Qjndj il Drago
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Althair il Lupo |
Io
Un
giorno di pioggia.
Il
freddo addormenta i sensi. Le ore passano lente e pesanti.
Vivo
senza fretta.
Senza
un posto dove andare; senza nessuno da incontrare.
Stesa
sul letto, appena scaldata da una coperta leggera, penso a te.
Penso
a quel giorno lontano in cui, per la prima volta, i nostri sguardi si sono
incrociati.
Si
sono trovati.
Sapevo
saresti arrivato.
Eri
un nome senza volto, senza voce, senza cuore. Eri un nome, un nome tra tanti,
senza significato.
Eri
fatto di parole scritte nel vento, pensate e passate. Un poco avevamo parlato,
un poco avevamo legato, di colpo avevamo troncato.
Sapevo
saresti arrivato.
Subito
dimenticato.
Esco,
ignara ed allegra, per incontrare gli amici; per tessere con loro chiacchiere e
storie varie.
Che
conta quel nome, quell’essere vago.
Sapevo
saresti arrivato.
Ciao,
mi dicesti. Piacere, ti dissi. Più nulla tra noi. Per ore vicini, due mondi
lontani. Ignari.
Giochiamo,
ridiamo, parliamo, mai ci guardiamo.
Ecco,
ci siamo. Un sorriso spunta tra le tue labbra.
Non
è per me.
Non
smetto più di guardarti. Non ci sono più gli altri.
Che
dolcezza in quel sorriso.
Non
è per me.
Parliamo
tra amici, ti guardo.
Passeggiamo
tra amici, ti guardo.
Scherziamo
tra amici, ti guardo.
Tu
no.
E’
tardi, andiamo; un po’ meno scherziamo.
Ciao.
I
tuoi occhi mi hanno guardato. Mi hanno detto: non starmi lontano.
Non
posso più starti lontano.
Un
sorriso e uno sguardo di un uomo
lontano,
hanno
aperto la porta su un mondo per me un po’ strano.
Nessun
uomo ho mai veramente amato.
Il
freddo addormenta i sensi. Le ore passano lente e pesanti.
Vivo
senza fretta.
Senza
un posto dove andare; senza nessuno da incontrare.
Stesa
sul letto, appena scaldata da una coperta leggera, penso a te.
Adesso
felice,
Ti
amo.
Qjndj


Un
faro, un fascio di luce che guarda lontano.
Che
guida un cuore che è perso, al suo porto più caro.
Un’anima
grida, un’anima soffre.
Qualcuno
la sente e accende una luce.
Il
mare è in tempesta la vita è crudele, ti prego bel faro non farmi morire.
La
luce del faro scandaglia la notte, le nubi pesanti si abbassano ancora, il vento
le spinge, quell’anima è sola.
Il
faro non trema, non prova paura, illumina l’anima e la guida al sicuro.
Quel
raggio di luce è come un bel sole per chi ha gran fame di pace e d’amore.
Siam
persi nel mondo, gridiamo, piangiamo ma alfine un faro vediamo lontano.
Pian
piano la notte finisce, il faro si spegne, è l’alba.
L’amore
si accende.
Ma
se un viandante si perde nel mare, quel faro si accende, riprende a cercare
quell’anima persa per farla tornare.
Alla
sua luce tranquilla e sicura, quell’anima triste sorride e riprende vigore.
Non
è più da sola; si può avvicinare non è un altro scoglio ma un porto sul
mare.
Ritorna
mia amica, non ti spaventare c’è ancora qualcuno che ti può amare.
Un’anima
buona che sa consolare curare e scaldare un fiore strappato e gettato nel mare.
Riposa
mio fiore, mio piccolo cuore, domani un sorriso donerà tanto amore.
Il
vento si placa, il mare pian piano riduce il suo orrore.
Ritorna
la pace in quel fragile cuore.
Le
onde son lunghe, il cielo rischiara, la luna s’affaccia, la tempesta è
lontana.
Qjndj
‘99
E’
bello entrare nel mondo con un sorriso.
Godere
del sorriso dell’altro, vedere scaturire dal suo sguardo un dolce brillio
dell’anima, un alito d’amore dalle labbra.
Un
sorriso e’ come una farfalla che con leggerezza accarezza l’anima, sfiorando
la mano che si tende ad accoglierla.
Freme,
posata sulle dita, fragile ed indifesa. I suoi mille colori cangianti rallegrano
lo sguardo di chi l’ammira.
La
sua fragilità sorprende, può essere uccisa con un gesto lieve, un battito di
ciglia, una parola grave.
Una
farfalla vola posandosi su un fiore.
Un
sorriso appare posandosi su un cuore.![]()
Sorridimi
amor mio, sorridi piano, il cuore mio anela un tuo gesto d’amore che passi sul
mio viso piano piano; che accenda il mio sorriso e arrivi al cuore che batte per
il tuo, mio dolce amore.
novembre
’99
Sono
qui, a guardare un monitor, ad aspettare.
Si,
ad aspettare; cosa non lo so, ma aspetto.
Forse
di diventare grande ……. forse.
Sorrido,
ci sei.
Non
volevo amare un pensiero; ma sto male se tu non ci sei.
Non
ti vedo ma quando appari, io sono con te.
Io
sono con te.
E’
bello poterlo pensare; più bello poterlo affermare.
Sono
lì con un battito d’ali, mi siedo e ti vedo pensare.
Non
so come sei ma mi piaci. Mi piace il tuo lieve sorriso.
