La Stampa su...Diegoool di ALE' NAPOLI
La Stampa scrive di...Diegoool
ALE' NAPOLI dedica questa pagina al più GRANDE giocatore al Mondo, per scaltrezza e gioco espresso ! Orgogliosi di poter dire che è stato il nostro idolo nei suoi migliori anni calcistici. Lo rispettiamo e lo onoriamo per quel che è stato in campo ... e per tal motivo non vi saranno mai sufficienti parole per ringraziarlo, per quei meravigliosi anni ... vissuti insieme, che non potremo mai più dimenticare. Grazie Juliano e soprattutto GRAZIE DIEGO !!!
DIEGO CON CLAUDIA... FELICEMENTE INSIEME.

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Sommario :

  Titolo Scritto da ...  
1 - Maradona a Cuba . da la Repubblica  
  2 - Il Campione arriva a Torino di Stefano Russo  
  3 - Maradona conteso in Italia di Stefano Russo  
  4 - GdS: Il nuovo Napoli ... di Giancarlo Lombardi  
  5 - IL MATTINO: Lettera aperta a... di Stefano Russo  
  6 - IL MATTINO: Diego "Napoli alza la testa ! " di Stefano Russo  
  7 - Il ritorno di un Campione di Carmine Cozzolino  
  8 - Maradona ritrova il suo NAPOLI . di Giancarlo Lombardi  
  9 - IL RITORNO DI DIEGO di Giancarlo Lombardi  
  10 - Il Manifesto : Calcio e Doping di Stefano Russo  
  11 - OLE': MARADONA sogna di tornare a giocare ! di Salvatore IANNICELLI  
  12 - LaRepubblica: MARADONA di Antonino Gargiulo  
 

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Maradona a Cuba

1 - by Repubblica : - Data: Martedì 06 Giugno 2000

Maradona: medico, "Sta meglio, ma resta a Cuba"


L'AVANA - Migliorano le condizioni di Diego Armando Maradona, ma per curarsi al meglio e uscire definitivamente dal tunnel della tossicodipendenza, il campione argentino dovrà rimanere a Cuba almeno fino alla fine dell'anno. Lo ha detto, Alfredo Cahe, medico che segue Maradona da quando aveva 16 anni e che oggi lo ha visitato a L'Avana. "Fa incredibili progressi, però gli ho detto che deve rimanere qui a Cuba. In Argentina c'è troppa pressione su di lui, tornerebbe a vivere segregato in un appartamento, senza poter uscire per non venire continuamente fermato e bloccato dalla gente. A Cuba invece va dove vuole, e nessuno lo disturba". "Diego - ha aggiunto - è dimagrito di 12 chili e sta ricevendo un trattamento medico e psicologico eccellente. Venire a Cuba è stata una decisione benedetta.
Quando è arrivato qui era in condizioni disperate".

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Il Campione arriva a Torino .

2 - by Stefano Russo : - Data : sabato 28 novembre 1998

Alle 21 il campione è arrivato in Procura e ha risposto sul doping al pm Guariniello . Subito a Torino per raccontare la sua verità. E dalla finestra del magistrato saluta i tifosi. Una giornata di attesa anche per i suoi fans "E’ qui perché ci vuole bene" Gaia Piccardi.

DAL NOSTRO INVIATO del CORRIERE DELLA SERA

TORINO - La finta migliore è di un anziano tifoso del Napoli, armato di cappellino, sciarpa e macchina fotografica. Scatto felino, dribbling a rientrare, la telecamera è tutta per lui. "Diego è tornato perché non ha mai dimenticato l’Italia, è qui perché ci vuole bene". Tifo cieco, fiducia illimitata. Sentimenti premiati, mentre nella notte è in corso la deposizione in Procura. El Pibe de oro si affaccia alla finestra al terzo piano: vola verso di lui un pallone, scagliato da uno della troupe di "Le iene". Non è la sola scena grottesca al termine di due ore e mezzo passate con il pm Guariniello: due pattuglie di zelanti vigili urbani torinesi multano quattro auto del corteo che aveva accompagnato il giocatore in città. Diego Maradona è a Torino, dopo un blackout con l’Italia di 7 anni e mezzo, per raccontare la sua verità. Guillermo Coppola, il procuratore dell’ex campione, l’amico che ha consigliato a Diego e signora di prendere da Amsterdam il primo aereo per Milano dopo l’improvvisa cancellazione del volo Klm per Torino (motivi tecnici), l’autista che era disposto a sfidare la nebbia prima che la Rai (su insistenza del Pibe de oro) organizzasse un aerotaxi dalla Malpensa a Caselle, non usa giri di parole: "La giustizia italiana dà a Diego la possibilità di urlare ciò che aveva sempre detto: adesso sarà il magistrato di Torino a stabilire se contro di lui c’era un complotto". Altro che nostalgia, affetto o sentimentalismi. Maradona è tornato per sciogliere davanti a Guariniello, il pm di Torino che lo ha atteso con pazienza in Procura fino a ieri sera alle 21, quel groviglio di rancore e di rabbia repressa che si è tenuto dentro per sette lunghissimi anni. E mai e poi mai il magistrato titolare dell’inchiesta sul doping nel calcio si sarebbe lasciato sfuggire l’occasione di raccogliere lo sfogo di un testimone potenzialmente tanto interessante. Nel piccolo ufficio al terzo piano della Procura, ancora assediata da un manipolo di fedelissimi dopo una giornata di attesa, la memoria torna al 17 marzo del 1991, negli spogliatoi di Napoli-Bari. Diego è un ectoplasma, ha giocato male ("Era venuto per prendere il sole", scrive il "Mattino" nelle pagelle della gara), ma si è comunque inventato un cross da dipingere sulla testa di Zola, autore dell’1-0 per i campioni d’Italia. Maradona è sorteggiato per il test antidoping, che a sorpresa risulta positivo. Le controanalisi inchiodano il fuoriclasse: nelle sue urine risultano tracce di cocaina e metaboliti, assunti dalle 18 alle 38 ore prima della partita. Scatta, inevitabile, il deferimento che porterà ai 15 mesi di squalifica. Il racconto di Maradona è preciso e dettagliato. Il pm ascolta con attenzione, chiede e ottiene conferme, fa da cassa di risonanza alle accuse dell’argentino: "Mi hanno incastrato, era tutto un complotto ai miei danni". Chiede di riaprire il caso, El Pibe. Nel ‘91 non diedero ascolto al suo avvocato, Vincenzo Siniscalchi, che impostò la difesa su due punti: l’irregolarità del test (niente tappi a vite, né sigilli da togliere davanti al perito di parte: l’argentino non fu tutelato contro la possibilità di successive manipolazioni) e l’uso di cocaina non legato al tentativo di alterare il risultato sportivo. Il pm lo incalza, ha interesse a chiarire la posizione di Maradona per far luce sulle cattive abitudini che il calcio si è portato dietro da allora. Ha mille domande per l’ex campione: i farmaci assunti durante la carriera, gli effetti collaterali, le infiltrazioni, i tempi di recupero. Diego è stanco ma non ha fretta, percorre la strada tortuosa che porta alla sua completa riabilitazione pubblica a passi tranquilli, cerca di capire se ha in mano gli elementi per intentare una causa da 80 miliardi alla Federcalcio. Il suo è anche lucido interesse. Ma ai tifosi che lo hanno aspettato tutto il giorno, al pasticciere di Sorrento che preparerà una torta di 100 chili a forma di stadio in suo onore, all’amministrazione di Napoli, che allestirà uno schermo gigante davanti al San Carlo per seguire in diretta la comparsata di stasera a "Carramba, che fortuna", non importa. Diego è tornato. Ed è questo che conta.

