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Già, i bambini.
I bambini del popolo Palestinese sono tanti, sono “vivi”, sono splendidi. Potrebbero essere senz'altro presi a simbolo della resistenza di questo nobile Popolo.

Sono loro quelli a cui viene negata la scuola per comprometterne il futuro e ai quali viene rubata, giorno dopo giorno, l'infanzia.
Sono loro che continuano a giocare per strada anche dopo lo scattare del coprifuoco, a ricordare che quelle strade vuote nascondono ma non annientano la vita.
Sono sempre loro che tirano i fili della miriade di aquiloni, spesso confezionati con i colori della bandiera Palestinese, che si levano da ogni casa a simboleggiare uno spirito forte ed indomito che vola alto.

E sono sempre i bambini le vittime delle reazioni dei soldati asserragliati nei carri armati, che non hanno alcuna remora a sparare su di essi perché hanno rovinato la proprietà di Israele, colpendo con le pietre le corazze dei carri...
Se fosse una barzelletta non farebbe ridere granché, ma si tratta di una assurda verità!

Quando si arriva sul posto dove c'è un bambino ferito o morto, la scena è sempre la stessa: un nugolo di soldati armati fino ai denti, un corpicino steso nel sangue e un carro armato.
E bisogna anche sperare che i soldati non siano particolarmente nervosi, altrimenti i prossimi bersagli possono essere l'ambulanza ed i suoi occupanti... come è successo (e continua a succedere) a Nablus e in tutte le altre città "chiuse".