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| Titolo | Scritto da ... | ||
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1 - Maradona a Cuba . | da la Repubblica | |
| 2 - Il Campione arriva a Torino | di Stefano Russo | ||
| 3 - Maradona conteso in Italia | di Stefano Russo | ||
| 4 - GdS: Il nuovo Napoli ... | di Giancarlo Lombardi | ||
| 5 - IL MATTINO: Lettera aperta a... | di Stefano Russo | ||
| 6 - IL MATTINO: Diego "Napoli alza la testa ! " | di Stefano Russo | ||
| 7 - Il ritorno di un Campione | di Carmine Cozzolino | ||
| 8 - Maradona ritrova il suo NAPOLI . | di Giancarlo Lombardi | ||
| 9 - IL RITORNO DI DIEGO | di Giancarlo Lombardi | ||
| 10 - Il Manifesto : Calcio e Doping | di Stefano Russo | ||
| 11 - OLE': MARADONA sogna di tornare a giocare ! | di Salvatore IANNICELLI | ||
| 12 - LaRepubblica: MARADONA | di Antonino Gargiulo | ||
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1 - by Repubblica : - Data: Martedì 06 Giugno 2000
Maradona: medico, "Sta meglio, ma resta a Cuba"
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2 - by Stefano Russo : - Data : sabato 28 novembre 1998
Alle 21 il campione è arrivato in Procura e ha risposto sul doping al pm Guariniello . Subito a Torino per raccontare la sua verità. E dalla finestra del magistrato saluta i tifosi. Una giornata di attesa anche per i suoi fans "E qui perché ci vuole bene" Gaia Piccardi.
DAL NOSTRO INVIATO del CORRIERE DELLA SERA
TORINO - La finta migliore è di un anziano tifoso del Napoli, armato di cappellino, sciarpa e macchina fotografica. Scatto felino, dribbling a rientrare, la telecamera è tutta per lui. "Diego è tornato perché non ha mai dimenticato lItalia, è qui perché ci vuole bene". Tifo cieco, fiducia illimitata. Sentimenti premiati, mentre nella notte è in corso la deposizione in Procura. El Pibe de oro si affaccia alla finestra al terzo piano: vola verso di lui un pallone, scagliato da uno della troupe di "Le iene". Non è la sola scena grottesca al termine di due ore e mezzo passate con il pm Guariniello: due pattuglie di zelanti vigili urbani torinesi multano quattro auto del corteo che aveva accompagnato il giocatore in città. Diego Maradona è a Torino, dopo un blackout con lItalia di 7 anni e mezzo, per raccontare la sua verità. Guillermo Coppola, il procuratore dellex campione, lamico che ha consigliato a Diego e signora di prendere da Amsterdam il primo aereo per Milano dopo limprovvisa cancellazione del volo Klm per Torino (motivi tecnici), lautista che era disposto a sfidare la nebbia prima che la Rai (su insistenza del Pibe de oro) organizzasse un aerotaxi dalla Malpensa a Caselle, non usa giri di parole: "La giustizia italiana dà a Diego la possibilità di urlare ciò che aveva sempre detto: adesso sarà il magistrato di Torino a stabilire se contro di lui cera un complotto". Altro che nostalgia, affetto o sentimentalismi. Maradona è tornato per sciogliere davanti a Guariniello, il pm di Torino che lo ha atteso con pazienza in Procura fino a ieri sera alle 21, quel groviglio di rancore e di rabbia repressa che si è tenuto dentro per sette lunghissimi anni. E mai e poi mai il magistrato titolare dellinchiesta sul doping nel calcio si sarebbe lasciato sfuggire loccasione di raccogliere lo sfogo di un testimone potenzialmente tanto interessante. Nel piccolo ufficio al terzo piano della Procura, ancora assediata da un manipolo di fedelissimi dopo una giornata di attesa, la memoria torna al 17 marzo del 1991, negli spogliatoi di Napoli-Bari. Diego è un ectoplasma, ha giocato male ("Era venuto per prendere il sole", scrive il "Mattino" nelle pagelle della gara), ma si è comunque inventato un cross da dipingere sulla testa di Zola, autore dell1-0 per i campioni dItalia. Maradona è sorteggiato per il test antidoping, che a sorpresa risulta positivo. Le controanalisi inchiodano il fuoriclasse: nelle sue urine risultano tracce di cocaina e metaboliti, assunti dalle 18 alle 38 ore prima della partita. Scatta, inevitabile, il deferimento che porterà ai 15 mesi di squalifica. Il racconto di Maradona è preciso e dettagliato. Il pm ascolta con attenzione, chiede e ottiene conferme, fa da cassa di risonanza alle accuse dellargentino: "Mi hanno incastrato, era tutto un complotto ai miei danni". Chiede di riaprire il caso, El Pibe. Nel 91 non diedero ascolto al suo avvocato, Vincenzo Siniscalchi, che impostò la difesa su due punti: lirregolarità del test (niente tappi a vite, né sigilli da togliere davanti al perito di parte: largentino non fu tutelato contro la possibilità di successive manipolazioni) e luso di cocaina non legato al tentativo di alterare il risultato sportivo. Il pm lo incalza, ha interesse a chiarire la posizione di Maradona per far luce sulle cattive abitudini che il calcio si è portato dietro da allora. Ha mille domande per lex campione: i farmaci assunti durante la carriera, gli effetti collaterali, le infiltrazioni, i tempi di recupero. Diego è stanco ma non ha fretta, percorre la strada tortuosa che porta alla sua completa riabilitazione pubblica a passi tranquilli, cerca di capire se ha in mano gli elementi per intentare una causa da 80 miliardi alla Federcalcio. Il suo è anche lucido interesse. Ma ai tifosi che lo hanno aspettato tutto il giorno, al pasticciere di Sorrento che preparerà una torta di 100 chili a forma di stadio in suo onore, allamministrazione di Napoli, che allestirà uno schermo gigante davanti al San Carlo per seguire in diretta la comparsata di stasera a "Carramba, che fortuna", non importa. Diego è tornato. Ed è questo che conta.
