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Il valoroso e pio asceta, ieromonaco Serafim, nacque nella citta’ di Kursk, capoluogo del governatorato, il 19 giugno 1759. Suo padre era il nercante di Kursk Sidor, di cognome Mosnin, la madre si chiamava Agafija. Il bambino fu battezzato con il nome di Prochor. Tre anni dopo la nascita del figlio, Sidor mori’. Come in vita si era occupato della costruzione di chiese, in punto di morte il padre di Prochor lascio’ la costruzione della chiesa in muratura, che avava iniziato a Kursk - e dedicata al nome del grande Taumaturgo russo, san Sergio, - alle cure della moglie Agafija, sotto la cui supervisione la chiesa fu infine ultimata. Un giorno, durante la costuzione della chiesa, Agafija si reco’ in cantiere, prendendo con se’ anche il figlio, Prochor, che aveva allora circa sette anni. Entrati nell’edificio, per imprudenza il figlio si allontano’ da lei e a causa della sua giovane eta’ precipito’ per terra dalle costruzioni. La madre, vistolo cadere, si affretto’ a scendere giu’ e pensava di trovarlo morto, ma con sua meraviglia lo trovo’ in piedi e senz’alcuna ferita. La pia madre vi lesse l’intervento della provvidenza di Dio, che aveva preservato incolume il fanciullo con la forza divina, e per questo si mise a ringraziare tra le lacrime il Signore Dio. Quando ebbe circa dieci anni, si ammalo’, e fu guarito miracolosamente dalla misericordia della Madre di Dio, in questo modo: in una visione durante il sonno, la Madre di Dio promise di visitarlo e di guarirlo dalla malattia, come poi infatti avvenne. Un giorno passavano in processione con un’icona miracolosa della Madre di Dio, detta Kurskaja, per la via, dove sorgeva la casa di Prochor, e quando la portarono attraverso il cortile, la madre si ricordo’ della promessa ricevuta dal figlio in visione, lo porto’ fuori malato e lo accosto’ all’icona della Madre di Dio, che fu poi fatta passare su di lui, e grazie al suo passare egli fu risanato. Per queste azioni della grazia e per la miracolosa guarigione ad opera della Madre di Dio, nell’adolescente Prochor si accese un ardente amore per il Signore Dio, Salvatore nostro Ges’ Cristo e per la Sua purissima Madre. Infiammandosi sempre piu’ di un benedetto e puro amore per Dio, egli decise di abbandonare la casa, i beni, la madre, i fratelli, la terra natale e di consacrarsi alla vita monastica. A quindici anni, lasciando il proprio paese, si getto’ ai piedi della madre, chiedendone la benedizione. Essa lo consegno’ a Dio e lo benedisse con un crocifisso, fuso in bronzo, che Prochor accolse come un preziosissimo dono da parte di Dio: se lo mise al collo e lo porto’ per tutta la vita fino alla morte. Si ritiro’ in un monastero di Sarov, fu accolto con amore dal santo starez, il superiore Pachomij, e venne ammesso tra i novizi, nel 1778, alla vigilia della Presentazione al tempio della Madre di Dio, e affidato allo starez Iosif, affinche’ gli insegnasse la via dei padri. Dopo la sua entrata in monastero, Prochor adempiva per obbedienza diversi incarichi: dava la sveglia, preparava il pane eucaristico (prosfory), lavorava in falegnameria e, secondo la consuetudine di questo monastero, intagliava in cella croci di cipresso. In lui nasce l’amore per la vita solitaria del deserto, e per questo spesso se ne va nel bosco. In un luogo solitario aveva una capanna, nascosta, dove si ritirava a pregare la regola di Pacomio il Grande; ed era ancora agli inizi quando si impegnava in simili esercizi, e digiunava costantamente; mangiava una volta al giorno, a pranzo; il mercoledi’ e il venerdi’ restava senza mangiare; il resto delle ore libere, sia prima sia dopo l’ufficio divino, le impegnava nella lettura del Vangelo, dell’Apostolo, del Salterio, delle Vite dei Santi e di altri libri patristici; leggeva