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Breve storia dell'alcol

Fino al XIX secolo l'acqua e' stata considerata nella societa' occidentale sostanza inadatta al consumo. Il rifiuto dell'acqua come bevanda e' unanime da parte delle civilta' piu' antiche, dalla egizia alla babilonese, dall'ebraica all'assira, dalla greca alla romana. Nel corso dei secoli si era constatato che l'acqua era nociva e poteva provocare malattie acute e croniche, se non addirittura mortali: di conseguenza si evitava di berla, specie se il suo sapore era sgradevole. Nel Vecchio e nel Nuovo Testamento non si fa praticamente mai riferimento all'acqua come a bevanda d'uso comune. Lo stesso si puo' dire per la letteratura greca, fatta eccezione per qualche giudizio positivo sulla qualita' dell'acqua delle sorgenti montane. Le conoscenze di batteriologia che potevano consentire di individuare i responsabili della contaminazione dell'acqua non sarebbero subentrate solo nell'Ottocento. I metodi di depurazione dell'acqua erano ignoti e, a differenza di quanto avveniva in Oriente, in Occidente i vantaggi derivanti dalla bollitura dell'acqua (con conseguente distruzione di batteri e di altri parassiti) non erano n‚ conosciuti n‚ collegati a questo procedimento.
Per quasi 10.000 anni di storia delle civilta' occidentali, la birra e il vino, e non l'acqua, sono state le principali bevande dissetanti, consumate quotidianamente da tutti, a tutte le eta'. Questa semplice considerazione non basta a dare un'idea della realta' e delle sue implicazioni. Le popolazioni marinare e gli esploratori, ad esempio, sapevano che l'acqua potabile diventava in breve tempo putrida e maleodorante. Il consumo di latte non era molto diffuso ed era considerato, in genere, un'abitudine "barbarica". L'alcol, in quanto ingrediente della birra e del vino, veniva consumato in piccole quantita' e le conseguenze negative, sia individuali sia sociali, erano poche o nulle. E' molto probabile che il contenuto alcolico di tali bevande fosse a quei tempi talmente basso da produrre ben pochi effetti nocivi e che solo molto piu' tardi divennero quindi oggetto di seria attenzione e di preoccupazione. Gli effetti generati da un consumo eccessivo di alcol erano, beninteso, ampiamente noti e stimolavano la speculazione di filosofi come Platone, Socrate e Senofonte.

Ma il principale obiettivo di questi pensatori era quello di mettere in evidenza come agli effetti euforizzanti, socializzanti e rassicuranti dell'alcol si contrapponessero gli effetti negativi generati dal suo abuso: perdita di capacita' di giudizio, attacchi di collera e, al limite, di violenza. Gli effetti tossici del consumo eccessivo di birra e di vino erano in gran parte trascurati, perch‚ giudicati insignificanti a paragone dei benefici. Non bisogna dimenticare che gli effetti "collaterali" della birra e del vino erano responsabili, in realta', del "normale" stato d'animo di quasi tutti, basato sull'assunzione costante di alcol in quantita' moderata: una blanda sensazione di benessere, capace di neutralizzare, da una parte, la condi zione prevalente di affaticamento e di noia e, dall'altra, di alleviare i dolori diffusi di ogni genere, per i quali non si conoscevano rimedi.

Senza dubbio all'alcol, nella birra come nel vino, erano associate quantita' abbastanza rilevanti di acido acetico e di altri acidi organici. L'acidita' contribuiva con ogni probabilita' a produrre effetti sterilizzanti sull'acqua utilizzata per diluire (spesso in un rapporto di due a uno) queste bevande.

L'alcol come alimento e fonte di calorie

Molti storici non hanno prestato la dovuta attenzione al fatto che l'alcol ha rappresentato per l'uomo un alimento della massima importanza, essenziale alla sopravvivenza. Non solo perch' in grado di assicurare e mantenere, come si e' detto,una giusta proporzione di liquidi, ma anche perch' in grado di fornire calorie. Nelle civilta' antiche l'alimentazione era perlopiu' a base di cereali e composta quindi di carboidrati, i quali forniscono, direttamente, 4 kcal/g, e indirettamente, sotto forma di alcol prodotto dalla loro fermentazione, 7 kcal/g. L'alcol era dunque responsabile di una quota significativa assunta quotidianamente di energia. Oltre all'alcol e ai carboidrati, la birra forniva poi alcuni integratori alimentari di fondamentale importanza, come vitamine e sali minerali. Il valore calorico e il volume liquido della loro assunzione garantiva ai nostri progenitori la sopravvivenza. Il valore nutrizionale faceva della birra e del vino alimenti essenziali quanto il pane e altrettanto indispensabili al mantenimento in vita. L'espressione "pane e birra", in uso presso gli antichi, doveva avere un valore affine a quello dell'odierna espressione "pane e burro".