Stefano E_Mail : stefano.russo@yale.edu
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3 - by Stefano Russo : - Data : venerdì 27 novembre 1998
Maradona conteso fra Guariniello e la
Carrà Largentino che nel 91 scappò dallItalia perché coinvolto in
giri di droga arriva stamane a Torino Oggi a colloquio dal magistrato, domani sera ospite
a Carramba.
DAL NOSTRO INVIATO de LA STAMPA
TORINO - Diego Armando Maradona è partito da Buenos Aires su un volo diretto ad
Amsterdam. Stamane, dalla capitale olandese, il calciatore argentino sbarcherà a Torino.
Nel capoluogo piemontese Dieguito si tratterrà il tempo necessario per incontrare il
procuratore aggiunto presso la pretura, Raffaele Guariniello, titolare dellinchiesta
sul doping nel calcio. Un anno e due mesi di reclusione, con la sospensione della pena. Fu
questa la condanna che Maradona patteggiò con la giustizia italiana, dopo il rinvio a
giudizio per cessione di sostanze stupefacenti legato allindagine su un
"giro" di ragazze squillo e cocaina in cui sarebbe stato coinvolto a Napoli il
"pibe de oro". Interrogato in procura, il calciatore ammise i rapporti con le
ragazze ma negò di aver preso la droga. Tuttavia - sulla base di alcune intercettazioni
telefoniche e delle dichiarazioni delle donne incontratesi con Maradona - fu ugualmente
rinviato a giudizio. Si concluse invece con lassoluzione, chiesta dal pm del
tribunale di Roma, lindagine a carico di Maradona e del suo manager, Guillermo
Coppola, per un presunto traffico internazionale di stupefacenti tra lArgentina e
lItalia.
Linchiesta era cominciata con le accuse di un ex accompagnatore abituale del
calciatore, Pietro Pugliese, poi divenuto un pentito della camorra. Qualche problema
giudiziario, infine, Maradona lo ha avuto anche con il fisco argentino, che lo accusò di
presunta evasione durante la sua permanenza italiana. Sul piano civile, invece, la sua
controversia con Cristiana Sinagra per il riconoscimento di paternità del piccolo Diego
jr. si è conclusa con la sentenza definitiva della Cassazione che ha dato ragione alla
donna con cui il fuoriclasse ebbe una relazione. Subito dopo il colloquio con Guariniello,
previsto attorno alle 11, accompagnato dalla moglie Claudia Villafanes, Dieguito si
trasferirà in aereo a Roma dove domani sera parteciperà in diretta alla trasmissione
televisiva "Carramba, che fortuna", di Raffaella Carrà. Anche se non trova
conferme ufficiali sarebbe di centomila dollari (160 milioni circa) tutto compreso (tasse,
viaggio, albergo, spostamenti, vitto, ritenute) la cifra pattuita dallex campione
per apparire a questa trasmissione tv. A sette anni e mezzo dalla precipitosa partenza
dallItalia per seguire Maradona è scattata la mobilitazione in tutte le redazioni
di giornali e televisioni. Nei giorni successivi il calciatore prateciperà anche a uno
special di Gianni Minà e potrebbe essere questa la sede di rivelazioni nuove sulle
vicende di doping del numero dieci argentino. Ma non si esclude che Dieguito appaia in
altre trasmissioni, come "Domenica In" oppure "Quelli che il calcio".
"Diego non verrà da noi - smentisce però Fabio Fazio - né abbiamo mai sperato che
venisse. A meno che non arrivi come sorpresa fattami dalla mia amica Raffaella
Carrà". Maradona e la moglie, a quanto si è appreso, si tratterranno in Italia fino
al 3 dicembre ma non andranno a Napoli. Intanto, presso il Centro tecnico federale di
Coverciano, gli allenatori delle società professionistiche di seria A, B, C1 e C2 si
ritroveranno lunedì per un corso di aggiornamento sul doping e sulla tutela della salute.
Nelloccasione saranno consegnati i premi "Panchina doro" e
"Panchina dargento" per la stagione scorsa. Sarà anche assegnato un
premio speciale a un allenatore che si è distinto per la preparazione e la valorizzazione
dei giovani calciatori nei campionati professionisti. [c. p.]
Stefano E_Mail : stefano.russo@yale.edu
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4 - by Giancarlo Lombardi : - Data : Martedì, 01 Dicembre 1998
Dura reazione dei giocatori dopo l'intervista
rilasciata domenica da Diego. Il nuovo Napoli contro Maradona. La squadra replica
all'attacco a Juliano: «Non devi toccarlo, è uno di noi»
Il direttore generale non risponde alle accuse del Pibe. Lo fa Turrini, delegato dai
compagni: «Sono frasi che possono rovinare il nostro lavoro» . Gustavo Affinita.
NAPOLI - C'è il conflitto, adesso. C'è la sfida che da Soccavo raggiunge il suo
ospite di un tempo, il più celebre di tutti, Diego Armando Maradona. L'argentino ha
attaccato Antonio Juliano e il Napoli ora attacca l'argentino. Sceglie il suo direttore
generale, la squadra, sceglie l'uomo che dallo scorso febbraio tenta di riconquistare la
A. In fondo, è la posizione di una squadra che di Diego ha solo sentito parlare.
Taglialatela escluso, nessuno nella rosa del Napoli attuale ha mai giocato al suo fianco.
Al portiere capitò nella stagione 1990-91. Faceva il secondo a Giovanni Galli, allora.
Era l'annata successiva al secondo scudetto. Quella delle delusioni in campionato, e della
coppa Campioni finita a Mosca, stritolata proprio dalle crisi di Maradona.
Al Napoli che va in campo, insomma, e che ieri l'altro risolve un bel po' dei suoi guai
vincendo in casa del Chievo, non piacciono le parole che Maradona ha dedicato a Juliano
servendosi delle telecamere di Tmc. «E' un uomo sporco - ha sparato addirittura Diego -
perché s'è fatto comprare da Ferlaino. Solo se va via, io vado a parlare con Ferlaino».
