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Il
concetto d'amore in Agostino 1929
Hannah
Arendt mette qui in campo tutta la ricchezza e la complessità
dell'opera di Agostino, pensatore in bilico tra due mondi,
quello greco e quello cristiano, pensatore sommo e originale,
impegnato in uno "sforzo tremendo", di cui sono
segno le linee interrotte del suo pensiero, credente per
il quale non si trattò di "abbandonare le incertezze
della filosofia a favore di una verità rivelata, ma di scoprire
le implicazioni filosofiche della sua nuova fede"...
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Le origini del totalitarismo 1951
Per
quattro anni di intensa fatica, nel libro scritto tra il
1946 e il 1950, vibra un trasalimento, un Ach! di
dolore profondo davanti all’infamia che l’autrice analizza.
Arendt si considerava una scopritrice di problemi attuali,
ma i tre elementi (antisemitismo, imperialismo e razzismo)
in cui condensava la sua analisi, erano ciascuno espressione
di un problema, o di un insieme di problemi, per i quali
era stato il nazismo ad offrire, quando essi si erano “cristallizzati”,
una “soluzione” tremenda...
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Il
futuro alle spalle 1955
L'obiettivo di Arendt è di sottrarre l'opera dei poeti al
mestiere degli specialisti per restituirla al libero gioco
della comprensione. Poesia e letteratura, infatti, riguardano
tutti, aiutano a vivere, sono cose troppo serie per essere
lasciate ai soli critici di professione. La maliziosa ironia
di Heinrich Heine, la lotta esistenziale di Franz Kafka
contro le idee della vecchia Europa si ricompongono lungo
la corrente della "tradizione nascosta", quella
della coscienza ebraica, della esclusione che non rinnega
la propria storia, in cui il futuro è precluso al passato...
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Vita
Activa. La condizione umana 1958
Le
tre condizioni dell'esistenza, fondamentali per capire la
"antropologia" di Arendt, corrispondono all'ambiente
naturale degli individui, la Terra, e quindi l'attività
del lavoro, rappresentata dall'animal laborans;
la seconda condizione è l'insieme di artefatti di cui l'uomo
si circonda per vivere e operare nel mondo, cui corrisponde
l'homo faber; la terza condizione è lo spazio pubblico
in cui gli individui interagiscono mediante il discorso,
l'attività corrispondente è l'agire. Le tre attività compongono
la vita activa...
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| Rahel
Varnaghen 1959
Scrivendo
la biografia di Rahel Varnhagen (1771 - 1833), intellettuale
ebrea protagonista dei salotti romantici, Madame de Stael
berlinese, Arendt osserva "La realtà non può portare
niente di nuovo, la riflessione ha già anticipato tutto".
In Hannah l'indomabile istinto intellettuale si univa ad
una segreta, a volte ironica malinconia che non si rivelava.
E a proposito di Rahel:"Essere Schlemihl, sfortunata,
quale Rahel si riteneva, non è mai schlimm mazzel,
solo passiva malasorte". Il sole non c'è solo per coloro
che al sole voltano costantemente le spalle. E così nella
signorina Rahel la battaglia contro i fatti, soprattutto
contro il fatto di essere nata ebrea, diventa una battaglia
contro se stessa...
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Tra
passato e futuro 1961
Arendt
sottolinea che il tesoro della libertà dell'agire è impossibile
da trasmettere in un mondo che non attribuisce senso all'agire
in pubblico. E ciò è tanto più sconcertante quanti più individui
si disposero alla lotta e all'agire per riappropriarsi di
uno spazio pubblico che il nazismo e l'occupazione, e prima
ancora la pseudo - democrazia repubblicana, avevano cancellato
nella società francese. I saggi qui raccolti sono variazioni
sul tema della frattura che si apre nell'esistenza e nella
cultura quando l'essere umano non può aprirsi al mondo e
quindi al presente. I vari tipi di crisi, dell'autorità,
della libertà, dell'istruzione, persino del pensiero, sono
riportati alla fondamentale lacuna dell'agire. Questa assume
l'aspetto decisivo di una interruzione della tradizione...
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La
banalità del male. Eichmann a Gerusalemme 1963
L'opera
più discussa e controversa dell'autrice pone interrogativi
profondi sulla natura umana, sugli ideali di giustizia e
sulla memoria del passato. Eichmann non era un mostro, era
soltanto un uomo mediocre, banale, cui erano stati preposti
idoli mediocri in cui credere e per cui battersi. Il male
di cui si è macchiato non era radicale, quindi impunibile,
incomprensibile, imperdonabile, ma banale, non il male,
ma la persona che lo commise era incapace di giudicare,
di discernere il bene dal male, di comprendere quello che
stava facendo...
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Sulla
rivoluzione 1963
In
questa opera la Arendt, attraverso il confronto tra le due
suddette rivoluzioni, mette in luce come esse rappresentino
due diversi modelli di fenomeni rivoluzionari, manifestando
al contempo la sua concezione della politica, con la chiara
adesione ai principi che hanno ispirato la rivoluzione americana.
"In una situazione internazionale che contrappone la
minaccia di totale distruzione attraverso la guerra alla
speranza di emancipazione di tutta l'umanità attraverso
la rivoluzione, non resta altra causa se non la più antica
di tutte, la causa della libertà contro la tirannide"...
