Ma i bambini risaltano ancora di più, a causa dell'immenso degrado, nella Striscia di Gaza.
Qui, i bambini sono ancora di più che nel resto della Palestina: sono più numerose le famiglie che li hanno concepiti e il numero di occupanti della Gaza Strip raggiunge una densità mai raggiunta in alcuna altra zona del globo.
La povertà, in alcuni casi assoluta, nella quale si snoda la vita dei Palestinesi di Gaza Strip, per la maggior parte rifugiati, lascia inorriditi.
L'orrore e la rabbia che montano dentro sono dovute, oltre che alla difficoltà di credere a ciò che i nostri occhi vedono, soprattutto alla circostanza che il tutto non accade in un punto lontano di un assolato deserto, ma in luoghi abitati da migliaia di persone, obbligate a vivere in baracche accatastate le une alle altre e quasi ricoperte dalla sabbia gialla del deserto.
Persone alle quali viene impedito di lavorare, mediante la distruzione sistematica delle poche officine ancora attive; persone alle quali viene reso difficile nutrirsi, attraverso la devastazione sistematica delle zone adibite a colture; persone alle quali viene impedito di istruirsi, sferrando attacchi aventi come obiettivi anche le scuole all'interno dei campi dei rifugiati, gestite direttamente dall'UNRWA (ONU).
A Gaza si ha l'ingannevole impressione di potersi spostare liberamente, senza vincoli di sorta, senza incappare ad ogni pié sospinto in check-points israeliani.
E' solo un'illusione.
Gaza Strip è un'enorme prigione. Un unico, grande, immenso, povero campo di concentramento.
Una sacca colma all'inverosimile di esseri umani ai quali viene impedito di lavorare, di istruirsi, di nutrirsi; ai quali viene reso difficile, se non impossibile, curarsi in maniera efficace; ai quali viene concessa solo la rabbia di seppellire i propri morti, ma solo dopo che il soldato israeliano ha deciso che il corpo può essere recuperato, magari dopo avere atteso il tempo sufficiente a far morire dissanguato il combattente solo ferito.
Nella Gaza Strip, anche i bambini sono più tristi. I loro occhi non hanno perso il lampo vivo che sempre vi sfavilla, ma hanno una espressione che, alla mente di un adulto, richiama stanchezza, insufficienza nutrizionale, vita in un ambiente degradato.
La carne è quasi assente dalla dieta di questi piccoli e l'acqua che usano per bere o per lavarsi ha il sapore del mare: le sorgenti della Striscia di Gaza, infatti, sono inquinate dalle infiltrazioni di acqua marina.
E tutte le attrezzature presenti nella Striscia di Gaza, dalle apparecchiature ospedaliere agli impianti ancora attivi per il filtraggio dell'acqua o per qualunque attività lavorativa autonoma, sono sottoposte all'arbitrio di Israele: tutta l'elettricità utilizzata nella Striscia di Gaza è di produzione israeliana e la sua erogazione subisce quotidianamente interruzioni, non prevedibili né riguardo alla durata né al momento della giornata in cui verranno attuate.