A Juliano l'attacco è stato riferito un istante prima che lasciasse lo stadio di Verona,
dopo la vittoria. «Goleada» non aveva ancora mandato in onda la sua intervista, e
comunque Juliano, in viaggio aereo verso Napoli, non l'avrebbe vista in diretta. S'è
limitato a ricordare il suo atteggiamento disinteressato: «L'ho preso io, Maradona. Un
altro, al mio posto, avrebbe fatto un'altra carriera. Io sono andato via». Ma dei livori
così accaniti di Diego s'è reso conto più tardi. A quelli, che ha trovato volgari, non
avrebbe dedicato lo straccio d'una risposta.
La reazione quindi è toccata alla squadra. Nella serata di domenica i giocatori hanno
fatto ritorno a Napoli. Nemmeno loro sapevano. In volo, serenamente chiacchieravano tra
loro della vittoria e dell'apparizione televisiva di Diego a «Carràmba», la sera prima.
Nella mattinata di ieri erano già a Soccavo per l'allenamento (giocano l'anticipo,
sabato, al San Paolo contro il Torino). E, una volta a conoscenza delle dichiarazioni,
hanno deciso un'immediata riunione per intervenire nella faccenda, per non lasciarla
cadere come qualcosa che non li riguardasse. Si sono poi preoccupati di avvertire al
telefono Ulivieri, distante da Soccavo per la riunione a Coverciano coi suoi colleghi.
Alla fine è il solo Francesco Turrini che si fa vivo in sala stampa. Non c'entra niente
il suo gol al Chievo. Lui è il capitano, eletto dalla squadra. Un ruolo che non gli è
molto consueto, visto che spesso parte dalla panchina. «Oggi noi giocatori preferiamo non
parlare di calcio, né della partita. Ma di Maradona. Come calciatore, l'abbiamo ammirato
tutti. Ed è stato bello vederlo in tv. Ma respingiamo le sue parole contro Juliano.
Qualsiasi incomprensione, passata o futura, non deve toccare il nostro gruppo, da Ferlaino
al magazziniere. E' come se Maradona avesse toccato un giocatore. Ne abbiamo parlato fra
noi: è stato troppo pesante. Non sappiamo la verità, e non c'interessa cosa ci sia
dietro. Ma sono frasi che possono rovinare quel che di buono stiamo provando a fare.
Viviamo un momento particolare, siamo in B. Meno male che domenica abbiamo vinto. E poi
non c'è nulla di strano nel difendere Juliano. La società si comporterebbe alla stessa
maniera, se un altro di noi subisse un attacco simile».
Una strana guerra, insomma, s'è scatenata. Imprevedibilmente, spacca il Napoli di oggi e
quello ingombrante di ieri. Mentre Ferlaino è in queste ore a Londra: ha qualche
appuntamento sul tema dei prossimi diritti televisivi. Per garantirsi un domani migliore.
Lui fa capire che l'idea Maradona non gli dispiace. Può darsi che sia solo un modo per
esorcizzarla, o magari s'è fatto prendere anche lui dalla nostalgia quando ne ha rivisto
il volto in tv.
Giancarlo Lombardi E_Mail : gianclo@tin.it
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5 - by Stefano Russo : - Data : Mercoledì 02 novembre 1998
LETTERA APERTA
di PEPPE LANZETTA
Fermala questa sera di novembre Diego, fermala nella tua e nella nostra mente. Nei nostri cuori agitati e innamorati di te, nei nostri pugni alzati che ti reclamano, nei nostri occhi accesi e tifosi, nel tuo stomaco debordante, nella tristezza del tuo volto che stona con quellimmagine di ragazzo sudamericano allegro che aveva invaso le nostre domeniche e le nostre vite.
Sai Diego, tho immaginato in un immenso stadio dellAvana, tu insieme con Didì, Vavà, Pelè, Eusebio, Rivera, Giggiriva, Sivori, Cruijff e sugli spalti tutti i tifosi del mondo, tutti i tifosi napoletani, tutti quelli che thanno amato e con te hanno gioito, urlato, sognato e poi vinto e intanto unorchestrina cubana faceva partire le prime notte di Guantanamera...
Fottilo il tempo, nostro signore del pallone, nostro amico, nostro ragazzo dai capelli nerineri di pece e asfaltobollente della Marina, di Sangiovanni a Teduccio, di Barra. Fottilo il tempo e fotti la nostalgia, fotti tutti i mediocri che non hanno potuto capire il tuo genio, la tua ansia vitale, il tuo bisogno di essere esagerato. Ricordo una frase del film "Easy Rider", una scena in cui Jack Nicholson rivolto al capellone Dennis Hopper dice: "Non hanno paura di voi... hanno paura di quello che voi rappresentate... la libertà". Ecco Diego, per noi napoletani che tabbiamo amato tu hai rappresentato questo, la libertà. La libertà di essere forti, grandi, irriverenti, trasgressivi, troppo, esagerati, sorridenti e felici anche quando gli altri ci avrebbero voluti abbattuti e mortificati... E scusami se ti cito un altro film culto della mia generazione, "Fragole e sangue", una frase che il protagonista sussurra alla ragazza di cui è innamorato mentre gli studenti occupano lUniversità: "Forse dobbiamo ricominciare a sognare". È questo il punto. La gente non sogna più. E danno loro la possibilità di vincere i superenalotto. La gente ha bisogno di sognare. E anche se i sogni muoiono allalba, non importa. Limportante è farlo.
E tu hai permesso che noi con te diventassimo tutti sognatori. Scassati, persi, arrivati, scoppiati, innamorati, fottuti, arrabbiati, perditempo, senzaunalira, parcheggiatori, tossici, abusivi, metalmeccanici, carrozzieri, travestiti, pusher, ricoverati. Tutti. Anche chi di calcio non ci aveva mai capito unacca con te è diventato un sognatore, un dreamer se vuoi, uno che sbarrava gli occhi e con la mente volava. Volava con una scopa su questa città incasinata e bella e sorrideva passando tra i panni stesi di via Tribunali o sulle sigarette di Forcella.
