Ki
Ki Cominciava a trovare insopportabile stare
nella Cellula Abitativa tutto il giorno, per quanto
confortevole e ricca di possibilità fosse. Probabilmente
le aveva fatto male guardare quei vecchi video, in cui si
vedevano grandi distese verdi illuminate ancora dal Sole
e persone che stavano in gruppo addirittura ridendo
insieme. Le era venuta voglia di qualcosa di diverso, che
rompesse la routine dei Virtual Tours, si stava
scocciando di andare sempre in giro per mondi e pianeti,
per poi ritrovarsi sempre lì, nella Cellula, a farsi
accudire da Lia, la balia-massaggiatrice-cuoca-umorista-miglioreamica;
non le cambiava neanche più i floppy. Tanto era sempre
banale e noiosa.
Per caso, sfogliando lultimo numero di Alla
ricerca dellalternativo, si era soffermata su
un inserto pubblicitario: Vuoi provare nuove
emozioni? Riscoprire sensazioni perdute? Fai da te un
Bambino! . Le era venuta voglia di provare. Mandò
Lia a comprare il Kit di montaggio. Quando tornò la
disattivò perché non la voleva tra i piedi, aprì la
scatola che conteneva il suo nuovo acquisto, infilò il
floppy illustrativo nel PC, lesse le istruzioni, dopodiché
si mise allopera.
Lutero artificiale sembrava un soprammobile, unampolla
spessa, semitrasparente e tondeggiante, elastica e
morbida; la placenta disidratata ricordava un piattino da
dolce, come ne aveva visti una volta, alla Fiera delle
Antichità. La agganciò allinterno dellutero,
svolse il cordone ombelicale e su questultimo
innestò lembrione, che, disidratato anchesso,
sembrava un fagiolo messicano. Aprì la bottiglia che
conteneva il liquido amniotico e lo versò. Lutero
divenne più opaco, lembrione iniziò ad ondeggiare.
Mise il coperchio, inserì allesterno dellutero
i cannelli di collegamento con il serbatoio del sangue,
completamente meccanizzato per attuare unottima
circolazione sanguigna nonché una perfetta ossigenazione
per il vostro Bambino dicevano le istruzioni, e
spinse On.
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