La storia della A.C. Fiorentina
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La A.C. Fiorentina nasce il 26 agosto del 1926 dalla fusione delle due squadre cittadine la Polisportiva Giovanile Libertas e il Club Sportivo Firenze con il nome di Firenze. Il 20 settembre di quell'anno la squadra debuttava in amichevole con il Signa con il risultato di 2-1 per il Signa. In quell'occasione la squadra assunze la denominazione definitiva di Fiorentina. La maglia della squadra è bianco e rossa, i colori della Libertas e del Club Sportivo. L'esordio ufficiale in campionato avviene il 3 ottobre con la partita Fiorentina-Pisa nello stadio di via Bellini. La prima formazione fu: Serravalli Posteiner Benassi Barigozzi Segoni Focosi Baldini Salvatorini Bolteni Bacillieri Bandini Allenatore Capskay Presidente il Marchese Luigi Ridolfi. La Fiorentina milita nel campionato di I Divisione girone C. La partita si conclude con il risultato di 3-1 per la Fiorentina reti di Benassi e doppietta di Bolteni. Alla fine la Fiorentina giungerà sesta in campionato. La F.I.G.C sta organizzando il torneo a girone unico composto da 18 squadre da scegliere. Fino a quel momento il campionato di calcio italiano era organizzato in due gironi A e B. Le prime classificate giocavano la finale con partite di andata e ritorno. Se le partite si fossero concluse in parità (allora non valevano le regole del gol in trasferta vale il doppio oppure i supplementari o i calci di rigore) bisognava procedere ad un nuovo incontro fino a che una delle due finaliste non si imponesse sull'altra. Il nuovo campionato prevede un torneo composto da 18 squadre che si affrontano in 34 partite complessive. Chi al termine avrà conquistato più punti si aggiudicherà scudetto. La Figc organizza nella stagione 1928-1929 un torneo di assestamento per scegliere le squadre della futura serie A. Il torneo è organizzato in due gironi di 16 squadre ciascuno. Le prime nove di ciascun girone formeranno la futura Serie A e le rimanenti 5 i campionato di Serie B. La Fiorentina giunge ultima nel suo girone ed inizia il campionato a girone unico in serie B. Bisognerà attendere la stagione 1931-1932 per vedere la Fiorentina in serie A. Per questa occasione la squadra si trasferisce nel nuovo stadio comunale progettato dall'architetto Nervi ed indossa la maglia viola. Il campionato inzia il 20 settembre con un pareggio Fiorentina-Milan 1-1 rete di Prendato che diviene così il primo marcatore viola in serie A. Il campionato si conclude con un quarto posto e con qualche soddisfazione per i tifosi. Pitto è il primo convocato in nazionale e Pedro Pedrone è capocannoniere con 25 gol. I risultati fanno ben sperare per il futuro. Purtroppo solo una parte delle speranze dei tifosi si realizzano. La Fiorentina negli anni successivi alternerà prestazioni esaltanti a sconcertanti sconfitte. Si manterrà sempre tra i primi posti qualificandosi nel 1934 per la Coppa Europa Centrale (Mitropa Cup), un torneo tra le squadre meglio classificate nei campionati delle nazioni dell'Europa Centrale, ma senza mai raggiungere lo scudetto e nella stagione 1937-38 scenderà in serie B dopo un campionato assolutamente disastroso ultimo posto in classifica con solo 3 vittorie 60 gol subiti e 28 segnati. Questo periodo viene indicato come la "primavera mancata". Il presidente Ridolfi dopo la stagione 1934-1935 aveva avviato un radicale cambiamento mandando via la vecchia guardia e promuovendo i giovani. Purtroppo la Fiorentina era diventata una squadra scialba e senza ambizioni fino alla retrocessione. Il purgatorio in serie B dura solo una stagione e nel 1939 torna in seria A.