E quella scopa sei stato tu, piccolo folletto che hai disposto di noi come volevi. E poi la favola è finita e nessuno ce la potrà raccontare così come ce la raccontavi tu. E la sera si fa fatica ad addormentarci.
Chissà tu come ammazzi le serate di noia e di fritture, di gas di scarico della tua Argentina che siamo pure noi, figli di Rosario e Buenos Aires, figli e fratelli di quelli come te, quelli che pur avendo avuto tutto quello che avevi avuto tu non ci hanno pensato su un attimo e hanno bruciato e incendiato tutto. Forse per dare un senso alla vita, per non sentirsi arrivati, invidiati, additati. Pronti a rimettere in gioco la partita più difficile: quella con la vita. Noi ti amiamo Diego e possa il cielo darti tutti i sorrisi che servono ad un ragazzo scapestratello ma grande grande grande... Un saluto.
Stefano E_Mail : stefano.russo@yale.edu
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6 - by Stefano Russo : - Data : Lunedì 08 Febbraio 1999
Lurlo di Diego: "Napoli, alza la testa" . Ma per evitare "strumentalizzazioni", domenica non sarà al San Paolo
FRANCESCO MAROLDA
Due mesi dopo lavventura di "Carramba", riecco Maradona. Stanco, ma felice, Diego è arrivato puntuale alla Malpensa.
Viaggio senza intoppi, questa volta. Niente scali e niente rischi di voli cancellati. E alle 7 e 45, quando laereo ha toccato terra, cera già un gruppo di fans che lo aspettava da unora in aeroporto: inguaribili tifosi azzurri, una allegra comitiva di ragazzini sudamericani, dipendenti dello scalo alle porte di Varese. E poi, è ovvio, telecamere, microfoni, teleobiettivi e penne e notes.
Occhiali scuri a nascondere il sonno perduto, tuta grigio e blu, dimagrito rispetto a novembre scorso, Maradona non sè sotratto alla prima pioggia di domande. E così ha sgomberato subito il campo da false interpretazioni del suo viaggio-bis. "Non sono qui per Guariniello. Resto a disposizione del piemme per ogni ulteriore chiarimento, ma lui non mi ha convocato e io gli ho già detto quello che dovevo".
Viaggio daffari
Affari, certo, ma non affari giudiziari, lhanno riportato qui. Al di là dellappuntamento con Costanzo, infatti, scopo del viaggio anche lincontro coi vertici della "Robe di Kappa", azienda tra le più note dellabbigliamento sportivo, che oltre a "vestire" la Juventus ha anche vinto di recente lasta per la nazionale. Il primo, amichevole contatto giusto un mese fa.
Ieri - presenti Guillermo Coppola, manager e amico di Diego e Ciro Ferrara, che già presta il suo nome e il suo volto a questazienda - lincontro, a colazione, con Marco Boglione, presidente del gruppo. Niente contratti, niente firme per adesso. Il progetto, se lidea andrà a buon fine, è di fare di Maradona il testimonial della "Robe di Kappa" per il sudamerica.
Ma Torino è anche la città di Moggi e di Ferrara e, infatti, a cena, si sono ritrovati tutti, i vecchi amici. Come, del resto, era già capitato un paio di mesi fa.
E il film sulla vita del ragazzo-fenomeno che grazie al suo talento e ad un pallone riscatta se stesso e tutti i diseredati dArgentina? "Quella - dice Diego - è unidea vecchia che non sè mai realizzata. Il discorso potrebbe ricominciare - sarebbero interessati Telecinco e Mediaset -, ma ancora non vè nulla di concreto".
Concreta, sicura, invece, la sua partecipazione ad uno degli show di Canale 5. Diego, infatti, sarà la star dello speciale che "Buona Domenica" dedicherà in prima serata alle "Serenate italiane", un programma che dedicherà la sua prima puntata a Napoli e alla canzone napoletana.
E Napoli? E il Napoli? Niente da fare. A meno di imprevedibili virate di rapporti e di programmi, come era accaduto già in novembre, anche stavolta Napoli resterà fuori dal tour di Maradona.
"Motivi dopportunità - spiega lo stesso Maradona - . Lo faccio per la squadra. Le cose vanno male e spero che Dio faccia forti quei ragazzi. Mi spiace solo che lultima volta non abbiano avuto un gran rispetto per la mia persona. Quelle parole mi son rimaste qua", dice, portando lindice alla gola.
"Lultima volta". Ovvero, quando scoppiò la polemica tra Diego e Juliano e la squadra, logicamente, si schierò con un comunicato alla destra del direttore generale. Perché Diego parlò in quel modo brusco, forte, offensivo addirittura? Per due ragioni. La prima, perché non aveva mai digerito quei riferimenti di Juliano alla sua vita tormentata ("Chi non riesce a risolvere i propri problemi non può risolvere i problemi degli altri", più o meno questo il concetto) e laltra perché, tradito dalla sua generosità, Maradona vide in Juliano lautore di un "torto" subito da un suo amico: Carmando, lex massaggiatore degli azzurri.
Toni pacati . Ma il tempo porta alla riflessione. E se pure il suo carattere vive sempre di schiettezza e di impetuosità, Diego ora pone il Napoli, la serenità della squadra, davanti a qualsivoglia rivalsa personale.
"Sono in pena per quello che gli sta capitando - dice -. Se penso che il mio Napoli, quello che in Italia non aveva rivali e che ha fatto tremare anche i grandi club dEuropa è addirittura a pochi punti dal rischio della C, mi prende la malinconia. No, Napoli, la gente di Napoli non merita una mortificazione come questa. Spero con tutto il cuore che il Napoli si riprenda presto. Sùbito. A novembre gli portai fortuna: il Napoli, infatti, vinse a Verona. Ora auguro al Napoli di battere il Pescara".