sempre in piedi, di fronte alle icone: e’ quello che egli chiamava veglia. Abbandonava la propria occupazione solo quando si chinava a dormire, mentre fuggiva sempre ogni perdita di tempo. Il 13 agosto 1786, con l’autorizzazione del santo sinodo, Prochor fu tonsurato monaco dal superiore, lo ieramonaco Pachomij, e gli fu imposto il nome di Serafim. Nel dicembre del 1787 Serafim fu ordinato diacono da sua eccelenza Viktor, vescovo di Vladimir e di Murom. Ricevuta l’ordinazione, egli accrebbe il proprio zelo e la sollecitudine per il Signore Dio e la Sua santa Chiesa, tanto che per cinque o nove mesi fu nel turno per servire quotidianamente la liturgia del giorno, mentre nei giorni liberi celebrava in varie cappelle la mattina presto; ogni giorno comunicava ai santi sacramenti, da cui riceveva forza, si impegnava nell’ascesi. La grande e inenarrabile grazia di Dio rese degno anche lui di visioni divine, durante gli uffici liturgici, quali gli uffici di mezzanotte, il mattutino, la liturgia del giorno, il vespro e le regole di preghiera, e vide i santi angeli celebrare e cantare insiene ai fratelli, simili nella visione a giovani rilucenti in bianche vesti intessute d’oro. Le loro voci non si possono paragonare a nulla di simile sulla terra. Per tale visione divina e tale canto angelico, Serafim cambio’ di un cambiamento divino, ed era immediatamente avvolto dall’amore di Dio "’E il mio cuore era cera fusa nelle mie viscere’" (Sal. 21,15). "C’e’ ancora una cosa splendida e gloriosa, gioia mia, che non voglio nasconderti - diceva lo starez preso dall’entusiasmo dello spirito ad un suo discepolo - ti devo confessare un prodigio, una visita divina a me, misero, e una visione di gloria. Ma solo dammi la tua parola che quello che avrai sentito da me non lo dirai a nessuno...Il padre Pachomij non celebrava mai senza di me, misero Serafim, neanche un ufficio. Mi accade di celebrare con loro il giovedi’ santo. Dopo il piccolo ingresso e la lettura dell’Antico Testamento, io, misero, cantai presso l’altare: ‘Signore, salva i Tuoi fedeli e ascoltaci’ e uscii attraverso le porte regali, sollevai verso la gente l’orarion e dissi: "Nei secoli dei secoli". Allora una luce mi abbaglio’, come un raggio di sole, io rivolsi lo sguardo a quella sorgente di luce e vidi il Signore Dio nostro Gesu’ Cristo nella gloria, sfolgorante di indicibile luce, piu’ luminoso del sole, circondato dalle potenze celesti: Angeli, Arcangeli, Cherubini e Serafini, come uno sciame d,api, un’immensa moltitudine, lo vidi venire nell’aria dall’ingresso della chiesa; e avvicinatosi e fermatosi di fronte all’ambone alzo’ le Sue purissime mani, benedi’ coloro che celebravano e i presenti, e quindi entro’ nella Sua immagine collocata nell’iconostasi, accanto alle porte regali, e si trasfiguro’, circondato dalle figure angeliche, sfolgoranti di indicibile luce in tutta la chiesa." Per questa visione divina egli cambio d’aspetto, tanto che tutti poterono rendersene conto e capire che il Signore lo stava visitando, poiche’ egli non poteva piu’ muoversi dal posto, ne’ dire una parola; ma gli si avvicinarono due ieromonaci, lo presero sotto le braccia e lo portarono nel santuario, dove lo deposero in un angolo. E lui, stando in piedi circa tre ore, cambiava spesso in volto: il viso era bianch come neve, poi diventava rosso, cambiava colore; a lungo non pote’ perlare per una simile estasi della grazia di Dio. Quando si calmo’, confesso’ l’accaduto ai suoi padri in Dio: Pachomij e Iosif, e poi a nessun altro, ed essi tennero queste cose nel loro cuore, ma lo misero in guardia dalla presunzione, e sempre piu’ lo confermarono nell’umilta’ e nella correzione di se stesso. Nel 1793, il 2 settembre, Serafim fu ordinato ieromonaco da sua eccelenza Feofil, vescovo di Tambov. Nel 