biografie
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FRANCISCO JOSÉ DE GOYA Y LUCIENTES (Fuendetodos, Saragozza, 1746 - Bordeaux, 1828)

Francisco Goya nasce lo stesso anno della morte del primo  Borbone  di Spagna, Filippo V. Nel paese, gli ambienti artistici sono fortemente influenzati dall'opera dei maestri stranieri, in particolare di quelli francesi, e solo per reazione si assiste  all'esaltazione  dei  valori tradizionali del popolo spagnolo. Sull'esempio di Parigi, i ministri borboni istituiscono accademie, come quella di belle arti, San Fernando, fondata nel 1744 e inaugurata nel 1752, mentre pittori quali Louis-Michel Van Loo (1707-71) introducono a Madrid l'arte del ritratto, in auge alla corte di Versailles; dalla metà del XVIII secolo, invece prenderà il sopravvento l'arte italiana,  rappresentata in particolare dal napoletano Corrado Giaquinto (1703-65) e da Giambattista Tiepolo. I maestri stranieri contribuiscono alla formazione dei pittori spagnoli, alcuni dei quali, come Francisco Bayeu y Subias (1734-95) e Antonio Gonzales Velazquez (1723-93) sono annoverati  tra  i  migliori artisti spagnoli del XVIII secolo. Nel 1759 il quarto figlio di Filippo V, Carlo III, sale al trono di Spagna. Durante il suo regno si intrecciano in modo curioso gli effetti di una  devozione  sempre  più intensa e lo sviluppo dell'illuminismo, che formerà circoli di filosofi, giuristi, pensatori e poeti di grande valore.

La formazione di Goya

In questo clima particolarmente favorevole sia sul piano estetico  sia su quello culturale, nasce il 30 marzo 1746 Francisco Goya Y Lucientes a Fuendetodos, piccola borgata di Saragozza in Aragona, di cui è originaria la madre Gracia Lucientes; il padre è un artigiano decoratore stabilitosi a Saragozza. Le terre che i Lucientes lavorano appartengono a Joaquin Pignatelli, conte di Fuentes, nel  cui  palazzo risiede il pittore José Luzan (1710-85), il primo maestro di Goya. Probabilmente nel 1763 Goya segue il pittore aragonese Francisco Bayeu, chiamato a Madrid  da  Anton  Raphael  Mengs  (1728-69),  primo pittore del re e partecipa senza successo a concorsi per borse di studio dell'accademia San Fernando. Nel 1766 il nome di  Goya  compare nell'elenco dei partecipanti al concorso triennale dell'Accademia, nel corso del quale l'artista non riuscirà ad affermarsi. Dal 1766 al 20 aprile 1771 - data di  una  sua  lettera  inviata  da  Roma  al  conte Rezzonico, segretario perpetuo dell'accademia di Parma - non si hanno traccia dell'attività del giovane artista. In questa  occasione,  Goya annuncia al conte l'invio di un dipinto che ha realizzato per il concorso dell'Accademia; l'unico  premio  è  però  assegnato  a  Paolo Borroni (1749-1819); bisogna sottolineare che l'accademia di Parma è stata fondata dall'infante Filippo, fratello di Carlo III di Spagna, e che Tiepolo è membro di questa situazione. In questo momento,  a  Roma hanno grande prestigio due Aragonesi: il cavaliere d'Azara (1731-1804) e il marchese di Roda (1707-82); probabilmente grazie al loro interessamento Goya riceve la sua prima commissione ufficiale relativa alle decorazioni della cappella di Nuestra Señora del Pilar a Saragozza. Infatti il 21 ottobre 1771, egli ritorna in Aragona. Il capitolo lo incarica di decorare il soffitto della basilica del Pilar; Goya rappresenta gli Angeli adoranti il nome di Dio, una  composizione che ancora risente dell'influenza dello stile di Corrado Giaquinto. Si ritiene che in questo periodo egli abbia dipinto anche la serie di affreschi sulla Vita della Vergine per la certosa d'Aula Dei e i dipinti su tela del palazzo Sobradiel, nei pressi di Saragozza (andati perduti). Nella sua corrispondenza d'Italia, Goya si dichiara allievo di Francisco Bayeu, che lavorò con successo alla corte di Madrid.  Il  25 luglio 1773 Goya sposa a Madrid Josefa, la sorella di Bayeu. Appoggiato da quest'ultimo e da Mengs ottiene la commissione dei cartoni per il laboratorio reale di arazzi di Santa Barbara, del quale Mengs riprende la direzione tra il 1744  e  il  1776.  Mengs,  pittore internazionale, seguace del neoclassicismo, era stato per dieci anni il rivale di Tiepolo; quest'ultimo aveva decorato il palazzo reale  di Madrid, dove era morto nel 1770. Dal punto di vista estetico, Goya si schiera a fianco di  Tiepolo.  Tuttavia  Mengs  scopre  in  fretta  le qualità eccezionali del giovane aragonese e lo protegge; in questi anni Goya matura  una  vasta  esperienza,  realizzando  una  serie  di cartoni nei quali è evidenziata l'originalità del suo temperamento. In questi anni sono particolarmente apprezzate le scene di vita popolare, rappresentate spesso in modo artificioso e teatrale: Goya, tra il 1775 e il 1792, dipinge 63 cartoni per arazzi, i cui soggetti bucolici e popolari, grazie alla forza  del  suo  genio  e  alla  sua  prodigiosa vitalità, acquistano un accento di verità eccezionale nell'arte del suo tempo.

