DOCUMENTI RELATIVI AGLI EBREI

APPENDICE VI.
DOCUMENTI RELATIVI AGLI EBREI (1)

 

I. Lettera di Simonini a Barruel.

Fra le carte lasciate da Barruel si trova la copia fatta da lui d'una lettera a lui indirizzata da Firenze il 5 agosto 1806 e giunta il 20 a Parigi. L'originale come si vedrà fu mandato a Pio VII. Altre copie autentiche ne furono tratte ed inviate a parecchi vescovi. Un corrispondente della Verità trovò una di esse, sono già quindici anni, negli archivi d'un vescovo e ne mandò copia alla redazione il 2 ottobre 1893.

Il vescovo di questa diocesi avea comunicato quel documento nel 1822 ad un celebre convertito e gli avea scritto in testa: "N. - Non è necessario di ritornarmi questa copia che M*** m'ha pregato di trasmettervi".

Colui al quale era fatta questa comunicazione, rimise il documento al vescovo il 9 maggio 1822 con una lettera che si trova in originale negli stessi archivii e dove si leggono queste righe: "Ho l'onore di rimettere a V. Altezza le carte che Ella ha voluto comunicarmi, da parte di M***. La lettera di Firenze, riguardante gli ebrei m'era già nota; il Marchese di Montmorency me l'avea mostrata a Parigi...".

Ecco detto documento, esso porta questo Nota bene di Barruel. "Io copio anche i falli di grammatica.

"J. M. Firenze, 5 Agosto 1806.

"Signore, sono pochi mesi che, fortuitamente, fui tanto avventurato d'aver conosciuta la vostra eccellente opera intitolata: Mémoires des Jacobins. L'ho letta; o piuttosto l'ho divorata con indicibile piacere, e ne ho tratto grandissimo profitto e lumi anche maggiori per la mia povera condotta, tanto più che vi ho trovato esattamente dipinte moltissime cose, di cui io fui, nel corso della mia vita, testimonio oculare, ma però senza bene comprenderle. Ricevete dunque, Signore, da un ignorante militare, come sono, le più sincere felicitazioni sulla vostra opera, che si può a buon diritto chiamare l'opera per eccellenza dell'ultimo secolo. Oh! quanto bene avete smascherato queste sette infami che preparano le vie all'Anticristo, e sono i nemici implacabili, non solamente della religione cristiana, ma di ogni culto, di ogni società, di ogni ordine. Ve ne ha una però che voi non avete toccato che leggermente. Forse l'avete fatto a posta, perché ess'è la più conosciuta, e per conseguenza la meno a temere. Ma, secondo me, essa è oggi la potenza più formidabile, se si considera le sue grandi ricchezze e la protezione che gode in quasi tutti gli Stati d'Europa. Voi ben capite, Signore, che io parlo della setta giudaica. Essa sembra del tutto separata e nemica delle altre sette; ma realmente non l'è. In fatti, basta che una di queste si mostri nemica del nome cristiano perché essa la favorisca, la stipendi, la protegga. E non l'abbiamo noi vista, e non la vediamo prodigare il suo oro ed il suo argento per sostenere e guidare i moderni sofisti, i Framassoni, i Giacobini, gl'Illuminati? Gli ebrei, dunque, con tutti gli altri settari, non formano che una sola frazione, per distruggere, se è possibile, il nome cristiano. E non crediate, Signore, che tutto questo sia una mia esagerazione. Io non espongo alcuna cosa che non mi sia stata detta dagli ebrei stessi, ed ecco come: mentre il Piemonte, mia patria, era in rivoluzione, io ebbi campo di frequentare e di trattare confidenzialmente con loro. Essi furono tuttavia i primi a ricercarmi, ed io, siccome allora non ero tanto scrupoloso, finsi di legarmi con loro in una stretta amicizia, ed arrivai a dir loro, pregandoli del più rigoroso segreto, che io era nato a Livorno, da una famiglia ebrea, ma che giovinetto ancora era stato allevato da non so chi; ch'io non sapeva s'io fossi battezzato, e che, quantunque all'esteriore io vivessi e facessi come i cattolici, nel mio interno però, io pensavo come quelli della mia nazione, per la quale sempre avea conservato un tenero e segreto amore. Allora essi mi fecero le più grandi offerte e mi donarono tutta la loro, confidenza; mi promisero di farmi divenir generale, se volea entrare nella setta dei framassoni; mi mostrarono somme d'oro e d'argento, ch'essi distribuivano, egli mi disse, per coloro che abbracciavano il loro partito, e vollero assolutamente farmi il regalo di tre armi decorate dei segni della framassoneria, ch'io accettai per non disgustarli e per impegnarli sempre più a dirmi i loro segreti. Ecco dunque ciò che i principali e più ricchi Ebrei mi comunicarono in varie circostanze:

"1° Che Manès e l'infame vegliardo della montagna erano usciti dalla loro nazione; - 2° che i Framassoni e gl'Illuminati erano stati istituiti da due ebrei, dei quali mi dissero i nomi, ma, per disgrazia, mi sono sfuggiti dalla memoria; 3° che, in una parola, da loro traevano origine tutte le sette anticristiane, che attualmente erano sì numerose nel mondo ch'esse arrivavano a più milioni di persone di ogni sesso, di ogni stato, di ogni rango e di ogni condizione; - 4° che nella nostra sola Italia esse aveano per partigiani più di 800 ecclesiastici, tanto secolari che regolari, fra i quali molti Parrochi, pubblici Professori, Prelati, qualche Vescovo, qualche Cardinale, e che, fra breve, cui non disperavano di aver un Papa del loro partito; (supponendo che questo fosse uno scismatico, la cosa diviene possibile); - 5° che parimenti, in Ispagna, essi aveano un gran numero di partigiani, anche nel Clero, benché in questo Reame fosse ancora in vigore la maledetta Inquisizione; - 6° che la famiglia dei Borboni era la loro più grande nemica; che, fra qualche anno, speravano di distruggerla; - 7° che per meglio ingannare i cristiani essi stessi si fingono cristiani, viaggiando e passando da un paese all'altro con falsi certificati di battesimo, che acquistavano da certi Curati avari e corrotti; - 8° ch'essi sperano a forza di danaro e di raggiri ottener da tutti i governi uno stato civile, come lo hanno ottenuto in molti paesi; - 9° che possedendo i diritti di cittadini come tutti gli altri, essi acquisteranno le case e le terre per quanto sta in loro, e che per mezzo dell'usura giungeranno ben presto a spogliare i cristiani dei loro beni fondiarii e dei loro tesori. Questo comincia ad effettuarsi in Toscana ove gli Ebrei esercitano impunemente l'usura la più esorbitante e fanno immensi e continui acquisti tanto in campagna che nelle città; - 10° che per conseguenza, essi si promettevano in meno di un secolo di essere i padroni del mondo, di abolire tutte le altre sette per far regnare la loro, di far altrettante sinagoghe delle Chiese dei Cristiani, e di ridurre il resto di essi ad una vera schiavitù.

"Ecco, Signore, i perfidi progetti della Nazione Ebrea, che io ho inteso colle mie proprie orecchie. Senza dubbio, è impossibile che tutti li possano effettuare, perché sono contrari alle infallibili promesse da Gesù Cristo fatte alla sua Chiesa, ed alle diverse profezie che annunziano chiaramente che questo popolo, ingrato ed ostinato, deve restar errante e vagabondo, nel disprezzo e nella schiavitù, finché arrivi a conoscere il vero Messia ch'egli ha crocifisso, e faccia, nell'ultimo tempo, la consolazione della Chiesa, abbracciandone la fede. Tuttavia essi possono far molto male se i Governi continuano a favorirli, come l'han fatto da molti anni. Sarebbe dunque molto desiderabile che una penna energica e superiore come la vostra facesse aprire gli occhi ai suddetti Governi, e li istruisse a far ritornare questo popolo nell'abbiezione che gli è dovuta, e nella quale i nostri padri più politici e più giudiziosi di noi ebbero sempre cura di tenerli. Per questo, Signore, io v'invito in mio nome particolare, pregandovi di perdonare ad un Italiano, ad un soldato, gli errori di ogni genere che troverete in questa lettera. Io vi auguro dalla mano di Dio la più ampia ricompensa pegli scritti luminosi di cui avete arricchito la sua Chiesa, e ch'Egli ispiri per voi, a chi li legge, la più alta stima ed il più profondo rispetto nei quali ho l'onore di essere, Signore, vostro umilissimo ed obbedientissimo servo.

"Giovanni Battista Simonini".

"PS. "Se in questo paese vi posso servire in qualche cosa, e se voi avete bisogno di nuovi schiarimenti sul contenuto della presente, fatemelo sapere, e sarete obbedito".

Note aggiunte da Barruel alla copia di questa lettera:

NB. I. - "Riflettendo, l'oggetto di questa lettera parrebbe incredibile, e, almeno in sana critica, quante prove esigerebbe impossibili ad acquistarsi! Mi son ben guardato dal pubblicare niente di simile. Tuttavia io credetti mio dovere di comunicarla al cardinal Fesch, affinché egli ne facesse presso l'Imperatore l'uso che ne giudicasse a proposito. Altrettanto feci presso Desmaretz perch'egli ne parlasse al capo di polizia se lo credesse utile.

Credo di aver fatto meglio di non pubblicare alcuna cosa di simile.

Comunicando a quelle persone questa lettera, il mio fine era d'impedire l'effetto che poteva avere il Sinedrio convocato a Parigi dall'Imperatore. Essa fece tanto maggiore impressione su Desmaretz in quanto che allora era occupato nelle ricerche sulla condotta degli ebrei, i quali, mi disse, erano in Alsazia assai peggiori che non in Toscana. Egli avrebbe voluto tenere l'originale, io glielo ho rifiutato, riservandomi d'inviarlo al Papa, come feci, pregandolo di fare su Simonini le convenienti investigazioni per saper il grado di fiducia che meritava questa lettera. Qualche mese più tardi S. Santità mi fece scrivere dall'abate Testa, suo segretario, che tutto annunciava la veracità e la probità di colui che m'avea scoperto tutto quello di cui diceva d'essere stato testimonio. In seguito, le circostanze non avendomi permesso di comunicare con Simonini, io ho creduto dover mantenere sull'oggetto della lettera un profondo silenzio, ben assicurato che, se non mi si credeva, tanto meglio era il non aver detto niente.

NB. 2. - All'arrivo del re, gli ho fatto pervenire una copia della lettera.

Per capire quest'odio degli ebrei contro i Re di Francia, bisogna rimontare fino a Filippo il Bello, il quale, nell'anno 1306 aveva scacciato dalla Francia tutti gli ebrei e s'era impossessato di tutti i loro beni. Di qui, in progresso di tempo, causa comune coi Templarii. - Origine del grado di Kadoc.

NB. 3. - Io seppi, per mezzo d'un framassone iniziato ai grandi misteri della setta, che vi sono molti ebrei, sopratutto negli alti gradi.

Tutto ciò che è indicato in questa lettera scritta ai primi giorni dei secolo XIX, non s'è egli avverato, e non è sotto i nostri occhi al principio del secolo XX?

Chi dirà in qual misura si sono cresciute le ricchezze degli ebrei, e qual'influenza esercitano essi oggi in tutti gli Stati d'Europa?

Di più, non è egli evidente ch'essi proteggono, favoriscono, stipendiano tutto quanto è contrario al nome cristiano?

Lo stato civile che loro permette di appartenere nello stesso tempo a due nazionalità, alla loro ed a quella in cui sono entrati, essi l'hanno ottenuto da tutti i governi che hanno accolto presso di loro i principii dell'89.

Noi vediamo anche troppo l'uso che fanno di questa situazione. Se lo sono proposto e lo compiono: spogliare quelli che, sì benevolmente, hanno loro aperte le braccia.

E come lo predicevano, in meno di un secolo, sono divenuti i nostri padroni; essi intraveggono il giorno che saranno i padroni del mondo.

Come volevano, la famiglia dei Borboni è scacciata da tutti gli Stati dov'essa regnava.

Nell'ordine religioso non hanno ottenuto tutto quello che desideravano; ma che non hanno essi mai fatto?

Infine non è sinistramente interessante di raffrontare ciò ch'è detto in questo documento: "fra poco non disperano di aver un papa del loro partito", giacché per questo principalmente è stata costituita l'Alta Vendita, circa venticinque anni dopo l'invio di questa lettera? Si rileggano i sopra citati scritti di Nubius e degli altri congiurati.

 

II. La legge degli Ebrei dopo la dispersione.

Da Cristo fino a noi l'ebreo ha attinto la sola e vera ortodossia giuridica nel Talmud e non nella legge di Mosè.