1794, dopo aver ricevuto la benedizione dal superiore, si ritiro’ in un eremo. La sua attivita’ era la preghiera: seguiva per intero la regola di preghiera di Pacomio il Grande, cantava gli uffici di mezzanotte, il mattutino, le ore minori, il vespro e compieta, i canoni e gli acatisti. Per il resto esercitava lo spirito nella lettura della sacra Scrittura, Giovanni Climaco, Isacco il Siro, Efrem il Siro e le Vite dei Santi. Lui perseverava nell’ascesi per il Signore e per acquisire l’amore di Dio: "L’amore perfetto per Dio unisce gli amanti con Dio e tra di loro. La mente, che ha acquisito l’amore spirituale, non pensa nulla in disaccordo con l’amore. La solitudine, la preghiera, l’amore e la temperanza sono le quattro ruote del carro che conduce la mente in cielo. Mortifica il tuo corpo con il digiuno e la veglia, e potrai respingere il torturante pensiero della lussuria. Come l’opera di Dio e’ di governare il mondo, cosi’ il compito dell’anima e’ di governare il corpo. La concupiscenza si sradica con la sofferenza e l’afflizione che noi stessi abbraciamo o che la provvidenza ci invia. Con la misura con cui misuri le cose al tuo corpo, Dio ti misurera’ il contraccambio: la giusta ricompensa dei beni che attendiamo, e in cui il nostro desiderio si esaurisce. Dio e’ colui che promette i beni futuri; l’asceta, riponendo in Lui la propria fede, desidera il futuro come fosse presente." Dopo della morte del superiore Isaia, egli si consacro’ a un silenzio totale, tanto che per circa tre anni non parlo’ con nessuno e visse in preghiera su una pietra, a imitazione di san Simeone lo Stilita. Il suo modo di stare in preghiera era questo: Dal mattino fino alla sera stava sulla pietra che aveva in cella; al tramonto del sole usciva dalla cella e andava sull’altra pietra, dove stava dalla sera fino al mattino, pregando secondo la regola di Pacomio il Grande, con le mani levate in alto, invocando il Signore con la voce del pubblicano: "Dio, sii misericordioso con me, peccatore", oppure: "Signore Gesu’ Cristo, Figlio di Dio, abbi pieta’ di me, peccatore". Trascorse in quest’ascesi, ininterrottamente, mille giorni e mille notti, e sopporto’ il gelo d’inverno, l’umidita’ e i vestiti ghiacciati addosso in primavera e in autunno; d’estate era punto da mosche e zanzare, e sempre ogni cambiamento del clima si faceva sentire sulla sua viva carne. Egli compi’ quest’ascesi tanto segretamente che, per tutto il tempo che stette sulla pietra, nessuno pote’ venirlo a sapere. Nel 1804 Serafim fu colpito da tre ladroni, che pensavano di trovare nella sua cella un patrimonio: ed eccoli spaccare la stufa e il pavimento, scavare, cercare oro da chi non possedeva nulla, se non un’icona e gli stracci che aveva indosso, e nemmeno del pane, ma solo qualche patata. Una volta riportato nella sua cella in monastero, gique disteso otto giorni interi, senza poter prender cibo, ne bevanda, e nemmeno sonno per il gran dolore, tanto che ormai non speravano piu’ che potesse restare in vita, ma aspettavano la sua morte da un momento all’altro. Quando arrivarono i medici Serafim ebbe una visione prodigiosa. Alla sua destra gli si avvicina la Madre di Dio nella gloria, rivestita di porpora regale. La seguono i santi Apostoli: Pietro e Giovanni il Teologo. E come si accosto’ al letto, fermandosi, con il dito della mano destra indico’ padre Serafim, e si volto’ verso i dottori dicendo loro: "Perche’ vi date tanto da fare?", e di nuovo rivolse il volto allo starez e disse: "Costui e’ della mia stirpe". Serafim rifiuto’ dall’aiuto dei medici chiedendo che lo lasciassero a Dio e alla Madre di Dio, veri medici delle anime e dei corpi. Dopo di cio’ era guarito. Padre Serafim abbandono’ il proprio eremo e si tasferi’ in monastero, il 9 maggio del 1809. Al suo ritorno in monastero