Primi onori, ascesa e prima crisi

Il successo di Goya matura lentamente, forse perché la  sua  ambizione di cortigiano è in contraddizione con l'indipendenza delle sue aspirazioni artistiche. Nel 1870, all'età di trentasei anni, l'artista è nominato accademico «de  mérito»  e  presenta  per  l'ammissione  un Cristo in croce (Prado), freddo e senz'anima. Chiamato a Saragozza per affrescare la cupola della basilica del Pilar, tratta il soggetto della Regina  martyrum.  Questo  affresco,  che  in  alcuni  frammenti preannuncia l'audacia di quelli della cappella di San Antonio de la Florida (Madrid), fu aspramente criticato  da  Bayeu  e  dal  capitolo della basilica; le liti generate su questo soggetto rivelano il carattere violento e collerico di Goya che aderisce  con  fatica  alle richieste che gli sono fatte. Tre anni dopo, nel 1783, presentato al fratello del re, Don Luis, l'artista lavora al palazzo d'Arenas de San Pedro, vicino a Toledo, e dipinge il Ritratto della  famiglia  di  Don Luis (collezione privata), opera di grandi dimensioni caratterizzata da una  particolare  luminosità  notturna. Dello stesso anno è il Ritratto del conte di Floridablanca, il potente primo ministro (Banco Urquijo, Madrid), in cui il pittore sembra  essere  ancora  intimidito dall'autorità del suo modello. Grazie a Floridablanca riceve la commissione della grande tela della Predica di San Bernardino da Siena (chiesa di San Francisco el Grande, Madrid). Nel 1785 nasce Javier Goya, l'unico figlio che gli sopravvivrà.  La situazione economica di Goya diventa più florida e cresce anche la sua notorietà. Dal 1785 riceve l'appoggio e la protezione dei duchi d'Osuna; al favore pubblico  si  aggiunge  quello  ufficiale,  sancito dalla nomina a vice direttore della sezione di pittura all'Accademia nel 1785 e a primo pittore di corte nel 1786. Per i duchi, Goya dipinge da prima il Ritratto della duchessa d'Osuna, che indossa un abito simile a quello di Maria  Antonietta  (collezione March, Madrid), stupenda immagine del dolce vivere. Nello stesso spirito elegante e leggero esegue, su  un  tema  classico,  i  quattro famosi cartoni per gli arazzi delle Stagioni: Le fioraie (La primavera), L'aia (L'estate), La vendemmia (L'autunno), e La  nevicata (L'inverno. La tempesta di neve), notazioni della vita madrilena su un tema classico. Improntata allo stesso stile è la serie di tele realizzate nel 1787 per il palazzo dell'Alameda, residenza di campagna della duchessa d'Osuna, non lontano da  Madrid. Se l'Altalena e La caduta (collezione Montellano, Madrid) affrontano soggetti consueti della vita agreste, altri, come La scelta dei tori, traggono