Un autore israelita ben conosciuto (Singer) disse con tutta ragione: "Sono in completo errore colore che si lusingano di conoscere la nostra religione studiando la Bibbia.

"Ciò che regola la vita religiosa dell'ebreo dal primo respiro all'ultimo sospiro sono le opere che compongono l'immenso edifizio della legislazione talmudista".

A gran torto adunque si considera l'antico Testamento come il codice religioso degli attuali ebrei: "Il codice è il Talmud, il quale, come fa osservare Chiarini, non è atto che a far loro perdere il buon senso e corrompere il loro cuore a nome dell'Eterno". (Mons. Meslin, Les Lieux saints, t. III, p. 549).

"Il Talmud - disse da parte sua il gran rabbino Trenel, direttore del seminario rabbinico - ebbe in tutti i tempi dei violenti detrattori e degli apologisti appassionati. Per duemila anni, è stato ed è ancora un oggetto di venerazione pegli israeliti dei quali è il codice religioso".(2)

Che cosa è dunque il Talmud? Il Talmud è una raccolta cominciata circa 150 anni dopo la morte di N. S. Gesù Cristo da un rabbino chiamato Giuda, continuata da altri rabbini e terminata solamente alla fine del secolo V. Ecco, secondo un dotto rabbino ebreo, convertito al cattolicismo, Drach, quanto dobbiamo pensarne:

"Noi che, per professione, abbiamo per lungo tempo insegnato il Talmud e spiegato la sua dottrina, dopo averne seguito un corso speciale per lunghi anni sotto i più rinomati dottori israeliti di questo secolo ..., noi ne parleremo con conoscenza di causa e con imparzialità ...; diremo ciò che lo raccomanda e ciò che lo condanna ... Talmud è un termine ebraico-rabbinico che significa dottrina, studio. Esso declina più particolarmente il gran corpo della dottrina degli ebrei, alla quale hanno lavorato successivamente, ed in epoche differenti, i più accreditati dottori in Israello. Esso è il codice completo, civile, religioso della Sinagoga. Il suo fine è di spiegare la dottrina di Mosè, conformemente allo spirito della tradizione verbale ...

"Se il giudizioso lettore del Talmud ha spesso motivo di affliggersi per le strane aberrazioni in cui può cader lo spirito umano privo della vera fede; se più d'una volta le turpitudini del cinismo rabbinico obbligano il pudore a velarsi la faccia; se la Chiesa è fatta bersaglio di atroci ed insensate calunnie che l'odio empio dei Farisei vi spande su tutti gli oggetti della sua venerazione religiosa, il teologo cristiano vi raccoglie dei dati e delle tradizioni preziose per la spiegazione di più d'un testo oscuro dell'antico Testamento, e per convincere i suoi avversari religiosi dell'antichità come della santità dei dogmi cattolici".

Esistono due redazioni del Talmud, quella di Gerusalemme e quella di Babilonia, composta per riformare i difetti della prima.

"Il Talmud di Babilonia - dice Achille Laurent, uno dei membri della Società orientale, che in questi ultimi tempi ha più profondamente studiata la questione ebrea - è il solo che sia seguito. Esso forma una collezione che non ha meno di dodici volumi in-foglio. È il codice religioso degli ebrei moderni, molto differente da quello degli antichi ebrei. In esso sono compendiate tutte le credenze; e quando si ha il coraggio di percorrere questa immensa raccolta, vi si trovano le cause che sempre fanno sollevare i popoli contro i resti dispersi d'Israele ... Da questo commentario sono derivate le chimere della cabala, i pericolosi errori della magia, l'invocazione dei buoni e cattivi spiriti, un lungo ammasso di errori morali, ed una teogonia tolta dalla Caldea e dalla Persia ... Il commentario distrugge la legge coi principii di odio che esso contiene per tutti gli uomini che non fanno parte di quello ch'esso chiama il popolo di Dio".(3)

È così che il Talmud fu il provocatore supremo dei più antisociali costumi, e l'ispiratore d'un forsennato odio contro i cristiani. Drach c'insegna che, fin da quando la conoscenza della lingua ebraica si è propagata in Europa, i tipografi ebrei hanno preso la precauzione di sopprimere i passaggi che contengono orrori e detestabili raccomandazioni contro i cristiani ed il cristianesimo lasciando delle lacune in loro luogo, e per rimediare a tali lacune, i rabbini insegnano verbalmente ciò che esse indicano. Talvolta anche, rimettono e ripristinano a mano nei loro esemplari le soppressioni. "Questo è successo, - dic'egli - nell'esemplare del Talmud che io possiedo".

Il Talmud ha soprattutto per fine d'inculcare agli ebrei questa fede, che cioè essi compongono una razza umana superiore, destinata a dominare su tutto l'universo e a dar loro i mezzi di raggiungere questa dominazione.

Già da un secolo, coll'aiuto della Rivoluzione, gli ebrei si son messi con nuovo ardore a proseguire l'ideale della loro razza e ad impadronirsi per ciò di tutte le forze vive dei popoli che hanno avuto l'imprudenza di accoglierli fra di loro sulla base dell'eguaglianza, adoperando con loro la morale cristiana, mentre gli ebrei non conoscono che la morale talmudica.

Ed è in tal modo che essi sono pervenuti in Francia a dominarci, o piuttosto a tiranneggiarci nella politica, nel governo, nell'alta banca, nelle finanze, nell'industria, nella stampa e nell'opinione.

Gougenot des Mousseaux espone in questi termini i frutti prodotti dal Talmud nell'anima ebrea e nella razza d'Israele:

"La legge religiosa dell'ebreo della franca ortodossia è una legge d'esclusione e di odio; ma egli non vi fuggirà, poiché vive di voi. Il furto, l'usura, la spogliazione dei cristiani sono uno de' suoi diritti, poiché il non ebreo davanti a lui non è che un semplice bruto incapace di possedere; e per l'ebreo la proprietà che possiede questo bruto, è un furto. Nessuna legge gli impone il rispetto dei beni, nessuna il rispetto alla vita di questo infedele. Che voi lo chiamiate, che voi lo respingiate, fate conto d'averlo sempre per vicino: ma sia che lo perseguitiate, sia che lo schiacciate, per così dire, sotto il peso de' vostri beneficii, voi non l'avrete mai per prossimo: mai vi terrà per suo simile".

In una parola, la dottrina antisociale del talmudista è la morte della civiltà cristiana.

 

III. Parole di Beaconsfield.

Un uomo di Stato, figlio d'un ebreo e d'una ebrea, Disraeli, primo ministro in Inghilterra, nel Coningsby (p. 183-184, traduzione francese, p. 148 e seg.) ha esposto, nel 1844, con una indicibile compiacenza, agli occhi del mondo ebraizzante, cioè datosi in balìa agl'istinti che il cristianesimo vuol reprimere, la superiorità crescente che la razza ebrea, realizzando i progetti qui sopra esposti, prende in Europa, e com'essa prepari il suo regno universale.

"Dopo le lotte mille volte ripetute ... sulle nostre teste piombò il peso di quindici secoli di soprannaturale servitù. Ma, lungi dall'essere schiacciati sotto questo fardello d'oppressione e d'ignominie, noi abbiamo sfidati gli sforzi dell'invenzione umana, che si consumava alla nostra rovina ... (4) Gli ebrei! gli ebrei! Eppure vedeste voi mai pronunciarsi in Europa un movimento di qualche importanza, senza che gli ebrei vi figurino e vi prendano la loro gran parte?

"... Questa diplomazia russa, sì piena di misteri, e davanti alla quale impallidisce tutta l'Europa occidentale, chi l'organizza e la dirige? Gli ebrei! La potente rivoluzione che si prepara e si macchina in Germania, dove, di fatto, ben presto vi sarà una seconda riforma ben più considerevole della prima,(5) sotto quali auspici prende essa la pienezza del suo sviluppo? Sotto gli auspici dell'ebreo. Chi in Germania si è appropriato il monopolio quasi completo di tutte le cattedre professorali? Néandre, il fondatore del cattolicismo spirituale, e Régius, il professore di teologia nella Università di Berlino, non sono essi due ebrei? Bénary, questa illustrazione della stessa Università, non è forse un ebreo? Ed è un ebreo anche quel Wehl, il professore d'Heidelberg ... In una parola, qual è il nome dei professori tedeschi di razza ebrea? Questo nome, è legione!

"Al mio arrivo a Pietroburgo ebbi un colloquio col ministro delle finanze di Russia, il conte Cancrim; era il figlio d'un ebreo della Lituania.

"In Ispagna, io avea ottenuto dal ministro Mendizabal un'udienza. Mendizabal è, come lo sono io stesso, il figlio d'un ebreo, d'un convertito della provincia d'Aragona.

"A Parigi, volli farmi un'opinione del presidente del Consiglio, ed ebbi dinanzi agli occhi un eroe, un maresciallo dell'Impero (colui che un giorno poco mancò non si assidesse sul trono di Portogallo), in una parola, il figlio d'un ebreo francese, Soult. E che! Soult, un ebreo? Sì senza dubbio, come molti altri marescialli dell'impero, in capo ai quali Massena, che appo noi si chiama Manasseh ...

"Lasciai Parigi per Berlino, ed il ministro ch'ebbi a visitare non era altro che un ebreo prussiano ... Questo mondo è governalo da tutt'altri personaggi, che non si figurino coloro che non vedono ciò che avviene dietro le scene ..."

Dunque, nel 1844, i Ministeri dei più grandi paesi d'Europa erano diretti non dai loro sovrani, ma dagli ebrei. Lo dice e lo dimostra un primo ministro d'Inghilterra.

Dopo questa data, la potenza dell'ebreo non ha fatto che aumentare.

"Essi tengono stretta, come in una rete, nell'ora presente, tutta la società cristiana" - scriveva nel 1868 il Padre Ratisbonne, ebreo di nascita.

 

IV. Discorso - programma d'un rabbino.

La Rivista intitolata Le Contemporain, edita a Parigi, ha pubblicato nel tomo XXII della 3a serie, fascicoli di luglio, agosto, settembre, ottobre e novembre dell'anno 1881, uno studio in venti capitoli sottoscritti da Wolski, sulla vita intima e segreta degli ebrei, particolarmente in Russia.

Questo studio si fonda specialmente su d'un libro pubblicato in lingua russa a Vilna, nel 1870, da un ebreo convertito, Brafmann: Livre sur le Kahal. Questa pubblicazione sommamente spiacque agli ebrei i quali acquistarono, per bruciarli o nasconderli, tutti gli esemplari di cui poterono impadronirsi, Wolski dice di possederne uno, e ne' suoi venti capitoli ne tradusse i tratti più salienti.

Il Kahal consiste nel governo amministrativo degli ebrei, ed il loro tribunale giudiziario si chiama Bec-Dinc, sono le due autorità alle quali gli ebrei sono sottomessi, e le cui prescrizioni eseguiscono ciecamente. Il Livre sur le Kahal contiene più di mille disposizioni del Kahal, e altresì atti, notizie, lettere, ecc. ecc. Tutti questi documenti levano il velo che nasconde l'interna organizzazione della società ebrea, le mene secrete, i modi fraudolenti coi quali gli ebrei che, anticamente, non erano punto ammessi al godimento di diritti civili, sono pervenuti, nella maggior parte degli Stati d'Europa, a soppiantare, negli affari, l'elemento estraneo alla loro razza, ad accumulare grandiosi capitali, ad ipotecare a loro vantaggio le proprietà immobiliari, a rendersi padroni del commercio e dell'industria, ed infine ad impadronirsi della posizione influente, dominatrice, che attualmente occupano in Europa e nel mondo intero.

Tutte le disposizioni del Kahal pubblicate da Brafmann nel suo libro datano dal 1794 al 1833. "La loro autenticità, - dic'egli - è constatata dalla vecchiezza della carta sulla quale sono scritte, dall'uniformità di scrittura del notaio che le ha redatte, dai segni d'acqua sulla carta che indicano le lettere B. O. F. E. B.; infine dalle sottoscrizioni che sono tutte identiche sui documenti di date differenti".

Wolski, nello studio pubblicato nel Contemporain non dà di questi documenti che quelli che più importano al fine ch'egli si proponeva nel suo studio. Egli li fa precedere da un brano tratto da un'opera inglese pubblicata da Giovanni Readcliff sotto questo titolo: Resoconto degli avvenimenti politico-istorici avvenuti negli ultimi dieci anni.

Il documento estratto da questo libro e che noi qui sotto pubblichiamo(6) è un discorso pronunziato verso la metà del secolo XIX in una riunione segreta da un gran rabbino. Nessun'altra cosa meglio prova la perseveranza con cui il popolo ebreo alimenta da tempo immemorabile e con tutti i mezzi possibili l'idea e l'arte di regnar su tutta la terra.