dall’eremo, egli si rinchiuse in cella, e di nuovo si consacro a un perfetto silenzio e alla solitudine per otto anni. Ma il Signore benedisse che il suo servo fosse tratto da sotto il moggio e lo pose sul "lucerniere, perche’ illuminasse il mondo". Benedisse cosi’ che nel nese di novembre, il giorno 25, festa del nostro santo padre vescovo e martire Clemente, papa di Roma, e di Pietro d’Alessandria, lo visitasse la Madre di Dio sempre vergine Maria con questi due servi di Dio e gli ordinasse di porre termine alla reclusione e di accogliere uomini e donne che venivano da lui, e di insegnare a tutti ugualmente la via della salvezza. Da quel momento padre Serafim apri’ la propria cella e incomincio’ ad accogliere coloro che venivano da lui, conversando con loro. Accolse anche il dono di profezia tanto che poteva vedere i segreti pensieri nel cuore dei visitanti; e dono di compiere i miracoli e guarire i malati. Tra i visitatori alcuni, presenti alle sue conversazioni, confessavano che le sue parole avevano l’effetto di togliere come un velo dai loro occhi, illuminavano la mente con la luce della conoscenza spirituale e provocavamo nell’anima un decisivo cambiamento in meglio. Tratti caratteristici delle sue conversazioni e dei suoi atteggiamenti erano l’amore e la mitezza; chiunque si recasse da lui, e quale che fosse il peccato che lo gravava, tutti egli baciava con amore, davanti a tutti si inchinava fino a terra, non colpiva nessuno con rimproveri violenti o con severe ammonizioni, a nessuno imponeva gravosi fardelli; smascherava il peccato di alcuni, ma co mitezza, e con parole piene di umilta’ e amore si sforzava di risvegliare l’azione della coscienza, con i suoi consigli mostrava il cammino della salvezza e spesso in modo tale che chi lo ascoltava per la prima volta non capiva che si stava parlando della sua anima. Esortava a difendere la verita’ dei dogmi della fede della chiesa d’oriente, adducendo l’esempio di Marco di Efeso, che al concilio di Firenze aveva mostrato un particolare zelo nella difesa della fede greca. "Solo riconosci la tua colpa davanti al Signore - insegnava l’anziano - e rivolgi a Lui la tua supplica. Ecco il seguito di questo cammino: alzati di buon mattino, recita tre volte per intero la preghiera del Signore, "Padre nostro" e "Vergine Madre di Dio, rallegrati", e una volta CREDO, e poi pronuncia con la mente senza intermissione la preghiera di Gesu: "Signore Gesu’ Cristo, Figlio di Dio, abbi pieta’ di me, peccatore", fino al pasto serale; poi fino a quando ti corichi ripeti: "Mia Signora, santissima Madre di Dio, salva me, peccatore"; prima di addormentarti recita ancora le dette preghiere. Chi seguira’ questo cammino non sara’ privato della misericordia di Dio, perche’ questa e’ una via veritiera e santa verso il Signore. E inoltre, chi si comunichera’ ai santi sacramenti almeno quattro volte all’anno, sara salvato, in ogni cosa sara’ benedetto per lunghi anni sulla terra. Per il Signore conta piu’ uno solo che faccia la Sua volonta’, della tenebra degli empi." Il 2 gennaio del 1832, durante la notte padre Serafim rese lo spirito al Signore Dio. Quando, venendo dalla prima liturgia del mattino entrarono da lui il monaco Pavel e il monaco Ioann, lo trovarono inginocchiato davanti alle sante icone, con le braccia incrociate sul petto. La polvere era rimasta a terra mentre l’anima era gia’ presso il Signore. Il corpo era deposto senza sepoltura nella chiesa della Dormizione. In questo tempo ci fu un eccezionale afflusso di gente di tutti i ceti, molte migliaia provenivano dalle zone circostanti e dai governatorati vicini, e in tal modo per l’ultima volta rendevano il proprio omaggio al grande starez, loro ardente intercessore nei secoli eterni. Amen.
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