Depurazione e concentrazione dell'alcol mediante distillazione

 

La scoperta della distillazione provoco' la prima importante trasformazione qualitativa e quantitativa nel consumo di alcol da parte dell'uomo. erano trascorsi 9000 anni dall'introduzione della fermentazione e della viticoltura. Fatto forse ancor piu' importante, la distillazione segno' il passaggio dalla birra e dal vino come elementi nutritivi al consumo di alcol in quantita' nocive tali da richiamare l'attenzione sull'altra faccia dell'uso dell'alcol stesso. La distillazione forni' insomma il vero e proprio metro di valutazione dell'abuso di alcol e dei suoi effetti negativi.
Alla fine del Medioevo, la rinascita delle citta' come centri di cultura, l'espansione del commercio e dell'economia, la riforma della vita religiosa e culturale e delle norme politiche e giuridiche diedero vita a nuovi sistemi sociali, alcuni dei quali nati dall'estendersi dell'egemonia europea su altri continenti: Americhe, Africa, Asia.

Il diffondersi dei metodi di distillazione e della conseguente possibilita' di condensare e concentrare l'alcol in bevande molto piu' forti e di limitato volume forgio' modelli sociali nuovi e nuove alleanze fra produttori, mercanti, clero, aristocrazia e altri esponenti delle classi dominanti.

Grazie alla distillazione si poteva concentrare e isolare l'etanolo, preparando bevande di cui erano noti il contenuto alcolico e la potenza, standardizzando tanto i dosaggi quanto gli effetti. L'alcol era apprezzato come base ideale per la preparazione di distillati farmaceutici ed era considerato in s‚ e per s‚ un'autentica panacea.

Tuttavia, fino alla meta' del XIII secolo, non si svilupparono segni di un particolare interesse per il nuovo procedimento.

Nel considerare la funzione dell'alcol e delle bevande alcoliche nel corso dei "secoli bui", non vanno dimenticate le ricorrenti esplosioni di epidemie, in particolare di peste. Per tutto il Medioevo fu questo, con l'aggiunta delle guerre, il quadro sanitario che dominava eclissando considerazioni di ogni altro tipo.
Contro calamita' che decimavano i popoli europei, uccidendo fino a due terzi della popolazione nell'arco di una generazione e causando devastazioni, tragedie e carestie di proporzioni quasi inimmaginabili, non si conoscevano rimedi di alcun genere e quelli che venivano sperimentati si dimostravano inefficaci . La diffusione delle bevande alcoliche distillate sembra seguire molto da vicino la grande peste del 1348-1349. Poich‚ l'acquavite dava una momentanea sensazione di calore e di benessere e le si attribuivano poteri "magici", i medici la prescrivevano in caso di peste, bench‚ non fosse di alcuna utilita'. Segui' un periodo di vera e propria euforia nella classe medica, pronta a dichiarare che l'alcol era un farmaco strabiliante per malattie anche gravi, "un'emanazione del divino, forse una chiave alla vita eterna, un elemento appena rivelato all'umanita' ma tenuto nascosto dai tempi antichi perch‚ la specie umana era allora troppo giovane". Questo modo di pensare fu reso talmente popolare da Hieronymous Brunschwigk che il suo Liber de arte distillandi fu tradotto in molte lingue e divenne una delle pubblicazioni piu' citate del Medioevo.

 

La Riforma: temperanza e proibizione

 