Nel 1806, Bonald richiamava la parola del celebre Herder che nel suo Adrastée faceva questa predizione: "I figli d'Israele che ovunque fanno uno Stato nello Stato, con una condotta sistematica e ragionata verranno a capo di ridurre i cristiani a non essere altro che loro schiavi. Non illudiamoci, il dominio degli ebrei sarà duro come quello di ogni popolo da lungo tempo oppresso che si trova a livello de' suoi antichi padroni".

Il discorso in parola è il commentario di queste parole.

"I nostri padri hanno trasmesso agli eletti d'Israele il dovere di riunirsi una volta al secolo intorno alla tomba del gran maestro Caleb, santo Rabbino Simeone-Ben-Jhuda, la cui scienza dà egli eletti di ogni generazione il potere sulla terra e l'autorità su tutti i discendenti d'Israele.

"Son già diciotto secoli che dura la guerra d'Israele con quella potenza che ad Abramo era stata promessa, ma che gli fu rapita dalla croce. Calpestato, umiliato da' suoi nemici, incessantemente sotto la minaccia della morte, della persecuzione, di ratti e di stupri di ogni specie, il popolo d'Israele non soccombette, e s'egli è disperso per tutta la terra, vuol dire che tutta la terra gli deve appartenere.

"Da molti secoli, i nostri dotti coraggiosamente lottano contro la croce e con una perseveranza che niente può arrestare. Il nostro popolo gradualmente si eleva e la sua forza ogni giorno s'ingrandisce. A noi appartiene questo Dio dal giorno che Aronne ci ha innalzato nel deserto, questo vitello d'oro, questa divinità universale dell'epoca.

"Allorquando noi ci saremo fatti gli unici possessori di tutto l'oro della terra, la vera forza passerà nelle nostre mani, ed allora si compiranno le promesse che sono state fatte ad Abramo.

"L'oro, la più gran potenza della terra, l'oro che è la forza, la ricompensa, l'istrumento d'ogni potere, tutto quello che l'uomo teme e che desidera, ecco il sol mistero, la scienza più profonda dello spirito che regge il mondo. Ecco l'avvenire.

"Diciotto secoli appartennero ai nostri nemici: il secolo presente, ed i secoli futuri devono appartenere a noi, popolo d'Israele, e sicuramente ci apparteranno.

"Ecco la decima volta, dopo mille anni di atroce ed incessante lotta coi nostri nemici, che in questo cimitero si riuniscono, intorno alla tomba del nostro grande maestro Caleb, santo Rabbino Simeone-Ben-Jhuda, gli eletti di ogni generazione del popolo d'Israele, allo scopo di concertare sui mezzi di cui dobbiamo trar profitto, per la nostra causa, degli errori e peccati che non cessano di commettere i cristiani nostri nemici.

"Ogni volta, il nuovo sinedrio ha proclamato e predicato la lotta ad oltranza coi nostri nemici: ma in nessuno dei precedenti secoli, i nostri antenati erano pervenuti a concentrare nelle nostre mani tant'oro, e per conseguenza tanta forza quanta il decimonono secolo ci ha fornito. Noi possiamo dunque lusingarci, senza temeraria illusione, di raggiungere ben tosto la nostra meta e di gettar uno sguardo sicuro verso il nostro avvenire.

"Le persecuzioni e le umiliazioni, quei tempi oscuri e dolorosi che il popolo d'Israele ha sopportato con eroica pazienza, sono fortunatamente passati per noi grazie al progresso della civiltà nei cristiani, e questo progresso è il migliore scudo dietro al quale noi possiamo ripararci ed agire per superare con passo rapido e fermo lo spazio che ci separa dal nostro fine supremo.

"Gettiamo soltanto uno sguardo sullo stato materiale dell'epoca, ed analizziamo i vantaggi che si sono procurati gli israeliti fin dal principio dell'attuale secolo, col solo mezzo della concentrazione nelle loro mani degl'immensi capitali di cui essi dispongono in questo momento. Così a Parigi, a Londra, a Vienna, a Berlino, ad Amsterdam, ad Amburgo, a Roma, a Napoli, ecc., e presso tutti i Rothschild, ovunque gl'israeliti sono i padroni della situazione finanziaria col possesso di parecchi miliardi, senza contare che in ogni località di secondo e terzo ordine, sono pur essi i possessori dei fondi in circolazione, e che dappertutto, senza i figli d'Israele, senza la loro immediata influenza non potrebbe eseguirsi alcuna operazione finanziaria, nessun lavoro importante.

"Oggi, tutti gl'imperatori, re e principi regnanti sono sopraccarichi di debiti contratti per la conservazione di grandi e permanenti eserciti, affine di sorreggere i loro vacillanti troni. La Borsa fissa il prezzo e regola questi debiti, e noi su tutte le piazze siamo in gran parte padroni della Borsa. Dobbiamo studiarci dunque di facilitare sempre più i prestiti, affine di renderci i regolatori di tutti i valori, e, per quanto si potrà fare, prendere, come pegno per assicurare i capitali che noi forniamo ai paesi, l'attivazione delle strade ferrate, delle loro miniere, delle loro foreste, delle loro grandi fucine e manifatture, ed eziandio di altri immobili, nonché l'amministrazione delle imposte.

"L'agricoltura resterà sempre la grande ricchezza di ogni paese. Il possesso di grandi proprietà territoriali produrrà sempre onori ed una grande influenza ai titolari. Di qui ne segue che i nostri sforzi devono tendere altresì allo scopo che i nostri fratelli facciano degl'importanti acquisti territoriali. Noi dunque dobbiamo, per quanto è possibile, spingere a sminuzzare queste grandi proprietà a fine di rendercene più facile e pronto l'acquisto.

"Sotto il pretesto di venire in sollievo delle classi laboriose, bisogna far sostenere ai grandi possessori di terre tutto il peso delle imposte, e quando la proprietà sarà nelle nostre mani, tutto il lavoro dei proletari cristiani sarà per noi sorgente d'immensi beneficii.

"La povertà è la schiavitù, ha detto il poeta; il proletariato è l'umilissimo servo della speculazione, ma l'oppressione e l'influenza sono le umilissime serve dello spirito che ispira e stimola l'astuzia; e chi potrà negare ai figli d'Israele lo spirito, la prudenza e la perspicacia?

"Il nostro popolo è ambizioso, orgoglioso, avido di godimenti. Dove si trova la luce, vi è pure l'ombra, e non è senza ragione che il nostro Dio ha dato al suo popolo eletto la vitalità del serpente, l'astuzia della volpe, l'occhio del falco, la memoria del cane, la solidarietà e l'associazione dei castori. Noi abbiamo pianto nella schiavitù di Babilonia, e siamo divenuti potenti. I nostri templi furono distrutti, e noi abbiamo rialzato nel loro luogo migliaia di templi. Per diciannove secoli noi fummo schiavi, e nel secolo presente ci siamo riabilitati e posti a cavaliere di tutti gli altri popoli.

"Si è detto che molti dei nostri fratelli in Israele si convertono ed accettano il battesimo cristiano. ... Che importa! ... I battezzati ci possono perfettamente servire e possono divenir per noi altrettanti ausiliari per progredire verso nuovi orizzonti, che ancora ci sono sconosciuti; poiché i neofiti sono sempre con noi, e malgrado il battesimo del loro corpo, sempre il loro spirito e l'anima loro restano fedeli ad Israele. Al più tardi, da qui a un secolo non saranno più i figli d'Israele che vorranno farsi cristiani, ma molti cristiani si arruoleranno alla nostra santa fede; ma allora Israele li rigetterà con disprezzo.

"Poiché la Chiesa cristiana è uno dei nostri più pericolosi nemici, con perseveranza dobbiamo lavorare per iscemarne la influenza; bisogna dunque innestare, per quanto è possibile, nelle intelligenze di coloro che professano la religione cattolica, le idee del libero pensiero, dello scetticismo, dello scisma, e provocare le dispute religiose sì naturalmente feconde di divisioni e di sette nel cristianesimo. Logicamente, bisogna cominciare dall'avvilire i ministri di questa religione; dichiariamo loro una guerra aperta, provochiamo il sospetto sulla loro divozione e sulla loro condotta privata, e col ridicolo e coll'ironia noi avremo ragione della stima inerente allo stato e all'abito.

"La Chiesa ha per nemica naturale la luce, che è il risultato dell'istruzione, effetto naturale della molteplice propaganda delle scuole. Accingiamoci a guadagnare l'influenza sui giovani allievi. L'idea del progresso ha per conseguenza l'eguaglianza di tutte le religioni; la quale, a sua volta, conduce alla soppressione, nei programmi scolastici, delle lezioni di religione cristiana. Gli israeliti, colla destrezza e collo studio, otterranno senza difficoltà le cattedre ed i posti di professore nelle scuole cristiane. Con ciò, la educazione religiosa resterà relegata nella famiglia, e siccome nella maggior parte delle famiglie manca il tempo per sorvegliare questo ramo d'insegnamento, lo spirito religioso grado grado si affievolirà, ed un po' alla volta scomparirà interamente.

"Ogni guerra, ogni rivoluzione, ogni scossa politica o religiosa ravvicina il momento in cui noi raggiungeremo il fine supremo verso il quale tendiamo.

"Il commercio e la speculazione, due rami fecondi di benefici, non devono mai uscire dalle mani israelite; e dapprima, bisogna accaparrare il commercio dell'alcool, del burro, del pane e del vino, poiché, con questo, noi ci rendiamo padroni assoluti di tutta l'agricoltura, ed in generale di tutta la economia rurale. Noi saremo i dispensatori del grano a tutti, ma se avesse a sopraggiungere qualche malcontento, prodotto dalla miseria, avremo sempre il tempo di gettarne la responsabilità sopra i governi.

"Tutti gl'impieghi pubblici devono essere accessibili agli israeliti, ed una volta titolari, noi sapremo, mediante la piacenteria e la perspicacia dei nostri fattori, penetrare fino alla prima sorgente della vera influenza e del vero potere. Ben s'intende che qui non si tratta che degli impieghi ai quali sono inerenti gli onori, il potere ed i privilegi, poiché per quelli che esigono il sapere, il lavoro e i fastidii, questi possono e devono essere abbandonati ai cristiani. La magistratura è per noi una istituzione di prima importanza. La carriera dell'avvocato sviluppa maggiormente la facoltà civilizzatrice, e maggiormente c'insinua vie più negli affari di questi naturali nemici, i cristiani, e con essa noi possiamo ridurli a nostra discrezione. Perché gli israeliti non diventeranno i ministri della pubblica istruzione, mentre hanno sì spesso avuto il portafoglio delle finanze? Gl'israeliti devono pure aspirare al grado di legislatori, colla mira di lavorare all'abrogazione delle leggi fatte dai Goim (infedeli, peccatori), contro i figli d'Israele, i veri fedeli, pel loro invariabile attaccamento alle sante leggi di Abramo.

"Del resto, su questo punto, il nostro piano è vicino alla sua completa realizzazione, poiché il progresso quasi dappertutto ci ha riconosciuto ed accordato i medesimi diritti cittadini dei cristiani; ma ciò che importa di ottenere, ciò che deve formare l'oggetto dei nostri incessanti sforzi, è una legge meno severa sul fallimento. Ne faremo per noi una miniera d'oro molto più ricca che non furono già le miniere d'oro della California.

"Il popolo d'Israele deve dirigere la sua ambizione verso quest'alto grado di potere da cui derivano la considerazione e gli onori; il più sicuro mezzo di pervenirvi è di avere il monopolio di tutte le operazioni industriali, finanziarie e commerciali, guardandosi da ogni insidia e da ogni speculazione che potessero esporlo al pericolo di processi giudiziari davanti ai tribunali del paese. Egli dunque porterà nella scelta di queste speculazioni, la prudenza ed il tatto che sono il distintivo della sua disposizione adatta agli affari.

"Noi non dobbiamo essere estranei a niuna cosa che apporti una distinta posizione nella società: filosofia, medicina, diritto, musica, economia politica, in una parola, tutti i rami della scienza, dell'arte, della letteratura sono un vasto campo in cui le buone riuscite devono in noi far ampia prova, e mettere in rilievo il nostro genio. Queste vocazioni sono inseparabili dalla speculazione; così la produzione d'una composizione musicale, fosse pure assai mediocre, fornirà ai nostri una ragione plausibile di elevare su di un piedestallo e di cingere d'un'aureola l'israelita che ne sarà l'autore. Quanto alle scienze, medicina e filosofia, esse devono fare egualmente parte del nostro dominio intellettuale. Un medico è introdotto nei più intimi segreti della famiglia, e, come tale, ha fra le sue mani la vita e la sanità dei cristiani, nostri mortali nemici.