ispirazioni da temi propri della vita spagnola. Durante questo periodo (1786-89), Goya inizia ad assumere una certa indipendenza psicologica dai suoi modelli, affermando in tal  modo  la propria personalità di ritrattista. Nel 1786 ritrae la cognata di Floridablanca, la Marchesa di Pontejos  (collezione  Mellon,  National Gallery, Washington), in uno stile che prefigura quello di Manet, e la serie dei ritratti dei reggenti della Banca di Spagna e di alcuni membri della loro famiglia, come il celebre «Bambino  in  rosso»,  Don Manuel Osorio Manrique de Zúñiga (collezione Bache, Metropolitan Museum, New York).  Nello  stesso  tempo,  nel  1788,  esegue  per  la cappella di San Francesco Borgia, nella cattedrale di Valenza, due grandi dipinti sulla vita di questo santo. Di fianco a  queste  opere, in cui il maestro conserva ancora qualche «decenza accademica», si colloca una raffinata composizione la famosa  Pradera  de  San  Isidro (Prado, Madrid), notazione sublime e leggera della vita popolare madrilena, magico istante sospeso tra realtà e sogno, che mostra  come ormai Goya all'età di quarantadue anni, sia uno dei maggiori pittori della fine del XVIII secolo. La morte di Carlo III, nel dicembre 1788, e l'ascesa al trono del debole bonario Carlo IV e della  sua  temibile sposa, Maria Luisa, coincidono con l'inizio della Rivoluzione francese. Ma la vita di corte, a Madrid non ne è mutata, e  i  sovrani si faranno ritrarre in piedi e a mezzo busto da Goya che, nel 1789, viene nominato  «pintor de camera del Rey». Per ragioni politiche molte complesse  e  in  parte  conseguenti  alla Rivoluzione francese, Goya, tra il 1790 e il 1792, perde alcuni dei suoi protettori. Il celebre finanziere Francisco Cabarrús viene imprigionato, Floridablanca è destituito, mentre Manuel Godoy, il giovane militare favorito dalla regina,  nel  1792  è  nominato  primo ministro. Tutti questi avvenimenti provocano un grande sconvolgimento nell'ambiente in cui vive Goya. La produzione dell'artista subisce  un rallentamento; questi richiede molto spesso dei congedi e, alla fine del 1792, mentre si trova in Andalusia, si ammala gravemente.  Tornerà a Madrid solo alla fine del 1793, sordo e duramente provato da un attacco di paralisi. Riprende l'attività ma, da  quest'epoca,  muta  a poco a poco il proprio stile, abbandonando l'uso dei colori freschi a vantaggio di effetti monocromi, e adottando un esecuzione più aspra ed efficace. Dal 1794 al 1800 l'elenco di capolavori è impressionante.  I soggetti sono spesso ispirati dal gruppo dei suoi amici liberali, in particolare dal poeta e giurista Juan Antonio Meléndez Valdés (1754-1817).

