Da questa descrizione sembrerebbe quasi una fortuna vivere nel West Bank (la Cisgiordania).
Ed in effetti, la vita in Cisgiordania ha conservato connotazioni più umane, ma solo se si fa riferimento alle condizioni della Gaza Strip.
Solo le nostre coscienze anestetizzate da vacanze pagate a rate, macchine nuove a prezzi (che sembrano) accessibili e programmi di governo solo degni di comparire allo Zelig possono ritenere vivibili città occupate da militari stranieri armati di arroganza, odio ed armi sofisticate, che sparano sui nostri bambini.
Solo la nostra voglia di non essere "scocciati" dai soliti problemi ("tanto è sempre lo stesso da decenni!") può farci ritenere accettabile la distruzione di abitazioni civili, spesso con dentro gli occupanti, o l'imprigionamento sconsiderato di centinaia di Palestinesi, non colpevoli assolutamente di nulla.
Le nostre false coscienze vengono scosse da un fremito guerresco quando l'impegno viene richiesto (e profuso con piacere) per la difesa del cane da combattimento, per la lapidazione del fumatore, per l'accensione dei fari anabbaglianti di giorno o per la difesa del coleottero cornuto (ma esisterà un coleottero con una storia familiare così degradata?).
Non vengono, invece, minimamente toccate dalla morte, circostanza che si verifica ormai quotidianamente, di persone innocenti, colpevoli solo di resistere ad una occupazione ingiusta, caratterizzata da risvolti bestiali.
Non sentono nessun fremito nel sapere che donne e bambini vengono quotidianamente "violentati" ai check-points israeliani: tali sono, infatti, le perquisizioni personali, le attese di parecchie ore sotto il sole, l'esplosione di sound-bomb per riportare l'ordine nelle fila di chi attende (nella maggior parte dei casi, inutilmente).
A questi effetti stanno portando le convenzioni imperanti nel nostro fortunato mondo occidentale (sempre più allineato all'"american way of live"): l'informazione che arriva a noi filtrata, mediata ed adattata agli scopi di chi detiene il potere, ottiene lo scopo di mostrarci il carnefice come vittima, chi preme il grilletto per attaccare come legittimato a difendersi, chi crea un enorme campo di concentramento, grande come un intero Paese, come vittima di violenza in casa propria.
Ma si sa: la storia la scrive sempre chi è più forte e non fa altro che fornire motivazioni per le atrocità commesse, non fa altro che presentare come ineluttabile ciò che era da evitare, fornisce in pratica delle giustificazioni al proprio operato nel caso qualcuno (ma chi?) gliele debba, prima o poi, chiedere.
Tanto grandi e di tale portata sono l'arroganza ed il potere di Israele e degli USA che, negli ultimi mesi, forniscono sempre meno giustificazioni al proprio operato. Si sentono sempre più sicuri della vittoria finale, che significa, in altre parole, l'annientamento del popolo Palestinese per derubarlo della propria Terra.
L'unico augurio, che le persone ancora in possesso di una coscienza possono farsi, è che l'opinione pubblica si svegli dal proprio torpore.
E che chieda conto ai propri governanti di ciò che accade e dell'aiuto (anche omissivo) che tutti i governi del mondo occidentale stanno fornendo ad una azione di pulizia etnica messa in atto dalla prima potenza mondiale e dal suo fido alleato mediorientale (ma poi, siamo proprio sicuri che all'interno della prima non vi siano centri di potere detenuti dal secondo così potenti da capovolgere il rapporto di forza tra i due?).