Ma perché il Napoli è sceso tanto in basso? Che idea sè fatto Maradona sulla crisi azzurra? "Il Napoli sta pagando il conto, salato, degli errori commessi almeno negli ultimi quattro o cinque anni. Ma un errore ancor più grave sarebbe piangere sui guai. No, auguro al Napoli di riscattarsi immediatamente. Dico al Napoli di alzare la testa e di andare in campo sentendo, sì, la responsabilità del momento, ma vivendo anche lorgoglio di portare quella maglia. Io - dice Diego quella maglia lho portata ed è come se la portassi ancora".
Il "comandante"
Sì, belle parole, ma forse alla squadra manca un capitano. Meglio, un "comandante", un leader. Insomma, qualcuno capace di trasmettergli un po coraggio e anche un poco di passione... "Sciocchezze. Non ci credo. Il pubblico dovè? Dovè il tifo che ricordo io? Se la squadra è giù di corda deve pensarci il pubblico a tirarla su".
Domenica, però, tra il pubblico tu non ci sarai. "No, voglio evitare strumentalizzazioni. La mia presenza potrebbe essere male interpretata. E poi non mi va di arrivare a Napoli da spettatore. A Napoli ci voglio tornare, ma, come diciamo in Argentina, entrando dalla porta principale".
Che cosa vuol dire "entrando dalla porta principale? Vuol dire forse che se il Napoli ti chiedesse di dargli una mano...
"Calma. Il Napoli sappia che se un giorno dovesse aver bisogno di Diego Maradona, Diego Maradona non si negherebbe. Questo, è ovvio, in linea di principio. Come discorso generale".
Quindi, niente Napoli-Pescara. "No. Se domenica sarò ancora a Torino andrò a vedere Juve-Parma; se invece sarò a Roma, mi piacerebbe rivedere la Lazio di Mancini".
E i napoletani? "Grazie alla tv domenica sarò ancora con loro. Unaltra occasione per ricordare quanto di bello fatto assieme, ma, soprattutto, unaltra occasione per pensare al futuro. Lho detto e lo ripeto: Napoli, i napoletani hanno diritto ad una grande squadra. E sono sicuro che un giorno il Napoli sarà ancora campione". Già, chissà quando. Intanto gli tocca tribolare in serie B. E chissà se domenica, come accadde contro il Chievo, leffetto Maradona non sabbatta davvero sulla squadra.
Stefano E_Mail : stefano.russo@yale.edu
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7 - by Carmine Cozzolino : - Data : Venerdì, 27 Novembre 1998
Il ritorno di un campione. Maradona in Italia. Dopo 7 anni e tornato con la sciarpetta del Napoli al collo .
Milano, 27 novembre 98
Cappellino blu, maglietta grigia e sciarpa azzurro Napoli al collo, Maradona ha varcato le barriere doganali cingendo con una mano la spalla della moglie. Poco prima al giocatore un funzionario aveva notificato un atto, ma quale ne fosse il contenuto a nessuno alla Malpensa e stato rivelato. Ad attendere Maradona allo scalo lombardo decine di ragazzini, entusiasti per il suo arrivo: non appena il campione argentino ha varcato la porta degli arrivi internazionali e stato un vero e proprio assalto nei suoi confronti, con centinaia di mani che lo volevano toccare, salutare, stringere. Cosi Maradona non ha risposto alle poche domande che i giornalisti sono riusciti a fargli. Solo un cenno di saluto, quindi e salito su un pulmino bianco e ha lasciato la Malpensa tra due ali di agenti e personale schierati in forza per tenere a distanza il tanto, troppo entusiasmo manifestato dalla gente nei suoi confronti.
FORZA NAPOLI, TORNEREMO IN "A"
CARMINE COZZOLINO ( NEW YORK, U.S.A. ) E_Mail : CCOZZOLINO@aol.com
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8 - by Giancarlo Lombardi : -Data : Lunedì 30 Novembre 1998
In Tv fra nostalgie, rimpianti e riflessioni. E Maradona ritrovò il suo Napoli . Marco Pastonesi.
Gli occhi non sono più i suoi: erano
inafferrabili, come un dribbling, adesso sono spenti, dietro le lenti. La voce non è più
la sua: era allegra, come una finta, adesso è impacciata. Anche i capelli non sono più i
suoi: erano riccioli, indisciplinati, esagerati, adesso sono corti. I piedi, quelli, sono
ancora i suoi: tacco, esterno, collo. Uno spettacolo. Maradona è tornato.
Rivedere Maradona è come rivedere una donna che ti aveva incendiato i sensi, mitragliato
l'anima, e poi tolto l'aria. Qualcosa è rimasto: vibrazioni, schegge, briciole. Di gioia,
magia, incantesimi. Però tutto sembra così lontano, antico, preistorico. Maradona è
tornato.
+ tornato, da uomo e non da calciatore, indagato eppure celebrato, in strada e in
televisione, sul balcone e sul palcoscenico, comprato e venduto, come tutti, perché
ognuno ha un prezzo, e il suo è più alto, nel prendere e nel dare, nel bene e nel male.
Maradona è tornato.
Se n'era andato via da una finestra, è tornato in aereo. Malpensa, Torino, Roma. In
Procura da Guariniello, a cena con Ferrara e Moggi, in scena con la Carrà e poi con i
suoi vecchi compagni di squadra nel Napoli, da Careca a Garella, da Renica a Carmando. Un
commovente abbraccio generale.
Maradona mangia e beve, e si vede: è grasso. Ride, e si sente: anche le sue risate sono
grasse. Tira tardi, tira avanti, tira diritto, non si tira indietro, e si capisce.
Perché, a furia di mangiare e bere, ridere e tirare, Maradona diventa sempre più
rotondo. Come una palla. Anzi, come un pallone. Maradona, a modo suo, è un pallone.
Maradona, a modo suo, è il calcio.
Giancarlo Lombardi Email : gianlomb@rdn.it
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9 - by Giancarlo Lombardi : - Data: Sabato 28 Noembre 1998
Largentino ha rimesso piede in Italia dopo più di sette anni: se ne andò dopo la squalifica per doping .
