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Suo padre e suo nonno erano
titolari di un'impresa di
verniciature edili. Nel 1890, la famiglia si trasferì a Le Havre
e nel 1893 Braque si iscrisse al liceo di questa città. In seguito
studiò all'Accademia di
belle arti, dove conobbe Othon Friesz e Raoul Duffy. Nel 1899, fu
allievo di un pittore decoratore di Le Havre e nel 1900 si trasferì a Parigi
dove lavorò come
apprendista presso un altro artigiano. La sera frequentava un corso di
disegno. Nel 1902, all'accademia
Humbert incontrò
Francis Picabia e Maria Laurencin. Al Louvre s'innamorò dell'arte
egiziana e dell'arte
greca; visitò assiduamente il museo del Lussemburgo, la galleria
Druet e la galleria Vollard. Fu allievo per qualche settimana di Lèon
Bonnat alla
Scuola nazionale superiore di belle arti (1903); terminati gli
studi, decise di dedicarsi alla pittura. Lasciò il
suo studio
di via
Orsel per eseguire dei
paesaggi in Bretagna e in Normandia (Honfleur, Le Havre) e iniziò ad
esporre nel 1906. Compì un viaggio ad Anversa in compagnia di Othon
Friesz, dove realizzò le sue prime opere secondo
i principi del
fauvismo. Nel 1907, espose le tele che aveva dipinto a Estaque e a La
Ciotat. Ricevette parecchi consensi e strinse amicizia con Andrè Derain,
Maurice de Vlaminck, Henri
Matisse e D.H. Kahnweiler, un mercante di quadri che gli offrì il suo
aiuto e
lo presentò a Guillaume Apollinaire, attraverso il quale conobbe
Picasso che stava
iniziando a dipingere
Les Demoiselles
d'Avignon. Dopo l'incontro con Picasso e Apollinaire, Braque
si staccò dal fauvismo per diventare uno dei promotori del cubismo
“analitico”. Nel 1908 si recò a l'Estaque, dove fu raggiunto da
Raoul Dufy. La sua prima
mostra personale fu allestita alla galleria Kahnweiler, poiché gli era
stato rifiutato il Salon d'Automne, e la
prefazione del
suo catalogo fu scritta da Apollinaire. Nel Gil Blas del
14 novembre, il critico Louis Vauxcelles pubblicò un articolo nel quale
le opere di Braque
venivano descritte come tele composte da tanti piccoli “cubi”: da
qui il nome, inizialmente umoristico, della nuova scuola. Nel 1911 a Cèret, in collaborazione con Picasso, approfondì le
ricerche di ordine già cubista, iniziando quella fase che verrà
chiamata cubismo
“ermetico” caratterizzata dall'introduzione, nelle tele, di lettere
e numeri. Nel 1912 in una cittadina
nei pressi
di Avignone,
i due eseguirono, sempre
in collaborazione, i primi “collage”, passando così al cubismo
“sintetico”, in cui la volumetria delle forme si attenuava in una
fitta trama di rapporti tra linee e piani, sui quali venivano
talvolta applicati ritagli di carta (papier-collè), sabbia, o
imitazioni di marmo e di legno. Dopo la
Prima Guerra
mondiale, cui
partecipò riportandovi anche gravi ferite, riprese la sua attività e
conobbe Juan Gris,
che diede
un contributo
notevole al
cubismo sintetico, ed Henri Laurens. Quello stesso anno pubblicò
nella rivista Nord-Sud, diretta da Pierre Reverdy, Pensèes e Reflexions
sur la peinture. Nel 1919 organizzò una grande mostra presso
la galleria di Lèonce
Rosenberg. Nel 1920, Braque espose da Kahnweiler alcune tele e la sua
prima scultura: un Nudo in piedi (stucco). Collaborò con Erik Satie
per Piége de Mèduse, incisione su legno. Nel 1925 si stabilì
in una casa costruita per lui da Auguste Perret, dove sviluppò l'ultima
fase della sua arte, la fase classica. L'oggetto reale diventava
il pretesto di una
costruzione plastica
molto preziosa dal punto di vista della materia e molto curata dal punto
di vista dell'esecuzione; Braque continuò ad approfondire le sue
ricerche di eleganti ritmi lineari, con accordi più gravi di colore,
cercando di suscitare un'armonia quasi musicale. I temi che da lui
prediletti, oltre alle nature morte, furono: Canéphores
et Cheminées (1922);
Guéridons, nature morte su tavolo rotondo, (1926); Barques
(1929); Ateliers (1939); Billards (1944); Oiseaux (1948);
Terrasses (1949), eseguite in serie e in cui ogni elemento
è una creazione a sé. Nel 1924, eseguì gli scenari di Salade per i
balletti del conte di Beaumont; nel 1923 e nel 1925, disegnò gli
scenari dei Föcheux
e di Zèphire et Flore per
Sergej Diaghilev. Nel 1931 produsse alcuni bassorilievi in stucco
policromati raffiguranti figure mitologiche
e acqueforti per la Teogonia di Esiodo. Nel 1933, a Basilea, ebbe
luogo un'esposizione riassuntiva delle sue opere, che fu ripetuta in
seguito, nella maggior parte delle grandi capitali. Nel
1937, Braque vinse il
premio Carnegie alla mostra internazionale di Pittsburgh e nel 1948
ottenne il primo premio per
la pittura alla
Biennale di Venezia.
Inoltre decorò il Mas Bernard a Saint-Paul-de-Vence e disegnò le
vetrate della cappella di Varengeville (1953-54). Dipinse un soffitto
del Louvre, quello della
sala Enrico
I (grandi
uccelli stilizzati, 1952-53). Creò alcune sculture in bronzo e
disegnò dei gioielli. Nel 1960, fu organizzata una mostra retrospettiva
della sua opera grafica (stampe e illustrazioni di libri). Con il titolo
di Le jour et
la nuit
(Gallimard, 1952)
Braque pubblicò
i suoi “Cahiers”, una
raccolta di
brevi riflessioni
estetiche e
morali scritte tra il 1917 e il 1952. Braque affermava che,
nell'arte, conta una cosa soltanto: “Quella che non si può
spiegare”. I suoi più cari amici furono poeti: Blaise Cendrars,
Apollinaire, Jean Paulhan, Francis Ponge,
Renè Char che
apprezzarono la sua capacità di esprimere la spiritualità della
materia e lo lodarono perché seppe creare “una poetica dello
spazio”.
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