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Cirillo e Metodio nacquero a Tessalonica da un magistrato chiamato Leone. I loro nomi erano Costantino e Michele: quelli di Cirillo e Metodio sotto i quali vengono venerati sono i loro nomi monastici.
C.(=Cirillo), il piu’ giovane, nacque nell’827. Studio’ prima a Tessalonica, ma dopo la morte del padre, che perdette all’eta di 14 anni, il logoteta Teoctisto lo fece venire a Costantinopoli perche’ vi fosse allevato insieme con l’imperatore Michele III ancora fanciullo. Qui imparo’ la grammatica, lesse i testi omerici, apprese la geometria, e da Leone il matematico e da Fozio la dialettica e la filosofia. Si applico’ anche ad altre discipline: retorica, aritmetica, astronomia, musica e altre arti elleniche. Rifiutato un brillante matrimonio che gli aveva proposto il logoteta e nello stesso tempo un’alta dignita’ temporale, prese gli ordini sacri e divenne bibliotecario presso il patriarca. Divenne, quindi, cartofilace e ricevette il diaconato. Poco tempo dopo, desiderando appartarsi, ando’ a nascondersi in un monastero del Bosforo. Dopo sei mesi il suo rifugio fu scoperto e gli fu affidato l’insegnamento delle scienze sacre e profane. Fu durante tale professorato che ricevette il soprannome di filosofo. In quest’epoca sarebbe da collocarsi una discussione che egli ebbe sopra il culto delle immagini con l’ex patriarca iconoclasta Giovanni VII il Grammatico, poi una missione presso i Saraceni per discutere con loro sulla Trinita’. I saraceni, vinti dalla saggezza di S. Cirillo, provarono ad avvelenarlo, ma C. bevve il veleno senza alcun danno. Cio’ visto, i saraceni lo congedarono con onori e doni.
Alcuni anni piu’ tardi (verso l’861) il governo imperiale lo incarico’ di una missione presso i Kazari del mare di Azov, che avevano domandato al basileus di inviar loro un letterato che sapesse discutere coi Giudei e i Saraceni. C., accompagnato da suo fratello M., sosto’ a lungo a Cherson dove apprese ebraico e il samaritano e decifro’ un libro in lettere russe. A Cherson ricerco’ pure il corpo del papa s. Clemente I che vi era stato esiliato da Roma, poi gettato nel mare con un’ancora al collo. Dopo preghiera dei Santi C. e M. Il corpo di Clemente emerse dall’acqua e fu preso dai fratelli santi. Porto’ con se’ la preziosa reliquia ritornando dalla sua missione. Giunto a Costantinopoli, fu inviato nell’863 col fratello al re di Moravia, Ratislao, che, per contrastare l’influenza germanica, aveva chiesto al basileus missionari che sapessero lo slavo. I due fratelli compirono in questo paese, per ca. 4 anni, un fruttuoso lavoro apostolico. Inventando un alfabeto appropriato, C. intraprese la traduzione slava della Sacra Scrittura e dei libri liturgici e formo’ dei discepoli. La tradizione dice che le lettere slave furono state ricevute dai fratelli in sonno dopo digiuno e preghiera. Dopo cio’ attraverso’ la Pannonia dove fu bene accolto dal principe Kocel che gli affido’ 50 allievi affinche’ apprendessero le lettere slave. Ando’, in seguito, a Venezia dove ebbe discussioni sull’impiego dello slavo nella liturgia.
Di la’ due fratelli andarono a Roma, chiamati dal papa Nicola I. Vi furono ricevuti dal suo successore Adriano II che si porto’ loro incontro in processione, per accogliere degnamente le reliquie di s. Clemente che essi recavano. Adriano II approvo’ l’opera dei due apostoli e il loro uso della lingua slava nella liturgia. Egli fece ordinare preti tre dei loro discepoli e lettori, due altri dai vescovi Formoso e Gauderico, dopo che egli stesso aveva ordinato prete M.: i libri liturgici slavi furono deposti sull’altare di S. Maria, che si chiamava Phatne’; la liturgia fu celebrata in slavo nelle chiese di S. Pietro, S. Petronilla, S. Andrea e S. Paolo. Nel mese di dicembre 868 Costantino cadde malato. Prevedendo la sua morte prossima, rivesti’ l’abito monastico prendendo il nome di Cirillo e dopo 50 giorni mori’, il 14 febbraio 869, all’eta’ di 42 anni. Fu sepolto con grande solennita’ nella chiesa di S. Clemente.
