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Per
molti suoi contemporanei e per la maggior parte dei critici,
l'opera di Fernand Léger si è imposta come la più
peculiare del
nostro tempo, quella
che universalmente testimonia di ambizioni plastiche realizzate, fin
dall'inizio del secolo, grazie ad
alcuni poeti
e artisti dominati dalla figura di quest'uomo che non aveva
dimenticato la campagna e aveva conservato il senso della realtà. Léger
compie i suoi studi
in un istituto religioso prima di iniziare l'apprendistato presso un
architetto di Caen (1897-99)
e di
stabilirsi a
Parigi (1900-02). Dopo il servizio militare, supera il concorso
per entrare all'Ecole des beaux arts;
segue i
corsi di
Léon Gérome,
mentre frequenta l'Académie Julian. La mostra di Cézanne,
nel 1907, al Salon d'autunno lo influenza profondamente. Egli
assorbe il rifiuto del sentimentalismo, il rigore della percezione, la
concentrazione sul disegno e le strutture essenziali. Così
pur vicino a Montparnasse nel gruppo della Ruche, di carattere piuttosto
pittoresco, si legherà
più a
quello del
Bateau-Lavoir, all'interno del quale con Picasso
e Braque nasce
il cubismo. Alla Ruche, però, incontra Chagall,
Soutine, Laurens, Lipchitz, Archipenko
e si lega a Blaise Cendrars, che sarà non solo un compagno di strada,
ma una specie di iniziatore alle bellezze
della vita
moderna della quale
diverrano ben presto, l'uno e l'altro, i maggiori cantori. «La guerra
combattuta in prima linea, come barelliere
tra gli
zappatori del genio, è lo choc determinante che cristallizza il
suo orientamento artistico e sociale, la militanza popolare e il culto
solidale della bellezza meccanica», giustamente ha notato
Jean Leymarie
nella sua
introduzione al catalogo della retrospettiva organizzata al Grand Palais
di Parigi (ottobre 1971 - gennaio 1972). Alle teorie rielaborate nel
circolo di Jacques Villon, a Puteaux, che porteranno alla nascita del
gruppo della Section d'Or, Léger preferisce la
sfida diretta con la realtà. Fu
vicino ai pittori cubisti soprattutto per il comune desiderio di opporsi
all'impressionismo, considerato come una fase decadente della pittura:
da qui il riconoscimento particolare nei confronti di Cézanne, che
aveva immaginato
di «trattare
la natura attraverso
le forme geometriche del cilindro, della sfera e del cono» ma,
scoprendo con i cubisti una
nuova architettura, Fernand Léger
scopriva insieme il dinamismo del mondo contemporaneo. Gli «orfici» (i Delaunay) e i futuristi codificavano nello stesso
periodo questa espressione del movimento. Allontanandosi dall'oggetto,
per recuperare ciò che poteva rendere in maniera pregnante il suo
dinamismo, Léger ha anch'egli sentito che la riduzione di
questa realtà
alla geometria
rappresentava una soluzione. Ne sono testimoni opere maestosamente
elaborate come La
noce (1910-11,
museo nazionale
d'arte moderna,
Parigi). Le forme ritagliate, riprodotte in un gioco di piani
caleidoscopici, creano una dinamica plastica rinforzata dagli
effetti simultanei dei contrasti colorati. Nel 1913, i diversi Contrastes
de forme rinunciano temporaneamente alla figurazione. F. Léger in
tal modo, abbandona molto presto il
cubismo, a suo
avviso troppo statico, per costruire sinfonie plastiche nelle
quali già si percepisce quel senso della monumentalità che svilupperà
ulteriormente nelle composizioni a contenuto sociale. Già
dal 1910 aveva ottenuto l'appoggio del mercante d'arte D. H. Kahnweiler,
che lo presenta nella sua galleria
accanto a
opere di Braque e
Picasso. La
partie de cartes
(1917, museo Kröller-Müller, Otterlo) segna il passaggio da un
dinamismo ancora erede delle rivelazioni precedenti
a una espressione più personale, arricchita dall'esperienza
vissuta dall'artista al fronte: «Fui abbagliato da una culatta di
calibro 75 in pieno
sole, magia della luce sul metallo bianco [...]» una nuova bellezza,
assai cruda, in rapporto alla quale
l'uomo si
ritrova in conflitto
più che in armonia. Fernand Léger, da allora, mentre concentra i suoi
sforzi all'espressione della forza e
della bellezza della
modernità, non dimentica che questo contesto meccanico e tecnico
implica un nuovo umanesimo. Tenterà ulteriormente di assicurare la
continuità di tali
nuovi valori
nell'azione politica.
