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Breve
storia della musica a San Marino
La Repubblica di San Marino fino ad
anni piuttosto vicini a noi non ha mai potuto godere di particolare
floridezza economica, né, di conseguenza, artistica.
La storia sammarinese conosce diversi nomi di personaggi che sono
stati in grado di farsi onore nelle arti più differenti, tuttavia
sono singole individualità, brave più per propensioni ed attitudini
personali che non per essere eredi di tradizioni culturali, o scuole
specifiche di cui avevano potuto beneficiare abitando in territorio
sammarinese.
San Marino non ha mai avuto una corte, insomma, presso cui coltivare
le sue menti migliori, né un principe o un signore desideroso di
trarre gloria dal mecenatismo che poteva dimostrare verso gli
artisti più capaci.
La sua fisionomia di rude repubblica montanara, fiera della sua
libertà ed indipendenza, ma perennemente soggetta alla semplice e
limitata sopravvivenza, senza sfarzi o ricchezze, addirittura
compiaciuta di essere “nota a sé e ignota agli altri”, non le ha
certo mai permesso di investire in cultura e arte.
I pochi artisti o uomini d’ingegno che la Repubblica sammarinese può
annoverare sono stati tutti costretti a cercare fortuna fuori
confine: a Urbino, presso lo Stato Pontificio o il Granducato di
Toscana soprattutto, perché per un orafo di valore, un architetto
capace o un giurista di qualità il misero panorama sociale
sammarinese poteva offrire ben poco sia in termini di compenso
economico, sia come gratificazione in senso lato.
Fatta questa doverosa premessa, che consente di comprendere in
maniera essenziale come mai i sammarinesi hanno avuto per molti
secoli, fino a tempi piuttosto vicini, scarsa cura dei loro prodotti
culturali e dei pochi monumenti storici di cui disponevano,
demolendo la loro pieve assai antica, probabilmente risalente all’XI
secolo, sostituendo un palazzo pubblico di origine trecentesca con
un edificio del tutto avulso dalla logica architettonica del paese,
compiendo altri scempi ancora, possiamo ora brevemente ricercare le
tracce della tradizione musicale a San Marino per rientrare più
nello specifico del presente volume.
Una delle notizie più antiche che possediamo relativamente a un
musico sammarinese, desunta dall’ottimo e dettagliatissimo testo di
Cesare Franchini Tassini, “San Marino Musicale” del 1985, da cui
sono state ricavate la maggioranza delle informazioni che vengono
qui riproposte, ci dice che nel 1284 un frate del convento di San
Francesco sammarinese, Fra’ Nicola, venne mandato a Bologna come
cantore nel 1284. Purtroppo la notizia è tutta qui, scarna ed
essenziale, per cui non sappiamo se egli fosse un’eccezione, cioè un
musicista particolarmente bravo, ma unico, oppure si presentasse
come il migliore di un gruppo di cantori o di un coro che il
convento francescano sammarinese poteva annoverare.
E’ probabile che questa seconda ipotesi sia quella più veritiera,
perché la musica aveva in quei secoli remoti una valenza assai
importante per la liturgia e per i culti ecclesiastici, contribuendo
ad accomunare fedeli ed officianti in riti che per la mentalità
dell’epoca andavano ben al di là della pura fede personale, essendo
considerati momenti sociali e comunitari da cui non ci si poteva
assolutamente esimere.
Fino al 1423 non possediamo più notizie simili; sappiamo invece che
in quell’anno i conventuali di San Francesco reclamavano un servizio
di Cappella remunerato anche per la propria chiesa. Siamo a
conoscenza, inoltre, che agli inizi del XVI secolo il convento di
San Francesco disponeva di un organo, per cui la musica all’interno
di questa chiesa doveva essere un elemento fondamentale.
Probabilmente la pieve fu dotata di un organo solo successivamente:
pare, dai documenti che ci sono pervenuti, nel XVII secolo.
Nel 1605 si cercò di creare una Cappella anche a San Marino, perché
è di tale anno un decreto del Consiglio Principe e Sovrano in cui
veniva stabilito un compenso economico per la nomina di un “maestro
di musica e di cantare”.
Nel 1623 Bernardino Belluzzi per testamento lasciò una discreta
cifra, precisamente 500 scudi, per assumere un cappellano maestro
che insegnasse musica e canto. Proprio grazie a tale lascito nel
1625 veniva nominato, dietro indicazione dei minori conventuali,
padre Alessandro da Macerata Feltria quale organista con il compito
di insegnare a cantare e suonare qualche strumento.
