...per un nuovo moto architettonico
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Andare controccorrente, o controvento, è una missione che pochi accettano volentieri. Eppure la forza del pensiero può avere effetti devastanti sull'ipocrisia del conservatorismo. Se paragonassimo il nostro corpo ad un fabbricato, scopriremmo che i piedi ne sono le fondamenta, gli arti i pilastri, il cuore gli impianti... ma la mente rappresenterebbe l'apertura da cui filtra la luce della vita. Un nuovo moto dev'essere necessariamente avviato. Per la nostra architettura, per la nostra stessa Civiltà. Allora cerchiamo di evitare prolusioni senza senso. Ammettiamo che abbiamo errato. Che, a parte qualche eccezione, l'architettura moderna del cemento armato fine a se stesso, freddo e senza anima, ha tolto la magia della differenziazione dei materiali, dello scervellamento inventivo sulle nuove forme architettoniche, sollevandoci peraltro solo da un problema sì e no di natura statica. Estetica e Statica. Questo è un vero dilemma. Ma Romani, Greci, popoli che utilizzavano materiali vivi, sono ancora lì. Testimoniati dai loro colossi dalla inaudita bellezza. Forse il futuro non è più su questo pianeta. Su questa povera e martoriata Terra. Forse dovremmo già pensare soprattutto allo spazio, inteso come ambiente privo di dimensioni tridimensionali. Forse. Sta il fatto che oggi viviamo ancora con i piedi per terra (si fa per dire) e il gusto del bello non è completamente appassito. Il 2000 è passato…quale Odissea ci attende?
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