Esito prestigioso

Tra i numerosi ritratti, tutti molto vari e indimenticabili, citiamo solamente due opere: la Marchesa della Solana  (Louvre,  Parigi)  e  la Duchessa d'Alba (Hispanic Society, New York), tele nelle quali Goya impone la propria visione della figura umana, captandone l'essenza con incredibile acutezza e audace libertà di esecuzione pittorica. Durante questo periodo il gruppo liberale prende il potere anche se  solo  per un breve momento, e Goya diventa il ritrattista di «pensatori», dei quali ha realizzato una galleria senza  pari:  da  un  viso  all'altro risplendono intelligenza e bontà, sufficienza e brutalità, tenerezza e fascino, bruttezza e bellezza. A un'analisi più ravvicinata l'atteggiamento dei  modelli  varia  di  poco,  ma  ognuno  di  essi  è considerato individuo a nessun altro uguale; è questo il risultato migliore che raggiunge la tavolozza  di  Goya  in  cui  l'artista  si dimostra policromista e fisionomista. Nello stesso periodo, nonostante la pittura religiosa non l'avesse mai ispirato, riceve le commissioni più importanti della vita e sublima  la  grande  arte  decorativa  del XVIII secolo nell'opera della cupola Di San Antonio de la Florida (Madrid); l'unione di autenticità popolare e  di  sincerità  religiosa che compare nei Miracoli di San Antonio dimostra che Goya rimane legato alla  tradizione  mistica  spagnola  rinnovando  completamente, attraverso un'esecuzione di un'ampiezza ineguagliata, il vocabolario tradizionale delle forme,  della  composizione  e  dei  colori. Il  6 febbraio 1799 Goya mette in vendita un altro capolavoro, le incisioni dei Capricci, satira  appassionata  dell'eterna  miseria  umana  vista attraverso i costumi della sua epoca, in cui l'utilizzo sapiente dei neri e dei bianchi gli consente  di  raggiungere  effetti  estetici  e psicologici raramente uguagliati. Bisogna sottolineare che per tutto il XIX secolo la fama di Goya è legata quasi esclusivamente  a  queste decisioni; fino al 1900 data della prima mostra retrospettiva, il Goya decoratore e il Goya grande ritrattista erano praticamente sconosciuti. In modo curioso,  e  forse  perché  ben  presto  l'ondata liberale stava per essere soffocata dal potere, Goya si accanisce contro l'Inquisizione e  la  stregoneria;  nel  1799  vende  ai  duchi d'Osuna una serie di piccoli dipinti raffiguranti soggetti di magia e denuncianti la superstizione. Nel  1799,  Goya  viene  nominato  primo pittore del re e, l'anno seguente, rappresenta Carlo IV e la sua famiglia (Prado). Dalla  stessa  regina  si  apprende  che  i  principi apprezzano i loro ritratti nonostante il fatto che, tra tessuti stupendi e gioielli  sfavillanti,  si  evidenzia  il  più  allucinante fregio umano che una dinastia reale abbia potuto produrre. Per questa composizione, Goya impiega  tutte  le  sue  risorse  della  sua  arte, legando in modo geniale la tecnica e l'arditezza dell'invenzione pittorica. Nel 1802 muore la duchessa d'Alba, in circostanze misteriose. Da quel momento, l'aristocrazia e l'alta borghesia madrilena saranno i principali committenti dell'artista;  tra  i  suoi indimenticabili ritratti, bisogna segnalare quello del Conte di Fernán Núñez (1803) [collezione dei duchi di Fernán Núñez, Madrid], avvolto nella sua cappa nera con il grande cappello di moscardino, e quello di Isabel Cobos de  Porcel  (1806)  [National  Gallery, Londra], simbolo stesso della Manola spagnola. L'impressione di  gioia  di  vivere,  di rilassamento che l'opera di Goya emana durante questo periodo, quasi interamente consacrata al ritratto, raggiunge il suo apice nel ritratto del figlio Javier che l'artista realizza nel 1805, in occasione del suo matrimonio, e che porta il titolo di Uomo in  grigio (collezione di Noailles, Parigi). Se i canoni della sua maniera restano immutati, con la stessa traduzione di forme attraverso macchie e velature, la sua tavolozza, in  compenso,  evolve.  Sottilmente,  le armonie nere, grigie, verdi e bianche succedono alla policromia del decennio precedente.