Nel 1627 di nuovo il Consiglio stabiliva una provvigione per un
“maestro di cantare, di musica et di sonare più sorte d’instrumenti”.
Sono conosciuti altri nomi di maestri di cappella, tra cui Francesco
Maria Marini di Pesaro, autore di “Cinque libri musicali dedicati
alla Repubblica di San Marino” che purtroppo sono andati perduti.
Tuttavia è facile che tale incarico non venisse ricoperto con
continuità, forse per lo scarso stipendio che si poteva offrire,
perché vi sono periodi in cui il ruolo risulta vacante.
Nel 1756 sappiamo che l’incarico era ricoperto da Giovani Guarini,
retribuito in parte dallo Stato, in parte dall’arciprete con l’aiuto
di alcune confraternite. Nel 1759 risulta maestro don Sebastiano
Sapina; in seguito Antonio Ciampoli di Ancona, poi Giuseppe Para di
Villa Verucchio, seguito dal figlio Luigi, divenuto cittadino
sammarinese, che si dimostrò buon organista e compositore, e cessò
il suo incarico nel 1880.
In seguito il ruolo continuò ad essere ben ricoperto grazie al
figlio di Luigi, Giuseppe Para, al quale successe Girolamo Gozi, che
tenne l’incarico circa fino alla seconda guerra mondiale.
Successivamente la figura di maestro di cappella continuò a
sopravvivere ancora per qualche tempo, anche se sporadicamente e con
minore entusiasmo rispetto ai tempi precedenti.
La figura di maestro di cappella fornì comunque qualche frutto,
perché nel XVIII secolo vi sono le prime menzioni di musicisti
sammarinesi. Il primo di cui ci è rimasto memoria è Giuseppe Damiani,
che divenne maestro di cappella ad Assisi, poi a Fabriano e a
Ferrara, dove morì nel 1744. Un altro fu Giuseppe Tini, sacerdote,
che ebbe una pregevole carriera di organista presso la diocesi
feltresca, e come cantante nella cappella cantorum della Basilica
del Santo a Padova, dove morì nel 1741. Grazie alle sue doti, nel
1722 fu aggregato all’Accademia Filarmonica di Bologna.
Abbiamo notizia che nel 1740 fu rappresentata nella pieve
sammarinese l’oratorio “San Marino sul Monte Titano” per festeggiare
la liberazione della repubblica dal cardinale Giulio Alberini che
l’aveva invasa. Tini sostenne una parte importante all’interno della
rappresentazione musicale, che annoverò ben trenta musicisti e
cantanti provenienti da Bologna, Ravenna ed altre città del
circondario.
Accanto a questa musica sacra, sicuramente di alto valore perchè
fatta da professionisti, occorre senz’altro aver presente anche una
musica più popolana, fatta da dilettanti che si allietavano o
allietavano gli altri strimpellando qualche strumento alla fine
della loro lunga giornata lavorativa.
Purtroppo le tracce documentali di questa musica popolare sono
rarissime e non ci permettono di avere grosse conoscenze sulla sua
diffusione lungo il territorio, né sugli strumenti in uso, né sulle
musiche che venivano suonate e gradite.
Sappiamo da saltuarie informazioni fornite da documenti del passato
che sicuramente fin dal XVI secolo vi erano giovani sammarinesi che
in certi periodi dell’anno, soprattutto durante il carnevale,
assolutamente mai durante la quaresima, allestivano spettacoli e
commedie da proporre poi ad un pubblico, che forse pagava una sorta
di biglietto d’ingresso permettendo agli stessi giovani di
guadagnare qualche spicciolo.
Nel 1589 il Consiglio “per dar occasione ai Giovani di attendere ad
atti virtuosi” concedeva, in data 29 giugno, 50 libre denari ad un
gruppo di ragazzi che avevano richiesto “una buona somma di denari
per portare innanzi una Commedia che hanno cominciato”.
Ci è rimasta memoria, inoltre, che nel 1626 fu allestita con le
stesse modalità la “Commedia del Mercante Anconitano”, e nel 1628
una rappresentazione “in onore del glorioso Protettore San Marino”.
