ALCUNI ALTRI DOCUMENTI RELATIVI ALLA FRAMASSONERIA

APPENDICE V.
ALCUNI ALTRI DOCUMENTI RELATIVI ALLA FRAMASSONERIA

 

I. Lettera pastorale di Mons. Rendu.

Fin dall'anno 1858, in una pastorale della Quaresima, Mons. Rendu, vescovo d'Annecy, avea tracciato con una grande perspicacia ed una singolare intuizione dell'avvenire, il cammino che seguirebbe la setta per paralizzare il prete e distruggere l'azione del clero:

"Esiste una charta dettata dalla setta anticlericale; a forza di astuzie e di perversioni, gli adepti sono giunti a far entrare i suoi principali articoli, a volte ad uno ad uno, a volte improvvisamente, nella legislazione di quasi tutti i popoli d'Europa. È giusto, M. C. F., che voi conosciate questo cammino sotterraneo dei nemici delle vostre anime. Ora, ecco i principali articoli di questa costituzione anticristiana concepita e meditata nelle Società segrete per togliervi la più preziosa delle libertà, quella di operare la vostra salvezza e di conquistare mercé la fede cattolica il posto che vi è promesso nel regno di Dio. Gli adepti del razionalismo dicono a tutti i legislatori della cristianità ed a quelli che si chiamano uomini di Stato:

"Tenete il Sacerdote nella schiavitù, e quando si accorgerà di trovare le catene troppo pesanti, dite che quest'è la libertà.

"Date la libertà di coscienza agli eretici, agli ebrei, agli atei, ma abbiate cura che non ne godano il prete ed i cattolici.

"Attraversate, per quanto vi sarà possibile, il ministero del prete, separatelo dal popolo del quale egli è l'amico, il difensore, il sostegno.

"Non permettete che le opere di beneficenza ch'egli ha fondate passino per le sue mani e lo avvicinino al povero di cui egli è il confidente ed il consolatore.

"Per distruggere la sua influenza, toglietegli i beni che lo rendono indipendente, riducetelo al salario dell'impiegato dello Stato, alla condizione di mercenario.

"Toglietegli tutto ciò che potrebbe accrescere la considerazione che il popolo ha per lui, cacciatelo dai consigli, dalle assemblee deliberanti, dalle amministrazioni, da per tutto affinché cada nella condizione del paria.

"Ponete sotto tutela tutto quanto gli appartiene, fate, se è possibile, ch'egli sia estraneo nel presbiterio, nel camposanto e fino nella sua chiesa.

"Allontanatelo dall'infanzia, scacciatelo dalle scuole popolari.

"Secolarizzate l'insegnamento superiore in modo da interdirlo al prete.

"Nel timore ch'egli troppo spesso non parli alla ragione del popolo, diminuite il numero delle feste, impiegate le domeniche con esercizi, banchetti, divertimenti, ed occupazioni che allontanino il popolo dalla morale evangelica; ditegli soprattutto che il lavoro santifica la domenica meglio che la messa e la preghiera.

"Istituite delle feste nazionali, pagane o di qualunque natura esse sieno, purché esse facciano dimenticare le feste cristiane.

"Non permettete che i missionari vadano per le parrocchie ad agitare le coscienze ed a rinforzar la fede nel popolo.

"Per torre al prete il vantaggio di appoggiare i suoi insegnamenti colle parole della Scrittura, servitevi di questa stessa Scrittura per dimostrare tutte le dottrine che voi volete stabilire contro la Scrittura; date alla ragione individuale il diritto di interpretarla a modo suo, e di fare una religione di fantasia.

"Per indebolire il prete, sforzatevi di separarlo dai suoi. Sollevate il semplice prete contro il suo Vescovo, separate il Vescovo dal Sommo Pontefice. Rompete il legame della gerarchia e la Chiesa crollerà.

"Volete voi giungere a dominare più sicuramente la Chiesa? Appropriatevi il diritto di scegliere, di nominare e di formare i preti, fateli più che è possibile a vostra immagine. Procurate di avere l'ispezione delle scuole ecclesiastiche; riservatevi la nomina dei professori di Teologia, suggerite le loro lezioni. In luogo degl'inviati di Gesù Cristo e della sua Chiesa, cercate di avere dei maestri di religione che insegnino la vostra.