Stefano E_Mail : stefano.russo@yale.edu

Maradona conteso in Italia

3 - by Stefano Russo : - Data : venerdì 27 novembre 1998
Maradona conteso fra Guariniello e la Carrà L’argentino che nel ‘91 scappò dall’Italia perché coinvolto in giri di droga arriva stamane a Torino Oggi a colloquio dal magistrato, domani sera ospite a Carramba.
DAL NOSTRO INVIATO de LA STAMPA

TORINO - Diego Armando Maradona è partito da Buenos Aires su un volo diretto ad Amsterdam. Stamane, dalla capitale olandese, il calciatore argentino sbarcherà a Torino. Nel capoluogo piemontese Dieguito si tratterrà il tempo necessario per incontrare il procuratore aggiunto presso la pretura, Raffaele Guariniello, titolare dell’inchiesta sul doping nel calcio. Un anno e due mesi di reclusione, con la sospensione della pena. Fu questa la condanna che Maradona patteggiò con la giustizia italiana, dopo il rinvio a giudizio per cessione di sostanze stupefacenti legato all’indagine su un "giro" di ragazze squillo e cocaina in cui sarebbe stato coinvolto a Napoli il "pibe de oro". Interrogato in procura, il calciatore ammise i rapporti con le ragazze ma negò di aver preso la droga. Tuttavia - sulla base di alcune intercettazioni telefoniche e delle dichiarazioni delle donne incontratesi con Maradona - fu ugualmente rinviato a giudizio. Si concluse invece con l’assoluzione, chiesta dal pm del tribunale di Roma, l’indagine a carico di Maradona e del suo manager, Guillermo Coppola, per un presunto traffico internazionale di stupefacenti tra l’Argentina e l’Italia.
L’inchiesta era cominciata con le accuse di un ex accompagnatore abituale del calciatore, Pietro Pugliese, poi divenuto un pentito della camorra. Qualche problema giudiziario, infine, Maradona lo ha avuto anche con il fisco argentino, che lo accusò di presunta evasione durante la sua permanenza italiana. Sul piano civile, invece, la sua controversia con Cristiana Sinagra per il riconoscimento di paternità del piccolo Diego jr. si è conclusa con la sentenza definitiva della Cassazione che ha dato ragione alla donna con cui il fuoriclasse ebbe una relazione. Subito dopo il colloquio con Guariniello, previsto attorno alle 11, accompagnato dalla moglie Claudia Villafanes, Dieguito si trasferirà in aereo a Roma dove domani sera parteciperà in diretta alla trasmissione televisiva "Carramba, che fortuna", di Raffaella Carrà. Anche se non trova conferme ufficiali sarebbe di centomila dollari (160 milioni circa) tutto compreso (tasse, viaggio, albergo, spostamenti, vitto, ritenute) la cifra pattuita dall’ex campione per apparire a questa trasmissione tv. A sette anni e mezzo dalla precipitosa partenza dall’Italia per seguire Maradona è scattata la mobilitazione in tutte le redazioni di giornali e televisioni. Nei giorni successivi il calciatore prateciperà anche a uno special di Gianni Minà e potrebbe essere questa la sede di rivelazioni nuove sulle vicende di doping del numero dieci argentino. Ma non si esclude che Dieguito appaia in altre trasmissioni, come "Domenica In" oppure "Quelli che il calcio". "Diego non verrà da noi - smentisce però Fabio Fazio - né abbiamo mai sperato che venisse. A meno che non arrivi come sorpresa fattami dalla mia amica Raffaella Carrà". Maradona e la moglie, a quanto si è appreso, si tratterranno in Italia fino al 3 dicembre ma non andranno a Napoli. Intanto, presso il Centro tecnico federale di Coverciano, gli allenatori delle società professionistiche di seria A, B, C1 e C2 si ritroveranno lunedì per un corso di aggiornamento sul doping e sulla tutela della salute. Nell’occasione saranno consegnati i premi "Panchina d’oro" e "Panchina d’argento" per la stagione scorsa. Sarà anche assegnato un premio speciale a un allenatore che si è distinto per la preparazione e la valorizzazione dei giovani calciatori nei campionati professionisti. [c. p.]

Stefano E_Mail : stefano.russo@yale.edu

Il nuovo Napoli ...

4 - by Giancarlo Lombardi : - Data : Martedì, 01 Dicembre 1998

Dura reazione dei giocatori dopo l'intervista rilasciata domenica da Diego. Il nuovo Napoli contro Maradona. La squadra replica all'attacco a Juliano: «Non devi toccarlo, è uno di noi»
Il direttore generale non risponde alle accuse del Pibe. Lo fa Turrini, delegato dai compagni: «Sono frasi che possono rovinare il nostro lavoro» .
Gustavo Affinita.