Il ritorno di Diego: un omaggio al Napoli
Si presenta con una sciarpa azzurra e poi va da Guariniello. Oggi è dalla Carrà Un giorno alla Maradona. Ressa e risse fino a tarda notte. A Torino è stato ascoltato da Guariniello. Ha parlato di farmaci: "Il tema è giusto. Io voglio entrare dalla porta principale, dopo che il calcio mi ha fatto uscire dalla porta di servizio". Il suo avvocato: "Nellinchiesta sullAcqua Acetosa ci costituiremo parte lesa" . Bruno Bartolozzi.
DAL NOSTRO INVIATO
TORINO - Torna Diego in Italia, dopo sette anni e mezzo, atteso da Raffaele Guariniello a Torino e da Raffaella Carrà a Roma. Questa è la solita cronaca della solita giornata alla Maradona, senza sosta, senza una pausa e senza variazioni alla monotonia del colpo di scena continuo. Guariniello lo vuole per linchiesta su calcio e farmaci, la Carrà lo avrà stasera grazie a un accordo multimilionario (500 milioni) per la trasmissione "Carràmba che fortuna!", dove apparirà anche Alberto Tomba. Ouverture con rissa allaeroporto di Buenos Aires, ma è solo un fotografo che, per fare limpossibile, commette fallo, macchina fotografica sul viso di Diego che reagisce con un uno-due. Poi in volo verso Amsterdam, dove il giocatore arriva e aspetta il volo per lItalia. Il Klm-az 1641 sarebbe dovuto partire alluna e mezzo dalla capitale olandese, invece le mosse sono due: imbarco dei viaggiatori e sbarco. Problemi tecnici, volo annullato. Iniziano le grandi manovre. Oggi Guariniello ha un giocatore importante da ascoltare e linterrogatorio non può slittare. Comincia la battaglia contro il tempo. Gli avvocati di Maradona, Vincenzo Siniscalchi e Fernando Cosentino, tentano, grazie al portafogli Rai, di prenotare un volo privato da Amsterdam a Caselle. Ma la disponibilità di un veicolo non cè. Quindi Maradona prende il volo di linea che lo scarica a Malpensa, dove alle 18.45 arriva e dove la Finanza gli consegna la cedola di notifica dellatto a presentarsi dal giudice Guariniello. Un solo grido, ai tifosi che lo salutano: "Forza Napoli". Maradona arriva a Milano con una sciarpa del Napoli al collo. Tenta lallungo, dietro la moglie, Claudia Villafanes, che lo protegge dai flash per una trentina di metri. Poi ancora in aereo: arriva a Caselle con un volo privato che compie appena 90 chilometri e che rischia di far saltare linterrogatorio. La nebbia, inesorabile, costringe a una lunga attesa, Diego sorvola Torino più di una volta. Sullaereo sono solo in 4: Claudia, il fratello dellavvocato Cosentino, Pablo, e la moglie.
Messaggio ai tifosi : Spiegamento di forze senza precedenti davanti alla sede della
Procura presso la pretura circondariale di Torino. Al telefonino, prima di arrivare in
Procura (21.05), Maradona dichiara: "Sono arrivato qui in Italia con la sciarpa del
Napoli al collo perché ho sempre Napoli nel cuore. La sciarpa me lhanno regalata
due tifosi del Napoli che erano sullaereo, un regalo che mi ha fatto felice".
Trova il tempo di recitare la letterina di Natale per i tifosi napoletani ai quali
dedicherà "non una gara delladdio, perché laddio non mi piace, è una
brutta parola. Ma una gara di impegno comune per la grande rinascita". Si tratta per
questa partita che potrebbe avvenire lanno prossimo allo stadio San Paolo. Diego
sogna un Napoli stellare, ma sogna anche una vendetta pronto uso e linterrogatorio
di Guariniello gliene dà lopportunità. "Voi tifosi del Napoli meritate solo
grandi successi e io sarò sempre con voi". La pressione della gente è forte,
esagerata. Una cronista vola letteralmente sullasfalto quando vede Diego, telefonino
in terra inghiottito dal traffico. Arriva anche Ciro Ferrara con la moglie Paola, vogliono
salutare Diego, vedono i tifosi scatenati, battono in rapida ritirata. Diego arriva fra
grida e urla, imbocca la porta di servizio della Procura, cè tensione quando
qualcuno per accarezzarlo gli sbatte la mano sulla faccia. Si arrabbia e scatta come ai
bei tempi. Linterrogatorio comincia alle 21.15. Diego entra, accompagnato dalla
moglie Claudia che lo affianca per tutta la durata dellaudizione.
Questione farmaci : Ma cosa dice Maradona al giudice? Ne parlano gli avvocati, lo
ripete anche Guillermo Coppola, il suo agente, lo confida lui, allinizio, ben
istruito, comunque anche dalla coppia Siniscalchi-Sorrentino: "Avrò molto da dire
sulla questione dei farmaci, il tema è giusto ed è legittimo parlarne. Io voglio entrare
adesso dalla porta principale, dopo che il calcio mi ha fatto uscire da quella di
servizio. Non voglio speculare, non voglio agire per interesse, ma solo per giustizia e
per lamore verso chi mi vuole bene e fra questi ci sono i tifosi del Napoli e la mia
famiglia". Spiegano gli avvocati e il manager Coppola: "Diego ha subito una
squalifica ai Mondiali del 94, durissima, per una recidività, perché in Italia
aveva subito già una condanna. E adesso andiamo a vedere cosa cè dietro quella
condanna e quei test". Gli avvocati si riferiscono alle controanalisi effettuate ai
tempi della squalifica italiana e sulle quali si sta indagando anche a Roma. Il
laboratorio dellAcqua Acetosa ha lasciato dubbi su quella faccenda, anche se fin
troppo chiaro, poi, è chi Maradona era e che cosa aveva fatto. I suoi avvocati hanno
inviato una memoria a Silverio Piro e Vincenzo Roselli, i due pm che indagano sul
laboratorio. Richiesta danni "Maradona è sempre grato a Ferlaino e Juliano",
ripetono avvocati e manager. Ma, aggiungono, senza riferimenti: "Se emergeranno
illeciti chiederemo danni. La squalifica americana nasce da quel provvedimento
italiano". E si fa la cifra: oltre 50 miliardi. Ma Maradona andrà oltre. Afferma
Siniscalchi poco prima della confessione: "Dirà dei medicinali, di cosa gli facevano
prendere e di certe infiltrazioni, come lo mandavano in campo". In una situazione in
cui si indaga sui vertici della federcalcio, dopo la deposizione di Maradona, qualcuno
potrà tremare. Mentre Diego parla a Palazzo di Città, sotto le finestre di Guariniello
si radunano centinaia di tifosi. Urla, grida, canti e cè tempo perfino per
unincursione dei vigili urbani che multano la macchina di Maradona. Persino il
manager del giocatore, Coppola, strappa di mano il foglio non credendo allaffronto.