"Noi dobbiamo incoraggiare le unioni matrimoniali fra israeliti e cristiani, poiché il popolo d'Israele, a questo contatto, senza arrischiar di perdere, non può che guadagnare da queste unioni; l'introduzione di una minima quantità di sangue impuro nella nostra stirpe, eletta da Dio, non potrebbe corromperla, ed i nostri figli e le nostre figlie procureranno, con questi matrimonii, delle parentele colle sole famiglie cristiane che abbiano qualche ascendente ed autorità. In ricambio del denaro che noi offriremo, è ben giusto che noi otteniamo l'equivalente in influenza su tutto ciò che ne circonda. La parentela coi cristiani non importa una deviazione dalla via che ci siamo tracciati; al contrario, con un po' di astuzia, essa ci renderà in qualche modo gli arbitri dei loro destini. Sarebbe desiderabile che gli israeliti si astenessero dall'aver per maestre delle donne di nostra santa religione, e che le scegliessero per questo ufficio fra le vergini cristiane. Sostituire il sacramento del matrimonio fatto in chiesa con un semplice contratto, davanti ad una autorità civile qualunque, sarebbe per noi di grande importanza, poiché allora le donne cristiane affluirebbero nel nostro campo.

"Se l'oro è la prima potenza di questo mondo, la seconda è, senza tema di essere contradetto, la stampa. Ma che può la seconda senza la prima? Siccome noi non possiamo realizzare tutto ciò che è stato detto e progettato più sopra senza l'aiuto della stampa, così bisogna che i nostri presiedano alla direzione di tutti i giornali quotidiani in ogni paese. Il possesso dell'oro, l'abilità nella scelta e nell'impiego dei mezzi di arrendevolezza delle capacità venali, ci renderanno gli arbitri dell'opinione pubblica, e ci daranno l'impero sulle masse.

"Così camminando passo passo in questa via e colla perseveranza che è la nostra grande virtù, noi respingeremo i cristiani e renderemo nulla la loro influenza. Noi suggeriremo al mondo in che egli deve prestar fede, che cosa egli deve onorare, e quello che deve maledire. Forse qualche individualità si solleverà contro di noi e ci lancierà l'ingiuria e l'anatema, ma le masse docili ed ignoranti ci ascolteranno e prenderanno il nostro partito. Una volta padroni assoluti della stampa, noi potremo cangiare a nostro bell'agio le idee sull'onore, sulla virtù, sulla rettitudine del carattere, e portar il primo assalto ed il primo colpo a quella, fino al presente, sacrosanta istituzione, la famiglia, e cominciarne la dissoluzione. Noi potremo estirpare la credenza e la fede in tutto ciò che i nostri nemici, i cristiani, hanno fino a questo momento venerato, e facendoci scudo dell'attrattiva delle passioni, dichiareremo un'aperta guerra a tutto ciò che ancora si venera e si rispetta.

"Che sia ben compresa ogni cosa, notata, ed ogni figlio d'Israele si penetri di questi veri principii. Allora la nostra potenza s'accrescerà come un albero gigantesco, i cui rami porteranno i frutti che si chiamano ricchezza, godimento, felicità, potere, in compenso di quella odiosa condizione, che, per lunghi secoli, è stata l'unica sorte del popolo d'Israele. Allorché uno dei nostri fratelli fa un passo avanti, l'altro lo segua da vicino; che se gli scivola il piede, da' suoi correligionari sia risollevato e soccorso. Se un israelita vien citato dinanzi ai tribunali del paese in cui abita, i fratelli in religione si dieno premura di dargli aiuto ed assistenza, ma soltanto quando il prevenuto abbia agito conformemente alle leggi che Israele strettamente osserva, e da tanti secoli ha tenuto per norma.

"È conservatore il nostro popolo, fedele alle religiose cerimonie, ed alle consuetudini che ci hanno legato i nostri antenati. Il nostro interesse è che almeno simuliamo lo zelo per le questioni sociali all'ordine del giorno, quelle specialmente che hanno influito al miglioramento della sorte dei lavoratori, ma, in realtà, i nostri sforzi devono tendere ad impadronirsi di questo movimento dell'opinione pubblica e dirigerla. L'accecamento delle masse, la loro propensione ad abbandonarsi all'eloquenza tanto vuota quanto sonora di cui fanno pompa i corifei, ne fanno una preda facile ed un doppio istrumento di popolarità e di credito. Noi senza difficoltà troveremo fra i nostri l'espressione d'artifiziosi sentimenti ed altrettanta eloquenza quanta i sinceri cristiani ne trovano nel loro entusiasmo.

"Bisogna, per quanto è possibile, conservare il proletariato, sottometterlo a coloro che hanno il maneggio del denaro. Per tal modo noi solleveremo le masse quando lo vorremo. Noi le spingeremo alle barricate, alle rivoluzioni, e ciascuna di queste catastrofi avanza d'un passo i nostri intimi interessi e rapidamente ci avvicina al nostro unico fine: quello di regnare sulla terra, come è stato promesso al nostro primo padre Abramo".

Se i fatti che si svolgono sotto i nostri occhi non fossero conformi, come lo sono, alle istruzioni date al suo popolo dal rabbino citato da Giovanni Readclif, noi potremmo dire che in questo documento vi ha della esagerazione. Ma ogni giorno ci apporta una nuova prova della sua spaventosa realtà.

La perdita della Francia e degli Stati cattolici, poi quella degli altri Stati cristiani è una cosa decisa. Essa non è più che una questione di tempo se i popoli non ritornano alla Chiesa ed a' suoi precetti, e se di nuovo non ispiegano lo stendardo della Croce, che fu loro salvaguardia per tanti secoli e che i loro nemici vogliono far sparire.

 

V. Parole di Houston - Steward Chamberlain.

Un inglese, Houston-Steward Chamberlain, stabilitosi a Vienna, in Austria, pubblicava recentemente un libro: Les Assises de la civilisation, che in Germania ha ottenuto un grandioso successo. Guglielmo II, dopo averlo divorato, lo lesse ad alta voce alla sua famiglia, e ne ha distribuito a destra ed a sinistra parecchie dozzine di copie.

Chamberlain non ha religione come non ha patria. Egli non tiene che ad una cosa, alla sua qualità di europeo. Egli è antisemita,(7) senza essere fanatico dell'idea di razza, perché l'intelligenza, le maniere di pensare dell'ebreo gli sono sembrate opposte alle sue, e perché l'organizzazione politica degli ebrei seconda pericolosamente i loro attacchi contro la coltura e la civiltà occidentale.

Lo studio, la riflessione e l'osservazione hanno condotto Chamberlain a questo punto di veduta.

"È venuto un giorno - dic'egli - dopo molti anni di studio indefesso e disinteressato, in cui mi sono accorto che una forza, nel mondo contemporaneo, lavora contro di me, travaglia e distrugge tutto ciò che mi è prezioso, tutto ciò che costituisce la mia persona, tutto ciò che m'hanno lasciato i miei predecessori e ciò ch'io tengo a lasciare ai miei. In quel giorno un grande spavento è piombato sopra di me".

Vi è un corpo politico ebreo, messo a servizio dello spirito ebraico. Israele aspira alla tirannia materiale ed intellettuale nel mondo. E questa tirannia deve essere insopportabile agli Occidentali. Tale è il modo pratico onde si pone la questione ebraica per Chamberlain, Inglese di nascita, Viennese per domicilio, ma Europeo cosciente.

 

VI. Il sistema ebreo.

Il Propriétaire chrétien, bollettino dell'Associazione dei proprietarii cristiani, pubblicò una relazione di Babeur sulle camere d'Agricoltura. Noi vi riscontriamo le seguenti considerazioni che caratterizzano perfettamente il sistema ebreo:

"Gli ebrei, dissimulati dietro una moltitudine di ebraizzanti che servono loro da ausiliarii, si sono impadroniti del commercio internazionale, nel frattempo che, in ogni paese, hanno il monopolio degli affari di Borsa. Disponendo d'immensi capitali, e d'innumerevoli flotte, e, d'altra parte, potentemente secondati dai correligionarii e dai framassoni co' quali s'imbattono in ogni luogo, riesce loro più facile che ad altri di acquistare dovunque e di rivendere in ogni contrada i metalli e le materie preziose, gli oggetti per l'alimentazione e le materie prime per l'industria.

"La loro grande preoccupazione è di sviluppare questo commercio internazionale che tende a renderli padroni del mondo. Per questa impresa essi si sono serviti dell'influenza che loro danno, non solamente le loro ricchezze, ma anche il governo occulto che dirige le loro sparse forze, ed essi sono pervenuti a stabilire in ogni paese; un sistema monetario che favorisca le loro speculazioni; un sistema di Borse e di depositi che faciliti lo smercio delle loro mercanzie; un sistema doganale che favorisca le loro importazioni; un sistema d'imposte che colpisca particolarmente le categorie dei contribuenti di cui essi non fanno parte ed i generi di ricchezza che a loro non importa di possedere.

"A questi uomini che pretendono di governare i popoli pel loro maggiore interesse, ogni agglomeramento sociale indipendente, ogni influenza sociale che non fosse disposta ad agire sotto la loro direzione, ogni rappresentazione degli interessi che potesse rischiarare la pubblica opinione e far intendere al governo dei giusti reclami, tutto questo porta ombra e deve venir soppresso

"Tale è una delle cause del loro sordo odio contro la religione cattolica e del loro odio contro le corporazioni e le più legittime associazioni, tale è il motivo pel quale essi si oppongono con ogni loro forza alla fondazione d'una rappresentanza dell'agricoltura.

"Essi sanno perfettamente che i nostri agricoltori, rovinati dal loro procedere economico, incaricherebbero i loro rappresentanti di studiare i mezzi di rimediare ad una situazione che loro è fatta e di presentare ai pubblici poteri le rimostranze che sarebbero appoggiate dai due terzi della popolazione.

"I voti emessi, ogni anno, dalla Società degli Agricoltori di Francia e dalle unioni di Sindacati agricoli non permettono loro di farsi illusione sulle conseguenze d'una rappresentanza degl'interessi agricoli: sistema doganale; sistema di Borse; sistema d'imposte; sistema di educazione; tutti questi sistemi non tarderebbero ad essere modificati sotto la pressione dell'opinione, rischiarata sulle vere cause della rovina che va generalizzandosi nel nostro paese.

"Fin d'allora si comprende che i potenti del giorno pongano una sì alta importanza per far arrenare gli sforzi degli agricoltori, e sieno pronti a tutti i sacrificii per impedire e rendere illusoria la creazione delle Camere d'agricoltura.

"La potenza di questi uomini è immensa, poiché essi hanno acquistato sui governi un potere occulto poco differente da quello che l'Anticristo eserciterà ben presto sul mondo intero. Essi ritengono una gran parte delle ricchezze; essi sono padroni della stampa, hanno l'alta direzione della massoneria e delle altre società segrete; e, da noi, la loro influenza s'estende anche sulla pubblica istruzione, e sull'assistenza dei poveri; essi dunque hanno sull'opinione una direzione che li rende padroni delle elezioni e che pone sotto il loro giogo tutti i poteri dello Stato".

 

VII. Previsioni d'un Economista.

Un dotto economista, Du Mesnil Marigny, nella sua Histoire de l'économie politique des anciens peuples, pubblicata a Parigi da Plon nel 1878, ha creduto di poter formulare queste previsioni, appoggiandosi soltanto sopra fatti d'economia e di statistica.

"L'innalzamento politico d'Israele al colmo delle grandezze sembra dunque certo; poiché in questo momento nessuna cosa sembra potente a scongiurarlo. Così, a meno di una grande modificazione nell'ordine e nel movimento delle società, noi lo vedremo fra poco, per quanto sembri straordinario un simile colpo della sorte, governare le nazioni dopo di essersi impadronito di tutte le loro ricchezze, e, per conseguenza, smisuratamente moltiplicarsi scacciando dal suo cospetto (Esodo, XXIII, 30) gli abitanti di tutta la terra, nello stesso modo che fece per i Cananei e per gl'indigeni del nomo di Gessen.(8) Certamente faranno delle recriminazioni contro a questo presentimento della sostituzione degli Israeliti alle razze attuali delle diverse parti del globo, e noi non possiamo disconvenire che questa previsione non sia arditissima. Ma la storia è là per insegnarci che in ogni paese le popolazioni indigene, a poco a poco vengono sostituite dalla popolazione nomade la quale, accampata sul loro territorio in seguito a trattati o felici fatti d'armi, è loro incontestabilmente superiore per ricchezze, per industria, per facoltà produttiva di ogni specie ...