"Fintantoché voi non sarete i padroni delle coscienze, il vostro potere non sarà che un dispotismo incompleto.

"Per togliere al prete l'affezione assoluta che lo rende caro al popolo, studiatevi d'incatenarlo ad una famiglia. Sollevate l'opinione contro il celibato. Fate chiudere i monasteri, cacciate i religiosi, confiscate i loro beni, e quando essi saranno ridotti alla miseria, privati dei diritti di cittadini, sbanditi dalle opere di beneficenza, scacciati dalle scuole, disprezzati dai vostri pubblicisti, voi griderete più forte che mai contro le loro usurpazioni.

"Tutti non vi crederanno, che importa? Ve ne saranno sempre per paralizzare il partito clericale e per aiutarci a distruggerlo".

Nel 1850 un tale programma ha dovuto sembrare abbastanza chimerico a chi lo lesse. Senza dubbio, non si avrebbe mancato di tacciare d'esagerazione e d'inverosimiglianza il pubblicista cattolico il quale avesse annunciato che questi piani orditi nelle loggie avrebbero un giorno la loro esecuzione, si realizzerebbero pubblicamente. Dopo cinquant'anni, questo si è compiuto ed oltrepassato.

 

II. L'Anticoncilio di Napoli.

Mons. Martin vescovo di Natchitoches, negli Stati Uniti, che aveva assistito al Concilio Vaticano, pubblicò nel 1875 una pastorale in cui segnala il pericolo che la framassoneria presenta per tutti i paesi. Egli riferisce quanto segue, secondo documenti raccolti, ei dice, di prima fonte:

"Allorché, l'8 dicembre 1869, sotto la presidenza di Pio IX, la Chiesa rappresentata dai vescovi del mondo intero, venuti da tutte le parti dell'universo alla voce del principe dei pastori, apriva nel Vaticano quelle grandi assise, le più grandi che il mondo cristiano abbia mai visto dal suo parto doloroso sul Calvario, per giudicare i mostruosi errori dei tempi moderni, e mostrarsi alle anime deboli e smarrite, tanto inconcussa quanto ai primi giorni, in cui la mano del Cristo la stabilì, e più che mai elevata al disopra delle mobili incertezze delle opinioni umane, la pietra sulla quale riposano e l'infallibilità della fede del cristiano e l'integrità della morale evangelica, - lo stesso giorno, alla stessa ora, in Napoli, sotto il nome d'anticoncilio, la setta apriva anch'essa solennemente le sue grandi assise sotto la presidenza di Ricciardi, per rinnovare dopo più di diciotto secoli le condanne del pretorio e del sinedrio contro il Figlio di Dio, per ischernirlo, per percuoterlo al viso, per coronarlo di spine, per esporlo in veste da burla alle bestemmie dei peccatori e ripetere il grido dei giudei deicidi: "Non vogliamo ch'Ei regni sopra di noi". A quest'orgia veramente diabolica erano stati convocati e presero parte settecento delegati delle grandi Loggie degli Stati Uniti, del Messico, del Brasile, dell'Asia, dell'Africa, e di tutti i regni e principati d'Europa. Un incidente sollevato dall'imprudenza d'uno dei delegati forzò la polizia a sciogliere l'adunanza, dopo alcuni giorni di sedute, ed una sollevazione popolare provocata dalle orribili bestemmie di questi empii contro Gesù Cristo e la sua Immacolata Madre, costrinse i membri a disperdersi. Tuttavia, i piani d'azione erano stati fissati precedentemente, il presidente ebbe il tempo di comunicarli ai delegati, quali noi li vediamo oggi svolgersi sotto i nostri occhi, e di far proclamare le dichiarazioni dei principii della setta adottati dall'anticoncilio.

"La prima dichiarazione dei principii massonici firmata da tutte le commissioni dell'anticoncilio è così concepita, secondo il testo officiale della massoneria a Firenze:

"I sottoscritti, delegati delle diverse nazioni del mondo civile, riuniti a Napoli per prendere parte all'anticoncilio affermano i principii qui esposti: proclamano la libertà della ragione contro l'autorità religiosa, l'indipendenza dell'uomo contro il dispotismo della Chiesa e dello Stato, la scuola libera contro l'insegnamento del clero; non riconoscono altra base delle umane credenze che la scienza, proclamano l'uomo libero, e la necessità di abolire ogni Chiesa ufficiale. La donna deve essere emancipata dai vincoli che la Chiesa e la legislazione impongono al suo pieno sviluppo. La morale deve essere del tutto indipendente da ogni intervento religioso".