NAPOLI - C'è il conflitto, adesso. C'è la sfida che da Soccavo raggiunge il suo ospite di un tempo, il più celebre di tutti, Diego Armando Maradona. L'argentino ha attaccato Antonio Juliano e il Napoli ora attacca l'argentino. Sceglie il suo direttore generale, la squadra, sceglie l'uomo che dallo scorso febbraio tenta di riconquistare la A. In fondo, è la posizione di una squadra che di Diego ha solo sentito parlare. Taglialatela escluso, nessuno nella rosa del Napoli attuale ha mai giocato al suo fianco. Al portiere capitò nella stagione 1990-91. Faceva il secondo a Giovanni Galli, allora. Era l'annata successiva al secondo scudetto. Quella delle delusioni in campionato, e della coppa Campioni finita a Mosca, stritolata proprio dalle crisi di Maradona.
Al Napoli che va in campo, insomma, e che ieri l'altro risolve un bel po' dei suoi guai vincendo in casa del Chievo, non piacciono le parole che Maradona ha dedicato a Juliano servendosi delle telecamere di Tmc. «E' un uomo sporco - ha sparato addirittura Diego - perché s'è fatto comprare da Ferlaino. Solo se va via, io vado a parlare con Ferlaino». A Juliano l'attacco è stato riferito un istante prima che lasciasse lo stadio di Verona, dopo la vittoria. «Goleada» non aveva ancora mandato in onda la sua intervista, e comunque Juliano, in viaggio aereo verso Napoli, non l'avrebbe vista in diretta. S'è limitato a ricordare il suo atteggiamento disinteressato: «L'ho preso io, Maradona. Un altro, al mio posto, avrebbe fatto un'altra carriera. Io sono andato via». Ma dei livori così accaniti di Diego s'è reso conto più tardi. A quelli, che ha trovato volgari, non avrebbe dedicato lo straccio d'una risposta.
La reazione quindi è toccata alla squadra. Nella serata di domenica i giocatori hanno fatto ritorno a Napoli. Nemmeno loro sapevano. In volo, serenamente chiacchieravano tra loro della vittoria e dell'apparizione televisiva di Diego a «Carràmba», la sera prima. Nella mattinata di ieri erano già a Soccavo per l'allenamento (giocano l'anticipo, sabato, al San Paolo contro il Torino). E, una volta a conoscenza delle dichiarazioni, hanno deciso un'immediata riunione per intervenire nella faccenda, per non lasciarla cadere come qualcosa che non li riguardasse. Si sono poi preoccupati di avvertire al telefono Ulivieri, distante da Soccavo per la riunione a Coverciano coi suoi colleghi.
Alla fine è il solo Francesco Turrini che si fa vivo in sala stampa. Non c'entra niente il suo gol al Chievo. Lui è il capitano, eletto dalla squadra. Un ruolo che non gli è molto consueto, visto che spesso parte dalla panchina. «Oggi noi giocatori preferiamo non parlare di calcio, né della partita. Ma di Maradona. Come calciatore, l'abbiamo ammirato tutti. Ed è stato bello vederlo in tv. Ma respingiamo le sue parole contro Juliano. Qualsiasi incomprensione, passata o futura, non deve toccare il nostro gruppo, da Ferlaino al magazziniere. E' come se Maradona avesse toccato un giocatore. Ne abbiamo parlato fra noi: è stato troppo pesante. Non sappiamo la verità, e non c'interessa cosa ci sia dietro. Ma sono frasi che possono rovinare quel che di buono stiamo provando a fare. Viviamo un momento particolare, siamo in B. Meno male che domenica abbiamo vinto. E poi non c'è nulla di strano nel difendere Juliano. La società si comporterebbe alla stessa maniera, se un altro di noi subisse un attacco simile».
Una strana guerra, insomma, s'è scatenata. Imprevedibilmente, spacca il Napoli di oggi e quello ingombrante di ieri. Mentre Ferlaino è in queste ore a Londra: ha qualche appuntamento sul tema dei prossimi diritti televisivi. Per garantirsi un domani migliore. Lui fa capire che l'idea Maradona non gli dispiace. Può darsi che sia solo un modo per esorcizzarla, o magari s'è fatto prendere anche lui dalla nostalgia quando ne ha rivisto il volto in tv.

Giancarlo Lombardi E_Mail : gianclo@tin.it

Lettera aperta a ...

5 - by Stefano Russo : - Data : Mercoledì 02 novembre 1998

LETTERA APERTA
di PEPPE LANZETTA

Fermala questa sera di novembre Diego, fermala nella tua e nella nostra mente. Nei nostri cuori agitati e innamorati di te, nei nostri pugni alzati che ti reclamano, nei nostri occhi accesi e tifosi, nel tuo stomaco debordante, nella tristezza del tuo volto che stona con quell’immagine di ragazzo sudamericano allegro che aveva invaso le nostre domeniche e le nostre vite.

Sai Diego, t’ho immaginato in un immenso stadio dell’Avana, tu insieme con Didì, Vavà, Pelè, Eusebio, Rivera, Giggiriva, Sivori, Cruijff e sugli spalti tutti i tifosi del mondo, tutti i tifosi napoletani, tutti quelli che t’hanno amato e con te hanno gioito, urlato, sognato e poi vinto e intanto un’orchestrina cubana faceva partire le prime notte di Guantanamera...

Fottilo il tempo, nostro signore del pallone, nostro amico, nostro ragazzo dai capelli nerineri di pece e asfaltobollente della Marina, di Sangiovanni a Teduccio, di Barra. Fottilo il tempo e fotti la nostalgia, fotti tutti i mediocri che non hanno potuto capire il tuo genio, la tua ansia vitale, il tuo bisogno di essere esagerato. Ricordo una frase del film "Easy Rider", una scena in cui Jack Nicholson rivolto al capellone Dennis Hopper dice: "Non hanno paura di voi... hanno paura di quello che voi rappresentate... la libertà". Ecco Diego, per noi napoletani che t’abbiamo amato tu hai rappresentato questo, la libertà. La libertà di essere forti, grandi, irriverenti, trasgressivi, troppo, esagerati, sorridenti e felici anche quando gli altri ci avrebbero voluti abbattuti e mortificati... E scusami se ti cito un altro film culto della mia generazione, "Fragole e sangue", una frase che il protagonista sussurra alla ragazza di cui è innamorato mentre gli studenti occupano l’Università: "Forse dobbiamo ricominciare a sognare". È questo il punto. La gente non sogna più. E danno loro la possibilità di vincere i superenalotto. La gente ha bisogno di sognare. E anche se i sogni muoiono all’alba, non importa. L’importante è farlo.