Ovviamente in una realtà sociale periferica, poco acculturata e
assolutamente priva di occasioni mondane o comunque di divertimento
sociale com’era San Marino in questi secoli, simili manifestazioni
dovevano godere di un certo interesse e di un buon afflusso di
pubblico. Probabilmente, ma certezze assolute non ne abbiamo, erano
occasioni in cui anche la musica svolgeva un suo ruolo ed una sua
funzione accompagnando gli spettacoli, o allietando il pubblico
nelle pause.
Dove sicuramente la musica la faceva da padrona, anche se ovviamente
doveva essere molto elementare e suonata da pochi musicisti
autodidatti con strumenti modesti, quando vi erano, o semplicemente
cantata tramite qualche semplice strofetta, erano le tante “veglie”
che si organizzavano davanti al camino d’inverno, o sulle aie
d’estate, veglie che a volte si trasformavano in feste da ballo
private che venivano organizzate qua e là lungo il territorio,
ovviamente nei periodi in cui la cultura cattolica che dominava
tutti in questi secoli lo permetteva.
Le tracce di questi tipi di divertimento sono ricorrenti ed
abbastanza numerose, segno di una loro diffusione sia presso i ceti
sociali più modesti, sia tra quelli più elevati. Persino nei periodi
più difficili, quando la carestia ampliava i problemi quotidiani che
comunque angustiavano sempre la maggioranza dei sammarinesi, nelle
sere d’estate non si rinunciava a radunarsi in Borgo “per stare
allegramente”, organizzando anche cori per le strade, cantando “cose
modeste” come “il merlo ha perso il becco e non può più cantare”,
come ci dice un documento del 1765.
Terminato il raccolto del grano e del granoturco, o in periodo di
festeggiamenti carnevaleschi, le veglie si trasformavano volentieri
in feste danzanti rallegrate dal suono di strumenti come il violino,
il piffero, il tamburello, la chitarra.
“Essendomi io portato una sera alla veglia in casa di Vincenzo,
quale ha tre figlie nubili in casa e ve ne erano altre due di Pietro
da Valle, ivi furono fatti alcuni balli”, ci testimonia un giovane
del 1711, così come dello stesso anno sono le asserzioni che si
riportano in seguito.
“L’ottava di Pasqua si ballò e si sonò in casa mia, e sonava Antonio
una chitarra e ballò con le mie figliole che sono quattro, con due
miei nipoti”.
In campagna, riferisce una donna, si trascorrevano le notti d’estate
all’aperto, più famiglie insieme, mentre “mio marito sonava la
chitarra e mia figlia cantava”.
Queste veglie o feste danzanti erano spesso funestate da risse anche
sanguinose, visto l’abitudine di tutti di girare armati come minimo
di un coltello. A partire dal XVI s’intensificano i bandi delle
autorità sammarinesi contro veglie e feste da ballo non autorizzate.
“Essendosi in passato osservato di quanto danno sia alla quiete di
questa Repubblica che si facciano Feste e ridotti da ballo e che, se
bene in altri tempi è stato proibito che non si faccino simili
adunanze sotto varie pene, quali per la loro tenuità non vengono
stimate, da che ne sono succeduti molti scandali ed inconvenienti,
che però si riduce a memoria il bando pubblicato d’ordine dell’Ill.mo
Consiglio li 24 ottobre 1657 e di nuovo si ordina ed espressamente
comanda che nessuna persona di qualsivoglia stato, grado e
condizione ardisca far festa da ballo o altre adunanze e Veglie che
in esse si balli senza licenza de’ Signori Capitani protempore,
sotto pena di scudi dieci papali”, sentenzia draconianamente un
bando del XVIII secolo.
Nonostante i divieti, la gente non rinunciò ovviamente ad
organizzare feste clandestine per divertirsi come poteva e senza
spendere soldi, che d’altra parte non si avevano.
“Faccio sapere come mercoledì sera, giorno di San Simone, Francesco
e Pietro da Montegiardino fecero una festa da ballo nella casa della
Comunità di Montegiardino, e sonava la chitarra Ubaldo da Monte
Licciano, contumace, come pure io sonavo la cetara. Essendoci gran
concorso d’huomeni e di donne, nacque una controversia tra Pietro e
Giovan Battista, quale non volse pigliar la ragazza che voleva darli
detto Pietro per non esser la sua favorita, successe fra di loro un
poco di rissa, ma poi si quietò e si seguitò a ballare”, ci dice
un’altra testimonianza settecentesca.
