Hannah
Arendt
"Proust testimone del giudaismo degiudeizzato"
di Gabriella
Alù 1998
Hannah Arendt, attenta lettrice di Proust, gli dedica un intero capitolo
della sua grande opera "Le origini del totalitarismo", considerata ormai
uno dei testi di filosofia politica più importanti del 1900. Il capitolo
su Proust, inserito nella sezione "L'antisemitisimo - Gli ebrei e la
società", si intitola "Il Faubourg Saint - Germain". Arendt analizza
il fenomeno della progressiva "degiudaizzazione del giudaismo", e cioé
quel fenomeno secondo cui l'origine ebraica, perdendo sempre più di
contenuto religioso e politico, e diventando dunque una "qualità psicologica",
si trasforma in "ebraicità".
Ma... se l' "ebraicità" viene considerata "qualità psicologica", essa
non potrà che essere considerata né trovar posto che nelle categorie
della virtù o del vizio. Studiando il fenomeno della degiudaizzazione
del giudaismo nei Paesi europei alla fine dell'800 e la progressiva
assimilazione e secolarizzazione degli ebrei nella società dei gentili,
Arendt evidenzia come esso proceda di pari passo con l'aumento dell'antisemitismo.
Antisemitismo che trova, secondo lei, il suo culmine europeo nella Francia
fin de siécle, nella quale, se non non sfocia in vere e proprie persecuzioni
(come invece avverrà da lì a 20-30 anni in Germania ed in Austria) ciò
è dovuto solo (?!?) al fatto che in Francia non vi sono tendenze imperialistiche.
Hannah Arendt a New York nel 1944 La specifica trama e la realtà del
mondo di Proust sono, scrive Arendt, "le immagini riflesse della società
e le sue considerazioni su di essa". Proust, mezzo ebreo e, all'occorrenza,
pronto a presentarsi come ebreo, è, secondo Arendt, . "il migliore testimone
della società francese dei salotti del Faubourg Saint - Germain e del
ruolo degli ebrei in quella raffinata società di gentili". Ma perché
Proust sarebbe il maggior testimone di un "giudaismo degiudeizzato"?
Perchè Proust è affetto dai suoi due vizi più di moda: l'ebraicità e
l'omosessualità, che egli collegò "nel più oscuro confronto che mai
sia stato fatto per l'ebraismo occidentale" fino a farli diventare,
nel riflesso e nella considerazione individuale, pressocché equivalenti.
"Proust ci conduce attraverso il labirinto delle relazioni ed ambizioni
sociali seguendo il filo della capacità d'amore dell'uomo, che viene
presentata nella passione perversa di Monsieur de Charlus per Morel,
nella disastrosa fedeltà dell'ebreo Swann alla sua cortigiana e nella
disperata gelosia dell'autore per Albertine, la personificazione del
vizio nel romanzo. Egli non nasconde di considerare i nuovi venuti,
gli abitanti di Sodome et Gomorrhe, non solo più umani, ma addirittura
più normali" (pag.114) (...) "Descrive con abbondanza di particolari
come la società, costantemente alla ricerca del bizzarro, dell'esotico,
del pericoloso, finalmente identifichi il mostruoso col raffinato e
si prepari ad ammettere mostruosità, reali o immaginarie...." (pag.115)
Hannah Arendt "Le origini del totalitarismo", Edizioni di Comunità,
Torino, 1999 Da qui, il bisogno di appartenenza che tutti i personaggi
proustiani di origine ebraica mostrano in modo quasi ossessivo e che
Arendt esemplifica citando una fulminante frase di Proust tratta da
Sodoma e Gomorra: "Il problema non è, come per Amleto, essere o non
essere, bensì essere o non essere dei loro". -- Sodoma e Gomorra Sul
tema del giudaismo in Proust e nella Recherche, leggete anche cosa scrive
Alessandro Piperno nel suo libro "Proust antiebreo".
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sul sito di Gabriella Alu' dedicato a Marcel Proust http://algab.tripod.com/proust.index.htm