E tu hai permesso che noi con te diventassimo tutti sognatori. Scassati, persi, arrivati, scoppiati, innamorati, fottuti, arrabbiati, perditempo, senzaunalira, parcheggiatori, tossici, abusivi, metalmeccanici, carrozzieri, travestiti, pusher, ricoverati. Tutti. Anche chi di calcio non ci aveva mai capito un’acca con te è diventato un sognatore, un dreamer se vuoi, uno che sbarrava gli occhi e con la mente volava. Volava con una scopa su questa città incasinata e bella e sorrideva passando tra i panni stesi di via Tribunali o sulle sigarette di Forcella.

E quella scopa sei stato tu, piccolo folletto che hai disposto di noi come volevi. E poi la favola è finita e nessuno ce la potrà raccontare così come ce la raccontavi tu. E la sera si fa fatica ad addormentarci.

Chissà tu come ammazzi le serate di noia e di fritture, di gas di scarico della tua Argentina che siamo pure noi, figli di Rosario e Buenos Aires, figli e fratelli di quelli come te, quelli che pur avendo avuto tutto quello che avevi avuto tu non ci hanno pensato su un attimo e hanno bruciato e incendiato tutto. Forse per dare un senso alla vita, per non sentirsi arrivati, invidiati, additati. Pronti a rimettere in gioco la partita più difficile: quella con la vita. Noi ti amiamo Diego e possa il cielo darti tutti i sorrisi che servono ad un ragazzo scapestratello ma grande grande grande... Un saluto.

Stefano E_Mail : stefano.russo@yale.edu

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IL MATTINO: Diego "Napoli alza la testa !"

6 - by Stefano Russo : - Data : Lunedì 08 Febbraio 1999

L’urlo di Diego: "Napoli, alza la testa" . Ma per evitare "strumentalizzazioni", domenica non sarà al San Paolo

FRANCESCO MAROLDA

Due mesi dopo l’avventura di "Carramba", riecco Maradona. Stanco, ma felice, Diego è arrivato puntuale alla Malpensa.

Viaggio senza intoppi, questa volta. Niente scali e niente rischi di voli cancellati. E alle 7 e 45, quando l’aereo ha toccato terra, c’era già un gruppo di fans che lo aspettava da un’ora in aeroporto: inguaribili tifosi azzurri, una allegra comitiva di ragazzini sudamericani, dipendenti dello scalo alle porte di Varese. E poi, è ovvio, telecamere, microfoni, teleobiettivi e penne e notes.

Occhiali scuri a nascondere il sonno perduto, tuta grigio e blu, dimagrito rispetto a novembre scorso, Maradona non s’è sotratto alla prima pioggia di domande. E così ha sgomberato subito il campo da false interpretazioni del suo viaggio-bis. "Non sono qui per Guariniello. Resto a disposizione del piemme per ogni ulteriore chiarimento, ma lui non mi ha convocato e io gli ho già detto quello che dovevo".

Viaggio d’affari

Affari, certo, ma non affari giudiziari, l’hanno riportato qui. Al di là dell’appuntamento con Costanzo, infatti, scopo del viaggio anche l’incontro coi vertici della "Robe di Kappa", azienda tra le più note dell’abbigliamento sportivo, che oltre a "vestire" la Juventus ha anche vinto di recente l’asta per la nazionale. Il primo, amichevole contatto giusto un mese fa.

Ieri - presenti Guillermo Coppola, manager e amico di Diego e Ciro Ferrara, che già presta il suo nome e il suo volto a quest’azienda - l’incontro, a colazione, con Marco Boglione, presidente del gruppo. Niente contratti, niente firme per adesso. Il progetto, se l’idea andrà a buon fine, è di fare di Maradona il testimonial della "Robe di Kappa" per il sudamerica.

Ma Torino è anche la città di Moggi e di Ferrara e, infatti, a cena, si sono ritrovati tutti, i vecchi amici. Come, del resto, era già capitato un paio di mesi fa.

E il film sulla vita del ragazzo-fenomeno che grazie al suo talento e ad un pallone riscatta se stesso e tutti i diseredati d’Argentina? "Quella - dice Diego - è un’idea vecchia che non s’è mai realizzata. Il discorso potrebbe ricominciare - sarebbero interessati Telecinco e Mediaset -, ma ancora non v’è nulla di concreto".

Concreta, sicura, invece, la sua partecipazione ad uno degli show di Canale 5. Diego, infatti, sarà la star dello speciale che "Buona Domenica" dedicherà in prima serata alle "Serenate italiane", un programma che dedicherà la sua prima puntata a Napoli e alla canzone napoletana.

E Napoli? E il Napoli? Niente da fare. A meno di imprevedibili virate di rapporti e di programmi, come era accaduto già in novembre, anche stavolta Napoli resterà fuori dal tour di Maradona.

"Motivi d’opportunità - spiega lo stesso Maradona - . Lo faccio per la squadra. Le cose vanno male e spero che Dio faccia forti quei ragazzi. Mi spiace solo che l’ultima volta non abbiano avuto un gran rispetto per la mia persona. Quelle parole mi son rimaste qua", dice, portando l’indice alla gola.

"L’ultima volta". Ovvero, quando scoppiò la polemica tra Diego e Juliano e la squadra, logicamente, si schierò con un comunicato alla destra del direttore generale. Perché Diego parlò in quel modo brusco, forte, offensivo addirittura? Per due ragioni. La prima, perché non aveva mai digerito quei riferimenti di Juliano alla sua vita tormentata ("Chi non riesce a risolvere i propri problemi non può risolvere i problemi degli altri", più o meno questo il concetto) e l’altra perché, tradito dalla sua generosità, Maradona vide in Juliano l’autore di un "torto" subito da un suo amico: Carmando, l’ex massaggiatore degli azzurri.

Toni pacati . Ma il tempo porta alla riflessione. E se pure il suo carattere vive sempre di schiettezza e di impetuosità, Diego ora pone il Napoli, la serenità della squadra, davanti a qualsivoglia rivalsa personale.