Una testimonianza del 25 gennaio 1866 ci dice che vi fu un’altra
festa da ballo con circa cinquanta intervenuti, di cui però solo una
decina di donne. Lucia, una giovane di diciannove anni fanatica del
ballo, tanto da possedere eccezionalmente un paio di lussuose scarpe
da ballerina che custodiva come reliquie, utilizzandole ovviamente
solo durante le feste, perché altrimenti portava sempre pesanti
scarpe da contadina, come ci dice lei stessa, divenne la regina
della serata, tanto che quando fu ora di portarla a casa scoppiò una
rissa perché i maschi presenti non volevano lasciarla andare, ed il
cognato che l’accompagnava, perché il marito in quel momento era
emigrato, ricevette una coltellata.
Il 13 febbraio 1866 venne organizzata un’altra festa da ballo
clandestina a Serravalle a cui erano presenti un centinaio di
persone, tra cui un disertore delle truppe sabaude che venne
arrestato mentre ballava dalle milizie sammarinesi.
Si potrebbe continuare ancora a lungo ad elencare feste danzanti e
guai annessi, ma ormai risulta evidente che questo era sicuramente
il fenomeno musicale più diffuso nel territorio sammarinese nei
secoli addietro, anche se naturalmente si trattava in genere di
musica assai rudimentale e finalizzata esclusivamente a far ballare
la gente e a divertirla. Tuttavia i fatti enumerati ci permettono di
capire che anche i sammarinesi meno colti avevano senza dubbio una
qualche cultura musicale.
Si ha notizia che nel Settecento si formò una raggruppamento di
musicisti, che si chiamò “Filarmonica”, diretto dallo stesso maestro
di cappella, che suonava durante le feste civili e religiose, ma
anche durante le rappresentazioni teatrali ed in occasioni non
ufficiali.
Nell’Ottocento fu probabilmente questo gruppo che divenne la locale
banda militare. Infatti sappiamo, grazie a documenti di archivio,
che il 28 agosto 1831 il Consiglio sancì l’incorporamento nelle
milizie di una banda musicale composta da 20 musicisti che già
esisteva, verosimilmente la Filarmonica a cui si è accennato.
Nulla si sa dell’attività di questa banda nei suoi primi anni di
vita, sempre che avesse un’attività. Infatti il 6 giugno 1843 il
Consiglio tornò a decretare che la banda musicale dovesse essere
unita al corpo delle milizie, come se tale accorpamento non fosse
mai avvenuto in precedenza, o se ne fosse persa memoria.
Probabilmente nella innovazione sancita nel 1831 qualcosa non era
andato a buon fine, per cui di fatto non era avvenuto alcun
accorpamento. Infatti il 6 giugno venne letta una petizione
presentata da “alcuni giovani filarmonici” desiderosi di formare “un
concerto o banda musicale”, per cui veniva richiesto al governo
sammarinese di assegnare una retribuzione al maestro Pietro Ricci di
Savignano che li stava istruendo, perché da soli non lo avrebbero
potuto fare. Il Consiglio destinò 80 scudi annui, purché l’incarico
fosse accettato per due anni, e la banda assumesse veste militare.
Nel luglio del ’43 venne ufficializzato il primo regolamento della
banda, in cui si stabiliva che dovesse essere soggetta al comando
generale delle milizie, e venivano fissati gli obblighi cui doveva
sottostare, le feste nazionali in cui doveva fornire la sua opera
(San Marino, Sant’Agata, Corpus Domini, 1° aprile, 1° ottobre) e
altre norme ancora.
Nel 1879 tale regolamento fu rielaborato ed integrato, sempre però
in base alla logica della normativa precedente.
La banda militare stimolò, soprattutto nel corso degli inizi del
Novecento, lo sviluppo di altri gruppi musicali, composti in genere
da alcuni dei musicisti che componevano la banda militare, spesso
politicizzati e figli delle ideologie caratteristiche del periodo.
Nel giugno del 1910 nacque la Fanfara della Nova Juventus, legata al
gruppo cattolico in quel periodo in forte dissidio col gruppo
laico/socialista. Alla fine dello stesso anno il gruppo
anticattolico fondò invece la Fanfara del Libero Pensiero. Queste
fanfare avevano lo scopo di allietare con la loro musica gli
ascoltatori, ma svolgevano anche un preciso ruolo politico
accompagnando nei vari Castelli della repubblica i diversi oratori
dell’uno o dell’altro schieramento che vi andavano per arringare la
folla.