Con il nuovo decennio inizia il ciclo della grande Fiorentina che culminerà con il primo scudetto, quattro secondi posti consecutivi e ben sette convocati nella nazionale. Per tutti gli anni 50 la Fiorentina fornirà stabilmente la difesa alla Nazionale. In Italia Egitto 5-1 giocata il 24 Gennaio 1954 valevole per la Coppa Rimet l'allenatore della nazionale italiana S. Piola schierava questa formazione Costagliola (Fiorentina) Magnini (Fiorentina) Cervato (Fiorentina) Chiappella (Fiorentina) Rosetta (Fiorentina) Segato (Fiorentina) Muccinelli (Juventus) Ricagni (Juventus) Boniperti (Juventus) Pandolfini (Roma) Frignani (Milan). La svolta avviene nel 1952 quando Enrico Befani rileva la presidenza della Fiorentina a Carlo Antonini. Il nuovo presidente è consapevole che per portare la Fiorentina tra le grandi occorre molta pazienza e costruire la squadra tassello dopo tassello. Il reparto più forte della squadra è la difesa composta da Costagliola Magnini Cervato Chiappella Rosetta e Magli. Verso la fine della stagione Befani affida la squadra a Fulvio Bernardini futuro Ct della nazionale. La stagione si conclude con il settimo posto ma soprattutto con 47 reti subite. Troppe per una squadra che vuole vincere lo scudetto. Arriva il giovane Sagato e l'anno successivo la Fiorentina arriva terza, il migliore piazzamento del dopo guerra, ma subisce solo 27 reti ed è la difesa meno battuta della serie A. Arrivano pochi rinforzi Virgili Bizzarri e Buzzin. La Stagione 53-54 si conclude al quinto posto. La nota dolente è che la Fiorentina incassa 48 reti. La difesa che tanto bene aveva fatto la stagione precedente non appare più fluida e ordinata. L'ossatura della squadra è fatta. Sono necessari piccoli ritocchi. Il portiere Costagliola lascia il calcio e viene sostuito da Giuliano Sarti futuro portiere della nazionale e dell'Inter di Herrera. Arrivano il cileno Montuori e il brasiliano Julinho ala destra del Brasile futuro campione del mondo. La stagione 55-56 inizia con l'infortunio di Bizzarri che deve rimanere fuori tutta la stagione e sostituito da Prini. Bernardini reimposta la squadra modificando l'assetto della difesa che riaquista la fluidità e l'ordine perduti. La stagione si conclude con il primo scudetto conquistato a suon di record. Perde una sola partita con il Genoa all'ultima di campionato quando lo scudetto era assicurato da tempo. Distacca il Milan, seconda, di ben 12 punti e subisce solo 20 reti affermandosi come la difesa meno battuta del campionato. Nelle stagioni successive la Fiorentina conferma la sua forza. Purtroppo arriverà sempre a sfiorare i trionfi senza mai raggiungerli. Incasserà ben quattro secondi posti consecutivi e nella stagione 1956-1957 giungerà in finale di Coppa dei Campioni contrapposta al grande Real Madrid. La partita finisce 2-0 per gli spagnoli e la coppa vola in Spagna.
Agli inizi degli anni sessanta la Fiorentina aveva concluso il suo ciclo. Della vecchia guardia rimanevano solo Sarti, Hamrin, che si era aggiunto nella stagione 58-59, e Montuori che però deve lasciare il calcio alla fine della stagione per un incidente. La rosa era decisamente inferiore a quella della grande Fiorentina e la Fiorentina delude in campionato mentre va a mille nelle coppe Nel 1960-61 vince la Coppa Italia e la neo nata Coppa delle Coppe, nel 1961-62 sfiora la seconda Coppa delle Coppe, battuta nella seconda finale dall'Atletico Madrid, mentre in campionato non va oltre il settimo posto nella stagione 1960-61 e il sesto nel 1962-63. Il presidente Longinotti decide che è ora di cambiare. Al termine della stagione 62-63 Beppe Chiappella sostituisce sulla panchina Valcareggi e arrivano una serie di giovani giocatori che costituiscono le fondamenta degli anni successivi. Arrivano Albertosi, che sostituisce Sarti in porta, Ferrante, Nuti, Brugnera, Bertini, Merlo e De Sisti. Inizia un piccolo ciclo che vedrà la Fiorentina tra la stagione 63-64 e la stagione 1967-68 concludere il campionato stabilmente al quarto posto, tranne il 66-67 quando arriverà quinta, e nella stagione 1968-69 aggiudicarsi il secondo scudetto. Nel 1965 cambia la presidenza Nello Baglini subentra a Enrico Longinotti ma la squadra non cambia perchè le giovani promesse stanno diventando delle realtà. Arriva come rinforso il centrattacco Luciano Chiarugi. In quella stagione la Fiorentina si aggiudica la Coppa Italia e la Mitropa Cup, il secondo trofeo internazionale della sua storia. Luciano Chiarugi diventa il capocannoniere. La stagione 1967-68 si conclude con la Fiorentina al quarto posto ma l'alternarsi di belle prestazioni a delusioni in campionato e l'eliminazione in coppa delle fiere negli ottavi di finale ad opera del Vitoria Setubal convincono il presidente ad alcuni cambiamenti. Via Albertosi, Brugnera e Bertini arrivano Superchi e Rizzo e Bruno Pesaola sostituisce Chiappella alla guida della squadra. La nuova stagione vedrà la Fiorentina vincere il suo secondo scudetto.
