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Antonio, l’iniziatore del monachismo russo, nacque nel 983 a Lubech nei pressi di Tchernigov e giovanissimo si senti’ attratto dalla vita eremitica che comincio’ a praticare in patria. Recatosi in pellegrinaggio al Monte Athos, rimase colpito dalla vita di quei monaci ed entro’, verso il 1028, nel monastero di Esphigmenon mutando il nome secolare, Antipa, in Antonio. Dopo alcuni anni, seguendo il consiglio del suo superiore, Teotisto, Antonio torno’ in patria per suscitare un fermento monastico nel suo popolo, e stabili’ in una grotta che scavo’ da se’ sul monte Berestov, sulle rive del Dnjepr, presso Kiev. Scoperta dal popolo, la cella di Antonio divenne meta di numerosi pellegrini che si recavano a chiedere consiglio e aiuto all’eremita. Alcuni giovani chiesero e permettero il permesso di rimanere con Antonio e tra essi i primi furono Nicon, gia’ sacerdote, Teodoro e Barlaam. Ben presto, pero’, Antonio, desideroso di maggior solitudine, designo’ Barlaam come egumeno e si ritiro’ in luogo piu’ appartato. Il principe Isiaslav cedette il Berestov ai monaci, e questi iniziarono la costruzione della "Laura delle grotte" (Pecerskaja Lavra), chiamando numerosi artisti da Constantinopoli per decorare la chiesa. Secondo la cronaca di Nestore, Antonio, a differenza degli altri abati del suo tempo, raccomandava di accogliere tutti, ricchi e poveri, cosi’ che il suo monastero poteva dirsi edificato dalle preghiere piuttosto che dalle ricchezze dei principi e dei nobili. Antonio verso il 1055, sospettato da Isiaslav di parteggiare per il suo rivale Vseslav, fu costretto a rifugiarsi nel principato di Tchernigov, dove fondo’ un altro monastero. Molto probabilmente torno a Kiev e mori’ nella sua cella il 10 luglio 1073. Il sucessore di Barlaam fu San Teodosio. San Teodosio viene considerato come il vero fondatore del piu’ grande monastero Russo (la detta Lavra) e come promotore della vita cenobitica nella Chiesa Russa in generale. I particolari della sua biografia si conoscono grazie alla Vita che venne composta una decina di anni dopo la sua morte, verso il 1084, dal monaco del monastero delle Grotte, il celebre cronista russo medievale San Nestor. Qualche notizia sulla vita di S. Teodosio venne inserita anche nella ben nota Cronaca dei tempi antichi, composta sempre da Nestor. Teodosio nacque nel 1029 a Vasilev, nelle regione di Kiev, come figlio di una famiglia benestante. Gia’ negli anni giovanili egli dimostrava la sua propensione per la vita religiosa e contemplativa. Rimasto orfano del padre, ancora giovane, egli veniva trattato con grande severita’ da parte della madre. Dopo un tentativo mal riuscito di intraprendere un pellegrinaggio nella Terra Santa, raggiunse la localita’ nelle vicinanze di Kiev, ove si trovava il famoso santo Russo Antonio e cosi’ divento’ uno dei suoi primi discepoli. Qui egli venne accolto benevolmente ed ebbe la tonaca monastica, verso l’anno 1055, dal sacerdote Nikon. Ritiratosi S.Antonio a vivere in solitudine, Teodosio passo’ alcuni anni sotto il governo spirituale del suo successore l’egumeno Barlaam. Nel 1062 egli stesso divento’ egumeno della comunita’ monastica. Il periodo del suo egumenato fu caratterizzato da una vera fioritura del giovane centro del monachesimo Russo. Aumentati di numero, i membri della comunita’ monastica non vivevano piu’ nelle grotte. Il monastero ebbe ormai i suoi possedimenti, i suoi edifici ed anche una chiesa, costruita di pietra e dedicata all’Assunzione della Vergine Maria, facendo venire per le costruzioni anche maestri bizantini da Costantinopoli. Una delle innovazioni piu’ decisive fu l’introduzione nella vita monastica della regola di S. Teodosio Studita secondo la redazione del patriarca costantinopolitano Alessio Studita (1025-1043). Teodosio ricevette da un monaco studita di Costantinopoli il testo della regola, lo fece tradurre; essa ormai fu destinata a governare tutta la vita cenobitica del monachesimo Russo. La vita e la dottrina di S. Teodosio furono caratterizzate da principi di un ascetismo austero, di spirito di semplicita’ e di amore verso la poverta’ e la vita laboriosa. Nei suoi rapporti con i "potenti del mondo", Teodosio dimostrava la medesima austerita’ delle sue concezioni e la tendenza di osservare fedelmente l’Ortodossia Bizantina. Assai dimostrativa sotto questo aspetto e’ la sua seconda epistola, indirizzata al principe di Kiev, Izjaslav Iaroslavich (1024-1078) sul problema "della fede cristiana e della fede dei Latini. Scrisse: "Voi Latini avete rigettato la fede degli Apostoli e dei Santi Padri e avete accolto la fede ingiusta, piena di perdizione. Percio’ siete respinti da noi. Percio’ non e’ possibile servire insieme la Liturgia e partecipare nella Comunione". S. Teodosio mori’ il 3 maggio 1074. Nel 1091 le sue reliquie furono scoperte e trasportate nella basilica dedicata all’Assunzione della Vergine. Fu canonizzato nel 1108.
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