra le tue labbra.

Non è per me.

Non smetto più di guardarti. Non ci sono più gli altri.

Che dolcezza in quel sorriso.

Non è per me.

Parliamo tra amici, ti guardo.

Passeggiamo tra amici, ti guardo.

Scherziamo tra amici, ti guardo.

Tu no.

E’ tardi, andiamo; un po’ meno scherziamo.

Ciao.

I tuoi occhi mi hanno guardato. Mi hanno detto: non starmi lontano.

Non posso più starti lontano.

Un sorriso e  uno sguardo di un uomo lontano,

hanno aperto la porta su un mondo per me un po’ strano.

Nessun uomo ho mai veramente amato.

Il freddo addormenta i sensi. Le ore passano lente e pesanti.

Vivo senza fretta.

Senza un posto dove andare; senza nessuno da incontrare.

Stesa sul letto, appena scaldata da una coperta leggera, penso a te.

Adesso felice,

Ti amo.

                                                                       Qjndj

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Speranza

 

 

Un faro, un fascio di luce che guarda lontano.

Che guida un cuore che è perso, al suo porto più caro.

Un’anima grida, un’anima soffre.

Qualcuno la sente e accende una luce.

Il mare è in tempesta la vita è crudele, ti prego bel faro non farmi morire.

La luce del faro scandaglia la notte, le nubi pesanti si abbassano ancora, il vento le spinge, quell’anima è sola.

Il faro non trema, non prova paura, illumina l’anima e la guida al sicuro.

Quel raggio di luce è come un bel sole per chi ha gran fame di pace e d’amore.

Siam persi nel mondo, gridiamo, piangiamo ma alfine un faro vediamo lontano.

Pian piano la notte finisce, il faro si spegne, è l’alba.

L’amore si accende.

Ma se un viandante si perde nel mare, quel faro si accende, riprende a cercare quell’anima persa per farla tornare.

Alla sua luce tranquilla e sicura, quell’anima triste sorride e riprende vigore.

Non è più da sola; si può avvicinare non è un altro scoglio ma un porto sul mare.

Ritorna mia amica, non ti spaventare c’è ancora qualcuno che ti può amare.

Un’anima buona che sa consolare curare e scaldare un fiore strappato e gettato nel mare.

Riposa mio fiore, mio piccolo cuore, domani un sorriso donerà tanto amore.

Il vento si placa, il mare pian piano riduce il suo orrore.

Ritorna la pace in quel fragile cuore.

Le onde son lunghe, il cielo rischiara, la luna s’affaccia, la tempesta è lontana.

 

Qjndj ‘99

 

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Un sorriso

 

E’ bello entrare nel mondo con un sorriso.

Godere del sorriso dell’altro, vedere scaturire dal suo sguardo un dolce brillio dell’anima, un alito d’amore dalle labbra.

Un sorriso e’ come una farfalla che con leggerezza accarezza l’anima, sfiorando la mano che si tende ad accoglierla.

Freme, posata sulle dita, fragile ed indifesa. I suoi mille colori cangianti rallegrano lo sguardo di chi l’ammira.

La sua fragilità sorprende, può essere uccisa con un gesto lieve, un battito di ciglia, una parola grave.

Una farfalla vola posandosi su un fiore.

Un sorriso appare posandosi su un cuore.

Sorridimi amor mio, sorridi piano, il cuore mio anela un tuo gesto d’amore che passi sul mio viso piano piano; che accenda il mio sorriso e arrivi al cuore che batte per il tuo, mio dolce amore.

 

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novembre ’99

 

Sono qui, a guardare un monitor, ad aspettare.

Si, ad aspettare; cosa non lo so, ma aspetto.

Forse di diventare grande ……. forse.

 

Sorrido, ci sei.

Non volevo amare un pensiero; ma sto male se tu non ci sei.         

Non ti vedo ma quando appari, io sono con te.

Io sono con te.

E’ bello poterlo pensare; più bello poterlo affermare.

Sono lì con un battito d’ali, mi siedo e ti vedo pensare.

Non so come sei ma mi piaci. Mi piace il tuo lieve sorriso.

Mi piace il tuo modo di fare.

Sentirti parlare è guardare un giardino dove è bello giocare.

Una bimba raccoglie un bel fiore, io raccolgo un pensiero d’amore.

 

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 Un giorno di autunno.

 

 

 

            Sono sola stasera, mi affaccio alla finestra e guardo fuori: piove, mi sento un po’ malinconica.

Attorno a me il silenzio è quasi tangibile; le attività normali sono al minimo, gli altri sono tutti a casa a godersi il caldo delle loro famiglie. Vedo, di fronte a me, le luci dei paesi abbarbicati ai Colli come tante fiammelle tremolanti tra le gocce di pioggia.