"Sono in pena per quello che gli sta capitando - dice -. Se penso che il mio Napoli, quello che in Italia non aveva rivali e che ha fatto tremare anche i grandi club d’Europa è addirittura a pochi punti dal rischio della C, mi prende la malinconia. No, Napoli, la gente di Napoli non merita una mortificazione come questa. Spero con tutto il cuore che il Napoli si riprenda presto. Sùbito. A novembre gli portai fortuna: il Napoli, infatti, vinse a Verona. Ora auguro al Napoli di battere il Pescara".

Ma perché il Napoli è sceso tanto in basso? Che idea s’è fatto Maradona sulla crisi azzurra? "Il Napoli sta pagando il conto, salato, degli errori commessi almeno negli ultimi quattro o cinque anni. Ma un errore ancor più grave sarebbe piangere sui guai. No, auguro al Napoli di riscattarsi immediatamente. Dico al Napoli di alzare la testa e di andare in campo sentendo, sì, la responsabilità del momento, ma vivendo anche l’orgoglio di portare quella maglia. Io - dice Diego quella maglia l’ho portata ed è come se la portassi ancora".

Il "comandante"

Sì, belle parole, ma forse alla squadra manca un capitano. Meglio, un "comandante", un leader. Insomma, qualcuno capace di trasmettergli un po’ coraggio e anche un poco di passione... "Sciocchezze. Non ci credo. Il pubblico dov’è? Dov’è il tifo che ricordo io? Se la squadra è giù di corda deve pensarci il pubblico a tirarla su".

Domenica, però, tra il pubblico tu non ci sarai. "No, voglio evitare strumentalizzazioni. La mia presenza potrebbe essere male interpretata. E poi non mi va di arrivare a Napoli da spettatore. A Napoli ci voglio tornare, ma, come diciamo in Argentina, entrando dalla porta principale".

Che cosa vuol dire "entrando dalla porta principale? Vuol dire forse che se il Napoli ti chiedesse di dargli una mano...

"Calma. Il Napoli sappia che se un giorno dovesse aver bisogno di Diego Maradona, Diego Maradona non si negherebbe. Questo, è ovvio, in linea di principio. Come discorso generale".

Quindi, niente Napoli-Pescara. "No. Se domenica sarò ancora a Torino andrò a vedere Juve-Parma; se invece sarò a Roma, mi piacerebbe rivedere la Lazio di Mancini".

E i napoletani? "Grazie alla tv domenica sarò ancora con loro. Un’altra occasione per ricordare quanto di bello fatto assieme, ma, soprattutto, un’altra occasione per pensare al futuro. L’ho detto e lo ripeto: Napoli, i napoletani hanno diritto ad una grande squadra. E sono sicuro che un giorno il Napoli sarà ancora campione". Già, chissà quando. Intanto gli tocca tribolare in serie B. E chissà se domenica, come accadde contro il Chievo, l’effetto Maradona non s’abbatta davvero sulla squadra.

Stefano E_Mail : stefano.russo@yale.edu

Il ritorno di un Campione

7 - by Carmine Cozzolino : - Data : Venerdì, 27 Novembre 1998

Il ritorno di un campione. Maradona in Italia. Dopo 7 anni e’ tornato con la sciarpetta del Napoli al collo .

Milano, 27 novembre ‘98

Cappellino blu, maglietta grigia e sciarpa azzurro Napoli al collo, Maradona ha varcato le barriere doganali cingendo con una mano la spalla della moglie. Poco prima al giocatore un funzionario aveva notificato un atto, ma quale ne fosse il contenuto a nessuno alla Malpensa e’ stato rivelato. Ad attendere Maradona allo scalo lombardo decine di ragazzini, entusiasti per il suo arrivo: non appena il campione argentino ha varcato la porta degli arrivi internazionali e’ stato un vero e proprio assalto nei suoi confronti, con centinaia di mani che lo volevano toccare, salutare, stringere. Cosi’ Maradona non ha risposto alle poche domande che i giornalisti sono riusciti a fargli. Solo un cenno di saluto, quindi e’ salito su un pulmino bianco e ha lasciato la Malpensa tra due ali di agenti e personale schierati in forza per tenere a distanza il tanto, troppo entusiasmo manifestato dalla gente nei suoi confronti.

FORZA NAPOLI, TORNEREMO IN "A"

CARMINE COZZOLINO ( NEW YORK, U.S.A. ) E_Mail : CCOZZOLINO@aol.com

GdS: " Maradona ritrova il suo NAPOLI ! "

8 - by Giancarlo Lombardi : -Data : Lunedì 30 Novembre 1998

In Tv fra nostalgie, rimpianti e riflessioni. E Maradona ritrovò il suo Napoli . Marco Pastonesi.

Gli occhi non sono più i suoi: erano inafferrabili, come un dribbling, adesso sono spenti, dietro le lenti. La voce non è più la sua: era allegra, come una finta, adesso è impacciata. Anche i capelli non sono più i suoi: erano riccioli, indisciplinati, esagerati, adesso sono corti. I piedi, quelli, sono ancora i suoi: tacco, esterno, collo. Uno spettacolo. Maradona è tornato.
Rivedere Maradona è come rivedere una donna che ti aveva incendiato i sensi, mitragliato l'anima, e poi tolto l'aria. Qualcosa è rimasto: vibrazioni, schegge, briciole. Di gioia, magia, incantesimi. Però tutto sembra così lontano, antico, preistorico. Maradona è tornato.
+ tornato, da uomo e non da calciatore, indagato eppure celebrato, in strada e in televisione, sul balcone e sul palcoscenico, comprato e venduto, come tutti, perché ognuno ha un prezzo, e il suo è più alto, nel prendere e nel dare, nel bene e nel male. Maradona è tornato.
Se n'era andato via da una finestra, è tornato in aereo. Malpensa, Torino, Roma. In Procura da Guariniello, a cena con Ferrara e Moggi, in scena con la Carrà e poi con i suoi vecchi compagni di squadra nel Napoli, da Careca a Garella, da Renica a Carmando. Un commovente abbraccio generale.
Maradona mangia e beve, e si vede: è grasso. Ride, e si sente: anche le sue risate sono grasse. Tira tardi, tira avanti, tira diritto, non si tira indietro, e si capisce. Perché, a furia di mangiare e bere, ridere e tirare, Maradona diventa sempre più rotondo. Come una palla. Anzi, come un pallone. Maradona, a modo suo, è un pallone. Maradona, a modo suo, è il calcio.