M.(=Metodio), fratello piu’ anziano di C., fece dapprima carriera amministrativa e divenne arconte di una provincia slava dell’impero. Si fece monaco verso l’840 e fu egumeno del convento Polychron sul monte Olimpo di Bitinia. Accompagno’ suo fratello nella missione presso i Kazari, collaboro’ con lui in Moravia e in Pannonia e poi lo segui’ a Roma. Ivi fu ordinato da Adriano II nell’868 e, dopo la morte del fratello, fu nominato legato apostolico, consacrato vescovo e stabilito arcivescovo per la Pannonia e la Moravia. Una lettera, che lo accreditava presso i principi Rastislao, Sventopulk e Kocel, conteneva l’approvazione senza riserve della liturgia slava.
Gli avvenimenti politici impedirono a M. Di ritornare in Moravia. Resto’, dunque, nei domini del principe pannonico Kocel, fino allora evangelizzati da Salisburgo. Vi furono inevitabilmente degli scontri fra il clero latino e il nuovo clero slavo. L’arcivescovo Aldewinus presento’ querela a Ludovico il Germanico. M., prima imprigionato, fu tradotto davanti a un concilio a Ratisbona, dove fu condannato ed esiliato a Ellwangen nella Svevia. Nell’ 878, Giovanni VIII, con un intervento energico, ottenne la sua liberazione, ma riprovo’ le sue novita’ linguistiche nella liturgia. Pero’ M., forte dell’approvazione anteriore di Adriano, ritenesse di poter continuare, usando discrezione e prudenza, l’opera liturgica cominciata. Egli era allora rientrato in Moravia. Dopo qualche anno di tranquillita’, nuove proteste si elevarono contro di lui: lo si accuso’ anche di eresia. Convocato a Roma da Giovanni VIII, riusci’ a giustificarsi interamente ed anche a condurre il papa ad approvare la sua posizione nella controversia sulla lingua liturgica. Questi, infatti, con la lettera "Industriae tuae", indirizzata a Sventopulk confermo’ l’arcivescovo in tutte le sue funzioni, approvo’ l’uso dello slavo nella liturgia e chiese solo che il Vangelo fosse letto in latino prima che in slavo. Sottomise a M. l’inviato del principe, Wiching, che aveva consacrato vescovo di Nitra e gli permise di celebrare nella lingua latina che aveva le preferenze del principe. Chiese, inoltre, che gli si inviasse un altro prete o diacono da consacrare vescovo affinche’ con i suoi due suffraganei M. potesse consacrare anche lui vescovi la’ dove lo giudicasse conveniente. Queste decisioni della Santa Sede non misero punto fine alle difficolta’. Il partito germanico continuo’ la sua opposizione e Wiching era il suo strumento. Costui esebi’ una falsa lettera di Giovanni VIII che era il rovescio della precedente e getto’ un grande turbamento in mezzo ai moravi. Metodio ne informo’ la Santa Sede che gli rispose il 23 marzo 881 negando formalmente di aver inviato altra lettera che quella indirizzata a Sventopulk e promettendo, durante il suo prossimo soggiorno a Roma, di giudicare l’autore di queste accuse e di dare una giusta conclusione a totto questo affare. M., in posesso di questa lettera, pote’ rassicurare i fedeli e non ritenne punto urgente di andare a Roma. Anzi, si reco’ a Costantinopoli su invito dell’imperatore, che, insieme con il patriarca Fozio, lo ricolmo’ di onori.
M.continuo’ coi suoi discepoli il suo apostolato e la sua opera di traduzione della Bibbia e dei libri liturgici a di diritto. Mori’ probabilmente il 6 aprile 885 e fu sepolto nella sua chiesa cattedrale in Velehrad. Si ignora dove sia la sua tomba e il luogo stesso della sepoltura e’ sconosciuto.
Prima di morire, M. aveva designato Gorazd suo successore. Ma le cose dovevano ben presto volgersi al tragico per la missione slava. Gorazd fu calluniato da Wiching e, cacciato dal paese coi suoi compagni (886), si rifugio’ in Bulgaria, dove, ben accolti dal re Boris, continuarono l’opera cominciata dai due santi fratelli.
La festa di SS Cirillo e Metodio e’ all’11 maggio (cioe’ 24 maggio stile gregoriano).
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