La squadra dei vigili prosegue, ma è allontanata a furor di popolo. Alle 23.25 Diego e
Claudia si affacciano dal balcone di Guariniello e salutano la folla.
Linterrogatorio è finito, ma cominciano le dichiarazioni di guerra
dellavvocato Siniscalchi: "Penso dovranno ascoltarci Piro e Roselli a Roma.
Potremo costituirci come parte lesa nellinchiesta sul laboratorio. Presentammo nel
91 un atto difensivo in cui accusavamo la struttura dellAcqua Acetosa e le
modalità di acquisizione dei test che fecero condannare Maradona. Cosa ha detto a
Guariniello? Che le scelte di vita privata non vanno confuse con un aiuto per le
prestazioni sportive che non cè mai stato". Alle 23.50 esce Maradona, la rissa
è spaventosa, vanno in pezzi tergicristalli e gli specchietti retrovisori dellauto
dellargentino. Lui riesce a dileguarsi verso un ristorante, per la cena con gli
amici Ciro Ferrare e Luciano Moggi.
Giancarlo Lombardi E_Mail : gianclo@tin.it
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10 - by Stefano Valanzuolo : - Data : Sabato 28 Novembre 1998
CALCIO E DOPING MARADONA IN ITALIA
Diego, la vendetta. Il campione argentino convocato dal magistrato che indaga sulle droghe. A Torino duecento fans del "pibe de oro". Oggi interrogato lavvocato Coppola . PAOLO GRISERI -
TORINO - Di fronte al palazzo del municipio la folla grida "Diego, Diego"
e salta di gioia davanti alle telecamere. Era dai tempi del sindaco Novelli che non si
vedevano scene del genere da queste parti. Ma per Diego Armando Maradona anche nel 1998
sono ancora in duecento a sfidare il freddo sperando nella comparsa del loro idolo. Mai si
era visto tanto entusiasmo per un testimone convocato in procura e chiamato a dire quel
che sa sulla sporca storia di medicine gonfiamuscoli e sostanze proibite.
Una storiaccia nella quale Maradona non poteva mancare. Cacciato dal campionato e
dallItalia con laccusa di aver sniffato prima delle partite, torna nel
belpaese per fare tappa nellufficio di Raffaele Guariniello, il magistrato che da
tempo si occupa di sostanze meno appariscenti della cocaina ma forse non meno pericolose
per la salute. Sarebbe una bella soddisfazione per lex "pibe de oro"
scoprire che accanto a lui, genio maledetto del pallone, cerano tanti ragazzi
ufficialmente per bene ma gonfiati come vitelli.
Guariniello non convoca Maradona con la speranza generica che vuoti il sacco. Lo fa invece
sulla base di un preciso disegno investigativo che potrebbe condurre nelle prossime
settimane a clamorosi sviluppi. Il magistrato vuole vederci chiaro sui controlli del
laboratorio del Coni allAcqua acetosa e sulle eventuali responsabilità di dirigenti
delle società di calcio nella gestione allegra di quella che avrebbe dovuto essere la
più severa istituzione contro il doping. Tutto nasce dalle dichiarazioni di Pietro
Pugliese, ex autista di Maradona coinvolto in uninchiesta sulla camorra napoletana.
La vicenda è narrata con dovizia di particolari nel libro intitolato "Lucky
Luciano" che la Kaos edizioni farà uscire nei prossimi giorni in libreria. Pentitosi
nel 95 Pietro Pugliese ha dichiarato ai magistrati partenopei che "Maradona ha
usato continuativamente cocaina per sette anni eppure è risultato positivo al doping
soltanto dopo lultimo anno. E un fatto singolare di cui bisognerebbe chiedere
conto a Matarrese". Cera qualcuno in grado di pilotare i controlli
dellAcqua acetosa e, al momento opportuno, di indirizzarli per colpire determinati
giocatori?
Le analisi che incastrarono Maradona sono del 17 marzo 1991, quando ormai il fuoriclasse
era in fase calante e aveva rotto molti rapporti con la squadra, compresa la forte
amicizia con il direttore sportivo Luciano Moggi. L8 aprile dello stesso anno, Moggi
avrebbe annunciato il suo passaggio al Torino. Di fronte allesito positivo dei
controlli antidoping, Maradona gridò che era stato vittima di un complotto ma non era mai
stato in grado di spiegare perché qualcuno avrebbe dovuto architettare lagguato con
la complicità del laboratorio del Coni. Così Guariniello, che per competenza
territoriale indaga solo su Juventus e Torino, ha ritenuto opportuno ascoltare
"Diego" per conoscere la sua verità su quella vicenda ormai lontana.
Di tutto questo i duecento che stazionano di fronte agli uffici della procura di Torino
sono totalmente ignari. A loro non interessa certo sapere se il teste Maradona aggiungerà
nuovi particolari allinchiesta. Loro sono lì per lui e le tv che dalla mattinata
stazionano nella piazza sono lì per loro. Uno spettacolo mediatico che prescinde dalla
cronaca giudiziaria, che ha una storia a sé. Intorno alle 10 del mattino si presenta
Giuseppe, cinquantunanni, un cappellino azzurro in testa. Dice a ogni telecamera che
incontra che "Diego è grande, è il più grande di tutti, è lui che ci ha fatto
sognare oh,oh". Gli amici di Giuseppe arrivano poco dopo. Sono ragazzi ventenni che
Maradona lo hanno visto solo in tv e si accalcano davanti ai microfoni: "Oggi non
sono andato al lavoro per vederlo". "Hai fatto male. Dovevi fare come me:
prenderti mezza giornata di permesso ma andare a lavorare". I cronisti con la
telecamera intervistano tutti: devono creare levento e non vanno per il sottile.