"Un'altra dichiarazione presentata da un delegato della gran loggia della capitale d'uno dei più grandi imperi d'Europa, accettata per acclamazione e contrassegnata dal Presidente, è più esplicita ancora. Essa dice quanto segue:

"I liberi pensatori riconoscono e proclamano la libertà di coscienza e la libertà d'esame. Essi considerano la scienza come l'unica base di ogni credenza, e per questo ripudiano ogni dogma fondato su di una rivelazione qualunque. Reclamano tutti i gradi dell'istruzione, gratuiti, obbligatorii ed esclusivamente laici e materialisti. In quanto concerne la questione filosofica e religiosa, considerano che l'idea di Dio è la sorgente ed il sostegno di ogni dispotismo e di ogni iniquità, considerando che la religione cattolica è la più completa e più terribile personificazione di quest'idea, che il complesso de' suoi dogmi è la negazione stessa della società, i liberi pensatori assumono l'obbligo di lavorare all'abolizione pronta e radicale del cattolicismo, alla sua distruzione, con tutti i mezzi, non esclusa la forza rivoluzionaria"".(1)

 

III. Concilio dell'ebraismo.

In questo stesso anno dell'apertura del Concilio Vaticano, il 29 giugno, nella festa di S. Pietro, s'era riunito a Lipsia,(2) sotto il nome di sinodo israelita, il concilio degli Ebrei.

Esso ebbe per presidente il prof. Lazarus di Berlino e per vice presidente il rabbino Geiger di Francoforte ed il cav. Giuseppe de Wertheimer di Vienna. Le due grandi frazioni di Ebrei riformisti e di Ebrei ortodossi si bilanciarono in questo concilio in cui figuravano i rappresentanti della Germania, della Russia, della Turchia, dell'Austria, dell'Inghilterra, della Francia, dei Paesi Bassi, ecc. ecc.

Noi abbiamo riferito più sopra (p. 254) la proposta che vi fu adottata per acclamazione dalle due frazioni del Giudaismo:

"Il sinodo riconosce che lo sviluppo e la attuazione dei principii moderni sono le più sicure garanzie del presente e dell'avvenire del Giudaismo e de' suoi membri. Essi sono le condizioni più energicamente vitali per l'esistenza espansiva e per il più alto sviluppo del Giudaismo".

I principii moderni, - i più autorevoli fra gli ebrei ce lo dicono, e noi lo vediamo, - ebraizzano il mondo e preparano il regno dell'ebraismo, cioè l'epoca messianica che ci promette l'Alliance universelle.

Molto prima di questo concilio, Cahen, uno degli organi più autorevoli dei moderni ebrei, avea detto: "Il Messia è venuto per noi il 28 febbraio 1790 coi diritti dell'uomo". (Archivii israeliti, VIII, p. 801, an. 1847).

 

 

Annotazioni

(1) Il F... Andrieux, che fu dopo prefetto di polizia, e poi ambasciatore al Vaticano, era stato delegato all'anticoncilio dalle Logge di Lione. Quando gli fu data questa delegazione, l'Excommunié nel suo numero del 27 novembre 1869, l'annunziò in questi termini:
"Il candidato dell'Excommunié, Luigi Andrieux, è stato acclamato ad unanimità come delegato al Concilio di Napoli. Il programma libero-pensatore che il cittadino Andrieux ha sviluppato ci assicura di essere rappresentati in tutta l'estensione ed energia delle nostre convinzioni".

(2) Vi ha a Lipsia, una loggia interamente composta di ebrei. All'occasione della fiera che fa giungere in questa città una parte degli alti negozianti ebrei e cristiani dell'Europa intera, la loggia ebrea segreta è ogni volta permanente, e non vi è ricevuto mai nessun cristiano. (Le Juif, le Judaïsme et la judaïsation des peuples chrétiens, di Gougenot des Mousseaux, p. 343).