ATTO COSTITUTIVO DI ASSOCIAZIONE

ASSOCIAZIONE

musicale

"TERRA D’ AUGUSTO"


1) Premessa sull'importanza dell'arte musicale e sulla diffusione della musica.

Una delle più grandi e diffuse forme d'arte esistenti sul nostro pianeta, è sicuramente rappresentato dall'universo musicale che semplifica il concetto di Musica, secondo la definizione classica e didattica riportata nel volume "Lezioni di Teoria Musicale" di Emilia Gubitosi che la definisce come "il risultato di suoni variamente combinati fra loro secondo regole fisse, generalmente accettate e seguite".

Ma al di là delle fredde e scolastiche definizioni sulla musica, quest'arte ha sempre avuto un ruolo di fondamentale importanza nell'ambito della comunicazione tra i popoli, che per esprimere i propri pensieri e le proprie sensazioni, hanno adottato questa particolare forma d'arte, che è espressione universale al di sopra dei popoli. Forse è l'unica se non la più immediata forma d'arte compresa e sentita da tutti, indipendentemente dall'estrazione sociale, dove la barriera dei linguaggi diversi, e la confusione delle lingue è sicuramente superato. E’ quindi aggregazione di persone, veicolo trainante di un'idea, di una battaglia o semplicemente compagna delle nostre solitudini.

La musica possiede una straordinaria carica suggestionante che fa nascere stati d'animo, sensazioni e pensieri, crea particolari atmosfere ed è propiziatrice di compagnie, di scambi e di vita sociale.

Praticare la musica è un'esperienza bellissima ed esaltante, che offre la possibilità di esprimerci con intelligenza e sensibilità, e di occupare il nostro tempo libero nel migliore dei modi.

L'importanza della diffusione di tale arte sta alla base del vivere civile, poiché la cultura, in qualsiasi forma si manifesta, allontana gli aspetti negativi di questo nostro universo in perenne espansione, e rafforza il desiderio di interesse verso l'arte dei suoni e del ritmo, gli elementi base della musica.

Ho sempre pensato alla Musica come a un meraviglioso mistero della natura, dove la curiosità ed il proprio interesse stimolano lo sviluppo della fantasia, fondamentale e costruttivo per i bambini, decisamente importante per gli adulti, in un mondo ricco purtroppo di banalità e tanto cattivo gusto.

L'associazione "Terra d'Augusto" mi sembra possa contribuire a questo progetto, che potrebbe avere anche conseguenze sociali, poiché credo che la Musica, come tutte le altre sfere della vita e della realtà, non sia separabile dalle altre dimensioni dell'"umano".

2) Breve storia dell'arte musicale a Napoli dal melodramma alla Canzone Napoletana.

Le prime notizie certe di un'attività musicale a Napoli risalgono addirittura al VI sec., dove già esisteva una schola cautorum di antichissime tradizioni alla quale era affidata l'esecuzione dei canti destinati ad accompagnare le azioni sacre nella chiesa cattolica. Da allora la città non ha mai smesso di essere un importante centro di arte e cultura, un punto di riferimento valido per la diffusione e la valorizzazione dell'arte musicale in Italia e nel mondo.

Infatti, Napoli è sede di uno dei più importanti teatri d'Italia, il San Carlo, il Massimo teatro lirico napoletano, che fu fatto costruire nel 1737 da Carlo VII di Borbone ed inaugurato il 4 novembre dello stesso anno, nel giorno dell'onomastico del sovrano. Dotato di circa 3500 posti e di un'ottima acustica musicale, che il grande Verdi seppe apprezzare subito, vanta una gloriosa tradizione e soprattutto un vivace vita artistica, che ha senza dubbio avuto un riflesso positivo per la città di Napoli, per la quale, ha rappresentato ed ancora rappresenta un importante centro culturale.

Durante il ‘700, infatti, la città’ di Napoli, aveva acquistato una forte dimensione europea sia nella produzione sia nella fruizione della musica, divenendo la patria del melodramma italiano, per il quale aveva avuto una notevole importanza sin dagli inizi del ‘600. .

Infatti, nella seconda metà di questo secolo incisiva e pregnante fu la presenza nella città partenopea di Alessandro Scarlatti (1660-1725), dove nel 1684 ottenne il prestigioso incarico di maestro di cappella della corte di Napoli, città nella quale risiedette sino al 1702, componendo ben 35 melodrammi e condizionando in maniera determinante la vita musicale della città. Per questo viene considerato "all'unisono" una delle maggiori personalità’ del teatro musicale tardobarocco italiano.

In questo contesto altamente musicale gli fa eco il figlio Domenico Scarlatti (1685-1757), compositore e clavicembalista napoletano, che compì gli studi musicali proprio col padre Alessandro, divenendo nel 1701 organista della cappella reale di Napoli ed esordendo nel 1703 come compositore teatrale. La produzione melodrammatica si compone di circa quindici opere, di cui solo due di queste, "Tetide in Sciro" (1712) e "Narciso" (1720) sono complete. Ma la parte più alta della produzione di Domenico Scarlatti è sicuramente rappresentata dalle 555 sonate per clavicembalo, la maggior parte composte durante l'ultimo periodo della sua vita, che costituiscono senza dubbio una delle espressioni più alte della musica strumentale settecentesca, basate su un unico tema e diviso in due parti con ritornello, uno schema consueto che conosce nella pratica applicazione un numero sbalorditivo di varianti.