"Tuttavia, se seguendo le nostre previsioni, i figli di Giacobbe, profittando della loro superiorità in tutto ciò che procura la superiorità e la longevità in questo mondo, pervengono a sopravvivere ad ogni altra razza, siccome si conosce l'attaccamento, lo spirito di fraternità che li unisce, nessuno contesterà che solo per loro mezzo si vedrà realizzarsi quell'èra dell'umanità, quel voto di tutti i filosofi, quell'aspirazione di tutti i cuori generosi, vogliamo dire la fraternità universale ... Fin da oggi, coi fatti che abbiamo esposti, bisognerebbe essere ciechi per mettere in dubbio il superbo avvenire che è riservato agli Israeliti".(9)

 

VIII. - La popolazione ebrea.

È difficile valutare il numero totale degli Ebrei esistenti nel mondo. Dispersi fra tutti i popoli, essi dissimulano in molti luoghi la loro nazionalità e la loro religione; e quando il censimento non nomina più il culto, non esistono più officialmente Ebrei, poiché gli Ebrei vengono naturalizzati francesi.

I documenti ebrei che si possono consultare, non devono essere accettati che con riserva. Secondoché l'interesse del giorno esige, essi ne aumentano o diminuiscono il numero.

Un serio lavoro su questo argomento è stato pubblicato nel 1900. L'autore, del quale non conosciamo il nome, alla sua statistica fa precedere questa nota:

"Ho sostenuto molta fatica per radunare i documenti sparsi dei quali ho dovuto servirmi. Indicherò come sorgenti accessibili a tutti:

"1° L'Almanach de Gotha, anni 1898, 1899, 1900;

"2° Le Geographisch Statistische Tabellen, di Hubner;

"3° La Géographie universelle, di Eliseo Reclus;

"4° Il Dictionnaire de Géographie, di Vivien-Saint-Martin.

"Ho inoltre consultato i rapporti officiali dei censimenti pubblicati dai diversi governi. Infine, ho egualmente fatto ricorso agli Almanacchi ebrei ed alle Riviste pubblicate a Parigi ed a Lipsia.

"Ecco il risultato di questa comparazione di documenti:

Europa . . . . . . . . . 7.800.000

Africa . . . . . . . . . . 500.000

Asia . . . . . . . . . . . 1.400.000

America . . . . . . . . 1.300.000

Oceania . . . . . . . . .20.000

Totale . . . . . . . . . 11.020.000

 

"Il totale che dà Hubner (anno 1893) è un poco inferiore: 10.860.000. Noi studiando le statistiche abbiamo dovuto rinforzare leggermente le cifre ch'egli dà per l'Europa, l'Africa e l'America, e diminuire un poco quelle dell'Asia".

Lo stesso autore dice poi come si ripartiscono i 7.800.000 attribuiti all'Europa.

"Ecco adesso, secondo l'Almanach de Gotha (anno 1900), Hubner (anno 1898) ed i documenti officiali pubblicati dai governi, le cifre della popolazione ebrea nei differenti Stati di Europa:

Germania . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .630.000

Inghilterra . . . . . . . . . . . . . . 80.000

Austria-Ungheria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3.030.000

Belgio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3.000

Danimarca . . . . . . . . . . . . . . . 4.000

Spagna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 400

Francia . . . . . . . . . . . . . . . .. 70.000 (10)

Grecia . . . . . . . . . . . . . . . . . 10.000

Olanda . . . . . . . . . 110.000

Italia . . . . . . . . . 40.000

Norvegia . . . . . .. . . . 200

Portogallo . . . . . . . . 1.100

Rumania . . . . . . . . . 243.000

Russia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4.250.000

Serbia . . . . . . . . . . 5.048

Svezia . . . . . . . . . . 3.402

Svizzera . . . . . . . . . 8.069

Turchia Europea . . . . . . 140.000

Totale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7.655.719

 

"Queste cifre si prestano a qualche osservazione e dimandano di essere aumentate.

"Infatti, per la Francia, per esempio, il Dictionnaire de Géographie, di Vivien-Saint-Martin (articolo: Ebrei) in data del 1884 valuta già il loro numero a 63.000, facendo osservare che la valutazione officiale è troppo difettosa. Egli contava già allora 12.000 Ebrei per Parigi e sobborghi.

"Analizzando i differenti elementi che modificano questa stima, bisogna ammettere che al presente vi sono almeno 100.000 Ebrei in Francia.

"Per l'Inghilterra, riferendosene al Jewish Yearbook ed osservando che gli Ebrei della Russia hanno emigrato in assai gran numero a Londra, si può ammettere la cifra di 100.000 come la più vicina alla verità.

"In quanto riguarda l'Italia, il totale di 40.000 è troppo debole. La cifra di 50.000, deve rappresentare ad un dipresso il totale.

"Per la Turchia Europea vi si riscontra una differenza enorme fra la cifra ch'io ho dato secondo Hubner e la verità. Non si può valutare a meno di 3 o 400.000 la cifra reale.

"La Palestina da qualche anno ha visto la sua popolazione accrescersi assai sensibilmente a causa dell'emigrazione degli Ebrei russi. Nel 1880, il Bollettino dell'Alleanza israelita universale la giudica a 24.800. Oggi bisogna portarla a circa 50.000".

Nel 1904 l'Unione per la statistica israelita pubblicò le sue cifre. Le une sono inferiori, le altre superiori, a quelle date qui sopra.

Germania . . . . . . .590.000 in luogo di 630.000

Inghilterra. . . . . . .179.000 " 80.000 oppure 100.000

Austria-Ungheria 1.994.000 " 3.030.000

Belgio . . . . . . . . . . . . 12.000 in luogo di 3.000

Bulgaria . . . . . . . . .28.000 " 27.500

Francia . . . . . . . . . .86.000 " 70.000 oppure 100.000

Grecia . . . . . . . . . . . 8.400 " 10.000

Olanda. . . . . . . . . .104.000 " 110,009

Italia . . . . . . . . . . . .47.000 " 40.000 oppure 50.000

Rumania . . . . . . . .269.000 " 243.000

Russia . . . . . . . . .5.082.000 " 4.250.000

Svizzera . . . . . . . . . 13.000 " 8.069

ecc., ecc.

La cifra totale della razza ebrea, secondo questa statistica s'eleva a 10.597.000 teste. Ma si fa osservare, che tenendo conto delle dimenticanze inevitabili in un tale censimento, si può ammettere che il numero totale degli Ebrei è di circa undici milioni. Quest'è la cifra a cui è giunta quell'altra statistica fatta quattro anni prima in maniera del tutto differente.

Può essere interessante il confrontare la cifra della popolazione attuale degli Ebrei con quelle d'altri tempi.

Al tempo della loro entrata nella Terra promessa, essi erano 601.730 uomini. Contando quattro persone ogni adulto maschio, si ottiene una popolazione totale di due milioni e mezzo.

Al tempo di Salomone la popolazione di origine ebrea contava 1.300.000 combattenti, ciò che rappresenta un totale di 5.000.000 d'anime, ed una popolazione doppia di quella della conquista.

Secondo Giuseppe, la Galilea comprendeva 3.000.000 al momento della spedizione di Tito, ciò che farebbe valutare ad 8.000.000 la popolazione della Palestina. Ma le cifre date da Giuseppe sono d'una evidente esagerazione. La Galilea non aveva più di 930 miglie quadrate. Vi sarebbero stati dunque 30.000 abitanti per miglio quadrato, ciò che è assolutamente impossibile.

Comunque sia, si vede che la stirpe è attualmente più numerosa di quello che non sia mai stata.

Questo aumento non data da molto tempo.

"Un fenomeno sorto ieri - dice Gougenot des Mousseaux - cagiona una strana sorpresa a quelli che indagano i rendiconti della statistisca, e la prestezza della sua produzione sembra designarlo come uno di quegli avvertimenti che la Provvidenza si diletta di dare al mondo, e che la storia registra sotto il titolo di segno dei tempi.

"Questo segno è una anormale moltiplicazione della specie, è un inesprimibile accrescimento di popolazione, che improvvisamente e in una sol volta si opera e si mostra nella famiglia d'Israele, nel seno dei diversi popoli in mezzo ai quali convive ... Devesi ammettere che dopo aver conservato per secoli sulla superficie del globo il livello della popolazione che la Giudea manteneva al tempo della morte di Cristo, una forza intelligente, che mai si stancò di progredire d'accordo col senso delle profezie ebreo-cristiane, potesse, in pochi anni, parallela alla potenza intellettuale e metallica d'Israele, giungere improvvisamente all'apice di tutte le posizioni sociali, raddoppiare, triplicare il suo valore numerico? Si deve dire che volesse creargli, pronto a muoversi al primo suono di tromba dell'uomo ch'essa chiamerà Messia, un esercito padrone dappertutto dell'oro e del ferro, questi due metalli che, sulla rovina dei principii della civiltà cristiana sono divenuti le due leve dei nostri cangiamenti sociali, le due ragioni predominanti di ogni potenza moderna?"

 

IX. - La condotta della Chiesa in riguardo agli Ebrei.

Il numero di ottobre 1893 della Revue des Institutions et du droit pubblicò sotto la firma di Auzias Turenne una studio lungo e dotto sul diritto ecclesiastico relativamente agli Ebrei.

Dall'attento esame di tutti i documenti riferiti da Auzias Turenne, da tutte le iscrizioni fatte e dalle circostanze in cui sono avvenute, risulta molto chiaramente che la Chiesa non ha mai variato intorno alla questione ebrea. Essa ha sempre voluto che gli Ebrei fossero rispettati nelle loro persone, e tollerato il loro culto, ma sempre ancora ha voluto che fossero tenuti in uno stato di sottomissione e d'isolamento che togliesse loro i mezzi di nuocere al popolo cristiano.

Il primo Concilio che sembra siasi occupato degli Ebrei è quello di Evire in Ispagna, tenuto avanti la fine della decima persecuzione. Un canone proibiva ai cristiani di dar le loro figlie in matrimonio agli Ebrei, un altro di mangiare con loro. Questa proibizione è rinnovata dal Concilio di Laodicea (IV secolo), da quelli di Vannes (465), di Agde (506), d'Epaone (517) e dai tre Concilii d'Orléans (530, 533 e 541).

Il Concilio di Mâcon (581) interdice agli Ebrei di esercitare degli uffici che loro permettano di stabilire delle pene contro i cristiani.(11)

I quattro Concilii tenuti successivamente a Toledo al VI e VII secolo, e quello tenuto a Parigi nel 614 insistevano nella proibizione di affidare agli Ebrei alcun ufficio pubblico, civile o militare. Questa incapacità veniva estesa anche ai figli di Ebrei convertiti.

Altri Concilii proibivano ai cristiani di far ricorso ai servizi degli Ebrei come medici, servi, nutrici. Secondo i moralisti del secolo XVIII, il violare una di queste prescrizioni può, secondo le circostanze, costituire una colpa mortale. "Senza pretendere - dice Auzias Turenne - che oggi sia perfettamente lo stesso, non si potrebbe sostenere che queste disposizioni sieno interamente cadute in disuso, o sieno state abrogate".

Uno dei canoni certamente più sapienti è pur quello del quarto Concilio d'Avignone (1409) il quale proibisce ai cristiani di trattar alcun affare di denaro cogli ebrei. Questi sono condannati a restituire ciò che hanno carpito coll'usura.

Il quarto Concilio Laterano ritorna su queste proibizioni e interdice agli Ebrei di esigere interessi esagerati, sotto pena di "essere privati di tutti i rapporti coi cristiani". Non si deve loro affidare alcun impiego pubblico; se lo si fa, il contravventore sarà punito e l'ebreo, dopo d'esserne vergognosamente destituito, dovrà inoltre rimettere al vescovo, perché venga distribuito ai poveri, tutto il danaro ricevuto da lui in causa di quell'impiego. Fu allora che si vide comparire l'ingiunzione agli Ebrei di distinguersi coi vestiti od almeno con un contrassegno visibile. Il contrassegno più ordinariamente prescritto era un pezzo di stoffa gialla circolare chiamata: "rotella" che egualmente doveano portare gli uomini e le donne, od una berretta gialla. Si sa che gli Ebrei doveano in città occupare un quartiere speciale chiamato Ghetto.(12)

D'altra parte, la Chiesa non cessava di condannare le violenze onde gli Ebrei erano talvolta fatti segno da parte dei popoli oppressi e da loro ridotti agli estremi.

Costantemente, dice Auzias Turenne, la Chiesa si è ispirata al principio direttivo che il Concilio Lateranense enunciava in questi termini: Judeos subjacere christianis oportet et ab eis pro sola humanitate foveri. "Gli Ebrei sieno trattati con umanità; ma che sempre sieno tenuti nella dipendenza e che con loro si abbia relazione il meno che si possa".