Da questo periodo,
si dedica intensamente alla pedagogia, strumento primo, a suo giudizio,
per poter cambiare le cose. Prende appunti e scrive numerosi articoli
dal 1913 fino alla morte, la maggior parte dei quali ripubblicati nella
raccolta Fonctions de la peinture
(1965). Nel 1924, dà vita a un'accademia nel
suo studio
di Notre-Dame-des-Champs
in collaborazione con Ozenfant, creatore del purismo con Le
Corbusier. Nel
frattempo, sposa Jeanne Lohy, illustra J'ai tuè e La fin du
monde di Blaise Cendrars, infine partecipa
alla fondazione
della rivista
Esprit nouveau, in cui l'elaborazione di una nuova concezione
plastica non è più, come nel cubismo, dissociata dalla pedagogia e
quindi dalla vita. Appare significativo che Le Corbusier, artista in
senso completo, abbia svolto un ruolo
intermediario e, con
ciò, abbia offerto
a Léger la possibilità di uscire dall'angustia dei problemi della
pittura da cavalletto. Tra il 1918 e il 1924,
l'arte di
Léger raggiunge uno dei suoi vertici: composizione meccanicista
dei Disques (1918, museo d'arte moderna
di Parigi),
sintetica della
La ville (1919-20, Philadelphia Museum of Art) e del Grand
Dèjeuner (1921, Museum of Modern Art di New York) che integra in
modo felice la figura umana in uno scenario in cui
l'oggetto risulta, più
che dettaglio
realista, simbolo rappresentativo di un'epoca. Parallelamente,
le scene e i costumi che l'artista esegue per i Balletti svedesi, così
come il film Le ballet mècanique
del 1924, avvalorano
l'idea che l'arte debba uscire dai limiti del cavalletto, abbordare una
moltitudine di tecniche e di
supporti e,
attraverso tutti questi mezzi, confondersi con la vita. Il
1925 segna un periodo di crisi: Léger presenta all'Esposizione delle
arti decorative, nel
«padiglione dell'Esprit nouveau», pitture murali astratte di una
severa ortogonalità. Ma ben presto, ritorna all'oggetto, non
trattandolo secondo l'ambiguità poetica dei surrealisti, ma isolandolo
in uno spazio indifferenziato ( La
Joconde aux clefs, 1930, museo Fernand Léger di Biot). Le figure,
con il loro modellato convenzionale, e prive dell'elemento cromatico e
dell'arabesco, si allontanano da ogni funzione descrittiva,
dispiegandosi nel
loro proprio valore (Composition
aux deux perroquets, 1935-39, museo nazionale d'arte moderna,
Parigi). Le decorazioni di
Léger per
una sala dell'Esposizione internazionale di Bruxelles sul tema
dello sport (1935), e poi per il palazzo della Dècouverte a Parigi sul
tema del Transport des forces
(1937), gli permettono di definire un'estetica di sintesi in scala con
la parete, che egli aveva sempre considerato come il supporto ideale di
un'arte destinata a tutti. Durante
l'occupazione, il pittore si rifugia negli Stati Uniti, dove era già
stato altre volte, nel 1931, nel 1935 con Le Corbusier, e nel 1938. Ritrova
gli intellettuali
e gli
artisti emigrati,
Andrè Breton,
Masson, Tanguy, Ernst, Chagall, Mondrian,
Ozenfant... Collabora
alle esperienze cinematografiche del dadaista Hans Richter e dipinge
sotto l'influenza dell'ambiente americano, che, per l'ampiezza del
paesaggio e la dimensione meccanizzata, risponde compiutamente ai suoi
sogni plastici. Di ritorno in
Francia nel
1945, aderisce
al partito comunista, di cui diventerà insieme a Picasso, il
portavoce artistico. Riprende
le grandi composizioni con i personaggi ante-guerra, scindendo talvolta
l'apporto del colore da quello del disegno, ciascuno con vita propria
(stesure definitive, nel 1954 de La grande parade del museo Guggenheim di New York, Partie
de campagne della fondazione Maeght di Saint-Paul-de-Vence). Si
ritrovano reminiscenze
sia dei papiers collès
cubisti, sia della visione che l'artista ebbe di Broadway e che così
ricordò: «Siete là, parlate con qualcuno, e
ad un tratto diventa blu. Poi
il colore passa, ne arriva un altro, diventa rosso, giallo. Questo
colore, la luce dei proiettori, del neon, è libero: è nello spazio. Ho
voluto fare la stessa cosa nei miei quadri». L'artista
affronta ugualmente in questo periodo, tutti i campi della creazione
plastica: scene e costumi per il Bolivar di Darius Milhaud
(1949), mosaico per la chiesa di Assy (1946), vetrate per la chiesa di
Audincourt (1951), per
quella di Courfaivre, in Svizzera e per l'università di Caracas (1954),
decorazione della grande sala del palazzo dell'O.N.U. a New York
(1952), ricerca cromatica
per l'ospedale
di Saint-Lô (1954).
Léger
affronta anche l'arazzo, la ceramica e la scultura policroma, e nel
1953, illustra la poesia Libertà
di Paul Eluard, poema-oggetto che conoscerà un largo successo popolare.
Gran premio alla Biennale di San Paolo nel 1955, muore a Gif-sur-Yvette
lo stesso anno, nella proprietà che aveva acquisito nel 1952 all'epoca
di un secondo
matrimonio con una
delle sue allieve, Nadia Khodossevitch. Nel 1957 viene iniziata a Biot,
dove aveva realizzato le sue prime ceramiche, la costruzione del museo Fernand Léger, inaugurato nel 1960 e divenuto
museo nazionale per donazione nel 1967.
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