Nel 1919 il gruppo socialista fondò la Fanfara Rossa. Essa debuttò
l’11 maggio di quell’anno promovendo una passeggiata a Ca’ Berlone,
dove parlò Pietro Franciosi. Qualche settimana dopo la troviamo a
suonare a Chiesanuova, dov’era stata invece trasportata in camion.
Qui tennero comizi sempre Franciosi, in compagnia di Gino Giacomini
e di Giuseppe Forcellini, segretario di Stato.
Dalla banda nacquero anche concertini non politicizzati, che
suonavano semplicemente per diletto nelle feste o per racimolare
qualche soldo con cui andare a fare bisboccia, come la tradizionale
Pasquella, ancor oggi viva, oppure erano legati alle attività
ludiche e dopolavoriste dei vari Castelli.
La banda di Serravalle ebbe questa origine, venendo organizzata
nelle sue origini da Francesco Angeli e trasformandosi gradualmente
da concertino nel gruppo musicale articolato e capace che conosciamo
oggi.
L’Ottocento oltre a registrare la nascita della banda vide anche
svilupparsi una vita teatrale in paese. Anche prima di questo secolo
si tenevano rappresentazioni sporadiche grazie ad artisti girovaghi
che capitavano ogni tanto all’interno dei confini sammarinesi, e che
si esibivano nelle piazze o in teatri di fortuna, e grazie a qualche
spettacolo che veniva allestito nel vecchio palazzo pubblico.
Il primo teatro costruito a San Marino fu il Teatro Titano di Città,
edificato tra il 1772 e il 1777 in veste piuttosto modesta nel sito
dove ancora oggi esiste, ma subito ristrutturato ed ampliato in modo
da poter ospitare circa 500 persone. Subì vari restauri nel corso
dell’Ottocento, fino ad essere completamente ristrutturato in epoca
fascista. Fu riaperto al pubblico il 3 settembre del 1941.
Un altro teatro “storico” è il Concordia di Borgo, costruito tra il
1865 e il 1872, ed inaugurato con la rappresentazione “Adelinda”
eseguita il 18 agosto, giorno della sua inaugurazione.
In questi edifici si svolgeva quel poco di cultura teatrale che il
paese poteva permettersi, con rappresentazioni liriche, di operette,
di spettacoli teatrali allestiti dai giovani del luogo o da qualche
compagnia ambulante.
Nel 1919 25 cittadini musicisti, o semplicemente amanti della
musica, provarono a dar vita ad un gruppo di “Amici della Musica”
per fondare una scuola di strumenti ad arco e un coro, così da
creare un gruppo tutto sammarinese in grado di allestire spettacoli
musicali, soprattutto estivi, per favorire lo sviluppo del turismo,
che all’epoca stava timidamente nascendo e che veniva reputato
l’industria migliore su cui San Marino in quel momento poteva
investire.
Purtroppo questa iniziativa rimase un pio desiderio, probabilmente
per lo scarso interesse suscitato nella cittadinanza, che all’epoca
versava ancora in condizioni troppo misere per poter aderire o a
iniziative intellettuali simili, o inviarvi i giovani, visto che
ancora vi erano problemi per mandarli anche alla scuola dell’obbligo
per l’esigenza di averli sempre nei campi a lavorare.
I sammarinesi che volevano dedicarsi a tempo pieno alla musica,
dunque, furono costretti a recarsi a studiare nelle scuole italiane,
eccetto quei pochi che poterono frequentare privatamente qualche
insegnante di musica locale, come il maestro Girolamo Gozi, per
esempio.
Nonostante simili difficoltà, nel Novecento molti furono i cittadini
di San Marino a farsi onore in campo musicale, tutti puntualmente
elencati nel volume già citato di Cesare Franchini Tassini (pp. 108
e segg.) a cui si rimanda essendo egli stato animatore e
protagonista della vita musicale sammarinese della seconda metà del
Novecento, quindi profondo conoscitore diretto di quanto avvenuto e
degli altri coprotagonisti che si adoperarono in tale ambito.