Sgraziatamente, il non ascoltare la Chiesa ed il credersi più saggi di essa, non è cosa nuova. Frequentemente si dimenticavano o apertamente si calpestavano le prescrizioni dei Sinodi e dei Concili; ne risultava che gli Ebrei non tardavano ad arricchirsi, a far monopolio di tutte le mercanzie e di tutto il denaro del paese; per cui, anziché stare nella dipendenza, erano essi che imponevano il giogo ai cristiani. Quando questo giogo era divenuto intollerabile, se non intervenivano i principi, le moltitudini qualche volta ricorrevano alle più deplorevoli violenze. La Chiesa diveniva allora la sola protettrice degli Ebrei, e si videro dei Papi come Giovanni XXII e Clemente VI intervenire in loro favore e, nello stesso tempo, ricordare al popolo cristiano che i suoi mali provengono soprattutto dalla dimenticanza delle prescrizioni sì prudenti della Chiesa.

Qualche Papa, particolarmente Pio IV e Sisto V, vollero provare, nella speranza di convertire gli Ebrei, l'indulgenza di far loro delle concessioni, ma il risultato fu tutt'altro, e qualche anno dopo Pio V e Clemente VIII furono costretti a ristabilire i canoni in tutto il loro rigore. "Tutti - diceva Clemente VIII - soffrono per le loro usure, per i loro monopolii, per le loro frodi; essi hanno ridotto alla mendicità una moltitudine di disgraziati, principalmente i contadini, i semplici ed i poveri".

Auzias Turenne termina con queste conclusioni:

"La Chiesa fin dall'origine e prima di tutte le politiche, ha compreso che gli Ebrei costituivano un pericolo e che bisognava tenerli in disparte. Depositaria della dolcezza evangelica, ella ha difeso la vita degli Ebrei; madre delle nazioni cristiane, ha voluto preservarle dall'invasione ebraica che sarebbe la loro morte spirituale e temporale. Se fosse stata obbedita, i cristiani non avrebbero avuto da soffrire tutto quello che hanno sofferto da parte degli Ebrei, e, per conseguenza, le terribili reazioni con tutti i delitti che le hanno accompagnate non si sarebbero compiute. Cristiani ed ebrei dunque coll'osservanza delle regole della Chiesa si sarebbero trovati bene.

"In luogo di tener gli Ebrei da banda, le nazioni cristiane, dopo d'aver lasciato da parte interamente le prescrizioni della Chiesa, hanno finito con ammetterli nella società ed accordar loro tutti i diritti di cittadini. Ed oggi avviene che, questi nuovi cittadini, dopo d'essersi impadroniti della maggior parte della ricchezza nazionale, tendono ad impadronirsi del governo e ad opprimere coloro che essi non hanno mai cessato di riguardare come esseri impuri, gentili, Filistei incirconcisi. Tutte le misure proposte, al di fuori di quelle della Chiesa, saranno vane, e quelle della Chiesa, perché sieno efficaci, devono essere applicate di concerto collo Stato e da ognuno di noi personalmente. Fin tanto che gli Ebrei saranno Ebrei, cioè fino all'anticristo, la sola politica da seguirsi a loro riguardo sarà di tenerli da parte, non maltrattandoli; ma però comunicando con loro meno che sia possibile, ed impedendo loro di nuocere".

Malgrado l'esperienza fatta dai Papi Pio IV e Sisto V, Pio IX credette di poter mostrarsi buono e confidente verso gli Ebrei; egli andò anche più in là che i suoi predecessori: fece abbattere le muraglie del Ghetto, fece cessare le umiliazioni alle quali erano sottoposti, e diede ai loro poveri il diritto a certi soccorsi ai quali fino allora non partecipavano.

Come hanno gli Ebrei testimoniato la loro riconoscenza? Per dirlo, noi faremo ricorso ad una lettera scritta dai fratelli Lemann agli Israeliti dispersi, sulla condotta dei loro correligionari, durante la cattività di Pio IX in Vaticano:

"Allorché il 20 settembre 1870 il governo subalpino sforzava a colpi di cannone le porte di Roma, non era ancor compiuta la breccia, che una truppa di Ebrei vi era già passata per felicitare il general Cadorna. Ed il Ghetto intero si pavesava dei colori piemontesi ... Gli Zuavi difensori di Pio IX avendo ricevuto l'ordine di non continuar la loro eroica difesa, gli Ebrei li aspettarono sul ponte Sant'Angelo per colmarli d'ingiurie ed anche per istracciare i loro vestiti ... Durante i giorni d'installazione del governo usurpatore, furon visti correre, simili a sciacalli, da una caserma all'altra per saccheggiarle ... Molte volte essi si riunivano alle porte delle chiese per schiamazzare e percuotere i cristiani che vi si recavano per pregare ... Tutte le volte - aggiungono gli abati Lemann - che noi abbiamo dimandato degli schiarimenti sulle scene ignobili che si compirono al Corso, davanti al Quirinale, ed altrove, dove le cose sante erano poste in ridicolo, i preti insultati, le madonne lordate, le immagini sante lacerate, sempre ci si rispondeva: I buzzurri e gli Ebrei ... ".

I tre giornali ministeriali erano l'Opinione, la Libertà, la Nuova Roma; tutti e tre aveano per direttori degli Ebrei. "Ebbene - dicono questi Lemann - essi non hanno cessato un sol giorno, dacché sono i padroni di Roma, di gettar la calunnia, l'ingiuria il fango, sulla religione cattolica, sul suo culto, sulle sue comunità, sui suoi preti, su tutto ciò che vi ha di più rispettabile e fino sull'augusta persona del Papa. Sua Santità stessa ci ha detto: "Essi rivolgono contro di me e contro la Chiesa tutta la stampa rivoluzionaria".

Rivolgendosi alle persone della loro razza, i fratelli Lemann dicono ancora:

"Non è il re Vittorio Emanuele che ci sembra il supremo pericolo di Roma, neppure gli uomini della Rivoluzione; essi passeranno. Il supremo pericolo di Roma siete voi, signori (gli Ebrei) che non passate!

"Armati del diritto di proprietà, colla vostra abilità, colla vostra tenacità e colla vostra forza, il secolo non sarà alla sua fine che voi sarete i padroni di Roma. In questo sta il pericolo, noi lo segnaliamo a tutti i cattolici".

Quando i fratelli Lemann andarono ad umiliare ai piedi di Pio IX l'espressione del loro dolore dopo l'inchiesta che allora aveano compiuta sulla condotta dei loro fratelli di sangue, il Papa si contentò di dire: "Preghiamo per loro, affinché abbiano parte al trionfo della Chiesa". Ed allora egli si mise a recitare l'orazione che la Chiesa fa salire al cielo per essi il giorno del Venerdì Santo.

 

X. Emancipazione degli Ebrei.

Nella seconda metà del secolo XVIII, si vide comparire una quantità di libri che annunziavano per gli Ebrei uno stato tutt'altro da quello nel quale si trovavano fin dalla distruzione di Gerusalemme.

1753. Nota sul ritorno degli Ebrei, del P. d'Houbigant.

1760. La futura Rivocazione degli Ebrei, di Deschamps, curato di Danzu in Normandia.

1769. Saggio di spiegazione dell'epoca assegnata alla conversione degli Ebrei, dell'ab. Belet, di Montauban.

1775. Dissertazione sul ritorno degli Ebrei alla Chiesa e su ciò che vi deve dare occasione. Pubblicato in italiano.

1778. Dissertazione sul richiamo degli Ebrei, di Rondet.

1779. Lettera nella quale si prova che è prossimo il ritorno degli Ebrei. Senza nome dell'autore.

1779. Dissertazione sull'epoca del richiamo degli Ebrei e sulla felice rivoluzione che esso deve operare nella Chiesa. Senza nome dell'autore.

"Tutte queste opere - dice Giuseppe Lemann - intraveggono come segno ed anche come causa del richiamo degli Ebrei la bestemmia proferita contro Dio e contro il suo Cristo in mezzo alle nazioni. La Gentilità o le Nazioni sono state chiamate in causa dell'ingratitudine degli Ebrei. Gli Ebrei sono richiamati in causa dell'apostasia e dell'ingratitudine incoraggiata presso le Nazioni".

Qualche anno dopo che le previsioni contrassegnate in questi libri erano state formulate, si vide la Francia emancipare gli Ebrei, e bentosto le altre nazioni imitarne l'esempio.

L'Inghilterra, la prima, intraprese ad emanciparli, e non vi riuscì. "Nel 1753, sotto il regno di Giorgio II, ebbe luogo in Inghilterra un tentativo di emancipazione degli Ebrei; il ministro Pelham fece votare un bill che permetteva al Parlamento di naturalizzare gli Ebrei stabiliti nel paese da tre anni; ma l'opposizione gelosa del commercio di Londra ed i clamori del popolaccio condussero all'abrogazione di questa legge l'anno seguente".

Se essa fosse stata affidata ad una nazione diversa dalla Francia, la causa dell'emancipazione ebrea, secondo il sentimento di Giuseppe Lemann, non avrebbe trovato tanta probabilità di riuscirvi; e ne dà le sue ragioni: negative per gli altri popoli, affermative pel nostro paese, le une e le altre appoggiate sul temperamento, sulla vocazione e sulla storia dei diversi popoli.

Le difficoltà erano considerevoli. Difficoltà in causa del pericolo che tale intrapresa poteva far correre alla società e che oggi è ancora troppo manifesto; difficoltà sotto il punto di vista dei pregiudizii: ve ne esistevano sugli Ebrei in riguardo ai cristiani, e sui cristiani in riguardo agli Ebrei; difficoltà infine nel modo di emancipazione. Esse però non ne impedirono punto la effettuazione.

 

XI. L'entrata degli Ebrei nella Chiesa è dessa prossima?

"La prima conseguenza dell'atto di emancipazione - dice Giuseppe Lemann(13) - è stata per i giudei la rovina delle tradizioni e delle pratiche che costituiscono essenzialmente la vita giudaica. Finché questo popolo era stato disprezzato e posto in non cale, esso si era conservato fervente, affezionato alle sue tradizioni, perché è proprio della persecuzione o dell'ostilità di far tener attaccato alle idee e alle credenze qualunque esse siano. Il popolo ebreo teneva dunque alla sua religione per la quale era in ostilità col resto del genere umano. In mancanza delle pure pratiche del mosaismo rese impossibili dopo la caduta di Gerusalemme, esso osservava scrupolosamente i precetti cento volte più severi dei suoi rabbini. Il Talmud, questo libro di piombo, pesava su di lui. Ma incominciando dal 1791, cioè dopochè s'è aperta loro l'entrata nella società, la più parte degli Israeliti, per mettersi in armonia colle esigenze della legge civile, e soprattutto per poter figurare in questa vita di feste e di piacere in cui si sono imbattuti all'uscir dai loro Ghetti, hanno abbandonato ad una ad una le loro tradizioni, i costumi dei loro padri, le loro pratiche incomode: di modo che, come una prima volta, dopo la caduta di Gerusalemme, il mosaismo puro avea degenerato in talmudismo, ecco che il talmudismo stesso degenera a sua volta in razionalismo o in indifferenza, cioè in nichilismo".

Lo stesso autore così espone le conseguenze che questa stessa emancipazione ha per noi:

"Essi in ogni tempo erano una potenza ostile. Essi erano egualmente una potenza finanziaria, colla quale bisognava contare. Essi sono divenuti una potenza civile per i diritti di cittadino che la Costituente ha loro riconosciuto. Napoleone ha fatto di essi una potenza religiosa, rendendo la vita al loro culto ed ai loro rabbini. Altro non resta loro che divenire una potenza politica che disporrà, presso le nazioni ospitaliere, del tesoro, della legislazione, dell'esercito, della diplomazia. Essi vi perverranno ...". Oggi si può dire: Essi vi sono pervenuti.

Gli Ebrei sono emancipati; si convertiranno? Sembra che ne siano più lontani che mai.

Noi abbiamo visto che non solo essi occupano nell'esercito dei persecutori della Chiesa le prime file, ma che molti fra di loro hanno perduta la fede, e che sono gl'istigatori di quel movimento che ne' due emisferi vuol disciogliere tutte le religioni nell'umanitarismo.

È probabile tuttavia che nei disegni della Provvidenza questo prepari quello.

Attualmente gli Ebrei sono arrivati ad umiliare le nazioni infedeli ed a castigarle, e per un tempo che Dio solo conosce, il castigo diverrà sempre più visibile, sempre più grave. Ma all'esercizio della giustizia succederà quello della misericordia; e può darsi che quando i capi della congiura anticristiana vedranno i loro piani incagliarsi ed ogni loro potenza infrangersi nel momento stesso che si tengono sicuri d'una definitiva vittoria, si rivolgeranno verso il vincitore e grideranno come Saulo: "Chi siete voi, o Signore? Signore, che volete voi ch'io faccia?" Ed il Signore risponderà come ai primi giorni: "Andate a portare il mio nome al cospetto delle nazioni, al cospetto dei re, ed al cospetto dei figli d'Israele".

