Di quest'albero sopravvivono ancora pochi esemplari, tutti confinati negli alti valloni delle Madonie (Sicilia) e non dei Nebrodi, come farebbe supporre il nome. Si tratta di una specie distinta dal vicino Abies alba dagli aghi non pettinati, decisamente più corti ed appuntiti e dai coni (strobili) più corti di 1/4. Il portamento spiccatamente verticillato gli ha valso l'appellativo di "Arvulu cruci-cruci".
Le piante d'abete ancora esistenti si trovano nel Vallone Madonna degli Angeli, sulle creste del Pizzo Carbonara, M. Scalone e M. Pene (Timpa Rossa), a quote comprese tra i 1400 ed i 1700 m. Le condizioni ecologiche sono quelle tipiche delle montagne meridionali italiane, caratterizzate da forte ventosità ed elevate escursioni termiche, piovosità oscillante tra i 1000 ed i 1600 mm e forte siccità estiva. Le piante d'abete sono disperse su di un'area estremamente vasta e difficilmente inquadrabile dal punto di vista evolutivo. Tutti gli esemplari sono di età più o meno giovane e non si è mai conosciuta la pianta madre che ha originato le attuali 29 piante superstiti. Probabilmente sono tutte originate da una o due piante che sono state abbattute o sono morte oltre cinquant'anni addietro. La degradazione dei boschi limitrofi lascia poco sperare in un pronto recupero delle condizioni di fertilità del suolo, fattore precipuo per il buon esito del recupero dell'abete.
Piante di abete dei Nebrodi sono osservabili nei seguenti arboreti:
Arboreto "Siemoni" a Badia Prataglia (Ar);
Piantagione nella foresta di Badia Prataglia (chiedere alla sede distaccata del Corpo Forestale dello Stato);
Collezione presso l'Istituto Sperimentale per la Selvicoltura (Ar)