Giancarlo Lombardi Email : gianlomb@rdn.it

Il ritorno di DIEGO

9 - by Giancarlo Lombardi : - Data: Sabato 28 Noembre 1998

L’argentino ha rimesso piede in Italia dopo più di sette anni: se ne andò dopo la squalifica per doping .

Il ritorno di Diego: un omaggio al Napoli

Si presenta con una sciarpa azzurra e poi va da Guariniello. Oggi è dalla Carrà Un giorno alla Maradona. Ressa e risse fino a tarda notte. A Torino è stato ascoltato da Guariniello. Ha parlato di farmaci: "Il tema è giusto. Io voglio entrare dalla porta principale, dopo che il calcio mi ha fatto uscire dalla porta di servizio". Il suo avvocato: "Nell’inchiesta sull’Acqua Acetosa ci costituiremo parte lesa" . Bruno Bartolozzi.

DAL NOSTRO INVIATO

TORINO - Torna Diego in Italia, dopo sette anni e mezzo, atteso da Raffaele Guariniello a Torino e da Raffaella Carrà a Roma. Questa è la solita cronaca della solita giornata alla Maradona, senza sosta, senza una pausa e senza variazioni alla monotonia del colpo di scena continuo. Guariniello lo vuole per l’inchiesta su calcio e farmaci, la Carrà lo avrà stasera grazie a un accordo multimilionario (500 milioni) per la trasmissione "Carràmba che fortuna!", dove apparirà anche Alberto Tomba. Ouverture con rissa all’aeroporto di Buenos Aires, ma è solo un fotografo che, per fare l’impossibile, commette fallo, macchina fotografica sul viso di Diego che reagisce con un uno-due. Poi in volo verso Amsterdam, dove il giocatore arriva e aspetta il volo per l’Italia. Il Klm-az 1641 sarebbe dovuto partire all’una e mezzo dalla capitale olandese, invece le mosse sono due: imbarco dei viaggiatori e sbarco. Problemi tecnici, volo annullato. Iniziano le grandi manovre. Oggi Guariniello ha un giocatore importante da ascoltare e l’interrogatorio non può slittare. Comincia la battaglia contro il tempo. Gli avvocati di Maradona, Vincenzo Siniscalchi e Fernando Cosentino, tentano, grazie al portafogli Rai, di prenotare un volo privato da Amsterdam a Caselle. Ma la disponibilità di un veicolo non c’è. Quindi Maradona prende il volo di linea che lo scarica a Malpensa, dove alle 18.45 arriva e dove la Finanza gli consegna la cedola di notifica dell’atto a presentarsi dal giudice Guariniello. Un solo grido, ai tifosi che lo salutano: "Forza Napoli". Maradona arriva a Milano con una sciarpa del Napoli al collo. Tenta l’allungo, dietro la moglie, Claudia Villafanes, che lo protegge dai flash per una trentina di metri. Poi ancora in aereo: arriva a Caselle con un volo privato che compie appena 90 chilometri e che rischia di far saltare l’interrogatorio. La nebbia, inesorabile, costringe a una lunga attesa, Diego sorvola Torino più di una volta. Sull’aereo sono solo in 4: Claudia, il fratello dell’avvocato Cosentino, Pablo, e la moglie.

Messaggio ai tifosi : Spiegamento di forze senza precedenti davanti alla sede della Procura presso la pretura circondariale di Torino. Al telefonino, prima di arrivare in Procura (21.05), Maradona dichiara: "Sono arrivato qui in Italia con la sciarpa del Napoli al collo perché ho sempre Napoli nel cuore. La sciarpa me l’hanno regalata due tifosi del Napoli che erano sull’aereo, un regalo che mi ha fatto felice". Trova il tempo di recitare la letterina di Natale per i tifosi napoletani ai quali dedicherà "non una gara dell’addio, perché l’addio non mi piace, è una brutta parola. Ma una gara di impegno comune per la grande rinascita". Si tratta per questa partita che potrebbe avvenire l’anno prossimo allo stadio San Paolo. Diego sogna un Napoli stellare, ma sogna anche una vendetta pronto uso e l’interrogatorio di Guariniello gliene dà l’opportunità. "Voi tifosi del Napoli meritate solo grandi successi e io sarò sempre con voi". La pressione della gente è forte, esagerata. Una cronista vola letteralmente sull’asfalto quando vede Diego, telefonino in terra inghiottito dal traffico. Arriva anche Ciro Ferrara con la moglie Paola, vogliono salutare Diego, vedono i tifosi scatenati, battono in rapida ritirata. Diego arriva fra grida e urla, imbocca la porta di servizio della Procura, c’è tensione quando qualcuno per accarezzarlo gli sbatte la mano sulla faccia. Si arrabbia e scatta come ai bei tempi. L’interrogatorio comincia alle 21.15. Diego entra, accompagnato dalla moglie Claudia che lo affianca per tutta la durata dell’audizione.
Questione farmaci : Ma cosa dice Maradona al giudice? Ne parlano gli avvocati, lo ripete anche Guillermo Coppola, il suo agente, lo confida lui, all’inizio, ben istruito, comunque anche dalla coppia Siniscalchi-Sorrentino: "Avrò molto da dire sulla questione dei farmaci, il tema è giusto ed è legittimo parlarne. Io voglio entrare adesso dalla porta principale, dopo che il calcio mi ha fatto uscire da quella di servizio. Non voglio speculare, non voglio agire per interesse, ma solo per giustizia e per l’amore verso chi mi vuole bene e fra questi ci sono i tifosi del Napoli e la mia famiglia". Spiegano gli avvocati e il manager Coppola: "Diego ha subito una squalifica ai Mondiali del ‘94, durissima, per una recidività, perché in Italia aveva subito già una condanna. E adesso andiamo a vedere cosa c’è dietro quella condanna e quei test". Gli avvocati si riferiscono alle controanalisi effettuate ai tempi della squalifica italiana e sulle quali si sta indagando anche a Roma. Il laboratorio dell’Acqua Acetosa ha lasciato dubbi su quella faccenda, anche se fin troppo chiaro, poi, è chi Maradona era e che cosa aveva fatto. I suoi avvocati hanno inviato una memoria a Silverio Piro e Vincenzo Roselli, i due pm che indagano sul laboratorio. Richiesta danni "Maradona è sempre grato a Ferlaino e Juliano", ripetono avvocati e manager. Ma, aggiungono, senza riferimenti: "Se emergeranno illeciti chiederemo danni. La squalifica americana nasce da quel provvedimento italiano". E si fa la cifra: oltre 50 miliardi. Ma Maradona andrà oltre. Afferma Siniscalchi poco prima della confessione: "Dirà dei medicinali, di cosa gli facevano prendere e di certe infiltrazioni, come lo mandavano in campo". In una situazione in cui si indaga sui vertici della federcalcio, dopo la deposizione di Maradona, qualcuno potrà tremare. Mentre Diego parla a Palazzo di Città, sotto le finestre di Guariniello si radunano centinaia di tifosi. Urla, grida, canti e c’è tempo perfino per un’incursione dei vigili urbani che multano la macchina di Maradona. Persino il manager del giocatore, Coppola, strappa di mano il foglio non credendo all’affronto. La squadra dei vigili prosegue, ma è allontanata a furor di popolo. Alle 23.25 Diego e Claudia si affacciano dal balcone di Guariniello e salutano la folla. L’interrogatorio è finito, ma cominciano le dichiarazioni di guerra dell’avvocato Siniscalchi: "Penso dovranno ascoltarci Piro e Roselli a Roma. Potremo costituirci come parte lesa nell’inchiesta sul laboratorio. Presentammo nel ‘91 un atto difensivo in cui accusavamo la struttura dell’Acqua Acetosa e le modalità di acquisizione dei test che fecero condannare Maradona. Cosa ha detto a Guariniello? Che le scelte di vita privata non vanno confuse con un aiuto per le prestazioni sportive che non c’è mai stato". Alle 23.50 esce Maradona, la rissa è spaventosa, vanno in pezzi tergicristalli e gli specchietti retrovisori dell’auto dell’argentino. Lui riesce a dileguarsi verso un ristorante, per la cena con gli amici Ciro Ferrare e Luciano Moggi.