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La
lingua materna 1964
In
questo saggio di Hannah Arendt, che è corredato da un'intervista
concessa dall'autrice alla televisione tedesca nel 1964,
vengono esaminate le questioni dell'esilio, dell'identità
di un popolo e delle trasformazioni che nel corso dell'età
contemporanea hanno sconvolto l'assetto dell'Europa e del
mondo intero. La condizione umana è soggetta a continui
mutamenti, spesso tragici, e l'unica possibilità inventiva,
per l'autrice, consiste nella capacità di provare stupore,
porre domande in un atto di solidarietà tra esseri umani...
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Ebraismo
e Modernità 1978
Radicalità
e solitudine è il binomio della meditazione cui Hannah Arendt
ritorna costantemente in questi scritti che coprono l'arco
di più di vent'anni fino al suo scambio epistolare con il
grande storico della mistica ebraica Gershom Scholem che,
a proposito del suo libro su Eichmann, la accusa di non
amare il popolo ebraico. "Io non amo gli ebrei"
gli risponde Arendt, "sono semplicemente una di loro"...
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La
vita della mente 1978
E'
l'ultimo libro di Arendt, rimasto incompiuto, l'ultima sua
opera, il coronamento della sua vita activa. Divisa
in tre parti (Pensare, Volere, Giudicare) Arendt si chiede
nella prima parte dove si trovi l'io che pensa, quali siano
il suo spazio e il suo tempo. Alla libertà è dedicata la
seconda parte del volume, e cioè il problema del cristianesimo
di come poter conciliare la fede in un Dio onnipotente con
le esigenze del libero arbitrio...
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Il
pescatore di perle. Walter Benjamin 1993
Arendt
ci offre un ritratto tra i più intensi e significativi di
Walter Benjamin, un intellettuale sui generis che secondo
l'autrice riesce a rischiarare, a illuminare anche i periodi
più oscuri che viviamo. Ciò che fin dall'inizio affascinò
Benjamin non fu mai un'idea ma sempre un fenomeno, "Ciò
che appare paradossale di ogni cosa che viene semplicemente
definita bella è il fatto che appaia"...
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Verità
e politica. La conquista dello spazio e la statura dell'uomo
1995
La
menzogna va combattuta, oltre che per la sua immoralità,
per il suo potenziale impatto distruttivo sullo spazio della
politica. Dietro le imprese spaziali che proiettano l'uomo
fuori della terra e dietro le ricerche scientifiche volte
a creare la vita in provetta e a prolungare l'esistenza
umana, l'autrice vede appunto profilarsi il desiderio di
sfuggire alla mortalità e più in generale ai limiti inerenti
alla condizione umana...
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Che
cos'è la politica? 1995
E'
una raccolta di frammenti scritti da Arendt intorno al tema
della politica e all'idea di scrivere un'Introduzione alla
politica, cioè a quello che realmente è politica e ai presupposti
fondamentali dell'esistenza umana con i quali il politico
ha a che fare. I brani pubblicati forniscono indicazioni
fondamentali sulla filosofia politica, sulla visione del
mondo, sull'autonomia e originalità di Hannah Arendt. In
un'epoca di miseria politica Arendt ha ricercato le origini
di una politica intesa come vita appagata e libera insieme
agli altri dei quali si riconosce la diversità...
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Ritorno
in Germania 1996
Un
saggio intenso e profondo raccoglie le impressioni, le esperienze
e le conoscenze di un viaggio di ritorno nella Germania
nazista del 1949-1950. Questo testo commosso e puntuale
è il tentativo di una donna sensibile di superare con la
forza dell'intelligenza il dolore, l'amarezza personale
e il risentimento nei confronti del proprio paese dopo la
tragica esperienza del nazionalsocialismo, della seconda
guerra mondiale e della Shoah...
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L'immagine
dell'inferno 2001
I
tre saggi compresi in questo libro costituiscono passaggi
cruciali di quella riflessione sull'Olocausto che porterà
Arendt alla stesura di Le origini del totalitarismo. Di
fronte ad un evento che sfidava le capacità di comprensione,
Arendt seppe formulare, per la prima volta, con un rigore
ineguagliato, le domande che ancora oggi ci inqietano: come
è potuto succedere? Quali meccanismi di disumanizzazione
sono stati messi in atto per poter rendere "normale"
lo stermino di massa? I campi di concentramento appaiono
a Arendt come l'esito più estremo, ma anche più conseguente,
del totalitarismo come forma inedita di governo, intesa
a sperimentare la cancellazione della spontaneità e della
pluralità umane e capace di creare nei suoi sudditi un'obbedienza
e una mentalità conformistica disposte ad accettare qualsiasi
orrore...
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La disobbedienza
civile e altri saggi 1985
I
temi a cui il saggio rimanda sono quelli dell'obbligo politico
e della partecipazione, visti nella loro connessione col
problema della libertà. Sulla scia di un nuovo kantismo
delineato dalla Critica del Giudizio, Arendt formula un'analisi
dell'azione innovativa e sempre rivoluzionaria, nei termini
del principio della libertà pubblica, dello spirito pubblico
e della pubblica felicità...
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