         Piano piano il mio pensiero inizia a vagare. Sono d’un tratto nella mia macchina, accendo il motore e parto. Sono già lontana; viaggio tranquillamente in compagnia del suono della musica della radio. Non c’è nessuno intorno, nessuna luce di fari rompe il buio che mi circonda. Mi sento protetta nel fragile guscio di metallo della mia auto; è come uno scudo che mi isola. Sono tranquilla, rallento e mi guardo intorno. Dove sono?

E’ una stradina di campagna, costeggiata dagli alberi che, silenziosi e pazienti, mi guardano passare. Continuo a guidare seguendo il nastro asfaltato. D’un tratto l’asfalto lascia il posto alla terra battuta; sta diventando un sentiero e la mia auto fa fatica a passare. Fortunatamente ha smesso di piovere e mi fermo. Abbandono il mio guscio e proseguo a piedi mentre la luna spunta timidamente tra le nubi.

         Cammino lentamente, ascoltando i leggeri rumori che la natura produce: lo stormire delle foglie, i passetti affrettati di qualche animaletto notturno che si nasconde allarmato dalla mia presenza, il frinire di qualche grillo. C’è una grande pace, comincio a sorridere senza motivo mentre i miei passi mi portano lentamente in una radura.

         Mi fermo ad ammirare questa piccola isola tra gli alberi, illuminata dai timidi raggi della luna. Non mi sento stanca, non ho paura anzi sento in me uno strano senso di pace. Mi sembra di essere di nuovo parte della terra. Cammino ancora un po’ attirata da una strana luminescenza. Mi avvicino alla fonte di luce. Ecco, è un piccolo lago sulle cui acque si specchia quel raggio di luna che mi ha guidata. E’ attorniato da un’infinità di fiorellini dai petali delicati.

Che meraviglia, che sensazione di tranquillità questo specchio d’acqua offre al mio cuore.

         Respiro piano, timorosa di far rumore . Non sento più freddo, mi levo le scarpe e mi delizio a camminare tra quei meravigliosi fiorellini il cui colore è reso tenue dalla oscurità. Sotto i miei piedi l’erba tenera si piega, e mi sembra di camminare su un morbido tappeto. Cammino ancora un po’ lungo la riva del laghetto e mi fermo al limite della battigia dove le onde lambiscono la terra senza disturbarla.

         D’un tratto il mio sguardo è attirato da rapidi movimenti nell’acqua. Guardo meglio e vedo tanti piccoli pesci saltare fuori rapidamente per poi immergersi con altrettanta celerità.

         Divertita da tanto movimento, mi siedo nell’erba per godermi questo squarcio di vita notturna; serena e rilassata mi sdraio e chiudo gli occhi. Non so quanto tempo sia rimasta così, a contatto diretto con la natura.

D’un tratto però un fruscio attira la mia attenzione: c’è qualcuno, i miei sensi si risvegliano e mi ritrovo a cercare con lo sguardo, quasi ansiosamente, la fonte da cui proviene quel rumore leggero. Il fruscio, intanto, si fa più vicino. Ho timore ad alzarmi ed allora mi volto lentamente e vedo avvicinarsi qualcuno. E’ ancora un’ombra indistinta, procede lentamente verso di me. Che strano, sento di non doverla temere. Mi sembra di conoscere quell’ombra, quell’anima. Si di un’anima si tratta. Un’anima che, come la mia, ha trovato la strada di questa radura. Oramai vicina, la riconosco: Sei tu caro. Tu, che avvertendo come me il bisogno di tranquillità e serenità, sei giunto fin qui per dividerlo con me.

Ora siamo insieme. Tutto è perfetto. Sono felice. Siamo felici.

Sono sola stasera, affacciata alla finestra del mio studio.  

 

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Una brezza lieve

 

    Non sono un ciclone che tutto devasta al suo passare. Sono una brezza lieve.

Una brezza lieve che corre bassa e fresca sulle onde, per porgersi umida, leggera e profumata a dissetare la terra che la brama. La terra, arsa dal sole, si distende sospira allegra e si schiude al suo passare. Fa fremere di gioia l’erba verde che, querula, canta piano piano.

Rialzano il capino i fiori stanchi e aprono le corolle al vento lieve donando il loro amore; amore fatto di profumo e di colore.

La brezza lieve corre e passa oltre e vede un cuore che batte lontano con il suo dolore.  E’ arso, è crudo, è duro questo cuore ed è provato da una passione calda come il sole.

    La brezza arriva, rapida e leggera, solleva e culla il cuore sfortunato che non si accorge più di essere di nuovo amato. Lo cinge con le braccia inconsistenti, gli sussurra la sua vita e lo accarezza finchè non riconosce la sua brezza.

 

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