Mi
piace il tuo modo di fare.
Sentirti
parlare è guardare un giardino dove è bello giocare.
Una
bimba raccoglie un bel fiore, io raccolgo un pensiero d’amore.
Un
giorno di autunno.
Sono
sola stasera, mi affaccio alla finestra e guardo fuori: piove, mi sento un po’
malinconica.
Attorno
a me il silenzio è quasi tangibile; le attività normali sono al minimo, gli
altri sono tutti a casa a godersi il caldo delle loro famiglie. Vedo, di fronte
a me, le luci dei paesi abbarbicati ai Colli come tante fiammelle tremolanti tra
le gocce di pioggia.
Piano piano il mio pensiero inizia a vagare. Sono d’un tratto nella mia
macchina, accendo il motore e parto. Sono già lontana; viaggio tranquillamente
in compagnia del suono della musica della radio. Non c’è nessuno intorno,
nessuna luce di fari rompe il buio che mi circonda. Mi sento protetta nel
fragile guscio di metallo della mia auto; è come uno scudo che mi isola. Sono
tranquilla, rallento e mi guardo intorno. Dove sono?
E’
una stradina di campagna, costeggiata dagli alberi che, silenziosi e pazienti,
mi guardano passare. Continuo a guidare seguendo il nastro asfaltato. D’un
tratto l’asfalto lascia il posto alla terra battuta; sta diventando un
sentiero e la mia auto fa fatica a passare. Fortunatamente ha smesso di piovere
e mi fermo. Abbandono il mio guscio e proseguo a piedi mentre la luna spunta
timidamente tra le nubi.
Cammino lentamente, ascoltando i leggeri rumori che la natura produce: lo
stormire delle foglie, i passetti affrettati di qualche animaletto notturno che
si nasconde allarmato dalla mia presenza, il frinire di qualche grillo. C’è
una grande pace, comincio a sorridere senza motivo mentre i miei passi mi
portano lentamente in una radura.
Mi fermo ad ammirare questa piccola isola tra gli alberi, illuminata dai
timidi raggi della luna. Non mi sento stanca, non ho paura anzi sento in me uno
strano senso di pace. Mi sembra di essere di nuovo parte della terra. Cammino
ancora un po’ attirata da una strana luminescenza. Mi avvicino alla fonte di
luce. Ecco, è un piccolo lago sulle cui acque si specchia quel raggio di luna
che mi ha guidata. E’ attorniato da un’infinità di fiorellini dai petali
delicati.
Che
meraviglia, che sensazione di tranquillità questo specchio d’acqua offre al
mio cuore.
Respiro piano, timorosa di far rumore . Non sento più freddo, mi levo le
scarpe e mi delizio a camminare tra quei meravigliosi fiorellini il cui colore
è reso tenue dalla oscurità. Sotto i miei piedi l’erba tenera si piega, e mi
sembra di camminare su un morbido tappeto. Cammino ancora un po’ lungo la riva
del laghetto e mi fermo al limite della battigia dove le onde lambiscono la
terra senza disturbarla.
D’un tratto il mio sguardo è attirato da rapidi movimenti
nell’acqua. Guardo meglio e vedo tanti piccoli pesci saltare fuori rapidamente
per poi immergersi con altrettanta celerità.
Divertita da tanto movimento, mi siedo nell’erba per godermi questo
squarcio di vita notturna; serena e rilassata mi sdraio e chiudo gli occhi. Non
so quanto tempo sia rimasta così, a contatto diretto con la natura.
D’un
tratto però un fruscio attira la mia attenzione: c’è qualcuno, i miei sensi
si risvegliano e mi ritrovo a cercare con lo sguardo, quasi ansiosamente, la
fonte da cui proviene quel rumore leggero. Il fruscio, intanto, si fa più
vicino. Ho timore ad alzarmi ed allora mi volto lentamente e vedo avvicinarsi
qualcuno. E’ ancora un’ombra indistinta, procede lentamente verso di me. Che
strano, sento di non doverla temere. Mi sembra di conoscere quell’ombra,
quell’anima. Si di un’anima si tratta. Un’anima che, come la mia, ha
trovato la strada di questa radura. Oramai vicina, la riconosco: Sei tu caro.
Tu, che avvertendo come me il bisogno di tranquillità e serenità, sei giunto
fin qui per dividerlo con me.
Ora
siamo insieme. Tutto è perfetto. Sono felice. Siamo felici.
Sono
sola stasera, affacciata alla finestra del mio studio.
Non sono un ciclone che tutto devasta al suo passare. Sono una brezza lieve.
Una
brezza lieve che corre bassa e fresca sulle onde, per porgersi umida, leggera e
profumata a dissetare la terra che la brama. La terra, arsa dal sole, si
distende sospira allegra e si schiude al suo passare. Fa fremere di gioia
l’erba verde che, querula, canta piano piano.
Rialzano
il capino i fiori stanchi e aprono le corolle al vento lieve donando il loro
amore; amore fatto di profumo e di colore.
La
brezza lieve corre e passa oltre e vede un cuore che batte lontano con il suo
dolore. E’ arso, è crudo, è duro questo cuore ed è provato da una
passione calda come il sole.
La brezza arriva, rapida e
leggera, solleva e culla il cuore sfortunato che non si accorge più di essere
di nuovo amato. Lo cinge con le braccia inconsistenti, gli sussurra la sua vita
e lo accarezza finchè non riconosce la sua brezza.