La Fiorentina dopo la vittoria dello scudetto peggiora. Conclude la stagione 1969-70 al quinto posto e nell'estate partono tutti quei giocatori che avevano costituito l'ossatura della squadra dei quarti posti e dello scudetto. I nuovi non sono all'altezza di quelli che sostituiscono e la Fiorentina sfiora la retrocessione evitata solo all'ultima giornata. E' tempo di rifondazione. Ugolino Ugolini è il nuovo presidente. Il suo primo atto è quello di chiamare a dirigere la squadra un giovane tecnico che ha fatto molto bene come calciatore e che va diffondendo nuove idee sul calcio. Il suo nome è Nils Liedholm detto il Barone e le sue nuove idee si chiamano calcio a zona. Naturalmente l'entusiasmo è al massimo ma la Fiorentina arriva "solo" quarta e quinta nella stagione successiva. Le speranze del presidente e dei tifosi sono più che mai accese perchè in squadra militano alcuni giovani provenienti dal vivaio. I loro nomi sono Caso, Roggi, Antognoni e Guerini. Il presidente pensa che le idee di Liedholm siano troppo innovative e chiama a dirigere la squadra Radice. La scelta di mandare via Liedholm si dimostrerà un grave errore. La squadra anche se cambierà spesso allenatore si dibbatterà sempre al centro classifica, complice anche la sfortuna che la priverà dei suoi giocatori più forti. Nella stagione 77-78 allenata da Carlo Mazzone sfiora nuovamente la retrocessione. Conclude il campionato al penultimo posto in classifica a pari punti (25) con Genoa e Foggia. E' solo la migliore differenza reti a decretare che La Fiorentina rimane in serie A e Genoa e Foggia scendono in serie B. La stagione 74-75 fa eccezione. La Fiorentina allenata da Nereo Rocco disputa un campionato senza entusiasmi e senza patemi giungendo ottava ma trasformandosi nelle partite di Coppa Italia. Il trofeo torna a Firenze.
Gli anni 80 e la famiglia Pontello
Gli anni 80 saranno ricordati come quelli della gestione della famiglia Pontello. Una gestione che è passata dagli entusiasmi di uno scudetto sfiorato nella stagione 81-82 alle violente contestazioni di piazza di fine decennio a causa di scelte di mercato discutibili. I Pontello rilevano la squadra nel 1980 dopo la scomparsa di Rodolfo Melloni e la reggenza di Enrico Martellini. La Fiorentina allenata da Carosi dopo tredici giornate si trova nella parte bassa della classifica e la retrocessione appare probabile. Il neo presidente Ranieri Pontello esonera Carosi e affida la squadra a Picchio De Sisti, vecchia bandiera della Fiorentina. Tenendo nel girone di ritorno una marcia da scudetto De Sisti conclude il campionato in quinta posizione. La Fiorentina è in coppa Uefa un traguardo che al termine del girone di andata appareva irraggiungibile. Durante l'estate la squadra si rinforsa e nella stagione 81-82 la Fiorentina contende lo scudetto alla Juventus fino all'ultima giornata quando una rete annullata alla Fiorentina (Cagliari-Fiorentina 0-0) e un rigore concesso alla Juventus (Juventus-Catanzaro 1-0) decidono il campionato. Nelle successive stagioni la Fiorentina non riesce a mantenere le promesse di scudetto ma il rapporto tra i tifosi e la famiglia Pontello rimane lo stesso molto saldo. C'è la consapevolezza che i risultati non sono arrivati solo a causa della sfortuna. Quella stessa sfortuna che aveva privato la squadra viola dei suoi giocatori migliori nel momento del bisogno negli anni 70. Antognoni si infortuna gravemente nella stagione 81-82 assentandosi per tutta la restante stagione e la Fiorentina arriva seconda. Nella stagione 82-83 una violenta epatite indispone Daniel Bertoni e la Fiorentina privata del suo centrattacco arriva quinta. Come se non bastasse nella stagione 84-85 un malore colpisce De Sisti che non può più allenare. Le cose cominciano a guastarsi a partire dalla stagione 85-86 quando viene chiamato