Così dichiara il suo amore per Maradona anche la prostituta di via Palazzo di città.
Capelli biondo ossigeno, pelliccia sintetica e scarpe da ginnastica, la signora che da
almeno ventanni presidia il marciapiede ha finalmente loccasione di andare in
diretta. Ma, aspettando "Diego" il vero personaggio della giornata è una
signora napoletana che insulta Maradona in dialetto per la gioia delle troupes in cerca di
colore: "Quel cornutazzo ha fatto un bambino e non ha voluto nemmeno lesame del
sangue. Lui ha fatto i comodi suoi e i napoletani sono rimasti con le mutande
scassate". Gran soddisfazione dei cronisti che sopperiscono con le cronache della
piazza alla carenza di notizie giudiziarie: laereo da Amsterdam non parte a causa di
un guasto e Maradona arriverà a Torino solo in tarda serata.
Stefano (l'italiano) Valanzuolo Email : valan@tecnogen.it
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11 - by Salvatore Iannicelli & Julio C. Russo : - Data : 23 GIUGNO 1999
Diego Maradona, che ha appeso gli scarpini al
fatidico chiodo due anni fa, sogna di tornare in campo nella Coppa Libertadores del 2000 e
di vincerla, a 40 anni, giocando nel Boca Juniors, sua squadra del cuore. Lo ha scritto
ieri, con titoli cubitali in prima pagina, il quotidiano sportivo argentino «Ole». Il
giornale avrebbe avuto la notizia da non meglio precisati «amici intimi» dell'ex pibe de
oro. Maradona avrebbe anche già parlato del suo desiderio al tecnico del Boca Carlos
Bianchi.
Testo Spagnolo : BOCA Juego yo, Maradona
El Diez quiere participar de la Libertadores del 2000 para Boca y, según
sus allegados, ya habría hablado con Bianchi. ¿Puede volver o es un
sueño?
JUAN ZUANIH
El Diez en su último partido como profesional, fue en octubre del 97 frente a River.
¿Los diamantes son eternos? Seguramente que no, que el tiempo los erosiona, los desgasta,
les quita brillo, pero... Pero Diego Maradona, a cuatro meses de cumplir 39 años y
después de casi dos años sin jugar, se metió una cosa en la cabeza: jugar la Copa
Libertadores del 2000 para Boca. Sí, para el Boca de Bianchi. ¿Si el Pelado sabe algo de
esto? La gente más cercana a Maradona asegura que ya hubo contactos con el
técnico. Por el lado del Virrey no hay ninguna confirmación todavía, pero hay muchas
pequeñas historias para contar y encontrar la historia: la de Diego con la camiseta de
Boca en la Copa Libertadores del 2000, que comenzará en febrero de ese año y en la que
el equipo de Bianchi enfrentará al ganador de Gimnasia La Plata y el segundo del
Clausura, y a dos equipos bolivianos ...
" Salvatore Iannicelli" E_Mail: Salvatore_iann@bigfoot.com
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12: - Data : 18 Gennaio 2000
| Il Pibe de oro
accetta l'invito di Fidel Castro. Con lui partiranno la famiglia e il suo procuratore "Dieguito"
intraprenderà anche la riabilitazione cardiaca. BUENOS AIRES - Ha scelto Cuba. Ha scelto di accettare l'invito che Fidel castro gli aveva fatto quando era finito ancora una volta nell'abisso della cocaina. Diego Armando Maradona si curerà a Cuba. Tra poche ore partirà con la moglie, le figlie, i genitori e il manager Guillermo Coppola. Sul'isola si sottoporrà a una cura di riabilitazione in un centro specializzato in tossicodipendenza. Lo ha annunciato in serata a Buenos Aires il medico personale del 'pibe de oro' Alfredo Cahe.Della comitiva di Maradona faranno parte anche un medico specialista in emergenze e uno psichiatra. La partenza dell'aereo che porterà l'ex calciatore a Cuba è prevista per le 4,45 italiane. Si conclude così l'ultima odissea dell'ex campione del mondo che un mese fa era stato ricoverato in Uruguay in seguito a una crisi cardiocircolatoria dovuta a eccesso di cocaina. |
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| Taluni dicono che sia
stato il caldo clima cubano a convincere Diego ad accettare l'invito di Fidel. Altri
dicono che il vero motivo è perché si parla spagnolo. Due fattori che avevano fatto
scartare l'ipotesi di una clinica canadese. Ma non è da escludere che la lontana Cuba sia stata scelta da Diego per mettere una barriera il più resitente possibile tra lui e il resto del mondo. Tra la sua battaglia per uscire dalla dipendenza e le polemiche, le indagini della procura per presunto spaccio, la rete di spacciatori che, secondo gli stessi investigatori, avrebbe stretto Maradona in una stretta che non gli dà più tregua. La notizia della partenza per Cuba è arrivata all'improvviso. Fino a qualche ora prima nessuno di quelli che stanno più vicino al campione aveva fatto trapelare nulla. Ancora fino a poche ore fa, Coppola è inutilmente andato all'ambasciata americana di Buenos Aires, trovandola chiusa per la celebrazione del giorno dedicato a Martin Luther King. Maradona sarebbe dovuto entrare negli Usa con un "visto umanitario", come è successo a Tyson in Gran Bretagna, perché quello normale gli è precluso a causa della sua fedina penale non immacolata (la condanna con la condizionale per aver ferito con un fucile ad aria compressa cinque giornalisti nel 1994). Qualora gli Stati Uniti non avessero concesso il visto, e solo allora l'ipotesi Cuba sarebbe stata pres in considerazione aveva detto il procuratore di Diego. Le condizioni di Maradona stanno comunque migliorando, dicono i medici che lo hanno in cura. |
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