La loro predicazione ricondurrà il gregge all'ovile.

L'avvenimento un giorno certamente si avverrà. Dio l'ha affermato. L'ora ed il modo restano suo segreto.

Tutte le interpretazioni delle Sante Scritture su questo punto, hanno sempre riscontrato, dalla parte della Santa Sede e della Chiesa, una perfetta riserva. "Con una mano - dice Lemann - la santa Chiesa tiene le divine Scritture che annunziano questa conversione, e coll'altra si prepara a benedire l'antico popolo di Dio ch'essa aspetta e pel quale prega. Ecco tutto. Per quali vie essi ritorneranno, e l'epoca di questo ritorno, essa l'ignora. E tutte le volte che le furono presentati dei commenti. che traggono la loro autorità dalle divine Scritture, la Chiesa è restata sulla riserva, rispettando i sette sigilli misteriosi che solo può aprire il leone della tribù di Giuda".(14)

"Il ritorno d'Israele - dice il Dr d'Allioli - è della più alta importanza, poiché l'intera conversione degli Ebrei sarà l'intera conversione del mondo".

È ciò che san Paolo ha fatto intendere (Cap. XI della sua lettera ai Romani): "Ha Iddio rigettato il suo popolo? Tutt'altro! - Poiché io stesso sono Israelita. Dio non ha rigettato il suo popolo che ha conosciuto nella sua prescienza. Che dirò io dunque? Hanno essi dato di cozzo in modo da non potersi più rialzare? Dio nol voglia".

Il grande apostolo poi continua e fa questa memorabile e consolante predizione: "Che se il loro peccato è stato la ricchezza del mondo, e la loro diminuzione la ricchezza dei Gentili, che non sarà la loro pienezza? ... Poiché se il loro rigetto è divenuto la riconciliazione del mondo, che sarà la loro reintegrazione, se non (un ritorno pel mondo) dalla morte alla vita!"

Già prima di san Paolo il Profeta-re, Davide, avea contemplato quest'èra inaudita fino a quel giorno, d'uno slancio di tutti i popoli della terra senza eccezione verso il Signore, allorché si convertirebbe Israele. La sua anima a quella vista si esalta e grida: "Nazioni, lodate tutte il Signore, popoli, lodatelo tutti perché la sua misericordia si è affermata sopra di noi (Israele) e perché la verità (le promesse) si estenderà in tutto il corso dei secoli".(15)

E prima di Davide, Mosè: "Il Signore tuo Dio ricondurrà i tuoi captivi, egli avrà pietà di te, egli ti radunerà di bel nuovo da tutti i paesi nei quali prima egli ti avea disperso. Quando tu fossi stato disperso fino ai poli del cielo, il Signore tuo Dio ti ritrarrà, e ti prenderà e t'introdurrà nella terra che hanno posseduto i tuoi padri e tu ne sarai il padrone, e benedicendoti ti renderà più numeroso che non lo furono i padri tuoi".(16)

Gli avvenimenti che si svolgono da un secolo, ci ricordano ancora la celebre predizione di Osea: "I figli d'Israele saranno per lungo tempo senza re, senza principe, senza sacrificio, senz'altare: e dopo questo si ravvederanno, e cercheranno il Signore loro Dio e Davide loro re".(17)

Lemann nel suo libro: Le nazioni frementi contro Gesù Cristo e la sua Chiesa, pag. 196, chiama l'attenzione su questo fatto:

"Sono già trascorsi trent'anni (questo era scritto nel 1876), in un Santuario di Roma, la Vergine Maria si rivelò colla sua gloria e colle sue tenerezze ad un Giudeo (Libermann) la cui conversione fu come un colpo di tromba dell'Apocalisse nella Chiesa. Questo si è tenuto come un segnale di Maria e da quell'ora ha cominciato nel mondo, in una maniera lenta ma certa, la conversione degli Ebrei. Fin d'allora, l'ebraismo moderno si è diviso in due correnti: l'una, falso giudaismo, che corre a perdersi nel razionalismo e nell'indifferenza; ma l'altra, vero giudaismo, che vuole silenziosamente completarsi, compiersi e coronarsi nel cattolicismo. Poiché il giudaismo è il Messia promesso; il cristianesimo è il Messia venuto".

 

XII. La questione ebrea al Concilio Vaticano.

La questione ebrea chiama sempre più l'attenzione di tutti gli spiriti. I libri che ne trattano si moltiplicano, ed i giornali hanno da parlarne quasi tutti i giorni. A questa questione la Chiesa ha una soluzione tutta di carità, tutta di pace. Essa fu presentata da cinquecento e sedici vescovi al Concilio Vaticano in questi termini:

"I Padri sottoscritti domandano al santo Concilio ecumenico Vaticano con un'umile ed urgente preghiera che si degni mediante un invito del tutto paterno di prevenire la sfortunatissima nazione d'Israele; che cioè esprima il voto che stanchi alfine di una aspettativa non meno vana che lunga, gl'Israeliti si affrettino a riconoscere il Messia, Gesù Cristo, veramente promesso ad Abramo e da Mosè annunciato: compiendo e coronando così la religione mosaica senza cambiarla.

"Da una parte, i Padri sottoscritti hanno la fermissima fiducia che il Santo Concilio avrà compassione degli Israeliti, perch'essi sono sempre carissimi a Dio per causa dei loro padri, e perché secondo la carne da essi è nato il Cristo.

"D'altra parte, i medesimi Padri, dividono la dolce ed intima speranza che questo voto di tenerezza e d'onore sarà, coll'aiuto dello Spirito Santo, ben accolto da molti dei figli d'Abramo, perché gli ostacoli che fino a questo giorno li arrestavano sembrano sempre più sparire, dacché è caduto l'antico muro di separazione.

"Faccia dunque il Cielo che al più presto essi acclamino il Cristo dicendogli: "Osanna al figlio di Davide. Benedetto Colui che viene nel nome del Signore!"

"Faccia il Cielo ch'essi accorrano a gettarsi fra le braccia dell'Immacolata Vergine Maria, che, già loro sorella secondo la carne, può essere ancora loro madre secondo la grazia com'essa è la madre nostra!"

Ecco il desiderio e la speranza della santa Chiesa, che non vuole rompere la canna mezzo spezzata, né spegnere il lucignolo ancor fumante, ma non aspira che a salvare colle nazioni i resti della casa d'Israele.

Qualche giorno avanti la presentazione di questa supplica il Papa Pio IX ricevendo in udienza gli abati Lemann, apostoli infaticabili della conversione d'Israele, esclamava:

"Ecco i due fratelli israeliti, i due preti che hanno molto zelo per la salute del loro popolo. Ah! per ottenere tutte queste sottoscrizioni voi avete dovuto molto camminare, molto affaticarvi". I due fratelli risposero: "Sì, santissimo Padre, noi abbiamo molto camminato; personificando in noi tutto il nostro popolo, noi siamo l'Ebreo errante, e l'Ebreo errante ha terminato le sue corse salendo le scale di tutti i vescovi del mondo riuniti a Roma. A Roma noi abbiamo fatto l'ultima volta il giro del mondo". E Pio IX riprese con tenerezza: "Figliuoli miei, accetto il vostro postulatum ed io stesso lo rimetterò al segretario del Concilio. Sì, è conveniente, sì, è bene indirizzare agli Israeliti qualche parola di esortazione, di incoraggiamento. La vostra nazione ha nelle scritture certe promesse di ritorno. Se la vendemmia non si può far tutta intera, che il cielo ci accordi almeno qualche grappolo". Poi, benedicendo con amore questi due buoni sacerdoti: "Voi lavorate pel vostro popolo, è la vostra vocazione, continuate il vostro lavoro; voi dovete fare per esso quello che fece Mosè, liberarlo".

Un altro giorno ancora il Papa Pio IX diceva agli stessi abati Lemann, che grandemente amava: "Preghiamo pegli Israeliti, affinché abbiano parte al trionfo della Chiesa".

 

 

Annotazioni

(1) Ebrei ed israeliti. "I figli di Giuda e di Beniamino, confusi senza dubbio degli obbrobri di cui il nome ebreo era coperto, lo ripudiarono. E tuttavia, il rispetto che noi dobbiamo alla storia ci ordina di conservarlo e di rigettare quello d'Israelita.
Tutti gli Ebrei discendono da Israele, cioè da Giacobbe: ma la storia, parlando dei figli di questo patriarca che popolano l'Occidente, non ha loro dato il nome d'Israeliti, e perché? Perché la storia narra il vero. Essa li ha chiamati Giudei dalla parola latina Judaei, perché il patriarca Giuda figlio di Giacobbe fu loro padre e perché essi sono i dispersi del regno di Giuda. Ma che son divenuti gli Israeliti, cioè l'amalgama eterogeneo delle dieci tribù e degli estranei di cui si componeva il regno d'Israele? Grande questione che occupa parecchi dotti, ma che fino ad ora non è del tutto dilucidata.
Alcuni uomini seri e dotti pretendono che il nucleo delle dieci tribù, relegato in una delle oasi interne dell'Africa, vi formi un popolo a parte, sempre pronto a venir un bel giorno e con un nuovo esodo a gettare il suo peso non aspettato nella bilancia degli avvenimenti.
Altra distinzione. "Gli Ebrei, a chi li considera, si presentano divisi in tre categorie: gl'indifferenti, i riformati, - cioè i seguaci d'un vero protestantismo ebreo - ed i talmudisti. I talmudisti continuano a formare dopo la dispersione l'immensa maggioranza. Essi osservano fedelmente, non già la legge mosaica, ma la legge rabbinica; essi non s'immischiano coi cristiani che pei loro affari d'interesse, e continuano ad essere i tradizionali nemici della Chiesa. In essi riposa il nucleo indistruttibile della nazione, il quale resterà fino alla fine nella sua ostinazione.
Nel 1888 il valoroso foglio cattolico, il Luxemburger Wort, redatto da Welter, pubblicò una serie d'articoli in cui stabiliva che l'opposizione che gli Ebrei hanno riscontrata in tutti i paesi ed in tutti i tempi, soprattutto deriva dal Talmud. Il rabbino di Lussemburgo, Blumenstein, sporse querela al procuratore di Stato e l'affare fu proseguito davanti al tribunale correzionale di Lussemburgo. Il difensore fece osservare che negli ultimi anni più di trecento opere furono pubblicate sulla questione ebraica; che la maggior parte degli autori aveano dichiarato che i lamenti diretti contro i giudei aveano il fondamento nel Talmud; e che s'accordavano tutti a riconoscere che la morale del Talmud è pericolosa per la società, e che essa. legittima la campagna antisemita.
In un analogo processo, aggiunge egli, il prof. Echer, di Münster, ha dato il testo tedesco delle dottrine di cui si tratta. Il Dr Rohling ha offerto mille talleri a colui che dimostrasse che la tesi incriminata non si trovava nel Talmud; fino ad ora nessun ebreo ha accettato la scommessa. Il giornale Le Mercure de Westphalie che avea fatto conoscere quelle dottrine in un opuscolo intitolato: Le Miroir des Juifs, fu prosciolto con sentenza 10 dicembre 1883. Diversi altri giornali processati in Germania imputati d'accuse contro gli Ebrei, furono assolti. In uno di questi processi, un rabbino ebreo ha dichiarato che la dottrina del Talmud s'impone a tutti gli Ebrei.
Un osservatore arguto, il razionalista Kluber, fece questa osservazione nel suo libro Du Droit de la Confédération germanique, che: "da qualche tempo, di fronte all'ebraismo rabbinico o talmudista, si forma, tra un numero relativamente piccolo ancora di Ebrei, un ebraismo riformato o non rabbinico preparato da Moïse Mendelsohn che professa la credenza in Dio e la morale naturale, ma si svincola dal giogo del culto cerimoniale, dalle leggi alimentari del giudaismo, dalla stessa osservanza del sabbato. "Questo giudaismo si trasformerà, secondo ogni verosimiglianza - dice Kluber - in un deismo puro o in una religione naturale, per la quale i partigiani non avranno bisogno di appartenere alla razza ebrea".
Si è potuto vedere in quest'opera a qual punto questa previsione si avveri.

(2) Univers- israélite, agosto 1866, pp. 568-570.

(3) Laurent, Relation des affaires de Syrie, ecc. t. II, pp. 352-353.