ad allenare la squadra Aldo Agroppi. Nasce una violenta contestazione contro l'allenatore che alla fine della stagione lascerà Firenze dopo un buon quarto posto. A partire dalla stagione 1986-87 la famiglia Pontello comincia a compiere delle scelte di mercato molto discutibili con l'effetto di relegare la Fiorentina nelle zone basse della classifica. Chiamano a dirigere la squadra Eugenio Bersellini e vendono Daniele Massaro e Giovanni Galli al Milan senza una valida ragione e una valida contropartita tecnica. La Fiorentina conclude la stagione al decimo posto salvato soltanto da Diaz che segna dieci reti in campionato ma tutte decisive. La stagione seguente viene chiamato Eriksson e nella stessa estate viene ceduto Nicola Berti all'Inter. L'allenatore svedese rimarrà due stagione ottenendo risultati modesti. Un ottavo posto nella stagione 1987-88 ed un settimo posto nella stagione 1988-89 che vale comiunque la qualificazione Uefa dopo uno spareggio vinto con la Roma. La Fiorentina viene definita una "squadra che marcia a due velocità forte in casa e vulnerabile fuori". La stagione 89-90 è l'ultima della famiglia Pontello. Ranieri Pontello aveva abbandonato la presidenza da cinque anni passata a Pier Cesare Baretti ma aveva mantenuto la proprietà. La Fiorentina affidata a Giorgi disputa un campionato assolutamente deludente al termine del quale si salverà solo all'ultima giornata a spese dell'Atalanta. Parallelamente disputa delle eccellenti prestazioni in Coppa Uefa dove riesce a raggiungere la finale. E' la prima finale europea dopo quella con l'Atletico Madrid nel lontano 1962. Incontra la rivale di sempre, la Juventus che vince tre a uno a Torino. Sugli spalti scoppiano gravi incidenti che provocano la squalifica del campo di Firenze per il ritorno. Il ritorno si disputa sul campo di Avellino e finisce 0-0. Il sogno di un trofeo internazionale rimane solo un sogno.
La famiglia Pontello aveva compiuto nel corso degli anni ottanta alcune cessioni molto discutibili con il risultato di indebolire soltanto la squadra. I tifosi hanno ricevuto l'impressione che la loro squadra sia diventata una "filiale" delle squadre settentrionali e non una squadra autonoma con proprie ambizioni e obbiettivi. Quando nell'estate del 1990 incomincia a circolare la voce della cessione di Roberto Baggio alla Juventus i tifosi scendono in piazza per protestare. Il rapporto tra la famiglia Pontello e i tifosi è irrimediabilmente compromesso e viene deciso la cessione della proprietà alla famiglia Cecchi Gori. L'avvento dei Cecchi Gori restituisce serenità alla città ma avviene purtroppo quando molte decisioni societarie sono già state prese e così i fiorentini si rassegnano alla cessione di Baggio alla Juventus. I primi anni della nuova gestione non sono affatto semplici. Nonostante campagne acquisti promettenti e l'arrivo di giocatori di valore la Fiorentina nella stagione 92-93 inspiegabilmente scivola in serie B. Il "purgatorio" dura solo una stagione e nel 94-95 la Fiorentina è nuovamente in serie A. Intano i fiorentini trovano una nuova bandiera nell'argentino Batistuta che nonostante la retrocessione e le offerte di grandi club decide di rimanere a Firenze. A questo punto si avvia una progressiva rinascita della squadra che si aggiudicherà la Coppa Italia edizione 95-96 e che nella stagione 1999-2000 dopo trent'anni tornerà in Champions League. Gli anni 90 si concludono con la Fiorentina settima al termine del campionato e qualificata per la Coppa Uefa. Nella prima estate del duemila viene stabilita la cessione di Batistuta alla Roma dopo dieci anni di militanza viola e viene avviata una campagna acquisti che appare promettente e con l'obbiettivo di ringiovanire la squadra magari per avviare un nuovo ciclo..
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