Giancarlo Lombardi E_Mail : gianclo@tin.it

Il Manifesto : Calcio e doping

10 - by Stefano Valanzuolo : - Data : Sabato 28 Novembre 1998

CALCIO E DOPING MARADONA IN ITALIA

Diego, la vendetta. Il campione argentino convocato dal magistrato che indaga sulle droghe. A Torino duecento fans del "pibe de oro". Oggi interrogato l’avvocato Coppola . PAOLO GRISERI -

TORINO - Di fronte al palazzo del municipio la folla grida "Diego, Diego" e salta di gioia davanti alle telecamere. Era dai tempi del sindaco Novelli che non si vedevano scene del genere da queste parti. Ma per Diego Armando Maradona anche nel 1998 sono ancora in duecento a sfidare il freddo sperando nella comparsa del loro idolo. Mai si era visto tanto entusiasmo per un testimone convocato in procura e chiamato a dire quel che sa sulla sporca storia di medicine gonfiamuscoli e sostanze proibite.
Una storiaccia nella quale Maradona non poteva mancare. Cacciato dal campionato e dall’Italia con l’accusa di aver sniffato prima delle partite, torna nel belpaese per fare tappa nell’ufficio di Raffaele Guariniello, il magistrato che da tempo si occupa di sostanze meno appariscenti della cocaina ma forse non meno pericolose per la salute. Sarebbe una bella soddisfazione per l’ex "pibe de oro" scoprire che accanto a lui, genio maledetto del pallone, c’erano tanti ragazzi ufficialmente per bene ma gonfiati come vitelli.
Guariniello non convoca Maradona con la speranza generica che vuoti il sacco. Lo fa invece sulla base di un preciso disegno investigativo che potrebbe condurre nelle prossime settimane a clamorosi sviluppi. Il magistrato vuole vederci chiaro sui controlli del laboratorio del Coni all’Acqua acetosa e sulle eventuali responsabilità di dirigenti delle società di calcio nella gestione allegra di quella che avrebbe dovuto essere la più severa istituzione contro il doping. Tutto nasce dalle dichiarazioni di Pietro Pugliese, ex autista di Maradona coinvolto in un’inchiesta sulla camorra napoletana. La vicenda è narrata con dovizia di particolari nel libro intitolato "Lucky Luciano" che la Kaos edizioni farà uscire nei prossimi giorni in libreria. Pentitosi nel ‘95 Pietro Pugliese ha dichiarato ai magistrati partenopei che "Maradona ha usato continuativamente cocaina per sette anni eppure è risultato positivo al doping soltanto dopo l’ultimo anno. E’ un fatto singolare di cui bisognerebbe chiedere conto a Matarrese". C’era qualcuno in grado di pilotare i controlli dell’Acqua acetosa e, al momento opportuno, di indirizzarli per colpire determinati giocatori?
Le analisi che incastrarono Maradona sono del 17 marzo 1991, quando ormai il fuoriclasse era in fase calante e aveva rotto molti rapporti con la squadra, compresa la forte amicizia con il direttore sportivo Luciano Moggi. L’8 aprile dello stesso anno, Moggi avrebbe annunciato il suo passaggio al Torino. Di fronte all’esito positivo dei controlli antidoping, Maradona gridò che era stato vittima di un complotto ma non era mai stato in grado di spiegare perché qualcuno avrebbe dovuto architettare l’agguato con la complicità del laboratorio del Coni. Così Guariniello, che per competenza territoriale indaga solo su Juventus e Torino, ha ritenuto opportuno ascoltare "Diego" per conoscere la sua verità su quella vicenda ormai lontana.
Di tutto questo i duecento che stazionano di fronte agli uffici della procura di Torino sono totalmente ignari. A loro non interessa certo sapere se il teste Maradona aggiungerà nuovi particolari all’inchiesta. Loro sono lì per lui e le tv che dalla mattinata stazionano nella piazza sono lì per loro. Uno spettacolo mediatico che prescinde dalla cronaca giudiziaria, che ha una storia a sé. Intorno alle 10 del mattino si presenta Giuseppe, cinquantun’anni, un cappellino azzurro in testa. Dice a ogni telecamera che incontra che "Diego è grande, è il più grande di tutti, è lui che ci ha fatto sognare oh,oh". Gli amici di Giuseppe arrivano poco dopo. Sono ragazzi ventenni che Maradona lo hanno visto solo in tv e si accalcano davanti ai microfoni: "Oggi non sono andato al lavoro per vederlo". "Hai fatto male. Dovevi fare come me: prenderti mezza giornata di permesso ma andare a lavorare". I cronisti con la telecamera intervistano tutti: devono creare l’evento e non vanno per il sottile. Così dichiara il suo amore per Maradona anche la prostituta di via Palazzo di città. Capelli biondo ossigeno, pelliccia sintetica e scarpe da ginnastica, la signora che da almeno vent’anni presidia il marciapiede ha finalmente l’occasione di andare in diretta. Ma, aspettando "Diego" il vero personaggio della giornata è una signora napoletana che insulta Maradona in dialetto per la gioia delle troupes in cerca di colore: "Quel cornutazzo ha fatto un bambino e non ha voluto nemmeno l’esame del sangue. Lui ha fatto i comodi suoi e i napoletani sono rimasti con le mutande scassate". Gran soddisfazione dei cronisti che sopperiscono con le cronache della piazza alla carenza di notizie giudiziarie: l’aereo da Amsterdam non parte a causa di un guasto e Maradona arriverà a Torino solo in tarda serata.