Così come è avvenuto per Domenico Cimarosa (1749-1801), compositore dal precoce talento musicale che proprio a Napoli intraprese un'intensa attività musicale, con un successo sempre crescente che lo portò a diventare musicista di corte a San Pietroburgo, città dalla quale era stato chiamato da Caterina di Russia. Dopo la rappresentazione a Vienna del melodramma giocoso "Il matrimonio segreto", un'opera di perfetto equilibrio, considerata dai contemporanei il capolavoro di Cimarosa, tornò a Napoli dove divenne maestro della Cappella Reale. Durante la rivoluzione del 1799 si compromise con la Repubblica Partenopea che gli costò, col ritorno dei Borboni, quattro mesi di carcere.

Anche Giovanni Paisiello (1740-1816), che aderì alla rivoluzione napoletana del 1799, ebbe non pochi problemi di natura politica che gli resero difficili gli ultimi anni della sua vita, in quella stessa città d'adozione dove aveva rapidamente acquistato vasta fama, e la sua opera una forte risonanza in tutta Europa sino al secondo decennio dell'800.

Molti nomi illustri, successivamente, hanno rappresentato alcune delle loro migliori opere al teatro San Carlo, dove fu rappresentata in prima assoluta "Lucia di Lammermoor", di Gaetano Donizetti (1797-1848), che costituisce il modello del melodramma romantico in Italia.

Il musicista bergamasco, che visse ben sedici anni a Napoli, compose circa cinquanta opere, tra le quali ricordiamo "L’elisir d’Amore" (1832) e il "Don Pasquale" (1843), ed insegnò contrappunto al Conservatorio di San Pietro a Maiella, uno dei più noti ed antichi conservatori italiani, che già allora svolgeva mansioni istituzionali, fornendo l'istruzione musicale ai fanciulli appartenenti alle classi meno abbienti.

Proprio in questi giorni inoltre cade il duecentenario della nascita, e la città di Napoli dopo avergli reso omaggio con la farsa teatrale "Le convenienze ed inconvenienze teatrali" con la regia di Roberto De Simone, gli ha anche dedicato una mostra iconografica al Maschio Angioino (Castel Nuovo), il monumento più "vistoso" della città.

L'ultimo grande nome che si inserisce di diritto in questa breve storia dell'arte musicale a Napoli è legato al musicista pesarese Gioachino Rossini (1792-1868), uno dei "quattro grandi" della musica operistica italiana dell'800, insieme a Verdi, Bellini e Donizetti, un protagonista nella storia della città, che in un primo momento non accolse il musicista con l'entusiasmo aspettato, per l'origine straniera dello stesso, il quale non apparteneva per formazione e cultura all'area della Capitale.

Non dimentichiamoci che stiamo parlando di Napoli capitale del Regno delle due Sicilie, e inoltre il Teatro San Carlo risuonava ancora dei melodiosi accenti di due importanti opere del musicista tedesco Giovanni Simone Mayr: "Medea in Corinto" e "Cora".

Il soggiorno napoletano di Rossini durò circa sette anni, durante i quali ricoprì varie mansioni, dedicandosi anche alla direzione artistica e musicale del Teatro San Carlo, dove l'11 novembre 1817 andò in scena l'opera "Armida", ispirata dall'omonimo personaggio della "Gerusalemme Liberata" di Torquato Tasso.

Il San Carlo, nella Napoli del primo ottocento, era in grado di poter offrire a Rossini un cast vocale di grandissimo rilievo ed un'orchestra considerata tra le migliori nel vasto panorama europeo.

Per la scenografia si poteva contare poi sull'architetto e scenografo Antonio Niccolini, che a seguito del furioso incendio del 13 febbraio 1816, gli venne assegnato, da Ferdinando IV di Borbone, la ricostruzione del Teatro, sul quale era già’ intervenuto precedentemente nel rifacimento della facciata.

La lunga permanenza di Rossini a Napoli ha dato certamente un impulso favorevole alla città, che ha dimostrato, dal canto suo di essere all'altezza di un impegno così grande e prestigioso.