(4) Giuseppe Lemann ha fatto quest'osservazione: "Sul Golgota il Cristo spirante avea pregato anche per i suoi carnefici: Padre, perdonate loro. Davide, suo reale antenato e profeta, illuminato sui patimenti del Cristo e raffigurandolo ne' suoi propri dolori, avea chiesto questo destino per i colpevoli: Non li sterminate, Signore, ma colla vostra potenza disperdeteli ed umiliateli, voi che siete il mio protettore". (Salmo LVIII, 12).
Questa misteriosa preghiera in cui si trovava anticipatamente un eco del Golgota unito alla giustizia, s'era avverata alla lettera. Gli Ebrei sono stati conservati, mentre avrebbero potuto essere sterminati e distrutti mille volte; ma, nello stesso tempo, essi furono dispersi ed umiliati al punto da essere riguardati come l'obbrobrio e l'onta del genere umano.
A chi son debitori di non essere stati sterminati?
Alla Chiesa cattolica.
Le nazioni volevano sterminarli, ma la Chiesa vegliava perché non fossero che umiliati.
Un vescovo austriaco, di origine ebrea, Mons. Kohn, vecchio professore di Diritto canonico, ha riassunto le prescrizioni di Diritto canonico riguardo agli Ebrei.
A detta del dotto vescovo, esse non furono abrogate.
1° Gli Ebrei non possono avere schiavi cristiani, né impiegare cristiani al servizio delle loro case e famiglie.
2° È specialmente interdetto alle cristiane di impegnarsi come balie appo gli Ebrei.
3° I cristiani non possono ricorrere, in caso di malattia, al servizio di medici ebrei, né accettare medicine preparate da mano ebrea.
4° È interdetto ai cristiani, in tutti i casi sotto pena di scomunica, di abitare nella stessa casa o nella stessa famiglia degli Ebrei.
5° Si deve vegliare affinché gli Ebrei non pervengano alla vita pubblica per occupare uffici che dieno loro una certa autorità sui cristiani.
6° È interdetto ai cristiani di assistere ai matrimoni degli Ebrei e di prender parte alle loro feste.
7° I cristiani non possono invitare a pranzo gli Ebrei, né accettare gl'inviti che loro son fatti da Ebrei.
Queste regole canoniche sono ispirate in gran numero da costituzioni reali, in grazia delle quali, per tanti secoli la Francia è stata preservata dall'invasione semitica tanto minacciante ai nostri giorni.
Carlo VI andò più innanzi, egli bandì gli Ebrei dal Regno. Haller, scrittore favorevole agli Ebrei, così spiegò questa misura: "Essa non ebbe per movente l'amore del lucro e la spirito di saccheggio, e, ciò che lo prova si è che i crediti degli Ebrei continuano ad essere loro pagati. Sembra che si abbia voluto fedelmente eseguire le ordinanze che, dopo il re Giovanni, li aveano autorizzati a soggiornare in Francia; poiché bisogna osservare che le dilazioni fissate da queste leggi erano quasi spirate quando fu ordinato il bando".
Aggiungiamo che le nostre leggi attuali permettono al governo di espellere un estraneo che turba l'ordine pubblico. I re di Francia hanno usato d'un diritto analogo scacciando dal regno gli Ebrei divenuti un pubblico pericolo ed un flagello per il popolo delle campagne.

(5) Questa rivoluzione è quella di cui la Prussia, come protestante e capoluogo delle società segrete, fu dichiarata prima di Sadowa l'esecutrice e la beneficiaria provvisoria contro l'Austria, la Francia e la Spagna. Il suo scopo è di assalire, abbattendo questi regni, gli ultimi baluardi del cattolicismo, cioè di preparare la grande repubblica universale alla quale lavorano contro la loro patria, i rivoluzionari cosmopoliti, i capi dei quali sono ebrei.

(6) Questo documento pubblicato a Londra è stato riprodotto nella Terre Sainte, nelle Questions actuelles ed altre pubblicazioni.

(7) Tutti conoscono la campagna condotta contro gli Ebrei da Edoardo Drumont, tutti hanno letto i suoi libri, tutti conoscono l'influenza esercitata col suo giornale. Noi qui dunque non abbiamo ad occuparcene. Noi ci terremo paghi di esporre sull'antisemitismo l'opinione d'un ebreo.
Cesare Lombroso ha pubblicato nel 1893 un opuscolo intitolato: L'antisemitismo e le scienze moderne.
Egli ricorda che gli ebrei Marx, Lassalle e Loria, sono i fondatori del socialismo, e per conseguenza gli autori della rivoluzione che attualmente si compie dal quarto stato contro il terzo. Egli riconosce che la rivoluzione operata alla fine dell'ultimo secolo dal terzo stato ebbe pure gli Ebrei come principali autori.
Cesare Lombroso cita e riconosce veridica questa parola d'uno scrittore ebreo nominato Lazare: "L'ebreo fu il maestro dell'incredulo; tutti i ribelli misero capo a lui, o nell'ombra o in pieno giorno"; e quest'altra proposizione di Renan: "Gli ebrei furono causa dei fermenti di tutte le rivoluzioni".
Cesare Lombroso spiega ciò mediante l'idea che gli Ebrei si sono fatti della vita e della morte. "Essi partono da questo concetto che il bene, cioè la giustizia, deve realizzarsi qui, e non al di là della tomba". In altri termini, gli Ebrei tengono in pregio le loro sinagoghe ed il loro culto, ma in fondo sono increduli e maestri d'incredulità. Il loro concetto della vita è opposto al concetto cristiano, che pone la giustizia e la felicità nel mondo futuro. I popoli cristiani, che vogliono restar cristiani, hanno dunque il diritto di difendersi contro l'invasione e la propaganda d'una setta che, predicando e praticando il materialismo, il culto del vitello d'oro, aspira alla distruzione della cristianità, e nello stesso tempo, della societá civile. In altri termini, l'antisemitismo così concepito è un diritto e più che un diritto: è un dovere, è il dovere per ogni cristiano d'impedire agli Ebrei di rendere inutile il sacrifizio del Golgota, e di opporsi alle conquiste della Croce.
Si può aggiungere anche che l'antisemitismo è una pressante necessità, poiché gli Stati, la società europea, sono divenuti quasi interamente ebraici, dacché hanno messo a base delle loro leggi, delle loro istituzioni, la vita materiale dell'uomo. Il giorno in cui tutti i popoli avranno rinunziato alla vita avvenire per amor dell'oro, il cristianesimo cesserà di esistere sulla terra. E con esso si estinguerà ogni vestigio di civiltà.
"Dove infatti si trova, domanda l'Associazione cattolica, dalla quale abbiamo tolte queste istruzioni, dove si trova la civiltà all'infuori dei paesi abitati da nazioni cristiane?
"Gli Ebrei non si sono inciviliti (superficialmente almeno) che a contatto dei Cristiani, ma essi non si sono resi padroni della nostra civiltà che per distruggerla.
"Non è dunque fare atto di buon cristiano e di buon cittadino l'opporsi all'adempimento di questo immenso attentato contro l'umanità?"

(8) "Gli Ebrei - dice Mons. Meurin vescovo di Port-Louis (La F-.M., synagogue de Satan) - non hanno compreso il senso spirituale delle profezie e figure dell'alleanza che Dio avea fatto colla loro nazione. Essi si sono immaginati che il Re promesso sarebbe un re terreno, il suo regno un regno di questo mondo, ed il Kether-Molkhuth una corona simile a quella dei re delle nazioni.
"Per essi il re promesso doveva essere il re di tutte le nazioni, il suo regnò dovea estendersi su tutta la terra, il suo diadema doveva comprendere tutti i diademi reali, i quali non ne sarebbero che una emanazione. Così l'Ebreo sarebbe il supremo dominatore dell'universo.
"Tale è stato il sogno degli Ebrei. Esso è sempre la loro speranza, la loro ambizione. Essi si credono il popolo destinato da Jehovah a dominare su tutte le nazioni. Tutte le nazioni della terra loro appartengono di principio e di diritto, essi devono possederle effettivamente.
"Il popolo ebreo è imbevuto di questa idea da migliaia d'anni. L'idea della universale dominazione è divenuta tutta la loro religione.
"Fino a questi ultimi tempi, essi hanno sperato il trionfo che aspettavano d'anno in anno, mediante la comparsa d'un uomo, il messia temporale, che costantemente è stato nei loro voti.
"Attualmente, una parte di loro dice: Il messia che deve stabilire il nostro dominio sulla terra, non è affatto un uomo, è un'idea, e quest'idea è quella che è stata proclamata nel 1789: i principii immortali, i diritti dell'uomo, la libertà, l'eguaglianza, la fraternità".
Nella sua Seconda lettera d'un rabbino convertito, il dottissimo Drach racconta quanto segue (p. 319):
"Nella scuola ov'io mi trovava, a Strasburgo, i fanciulli presero la risoluzione di fare, alla prima apparizione del Messia, man bassa di tutte le botteghe di confettieri della città. Si disputò per sapere chi sarebbe il depositario di questo prezioso bottino. In attesa dei confetti essi si distribuirono una gran quantità di calci e di pugni. Questi argomenti ad hominem condussero ad una convenzione, in virtù della quale ognuno doveva custodire quelli dei quali s'impadronirebbe. Quanto a me, io tenni d'occhio per lungo tempo il luogo d'una bella bottega nell'angolo della piazza d'Armi sulla quale aveva le mie pretese".
Nessuna prova più palpabile della fede che gli Ebrei si trasmettono, di generazione in generazione e fino a' nostri giorni, nel Messia talmudico, cioè Messia che deve sterminare e spogliare i cristiani.

(9) Op. cit. t. II, pp. 283 e 285.

(10) Gli Ebrei francesi sono divisi ufficialmente in dodici circoscrizioni, diretti da altrettanti concistori che dipendono da un concistoro centrale.
L'Univers israélite ha pubblicato questa statistica:
Anni 1892, 1894, 1896 - Besancon 2200; Bordeaux 3500; Lilla 3200; Lione 2200; Marsiglia 4800; Nancy 4400; Vesoul 4100. La popolazione del concistoro di Bayonne non è indicata.
Anni 1901, 1902. - Bayonne, 2200; Besançon 2250; Bordeaux 3000; Epinal-Vesoul 3900; Lilla 3800; Lione 2800; Marsiglia 5500; Nancy 4500.
Quanto alla popolazione ebrea di Parigi, l'autore dell'articolo, Mathieu Wolff, mancano, dice egli, i dati precisi che permettano di fissarne le cifre. "Io credo - aggiunge Wolff - che si stia più davvicino alla verità stimando la popolazione israelita in Francia a 85.000 anime. Aggiungiamovi, se lo volete, i 48.000 Ebrei dell'Algeria".
Il numero dei prefetti, sotto-prefetti, giudici e funzionari ebrei è quattro volte, dieci volte più elevato di quello che dovrebbe essere, in riguardo al numero degli Ebrei nella popolazione francese.
Il loro effettivo nei quadri superiori dell'armata si aumenta senza tregua.
In venti anni, la Francia conterrà un centinaio almeno di colonnelli o generali od assimilati ebrei; la difesa della patria sarà nelle mani d'uno stato maggiore senza patria.

(11) Quanta differenza con quello che vediamo ai nostri giorni! Un giornale citava un giorno le gesta della Corte di Aix in cui siedevano quattro Ebrei. Ora, è dalla Corte di Aix che prendono norma tutti i tribunali consolari francesi.

(12) Si è rimproverato alla Chiesa questi Ghetti. Ecco a questo proposito la testimonianza d'un ebreo convertito, il R. P. Ratisbonne, nel suo libro: La questione ebrea.
"La Chiesa ha energicamente condannato, per l'organo dei Pontefici, i furori e le crudeli inimicizie anche allora che costituivano delle rappresaglie. Essa ha coperto della sua egida gli Ebrei tremanti, essa non si è limitata a sottrarli alle passioni popolari; ha loro aperto inviolabili asili, ove trovarono la sicurezza. Roma fu che diede l'esempio di questa carità protettrice, essa ha concesso agli Ebrei un quartiere a parte, e molte altre città hanno imitato l'iniziativa dei Pontefici romani. Grazie ai luoghi di rifugio, gli Ebrei vivevano insieme, attorno alla loro sinagoga in conformità alle loro leggi, sotto l'autorità dei loro capi spirituali, ed aveano il godimento pieno ed intero del loro culto. Di qui il Ghetto, la cui origine si collega ad un pensiero di ospitalità ai nostri giorni troppo dimenticato, troppo calunniato ...".

(13) Le Nazioni frementi contro Gesù Cristo e la sua Chiesa, 194.

(14) Apoc., V, 5.

(15) Salmo CXVI.

(16) Deut., XXX, 3-6.

(17) Osea, III, 4-5.