Inoltre il maestro Tassini fu anche il fondatore di un altro
importante istituto della musica sammarinese: la Società Corale di
San Marino, che mosse i primi passi sotto la sua guida nel 1960/61,
e su cui ci fornisce numerosi dettagli all’interno del suo testo più
volte menzionato.
Fu anche colui che s’impegnò per attivare a livello sperimentale dei
“Corsi di istruzione musicale”, che si possono considerare
l’embrione da cui si sviluppò l’Istituto musicale, ricercando
supporti politici, economici e sociali.
I Corsi vennero alla luce nel novembre del 1975, registrando fin da
subito la presenza di ben 140 alunni che si iscrissero entusiasti
all’importante e innovativo istituto, e che crebbero fino a
diventare 204 alla fine del primo decennio di attività, e 218 nel
1995, ovvero nel ventennale della nascita dell’Istituto Musicale.
Visto il successo, nel 1976/77 fu considerata superata la fase
sperimentale, e la scuola assunse la sua attuale denominazione di
“Istituto Musicale Sammarinese”, con un proprio regolamento, ma
inquadrato nell’ambito della Società Corale San Marino.
Nel 1979 l’Istituto divenne autonomo rispetto alla Corale, e dopo
qualche anno ancora, precisamente con delibera del 13 gennaio 1981,
ottenne il riconoscimento giuridico in qualità di Ente Morale avente
lo scopo di “promuovere la cultura musicale e la preparazione
tecnico-professionale intesa ad avviare i giovani all’esercizio
dell’attività artistica”.
Grazie all’Istituto, la cultura musicale sammarinese ebbe una decisa
svolta verso una maggiore e migliore organizzazione, e verso la
promozione di continue iniziative tese a divulgare la musica in
territorio, e a fare opera di proselitismo nei confronti dei giovani
desiderosi di dedicarsi a tale arte.
Per elevare ulteriormente la qualità delle attività musicali, nel
corso del 1980 all’interno dell’Istituto si pensò di dar vita ad
un’associazione che prese il nome di Centro Sammarinese Studi
Musicali, con lo scopo di salvaguardare e tutelare le istituzioni e
le attività musicali, studiare e produrre ricerche sulle tradizioni
popolari e folcloristiche sammarinesi, promuovere la formazione di
raggruppamenti vocali e strumentali, organizzare attività artistiche
e culturali a favore della popolazione e della scuola e altro
ancora. La prima iniziativa del centro fu la formazione di un gruppo
strumentale, “I Cameristi di San Marino”, composto da 16 elementi
tra insegnanti dell’Istituto e altri musicisti.
Nel corso del 1981 i Cameristi iniziarono la loro attività a
vantaggio della popolazione e della scuola con svariati concerti che
destarono notevole interesse, tanto che anche negli anni successivi
essi vennero invitati a svolgere altri concerti sia per le scuole,
sia per la popolazione.
Il Centro si fece promotore pure di altre iniziative, tra cui una
delle più prestigiose fu senz’altro il corso internazionale di
perfezionamento avviato nel 1984, dedicato al pianoforte, e ripreso
anche l’anno successivo.
Ormai l’Istituto musicale aveva assunto autonomia operativa, una sua
fisionomia ben precisa, e stava svolgendo attività in maniera
piuttosto regolare, che lo portava puntualmente nei diversi Castelli
del territorio con apprezzate esibizioni dei suoi allievi, e con una
incisiva opera divulgativa e promozionale delle sue attività e dei
risultati conseguiti.
Inoltre alcuni suoi studenti, dopo aver ottenuto la preparazione di
base e superato tutti gli esami previsti dai corsi dell’Istituto,
già negli anni ’80 iniziarono ad ottenere diplomi presso
conservatori e licei musicali italiani, così come negli anni ’90,
quando svariati altri studenti usciti dall’Istituto si diplomarono
presso strutture scolastiche italiane.
Un momento importante per l’Istituto Musicale fu senz’altro il 1994
quando, con legge n° 82 del 20 settembre approvata a larga
maggioranza anche con l’apporto di forze politiche di opposizione,
avvenne la sua costituzione ufficiale come ente pubblico con
autonomia amministrativa e gestionale sotto la vigilanza del
Dicastero Pubblica Istruzione e Cultura.