Da questo momento in poi l’arte musicale sarà una costante presenza nella città partenopea, che diverrà un importante centro culturale di notevole prestigio, fino ad arrivare alla seconda metà dell'Ottocento con l'avvento della "Canzone Napoletana", la cosiddetta canzone d'autore del periodo d'oro, la più alta espressione della canzone popolare, che nasce come un punto di arrivo di un lungo e difficile processo storico, in cui le condizioni culturali e politiche di Napoli, giocano un ruolo fondamentale. E’ la "colonna sonora" dei vicoli che spesso inneggia a una sventura o trova conforto in una breve villanella dal carattere allegro e vivace. E’ la storia di un popolo lacerato da vecchie ferite, e soprattutto una grande tradizione che va difesa e rispettata. Per questo è famosa in tutto il mondo ed è stata interpretata dai più grandi tenori di tutti i tempi, da Enrico Caruso a Mario Del Monaco, da Giacomo Rondinella a Bruno Venturini. Tutti nomi illustri per un fenomeno decisamente unico ed intramontabile che trova nel dialetto napoletano, considerato a tutti gli effetti una vera e propria lingua, la sua migliore collocazione in un contesto sociale piuttosto difficile per una città come Napoli, che vive ogni giorno nel disagio e nella quale non è mai stato facile vivere, ma che artisti come Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, Ernesto Murolo, E. A. Mario, Ferdinando Russo e tanti altri poeti e musicisti hanno saputo trovare la strada giusta della serenità e del sentimento attraverso una forma di comunicazione facile ed immediata, dove la forza della musica e la "semplicità" della poesia hanno creato tantissimi capolavori famosi in tutto il mondo.

3) Situazione attuale sul territorio vesuviano e in generale nella provincia di Napoli.

Nonostante la valenza formativa e culturale della musica, quest'ultima appare ancora oggi distaccata dal mondo della scuola con conseguenze a dir poco drammatiche. Infatti, l'incontro che i giovani, o almeno la maggior parte di essi ha con quest'arte, avviene sempre fuori dell'ambito scolastico, e quando si portano gli stessi ad assistere a concerti o a spettacoli di lirica senza un'adeguata preparazione, si incorre nel rischio di allontanare invece di favorire l'incontro con la musica.

La situazione purtroppo è tale anche nella zona vesuviana, dove la diffusione della musica va a rilento e le opportunità di ascolto si riducono talvolta alle sole feste di piazza. Ci sono alcuni comuni del territorio vesuviano come Terzigno, San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano e San Gennaro Vesuviano che, nonostante le difficoltà organizzative, si impegnano affinché i grandi capolavori della letteratura musicale vengano riproposti in modo sempre più assiduo e frequente favorendo anche e soprattutto tantissimi giovani musicisti, per i quali le difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, in un campo particolare come quello artistico, sono senza dubbio maggiori.

Ma una buona fetta di responsabilità è da ricercare soprattutto nelle istituzioni, che spesso e volentieri non affrontano i temi della cultura musicale e della cultura in generale con la dovuta importanza e con l'impegno che un'operazione di tale genere esige.

L’attenzione è rivolta principalmente su altri problemi di valenza sociale, che dovrebbero essere integrati anche e soprattutto nel tessuto prettamente musicale.

Infatti, la musica nelle trasmissioni radiotelevisive raramente ha una funzione educativa o storica, quasi sempre trionfa la cosiddetta musica di consumo, che talvolta è solo rumore e malcostume, a parte quelle propriamente musicali che vanno in onda in fasce orarie assurde, quando la presenza di telespettatori è ridotta ai soli appassionati o agli addetti ai lavori.

La mancanza inoltre di strutture adeguate ad accogliere concerti o spettacoli teatrali, quali teatri o vere e proprie sale da concerto, impedisce alla musica di essere un importante veicolo di comunicazione, rendendo talvolta sterile ed opaca la vita sociale di un paese.

La presenza di alcune ville vesuviane di provato valore storico, e puntualmente "abbandonate" dagli enti preposti alla loro tutela, come la settecentesca Villa Bifulco a Terzigno, o il Castello di Ottaviano, nella cittadina omonima, dovrebbero stimolare le amministrazioni comunali affinché la rivalutazione di tali siti architettonici sia portata a compimento, magari per una futura ed ipotetica realizzazione di un festival musicale.

Ed è in questo contesto sociale che nasce la necessità di canalizzare, attraverso associazioni private senza scopo di lucro, l'introduzione, l'organizzazione e la diffusione di attività legate all'ambito culturale e musicale, il cui scopo non deve essere limitato semplicemente alla diffusione della musica ma anche nel patrocinare artisti locali e non che non trovano adeguate iniziative per poter emergere. Inoltre è importante sottolineare che il fondamento storico di testi operistici e teatrali contribuiscono alla completezza sistematica di qualsiasi forma di cultura dove la musica, la danza e la prosa rappresentano i diversi aspetti di uno stesso processo di invenzione artistica.

Oggi il mercato musicale si è allargato a dismisura, poiché la musica ha conquistato un posto di rilievo nella nostra società, è quindi naturale che avvenga un processo di distribuzione nell'ambito di iniziative culturali come la presenza sul territorio di associazioni per sopperire, in minima parte, alle deficienze organizzative, strutturali ed economiche degli organi competenti.

Il linguaggio della musica deve essere patrimonio di tutti gli uomini così che all'obbligo di "saper leggere, scrivere e far di conto" si aggiunga finalmente anche quello di "saper suonare".


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Ultimo aggiornamento: 27 luglio 1999