Stefano (l'italiano) Valanzuolo Email : valan@tecnogen.it

Olè : Maradona sogna di tornare in campo 

11 - by Salvatore Iannicelli & Julio C. Russo : - Data : 23 GIUGNO 1999

Diego Maradona, che ha appeso gli scarpini al fatidico chiodo due anni fa, sogna di tornare in campo nella Coppa Libertadores del 2000 e di vincerla, a 40 anni, giocando nel Boca Juniors, sua squadra del cuore. Lo ha scritto ieri, con titoli cubitali in prima pagina, il quotidiano sportivo argentino «Ole». Il giornale avrebbe avuto la notizia da non meglio precisati «amici intimi» dell'ex pibe de oro. Maradona avrebbe anche già parlato del suo desiderio al tecnico del Boca Carlos Bianchi.
Testo Spagnolo : BOCA Juego yo, Maradona
El Diez quiere participar de la Libertadores del 2000 para Boca y, según  
sus allegados, ya habría hablado con Bianchi. ¿Puede volver o es un  
sueño?
JUAN ZUANIH

El Diez en su último partido como profesional, fue en octubre del 97 frente a River. ¿Los diamantes son eternos? Seguramente que no, que el tiempo los erosiona, los desgasta, les quita brillo, pero... Pero Diego Maradona, a cuatro meses de cumplir 39 años y después de casi dos años sin jugar, se metió una cosa en la cabeza: jugar la Copa Libertadores del 2000 para Boca. Sí, para el Boca de Bianchi. ¿Si el Pelado sabe algo de esto? La gente más cercana a Maradona asegura que ya hubo contactos con el  
técnico. Por el lado del Virrey no hay ninguna confirmación todavía, pero hay muchas pequeñas historias para contar y encontrar la historia: la de Diego con la camiseta de Boca en la Copa Libertadores del 2000, que comenzará en febrero de ese año y en la que el equipo de Bianchi enfrentará al ganador de Gimnasia La Plata y el segundo del Clausura, y a dos equipos bolivianos ...

" Salvatore Iannicelli" E_Mail:  Salvatore_iann@bigfoot.com

La Repubblica: Maradona andrà a Cuba
per disintossicarsi

12: - Data : 18 Gennaio 2000

Il Pibe de oro accetta l'invito di Fidel Castro. Con lui partiranno la famiglia e il suo procuratore "Dieguito" intraprenderà anche la riabilitazione cardiaca.

BUENOS AIRES - Ha scelto Cuba. Ha scelto di accettare l'invito che Fidel castro gli aveva fatto quando era finito ancora una volta nell'abisso della cocaina. Diego Armando Maradona si curerà a Cuba. Tra poche ore partirà con la moglie, le figlie, i genitori e il manager Guillermo Coppola. Sul'isola si sottoporrà a una cura di riabilitazione in un centro specializzato in tossicodipendenza. Lo ha annunciato in serata a Buenos Aires il medico personale del 'pibe de oro' Alfredo Cahe.Della comitiva di Maradona faranno parte anche un medico specialista in emergenze e uno psichiatra. La partenza dell'aereo che porterà l'ex calciatore a Cuba è prevista per le 4,45 italiane. Si conclude così l'ultima odissea dell'ex campione del mondo che un mese fa era stato ricoverato in Uruguay in seguito a una crisi cardiocircolatoria dovuta a eccesso di cocaina.

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Taluni dicono che sia stato il caldo clima cubano a convincere Diego ad accettare l'invito di Fidel. Altri dicono che il vero motivo è perché si parla spagnolo. Due fattori che avevano fatto scartare l'ipotesi di una clinica canadese.
Ma non è da escludere che la lontana Cuba sia stata scelta da Diego per mettere una barriera il più resitente possibile tra lui e il resto del mondo. Tra la sua battaglia per uscire dalla dipendenza e le polemiche, le indagini della procura per presunto spaccio, la rete di spacciatori che, secondo gli stessi investigatori, avrebbe stretto Maradona in una stretta che non gli dà più tregua.
La notizia della partenza per Cuba è arrivata all'improvviso. Fino a qualche ora prima nessuno di quelli che stanno più vicino al campione aveva fatto trapelare nulla. Ancora fino a poche ore fa, Coppola è inutilmente andato all'ambasciata americana di Buenos Aires, trovandola chiusa per la celebrazione del giorno dedicato a Martin Luther King.
Maradona sarebbe dovuto entrare negli Usa con un "visto umanitario", come è successo a Tyson in Gran Bretagna, perché quello normale gli è precluso a causa della sua fedina penale non immacolata (la condanna con la condizionale per aver ferito con un fucile ad aria compressa cinque giornalisti nel 1994).
Qualora gli Stati Uniti non avessero concesso il visto, e solo allora l'ipotesi Cuba sarebbe stata pres in considerazione aveva detto il procuratore di Diego. Le condizioni di Maradona stanno comunque migliorando, dicono i medici che lo hanno in cura.
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