Le forze politiche, pur con toni diversi legati all’ordinaria
dialettica tra raggruppamenti parlamentari, salutarono tale legge
con grande entusiasmo, evidenziando il grande contributo fornito
dall’Istituto Musicale alla crescita culturale dei sammarinesi, e
all’opportunità data a centinaia di giovani di avvicinarsi da
protagonisti alla musica e, per diversi di loro, seguire percorsi
professionali, anche di alto livello, legati al mondo della musica.
“Se oggi a San Marino esiste una sensibilità culturale più diffusa
verso la musica colta nelle sue diverse manifestazioni – fu detto in
Consiglio – ciò è merito indubbio dell’Istituto Musicale e di coloro
che ad esso hanno dato vita vent’anni fa e che in tutti questi anni
si sono impegnati, tra molte difficoltà, per radicarlo nel Paese”.
Negli stessi anni altre associazioni musicali si sono sviluppate
all’interno del territorio della Repubblica di San Marino, segno
certo di una sempre più diffusa sensibilità verso la musica,
sviluppatasi probabilmente sia grazie ai tempi, in grado di
favorirla, sia per merito dei tanti musicisti più o meno esperti che
lo Stato sammarinese era ormai in grado di annoverare.
Tali gruppi, pur essendo autonomi e non vincolati all’Istituto
Musicale, hanno comunque sempre tenuto contatti con lo stesso,
attivando collaborazioni ogni volta che ve n’è stata necessità o
opportunità.
Nel 1992 nacque l’orchestra “Camerata del Titano”, un complesso di
solisti desiderosi di valorizzare composizioni inedite cercando di
coniugarle con le pagine più note del grande repertorio
internazionale.
La Camerata negli anni successivi ha effettuato diverse
registrazioni discografiche e molteplici concerti sia in patria che
fuori, ricevendo apprezzamenti per la sua attività, ed un plauso
ufficiale dal Congresso di Stato per la “promozione dell’immagine
della repubblica di San Marino attraverso i concerti effettuati
all’estero”.
Altra associazione musicale nata negli ultimi anni, precisamente nel
novembre 2002 per iniziativa di alcuni musicisti sammarinesi da
tempo professionalmente attivi sul territorio e all’estero, è
“Allegro Vivo”. Idea ispiratrice che l’ha generata è stata quella di
fornire una ulteriore risposta alle rinnovate esigenze culturali
della cittadinanza sammarinese, contribuendo allo stesso tempo ad un
più ampio progetto di ridefinizione dell’identità
artistico-territoriale della Repubblica, che è riuscita raramente a
farsi apprezzare quale interprete e promotrice di istanze culturali.
In quest’ottica l’Associazione Musicale Allegro Vivo ha deciso di
convogliare le proprie energie nella creazione di realtà musicali
via via più significative. L’importante affluenza di pubblico,
sammarinese e non, registrata dalle sue iniziative è stata la
miglior conferma della bontà degli intenti con cui è nata.
Tra le sue manifestazioni più importanti va messa in evidenza la
rassegna “Voci e suoni nel Borgo – concerti nelle notti d’agosto”,
un ciclo di concerti da camera ambientato in alcuni tra i luoghi più
caratteristici del Castello di Borgo Maggiore; il “Concerto della
Domenica”, che si svolge nella splendida sala del convento dei Servi
di Maria di Valdragone; il “Concorso Pianistico Internazionale
Repubblica di San Marino”, la cui prima edizione si è svolta nel
settembre 2004 con partecipazione di un centinaio di concorrenti
provenienti da tutto il mondo, considerato il fiore all’occhiello
dell’Associazione.
Presso la sede dell’Istituto Musicale nel 1990 si è costituita anche
l’associazione sammarinese “Amici della Musica”, con lo scopo di
organizzare, tramite autofinanziamento, trasferte presso i teatri
italiani per seguire opere, operette, commedie musicali, balletti,
musical e concerti sinfonici. Al 31 dicembre 2004 l’associazione,
che conta attualmente 142 tesserati, aveva al suo attivo ben 183
manifestazioni musicali seguite.
Possiamo concludere questo rapido excursus nel variegato mondo della
musica sammarinese, che comprende anche altre manifestazioni o
momenti che in queste poche pagine non si sono potuti citare,
sottolineando che tale mondo non avrebbe saputo raggiungere le sue
dimensioni attuali, né potrebbe disporre degli ulteriori spazi di
crescita che invece ha senza la basilare spinta propulsiva
fornitagli dall’Istituto Musicale Sammarinese in questi suoi primi
trent’anni di esistenza ed attività.
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