La guerra, i disordini politici e l'esilio

Lo scoppio delle guerre  napoleoniche  in  Spagna,  nel  1908,  incide profondamente sullo stile di Goya. Ben presto le truppe francesi si installano a Madrid. Carlo IV abdica in favore del  figlio  Ferdinando VII e, quando tutta la famiglia reale è costretta a lasciare la Spagna, scoppia a Madrid la rivolta. I  sanguinosi  moti  del  2  e  3 maggio 1808 saranno fissati sulla tela dell'artista nel 1814 Napoleone nomina sovrano di Spagna il fratello Giuseppe Bonaparte, che accoglierà nel suo governo alcuni tra gli  «Spagnoli  Illuminati»,  un tempo amici di Goya, come Meléndez Valdés, Bernardo de Iriarte e Cabarrús. Goya è allora incaricato di eseguire i ritratti di  alcuni  di  questi «afrancesados». Si dedica anche a studi sulla vita popolare spagnola, della quale  lascia  immagini  ricche  di  suggestione:  le  Majas  al balcone, i Fabbri, i Giovani e i vecchi, preceduti dal Seppelimmento della sardina o Il mercoledì delle Ceneri. Nel  1814,  al  ritorno  di Ferdinando VII, Goya esegue le due famose tele del Due maggio e del Tre maggio, che gli vengono commissionate dal Consiglio della Reggenza, e che sono annoverate fra i capolavori della storia della pittura, nelle quali il realismo e il romanticismo  si  oppongono  con grande vigore. Tra il 1810 e il 1820, Goya riprende il bulino ed esegue tre serie famose di incisioni: I disastri della  guerra, La  Tauromachia,  e  I Disparates, detti anche comunemente Proverbi, dei quali possediamo numerosi disegni preparatori. Verso il 1814  si  collocano  le  ultime opere ufficiali, come la Giunta delle Filippine, immensa tela nella quale sono evidenti le reminescenze di Vélazquez. Come per la composizione del Tre maggio,  Goya  traspone  un  soggetto storico in un impianto molto originale, rinnovando completamente l'iconografia. Nel 1819,  Goya  dipinge  una  delle  più  belle  opere spagnole di soggetto mistico, l'Ultima comunione di S. Giuseppe Calasanzio, ma alla fine dell'anno si ammala di nuovo, e gravemente. Ne è una prova la dedica del Ritratto  dell'artista  con  il  proprio medico Arrieta, del 1820. Goya acquista la famosa «Quinta del sordo», casa che egli decora con una serie di dipinti scuri e fantastici, versione monumentale dei Capricci, ma tradotta in uno stile e in una fattura  che  annunciano l'espressionismo del XX secolo. Nel 1820 scoppia la rivoluzione costituzionale. Il re Ferdinando VII è costretto a fuggire; alla  fine del 1823, quando, dopo tre anni di disordini riprenderà il potere, si stabilisce il «terrore bianco». Goya, nonostante l'età, sembra impegnarsi nell'opposizione,  al  punto che, al ritorno di Ferdinando VII, è costretto a nascondersi. Nel maggio del 1824, all'epoca del decreto d'amnistia strappato al re degli Alleati, si affretta a chiedere un congedo, con il  pretesto  di dover seguire una cura termale in Francia. Si reca a Parigi, poi, nell'ottobre del 1824 si stabilisce a Bordeaux, con  Leocadia  Zorilla De Weiss, circondato dai vecchi amici «afrancesados», e frequentando in particolare il poeta Leandro de Moratin; più tardi lo  raggiungeranno la nuora e il nipote Mariano. Tra il 1824 e il 1828, Goya risiede in Francia, effettuando solo un breve viaggio  a  Madrid  nel  1826,  per ritirarsi dal servizio di «pintor de camara del Rey» e, durante questi quattro anni, realizza una serie di capolavori: si dedica sia alla litografia, producendo le magnifiche tavole dei Tori di Bordeaux,  sia alla pittura, con una serie di miniature su avorio, delle quali ci sono noti soltanto diciotto esemplari. È significativo constatare che l'opera e la vita di uno dei più grandi dei maestri spagnoli si concludono sulla chiara immagine della Lattaia di Bordeaux: nonostante  i  suoi  ottantadue  anni,  la  malattia,  la sordità e i gravi problemi di vista, Goya si esprime con una libertà di espressione e di tecnica che  mostra  come  il  suo  genio  sia  in continua evoluzione. Come Anteo, riprende forza e ispirazione ogni volta che si volge alla vita,  sublimando  così  sia  le  tecniche  di laboratorio sia la sua esperienza di pittore, per diventare «creatore» nel vero senso del termine.

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