Nonostante i forti sconvolgimenti politici e religiosi prodottisi in quasi 3000 anni di storia nel mondo occidentale, il consumo di alcol e l'atteggiamento nei confronti del suo uso non conobbero cambiamenti sostanziali dall'ascesa e caduta dell'Impero romano alle migrazioni delle popolazioni germaniche e alla successiva eta' di mezzo, malgrado tutti i nuovi dispiegamenti religiosi e politici che l'accompagnarono.
A cominciare dal 1450 circa, la ripresa dell'economia accelero' l'urbanizzazione, rese disponibile una quantita' maggiore di beni e consenti' il raggiungimento di livelli sontuosi di vita, in contrasto stridente con le condizioni di penuria spaventosa e di conflittualita' sociale che vigevano prima. Ebbe inizio allora un'epoca di ostentazione, di grandi mangiate e di grandi bevute. L'atteggiamento comune, da quell'epoca fino all'inizio del XVIII secolo, fu oggettivamente favorevole al consumo di alcol, per quanto gli effetti negativi dell'ubriachezza fossero riconosciuti e i poteri pubblici cercassero con varie leggi e sanzioni di imporre restrizioni ai cittadini.
Alla fine del Medioevo, l'intossicazione da alcol comincio' ad essere vista come un elemento di disturbo del "nuovo ordine razionale", poich‚ dava luogo a una perdita di controllo fisico e psichico e a spreco di tempo, di efficienza e di ordine. Senza dubbio la disponibilita' di bevande alcoliche distillate contribui' in misura notevole al consumo eccessivo di alcol.
E' quanto meno interessante osservare che, contrariamente al pensiero comune, la Chiesa non prese mai alcuna posizione ufficiale contro l'alcol. La predicazione dell'astinenza coincise con l'avvento della Riforma. Ma neppure questo deve indurre a correlazioni troppo strette: in realta' n‚ la Chiesa cattolica n‚ i capi della Riforma si fecero fautori di una lotta all'alcol e, almeno su questo punto, non vi fu alcun disaccordo fra protestantesimo e cattolicesimo.

I capi riformisti come Lutero (1520) e Calvino (1540) vedevano nel vino una delle cose create da Dio a beneficio dell'uomo e per il suo piacere. Si direbbe anzi che negli anni della Riforma l'astinenza dall'alcol sia stata caratteristica piu' dei cattolici che dei protestanti. Il protestantesimo dava gran risalto alla separazione del "sacro dal profano ", ma faceva affidamento piu' sull'autorita' civile che su quella ecclesiastica e pretendeva di modellare i comportamenti sociali piu' sulla base della morale che del costume. Gli austeri codici morali degli ussiti, dei quaccheri e degli anabattisti sono altrettanti esempi di un estremismo ideologico a cui i posteri, e non i contemporanei, hanno dato tanto risalto.

Le radici del proibizionismo moderno possono essere rintracciate nella combinazione di codice morale degli anabattisti e di fiducia calvinista nell'autorita' civile. Piu' tardi il pietismo tedesco avrebbe esercitato una forte influenza sul metodismo inglese e queste correnti, saldandosi nel XVII secolo con il movimento quacchero, avrebbero prodotto i veri e propri pionieri moderni della temperanza e del proibizionismo.
A questo punto e' pero' necessario sottolineare che i richiami alla temperanza e persino alla proibizione totale risalgono all'epoca biblica e alla civilta' greco-romana, e si ripeteranno nel corso della storia. Le motivazioni di queste censure sono altrettanto varie quanto i sistemi politici, le strutture sociali e le pratiche religiose supponevano. Anche le ordinanze, le leggi, i decreti, le minacce di sanzioni di castigo appaiono diversi quanto erano diversi i sistemi politici o religiosi che li decretarono. Individuare gli editti, i regolamenti e le leggi determinati dall'intento di controllare l'assunzione dell'alcol, a partire dalle epoche piu' antiche, e' una ricerca che non presenta grandi difficolta'.

La bollitura dell'acqua e l'avvento delle bevande non alcoliche

Far bollire l'acqua aveva l'evidente effetto di distruggerne i componenti "velenosi". In Oriente, e per l'esattezza in Cina, questa circostanza era gia' nota non meno di 5000 anni fa: non cosi' in Occidente, dove la "scoperta" fu rinviata al XVII secolo, qaundo il metodo di preparazione del caffe' e del te' diffuse su larga scala la pratica di far bollire l'acqua. Con l'aumento del consumo di caffe' e te', quello delle bevande alcoliche subi' una drastica diminuzione. In seguito all'introduzione del caffe' in Europa nel XVII secolo, il caffe' come bevanda e i locali pubblici che ne presero il nome conobbero una rapida espansione in tutta la Gran Bretagna. Dal 1680 al 1730 si consumo' piu' caffe' a Londra che in qualsiasi altra citta' del mondo e, di conseguenza, verso la fine del secolo, si ebbe in Inghilterra una sensibile diminuzione dell'intossicazione da alcol fra le classi piu' abbienti. La diffusione di bevande alternative comincio' a rendere superfluo il consumo di alcol come principale metodo atto ad assicurare l'equilibrio dei liquidi: ancor meno necessario il consumo di alcol era gia' diventato, a quel tempo, come metodo di assunzione di un'adeguata quantita' di calorie.

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